Feb 24, 2017 Last Updated 1:58 PM, Feb 23, 2017

Alcune considerazioni in occasione del 1° Dicembre, giornata internazionale per la lotta all'Aids. Franco Grillini

Manifestazione sull'Aids davanti alla Camera dei Deputati. Nella foto Franco Grillini e Francesco De lorenzo Ministro della Sanità Manifestazione sull'Aids davanti alla Camera dei Deputati. Nella foto Franco Grillini e Francesco De lorenzo Ministro della Sanità
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Nella foto una manifestazione del '91 davanti al parlamento

La prima volta che ho sentito parlare di Aids è stato al gay camp del 1983 a Porto Sant'Elpidio: le lavanderie si rifiutarono di lavarci lenzuola e coperte. Signorilmente risolvemmo il problema comprandocene delle nuove. Ma fu per me uno choc perchè fummo messi di fronte ad una malattia infettiva a probabile esito mortale che sembrava essere solo maschile e omosessuale. Si parlò allora di "gay cancer", di "peste gay", l'ultrareazionario cardinale di Genova Siri parlò esplicitamente del "castigo di Dio". Ai bigotti non sembrava vero che finalmente l'onnipotente avesse dato un segno contro la montante presenta gay nella società. Poi si è visto che "un virus non ha morale", che nel mondo sono colpiti soprattutto gli eterosessuali, che la via di trasmissione più frequente sono i rapporti sessuali non protetti da parte di chiunque senza distinzione di orientamento sessuale. 
Dall'84 in poi tutte le nostre energie furono impiegate nella lotta all'Aids, in migliaia di appuntamenti pubblici assieme ai medici infettivologi, di campagne di diffusione del materiale informativo e dei preservativi che regalammo pubblicamente per la prima volta al mondo a Bologna in un giorno del febbraio 1987 a divertiti passanti.
L'Aids, come dice Susan Sontag nel suo bellissimo "l'Aids e le sue metafore", aveva sostituito nella mentalità collettiva la paura del cancro. era diventata la principale preoccupazione di tutti. 
Nel 1991 si tenne a Firenze il congresso mondiale sull'Aids che propose la linea della cronicizzazione della malattia e la ricerca nel 1996 ci diede la "triterapia" che risultò subito molto efficace al punto da salvare un gran numero di persone consentendo alla maggior parte delle persone sieropositive di avere un tasso di sopravvivenza praticamente normale. 
Da allora di Aids se ne parlò sempre meno, il tema venne messo sempre di più sotto il tappeto e la malattia da fatto anche sociale diventò un problema esclusivamente sanitario e farmacologico. Lo stato italiano smise di fare campagne ed oggi non c'è traccia di un intervento pubblico per la informazione e la prevenzione. Risultato l'Italia è il paese europeo con 140 mila persone sieropositive, il tasso di infezione è tornato a salire in modo molto preoccupante accompagnato all'aumento delle altre malattie a trasmissione sessuale e la sieroprevalenza ci dice che le nuove infezioni sono al 40% tra maschi gay mentre tra gli eterosessuali è al 36%, una evidente sproporzione. E' probabile che gli omosessuali siano più sensibili al tema dei rapporti a rischio e quindi facciano più test mentre tra coloro che sono sieropositivi e non lo sanno ci sia una netta maggioranza etero. Proprio questo è uno dei punti sensibili: le persone non fanno il test che pure è diventato molto semplice ed è decisivo per diagnosticare l'infezione e poterla combattere farmacologicamente con molta più efficacia delle infezioni diagnosticate tardivamente. Nel 2003 proposi in Parlamento tra le altre misure di lotta anche il test liberamente acquistabile in farmacia, ma una levata di scudi dell'associazionismo antiAids mi fece ritirare la mozione. Io ritengo che una persona adulta debba avere il diritto di gestire come crede tutta la propria vita sanitaria compreso il test per l'ìhiv, non a caso ormai il test è acquistabile liberamente in internet e nelle farmacie di Francia, Inghilterra e altri paesi. In Italia no, anche se secondo me ancora per poco. Se vogliamo massimizzare i test e favorire la sua diffusione dobbiamo fare in modo che lo si possa trovare dappertutto nelle condizioni di disponibilità per la privacy che ognuno ritiene più opportuno. Chi si è opposto finora deve riflettere se non sia stato commesso un errore importante. Stesso ragionamento per la Prep con l'antiretrovirale Truvada che si è dimostrato molto efficace nella prevenzione del virus hiv. Ognuno deve avere il diritto di premunirsi come meglio crede nonostante tutti i dubbi sull'assunzione di un medicinale in persone perfettamente sane.
Ma perchè sembra non funzionare o perlomeno non funzionare per tutti la prevenzione all'Hiv? Bisogna dire subito che la responsabilità più rilevante è da imputare alla sessuofobia clericale che ha impedito in Italia una massiccia campagna di informazione nelle scuole. Anzi, il delirio sulla presunta teoria gender si basa proprio su decine di mozioni approvate nelle amministrazioni di destra che cercano esplicitamente di impedire l'educazione sessuale nelle scuole così come chiesto persino dall'OMS. Una vera e propria campagna di aggressione e di terrorismo psicologico e culturale che ha impedito e persino chiuso alcune esperienze di informazione nelle scuole che stavano andando avanti da anni. Ministeri, scuole, gruppi cattolici, sessuofobia imperante, omofobia, una vera e propria strage di stato sull'Aids di cui costoro hanno la piena responsabilità.
Ma il sesso è controllabile? Uno dei punti di più difficile discussione è proprio questo perchè finora la campagna per la prevenzione si basa sull'indicazione dell'uso del preservativo. La risposta è che alcune persone ci riescono, molte altre no. Controllare le proprie pulsioni sessuali soprattutto nel momento clou di alcuni rapporti che magari al momento sono caratterizzati da un certo entusiasmo erotico appare per molti estremamente difficile. Ecco che allora occorrerebbe fare una campagna di prevenzione a "scalare" (se non fai questo almeno non fare quest'altro...) come si era fatto negli anni '80 (ricordo un materiale molto buono della Deutsche Aids Hilfe) e che poi non ho più visto. 
Il problema si dice oggi è quello dei maschi che fanno sesso con altri maschi, MSM. Ma più della metà degli uomini adulti soffre di patologia erettile e quindi l'uso del preservativo è molto problematico. Rinunciare alla vita sessuale? Usare i costosi medicinali erettili? E chi non se li può permettere?
Non è certamente qui la sede di una disamina articolata. Tuttavia se si vuole massimizzare l'accesso al test, cercare di ridurre al minimo le nuove infezioni, combattere la discriminazione verso l persone sieropositive occorre dirci la verità per quando scomoda possa apparire. A partire da un discorso sulla sessualità che ha trovato tra il movimento lgbt punte di moralismo estremamente negative e che vede ogni giorno l'opposizione dei bigotti per i quali è meglio un malato in più che un essere umano più felice.