Senato, CitizenGo annuncia esposti vs iscrizioni anagrafiche dei bimbi arcobaleno. E De Bertoldi (FdI) invoca la tutela delle "famiglie normali"

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Basta bugie nelle anagrafi. L’iscrizione di figli di “due madri” e “due padri” tra diritto e ideologia.

Questo il titolo della conferenza stampa che, organizzata dalla Fondazione CitizenGo e dall’Associazione Generazione Famiglia su iniziativa politica del senatore leghista Simone Pillon (cofondatore del Comitato Difendiamo i nostri figli e legale di Massimo Gandolfini), ha avuto luogo in mattinata a Palazzo Madama presso la Sala Caduti di Nassiriya.

Oggetto dell’incontro la presentazione di cinque esposti alle Procure della Repubblica presso i tribunali di Milano, Torino, Firenze, Bologna, Pesaro «circa le iscrizioni anagrafiche di figli nati da “due madri” e “due padri” compiute e politicamente rivendicate dai relativi Sindaci». Finalità dei richiedenti l’«annullamento delle “iscrizioni illegittime”» nonché l’indagine sulla sussistenza dei reati di falso ideologico e alterazione di stato a carico dei sindaci in concorso con le coppie di persone dello stesso sesso interessate.

Ma sono emerse sin dagli inizi della conferenza stampa le contraddizioni e incongruenze sottese a tali esposti.

A partire dalla confusione tra iscrizione anagrafica e trascrizione di atti di nascita esteri sulla base di sentenze dei relativi Stati nonostante il distinguo iniziale dello stesso senatore Pillon.

È stato infatti fatto passare il caso di Gabicce Mare (al cui riguardo è stato presentato l’esposto alla competente Procura di Pesaro) quale iscrizione anagrafica di un bambino figlio di due mamme quando invece si è trattata di trascrizione degli atti di nascita esteri di due gemelli e del riconoscimento della doppia genitorialità d’una coppia di due uomini.

Si è plaudito al «sindaco di Roma Virginia Raggi» per essersi opposta all’iscrizione anagrafica della figlia di “due papà” quando, invece, il diniego è stato opposto a una coppia di donne, una delle quali ha partorito a Roma, a differenza della trascrizione (avvenuta in maggio) degli atti di nascita esteri di tre gemelli registrati, anche in questo caso, quali figli di due uomini.

Al solito tutto è stato ricondotto all'inappropriato argomento dell’”utero in affitto”, che non può riguardare i contestati casi d’iscrizione anagrafica. Perché essi sono unicamente relativi a bambini nati in Italia da una delle componenti delle coppie di mamme arcobaleno a seguito di tecniche di fecondazione eterologa.

Eppure i vari parlamentari che si sono susseguiti (da Gasparri a De Bertoldi, da Pagano a Rauti) - come anche Savarese di CitizenGo e lo stesso Pillon – non hanno fatto che agitare al solito lo spettro dell’”abominevole pratica dell’utero in affitto” e annunciare mozioni per renderla reato universale.

Non sono mancate affermazioni consentanee all’ormai noto lessico dei politici di destra. Come quelle del senatore Fdi Andrea De Bertoldi, che ha parlato di famiglie composte da uomo e donna quali "famiglie naturali e normali", o quelle dell’omologa Rauti, che ha invocato la necessità di colmare un vuoto legislativo affermante la genitorialità quale esclusiva prerogativa di un uomo e una donna  

Dichiarazioni che, come osservato durante il dibattito, sono però smentite dai pronunciamenti della Corte di Cassazione, tra cui la recente ordinanza 14007 sulla causa La Delfa-Hoedts), nonché in contrasto col bonum minoris da sempre tutelare indipendentemente dalla tecnica di pma con cui è stato concepito (art. 8-9 della legge 40).

Senza parlare dell'attacco riservato sempre da De Bertoldi a Niki Vendola, presentato quale «attempato signore che gira portando in carrozzina il figlio comprato all'estero».

Il senatore Simone Pillon ha anche affermato di «aver ricevuto conforto dal ministro dell'Interno, dal sottosegretario dell'Interno e dal capogruppo della Lega rassicurazioni affinché i bambini possano crescere con un padre e una madre».

Anche se, successivamente incalzato al di fuori della conferenza stampa in relazione alla dichiarazioni di Salvini sul fatto che “il tema delle famiglie arcobaleno non fa parte del contratto di governo”, ha risposto: «Il ministro parla per il ministro. Io parlo di ciò di cui mi è stato dato incarico di parlare».

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