Oggi Virginio Merola, sindaco di Bologna, sottoscrivendo l’atto di nascita di un bambino nato negli scorsi giorni nel capoluogo emiliano all’interno di una coppia di due donne, ha firmato una pagina di civiltà nella storia della città e dell'intero Paese.

È il secondo caso d’iscrizione anagrafica dopo quella del figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni effettuata dalla sindaca Chiara Appendino. La prima cittadina di Torino, che ha trascritto lo stesso giorno gli atti di nascita esteri di figli di coppie omogenitoriali, ha avuto il merito d’aver inaugurato un’inarrestabile primavera arcobaleno dei sindaci italiani.

Da Gabicce Mare a Catania, da Roma a Grosseto, da Alfonsine a Crema gli amministratori locali stanno mostrando una sensibilità maggiore rispetto a tanti parlamentari cattodem e fascioleghisti, che nella scorsa legislatura hanno voluto lo stralcio dell’art. 5 sulla stepchild adoption. Col riconoscimento di entrambe le mamme o di entrambi i papà all’atto di nascita dei bambini si va giustamente ben al di là dell’adozione del configlio nell’ottica del riconoscimento della piena cogenitorialità della coppia

Riconoscimento che, pienamente in linea con i principi creati dalla Corte Costituzionale e con le varie sentenze dei giudici, si vorrebbe invece far passare quale frutto di «un pensiero unico relativista». Pensiero che, secondo l’interrogazione parlamentare presentata nella seduta del 7 maggio dalle deputate leghiste Saltamartini, De Angelis e Gerardi, «aggredisce l'istituzione famiglia e trova sostegno in iniziative legislative e amministrative ad avviso degli interroganti assurde» quali, guarda caso, «la registrazione all'anagrafe di bambini nati in Italia o all'estero come figli di coppie omosessuali (legittimando di fatto anche la disumana pratica della maternità surrogata, vietata in Italia dalla legge 19 febbraio 2004, n. 40)». Il tutto ovviamente sempre appaiato all’ormai ridicolo spauracchio del «tentativo di introdurre nei programmi scolastici l'insegnamento fondato sulla teoria del gender».

Parole che dimostrano quanto siano culturalmente arretrati non pochi dei nostri parlamentari rispetto anche ai loro omologhi greci che oggi, sulla spinta del monito del primo ministro Alexis Tsipras, hanno approvato un provvedimento sulle adozioni di minori anche da parte di coppie di persone dello stesso sesso

A due giorni dal secondo anniversario dell'approvazione della legge Cirinnà  - secondo i dati pubblicati in esclusiva dall'Huffington Post Bologna è al quarto posto per numero di celebrazione delle unioni civili –, il capoluogo emiliano si conferma tra le città più aperte in Italia e con una comunità Lgbti tra le più numerose.

Ciò è per me ragione di orgoglio: la battaglia ultratrentennale, che abbiamo condotto proprio a partire da Bologna, ha infatti cambiato in modo permanente in Italia l'idea di famiglia. Adesso si pronuncia finalmente col termine plurale e inclusivi di "famiglie".

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«Le bellissime parole della Sindaca di Crema: siano di guida ad ogni interprete del diritto della Repubblica italiana».

Con queste parole l'avvocato trentino Alexander Schuster - alla cui professionalità congiuntamente all'impegno di Famiglie Arcobaleno va riconosciuto il merito d'aver contribuito al raggiungimento delle ripetute registrazioni anagrafiche di bambini quali figli di coppie omogenitoriali - ha introdotto il comunicato stampa del Comune della Bassa Padana sul riconoscimento della doppia genitorialità in riferimento a una locale coppia di papà di due fratellini nati oltreceano con la gpa.

Il testo, appena diffuso e rilanciato su twitter, recita: «Con un atto di trascrizione svolto dall’Ufficio Anagrafe e firmato come Ufficiale di Stato Civile dal sindaco Stefania Bonaldi, il Comune di Crema ha riconosciuti due padri – e non uno soltanto - a due fratellini nati oltreoceano. Dopo i casi di Torino e Gabicce, Crema segue una tendenza a colmare l’attuale vuoto legislativo con un atto sul proprio registro dei nati. A fronte di un parere negativo degli uffici stante la carenza normativa, il sindaco ha deciso di riconoscere la doppia genitorialità.

“Lo spirito che ci ha orientati a questo atto, anche sulla scorta di recenti, analoghi provvedimenti di altri colleghi Sindaci”, commenta Stefania Bonaldi, “è proprio quello di ‘Accogliere la vita, accogliere qualsiasi vita’, attribuendo ad essa tutta la dignità necessaria perché si dispieghi a cominciare dal suo riconoscimento giuridico, che non è tutto, ma senz’altro rappresenta una bella partenza”.

L’atto firmato oggi è una trascrizione che recepisce una sentenza straniera di co-genitorialità a seguito della quale si rettifica l’atto di nascita già depositato aggiungendo là dov’era scritto “madre/genitore” il nome del secondo genitore. Essendo residenti attualmente in altro Comune è stata fatta comunicazione per l’aggiornamento della scheda anagrafica.

“La vita appartiene a tutti, non solo a chi vorrebbe normarne le strade di accesso”, conclude il sindaco. “Non possiamo fermarla se arriva da un legame d’amore, ma non possiamo nemmeno decidere che un legame d’amore deve somigliare a ciò che rappresenta per alcuni, fossero anche la maggioranza. Il nostro Paese ha ormai imboccato la strada dei diritti, sta imparando ad accogliere il nuovo, a dare un posto dignitoso a quanto sopravviene. In un momento in cui le categorie del passato non riescono più a contenere le forme in cui l’amore, i legami e i loro frutti si manifestano, anche a Crema abbiamo deciso di aprire le porte, riconoscendo il primato assoluto della vita e le intenzioni di chi chiede ai legami che la sostengono una legittimazione anche giuridica».

Esprimendo compiacimento su Facebook per quanto verificatosi sempre in mattinata a Bologna, dove il sindaco Virginio Merola ha iscritto all'anagrafe un bambino nato nel capoluogo emiliano quale figlio di due mamme, Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha fatto riferimento nel medesimo post al caso di Crema:  «Molti altri Comuni, invece, procedono con le trascrizioni di certificati esteri. L'ultimo in ordine di tempo è oggi Crema.

I sindaci sono il volto della politica attenta ai bisogni della gente e speriamo che questa ondata spinga il Parlamento a legiferare in modo che tutti i comuni di Italia agiscano riconoscendo uguali diritti a tutti i bambini e le bambine di questo Paese».

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Con un comunicato ufficiale, pubblicato sul sito del Comune di Bologna, è stato reso noto che il sindaco Virgino Merola «ha firmato l’atto di nascita di un bimbo nato a Bologna nei giorni scorsi all’interno di una coppia omogenitoriale. Il Sindaco ha sottoscritto nell’atto di nascita il riconoscimento da parte della madre biologica e della co-genitrice

“Sono sempre stato convinto che allargare i diritti serva per tutti – ha detto il Sindaco – per questo ho firmato questo atto di nascita come stanno facendo altri sindaci in Italia. Proprio perché, come sindaci, ci occupiamo della vita delle persone, ci è più chiara l'urgenza di aumentare i diritti in presenza di un vuoto normativo”. 

"Sono molto orgogliosa di essere assessora per i diritti Lgbtqi nella giunta di un sindaco che non si tira mai indietro di fronte alle scelte di civiltà – ha aggiunto l’assessora Susanna Zaccaria - così si tutelano davvero i diritti delle persone».

Su Fb il sindaco ha poi scritto intorno alle 16:25: «Oggi ho firmato l'atto di nascita di un bimbo con due mamme. Assieme all'assessora Susanna Zaccaria condividiamo l'idea che allargare i diritti sia utile per tutti.  Altri sindaci, a partire da Chiara Appendino, hanno fatto la stessa cosa e personalmente spero che il numero aumenti».

Gli ha fatto subito eco l'assessora alle Pari Opportunità e ai Diritti Lgbt Susanna Zaccaria. «Anche oggi un'esperienza molto emozionante - si legge nell'ultimo post comparso sulla sua pagina Fb -. È un privilegio essere presente in occasioni come questa e assistere a eventi così felici per la vita delle persone».

Viva soddisfazione ha espresso Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha scritto a sua volta su Facebook: «La scelta del sindaco di Bologna, che ringraziamo, di seguire la strada tracciata da Torino è una ulteriore dimostrazione del fatto che quella di Chiara Appendino non era una forzatura, ma una scelta dovuta sulla base di una corretta interpretazione delle leggi e delle sentenze in materia.

Ora siamo impegnati, con i nostri soci, perché altri Comuni ancora si aggiungano. Bologna e Torino sono gli unici Comuni, al momento, che hanno emesso certificati di nascita con due madri per bimbi nati in Italia».

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Teatro di scontri sanguinosi tra l’inverno del 1944 e la primavera del 1945 tanto da essere successivamente insignito della medaglia d’argento al Valore militare per la Guerra di Liberazione, Alfonsine è un piccolo centro (poco più di 11.000 abitanti) del Ravennate e componente dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna.

Dal 2009 ne è sindaco (attulamente al secondo mandato) Mauro Venturi del Pd. E proprio presso il locale Ufficio Anagrafe è stato trascritto l’atto di nascita d’una bimba venuta alla luce in Spagna il 20 aprile e registrata quale figlia di due donne.

Le due mamme, di 28 e 31 anni, hanno dichiarato a Famiglie Arcobaleno: «Avevamo paura che, trattandosi di un piccolo Comune, potessero esserci dei problemi. Invece, dopo che con l'aiuto di un avvocato abbiamo portato a conoscenza degli uffici tutte le sentenze e le decisioni precedenti che rendono possibile questo passo, non ci sono stati problemi e anzi siamo state accolte a braccia aperte. Ringraziamo soprattutto il sindaco, Mauro Venturi, che ha voluto trascrivere l'atto di nascita personalmente».

La notizia dell’avvenuta trascrizione con l’indicazione d’entrambe le mamme è stata data da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che in un comunicato ha dichiarato: «Sempre più sindaci decidono responsabilmente di iscrivere nei registri dell'anagrafe la realtà delle famiglie Arcobaleno dando sicurezza e diritti ai nostri figli e alle nostre figlie.

Dai Comuni più piccoli a quelli più grandi arriva una ondata di civiltà che il Parlamento non può più permettersi di ignorare. Noi dal canto nostro continueremo la nostra battaglia a fianco di tutti coloro che hanno a cuore il benessere di tutti i bambini e le bambine che vivono in questo paese».

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Si celebra oggi in alcune città italiane l’International Family Equality Day, promosso da Nelfa (Network of European Lgbti Families Associations) in ben 36 Paesi. In tale occasione Famiglie Arcobaleno organizza da dieci anni la Festa delle Famiglie all’insegna dell’inclusione e della condivisione a 360 gradi.

Per sapere di più sulle origini di tale evento, sul cammino percorso in questi anni dalle coppie omogenitoriali e sulle prospettive future, Gaynews ha intervistato Giuseppina La Delfa, fondatrice ed ex presidente di Famiglie Arcobaleno.

Decima edizione della Festa delle Famiglie. Quanto è cambiata rispetto agli inizi?

La Festa delle Famiglie in Italia l’abbiamo iniziata nel 2009: volevamo fare qualcosa di diverso dal Pride. Volevamo essenzialmente incontrare le persone e stare insieme a loro in una giornata di festa. Oggi si è sviluppata in tutta Europa e anche in altre parti del mondo. Trovo questa manifestazione una evento bellissimo che, in qualunque luogo si realizzi, dà visibilità alle nostre famiglie.

Sono passati oltre dieci anni da quando insieme ad altri hai fondato Famiglie Arcobaleno. Cosa a tuo parere la caratterizza oggi di più rispetto a ieri?

Oggi, quello che abbiamo in più per l’Italia è sicuramente notevole di quanto solo ieri una lesbica o un gay potevano immaginare. Vivere ad esempio in coppia anche con dei figli per un futuro insieme. Quando abbiamo iniziato eravamo solo dei pionieri e abbiamo costruito molto. Ma ci sono voluti anni perché questo diventasse qualcosa di concreto. Non è la norma ma per me è comunque un risultato perché offre a molti la possibilità di scegliere la vita che si vuole realizzare.

Come Famiglie Arcobaleno abbiamo acquisito più forza, perché siamo più numerosi e meglio organizzati. Abbiamo sviluppato delle strategie condivise, ci sono sempre più persone pronte a mettersi in gioco e, dunque, più testimonianze, più storie raccontate apertamente, più presenza sul territorio. E tutto questo crea una rete ricca e incisiva.

Quale pensi sia il vero valore aggiunto delle famiglie arcobaleno in una società eteronormata?

Credo che il loro valore aggiunto sia proprio quello di far mutare ciò che tutti danno per scontato. O almeno davano per scontato fino a pochi anni fa, perché fortunatamente le cose cambiano. Ogni uomo e ogni donna, si diceva, hanno un ruolo da ricoprire basato su una presunta naturalità: alla donna compiti di cura e all’uomo quello del lavoro.

Il fatto che due persone dello stesso sesso crescano dei figli e lo faccianoo benissimo –  comunque non peggio delle coppie eterosessuali – dimostra semplicemente che tutti questi ruoli prestabiliti sono solo il prodotto di una cultura eteronormata. E sappiamo che esprimono una società tipicamente patriarcale Ovviamente questi ruoli non si modificheranno presto. Ma avremo sempre più persone con capacità, ruoli e abilità che cresceranno liberi da tali ruoli e stereotipi di genere.

Dopo le ultime elezioni quali sono a tuo parere i pericoli maggiori per le persone Lgbt e, in particolare, per le famiglie arcobaleno?

Se non erro, abbiamo da subito sentito proferire minacce da parte del centrodestra, la coalizione vincente così come il M5s è risultato il primo partito. A mio parere si tratta soltanto di minacce non attuabili. Come quelle, ad esempio, di eliminare le unioni civili o rendere reato universale la Gpa. Penso che dobbiamo continuare a pretendere diritti, rispetto e non discriminazione. E penso che dobbiamo chiederlo a tutti quelli che abbiamo di fronte.

Dobbiamo continuare a vivere in modo visibile E chiedere appoggio ai nostri amici, familiari e  a tutte le persone che condividono le battaglie di civiltà in cui da anni siamo impegnati. Non siamo più soli e la destra, anche se ha vinto, non è tutta l’Italia e non è tutta l’Europa. Dunque voglio essere fiduciosa e sperare che le cose, se non miglioreranno, almeno rimarranno per come sono.

Nelle ultime settimane in alcuni Comuni sono stati trascritti atti di nascita esteri di figlie di coppie omogenitoriali con l’indicazione dei due papà o delle due mamme. Quali emozioni hai provato a tali notizie?

Queste trascrizioni mi hanno riempito di gioia e di soddisfazione perché è l’unica via al momento possibile per i nostri figli nati grazie alla procreazione medicalmente assistita. Ho sempre trovato difficile dover pensare di adottare quelli che sono già i nostri figli fin dal concepimento. C’è una discriminazione lampante verso di noi e i nostri figli. Da quando la legge 40 è stata disgregata dalle associazioni di coppie etero sterili che hanno preteso, giustamente, di poter accedere all’eterologa in Italia, per noi si è rafforzata la giusta rivendicazione di poter riconoscere alla nascita i nostri figli.

I politici possono blaterare finché vogliono ma questa è la realtà in tanti Paesi come la Spagna, il Portogallo, il Belgio, il Regno Unito ed altri ancora. Primo poi lo sarà anche in Italia e nessuno potrà opporsi, perché è l’unica cosa giusta per tutelare le nostre famiglie e i nostri ragazzi. Sono felice che molti sindaci, come la sindaca Appendino, abbiano aperto la strada e che tanti li stiano seguendo.

Un giorno saremo un Paese nel quale la Gpa sarà considerata solo un atto d'amore?

Io penso di sì. Non so quando accadrà. Ma sicuramente succederà. Il punto ora è che dobbiamo crescere ancora come persone Lgbti e come popolo arcobaleno. Spogliandoci, sempre di più di tanti miti che abbiamo, ancora, sulla maternità.  Ho avuto la fortuna di conoscere alcune delle donne che hanno portato in grembo figli per altri. Mi hanno dato una grande forza e la ferma convinzione che quanto fanno è prima di tutto un atto d’amore verso l’altro che non può essere genitore senza il loro sostegno.

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Su Il Messaggero di domenica 29 aprile è apparsa un’intervista al giurista Francesco Paolo Casavola, già presidente della Corte Costituzionale e del Comitato nazionale per la Bioetica, a seguito della decisione presa da alcuni sindaci di trascrivere gli atti di nascita dei figli di coppie omogenitoriali con l’indicazione anagrafica della doppia genitorialità.

Rispondendo a una relativa richiesta di valutazione da parte della giornalista Sara Menafra, Casavola ha dichiarato: «La domanda da porsi è: quale sarà l’avvenire di un bambino che ha due padri e due madri? Avrà le stesse opportunità di sviluppo umano di quelli che hanno avuto per millenni i padri e le madri? La costituzione del genere o altri aspetti della personalità potrebbero essere viziati dal fatto che ha avuto due madri o due padri?».

Incalzato dall’intervistatrice, che sollevava l’eventuale caso d’un bambino orfano di padre cresciuto da madre e nonna, l’ex presidente della Consulta ha ribattuto: «Un’idea è il caso eccezionale, altro è il modello che si impone a tutti, vincolante alla pari della famiglia eterosessuale (…). Questi modelli non sono fungibili, intercambiabili, hanno effetti sul caso umano o personale, non si può dire che una cosa vale un’altra». Per il giurista, infine, registrare anagraficamente bambini nati all’estero tramite la pratica della gpa altro non è se non «copertura ad azioni di mercato».

Sulle dichiarazioni di Casavola in riferimento, soprattutto, al tema dello sviluppo umano e del futuro benessere psichico dei figli di coppie omogenitoriali, abbiamo chiesto il parere del prof. Paolo Valerio, docente di psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura.

Prof. Valerio, sono fondate le preoccupazioni del presidente Casavola sull’avvenire di un bambino o una bambina che ha due madri o due padri?

Le preoccupazioni del presidente Casavola non tengono conto degli esiti della ricerca scientifica che hanno ampiamente dimostrato che i figli di coppie di persone omosessuali non manifestano problemi psicologici rispetto ai figli di coppie di persone eterosessuali. Gli unici problemi che vivono i figli di coppie omogenitoriali sono i pregiudizi evidenti in dichiarazioni come quelle rilasciate da Casavola, appartenente a una generazione che approcciava l’omosessualità come una malattia. Questo tipo di dichiarazioni possono indirettamente danneggiare il benessere dei figli delle coppie omosessuali e diffondono, inoltre, stigma e discriminazioni.

Si potrebbe dunque ravvisare del pregiudizio alla base delle affermazioni di Casavola?

Penso di sì, purtroppo. Faccio un esempio: quando ero bambino e avevo 10 anni – oggi ne ho 70 – fui invitato alla festa di compleanno di un mio compagno di classe ma i miei genitori non vollero farmi andare: sa perché? Perché si trattava del figlio di una coppia di separati: all’epoca non era ancora presente il divorzio nel nostro ordinamento e i figli delle coppie di persone separate subivano un evidente pregiudizio sociale. Oggi nessun genitore vieterebbe al proprio figlio di frequentare un figlio di divorziati. Eppure in passato è accaduto. Oggi i figli delle coppie omogenitoriali subiscono lo stesso stigma e le parole di Casavola ne sono la prova.

Come è necessario fare, a suo parere, per eliminare un simile pregiudizio?

Dobbiamo essere chiari e informare in maniera corretta per promuovere una cultura della differenza che rispetti tutte e tutti sapendo che sono proprio i pregiudizi, e non il fatto di avere due genitori omosessuali, a nuocere alla salute mentale degli individui.

A supporto di quanto dico ricordo che l’Ufficio superiore di Sanità ha creato un centro specifico di medicina di genere. Centro, finalizzato a individuare e prevenire tutte le conseguenze, sul piano della salute mentale, dei pregiudizi e dello stigma con cui le persone Lgbti sono ancora costrette a misurarsi nel corso della propria vita.

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Un vento di primavera è giunto a Grosseto via Milano. Con queste parole il celebre avvocato trentino Alexander Schuster ha annunciato su Fb la ricezione della trascrizione milanese degli atti di nascita esteri di tre bambini quali figli d’una coppia omogenitoriale da parte dell’Ufficio Anagrafe del capoluogo maremmano.

Si tratta del 42enne grossetano Marco Convertiti e del 49enne australiano Icilio Mann che, unitisi prima civilmente nel 2010 e poi sposatisi nel 2015 a Londra, hanno avuto a Toronto il primo figlio nel 2010 e una coppia di gemelli nel 2012 tramite gpa.

All’epoca i due uomini erano residenti a Milano, presso la cui Anagrafe furono inizialmente trascritti gli atti di nascita canadesi dei tre bimbi con l’indicazione del solo padre biologico. Nel 2017 fu fatta istanza per l’inserzione del dato della doppia genitorialità.

«Con questi papà – racconta sempre su Fb Schuster, che ha seguito Marco e Icilio – eravamo già a bussare in comune a Milano nel maggio scorso, molto probabilmente i primi a porre la questione. E giustamente fra i primi a essere riconosciuti dai bravissimi tecnici del capoluogo lombardo, forti di un sindaco vicino a tutti i bambini come Sala».

L’annotazione del riconoscimento della doppia paternità è stata quindi comunicata al Comune di Grosseto – dove Marco e Icilio risiedono oramai da più anni per motivi di lavoro –, i cui tecnici hanno proceduto a loro volta alla medesima integrazione negli atti anagrafici dei tre bambini.

La notizia è stata commentata con soddisfazione da Famiglie Arcobaleno Toscana, di cui Marco e Icilio sono componenti. «Il punto non è essere d’accordo oppure no... – si legge in un post della pagina Fb –. Il punto è fare in modo che tutti i bambini e tutte le bambine abbiano gli stessi diritti e tutele. Noi pensiamo che il miglior interesse per un minore sia quello di avere pieni diritti a prescindere dalla famiglia in cui è nato ed evidentemente non siamo i soli».

Entusiasmo ha espresso anche la senatrice Monica Cirinnà, che si considera maremmana d’adozione essendo per lei Capalbio quasi una seconda casa. Su Fb ha infatti scritto: «Sono felice perché anche nella mia Maremma i diritti crescono».

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Continua la primavera virtuosa dei sindaci arcobalenoCon tali parole il Coordinamento Torino Pride ha annunciato la decisione da parte di dieci primi cittadini piemontesi (tutti di centrosinistra) di trascrivere gli atti di nascita dei figli nati all’estero da coppie omogenitoriali. Si tratta di Roberta Avola Faraci (Piossasco), Francesco Casciano (Collegno), Pacifico Banchieri (Caselette), Paolo Cugini (Gassino), Claudio Gambino (Borgaro Torinese), Claudio Martano (Chieri), Paolo Montagna (Moncalieri), Maurizio Piazza (Beinasco), Fabrizio Puppo (Settimo Torinese), Giampiero Tolardo (Nichelino).

È probabile che a essi verranno presto ad aggiungersi Roberto Falcone e Luca Salvai, rispettivamente sindaci pentastellati di Venaria e Pinerolo.

Una sorta d’effetto domino innescato dalla nota presa di posizione della sindaca torinese M5S Chiara Appendino. Anche se, quanto successo contemporaneamente a Gabicce Mare (PU) e, soprattutto, poco prima prima a Roma e a Catania – si tratta in tutti e tre i casi di bambini nati all’estero tramite gestazione per altri e registrati anagraficamente quali figli di entrambi i componenti delle rispettive coppie omogenitoriali, che sono soci di Famiglie Arcobaleno –, dimostrano che c’è in realtà una diffusa quanto indipendente sensibilità da parte degli amministratori locali. Diffusa sensibilità a fronte dell’inazione del Parlamento che relega di fatto i figlie delle tante coppie omogenitoriali in un vero e proprio limbo giuridico.

Quanto mai rilevanti, dunque, le parole di Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che commentando quale significativa la scelta di Catania «anche per il profilo istituzionale di altissimo livello del sindaco, già ministro degli Interni e attualmente presidente del Consiglio nazionale di Anci», ha giustamente osservato: «Sono molti i Comuni che stanno muovendosi in questa direzione, anche piccoli centri. La strada da percorrere, tuttavia, è ancora molto lunga, ma continueremo a percorrerla con costanza e determinazione».

Ma si può parlare di forzatura della legge con riferimento a tali sindaci come stanno facendo da giorni esponenti del centrodestra, che ne invocano le dimissioni in una con l’invio d’ispettori governativi in loco?

Per saperne di più, Gaynews è tornato a rivolgersi all’avvocato trentino Alexander Schuster, che ha seguito le tre coppie torinesi (compresa quella di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) nonché quella dei due papà di Gabicce e Roma.

Avvocato Schuster, ci troviamo insomma a di fronte dei sindaci fuorilegge?

Assolutamente no. Non c’è stata nessuna forzatura della norma. Bisogna considerare come il nostro legislatore ignori perfettamente, anche per le coppie eterosessuali, che in Italia sono nati bambini attraverso tecniche di fecondazione assistita. L’ignora dal momento che li fa passare come nati da un rapporto sessuale. È semplicemente ridicolo voler passare sotto silenzio una realtà diffusa. Quella cioè riguardante i bambini, che a partire dagli anni ’70, sono concepiti con tecniche di pma. Questa realtà il legislatore non l’ha gestita. Non c’è da meravigliarsi che ci sia un vuoto ma questo vuoto viene colmato coi principi creati dalla Corte Costituzionale e dalle sentenze dei giudici.

E non si tratta effettivamente neppure di un vuoto. Questi principi, infatti, consentono alla fine d’identificare la norma da utilizzare quando la situazione è inedita e non c’è una disciplina del Parlamento che chiarisca cosa fare in contingenze nuove. Il Parlamento ha ignorato colpevolmente la fecondazione assistita fino al 2004. Poi è intervenuto unicamente con divieti senza regolarmentarla né disciplinarla. Non si lamenti se le risposte le danno adesso i tecnici dei Comuni, i sindaci o gli stessi giudici.

Perché la trascrizione capitolina dell’atto di nascita della bambina nata in Canada e registrata quale figlia della coppia di uomini romani è secondo lei di primaria importanza?

Il caso di Roma è importante perché è il Comune più grande d’Italia e con la gestione numericamente più consistente, a livello nazionale, di trascrizioni di atti di nascita. Negli scorsi giorni si è raggiunto nella capitale un punto di svolta rilevantissimo per cui due padri sono potuti andare all’Anagrafe capitolina e hanno potuto vedere riconosciuta la propria genitorialità senza dover avviare una causa con ritardi e costi. Si tratta d’una trascrizione spontanea da parte dei tecnici del Comune

Un tale importante risultato è stato reso possibile, in ogni caso, da un’altra coppia di due uomini che aveva bussato alla porta del Comune per gli stessi motivi nel maggio 2017 con riferimento ai loro tre bambini nati in Canada attraverso la gpa. All’epoca la risposta fu negativa. Ne seguì un ricorso legale a me affidato. E poi, il 15 febbraio 2018, ecco la pronuncia della Corte di appello di Roma (Pres. Ricciardi, rel. Dedato) che, tenuta riservata fino ad alcuni giorni fa, conferma che non è contrario all’ordine pubblico il riconoscimento delle sentenze canadesi che riconoscono ai tre figli della coppia il secondo padre. Da qui l’ordine a Roma Capitale, che non aveva proceduto alla trascrizione, di dare seguito alla richiesta dei padri. Gli uffici comunali hanno eseguito prontamente l’ordine giudiziario e oggi i tre bambini hanno documenti che menzionano a pieno titolo entrambi i genitori.

Non senza confusione taluni, nel fare riferimento ai vari recenti casi, hanno parlato indistintamente di trascrizione e iscrizione anagrafica. Lo stesso Luigi De Magistris è caduto in tale confusione dicendo che quanto fatto da Appendino a Torino è stato fatto per la prima volta da lui a Napoli.

Infatti. A Torino si è realizzata una situazione del tutto inedita perché è stato registrato anagraficamente, per la prima volta, un bambino (Niccolò Pietro) nato in Italia quale figlio di due donne (Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) indicando altresì che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca.

In questo caso, dunque, non c’è stata una trascrizione o riconoscimento di un atto estero di nascita ma un’iscrizione, ossia la creazione ex novo d’un atto. Ogni volta che un bimbo nasce in Italia si attua infatti un’iscrizione.  

Quanto successo a Napoli nell’autunno 2015 è stato dunque una trascrizione e, comunque, pur sempre preceduto dai casi analoghi di Torino (7 gennaio 2015) e Roma (4 febbraio 2015). Ma nessuna di queste mamme delle rispettive coppie indicate aveva potuto far nascere il proprio bambino in Italia.

Secondo il senatore Lucio Malan tutto ciò incoraggerebbe «altri a trasgredire la legge e ad avvalersi della inumana schiavitù dell’intero in affitto» e stravolge il concetto di genitorialità: è così?

Il senatore Malan ha fatto una considerazione del tutto sbagliata perché ignora quello che è successo a Torino. Le due mamme non sono ricorse a quello che lui chiama utero in affitto bensì alla fecondazione eterologa, cui ricorrono anche coppie eterosessuali.

Diversi sono i casi delle coppie di due papà che ricorrono o all’adozione all’estero o alla gpa – come nel caso delle coppie di Gabicce, Roma e Catania – laddove è consentita.  Ma laddove è consentita, è normata e dunque lecita.

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Presso il seicentesco Palazzo Civico di Torino, sede del Comune, sono stati trascritti i tre atti di nascita dei bambini e delle bambine nati all’estero da coppie omogenitoriali.

Registrato anche quello di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni con l’indicazione che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca. «Oggi non si è solo scritto un atto - così la consigliera comunale dem sulla sua pagina Fb-. Un nome su un foglio. Si è scritta una pagina importante della nostra Storia. Niccolò ora è ufficialmente registrato ed è figlio mio e di Micaela anche per lo Stato italiano». 

Presenti, oltre alla sindaca Chiara Appendino, l’assessore alle Pari opportunità Marco Giusta, l'assessora all'Innovazione Paola Pisano, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia, il segretario del Coordinamento Maurizio Gelatti e le tre coppie omogenitoriali (di cui una è composta dai papà d'una coppia di gemelli).

Su quanto avvenuto a Torino Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha dichiarato in un comunicato: «È indubbio che la battaglia per il riconoscimento dei diritti dei nostri bambini e delle nostre bambine stia dando risultati molto importanti. Questo anche grazie e soprattutto all'instancabile richiesta di diritti che i nostri soci e le nostre socie portano avanti nei tribunali e all’impegno degli avvocati e delle avvocate che li assistono.

Tuttavia, ricordiamo anche che ci sono ancora centinaia di bambini e bambine di serie B, privi del pieno riconoscimento dei loro genitori.

È importante che adesso altri Comuni si allineino alla scelta della sindaca Appendino e che, a livello nazionale, vengano abbattute le ultime norme discriminatorie nei nostri confronti, a partire dal pieno riconoscimento dei diritti per i nostri figli e le nostre figlie, insieme ad una riforma delle legge sulle adozioni e alla possibilità di accesso alle tecniche di pma per le coppie omosessuali e i single».

Nel medesimo comunicato è stato inoltre ricordato che «la decisione della sindaca Appendino, per altro, non è una forzatura» (come la stessa prima cittadina del capoluogo sabaudo aveva affermato in un post alcuni giorni fa) «ma un’interpretazione corretta dello spirito della nostra legislazione». Esplicito riferimento, quest'ultimo, al dettagliato articolo del magistrato Marco Gattuso su Articolo29

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Storica, importantissima e coraggiosa. Così il Coordinamento Torino Pride ha definito in una nota la decisione della sindaca Chiara Appendino di procedere alla registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni indicando altresì «che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca».

Ma non solo, perché la prima cittadina del capoluogo sabaudo trascriverà anche «tutti gli atti di nascita dei bambini e delle bambine nate all’estero da coppie omogenitoriali».

Una riserva sciolta dopo «molti incontri e giornate di riflessione insieme ai rappresentanti del Coordinamento Torino Pride» dalla stessa sindaca con un lungo post sulla sua pagina Fb.

«L'amore di una famiglia – si legge in esso - è un diritto che va oltre a qualsiasi categoria o definizione socialmente impostaQuesto semplice principio, che da sempre guida la nostra azione politica, vogliamo ribadirlo in questi giorni con rinnovata forza.

Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli.

Oggi l’Italia non è ancora pronta a riconoscere legalmente queste famiglie e ci si trova davanti a ostacoli burocratici tanto fastidiosi nella loro forma quanto difficili da superare. Tuttavia la nostra posizione politica è chiarissima. Lo è sin da quando all'inizio del nostro mandato, insieme all’assessore ai Diritti, Marco Alessandro Giusta, abbiamo dato un segnale scegliendo di cambiare la forma stessa degli atti del Comune, modificando nei dispositivi il termine “famiglia” con il plurale “famiglie"».

Un importante risultato, dunque, al cui raggiungimento ha largamente contribuito l’avvocato Alexander Schuster. Il quale, oltre a essere il legale di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni, lavora da novembre col Comune di Torino su mandato di alcune coppie di mamme, i cui figli sono nati all’estero.

A Gaynews ha espresso la sua soddisfazione dichiarando: «Abbiamo appreso dalla stampa dello scioglimento della riserva della sindaca nel tardo pomeriggio e non tramite fonti dirette. Presumiamo che in queste ore sia stato formato il primo atto di nascita di un bimbo nato in Italia riconosciuto subito con due madri. Finalmente si è fatto breccia grazie al piccolo Niccolò Pietro».

Raggiunto telefonicamente durante un viaggio all’estero, l’assessore Marco Giusta ha dichiarato da parte sua: «Sono felicissimo e orgoglioso di questo risultato. Spero che il volo di ritorno mi consenta di essere presente a questo momento storico. Ringrazio la sindaca per il coraggio, l'assessora Pisano e gli uffici per il lavoro di mesi ma anche il Coordinamento Torino Pride e le singole associazioni impegnate sul territorio».

Il momento storico è chiaramente quello della registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro e delle accennate trascrizioni, che dovrebbe cadere agli inizi della prossima settimana.

Ciò renderà davvero speciale la Festa delle famiglie fissata al 6 maggio. Come detto da Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, «l'appuntamento è dalle 11:30, in piazza Carlo Alberto, per la più grande e felice Festa delle Famiglie che mai si sia vista per non dimenticare mai che “i diritti dei bambini vengono prima di tutto”».

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