Emilia-Romagna, Pd spaccato per l'emendamento sulla gpa al pdl anti-omofobia e Merola s'infuria. Le associazioni in piazza giovedì

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Clima sempre più rovente in Regione Emilia-Romagna, dove domani in Commissione Parità sarà votato, fra gli altri, anche l’emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) sulla gestazione per altri al travagliato progetto di legge “anti-omotransfobia” mentre giovedì si terrà il convegno del centrodestra Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività contro il testo normativo.

A suscitare al momento maggiori reazioni in area Lgbt e femminista è proprio quello che appare sempre più un regolamento di conti in casa dem emiliano-romagnola, dove l’emendamento – incomprensibile ai più dal momento che non si capisce cosa c’entri la gpa con il pdl in questione – appare non solo come una richiesta ineludibile dell’area cattolica del Pd ma anche un pestare i piedi da parte di chi non ha digerito l’elezione a segretario nazionale di Nicola Zingaretti.

Nell’emendamento Boschini-Paruolo viene detto: «Dopo l’articolo 10 è inserito il seguente articolo 10bis:

  1. All’art. 13 comma 1 della L.R. 6/2014 aggiungere punto f:
  2. f) opera per prevenire e sostenere il contrasto, nell’ambito delle proprie competenze, anche avvalendosi della rete di protezione sociale di cui all’art. 11, di ogni forma di sfruttamento della donna e violazione della dignità della persona, con particolare riferimento a violenza sessuale, abuso di minori, sfruttamento della prostituzione, maltrattamenti in famiglia, stalking, surrogazione di maternità.
  3. All’articolo 13 della L.R. 6/2014 aggiungere il comma 3:
  4. La Regione non concede i contributi di cui alla presente legge ad associazioni, anche se regolarmente iscritte nei registri regionali, che nello svolgimento delle proprie attività ledano la dignità della donna e delle persone relativamente alle lettere di cui al comma 1; qualora i contributi siano già stati concessi provvede alla loro revoca». 

I consiglieri di sinistra hanno già annunciato il loro voto contrario. Durissimo il sindaco di Bologna Virginio Merola che ha lanciato due tweet, in cui è rispettivamente scritto: «La legge sull'omotransfobia è un traguardo fondamentale e va approvata. Tuttavia non condivido l'accordo trovato nel gruppo Pd regionale, arrivato attraverso un emendamento a un'altra legge» e «È discutibile equiparare tout court la maternità surrogata alla violenza sessuale. In ogni caso non mancherà il sostegno del Comune di Bologna alle famiglie arcobaleno».

Per questo motivo nel pomeriggio di oggi il Centro delle Donne di Bologna ha indirizzato una lettera aperta di protesta che, indirizzata ai consiglieri e alle consigliere regionali, è stata firmata da numerose realtà associative e centri anti-violenza.  

«L’approvazione di tale legge - si legge  - non può essere procrastinata e soprattutto non può essere oggetto di nessuna contrattazione politica quando si tratta di garantire il rispetto dei diritti fondamentali per tutte e tutti senza alcuna distinzione.

In questi giorni circolano allarmi circa la volontà di alcuni consiglieri del Partito Democratico di proporre un emendamento al testo che intervenga sulla legge 6, stigmatizzando una serie di pratiche tra queste la maternità surrogata, già vietata in Italia dalla legge 40, caricando quel divieto di un giudizio morale collegandolo alla lesione della dignità della donna senza un reale confronto con i movimenti delle donne. Cosa c’entra la gestazione per altri con l’omotransfobia? Nulla a nostro avviso. 

Un eventuale emendamento di questo tipo rappresenterebbe inequivocabilmente la volontà di realizzare uno scambio politico sul corpo delle donne, privandoci della libertà di dibattere di un tema così divisivo e imbavagliandoci in una morale stabilita prevalentemente da uomini di potere. Questo tentativo, a nostro avviso, è lesivo della dignità delle donne e della loro autodeterminazione.

Non solo: un'inaspettata modifica alla legge 6, provvedimento nato da un percorso virtuoso con le associazioni di donne della regione, sarebbe vera scorrettezza che respingiamo categoricamente.

E infine: il solo timore che quell’emendamento rappresenti l’appiglio legale per negare il riconoscimento anagrafico a figli e figlie nati tramite gestazione per altri e altre, lo rende inaccettabile e del tutto affine al disegno politico del Congresso Mondiale delle Famiglie, contro il quale siamo scese in piazza a Verona. Far pagare ai bambini e alle bambine il prezzo di un conflitto politico è un atto deprecabile.

Qualsiasi tentativo di scambio politico in tal senso sarà fortemente denunciato e contestato dalle nostre realtà e da tutta la società civile, anche mediante i mezzi di comunicazione».

Intanto le associazioni si preparano a scendere in piazza contro l’annacquamento del pdl e il convegno del centrodestra, in concomitanza del quale è previsto un presidio in regione organizzato dal Bologna Pride. Appuntamento alle ore 17:00 in viale Aldo Moro, 50 «davanti alla sede della Regione Emilia Romagna - si legge nel comunicato - per contrastare le lobby cristiano integraliste che, con il supporto della Lega Nord e dei cattolici integralisti presenti in altri partiti, mettono a repentaglio i diritti e i valori conquistati per una società laica, solidale dove il rispetto delle donne e delle persone lgbt*iq+ è un aspetto fondamentale di ogni democrazia. Non ci fermeranno! Non ci fermeremo!".

Un altro, invece, promosso da Non una di meno, avrà luogo in piazza del Nettuno a partire dalle 19:00 e sulla falsariga della grande manifestazione veronese si chiamerà Bologna città transfemminista.

Nel comunicato di Nudm ne sono così spiegate le motivazioni: «Non si tratta di un'iniziativa "democraticamente" innocua, anzi, il disegno politico che la sottende è repressivo, razzista e aggressivo: lo dimostrano gli atti intimidatori che la precedono, così come le proposte omolesbotransfobiche che da lì verranno fatte.  Per questo non intendiamo affatto essere "accoglienti" o "dialogare", come ha suggerito invece a mezzo stampa il sindaco di Bologna. 

Gli attacchi ripetuti all’autodeterminazione di donne, lesbiche, gay, persone trans e intersex, di qualsiasi età, si sommano e si riflettono nella violenza razzista, istituzionale e sociale. Non basta appendere bandiere rainbow alle finestre del Comune, nessuno spazio deve essere concesso alla violenza dei neofondamentalismi e dei fascismi. Non Una di Meno lotta quotidianamente nelle case e nelle strade di tutto il mondo per un futuro e un presente femminista, che non lasci nessun* indietro. Risponderemo come sempre a queste derive e a questi attacchi: con migliaia di voci, irriducibili alle norme di genere, arrabbiate e vitali, contro la reazione familista e fascista.

Gli spazi femministi non si toccano, non si toccano le nostre vite, le nostre scelte. Organizziamo collettivamente la rabbia, sempre e ancora una volta, trasformandola in potenza gioiosa come a Verona. Per ogni attacco ricevuto saremo mille in più e #nonunadimeno».

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