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Francesco Lepore

Francesco Lepore

Miss Trans Triveneto, Sofia Lapapessa: «Necessario lottare per i nostri diritti. Il concorso avrà perciò finalità sociali»

Nell’ambito degli eventi preparatori al Fvg Pride, che si terrà a Udine il 10 giugno, spicca indubbiamente il concorso Miss Trans Triveneto. È la prima volta, infatti, che il Friuli Venezia Giulia ospiterà una kermesse del genere. Luogo della gara sarà il Kursaal Club di Lignano Sabbiadoro a partire dalle ore 20:30 di domenica 28 maggio.

Una decina le concorrenti che, provenienti da tutta Italia, saranno valutate dalla giuria presieduta da Antonella Nicosia (Arcigay Arcobaleno Trieste e Gorizia) e composta da Alinny Battista, Giorgio Pitteri, La Ciana, Lorenzo Bosio nonché da Regina Satariano, ideatrice di Miss Trans Italia, e Nacho Quintana, coordinatore del comitato organizzativo del Fvg Pride. Madrina della serata sarà invece Stefania Zambrano, attivista per i diritti delle persone transgender e protagonista del film La Parrucchiera di Stefano Incerti.

Su il significato del concorso e le finalità a esso sottese si è espressa con chiarezza Sofia Lapapessa, che della manifestazione sarà presentatrice. «I concorsi regionali – così ha dichiarato a Gaynews - sono stati creati da Regina Satariano per aumentare la visibilità della persone trans. Di solito si pensa che tali gare ruotino esclusivamente intorno al fattore estetico e che non vadano perciò al di là d’un concorso di bellezza».

Per Sofia, che fra l’altro animerà lo stesso pride di Udine nonché quello di Bologna, è il carattere sociale a essere la vera cifra delle varie edizioni di Miss Trans: «È un dato di fatto, ad esempio, che il ricavato del nuovo evento Miss Trans Triveneto sarà devoluto per l’organizzazione del Fvg Pride. Dando visibilità alle persone trans questi concorsi vogliono inoltre ricordare quanto ci sia ancora da fare nel superare le discriminazioni di cui siamo ancora oggetto. Certamente molto meno di prima e, al riguardo, non posso non ringraziare chi prima di noi ha lottato coraggiosamente per i nostri diritti. Resta però ancora molto da fare per fugare l’ignoranza che ci circonda».

Da qui la necessità d’un diuturno impegno da attivista. «Sono attivista da sempre - conclude Sofia Lapapessa -, perché ognuna di noi deve darsi da fare se vuole migliorare sé stessa e il mondo in cui si vive. Al riguardo non posso non parlare d'un importantissimo progetto che delinereò a partire da luglio con Alinny Battista e l'avvocata Cathy La Torre: progetto volto a sostenere le persone transessuali sieropotive e detenute nelle carceri. L’attivismo regala poi anche grandi soddisfazioni. Per me è stata una gioia grandissima, ad esempio, l’aver rappresentato nel 2016 l’Italia all’Europride, che nuovamente condurrò anche quest’anno ad Amstersdam. Per non parlare poi dell’essere stata scelta nel medesimo ruolo per i prossimi pride di Udine e Bologna. Non posso che essere felice perché vuol dire che mi ritengono all’altezza. E allora non resta che procedere con entusiasmo e convinzione. Non dobbiamo mai smettere di lottare per i nostri diritti».

Gpa, Lombardi: «Meglio puntare sulle adozioni. Ma, al di là dei modi per diventare genitori, conta l'amore incondizionato»

Sono trascorsi pochi giorni dalla conclusione della Settimana romana contro l'omotransfobia, che si è caratterizzata per il diretto coinvolgimento di numerosi Municipi in specifici eventi volti a sensibilizzare la cittadinanza su la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le persone omosessuali, bisessuali, transgender e intersessuali. 

Quello, svoltosi il 17 maggio presso l'aula consiliare del III Municipio in occasione della celebrazione dell'Idahot (International Day against Homophobia, Transphobia and Biphobia) e della connessa presentazione del docufilm L'altra metà del cielo della presidente di Di'Gay Project Maria Laura Annibali, ha visto la partecipazione della deputata del M5s Roberta Lombardi, che è divenuta nota al grande pubblico soprattutto per la parresia nel dissentire apertamente e condannare le posizioni della sindaca di Roma Virginia Raggi

Gaynews l'ha intervistata su tematiche Lgbti tanto più che al riguardo il Movimento è ripetutamente attaccato con l'accusa di posizioni ondivaghe e contraddittorie.

Onorevole Lombardi, parliamo dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali, transgender e intersessuali. C'è una posizione unitaria o diversificata al riguardo nel Movimento?

La bigotteria di certe persone sprona purtroppo tutt'oggi, nel 2017, a compiere una battaglia per il rispetto della libertà sessuale. Una battaglia che, ovviamente, trova unito tutto il M5s. Per quanto mi riguarda ritengo però desolante anche solo parlarne. Voglio dire: il diritto alla libertà sessuale è un diritto dell'essere. In una società civile non se ne dovrebbe nemmeno discutere. Sei etero? gay? transgender? Ma che significa? Sei un essere umano, punto. Ed esprimi la tua persona e le tue emozioni come desideri fare. Nel rispetto della legge ovviamente. E questo vale per tutti.

Sono passati pochi giorni dalla Giornata internazionale contro l'omotransfobia. Ebbene, il 19 settembre 2013 nel corso del dibattito alla Camera sul ddl Scalfarotto foste protagonisti di un bacio collettivo tra persone dello stesso sesso. Che messaggio volevate veicolare con quel gesto e perché ritenete insufficiente quel disegno di legge?

Era un gesto d'amore e di protesta, dopo che il Pd, per tenere in piedi l'inciucio con il resto della maggioranza, accettò il subemendamento Gitti. Subemendamento che trasformò la legge contro l'omofobia in una legge farsa, annacquando il reato di omofobia. In più il salvacondotto per partiti politici e altri enti associativi, che finisce per discriminare i lavoratori omosessuali. Eravamo pronti a votare sì – dopo aver già dato parere positivo al testo durante i lavori in Commissione prima dello stravolgimento - e lo avevamo reso noto. Ma poi, come spesso accade, il Pd, che dice essere di sinistra, stravolse il testo, vanificando ogni sforzo. Decidemmo dunque di votare contro, manifestando il nostro disappunto con un bacio. Era come dire: di cosa avete paura? Siate liberi, proprio come noi.

In che cosa si differenzia il ddl Scalfarotto da quello a firma della sua collega Michela Montevecchi?

Il ddl Montevecchi è nato dalla spinta di Rete Lenford, associazione di avvocati per i diritti Lgbti. Si tratta di un testo che recepiva la volontà di chi ogni giorno è costretto a combattere per la propria libertà. È un testo pulito, trasparente, senza inciuci o compromessi.

Durante il dibattito del ddl sulle unioni civili al Senato, a seguito dello stralcio dell'ex art. 5, il M5s passò da una posizione di pieno sostegno a opposizione. Perché un tale cambiamento? E a chi parla di tradimento del patto che cosa risponde?

Non ci fu alcun tradimento o nulla di simile. Si decise semplicemente di lasciare libertà di coscienza sul punto della stepchild adoption, nonostante molti portavoce del M5s al Senato e alla Camera avessero allora annunciato pubblicamente di voler votare anche l'articolo 5. Ci fu il tentativo del “canguro”, stoppato dal presidente Grasso. A quel punto il Pd (non certo il Movimento) ebbe il terrore di affrontare il provvedimento nello specifico punto per punto, voto dopo voto. Per questo ci fu lo stralcio dell'articolo 5, chiesto da Alfano, e Renzi colse la palla al balzo. L'allora presidente del Consiglio non aspettava altro: quello stralcio gli serviva per tenere in piedi la maggioranza. In sostanza ci fu un gioco delle parti, una grande farsa con una finta lacerazione nella maggioranza che si concluse con una riappacificazione frutto di un accordo al ribasso. Questo è quel che è successo. Questa è la verità.

Beppe Grillo ha fatto talora battute infelici sulle persone Lgbti come nel caso di Nettuno e dello show trasmesso su Netflix. Qual è il suo parere al riguardo?

Beppe Grillo di professione fa il comico. Le sue battute vanno dunque prese come tali. Se, alcune volte, queste hanno potuto urtare la sensibilità di qualcuno dispiace, ma Beppe Grillo nella sua carriera ha ironizzato su tutti a partire da sé stesso. Lo si può criticare, contestare. Ognuno è libero di fare quel che vuole ma i suoi valori di apertura e tolleranza sono ben chiari.

Onorevole, cerchi di spogliarsi per un attimo delle vesti di componente del M5s. Quale, dunque, la posizione personale di Roberta Lombardi su quello che c'è da fare per i diritti delle persone Lgbti?

Quello che c’è da fare per prima cosa, è evidente. Dopo quattro anni va tirata fuori dalla naftalina il ddl sull’omofobia e il Parlamento deve approvarlo, eliminando l’emendamento Gitti. Bisogna però anche agire su altri fronti, principalmente quello culturale. A questo scopo ritengo fondamentale che la cultura della tolleranza cominci fin dalla scuola. La mia collega Silvia Chimineti ha presentato una proposta di legge che mi vede assolutamente d’accordo. Proposta, questa, che prevede l’istituzione di percorsi didattici e programmi di educazione all'affettività e alla sessualità consapevole nelle scuole secondarie di primo grado e nei primi due anni delle scuole secondarie di secondo grado.

Tema molto controverso anche nella collettività Lgbti resta quello della gpa, su cui hanno coraggiosamente puntato le piattaforme politiche degli imminenti Pride a partire da quella di Roma. Che cosa pensa di tale pratica?

La legge italiana - in particolare la legge del 19 febbraio 2004, n. 40 – nega attualmente quest'ipotesi. Io ho un'idea personale sulla gpa. Un'idea che, prima ancora della maternità surrogata, si concentra sulla Convenzione di Istanbul. Un'idea che si sposa fortemente con la dignità della donna. Da mamma di due bambini comprendo perfettamente il desiderio di avere un figlio. Al momento dietro la gpa vige però un sistema piuttosto complesso, dove il corpo della donna non di rado - ma non, in ogni caso, sempre e comunque - viene ridotto alla mercificazione della propria funzione riproduttiva. In molti Paesi poveri del pianeta ci sono dei veri e propri mercati. Questo non può essere accettato dai miei valori culturali. Sono invece una grande sostenitrice delle adozioni, anche internazionali, seppur anche questo sistema presenti numerosi vulnus, specialmente di profilo economico. Indipendentemente dalla forma l'importante è comunque riuscire ad amare incondizionatamente. È questa la sfida più importante per un essere umano. Ed è anche la cosa più bella della vita.

Toscana Pride, l'assessora Concia attacca Grassi sul Gonfalone. E intanto spunta una lettera dell'arcivescovo di Firenze

A pochi giorni dal Toscana Pride, che si terrà ad Arezzo il 27 maggio, non si placa la polemica a Palazzo Vecchio sul negato patrocinio e gonfalone alla parata da parte dell’amministrazione Nardella. A dare nuovamente fuoco alle polveri l’assessora al turismo e alle realazioni internazionali Anna Paola Concia, che sulla questione ha fatto marcia indietro e smentito quanto dichiarato a Pride Online.

A seguito d’un’interrogazione, presentata dal capogruppo di Sinistra Italiana al Comune di Firenze e consigliere Tommaso Grassi, l’assessora è intervenuta alla seduta consiliare del 22 maggio. «Io credo che soltanto in Italia - ha così esordito - succede che una donna che fa l’assessore al turismo, ai rapporti internazionali e al marketing territoriale, siccome è lesbica e ha fatto una battaglia per i diritti civili, sia costretta a rispondere a un’interrogazione che non ha a che fare con le sue deleghe. Questo succede solo in Italia. Bene. Ma siccome sono un membro della Giunta rispondo perché si è deciso che sono stata interrogata e, perciò, quando sono interrogata, rispondo».

Dopo aver affermato d'essere stata tratta in inganno in merito alle dichiarazioni rilasciate alla citata testata online, ha aggiunto: «Comunque io condivido la scelta del gruppo del Pd sulla questione del gonfalone. Voglio ricordare che il Comune di Firenze, l’8 maggio, ha dato il patrocinio al Pride Park che si svolgerà per un mese dal 9 giugno al 9 luglio a Villa Strozzi. È stato concesso il patrocinio. Cari tutti, cari consiglieri, caro Consigliere Grassi vede: una come me, che ha dato carne e sangue per questa battaglia dei diritti, le può dire che a me e agli omosessuali il gonfalone non mi ha cambiato la vita. La legge sulle unioni civili mi ha cambiato la vita e tanto. Mi sarei aspettato che lei, consigliere Grassi, mi chiedesse sin da quando sono arrivata: Perché non facciamo un’iniziativa del Consiglio comunale sulla legge contro l’omofobia che non è stata ancora approvata al Senato? Perché non la facciamo? Glielo chiedo io di farla con me. Perché quella cosa sì cambia la vita degli omosessuali non il gonfalone».

Ma anziché sedare gli animi le delucidazioni di Anna Paola Concia hanno suscitato non pochi malumori. Non si è fatta attendere la risposta del consigliere Tommaso Grassi che, contattato da Gaynews, ha in primo luogo rilevato come sia stata proprio l’assessora ad avergli espresso telefonicamente la ferma volontà di rispondere all’interrogazione presentatata: «La telefonata tra me e l'assessora Concia è intercorsa giovedì 11 maggio. Mi ha chiesto se fosse possibile, non potendo lei essere presente in Consiglio il 15, ritirare l'atto e ripresentarlo la settimana successiva perché voleva rispondermi di persona».

Riprendendo quanto già detto in una nota ufficiale, ha poi detto: «Con le parole dell'assessora Concia abbiamo capito quanta confusione ci sia nel Pd fiorentino. Gonfalone no, patrocinio sì ma solo al Pride Park che ci sarà per un mese a villa Strozzi. Sembra di stare su scherzi a parte. A chi ci accusa di aver strumentalizzato la presenza dell'assessora, che non ha le deleghe di competenza sull'argomento in questione, vorremmo ricordare che noi abbiamo interrogato l'amministrazione comunale. È poi il capogabinetto del sindaco a decidere a chi attribuire la risposta. Quindi se c'è qualcuno che deve chiedere scusa, è proprio Nardella col suo staff. Inoltre non svicoliamo dal tema perché non stiamo giocando a chi è più a favore dei diritti civili. Vogliamo solo che Firenze sia presente con il suo gonfalone alla manifestazione. Questo perché rappresenta la città e ha un forte valore, di sostegno alla causa e di rappresentatività E, se l'assessora Concia vuole fare insieme a noi una bella iniziativa, saremo al suo fianco. Accettiamo il suo invito ma la preghiamo di non venire a darci lezioni. La rispettiamo e sappiamo quanto si sia battuta anche per le unioni civili, ma questo non significa che il 22 maggio non abbia sbagliato a rispondere così».

Dalle colonne de La Repubblica Anna Paola Concia, intanto, non ha oggi risparmiato affondi neppure al M5s, che – a suo dire - «a Palazzo Vecchio votano sì alla mozione di Grassi al gonfalone e in parlamento votano no alle unioni civili». Forse ignorando, però, che sulla questione la stessa madrina della legge, la senatrice Monica Cirinnà, ha ridimensionato alcuni giorni fa su Gaynews la “colpevolezza” dei pentastrali, mettendo parimenti in luce il peso negativo di cattodem e Ncd. L’assessora è poi tornata ad agitare l’argomento del gonfalone non modificante la vita delle persone omosessuali. 

Ma, se la partecipazione del gonfalone gigliato al Toscana Pride è cosa di così poco conto da non cambiare la vita delle persone omosessuali, non si comprende allora la difficoltà da parte dell’amministrazione nel concederlo. In realtà si tende troppo spesso a dimenticare che non di rado ai gesti simbolici sono sottesi messaggi di capitale importanza. Come ben sanno, ad esempio, a Sesto Fiorentino, dove nel consiglio comunale di ieri 23 maggio c'era all'ordine del giorno una mozione di Sinistra Italiana per il patrocinio e l'invio del gonfalone al Pride. Votata col solo parere contrario di Forza Italia, la mozione è stata sostenuta dalla compagine dem, il cui capogruppo è intervenuto col dire che, pur trattandosi d'un simbolo, faceva bene il Comune a mandare il gonfalone. Senza poi dimenticare, come già dichiarato tempo addietro dallo stesso Tommaso Grassi, che «patrocinio e perfino chiavi della città di Firenze sono andati a manifestazioni di ogni genere: eventi commerciali fino alla visita del principe Carlo d'Inghilterra».

Si profila, da ultimo, un’ulteriore ombra sull’amministrazione Nardella in riferimento al negato gonfalone comunale al Pride dello scorso anno, che accompagnò, invece, lo stesso giorno il pellegrinaggio diocesano in Vaticano. Al riguardo Palazzo Vecchio aveva licenziato il giorno dopo (19 maggio 2016) un secco comunicato che, nella mente degli estensori, avrebbe dovuto chiudere una volta per sempre la bocca di quanti avevano criticato la presenza del gonfalone in Piazza S. Pietro proprio il 18 giugno: «In merito alla presenza del Gonfalone in Vaticano, si precisa che Papa Francesco ha invitato una delegazione ufficiale della città per ringraziare Firenze dell’accoglienza lo scorso novembreEssendo un’occasione istituzionale, con la delegazione era presente un Gonfalone della città».  

Con questa nota s'imboccò un sentiero molto scivoloso. Consta solo che in quel giorno il gonfalone accompagnò il pellegrinaggio diocesano (quasi 3mila persone), guidato dal cardinale arcivescovo Giuseppe Betori, e sventolò durante l’Udienza Giubilare. Altro che invito da Papa Francesco, il quale, se così fosse stato, avrebbe dovuto menzionare esplicitamente la delegazione ufficiale della città e non limitarsi a dire«Saluto i fedeli di Firenze, con il Cardinale Betori, e di diverse Diocesi italiane accompagnate dai rispettivi Pastori». Stando così le cose, l’amministrazione comunale avrebbe dovuto provare la veridicità d’un invito ufficiale da parte del Papa. Se si fosse trattato d’una lettera, partita dalla segreteria di Stato o da quella particolare del pontefice, ne sarebbe stata necessaria la pubblicazione.

Ma a distanza d'un anno una missiva riservata sbugiarda clamorosamente l'assunto di Palazzo Vecchio. Si tratta d'una lettera a firma del card. Giuseppe Betori che prova l’esatto contrario. Anzi, dimostra come sia stato l’arcivescovo di Firenze (e non il Papa) a sollecitare una delegazione ufficiale del Comune  e, dunque, la presenza del Gonfalone in Vaticano. Ma da Palazzo Vecchio si poteva mai dire di no al porporato?

 

 

 

Roma Pride 2017, Secci: «Tema fondamentale il corpo contro ogni forma di sessuofobia»

Sabato 10 giugno, il Roma Pride  attraverserà, come ogni anno, le strade della capitale. Un’invasione arcobaleno che unirà persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, queer, intersessuali ed eterosessuali. Persone convinte che il reale cambiamento sia possibile solo se dal basso, se dalla comunità coesa e unita, si leverà un messaggio chiaro e determinato. Appuntamento alle 15.00 in Piazza della Repubblica, da dove il corteo muoverà e farà il consueto percorso fino a Piazza Madonna di Loreto. Anche quest’anno il Roma Pride sarà sostenuto da ambasciate importanti come quella della Repubblica Federale di Germania, dell’Australia, del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, della Spagna, del Canada e della delegazione del Québec.

Lo slogan del Roma Pride 2017 sarà Corpi senza confini: il claim della campagna, non a caso, “Scopriamoci”. Tanti i punti della piattaforma rivendicativa: laicitá, autodeterminazione, accesso alla Gpa, fecondazione eterologa per single e coppie, il matrimonio egualitario, la tutela della salute attraverso seri programmi di informazione e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, lotta a omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia, per citarne alcuni. 

Abbiamo incontrato Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride, per avere maggiori delucidazioni sull’evento.

Sebastiano, anche a Roma, come a Torino e a Napoli, il Pride sarà legato al tema del corpo. Perché?

In Italia il primo Gay Pride ufficiale si svolse proprio a Roma nel 1994 e, dunque, quello del 10 giugno sarà il 23° Pride della capitale. Al centro della manifestazione abbiamo creduto opportuno mettere il ”corpo”. Il motivo? Perché in quest’ultimo anno abbiamo registrato una serie di ripetuti quanto chiari attacchi da parte dei benpensanti e dei perbenisti alla libertà d’espressione del nostro corpo. La sessuofobia in Italia è ancora radicata e ci sono tante persone che, nonostante i passi in avanti fatti dal punto di vista giuridico, credono che ci siano cose che si possono anche fare ma non bisogna assolutamente dire.

Qual è il tema fondante del documento politico del Roma Pride 2017?

La nostra piattaforma politica è fondata sull’idea del superamento. Dalla discussione intorno alla gestazione per altre e altri all’omogenitorialità, dalla libertà di autodeterminarsi all’attuazione di seri programmi di prevenzione per la tutela della salute fino alla condanna definitiva da parte del nostro Stato delle teorie riparative. Tutti i punti della piattaforma suggeriscono l’inevitabilità di spingere verso il superamento di confini che non sono più capaci di leggere la realtà umana ed esistenziale della società contemporanea.

È nota la posizione contraria di qualche associazione alla pratica della gpa. Perché si è voluto fermamente inglobare questo punto nel documento?

La Gpa è, indubbiamente, uno degli argomenti più delicati della nostra piattaforma politica. Però, come Coordinamento Roma Pride, siamo molto uniti e concordi nel ritenere opportuno il libero accesso alla gestazione per altre e altri sia pur con le opportune garanzie e gli opportuni: la Gpa, infatti, deve essere sempre una scelta libera e consapevole.

 

 

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