A Napoli, presso la sede del Consiglio regionale della Campania, si terrà nel pomeriggio il convegno Norme per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni da orientamento sessuale o dall’identità di genere. Finalizzato all’illustrazione dello progetto di legge campano, depositato negli scorsi mesi, l’evento sarà moderato da Antonello Sannino, presidente del comitato d’Arcigay Napoli, e vedrà, fra gli altri, l’intervento del consigliere Carmine De Pascale. Presente anche il magistrato Stefano Celentano, giudice del tribuanale di Napoli ed esperto in materia dei diritti delle persone Lgbti.

A lui – che è uno dei redattori del pdl regionale – abbiamo posto alcune domande per sapere di più di una proposta che, qualora approvata, allineerebbe la Campania a Toscana (legge regionale n. 63 del 2004), Liguria (legge regionale n. 52 del 2009), Marche (legge regionale n. 8 del 2010), Sicilia (legge regionale n. 6 del 2015), Umbria (legge regionale n. 3 del 2017).

Giudice Celentano, com’è nato questo progetto di legge regionale?

L'iniziativa è nata per volontà del consigliere De Pascale e delle associazioni Lgbti del territorio campano, in particolare di Arcigay. In assenza di una legislazione nazionale in materia e in piena sintonia con consimili iniziative di altre regioni italiane essa risponde all'esigenza di approntare un testo di legge che, con gli ovvi limiti di una normativa regionale, possa predisporre interventi mirati a contrastare le condotte omofobiche, in un percorso fruttuoso che coniughi le esigenze di fare prevenzione, di reprimere fenomeni discriminatori, e di attuare, a largo spettro, un'operazione culturale sul tema della tutela dell'orientamento sessuale. 

Nel redigere il testo di legge ci si è serviti di quelli di altre Regioni? 

Nell'elaborazione del testo abbiamo analizzato tutti i testi regionali già in vigore. E questa è stata una metodologia corretta al fine di uniformare, sopratutto come "identità", i singoli interventi locali sul tema. Anche nell'ottica di offrire al legislatore nazionale uno stimolo ulteriore e comune a predisporre una normativa nazionale.

Quali sono i punti principali di questo pdl?

Il pdl si occupa di diverse aree tematiche, che spaziano dalla formazione e lavoro alla sanità e assistenza fino all'integrazione sociale. Con l'obiettivo primario di garantire alle persone Lgbti la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, assicurando parità di condizioni di accesso agli interventi e ai servizi ricompresi nelle materie di competenza regionale.

La legge spazia, dunque, dalla previsione di specifici interventi in materia di formazione del personale delle istituzioni regionali alla promozione di politiche attive del lavoro che tendano alla rimozione di ogni ostacolo o esclusione per motivi legati al proprio orientamento sessuale, nonchè a garantire che l'accesso alle prestazioni sanitarie nelle strutture pubbliche non possa in alcun modo causare pregiudizio alla dignità delle persone Lgbti. E, questo, anche sotto il profilo delle garanzie di assistenza da parte dei familiari o di soggetti estranei allo stretto nucleo parentale, e degli aspetti relativi al consenso informato ai trattamenti sanitari da parte di questi ultimi laddove le persone Lgbti siano impossibilitate a prestarlo. Di particolare rilievo è poi la previsione di forme di garanzia del concreto esercizio della responsabilità genitoriale delle persone Lgbti all'interno degli istituti scolastici pubblici.

Si è parlato di lavoro. Come sarebbero tutelate le persone Lgbti al riguardo?

La legge tende a garantire che nello svolgimento del lavoro le persone Lgbti non subiscano discriminazioni legate al proprio orientamento sessuale, promuovendo apposite campagne formative rivolte al personale di tutte le istituzioni regionali. Si tratta di rinforzare la sensibilità sociale sul tema e di evitare che il proprio orientamento sessuale finisca per diventare un motivo di esclusione sociale anche nei luoghi di lavoro.

Secondo lei questo pdl sarà contrastato nel suo iter dalle forze di opposizione?

Mi auguro di no. Il mio ruolo mi impone di non occuparmi delle dinamiche politiche all'interno delle istituzioni. Il testo è equilibrato poichè, per gli ovvi limiti normativi di ogni legge regionale, si presenta come una dichiarazione di principi, intenti e finalità, sui quali potrebbe esserci una convergenza comune.

D'altra parte, la tutela dell'orientamento sessuale, i termini di declinazioni di diritti e di divieti di forme di discriminazione è oggi diritto vivente secondo quanto statuito dalla legislazione e dalla giurisprudenza sovranazionale, per cui il "paradigma antidiscriminatorio" è una regola giuridica e sociale indiscutibile, rispetto alla quale ogni differente argomentazione non ha alcuno spessore

Ha parlato prima di un probabile stimolo al legislatore nazionale. Dunque, l’approvazione di una legge regionale potrebbe spingere a riprendere la discussione del ddl parlamentare contro l’omotransfobia?

Anche questo è un auspicio: il disegno di legge contro l'omofobia e la transfobia giace su un binario morto del Senato ormai da qualche anno. Una seria ripresa della discussione sul tema sarebbe auspicabile.

C'è però da ricordare che, come evidenziato da molti giuristi dopo l'approvazione del ddl Scalfarotto alla Camera, il testo nazionale, come manipolato con gli emendamenti finali, è stato così stravolto nella sua formulazione che pare non essere più ben chiaro neanche nelle sue finalità. Per cui un dibattito più proficuo e meno ambiguo sul tema imporrebbe una sua riformulazione più organica e maggiormente identitaria nell'individuare in primo luogo con chiarezza l'intenzione del legislatore.

Perché è così difficile approvare a suo parere una simile norma nel nostro Paese?

Il nostro Paese soffre di una lentezza endemica sui temi dei diritti civili. La legge sulle unioni civili è arrivata con un immenso ritardo alle tante raccomandazioni degli organismi comunitari. Senza dimenticare il sofferto iter parlamentare che ne ha preceduto l'approvazione. Le analisi sociali delle ragioni di questa incapacità di legiferare con chiarezza sul tema della tutela dell'orientamento sessuale sono ben note e affondano le radici nell'elasticità con cui spesso viene declinato il concetto di "laicità" delle istituzioni. Ma anche in una certa impreparazione tecnico-giuridica del legislatore oltre che in alcune visioni politiche che privilegiano la trattazione di  temi "urgenti". Come se la dignità affettiva e relazionale delle persone non lo fosse. Se la politica nazionale tornasse a fare cultura sui temi dei diritti, l'intera società progredirebbe in un sano percorso di crescita della propria sensibilità sociale.

 

e-max.it: your social media marketing partner

Si terrà domani a Roma la manifestazione nazionale #NONèREATO con partenza da Piazza della Repubblica alle 14:30. Sfileranno per le strade della capitale accanto a «uomini, donne e bambini che chiedono eguaglianza, giustizia sociale e che rifiutano ogni forma di discriminazione e razzismo», associazioni, movimenti, forze politiche, ong, giornalisti, migranti, richiedenti asilo, rifugiati e – come recita l’appello - «persone nate o cresciute in Italia, che esigono l’approvazione definitiva della riforma sulla cittadinanza».

Insomma, una manifestazione per ribadire che migrare non è reato, accogliere non è reato, povertà non è reato, solidarietà non è reato, dissenso non è reato. Una manifestazione «per l’uguaglianza, contro ogni forma di razzismo, per lo ius soli e i corridoi umanitari, contro l’esternalizzazione delle frontiere, i lager in Italia e in Libia, le leggi discriminatorie promosse dai Ministri Orlando e Minniti».

Tra i sostenitori della prima ora il senatore Luigi Manconi, Andrea Camilleri, don Luigi CiottiToni ServilloCarlo PetriniEnrico IannielloLuciana CastellinaMoni OvadiaGiuseppe Massafra, i vignettisti Vauro, Natangelo, Mauro Biani, Altan, Staino e l’84enne vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, che definì la Bossi-Fini «legge disumana».

Tantissime le adesioni giunte da parte di associazioni: da Amnesty International ad Arci Nazionale, da Cobas a Fiom Cgil Nazionale, dalla Casa Internazionale delle Donne a Medici Senza Frontiere, da Emergency al Gruppo Abele Onlus, solo per fare alcuni nomi. Con un’assenza, purtroppo, pressoché totale di sigle Lgbti. Le uniche a figurare sono infatti Arcigay Napoli, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, e il circolo Gaynet Roma. Nella notte è poi giunta l’adesione di Arcigay Nazionale.

Come osservato da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, «anche tra le persone LGBT, alimentate da false paure e da tanta disinformazione, dilagano in Europa e in Italia, razzismo e islamofobia. Emblematico il caso di Alice Weidel, leader del movimento di estrema destra, xenofobo e razzista, Alternativa per la Germania, che ha riportato, per la prima volta dalla fine seconda guerra mondiale, esponenti dell'estrema destra nel Parlamento tedesco. Alice, lesbica, unita civilmente con una cittadina svizzera di origine cingalese, ha più volte pubblicamente sostenuto che il maggior pericolo per le persone Lgbti è rappresentato dai migranti musulmani. 

Per questo saremo in piazza sabato a Roma, perché vi sia una informazione corretta nel nostro Paese, perché l'estensione del diritto non riguarda mai solo il singolo o una singola comunità di persone, per costruire insieme una Italia inclusiva, che non ha paura delle diversità, qualsiasi esse siano».

Per l'avvocato Sebastiano Secci, neopresidente del Mieli, «è essenziale che le forze antifasciste, democratiche e inclusive che si battono giorno dopo giorno contro ogni forma di discriminazione facciano fronte comune guidando una controffensiva culturale e politica che espella la cultura dell’odio e della paura dalle nostre comunità. Questo obiettivo e questa preoccupazione uniscono le battaglie del movimento LGBT italiano con quelle delle nostre sorelle e dei nostri fratelli migranti, esposti come noi ai rischi della progressiva regressione dei valori di pace, accoglienza e inclusione che fanno parte della nostra cultura».

 

 

e-max.it: your social media marketing partner

Ricordate il caso di Francesco, uno dei due giovani della provincia di Napoli che ad agosto fu cacciato da casa insieme al compagno perché omosessuale? Il caso, sollevato in estate dal comitato Arcigay di Napoli che offrì rifugio ai due ragazzi e che ha commosso l’opinione pubblica di tutta Italia dopo le recentissime dichiarazioni di Cristiano Malgioglio nel corso del GFVip, giunge adesso a un’importantissima svolta.

La giudice Ferrara Valentina ha infatti stabilito che i genitori di Francesco dovranno versare mensilmente al 18enne un assegno di mantenimento. D’altronde, appena diventato maggiorenne, Francesco era stato allontanato dalla madre nonostante il tribunale le avesse assegnato la casa quale affidataria dei figli. La stessa giudice non si è espressa però sul garantire a Francesco un legame affettivo con la sorella più piccola. Un tale rapporto sembrerebbe ostacolato dalla convinzione della genitrice che non sarebbe educativo per la bambina avere contatti con il fratello Francesco “essendo apertamente omosessuale”.

All’indomani di quest’ordinanza, incontriamo l’avvocato Salvatore Simioli dello Sportello legale di Arcigay Napoli che si è costituito come difensore del ragazzo nella causa di separazione giudiziale dei genitori innanzi al tribunale di Napoli Nord.

Avvocato Simioli, in seguito all'ordinanza che prevede l'attribuzione di un assegno familiare per il giovane allontanato di casa perché gay, quali saranno effettivamente le conseguenze positive nella vita del ragazzo? Qual è la somma che i genitori dovranno riconoscergli?

La giudice ha quantificato l'assegno di mantenimento in 400 euro, 150 a carico della madre e 250 a carico del padre, tenute presenti le rispettive condizioni economiche. Il ragazzo potrà anche lavorare e unire il proprio reddito e l'assegno di mantenimento e divenire quindi economicamente autosufficiente per i bisogni primari (vitto, alloggio, vestiario). Questo sempre se adempiranno all'ordine della giudice.

Dal punto di vista giurisprudenziale quest'ordinanza può essere un altro tassello importante relativamente all'emersione di una sempre più pressante necessità di leggi che tutelino le persone Lgbti, soprattutto in condizione di evidente soggezione?

Il dovere al mantenimento dei figli maggiorenni è sancito dall'art. 30 della Costituzione e dagli art. 147 e ss. del Codice civile che impongono ad ambedue i genitori l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle inclinazioni e delle aspirazioni dei figli, in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo, non prevedendo alcuna cessazione ipso facto per via del raggiungimento della maggiore età. Nel caso di specie è stato appurato che Francesco, pur maggiorenne, non è economicamente autosufficiente. Quindi anche altri ragazzi/e Lgbti possono chiedere il mantenimento ai genitori, in particolare se cacciati da casa

I genitori del ragazzo possono rifiutarsi di riconoscergli l'assegno? Nel caso lo facessero a cosa andrebbero incontro?

L'assegno lo determina un giudice. Quindi i genitori non possono non ottemperare a un suo ordine. La parte può mettere in esecuzione il provvedimento coattivamente e in caso di mancato pagamento i genitori possono essere perseguiti anche penalmente.

Nell'ordinanza, mi sembra di capire, non si fa riferimento all convinzione materna che la dichiarata omosessualità di Francesco possa essere elemento di disturbo per la figlia più piccola. Dal punto di vista legale, oltre che umano e culturale, come si sentirebbe di commentare questa circostanza?

Durante l'udienza la madre ha confermato di non volere il figlio a casa, ma non ha "confermato" che il motivo è la sua omosessualità. La Giudice si è mostrata molto attenta e sensibile alle istanze di Francesco e il provvedimento adottato, d’altronde, lo conferma.

e-max.it: your social media marketing partner

In controtendenza rispetto alla psicosi da “giovanilismo” compulsivo che spesso, troppo spesso, coinvolge la società contemporanea e, naturalmente, anche la comunità Lgbti, il comitato provinciale Arcigay Antinoo di Napoli ha formalmente istituito il Gruppo Senior. Esso avrà il compito di recuperare la memoria del movimento, la cui lezione e la cui preziosa eredità sono troppo spesso dimenticate, ed elaborare nuove forme di aggregazione e progetti. Il tutto al fine di offrire servizi a persone Lgbti mature che vogliano partecipare attivamente alla vita associativa e sociale, trovando, in un contesto inclusivo e paritetico, nuove soluzioni per soddisfare ambizioni e bisogni.

Un lavoro che, con lungimiranza, intende intervenire in maniera propositiva sia avvicinando alla vita dell’associazione le persone Lgbit che, superati i cinquant’anni, vivono condizioni di difficoltà, di emarginazione sociale e stigma, sia dando nuovo spazio e nuova linfa a ex militanti che, per ragioni svariati e comprensibili di vita privata e lavorativa, si erano allontanati dalla loro “passione”. Persone che, seppure in età di pensione ma incoraggiate dalla possibilità di operare in un gruppo paritetico, possono nuovamente spendere esperienza ed energia per il benessere proprio e della della comunità.

Corrado Curato, militante “storico” del comitato provinciale Arcigay di Napoli, è stato nominato coordinatore del Gruppo Senior. Al riguardo ha dichiarato che le principali finalità saranno “sconfiggere la solitudine, arginare l’esclusione sociale, abbattere stigma e pregiudizio, recuperare la memoria del movimento e delle esperienze e competenze individuali, offrire progettazione di servizi sociali, tra cui co-housing e condomini solidali e assistenza socio sanitaria”.

Il Gruppo Senior si riunirà ogni martedì pomeriggio, alle ore 18.30, presso la sede di Arcigay Napoli in Vico San Geronimo alle Monache 17.

e-max.it: your social media marketing partner

Probabilmente si tratta di pura coincidenza ma certamente fa riflettere il fatto che Antonio Amoretti, partigiano e presidente provinciale dell’Anpi di Napoli riceverà l’Antinoo d’Oro oggi, alle 18:00, presso la sede del Comitato Arcigay di Napoli. Cioè solo qualche giorno dopo che su L’Espresso online Luigi Mastrodonato ricordasse l’eroismo, troppo spesso dimenticato, dei femminielli partenopei durante le Quattro Giornate che condussero Napoli a liberarsi, in maniera autonoma e prima dell’avvento degli Alleati, dal giogo nazifascista.

L’Antinoo d’oro è il riconoscimento che Arcigay Napoli conferisce, ogni anno, a una personalità che nel corso della vita si è distinta per la difesa e la tutela dei diritti delle persone Lgbti.

Antonio Amoretti, che è l’ultimo partigiano ancora in vita ad aver preso parte a quel capitolo importantissimo della storia italiana, da tempo si prodiga a ricordare l’impegno dei femminielli napoletani che, nei giorni delle lotte e delle barricate a Piazza Carlo III, nel quartiere San Giovanniello, scesero per le strade al fianco dei partigiani, imbracciando le armi e difendendo la città con coraggio e con onore.

È già da alcuni anni, d’altronde, che il Comitato Arcigay Antinoo di Napoli collabora in maniera sinergica e costruttiva con l’Associazione Partigiani Italiana. A tal proposito Antonello Sannino, che, oltre a essere presidente di Arcigay Napoli, è anche membro dell’Anpi, ha dichiarato ai nostri microfoni: “C’è un denominatore comune che assimila la nostra storia, cioè la storia del movimento di liberazione Lgbti, a quella dei partigiani ed è l’assoluta adesione ai valori dell’antifascismo e della libertà. Ed è proprio in virtù di questi valori irrinunciabili e sempre vivi nel nostro percorso di rivendicazione di diritti e affermazione della legalità che siamo fieri di consegnare ad Antonio Amoretti, memoria della nostra Resistenza, l’Antinoo d’oro 2017”.

L’edizione 2016 dell’Antinoo d’oro vide il riconoscimento attribuito a Colombia Barrosse, allora console generale degli Usa a Napoli.

e-max.it: your social media marketing partner

Ancora un episodio di violenza omofobica nel Napoletano a danno di una persona, che fra l'altro vive da mesi l'esperienza dell'abbandono da parte dei familiari. Si tratta del 18enne Francesco, cacciato di casa come il suo compagno Giuseppe e attualmente ospite in casa di Antonello Sannino, che ha denunciato l'accaduto a nome del comitato provinciale di Arcigay.  

Nella giornata d'ieri il giovane, mentre passeggiava per Casoria (Na) con due amici, è stato aggredito e minacciato verbalmente (intorno alle 13.30) da un uomo al volante di una Range Rover. Il motivo? L'osservazione fattagli da Francesco che, urtato dall’auto mentre percorreva una strada piuttosto stretta, lo aveva invitato a usare il clacson in circostanze simili.

L'uomo pochi minuti dopo, mentre era in un bar del paese, avendo visto il 18enne passeggiare nei pressi, avrebbe nuovamente urlato insulti e minacce facendo ricorso allo stesso becero repertorio di offese omofobiche.

In attesa degli sviluppi della denuncia, che il giovane ha immediatamente presentato ai carabinieri di Casoria, il Comitato Arcigay Antinoo di Napoli ha ribadito  con sempre maggiore convinzione l’urgenza di leggi specifiche, anche a carattere regionale, per arrestare l’ormai sempre più evidente e dilagante fenomeno delle aggressioni e delle minacce a sfondo omotransfobico.

e-max.it: your social media marketing partner

Francesco e Giuseppe sono due giovani, rispettivamente di 18 e 20 anni, che, originari del Napoletano, sono stati cacciati di casa perché gay e innamorati l’uno dell’altro. Francesco è stato allontanato dalla madre nel mese di febbraio in quanto «ritenuto un pericolo – come lui stesso ci ha detto – per la sorella più piccola». Giuseppe, invece, ha dovuto lasciare l’abitazione di famiglia dopo che i suoi ne hanno scoperto il fidanzamento. Con tempi e modalità diversa i due hanno trascorso una vita da bohémien alternando soggiorni in casa di amici a notti all’addiaccio.

Situazione, questa, che si è verificata negli ultimi quindici giorni quando privi di soldi e di beni di prima necessità hanno vissuto in strada o in spiaggia. Alla fine Francesco e Giuseppe sono stati soccorsi dal comitato provinciale Arcigay di Napoli. Raggiunto telefonicamente, il presidente Antonello Sannino ha espresso tutto il suo rammarico per l’accaduto e ha affermato di «aver chiesto una possibilità d’allogio presso un’abitazione che, confiscata alla camorra, è stata assegnata nel 2009 a un’associazione Lgbti locale quale casa d’accoglienza per giovani omosessuali. Ma mi è stato risposto che la struttura è inagibile».

Alla vicenda ha mostrato subito grande attenzione il Comune di Napoli che, attraverso la delegata alle Pari Opportunità Simona Marino, sta cercando una soluzione d’alloggio e inserimento lavorativo per Francesco e Giuseppe. È stata proprio la professoressa Marino a offrire delucidazioni al riguardo, dichiarando a Gaynews che «la struttura, confiscata alla camorra e destinata a centro polifunzionale per l’accoglienza di giovani omosessuali e transessuali, è quella assegnata anni fa senza bando dalla giunta Jervolino e riconfermata da quella de Magistris nel 2014 all’associazione I Ken. Si tratta d’un appartamento di poco più di 50 mq, non ancora adibito all’uso prefissato per mancanza di fondi finalizzati alla ristrutturazione.

Per questo ho proposto sia ad Arcigay Napoli sia ad Atn (Associazione transessuale Napoli, ndr) d’individuare un immobile di proprietà del Comune da utilizzare nell’arco di due anni per allogiare persone omosessuali e transessuali in difficoltà. Soluzione temporanea, questa, in attesa che venga presentato un progetto specifico per l’assegnazione d’uno dei beni confiscati alle mafie. Ho a cuore che si trovi quanto prima una degna soluzione abitativa per Francesco e Giuseppe nonché per tanti giovani che, come loro, sono costretti a vivere l’esperienza dell’abbandono familiare a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere».

Gaynews nel frattempo si associa all’impegno di Arcigay Napoli e della delegata comunale alle Pari Opportunità, ricordando anche ai propri lettori e lettrici che è possibile fare una donazione per aiutare i due ragazzi

e-max.it: your social media marketing partner

Uomini volete consumazioni gratis? Vestitevi da gay. Questa l’ultima trovata del ristorante – lounge bar procidano Il Ciracciolo, i cui gestori hanno organizzato dalle 21.00 in poi la serata Miss Gay con l’organizzazione di Butterfly Effect.

Ma che significa abbigliarsi da gay? Raggiunto telefonicamente, uno dei pr di Miss Gay ha spiegato le modalità vestiarie della kermesse: «Il biglietto d'ingresso pari a 15 euro è inclusivo d'una consumazione. Ma chi verrà vestito da gay, cioè da donna, parteciperà all'estrazione finale di premi e avrà altre cue consumazioni in omaggio».

Immediata la reazione di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che in un duro comunicato ha denunciato fermamente il contenuto omofobico dell'iniziativa sull'isola di Procida (Na): «La serata ha il sapore di un orribile balzo culturale indietro di almeno 30 anni in un'Italietta provinciale e volgare, dove ancora oggi l’omosessualità maschile è vista come una diminutio della virilità, come uno sfortunato status sul quale nella migliore, o forse peggiore, delle ipotesi, ironizzare. Ed è proprio qui che invece nasce la più odiosa discriminazione, il seme da cui nasce il bullismo e la violenza di cui sono vittime quotidiane le persone omosessuali».

Sannino ha altresì rilevato come «l’autoironia e la destrutturazione culturale del dualismo maschio/ femmina siano alla base della grande rivoluzione culturale portata avanti dal nostro movimento di liberazione sessuale. Ma qui non riscontriamo né ironia né alcun valore politico attribuibile alla femminilità. La serata Miss Gay del Ciracciolo è solo un insopportabile e volgare affronto alla vita e alla dignità delle persone Lgbti».

e-max.it: your social media marketing partner

Si sussegguono le notizie che la stampa riporta relativamente alla morte di Vincenzo RuggieroProprio in seguito all’intervista pubblicata da Gaynews, in cui l’escort napoletano Francesco Mangiacapra racconta particolari relativi all’omicida, siamo stati contattati da un ragazzo che, preferendo restare anonimo per chiare e comprensibili ragioni di privacy, ha voluto raccontarci altri particolari dell’assassino Guarente.

Ne raccogliamo a telefono il racconto e nella sua voce leggiamo tutto lo sconvolgimento interiore di chi è sgomento per la morte del 25enne di Parete.

Tu conosci bene Ciro Guarente, l’assassino di Vincenzo Ruggiero?

Sì, lo conosco benissimo. Siamo amici da tanti anni e non riesco a credere che abbia potuto fare una cosa del genere: sono sconvolto.

Tu sei al corrente dei rapporti tra la vittima e Ciro? Ce li puoi descivere?

Certo che ne sono al corrente. Tutti ne siamo al corrente tra le persone legate a Ciro. Ciro nutriva un rancore morboso nei confronti di Vincenzo. Ciro era rancoroso perché – secondo lui - Heven dedicava più attenzioni a Vincenzo che a lui. Un paio di anni fa Ciro già aveva aggredito violentemente Vincenzo perché l’aveva trovato a casa di Heven. Insomma, posso dire che sono almeno due anni che Ciro cova questo risentimento assurdo verso Vincenzo ma nessuno avrebbe mai creduto che potesse arrivare a tanto.

Ciro era gelosissimo di Heven. Perfino nei miei riguardi fu aggressivo perché una volta Heven mi volle vedere da solo per confidarmi dei segreti. Una cosa normale tra amici e io sono amico anche di Heven. Ciro si arrabbiò anche con me.

Ma quali erano i rapporti tra Heven e Vincenzo?

Erano grandi amici. Un rapporto d’amicizia solidissimo. Forse Heven all’inizio era anche infatuata di Vincenzo ma tra loro non c’è mai stato nulla. Era davvero una relazione di profondissima e sincera amicizia.

Quali erano, invece, i rapporti tra Ciro e Heven?

Heven mi ha confidato che spesso Ciro era violento anche con lei. Mi ricordo che mi ha detto che Ciro le ha tenuto la testa sotto l’acqua fino a farla svenire, che l’ha minacciata con un coltello, che la picchiava e che l’ha perfino chiusa in un armadio. Ciro non sopportava la presenza di Vincenzo anche se, devo dire, che la relazione tra Ciro e Heven è una relazione “in crisi” da sempre.

Nei giorni in cui si è diffusa la notizia della sparizione di Vincenzo quali sono state le reazioni di Ciro?

Ciro negli ultimi tempi sembrava stravolto, sinceramente.  Sulla sparizione di Vincenzo percepivo che preferiva non soffermarsi troppo. Una volta a un amico che gli chiedeva cosa ne pensasse, Ciro rispose in malo modo che non dovevamo rompere le scatole e che Vincenzo se ne era andato via con qualche uomo pieno di soldi.

Vincenzo aveva sentore di quest’odio nutrito dal Guarente?

Credo di sì. Molti amici gli stavano consigliando di andare via da casa di Heven. Certo nessuno pensava che Ciro arrivasse a compiere un omicidio e in un modo cosi efferato. Ma avevamo paura che in uno scatto d’ira Ciro potesse comunque far male a Vincenzo. Già in passato lo aveva schiaffeggiato e gli aveva dato anche un pugno.

Che reazione hai avuto alla notizia che l’assassino di Vincenzo è il tuo amico Ciro?

Mi sono sentito ferito due volte. La prima perché quello che ha fatto a Vincenzo è assurdo e atroce. La seconda perché questo Ciro non è quello che credevo di conoscere e di cui ero amico. Il Ciro che conoscevo io era un ragazzo disponibile e solare. Aveva tanta voglia di vivere e divertirsi. Non avrei mai creduto che arrivasse a fare certe cose. Ricordo che, tempo fa, andammo tutti e tre, io, Ciro e Vincenzo, a fare delle compere insieme. Non mi sarei mai aspettato un epilogo del genere.

e-max.it: your social media marketing partner

Gentile Direttore,

     Le scrivo a nome mio personale e dell’intera redazione di Gaynews, quotidiano online Lgbti da me fondato nel 1998, in riferimento ai numerosi articoli che Il Mattino ha dedicato alla morte di Vincenzo Ruggiero. Fa piacere constatare l’attenzione e la solerzia con cui i giornalisti di codesta testata hanno seguito e continuano a seguire una vicenda così dolorosa, di cui restano ancora da chiarire numerosi aspetti.

Nello stesso tempo non si può non rilevare con preoccupazione e rammarico la scelta adottata nel titolare i relativi articoli. Si va da “delitto gay” a “delitto a sfondo omosessuale”, dal “giallo del gay ucciso per gelosia” a “uccide un gay e lo butta in mare. «Stava con la mia ragazza trans» fino a “raptus della gelosia, gay ucciso. L’assassino è l’amante di una trans”.

È vero che espressioni similari sono state adottate anche da agenzie di stampa e da altri quotidiani nazionali. Ma, nel caso dell’omicidio d’un ragazzo campano, Il Mattino assurge a un ruolo principale nel servizio d’informazione in quanto storico giornale napoletano.

Ora non è ammissibile che nel 2017 la testata fondata da Scarfoglio e Serao riproduca nella titolatura un lessico scandalistico e discriminatorio degno d’una narrazione giornalistica degli anni ’50 del secolo scorso. Non esiste un delitto gay o a sfondo omosessuale come non esiste un delitto etero o a sfondo eterosessuale, di cui d’altra parte nessun giornale si sognerebbe mai di parlare. Le persone omosessuali e transessuali non possono continuare a essere considerate un mero oggetto per alimentare la morbosa curiosità dei lettori o per ottenere un numero maggiore di click. Né tanto meno è accettabile che si parli genericamente d’un gay e al contempo d’una trans sì da favorire quel clima d’omotransfobia purtroppo ancora imperante. Per di più parlare di “delitto gay” fa passare il messaggio che la vittima in qualche modo se l’è cercata, che è comunque corresponsabile di ciò che è successo con un sottofondo di omofobia nemmeno tanto velato.

Ben diverso e giustissimo è invece ricordare l’appartenenza della vittima alla collettività omosessuale al pari del suo attivismo Lgbti ma mettendone primariamente in luce la sua identità. A essere stato ucciso non è un gay ma Vincenzo Ruggiero, attivista gay. Una scelta lessicale come quella operata da Il Mattino è non solo un’offesa alla memoria del 25enne di Parete ma quasi una seconda uccisione attraverso le parole. Uccisione morale che coinvolge ciascuno e ciascuna di noi, in cui Vincenzo vive e continua a lottare.

Nell’attesa d’un suo riscontro, la salutiamo cordialmente.

 

Franco Grillini, direttore di Gaynews

Francesco Lepore, caporedattore

Redazione

Elisabetta Cannone

Rosario Coco

Claudio Finelli

Alessandro Grieco

Valerio Mezzolani

Alessandro Paesano

Rosario Murdica

Michele Sacco

Marco Tonti

 

e-max.it: your social media marketing partner

Featured Video