Al via da domani la seconda stagione di Ciao Gender, il programma radiofonico che, finalizzato a promuovere i temi Lgbti a Siena e nei dintorni, va in onda su Radio 3 Network (FM 91.7 o in diretta online sul sito www.radio3.net) tutti i martedì alle ore 18:00 e in replica la domenica alle ore 22:00.

A idearlo gli attivisti nonché componenti del direttivo del Movimento Pansessuale – Arcigay Siena Davidson Ciullo, Gianluca Bruni e Marco Migliorini con la collaborazione della giornalista Arianna Falchi e di Alfredo Polizzano, responsabile d’Arcigay Catania per la Cultura.

Il format ha incontrato l’entusiasta accoglienza di Mirco Roppolo fondatore dell’emittente radiofonica, che ha ospitato lo scorso anno le prime dieci puntate dedicate all’attualità, alla politica, allo spettacolo, alla salute, alla musica e all’Onda Pride con interviste ai comitati organizzatori.

Da quest'anno la redazione s’arricchisce della presenza di Sheila De Rose (Drastik Queen), che curerà la rubrica Dalla drAg alla Z su segreti, retroscena e aneddoti del mondo delle Drag Queen.

Al riguardo Gaynews ha raccolto le dichiarazioni di Davidson Ciullo, che curerà la rubrica Informer in una con le interviste A tu per tu e Reportage.

«Questa seconda stagione – ha affermato – è la conferma di un progetto iniziato per gioco ma che, adesso, trova conferme di pubblico e di collaboratori. È un passo nel mondo “dei grandi” che ci impone di chiedere sempre il meglio a noi stessi e ci colloca tra quelle voci che fanno conoscere il mondo Lgbtqi. Sognamo, speriamo e vogliamo una comunità unita, inclusiva, colorata e aperta a tutte le differenze. Con il nostro progetto abbiamo una responsabilità e siamo felici di farcene carico».

Non resta allora che aspettare domani e sintonizzarsi su Radio 3 Network.

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I ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno versare 100mila euro come risarcimento danni al 36enne Danilo Giuffrida, al quale fu rifiutata la patente di guida dopo che alla visita di leva aveva rivelato di essere omosessuale.

A deciderlo la Corte d'appello civile di Palermo, cui la Cassazione aveva rinviato il giudizio sull’entità del risarcimento dopo aver annullato nel 2015 la sentenza dei giudici di secondo grado di Catania. I quali, il 10 aprile 2011, avevano confermato la sentenza emessa in primo grado dal medesimo tribunale ma avevano ridotto il previsto risarcimento di 100mila alla somma di 20mila.

Laureato in filosofia e vivente a Tokio dove lavora presso un’azienda, Danilo fu vittima nel 2000 – come ritenne la Suprema Corte il 22 gennaio 2015 – di «un vero e proprio e intollerabilmente reiterato comportamento di omofobia» da parte dei due ministeri. Quando si presentò infatti alla visita di leva dichiarò d’essere omosessuale. «E noi come facciamo a crederci?» - gli chiesero all’ospedale della Marina militare. Alla risposta di Danilo di conoscere benissimo la propria condizione, il medico preposto ribattè: «No guardi. Si iscriva all’Arcigay. Così attesta la sua omosessualità».

Pur non capendone il perché, Danilo si iscrisse all’Arcigay di Catania. Due mesi dopo ecco arrivare una lettera della Motorizzazione. In essa si diceva che lui non aveva le capacità piscofisiche per ottenere la patente e che quindi doveva sostenere una visita speciale. Fu allora che Danilo conobbe la verità. Che, cioè, della sua omosessualità la Motorizzazione era stata  informata dalla Marina militare.

Danilo iniziò così la sua battaglia legale che oggi si conlude definitivamente. Dovrà essere risarcito di 100mila euro, perché una somma inferiore – hanno sentenziato irrevocabilmente i giudici di Palermo – «non sarebbe idonea al ristoro dei pregiudizi subiti». I quali hanno anche condannato i due ministeri a pagare le spese processuali di tutti i giudizi sostenuti fino ad oggi dal 36enne catanese.

La sentenza è stata commentata da Giuffrida e dal suo legale Giuseppe Lipara in una nota congiunta. «È una vittoria non personale del singolo - così si legge in essa - ma di tutti coloro che ogni giorno sono costretti a sopportare condotte intollerabili che offendono la dignità della persona e dell'individuo, i quali non devono subire discriminazioni in base alle proprie scelte sessuali, specie se tali comportamenti provengono dalle Istituzioni pubbliche nell'esercizio delle loro funzioni amministrative.

Speriamo che questa sentenza, ma soprattutto quella della Corte di Cassazione sia un monito non soltanto per le amministrazioni, ma per qualsiasi rappresentazione della società, sia essa privata o pubblica, in maniera da rendere eguali i diritti della persona e del cittadino, senza subire discriminazioni di nessun tipo, siano esse di genere, siano esse di altra natura, ma sempre di sprezzante riluttanza al nostro senso etico, morale e giuridico».

 

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Il 5 febbraio 1994 venivano inaugurati a Catania il Pegaso’s Club e il locale comitato d’Arcigay, il primo della Sicilia.

Una giornata che è rimasta impressa nella mente di Franco Grillini che così la ricorda: «24 anni fa ero all’inaugurazione del Pegaso di Catania. Naturalmente ero molto contento di un circolo a Catania: esso rappresentava un elemento di grande importanza. Per l’Arcigay, di cui ero allora presidente nazionale, si aggiungeva una nuova realtà con una bella struttura: questo non solo arricchiva l’associazione ma di fatto contribuiva ad aumentarne ruolo e importanza.

Il clima era ovviamente molto festoso: il successo degli anni successivi è la dimostrazione che quanto avviato a Catania era giustissimo. L’apertura del circolo di Catania era soprattutto indicativa per tutta la Sicilia, in cui non esistevano allora altre organizzazioni Lgbti».

Per saperne qualcosa di più di queste due realtà, l’una strettamente correlata all’altra, abbiamo raggiunto telefonicamente Giovanni Caloggero, presidente del comitato Arcigay Catania.

Giovanni, cosa succedeva 24 anni fa nel capoluogo etneo?

In Via Canfora apriva il Pegaso's Club, circolo affiliato ad Arcigay in omaggio al cui logo veniva scelto proprio il nome del cavallo alato Pegaso a testimoniare la stretta relazione con l'associazione nazionale di riferimento.nDopo circa un decennio di assoluto indiscutibile monopolio della vita notturna Lgbt siciliana concentrata a Taormina, alcuni tentativi erano stati posti in essere già nel 1993 con l'organizzazione di alcune serate nei locali messi a disposizione dalla Comunità Valdese e poi nella sala Neva.

Ma è proprio il 5 febbraio del 1994 quello che segna formalmente e sostanzialmente  la nascita a Catania del Pegaso e del primo circolo Arcigay aprendo  una fase nuova e diremmo anche storica fatta non solo di eventi ludici ma da molto altro ancora.

Quali sono le direttrici lungo le quali il Pegaso ha articolato la sua attività?

In primo luogo quella ludica con l’organizzazione d’eventi e spettacoli. Il Pegaso, dopo i primi sei anni trascorsi interamente nella location di Via Canfora, è stato il primo e, sino a ora, l'unico a concepire e realizzare una discoteca sotto uno chapiteau, cioè sotto un tendone (tensostruttura) solitamente adibita a spettacoli circensi. Superate le prime diffidenze, questa soluzione si è rivelata innovativa generando un vasto consenso per la sua originalità, ripetiamo unica. Anche nel settore dell'animazione il Pegaso è stato pioniere producendo gruppi come i Five Essence Ballet e gli Ekubartgroup.

C’è poi l’attività imprenditoriale…

Diverse sono le iniziative da segnalare, intraprese oltre quella caratteristica della discoteca, proprio per voler fare di Catania un polo Lgbt particolarmente attrattivo e incentivante anche il turismo.

Nel 2005 nasce il Pegaso's Beach, un lido attrezzato completo di cabine, bar e risto-point, dove al mattino e al tramonto si assisteva al rito dell’alzabandiera e dell’ammainabandiera ovviamente rainbow e rigorosamente Arcigay. Il lido rappresenta il primo autentico esperimento di stabilimento balneare attrezzato e completo in Italia, atteso che altri lidi in realtà erano solo spiagge frequentate e fornite solo di qualche bar, almeno all'epoca.

Nel 2007 apre il Neva Cafè il primo ristorante, pub, american bar a Catania, luogo di incontro e degustazione in una delle piazze centrali più belle di Catania, attività anche questa che ha dato possibilità di lavoro a numerose persone.

Decisamente orientati alla innovazione, sia pure in un'area ancora un attimino indietro rispetto a altri paesi e città, abbiamo realizzato una struttura pubblica di dimensioni e concezioni tali che è stata da alcuni definita “berlinese” per le sue caratteristiche, la quale, per dimensioni e soprattutto per la assoluta conformità alle vigenti norme di legge e sicurezza, non teme alcun confronto sia a Catania che nel resto d’Italia.

Quale invece l’operato sociale e di sensibilizzazione verso la collettività Lgbt?

Il Pegaso, memore anche delle proprie origini, non si è mai proposto come una discoteca tout-court ma ha da sempre inteso proporsi e proporre un luogo. Il luogo dell’accoglienza, degli spazi di libertà, dell'amicizia e perchè no anche degli incontri, ma tutto questo entro un contesto di consapevolezza e coscienza politica e culturale.

In tale contesto mi piace ricordare le numerosissime iniziative di contrasto alla diffusione dell'Hiv, la solidarietà fornita alla Tenda di S. Camillo (che ospita malati terminali di Aids) mediante la devoluzione di somme raccolte in serate dedicate, ben nove delle quali in collaborazione con Lila Catania compensata economicamente per la sua presenza in numerose serate, le azioni di informazione su tutte le malattie a trasmissione sessuale Mst, la distribuzione gratuita di profilattici e i test in loco, le informazioni sugli effetti delle droghe e il contrasto alla relativa assunzione

E, da ultimo ma non da ultimo, c’è l’attività politica svolta in questi 24 anni dal Pegaso...

Quanto sopra è considerabile anche sotto il profilo politico, poiché politica non è solo quella dei partiti bensì tutti i comportamenti atti a favorire lo sviluppo delle persone, le loro libertà e idee. In tale contesto ci piace ricordare un evento storico e decisamente innovativo cioè il primo Gay Mediterranean Expo nel 2004 che ha visto a Catania Paesi come Grecia, Israele, e città mediterranee esporre le rispettive attività, esperimento di grande rilevanza e ancor oggi meritevole di attenzione e riproposizione.

Il Pegaso ha inteso e intende essere anche da questo profilo un riferimento per un modo di essere ludico ma in un contesto di consapevolezza e promozione della parità dei diritti umani e civili, operando in stretta connessione con le linee guida di Arcigay in cui si riconosce pienamente.

Fondamentale la attiva e fattiva collaborazione alla realizzazione dei diversi pride: la partecipazione al primo Pride Nazionale 1994 a Roma, realizzazione a Catania del primo Pride in Italia a tema la sieropositività nonché l’unico Pride invernale tenutosi a dicembre 2016 per pressare sul Comune per l’approvazione del registro delle unioni civili.

Non voglio tralasciare un aspetto importante del Pegaso quello della accoglienza e assistenza. Aspetto che ci ha permesso di ospitare e far lavorare persone cacciate o fuggite dalle famiglie dopo il loro coming-out.

Le nostre prospettive già sono nelle mani di una nuova e decisamente più giovane generazione sulla quale ricadono le nostre speranze che sappiano proseguire in questo percorso di lavoro e orgoglio seguendo il modello Pegaso: divertimento e socializzazione coniugati all’impegno soci.

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Nell’imminenza della prossima tornata elettorale siciliana i comitati Arcigay di Catania, Ragusa e Siracusa hanno stilato un questionario sulle tematiche Lgbti da inviare ai candidati di tutti gli schieramenti. Per saperne di più Gaynews ha intervistato Giovanni Caloggero, presidente del comitato catanese.

Giovanni, quali sono state le motivazioni che hanno spinto Arcigay Catania a redigere un questionario rivolto alle persone candidate alle prossime elezioni regionali?

In ogni occasione elettorale molti candidati si ricordano che le persone Lgbti sono "anche" elettori e, pertanto, la comunità viene attenzionata. Ovviamente spesso solo in queste circostanze. Insieme ai comitati di Siracusa e Ragusa abbiamo, quindi, pensato di voler inquadrare gli eventuali candidati, in particolare i candidati alla Presidenza della Regione, nel contesto di taluni temi per noi importanti e acquisire le rispettive dichiarazioni da rendere pubbliche, come parimenti pubblico sarà il loro eventuale silenzio. Questo, per noi, costituisce anche uno strumento utile all'elettore per le sue libere valutazioni di merito.

Quale valore vincolante possono avere le dichiarazioni che i candidati daranno alle domande?

Ovviamente trattasi non di impegni bensì di una manifestazione di orientamento sui temi per noi sensibili. Quindi nessuna valenza vincolante ma nel futuro una possibilità per noi di evidenziare eventuali mancanze di coerenza e poca attendibilità.

Quali sono le vostre aspettative in merito a questa  iniziativa e alle eventuali risposte? 

Purtroppo lo scenario politico siciliano non ci consente alcun ottimismo. Soprattutto sui candidati alla Presidenza della Regione ad eccezione di qualcuno le cui possibilità di essere eletto sono praticamente nulle. Per il resto, sempre in tema di aspiranti presidenti, il quadro è veramente sconfortante poichè si passa dall’irrilevanza politica alla già constatata quasi omofobia e, nel migliore dei casi, alla più crassa ignoranza dei nostri temi ed esigenze. Alcune differenze si rilevano, invece, in taluni candidati al consiglio regionale, diversi dei quali hanno già fornito risposte soddisfacenti. Comunque sia, entro e non oltre il 31 ottobre renderemo pubbliche le risposte e anche i silenzi.

Il caso di Roberta Mezzasalma ha influito su questa  iniziativa

No. In nessun modo le dichiarazioni di Roberta Mezzasalma hanno influito, atteso che il questionario è stato predisposto e inviato ai destinatari già diverse settimane prima.

La stessa Mezzasalma ha rilasciato dichiarazioni sulle persone Lgbti, alle quali il presidente di Arcigay Ragusa ha già dato una sua prima  risposta proprio su Gaynews. Quale  sono le  tue considerazioni in proposito? 

Condivido e sottoscrivo le dichiarazioni di Marco Igor Garofalo, presidente del comitato territoriale di Ragusa. A mio avviso Roberta Mezzasalma ha dei problemi di accettazione che non è ancora riuscita a risolvere. Dispiace solo, sotto il profilo strategico, che la sua candidatura in una lista non certamente a noi vicina possa consentire a questa stessa lista di apparire per ciò che decisamente non è, cioè aperta e accogliente. Cosa che sino ad oggi non è stata.

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