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Diritti

Omofobia, il caso arriva in Parlamento

  • Written by L'Arena
  • Published in Diritti

IL DOCUMENTO CONTESTATO. bullismo-stop-omofobia-andrea-morto-roma-suicidio-gay-stonewall-glbt-siracusaL’interrogazione di un senatore Pd sull’ordine del giorno Zelger per la «famiglia naturale» Omofobia, il caso arriva in Parlamento Lo Giudice: «Si esercita un controllo improprio sulla didattica». E Polato (Fi) chiederà lumi al vescovo e-mail print martedì 12 agosto 2014 CRONACA, pagina 12 L’ordine del giorno Zelger, dopo aver infiammato le discussioni dentro e fuori Palazzo Barbieri, sta diventando materia di dibattito nazionale. Finisce infatti in Parlamento la proposta del consigliere comunale tosiano, Alberto Zelger, per la «difesa della famiglia naturale». A portare il documento a Palazzo Madama è il senatore Sergio Lo Giudice (Pd), che con 23 colleghi ha inoltrato un’interrogazione al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Lo Giudice, ex professore di filosofia, presidente onorario dell’Arcigay e fondatore del Coordinamento nazionale degli insegnanti omosessuali, condanna «l’attacco alla libertà di insegnamento perpetrato a Verona». E nell’interrogazione spiega: «Il Consiglio comunale scaligero ha deliberato di monitorare i progetti di educazione sessuale e affettiva nelle scuole per impedire interventi di contrasto all’omofobia. Così si esercita un controllo improprio sulla didattica, si lede la libertà di insegnamento, si attaccano gli obiettivi che il Governo si è dato con la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere”. Inaccettabile». Intanto in città il dibattito prosegue. Il consigliere comunale Daniele Polato (Fi), bacchettato da Zelger per la sua assenza alla votazione dell’odg, annuncia di voler chiedere conferma al vescovo Giuseppe Zenti su quanto affermato dal consigliere tosiano, ovvero che il presule sosterrebbe il provvedimento. E anche a L’Arena giungono commenti e lettere. In una di queste, Sebastiano Ridolfi, 32 anni, informatico multimediale e presentatore di «Romeo in Love», trasmissione radiofonica dell’Università sulla cultura omosessuale, scrive della sua esperienza personale. «Sono nato e cresciuto a Verona, amo questa città e tento ogni giorno di contribuire a renderla un luogo migliore. Mi sono innamorato per la prima volta di un ragazzo all’età di 25 anni e ho sempre considerato quell’amore come una benedizione. A Verona vivono migliaia di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali/transgender e intersex, perlopiù nell’ombra, spesso incapaci di accettare la loro condizione, ridotti a cessare di vivere la propria vita in favore di un presunto modello religioso e sociale che a loro non appartiene. Io ho scelto di vivere alla luce del sole. Nel mio cuore mi auguro di potermi sposare qui con il mio compagno e di costruire una famiglia. Non ho mai percepito questa aspirazione come una minaccia all’integrità della cosiddetta famiglia tradizionale: dove c’è l’amore, il resto viene da sé. Non sono meno veronese io del nostro sindaco, né dei tanti Giovani Padani che la abitano. Come tale, perché anch’io non posso vedere realizzare nella mia città natìa le mie legittime aspirazioni?»

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