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Spettacoli

«Varichina» gay e senza vergogna. Un docufilm racconta la sua storia

  • Written by Il Corriere del Mezzogiorno
  • Published in Spettacoli

I baresi nati negli anni Zero non lo conoscono. I loro genitori si. «Varichina» (rigorosamente con la «i») era un personaggio stravagante, deviante, provocatorio, spregiudicato. Oggi si direbbe trash. Era un omosessuale. Il suo vero nome era Lorenzo De Santis, una singolare figura che ebbe il coraggio di fare outing, di sfidare i tabù e le convenzioni in un periodo in cui essere gay (siamo negli anni '70-'80) era un'onta, un marchio di anormalità. Varichina, la vera storia della finta vita di Lorenzo De Santis è un mediometraggio (dura 50') realizzato da Antonio Palumbo, con la collaborazione alla sceneggiatura di Mariangela Barbanente, presentato ieri in anteprima al Cineporto di Bari. A metà strada tra film e documentario, Varichina racconta la storia di un gay sconveniente e pittoresco attraverso testimonianze vere e ricostruite. Totò Onnis interpreta il protagonista, Ketty Volpe e Federica Torchetti le vicine. E poi c'è chi lo ha conosciuto: l'omosessuale di piazza Umberto che racconta la corte sfrenata che ha subito: «Ma a me Lorenzo non piaceva». O gli aneddoti: Varichina maschera in un cinema a luci rosse improvvisato da un gruppo di adolescenti in un sottoscala. Gli sceneggiatori sono partiti dalla dimensione più intima e privata del personaggio, fino ad arrivare alla sua fine (è morto nel 2003 a 65 anni) in una casa di riposo, seduto su una sedia a rotelle con una gamba amputata. «Io non sapevo nulla di Varichina spiega Mariangela Barbanente, sceneggiatrice barese trapiantata a Roma non c'è materiale visivo, solo due o tre foto, compresa quella della lapide. Antonio Palumbo invece lo conosceva. Ha avuto l'idea dopo aver letto un articolo di Alberto Selvaggi che raccontava questo personaggio fuori dalle righe». «Io l'ho sfottuto Varichina racconta Antonio Palumbo, regista e attore barese al di là degli aspetti macchiettistici che non ci interessavano abbiamo voluto raccontare la diversità, cosa significava in quegli anni essere "originali" in provincia». Il docu-film è stato finanziato dall'Apulia Film Commission nell'ambito del progetto Memoria. Al momento non ha distribuzione. «Lo abbiamo inviato ad alcuni festival nazionali e internazionali - spera Barbanente - vorremmo farlo vedere al pubblico, magari in una sala barese». Dario Fasano