Camera, Zan presenta una mozione sul Wcf: «Al di là dei proclami sul sito resta il logo di Palazzo Chigi. Il Governo chiarisca questa vergogna»

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Come fatto da Monica Cirinnà al Senato, Alessandro Zan ha presentato alla Camera una mozione relativa al logo e al patrocinio del Governo alla XIII° edizione del Congresso mondiale delle Famiglie. La mozione, che dovrebbe essere calendarizzata nelle prossime ore con l’adesione di tutti i deputati dem, potrebbe raccogliere anche il supporto di parlamentari di altri schieramenti politici.

Sulla necessità di un tale atto così si è espesso lo stesso Zan, ricordando come «a soli 10 giorni dall’inizio di questa fiera mondiale del sessismo e dell’omotransfobia, sul sito ufficiale del convegno e dell’organizzazione rimane ancora il simbolo e il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Più di una settimana fa Palazzo Chigi aveva fatto sapere di aver revocato patrocinio e logo: di fatto però l’organizzazione del Wcf continua a usarlo.

O siamo davanti all’ennesima balla di questo governo, che offende la maggior parte delle cittadine e dei cittadini di questo Paese che non vogliono un ritorno al medioevo, o il Wcf utilizza in modo abusivo i loghi delle istituzioni governative italiane, fatto di una gravità inaudita.

Era stato reso noto che il Segretario Generale di Palazzo Chigi aveva anche aperto un'istruttoria sulla questione, ma sta di fatto che il logo del governo resta. Vogliamo capire quale sia realmente la situazione».

Il deputato padovano si è dunque chiesto «se la Presidenza del Consiglio dei Ministri abbia veramente realizzato cosa significhi patrocinare questo evento, cioè istituzionalizzare un’idea della donna succube e soggiogata e condividere le idee di chi vorrebbe il carcere per le persone gay e lesbiche, se non addirittura la pena di morte.

Se i ministri leghisti parteciperanno al festival del medioevo, lo facciano come rappresentati di un partito che ormai ha assunto posizioni aberranti e fasciste, ma non come rappresentati del governo. Sarebbe un’offesa e un insulto inaccettabile ai principi costituzionali che tutelano l’autodeterminazione della persona. Di sicuro il Partito Democratico sarà in piazza a Verona a manifestare contro questa follia».

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