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Franco Grillini

Franco Grillini

A un anno dalla morte di Marco Pannella il ricordo di Franco Grillini, Direttore di Gaynews

Per chi come me fa politica da tanti decenni la figura di Marco Pannella è sempre stata presente fin dall’inizio, perché Marci era onnipresente. Poi ci siamo personalmente conosciuti intorno alla metà degli anni ’80 e devo riconoscere che è nata un’amicizia, durata fino alla fine. Dico subito che mi è dispiaciuto moltissimo non essere riuscito ad andarlo a trovare prima che morisse. Ma all'epoca ero in ospedale a curare un tumore. Credo tuttavia che Marco sapesse bene come gli fossi vicino, perché gli avevo più volte mandato i miei saluti. Anche perché, dopo tanto tempo, i rapporti politici diventano anche rapporti d’affetto personale.

La prima volta che Marco Pannella mi telefonò era l’87. Risposi al telefono e dall’altro capo del filo c’era uno che urlava: “Ce l’hai fatta, ce l’hai fatta”. Io non capivo chi era perché, per quanto quella di Pannella fosse una voce inconfondibile, non mi sarei mai aspettato che mi chiamasse. Cosa che, invece, era suo costume fare quando uno s’iscriveva al Partito Radicale, come avevo appena fatto io. Secondo Marco tutti volevano iscriversi al Partito Radicale: però c’era chi ce la faceva e chi no. E chi ce la faceva riceveva i suoi complimenti secondo il suo inconfondibile modo ironico e irruente. Chiacchierammo a lungo. Gli chiesi di venire proprio quell’anno alla Festa dell’Unità di Bologna, dove presentavamo una campagna a favore delle persone omosessuali russe, ancora oggetto dell’articolo omofobo 121 del Codice Penale (poi cancellato da Eltsin dopo l’89). Adesso come sappiamo ci sono le leggi omofobe contro la propaganda, che praticamente impediscono di fare i Pride a Mosca. Pannella venne volentieri anche perché diversi militanti del FUORI e del Partito Radicale avevano protestato a Mosca. Ultimamente un radicale come Yuri Guaiana è stato arrestato (per fortuna per poche ore) proprio a Mosca. Mi piace ricordare che il 23 giugno parteciperà al convegno sulla protezione internazionale che, organizzato da Gaynews e Gaynet, si terrà alle 15.00 presso la Sala “Aldo Moro” della Camera.

Poi con Marco ci siamo visti spesso a pranzo, negli incontri politici, nei comizi. Soprattutto a Porta Pia c'incontravamo ogni anno in occasione della Giornata del 20 Settembre. Io avevo proposto una legge che ripristinasse la festività nazionale del 20 Settembre che, com’è noto, è stata tale per 50 anni ed è stata poi abolita dal fascismo, per essere sostituita dal ricordo della Marcia su Roma e dalla Giornata del Concordato. Praticamente quella è la vera data dell’Unità d’Italia. Bisognerebbe quidi fare una battaglia laica e, perché no, anche laicistica. Io non credo che il termine laicista possa essere considerato un insulto come fanno tanti clericali, perché il laicismo è l’inveramento della laicità. Certo si diventa un’altra ideologia pret-à-porter allora non va bene. La laicità è il terreno del dubbio, il terreno della libertà , il terreno della critica, il terreno di più voci. Dire che la laicità esiste, in quanto si applica concretamente, è a mio parere profondamente giusto. Ora, in questi comizi che si facevano con Marco a Porta Pia, si respirava tutto ciò.

Marco aveva le sue posizioni sulle unioni civili. Non era d’accordo com’è noto sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. Lui voleva l’abolizione sic et simpliciter del matrimonio. Era invece molto favorevole alle unioni civili e, perciò, alla legge Cirinnà, che ha appoggiato nel modo e nelle forme che ha potuto mettere in campo soprattutto negli ultimi mesi della sua vita.

Lui era considerato il simbolo dei diritti civili in Italia e delle battaglie per i diritti civili. Per esempio io ricordo il suo comizio in Piazza Navona la sera della vittoria della battaglia per il referendum sul divorzio, assieme a un giovanissimo Giulio Ercolessi (allora segretario nazionale del Partito Radicale). I Radicali avevano prenotato la piazza, perché giustamente convinti che il referendum si vincesse, invece tutti gli altri partiti no.

Le battaglie laiche sono state proprie di Pannella sia pur con molte contraddizioni. Si pensi alla bataglia contro la fame nel mondo o l’incontro col Papa polacco. Ma Pannella era fatto di contraddizioni. Non era un leader politico lineare. Anzi non sapeva neanche che cosa fosse la linearità. Quindi si esprimeva per ellissi, per digressioni, con un profluvio di parole durante le trasmissioni con Bordin. Era la cifra di un personaggio fondamentale della storia politica italiana, un personaggio che ci mancherà molto.

Gaynews.it, come è nato il quotidiano d'informazione Lgbt in internet

Il 29 maggio ’98, un venerdì, prende il via la grande avventura del primo giornale omosessuale quotidiano sul web in Italia. Noi (ora Gaynews.it), Notizie Omosessuali Italiane, diretta da chi scrive, eredita la testata di Con/tatto registrata al tribunale di Bologna fin dal 1989 e “organo” dell’Arcigay. Testata, questa, che raggiunge i 14 numeri prima di cedere il passo alla nuova impresa telematica.

In 20 anni di vita la pagina web di Noi è stata visitata da una media di 3.000 persone al mese, ha raccolto più di 25.000 articoli, è stata citata un numero infinito di volte dalla stampa nazionale e locale. Molti gruppi gay hanno inoltre utilizzato i materiali di Noi per il loro lavoro e persino in giro per il mondo Noi è stata citata come esempio di informazione-archivio utilissima per la vita quotidiana delle collettività gay e lesbica. L’originalità di questa testata sta nel fatto che è stata il prodotto dell’informazione militante. Da un lato il portale Gay.it ci ha messo, tempo fa, a disposizione gratuitamente lo spazio web, dall’altro lato decine di volontari hanno dato tempo, energie e intelligenza per la fattura del giornale quotidiano scovando notizie, inserendo rassegna stampa (la più completa che ci sia in Italia sulle questioni gay), dando rilievo alle iniziative del movimento altrimenti ignorate dalla stampa ufficiale, favorendo il dibattito e la crescita culturale della comunità Lgbt nel suo insieme. In questa avventura la testata è diventata un vero e proprio punto di riferimento per la comunità e un archivio data base di grandi dimensioni, archivio disponibile 24 ore su 24 utilizzato non solo per le iniziative ma anche per ragioni di studio, tesi di laurea, documentazione (anche se quando avremo le energie dovremo riorganizzare l’archivio digitale).

Si trattava di scommettere non solo sulla tenuta di un quotidiano gay, ma anche, e forse soprattutto, sulla diffusione nella nostra collettiviità della consapevolezza dell’importanza decisiva dell’informazione per il miglioramento della qualità della vita per milioni di omosessuali. In molti anni hanno collaborato alla nostra testata decine e decine di volontari ed oggi la quotidianità del giornale on line è assicurata da molti collaboratori - tra cui Francesco Lepore caporedattore, Valerio Mezzolani, segretario nazionale di Gaynet, Rosario Coco, Claudio Finelli ed Elisabetta Cannone -, collaboratori volontari in Italia e all’estero (siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari capaci di coprire le aree informative che difettano sul nostro giornale: traduttori, residenti all’estero che fungano da inviati, ecc). Oggi abbiamo deciso di cambiare il nome e di rilanciare Gaynews.it per dare maggiore diffusione alle notizie e favorire una più ampia penetrazione del nostro lavoro nella collettività Lgbt.

L’informazione, infatti, rappresenta ormai non solo la fonte primaria dell’economia mondiale, ma, soprattutto per lesbiche, gay e transessuali, significa avere l’opportunità, per la prima volta nella storia, di modificare in modo permanente quel “senso comune di massa” genericamente omofobico che sta alla base del rifiuto dell’omosessualità e degli/delle omosessuali. Pregiudizi, stereotipi, luoghi comuni, omofobia, razzismo antigay, rifiuto della “diversità”, sono luoghi della cultura popolare (in senso antropologico) che fonda le sue radici nella tradizione millenaria delle religioni monoteiste, nell’idea che l’eterosessualità sia il solo possibile destino di ogni essere umano e che il mondo sia fatto solo di maschi e femmine. Con l’avvento della psicanalisi, del femminismo, dei movimenti di liberazione sessuale, dei “diritti dell’uomo”, delle nuove libertà, l’omosessualità può finalmente rappresentarsi alla luce del sole, gli omosessuali hanno diritto di parola, si afferma il diritto “all’identità” e alla sua libera espressione. Ma ignoranza, subcultura eterosessista, e pregiudizi antigay continuano a sussistere e ad essere alimentati da estrema destra, gerarchia cattolica e fanatici religiosi di ogni risma. Proprio per questo è necessaria l’informazione militante, quotidiana, puntuale, completa e sempre aggiornata.

Proprio per questo abbiamo dato vita anche ad una associazione specifica (Italia Gay Network, Gaynet) che si occupa di riunire tutti gli operatori gay e non dell’informazione che condividono l’importanza di un impegno specifico e militante sui diritti omosessuali e sulla correttezza dell’informazione sull’omosessualità e che gestisce, anche sul piano tecnico organizzativo, la testata Gaynews.it. Probabilmente è proprio sull’informazione che si gioca la partita decisiva nel rapporto gay e società. Se è vero infatti che l’omofobia è essenzialmente un fatto culturale, allora l’intervento sulla e nella informazione rappresenta un elemento essenziale del cambiamento e della legittimazione dell’omosessualità come “variante naturale del comportamento umano” (Oms, 1 gennaio 1993). Massimizzare la presenza gay e lesbica su giornali e tv, “fare notizia” e non solo subirla, creare informazione, costruire eventi mediatici informativi, controbattere allo sciocchezzaio mediatico che spesso ci opprime, soprattutto nella descrizione dei fatti di cronaca nera che coinvolgono gli omosessuali (la “macelleria” giornalistica delle “amicizie particolare” o degli “ambienti gay”, tanto per citare due stupidaggini rivelatrici del pregiudizio presente a interiorizzato anche nelle redazioni, soprattutto quelle locali), può essere la grande occasione di affermazione dei diritti degli omosessuali. In Italia viviamo una grande frantumazione urbanistica e sociale che, unita al forte familismo mammone tipico del nostro paese, rende molto difficile a volte la comunicazione e la socializzazione tra gay.

Molti omosessuali, soprattutto se giovanissimi, pensano di essere soli e senza futuro circondati come sono da una società ostile. Essere presenti ogni giorno su giornali e tv è, quindi, non solo un doveroso atto di rappresentanza di una comunità in fieri, ma è anche un modo di comunicare tra gay, di manifestare la propria presenza, di combattere “l’immagine” pessima dell’omosessualità che viene propagandata dal pregiudizio popolare e da una cultura ancora per larghi tratti machista e maschilista, di evidenziare la possibilità di serenità e felicità nella vita e nelle relazioni omosessuali.

Abbiamo chiamato questa nuova associazione Gaynet che ha avuto subito la presunzione di affrontare l’avventura mediatico informativa sia gestendo Gaynews.it che organizzando gli operatori del mondo dell’informazione che sono gay o che simpatizzano per le nostre battaglie. E riuscendo a fare una decina di corsi per giornalisti –in collaborazione e patrocinio dell’Ordine dei giornalisti - con tanto di punteggio ufficiale per l’aggiornamento professionale dei giornalisti stessi.

È ovvio che iniziative come queste hanno anche un costo vivo e che, quindi, reggono se c’è il sostegno dei lettori e degli iscritti. In questi anni sono giunte alcune sottoscrizioni al cc postale, segno del gradimento delle nostre iniziative e del positivo apprezzamento che ci perviene anche dagli omosessuali stessi. Ma occorre uno sforzo ulteriore di impegno e passione, sforzo già visibile con la redazione di Gaynews.it composta da ragazzi e ragazze volontari che collaborano anche a distanza con grande energia. Se in tanti ci darete una mano, il “quarto potere”, compresa la tv, potrà essere un po’ più libero e un po’ più gayo.

 

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