Nella splendida cornice di Via Baltea 3 – Laboratori di Barriera, nella periferia più controversa e stimolante di Torino, dal 1° al 3 marzo si è svolta la quarta edizione del Divine Queer Film Festival, la rassegna di cinema internazionale organizzata dall’associazione Taksim, che infrange stereotipi, pregiudizi, tabù e paure sulle persone trans, con diversabilità e migranti, raccontando in modo ironico e positivo le storie di chi, quotidianamente, continua a lottare per cambiare il mondo.

Madrina dell’evento Valérie Taccarelli, storica attivista del Mit – Movimento Identità Trans di Bologna e musa ispiratrice di Alfredo Cohen, tra i primi attivisti del F.U.O.R.I., che a lei dedicò l’omonima canzone.

Dei 450 film e documentari proposti, la direzione artistica, composta da Achille Schiavone, Sandeh Veet e Murat Cinar, ha selezionato 36 film di produzione indipendente provenienti da 22 Paesi, dall’Armenia al Venezuela, dalla Cina alla Turchia passando per l’Iran. Tutti i film sono stati concessi a titolo gratuito.

Il festival, totalmente autofinanziato, si è avvalso della collaborazione gratuita delle figure professionali, del supporto economico della Città di Torino, che ha fornito gli interpreti Lis, della Circoscrizione 6 e delle donazioni di privati attraverso la piattaforma di crowdfunding promossa su Facebook.

Quest’anno, il Divine Queer Film Festival è stato dedicato a un attore che si è saputo distinguere per la sua incredibile capacità di catturare l’attenzione del pubblico: Paolo Poli, omaggiato durante la serata inaugurale dai racconti di Alberto Jona e Daniel Pastorino e dalla voce della cantante Natalie Lithwick.

Poli fu eclettico artista e regista teatrale, famoso per le sue esibizioni en travesti; celebrava il teatro che fluisce oltre i confini classici ispirandosi a grandi e brillanti commedie del passato per comporre i suoi spettacoli. Memorabile l’esibizione a Milleluci, trasmissione in onda sul Programma Nazionale nel 1974, con Mina e Raffaella Carrà, in cui si esibirono scambiandosi gli abiti tipici del genere di appartenenza.

Il Divine ha deciso di celebrare l’artista a partire dalla grafica, che raffigura Paolo Poli con un vestito vittoriano dai colori tipici della bandiera per i diritti delle persone transgender.

Per questa 4° edizione, il Festival non è stato solo cinema, ma anche fotografia. Durante i pomeriggi della rassegna, la fotografa Chiara Dalmaviva ha allestito un set fotografico chiamato Ritratto Divine, immortalando l’essenza queerdivine e beyond queer delle persone partecipanti, che hanno preso parte all’esperimento sfoggiando pose, indumenti e sguardi che sentivano più spontanee. Le fotografie diventeranno parte di una mostra.

Per la rassegna di quest’anno si è voluto dedicare un ricordo a una persona, attivista queer, transfemminista e intersezionale, scomparsa di recente, che ha creduto nel progetto e che ha sempre sostenuto i temi e le rivendicazioni del Festival: Marti. In arte Marti Bas, poeta e volontario, il Divine ha celebrato la sua grandissima vitalità e profondità con la proiezione di due cortometraggi e il party ufficiale chiamato PartyMarti, allestito con i versi più queer delle poesie del suo ultimo libro FrasiDiVersi/RaccontiInVersi.

Al termine della tre giorni sono stati assegnati tre premi ai film in concorso. La giuria, composta da Indrit Aliu, Irene Dionisio, Mara Signori, Monica Affatato e Silvia Nugara, ha premiato due film ex equo: Off Broom, un film olandese del 2018 del regista Roald Zom, racconta la storia di Rein, portiere transgender di una squadra di Quidditch, che ha trovato la forza di autodeterminarsi con il supporto della sua squadra; Sunken Plum, film cinese del 2018 dei registi Xu Xiaoxi e Roberto Canuto, narra la storia di una ragazza transgender alle prese con le relazioni famigliari dopo la morte della madre, in una Cina rurale e complessa.

La menzione speciale della giuria è coincisa con il premio del pubblico, che è andato al film Transit, della regista Mariam El Marakeshy, girato tra la Grecia e la Turchia per raccontare le storie delle persone migranti che hanno rischiato la vita attraversando il mare Egeo per raggiungere l’Europa. Ultimo ma non ultimo, la Direzione artistica ha premiato Khilauna, il cortometraggio indiano del 2018 di Prashant Ingole, che racconta la dolce e delicata storia di un ragazzino musulmano che subisce la fascinazione di Ganesh, la divinità induista, in uno scontro tra culture religiose e la delicatezza poetica della fanciullezza.

I premi sono stati realizzati dalle ragazze e i ragazzi del progetto Artemista, rivolto a persone disabili dichiarate non idonee a una collocazione lavorativa nell’odierno mercato del lavoro. Durante la cerimonia di chiusura, la madrina Valérie Taccarelli ha consegnato i premi ai registi presenti in sala e ha ricordato i moti di Stonewall a cinquant’anni da quella fatidica notte che cambiò la percezione delle persone Lgbtqi+, prima di lasciare spazio all’esibizione di Atma Lucia Casoni, prima persona transgender a praticare la danza dei dervishi roteanti, solitamente riservata a persone di genere maschile.

Il Festival è stato patrocinato dalla Regione Piemonte, dalla Città Metropolitana, dalla Città di Torino, dalla Circoscrizione 6 e daAmnesty International.

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Il 28 aprile 2019 è una data importante per il Lovers Film Festival - Torino Lgbtqi Visions: durante la serata finale della rassegna verrà svelato il nome del nuovo direttore o della nuova direttrice. Il Museo Nazionale del Cinema, infatti, ha avviato la procedura per la selezione del nuovo vertice artistico di quello che è il più antico festival sui temi Lgbtqi d’Europa e terzo nel mondo. 

Nel 2019 conclude il suo mandato triennale Irene Dionisio che dal 2017 - con la consulenza artistica di Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai della rassegna - dirige il festival. Festival che, quest’anno, si volgerà dal 24 al 28 aprile a Torino presso la Multisala Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema.

La selezione del nuovo direttore artistico sarà affidata a una commissione di selezione - composta da Giaime Alonge, Alessandro Battaglia, Ricke Merighi, Roberto Piana e Bruna Ponti - che avrà il compito di presentare tre nomi al comitato di gestione del Museo, al quale, spetterà la decisione finale. La call, che scadrà il 25 marzo 2019, è pubblicata sul sito internet di Lovers.

Molto soddisfatta ed emozionata Irene Dionisio, che dichiara: “Sono molto felice di aver condotto alla fine il mio mandato triennale con il massimo senso di responsabilità possibile per un Festival di tale importanza. Ho lavorato nella mia direzione artistica sulle tematiche Lgbtqi nel solco delle tradizione trentennale del Festival con una particolare attenzione al femminile, ai linguaggi innovativi, alla ricerca e alla dialettica queer.

Sono stati anni intensi e di transizione, pieni di sfide e soddisfazioni e sono molto orgogliosa di poter stringere a breve la mano al prossimo direttore o direttrice per un sereno e condiviso passaggio di consegne che garantisca una progettualità ricca e costruttiva attorno ad uno dei più antichi Festival Lgbtqi internazionali. Ringrazio con grande affetto e stima il mio team di lavoro, professionale, partecipe ed appassionato, la comunità Lgbt per il ricco scambio reciproco e il Museo del Cinema per la fiducia accordatami in questi tre anni. Arrivederci alla 34esima edizione dal 24 al 28 Aprile 2019 al Cinema Massimo. Vi aspettiamo a braccia aperte".

Il presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino Sergio Toffetti commenta così il passaggio: “Il Museo del Cinema da ormai 15 anni organizza il festival, portando avanti il progetto iniziato da Ottavio Mai e Giovanni Minerba. Lovers è oggi un punto di riferimento irrinunciabile, sia per il panorama cinematografico internazionale, sia per la costruzione di una società sempre più attenta ai diritti delle persone. Un risultato raggiunto anche grazie all’impegno di Irene Dionisio, che dirige il festival dal 2017 ed è ora all’opera per realizzare un’edizione 2019 che, come sempre, farà divertire, discutere, pensare, sognare.

Il Museo del Cinema ringrazia dunque Irene per questi tre anni di percorso comune e le fa i migliori auguri per il suo lavoro di cineasta, nella certezza che si tratti di un arrivederci. Un ringraziamento va anche a Giovanni Minerba che continua a prestare la sua opera per la riuscita del festival”.

L’appuntamento è ora a Torino dal 24 al 28 Aprile 2019 al Cinema Massimo.

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L’uscita di Boy Erased nelle sale cinematografiche brasiliane era programmata tra gennaio e febbraio. Ma l’Universal Pictures ha fatto marcia indietro, adducendo motivazioni d’ordine finanziario.

Motivazioni che, date tardivamente rispetto all’annunciata decisione, non hanno placato le polemiche in Brasile soprattutto tra attivisti e attiviste Lgbti, che avevano subito pensato a ragioni politiche a poche settimane dall'elezione di Bolsonaro.

«Direi anche che è una decisione un po’ irresponsabile – così Leandro Ramos, attivista e direttore dei programmi per All Out, alla Thomson Reuters Foundation – soprattutto in in un Paese come il Brasile, dove le terapie di conversione sono ancora così diffuse e costituiscono un enorme problema, e in un momento in cui è in carica un'amministrazione apertamente anti-Lgbti».

Basato sul libro autobiografico di Garrard Conley, Boy Erased racconta il dramma del 19enne Jared, figlio di un pastore battista dell’Arkansas, costretto dai familiari a sottoporsi a terapia di conversione dopo aver fatto coming out. E sono stati proprio i produttori di Boy Erased a dirsi delusi della decisione della Universal Pictures, rilevando come molte persone in Brasile sperassero che il film potesse contribuire a far luce sulla pratica screditata.

La terapia di conversione o riorientamento sessuale è stata infatti proibita dal Consiglio federale di Psicologia del Brasile (Cfp) nel 1999. Ma nel settembre 2017 un giudice federale ha annullato il divieto e, sebbene la Cfp abbia ribadito la propria condanna, i sostenitori della pratica continuano a proliferare .

«Ci sono psicologi e terapisti in tutto il paese che offrono ancora questo tipo di servizio - ha dichirarato Ramos -. Dato importante, ma piuttosto sottostimato, è il numero elevato di persone, che si sottopongono a tale pratica senza dirlo».

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Il 34° Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions, diretto da Irene Dionisio, si terrà dal 24 al 28 aprile 2019 a Torino nella cornice tradizionale del Cinema Massimo, la storica multisala del Museo Nazionale del Cinema.

L’attesa è molta e intanto è in partenza un tour in Italia per i "nuovi diritti" che nasce dalla collaborazione fra Cgil Nuovi Diritti e il Lovers Film Festival, la rassegna a tematica Lgbtqi più antica d’Europa, e fra le più importanti a livello mondiale, nata nel 1986 su iniziativa di Ottavio Mai e Giovanni Minerba, oggi prezioso consulente alla direzione artistica.

Il tour vuole al contempo diffondere sul territorio nazionale le date del festival ed essere uno strumento di lotta - attraverso il cinema e le arti performative - per la rivendicazione dei diritti e per il contrasto dell’omotransfobia.

Lovers Tour porterà il cortometraggio Odio il rosa, realizzato da Margherita Ferri dopo l'esordio nel lungometraggio per Biennale College a Venezia 2018, il 18 gennaio 2019 al Cinelab del Cineporto di Lecce (ore 21.30, via Vecchia Frigole 36); il 20 Gennaio 2019 alla Cineteca Sarda di Cagliari (ore 18.00, Viale Trieste 118) e il 16 Febbraio 2019 allo Sparwasser di Roma (ore 21.30, via del Pigneto 215).

Il corto introduce Watch Without Prejudice vol. 1, video tributo a George Michael, curato dal music teller Federico Sacchi, a vent’anni dal coming out di George Michael e l’intento è quello di omaggiare il cantante inglese recentemente scomparso, con un’esperienza d’ascolto in equilibrio fra lo storytelling, la musica, il teatro, il video e le nuove tecnologie. 

L'Ufficio Nuovi Diritti segue, in Cgil, le tematiche della laicità dello Stato e dell'autodeterminazione della persona e il contrasto alla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere e, per questo, la collaborazione con Lovers e questo tour sono sembrati un solco già tracciato da trasformare in un vero e proprio percorso, come afferma Patrizio Onori, responsabile dell’Ufficio Nuovi Diritti di Asti. 

«La Cgil, attraverso il settore Nuovi Diritti, - così Onori è ormai da anni schierata in campo per la difesa della laicità dello Stato ed è proprio in questo solco, e visto anche il contesto politico attuale, che riteniamo basilare alimentare la promozione dei diritti della comunità Lgbtqi italiana. È da questa consapevolezza che, con Irene Dionisio, abbiamo pensato a questo tour. Un evento che, attraverso forme di comunicazione coinvolgenti quali il cinema e la musica, vuole contribuire alla costruzione di un cultura aperta e inclusiva».

Anche Irene Dionisio, giovane cineasta e direttrice di Lovers, afferma soddisfatta: «La necessità evidente di una diffusione massima del tema dei nuovi diritti Lgbtqi ci ha spinto - come festival - a voler organizzare un tour nazionale, prima della 34° edizione che si svolgerà a Torino, per portare la formula Lovers in tutta Italia. Le possibilità rappresentative e creative del cinema e delle performing arts pensiamo siano fondamentali a sensibilizzare su questi temi e a renderli il più possibile fruibili e universali».

Il tour è finanziato da Cgil Nuovi Diritti in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e il Lovers Film Festival e con il partneriato di Cinelab del Cineporto di Lecce, Sparwasser - Roma, Società Umanitaria - Cineteca Sarda - C.S.C.

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Sono stati Green Book e Bohemian Rhapsody ad aggiudicarsi, il 7 gennaio, i premi più ambiti della 76esima edizione dei Golden Globe. Istituito dall'Hollywood Foreign Press Association, il premio riunisce i giornalisti stranieri a Hollywood.  

Incentrato sull'amicizia tra un pianista afroamericano e un buttafuori bianco negli anni ’60 del secolo scorso, la pellicola di Peter Farrelly ha vinto come migliore film commedia o musicale e migliore sceneggiatura. Mahershala Ali, che ha interpretato il pianista Don Shirley, è stato premiato come miglior attore non protagonista.

Il biopic di Bryan Singer, dedicato alla vita di Freddie Mercury e alla carriera dei Queen, si è invece aggiudicato il riconoscimento di migliore film drammatico. Ma prima che ai Golden Globe Bohemian Rhapsody è stato premiato dagli spettatori al box office. Uscito negli Usa il 2 novembre scorso, ha incassato nel mondo 750 milioni di dollari; in Italia, dove è arrivato nelle sale il 29 novembre, è stato il film che ha realizzato il miglior incasso nell'intero 2018: a oggi è arrivato a 23 milioni e 660mila euro

A Rami Malek, che ha interpretato lo storico frontman della band britannica, è andato poi il Golden Globe come miglior attore in un film drammatico.

Dopo aver abbracciato Brian May e Roger Taylor, rispettivamente chitarrista e batterista dei Queen, Rami Malek è salito sul palco visibilmente emozionato ed è riuscito a emozionare anche il pubblico durante il discorso di ringraziamento.

«Wow! Wow! Oh, mio Dio. Sono più che commosso. Più che commosso. Il mio cuore – ha esordito Malek – mi sta schizzando fuori dal petto in questo momento. È un profondo onore ricevere questo premio e trovarmi tra attori così straordinari. Mi sento privilegiato d’essere annoverato tra di voi, davvero, e di essere nella sala insieme con tutti voi. Grazie».

Un grazie rivolto, innanzitutto, «all'Hollywood Foreign Press Association per questo incredibile riconoscimento. Devo ringraziare tutti quelli che hanno lavorato instancabilmente per far sì che questo film è ciò che è e in questo processo mi hanno fatto sentire parte di una grande famiglia. Questo insieme di attori. E ovunque voi vi troviate ora a festeggiare sappiate che vi raggiungerò a breve e vi salterò addosso, ragazzi!».

Quindi il suo pensiero è andato ai produttori «Graham King e Denis O’ Sullivan: avete lavorato più di un decennio per far sì che questa storia fosse raccontata. Grazie, uomini, Grazie. Grazie alla 20th Century Fox, alla New Regency: avete creduto in noi quando erano in pochi a farlo e lo apprezzo davvero tanto. Devo ringraziare la mia mamma, la mia famiglia. Devo ringraziare Doug Luchterhand, Cynthia Pett, Annabel Gualazzi, Ben Curtis, Melissa Martins, Michelle Margolis per tutto questo».

Ma è stato al termine del discorso che Malek ha autenticamente galvanizzato e commosso la platea.

«E, ovviamente, grazie ai Queen – ha detto -. A te, Brian May. A te, Roger Taylor: per assicurarvi che l’autenticità e l’inclusività esistono nella musica, nel mondo e in tutti noi.

Grazie a te, Freddie Mercury, per avermi regalato la gioia di una vita. Ti amo, uomo bellissimo. Questo è per te ed è merito tuo, meraviglia».

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Si è svolta, il 20 dicembre, al Cinema Odissea di Cagliari l’anteprima ufficiale del nuova pellicola di Giovanni (Jo) Coda Mark’s Diary per l’organizzazione di Sardegna Film Commission. Presenti all’evento, oltre al cast al completo, Giovanni Minerba, presidente del Lovers Film Festival di Torino, e Rosario Murdica, collaboratore di Gaynews.

È stata una serata all’insegna dell’arte, del cinema, della poesia e della visibilità di ciò che si vuole invisibile.

Mark’s Diary nasce dall’impellente esigenza di giustizia che ha nel cuore e nella “testa dura” l’uomo (prima ancora che regista) Jo Coda. Sempre in prima fila per i riconoscimenti dei diritti e contro ogni forma di discriminazione dei soggetti più deboli come ha dimostrato con Il rosa Nudo sui campi di sterminio per le persone omosessuali, Bullied to death sul bullismo omofobico e, successivamente, Xavier dedicato al poliziotto ucciso durante l’attentato agli Champs-Élysées.  

Con questo nuovo film Jo non manda a riposare né il cuore né la testa e racconta, con la sua solita delicatezza poetica, come l’amore non abbia confini e debba essere un diritto di tutti. Anche delle persone con disabilità.

Il film è ispirato al romanzo LoveAbility di Maximiliano Ulivieri che tratta dell’aspetto sessuale nella vita delle persone con disabilità. Jo, a cui piace usare il cinema come strumento per raccontare tematiche sociali, superando ogni sorta di tabù e discriminazione, ha saputo coniugare, ancora una volta, ogni aspetto, politico, sociale e artistico per regalarci un lungo “pianosequenza” di poesia. 

I protagonisti Maximiliano Ulivieri e Giacomo Curti, insieme al regista, al suo aiuto Marco Oppo, a tutti gli altri attori, ci hanno dimostrato come la sessualità e l’uso dei corpi siano un modo rivoluzionario e necessario per realizzare una politica della libertà. Una poltica perché ha nessuno sia negata la sessualità e la felicità.

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Avrebbe dovuto condurre, il 24 febbraio, la magica notte degli Oscar a Hollywood. Ma l’annunciato incarico è durato meno di due giorni.

Dopo che l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha infatti diffuso, martedì, la nomina di Kevin Hart a presentatore della 91° edizione degli Academy Award, sono stati diffusi alcuni tweet omofobi lanciati, tra il 2009 e 2011, dall’attore afroamericano.

Benché col montare della polemica Hart avesse prontamente cancellato i tweet incriminati, gli screenshot degli stessi sono subito circolati in rete. In uno di essi l'attore aveva scritto: «Se mio figlio, tornando a casa, provasse a giocare con la casa delle bambole delle mie figlie, gli spaccherei la testa e gli direi: Smettila. È roba da gay».

Ma non solo. Nel 2010, durante lo special Seriously Funny, dichiarò: «Una delle mie più grandi paure è che mio figlio, crescendo, sia gay. Non sono omofobo. Non ho niente contro le persone gay: facciano quello che vogliono. Ma, essendo un maschio eterosessuale, se posso impedire a mio figlio di essere gay, lo farò».

Ieri il Glaad (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation) aveva pubblicamente annunciato d'aver contattato l'emittente Abc, i vertici dell'Academy e il management di Hart per affrontare il tema delle dichiarazioni omofobe.

E così, al termine d'una giornata di polemiche arroventate, il comico ha rinunciato, dopo la mezzanotte di oggi, alla presentazione della notte degli Oscar 2019. E l’ha fatto proprio via Twitter.

«Ho deciso di rinunciare a presentare gli Oscar di quest'anno – ha così cinguettato –, perché non voglio essere una distrazione in una notte che dovrebbe essere celebrata da molti artisti sorprendenti e di talento. Mi scuso sinceramente con la comunità Lgbtq per i miei contenuti insensibili del passato».

In un successivo tweet Hart ha aggiunto: «Mi dispiace aver ferito le persone: sto cambiando e voglio continuare a farlo. Il mio obiettivo è di unire le persone e non dividerle. Tanto amore e gratitudine per l'Accademia. Spero che ci incontreremo di nuovo».

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È morto stamani nella sua casa romana in via della Lungara Bernardo Bertolucci. Regista, sceneggiatore, produttore, il maestro parmense della settima arte aveva 77 anni.

Gaynews vuole ricordarlo attraverso le parole commosse di Giovanni Minerba, cofondatore del Torino Gay & Lesbian Film Festival (oggi noto come Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions) e presidente della prestigiosa rassegna cinematografica.

Un breve incontro, l’ultimo, fu quello di qualche mese fa a Torino. Giusto il tempo per ringraziarti per quello che, con la solita saggezza, avevi detto durante l’incontro pubblico al Salone del libro e al Museo del Cinema con l’amico comune Luca Guadagnino. Ma soprattutto ringraziarti per il cinema che ci hai regalato

«Meditare è una delle esperienze più fantastiche dell’esistenza»: furono le tue ultime parole in quella occasione. Adesso te ne sei andato, lasciando un segno che resterà indelebile.

I tuoi capolavori da Il conformistaNovecento, Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha fino a L'ultimo imperatore nessuno potrà mai dimenticarli. 

Il nostro primo “incontro” per me avvenne già con La commare secca: il tuo primo film. Forse perché arrivava da un’idea di Pier Paolo Pasolini, dal tuo vivere con lui, dalla tua prima rivoluzione o semplicemente perché era un bel film, che negli anni a venire riproposi in una delle retrospettive del TGLFF. 

Poi ci innamorammo di Partner, il tuo ’68, tanto che un po’ di anni dopo con Ottavio Mai decidemmo di dare lo stesso titolo a quello che fu il nostro ultimo film girato insieme: non si trattava del nostro ’68, ma poteva anche esserlo, perchè era parte della nostra vita, purtroppo anche della nostra rivoluzione.

Ciao Bernardo, ultimo grande Maestro!

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Un’inaugurazione burrascosa, mercoledì sera, quella del festival Бок о Бок (Side by Side) che, in programma a San Pietroburgo fino al 1° novembre e giunto alla 10° edizione (con 27 film e documentari in programma), è la prima rassegna cinematografica a tematica Lgbti in Russia

Il deputato Vitaly Valentinovich Milonov, noto quale sostenitore di istanze violemente omofobe e, soprattutto, quale redattore della controversa legge sulla “propaganda omosessuale”, ha cercato di bloccare l’ingresso al Cinema Loft Moscow (dove era prevista alle 19:00 la cerimonia di apertura) e ha quindi chiamato la polizia.

A renderlo noto gli organizzatori della kermesse con un post su Vkontakte, il social network più diffuso in Russia, Ucraina e Bielorussa.

«Vitaly Milonov – si legge – è arrivato poco prima l'apertura del festival. Quando il suo tentativo di bloccare l'ingresso al cinema è fallito, ha chiamato la polizia adducendo accuse calunniose».

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Ciò ha comportato un’ispezione delle forze dell’ordine che, protrattasi per ore, ha fatto slittare gli eventi in cartellone. Ma ieri la rassegna s’è potuta svolgere secondo il programma.

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Al via ieri sera a Bologna la 16° edizione del Gender Bender Festival che, prodotto dal Cassero Lgbt Center, è quest’anno intitolato Cromocosmi. Più di 100 appuntamenti all’insegna della danza, del teatro, del cinema, di laboratori e dibattiti per esplorare, fino al 3 novembre, i molteplici universi del corpo, delle differenze, del genere e dell’orientamento sessuale.  

Nella sezione Danza sono da evidenziare Ignite (25-26 ottobre) di Shailesh Bahoran, versatile coreografo e breakdancer, vincitore nel 2017 del Prize of the Dutch Dance Days Maastricht; Warriors foot del coreografo brasiliano (ma residente nei Paesi Bassi) Guilherme Miotto in prima nazionale il 31 ottobre; AL13FB<3 (31 ottobre – 1° novembre) del performer Fernando Belfiore, anche lui brasiliano ma da anni di casa a Amsterdam; l’immaginifico Filles e Soie (2-3 novembre) dell’attrice, regista teatrale,  marionettista francese Séverine Coulon in prima nazionale il 2 novembre; l’opera satirica per cinque danzatori Le roi de la piste (26-27 ottobre) di Thomas Lebrun, fondatore della Compagnia Illico.

Per la sezione Teatro Alessandro Berti interpreterà, il 29 e il 30 ottobre, le sue Bugie bianche. Capitolo primo: Black Dick, concentrandosi sullo sguardo del maschio bianco sul maschio nero (e in particolare sul suo corpo) e chiedendosi quale rapporto ci sia tra l’oppressione storica del bianco sul nero e la percezione di un’oppressione intima, privata, sessuale, che il bianco sente di subire nel confrontarsi con il nero.

La sezione Cinema prevede, fra l’altro, le proiezioni di Somos tr3s (in prima nazionale il 31 ottobre) dell’argentino Marcelo Briem Stamm; Tinta Bruta (31 ottobre) dei registi brasiliani Marcio Reolon e Filipe Matzenbacher; Diane a les épaules (26 ottobre), commedia irriverente di Fabrice Gorgeart, che affronta con intelligenza il tema della gestazione per altri. 

La presenza di autori e autrici internazionali caratterizzerà la sezione Incontri a partire da quella di Garrard Conley che, il 27 ottobre, a partire dal memoir autobiografico Boy erased – Vite cancellate (da cui è stato tratto l’omonino film con Nicole Kidman e Russell Crowe), parlerà di cosa significhi subire e sopravvivere alle terapie riparative. Da segnalare poi il dibattito (28 ottobre) con la giornalista transgender Juno Dawson, autrice del divertente e dissacrante Questo libro è gay.

Il 29 ottobre è infine previsto il convegno Queer visual culture che, curato da Fruit Exhibition in collaborazione col Master Europeo in studi di genere e delle donne GEMMA dell’Università di Bologna,  vedrà la partecipazione di esperti di pubblicazioni nonché di linguaggio visuale queer e di genere dal calibro di Tori West, Matthew Holroyd, Jacopo Benassi, Erin Reznick e Mike Feswick.

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