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Spettacoli

Zingaretti: «Ora metto in scena storie di gay e di coraggio»

  • Written by Il Tempo
  • Published in Spettacoli

Debutta stasera al Teatro Argentina «The Pride» di Alexi Kaye Campbell, nella traduzione di Monica Capuani, con la regia di Luca Zingaretti, anche protagonista nel ruolo di Philip, insieme a Valeria Milillo come Sylvia, Maurizio Lombardi per Oliver e Alex Cendron nella triplice veste de L'uomo, Peter, il dottore. Le scene di questa edizione italiana sono di Andrè Benaim, i costumi di Chiara Ferrantini, le luci di Pasquale Mari e le musiche di Arturo Annecchino. I dialoghi brillanti del drammaturgo e attore americano di origini greche Alexi Kaye Campbell, presente in Italia per l'occasione, indagano temi come l'amore, la fedeltà e il perdono, sollevando interrogativi sulla nostra vita contemporanea, sulle scelte gay o etero, analizzando i destini di uomini e donne alla ricerca della propria identità. Rappresentato al Royal Court Theatre di Londra, vincitore del Critic's Circle Award e dell'Olivier Award, questo enigmatico testo è strutturato su due storie, ambientate rispettivamente nel 1958 e nel 2015, che si sviluppano intrecciandosi e sono interpretate dagli stessi attori.
«Volevo creare un'alternanza e una comparazione per esplorare come l'eredità del passato dia forma al presente che è determinato dai percorsi degli anni precedenti» ha dichiarato l'autore. «Non è vero che prima fosse meglio di oggi. Ci sono sfide in entrambi i momenti storici. Se alla fine degli anni Sessanta in Inghilterra regnavano omofobia, paura e aggressività, attualmente imperversano la mercificazione e la commercializzazione di ogni realtà sociale che rendono tutto fin troppo accessibile. Desidero invitare il pubblico a porsi il problema. Ci sono domande scomode che aprono il dibattito. Non mi limito a osservare l'amore omosessuale, ma i sentimenti in genere».
«Siamo confortati soprattutto dalla partecipazione calorosa degli spettatori perché parliamo di un argomento che li riguarda e tornano a casa pieni di emozioni dentro» ha commentato Luca Zingaretti. «Il linguaggio è quello di oggi, spesso anche pesante, nonostante ciò il pubblico di tutte le età rimane incantato. Il teatro dovrebbe essere una miccia che accende energia in quelle capoccelle che ti guardano dalla platea e si illuminano come palline dell'in e out. L'attore riceve questa scossa e reagisce. La gente ride anche alle battute che non avrebbero effetto se non ci fosse un ascolto raffinato. Diciamo di aver coraggio nella propria vita e suscitiamo l'identificazione. Ieri, per esempio, un signore ha scritto a un attore che si è immedesimato perché sta vivendo una relazione omosessuale come quella descritta in scena ed era però venuto a teatro con la moglie. Avvertiamo che gli spettatori non vedono l'ora di applaudire come se ci dovessimo abbracciare tutti. Il rito teatrale non sempre riesce, qui si è attivato il circolo virtuoso delle energie. Sarei pronto anche a confrontarmi con la drammaturgia italiana che però non viene protetta per legge come accade negli altri Paesi che danno congrui incentivi a protezione dei propri autori. I testi inglesi provengono da grande tradizione e fermento con un'evidente abitudine alla struttura scenica che non può non dare risultati garantiti nell'allestimento».
Tiberia De Matteis