A partire dalle 17:00 migliaia di persone hanno invaso il Molo di Levante di fronte alla nave Diciotti, da cui nel pomeriggio sono stati fatti progressivamente sbarcare per motivi sanitari sei uomini e sette donne. Altre quattro donne in gravi condizioni di salute si sono invece rifiutate di scendere a terra, non volendo abbandonare i propri rispettivi consorti a bordo.

Al grido di Fateli scendere i manifestanti hanno chiesto lo sbarco per tutti i migranti. Presenti cittadini e moltissime associazioni, tra cui anche Arcigay Catania col presidente Giovanni Caloggero e una nutrita schiera di giovani attivisti.

Al termine della manifestazione abbiamo raggiunto telefonicamente Daniele Viotti, europarlamentare e copresidente copresidente dell'Intergruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo, che il 23 agosto è potuto salire sul pattugliatore Diciotti e rendersi personalmente conto della situazione.

Onorevole Viotti, qual è l’esito di questa sua importante ispezione sull nave Diciotti? Le condizioni di salute dei rifugiati sono preoccupanti?

Sulla nave Diciotti ci sono persone letteralmente "sequestrate" dal nostro Governo. Le persone con le più gravi condizioni di salute sono state fatte scendere, tra quelle che rimangono ci sono casi di scabbia e qualche problema di lieve entità. Le condizioni di vita, però, non sono assolutamente accettabili, nonostante l'importante lavoro messo in atto dal personale di bordo. Per oltre cento persone, che vivono e dormono sul ponte, ci sono solo due bagni, non ci sono locali doccia e all'esterno, dove ci sarebbe modo di lavarsi, manca completamente la privacy.

Sceso dalla nave, ho avuto modo di incontrare uno dei responsabili della cooperativa che ha preso in carico 14 dei 29 minori che sono sbarcati mercoledì. Erano disidratati e denutriti. Sono stati mandati direttamente a letto, perché erano così stremati da non riuscire a fare la doccia. Uno di questi ha un braccio paralizzato da una pallottola e non è chiaro il motivo per cui non sia stato fatto scendere subito a Lampedusa.

Parte della collettività Lgbti catanese ha espresso, in questi giorni, grande solidarietà verso i migranti “prigionieri” sulla nave. Ci riferiamo, ovviamente, alle esternazioni di Giovanni Caloggero, presidente di Arcigay Catania, e all’iniziativa dell’attore e militante catanese Silvio Laviano. Qual è il suo giudizio relativamente a questi gesti di solidarietà da parte della collettività Lgbti?

Il mio impegno come membro della Commissione Libertà civili e come copresidente dell'Intergruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo è proprio questo: fare in modo che ci si occupi dei diritti di tutte e di tutti. È una battaglia che porto avanti dagli anni del mio attivismo Lgbti. Siamo più forti quando tutti insieme combattiamo per le cause giuste, quando difendiamo insieme tutte le minoranze: i disoccupati, i cassaintegrati, le donne, i migranti, appunto.

I nostri Pride sono ad oggi le più grandi manifestazioni laiche d'Italia e abbiamo il dovere di farli diventare sempre più uno spazio per tutti, dove difendere i diritti civili, la dignità e libertà di tutte le persone a cui vengono negati.

Come giudica, invece, la gestione politica della vicenda da parte del ministro dell’Interno e del Movimento 5 Stelle?

La gestione della vicenda da parte di Salvini e di Di Maio non è una gestione politica. È un atto da delinquenti. Già mi figuro i loro volti compiaciuti, quando queste persone scenderanno dalla nave e proseguiranno la loro propaganda spiegandoci che sono riusciti a piegare l'Europa. Sono responsabili di un comportamento che è inaccettabile.

Stiamo parlando di esseri umani e di 177 persone (perlopiù con possibilità di ottenere lo status di rifugiati), che sarebbe stato molto semplice far scendere a terra riservando loro le cure necessarie.

Infine, cosa ne pensa delle minacce di Di Maio alla Ue relativamente ai contributi che l’Italia cesserebbe di versare?

Di Maio, come gli capita ormai spessissimo, non sa di cosa sta parlando quando minaccia l'Europa. Intanto perché anche se dovesse riuscire a sbloccare le dotazioni finanziarie (che sono decise di sette anni in sette anni), l'unica cosa che otterrebbe è che non arriverebbero più i pagamenti a chi usufruisce o ha usufruito dei fondi Ue. A rimetterci sarebbero le nostre amministrazioni, gli enti di ricerca, il mondo agricolo, le università. L'Europa destina al nostro Paese 11,5 miliardi di euro, la maggior parte dei quali attraverso politiche di investimento che generano ritorni di gran lunga superiori a ciò che versiamo. L'Italia è il secondo Paese Ue per numero di richiedenti asilo nel 2017 ed è lo Stato membro che riceve più fondi in assoluto per la gestione dei migranti: una cifra di gran lunga superiore a quella assegnata alla Germania che è il Paese col maggior numero di richiedenti asilo.

Ciò specificato, alle minacce c'è chi risponde con il famoso "più uno". Pertanto ieri il commissario Oettinger (che farebbe certamente meglio a non intromettersi ogni tanto) ha dato la sua risposta: pronte gravi sanzioni per l'Italia. E mentre Di Maio continua a parlare di cose che non sa, il Governo italiano ancora non ha deciso quale ministro si occuperà effettivamente del prossimo bilancio Ue, su cui sto lavorando come relatore generale senza sapere con chi interfacciarmi nel nostro Paese.

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Quest’anno il Piemonte Pride, che, in occasione della storica parata torinese del 16 giugno ha richiamato 120.000 persone al grido di Nessun dorma!, ha superato sé stesso proponendo tre pride nel secondo anno dalla nascita della piattaforma territoriale.

Infatti, grazie all’impegno di tanti e tante volontarie diffusi su tutto il territorio regionale coordinati dal Torino Pride, il Piemonte ha avuto tre tappe arcobaleno: il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio, Torino e l’Alba Pride che ha replicato il grande successo dell’anno scorso.

5.000 persone sono accorse nella patria del tartufo per manifestare quanto qui in provincia e ancor più in questo momento storico e politico, di pride ci sia ancora bisogno. Una folla pacifica e molto eterogenea sta percorrendo le strade del centro storico per ritrovarsi, all’insegna dell’allegria, in zona H per i discorsi finali e il dj set.

Tra i partecipanti anche l'assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Marca Giusta, l'assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti e l'europarlamentare Daniele Viotti.

L’appuntamento nel cuore delle langhe, eccezionale  anche in quanto si svolge non in un capoluogo di provincia, è organizzato dal Collettivo De Generi e dal Coordinamento Torino Pride.

Soddisfatto Alessandro Battaglia che dichiara: «Quest’anno in Piemonte abbiamo avuto tre pride ma, probabilmente, l’anno prossimo saranno sei».

Come nel 2017, diversi locali e servizi di ristorazione di Alba e dintorni hanno deciso di esprimere il proprio sostegno alla manifestazione Piemonte Pride anche “visivamente”,  adottando le tovagliette con il logo della manifestazione, per affermare il loro impegno nel contrastare le discriminazioni e moltissimi negozianti albesi hanno deciso di arredare la propria vetrina a tematica arcobaleno nei giorni precedenti la manifestazione.

Un’incoraggiante dimostrazione di supporto e sostegno di una parte di società civile che sente la necessità di esporsi in nome degli ideali in cui crede. 

Anche nel 2018 l’Ente Turismo Alba Langhe & Roero ha nuovamente dimostrato il pieno supporto alla manifestazione: una collaborazione preziosa segno della volontà di “aprire le porte” alle differenze e allo scambio.

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Quando finirà una tale marea di persone, striscioni, bandiere tricolori e arcobaleno?

Questa la domanda che si sono posti ieri in tanti nel vedere sfilare a Milano, lungo corso Buenos Aires, la parata del Pride.

Già, perché la marcia lombarda dell’orgoglio Lgbti, ha superato ogni aspettativa. Oltre 250mila le persone presenti, molte delle quali hanno assistito al flashmob conclusivo di Angelo Cruciani. Il suo Tricolor&Arcobaleno è stato uno spettacolo emblematico, che ha riunito in un’unica bandiera il tricolore e l'arcobaleno, «stendardo e baluardo dei diritti di tutti, di ogni cittadino che sia bianco o di altri colori, residente o migrante, eterosessuale o alternativ-sessuale».

Organizzato dal Cig Arcigay Milano e dal Coordinamento Arcobaleno, il Milano Pride ha lanciato un chiaro messaggio contro le discriminazioni e i nuovi estremismi secondo il motto programmatico #CiviliMaNonAbbastanza.

Una marea arcobaleno contro le dichiarazioni discriminatorie e xenofobe di Fontana e Salvini

Un messaggio inequivocabile anche al governo e, in particolare, alla Lega.

C'è chi ha sfilato con un gonfiabile raffigurante il volto del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Chi, come a Pompei, ha portato in prima fila l’oramai noto cartello – il cui primo esemplare era stato rimosso, il 16 giugno, dalla Digos nel corso del Siracusa Pride –  Sempre in lotta contro Salvini, l'omofobia e altri confini.

In tanti hanno soprattutto protestato contro il ministro Lorenzo Fontana ricordando che «le famiglie arcobaleno esistono e non sono schifezza o fritti misti».

Un concetto, questo, ribadito a più riprese dal palco in piazza Oberdan. «Non sono i ministri – così il presidente di Arcigay Milano Fabio Pellegatta – che definiscono quali sono i nostri diritti ma siamo noi con le nostre vite. Essere qui è il più grande messaggio politico che potevate portare». Ed è stato l'assessore comunale alle Politiche sociali del Pierfrancesco Majorino a lanciare l’appello: «Salvini, Fontana, venite qua e contateci».

Apprezzatissime le parole del sindaco Giuseppe Sala: «Popolo del Pride, Milano è casa vostra e io sono fiero di essere il primo cittadino di questa città che si è sempre basata e si baserà sempre sui diritti e sui doveri: prima di tutto il diritto di manifestare il proprio valore e noi vi difenderemo da tutti quelli che mettono in discussione questo».

Le valutazioni di Viotti, Scalfarotto, Paladini e Cecchi Paone

E sul Milano Pride Gaynews ha raccolto i pareri di alcuni testimoni diretti.

Per l’europarlamentare Daniele Viotti, che ha lanciato ieri la campagna La Regione che non c'è in risposta alle dichiarazioni critiche del governatore della Lombardia Attilio Fontana, «quello di Milano, come gli altri Pride a cui ho partecipato quest’anno, è stato toccante per la quantità di persone che ha partecipato. C’è una resistenza civile alle destre che governano questo Paese che è nata e si sta sviluppando nei 28 pride che stanno animando l’Italia.

Più di una volta è partito spontaneamente il coro di Bella ciao. E personalmente mi sono molto emozionato a cantare Bella ciao con Beppe Sala, sindaco di Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza. 

Purtroppo non ho potuto fare a meno di pensare alle ragazze e ai ragazzi di Istanbul che oggi avrebbero voluto fare il proprio Pride ma per il terzo anno consecutivo gli è stato impedito. Domani in aula a Strasburgo chiederò che il Parlamento Europeo si pronunci anche su questo».

Ha fatto invece riferimento alle contestazioni contro la presenza della delegazione M5s il deputato dem Ivan Scalfarotto, per il quale quello di Milano «è stato un Pride molto speciale, estremamente partecipato, affollato e festoso come non mai.

Io credo sia stato così perché le persone che hanno affolllato le strade di Milano hanno percepito il pericolo rappresentato da un governo che si è caratterizzato sin dai primi giorni da una stretta sui diritti umani: le contestazioni al gruppo del M5S ne sono la dimostrazione.

La storia ci insegna che, quando una minoranza o un gruppo sociale vengono fatti oggetto di discriminazione, è impossibile impedire che altri minoranze siano presto o tardi attaccate. Quando si accetta come normale che la maggioranza delle persone perda il rispetto per chi maggioranza non è, tutti sono potenzialmente in pericoloLa fiumana di gente di Milano è stata un potente antidoto al veleno che la maggioranza di governo sta cercando di insinuare nella nostra comunità nazionale».

Secondo Luca Paladini, fondatore de I Sentinelli di Milano, «anche il capoluogo lombardo ha dato una risposta di proporzioni gigantesche a chi ci vuole riportare all'era delle caverneAnche a Milano, e ormai da anni, non è stata solo una giornata di lotta e di festa della comunità Lgbti, ma di tutti quelli che si riconoscono nel principio della laicità e dell'autodeterminazione. Gli steccati si sono rotti. Per fortuna.»

Per Alessandro Cecchi Paone «il Milano Pride è stato un grande successo: l'Onda Pride a difesa delle libertà di tutti che appaiono di nuovo sotto minaccia».

Minacce di morte a Wajahat Abbas Kazmi

Minacce di morte e insuti ha invece ricevuto l'attivista pakistano Wajahat Abbas Kazmi, ideatore della campagna Allah love equality, colpevole, secondo alcuni gruppi Facebook di arabo-francesi e arabo-italiani, di aver offeso il Corano baciando pubblicamente un giovane marocchino che sfilava con la bandiera nazionale.

Offese che sono state poi estese anche ad alcune giovani marocchine che hanno sfilato in velo al Pride.

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La Regione che non c’è in una Europa che difende i diritti.

Questo il titolo della campagna lanciata stamani dall’europarlamentare Daniele Viotti in risposta alla mancata concessione del patrocinio da parte della Giunta lombarda al Milano Pride e delle recenti dichiarazioni critiche del governatore Attilio Fontana sul significato delle marce dell’orgoglio Lgbti.

La città della Madonnina sarà tappezzata da manifesti raffigurante «il Pirellone con i colori dell’arcobaleno per illuminare Milano e la Lombardia con la luce dei diritti».

Come annunciato dallo stesso Viotti su Facebook, «una regione aperta, inclusiva, capace di trovare nella diversità un motivo di arricchimento e non un veicolo di intolleranza è l’obiettivo cui tendere.

Per quanto mi riguarda, sarò sempre dalla stessa parte: quella dei diritti, contro ogni tipo di oscurantismo. Nelle istituzioni come nelle piazze, la strada da fare è ancora tanta e, in questo momento, ancora con più forza, dobbiamo continuare a inseguire la nostra luna: la piena uguaglianza di tutte e tutti.

Ci vediamo dopo al Milano Pride, più colorati che mai! »

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Nel corso dell'odierna sessione a Strasburgo i parlamentari dell’Integruppo Lgbti hanno imbustato e spedito centinaia di lacci arcobaleno per scarpe alle squadre di calcio di tutta Europa. Le nazionali di Belgio, Croazia, Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Islanda, Polonia, Portogallo, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Russia dovrebbero ricevere i loro lacci durante la prossima settimana.

È iniziata così la campagna #supportallcolours, sostenuta dai gruppi politici Verdi/Ale, S&D, Alde e Gue.

«L’iniziativa - ha commentato il copresidente dell’Integruppo Daniele Viotti - mira a sensibilizzare sulla situazione dei diritti umani in Russia, dove la comunità Lgbti subisce discriminazioni e persecuzioni. Ritengo sbagliato assegnare questo importantissimo evento sportivo a Paesi che non rispettano i diritti civili, ma possiamo cogliere comunque quest'opportunità per spingere verso il cambiamento».

La lettera, che accompagna il plico coi lacci arcobaleno, spiega nei seguenti termini le modalità d'adesione alla campagna: «Indossa i lacci delle scarpe arcobaleno che ti sono stati spediti durante l'allenamento, per strada, sugli spalti o a casa mentre guardi la partita. Scatta una foto e condividila su Instagram, Twitter o Facebook usando l'hashtag #supportallcolours».

I lacci arcobaleno saranno inoltre distribuiti dagli stessi parlamentari nel corso dei Pride che si terranno in tutta Europa. Al riguardo sempre Daniele Viotti ha spiegato: «L'inizio della Coppa del Mondo coincide anche con l'inizio della stagione dei Pride in Europa.

In molti Paesi i Pride sono contestati e sotto attacco. Distribuire lacci arcobaleno ai Pride in Europa è un modo per dimostrare che, mentre festeggiamo in alcuni luoghi, siamo anche solidali con i paesi in cui i Pride sono a rischio o addirittura vietati - in Russia o altrove».

 

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Mercoledì 31 gennaio, alle ore 18:30, ci sarà a Roma presso la sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli (Via Efeso, 2) un incontro tra la collettività Lgbti e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, i senatori Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, l'europarlamentare Daniele Viotti, il coordinatore del comitato Dems Arcobaleno Angelo Schillaci.

Assemblea pubblica per parlare di diritti civili in relazione alla campagna elettorale. E per reagire agli attacchi contro la legge sulle unioni civili da parte di Eugenia Roccella, sui quali così si è espressa ieri Monica Cirinnà: «La parte più arretrata del centrodestra si ostina a suonare un disco rotto che non sente più nessuno. Millantano di poter abolire la legge sulle unioni civili e coppie di fatto che, in realtà, ha cambiato il Paese e ha un serio fondamento costituzionale in una sentenza della Consulta del 2010La smettano di continuare ad accanirsi contro i sentimenti e le persone che chiedono solo di potersi amare con quella dignità e quel riconoscimento giuridico sancito finalmente dalla legge che abbiamo votato nel 2016. Sui diritti civili si dimostra la differenza culturale e politica tra il Partito democratico, traino del centrosinistra, e una destra oscurantista e antistorica. Il Pd vuole continuare a portare l'Italia sempre più avanti sui diritti e sul welfare, mentre la destra sa solo alimentare paure e omofobia».

Il parere di Sebastiano Secci, presidente del Mieli

A fare gli onori di casa il presidente Sebastiano Secci, che ha dichiarato: «Le recenti dichiarazioni del centrodestra dimostrano ancora una volta che i diritti vanno sempre difesi e mai dati per scontati o definitivamente acquisiti. Questa è una campagna elettorale dura, che non si vergogna di usare la parola "razza", che non si vergogna di minacciare, promettendo addirittura modifiche alla Costituzione, la retrocessione dei diritti per la comunità lgbt+ proprio nel momento in cui il cammino per l'uguaglianza ha cominciato a muovere i primi faticoso passi. Tutta l'italia democratica, laica e progressista ha il dovere non solo di difendere le conquiste raggiunte, ma anche e soprattutto di rilanciare la battaglia per i diritti di tutte e tutti tornando a parlare di matrimonio egualitario, di riconoscimento dei nostri figli alla nascita, di diritto di autodeterminazione per le persone trans e intersex e di tutte le questioni politiche e culturali che il nostro movimento porta avanti da quasi 50 anni. Noi, come Circolo Mario Mieli, continueremo a vigilare come abbiamo fatto negli ultimi 35 anni affinchè l'Italia possa finalmente diventare un paese pienamente laico e inclusivo».

Gli antefatti

La promessa di abolire la legge sulle unioni civili è stata avanzata durante il convegno Oltre l’inverno demografico, tenutosi il 27 gennaio nella capitale per iniziativa dei raggruppamenti ultraconservatori Alleanza Cattolica – di cui è dirigente nazionale il canonista Giancarlo Cerrelli, candidato della Lega alla Camera nel collegio uninominale di Crotone – e Difendiamo i nostri figli. Al tavolo dei relatori anche Maurizio Gasparri e Stefano Parisi nonché il Segretario federale della Lega Matteo Salvini e la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.

«Il mio impegno nella prossima legislatura – ha detto la parlamentare di Idea – Noi con l’Italia, candidata di Forza Italia alla Camera in Emilia Romagna nel collegio uninominale di Casalecchio di Reno – sarà quello di battermi, insieme agli amici della coalizione di centrodestra, per abolire o cambiare profondamente tutte le leggi approvate dalla sinistra che hanno ferito la famiglia. Penso al provvedimento sulle unioni civili che, va detto con chiarezza, di fatto apre alla stepchild adoption. Per la sinistra, leggi come questa portano verso il progresso; per noi, vanno verso la fine dell’umano».

Pur accolte tra uno scroscio di applausi, le dichiarazioni della deputata cattolica dal passato radicale sono in realtà tutt’altro che condivise nel centrodestra. E tra gli stessi intervenuti alla kermesse romana.

Matteo Salvini favorevole alle unioni civili. Il contrattacco di Adinolfi

Già ieri, infatti, Matteo Salvini prendeva le distanze da tali posizioni massimaliste dicendosi favorevole alle unioni civili ma contrario alle adozioni per coppie omogenitoriali.  Assunto rilanciato oggi sui media da Giulia Bongiorno e inevitabilmente criticato da Mario Adinolfi nel corso della diretta mattuttina sul suo profilo Fb.

«Oggi Salvini – così il fondatore del Popolo della Famiglia – dice “ok le unioni civili, ma le adozioni no”, annuncia sui giornali la Bongiorno ministro della Giustizia, Guardasigilli. Quella che esultava per la legge Cirinnà, quella che ci voleva in galera con la legge Scalfarotto.

Giulia la considero una persona rispettabile, era in Parlamento con me messa da Gianfranco Fini. Un grande avvocato. Una persona certamente non di sinistra, anche se molto vicina alla Bonino nel referendum contro la legge 40, contro i cattolici. È il simbolo e il sintomo del cedimento del centrodestra sui valori.

È la ragione per cui in oltre 43mila hanno firmato per il Pdf e più di un milione ci voteranno, per “piantare il chiodo nella coda del serpente” come dice Amato. Altrimenti si finisce come con i governi di centrodestra inglesi: prima via libera al matrimonio egualitario, poi utero in affitto per Elton John et similia, infine morte per Charlie e Isaiah. Salvare l’Italia è il lavoro che deve compiere il Pdf in questi trenta giorni».

Un messianismo politico quello adinolfiano che muove al riso se, invero, non muovesse al pianto.

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Nata ufficialmente agli inizi dello scorso mese d’agosto, l’associazione orlandiana Dems (Democrazia, Europa e Società) s’è riunita il 16 dicembre – pochi giorni prima dallo scioglimento delle Camere – nella sua prima assemblea nazionale. Nella cornice dell’auditorium romano Antonianum in via Manzoni si sono succeduti numerosi interventi centrati sull’obiettivo della kermesse. Quello, cioè, di costruire «insieme una nuova proposta per il centrosinistra».

Particolarmente interessante il contributo di Angelo Schillaci che, in veste di coordinatore, ha annunciato la costituzione del comitato tematico Dems Arcobaleno. Raggruppamento che, nato dall’esperienza della Squadra Arcobaleno per Orlando Segretario, vede coinvolte – come detto in quella sede da Schillaci, ricercatore di Diritto comparato alla Sapienza – «persone, con un bagaglio di esperienze ricco e plurale, che condividono la passione e le battaglie per i diritti civili».

Una composizione variegata, come quella dell’arcobaleno, costituita da esponenti della società civile nonché della politica territoriale e nazionale. Tra quest’ultimi si contano i nomi di Monica Cirinnà, Sergio Lo Giudice, Daniele Viotti.

Raggiunto telefonicamente, così Schillaci ha spiegato gli obiettivi del comitato tematico: «Vogliamo rappresentare dentro Dems e più estesamente nel partito un gruppo che nel metodo e nel merito porti avanti le battaglie per i diritti civili Lgbti e non solo.

Nel metodo, puntando su un partito che si apra, sappia parlare all’esterno e si confronti con le forze vive della società. Nel merito, riaffermando le nostre rivendicazioni classiche e fondamentali. Rivendicazioni, che faremo di tutto per portare nel programma del Pd: matrimonio egualitario, equiparazione piena di tutte le famiglie, responsabilità genitoriale alla nascita e riforma delle adozioni, legge contro l’omofobia, piena attenzione per le persone trans e intersex attraverso provvedimenti legislativi che diano pieno riconoscimento e tutela ai loro percorsi di vita e costruzione dell’identità.

Ma il nostro orizzonte non è limitato solo a un tale ambito. Crediamo infatti che i diritti Lgbti siano una componente essenziale e paradigmatica di una battaglia più ampia per i diritti, per l’uguaglianza e l’inclusione».

Parole, queste, condivise appieno dalla senatrice Cirinnà che ai nostri microfoni ha dichiarato: «La battaglia arcobaleno sintetizza in sé quella più ampia e fondamentale per la tutela e il riconoscimento di tutti i diritti umani e civili.

Questa è l’autentica cifra di un partito di centrosinistra che voglia dirsi ed essere tale. Fino a quando sussisterà al riguardo anche una sola minima disparità tra le persone le donne e gli uomini di sinistra non resteranno inoperosi. Noi almeno dei Dems Arcobaleno non lo saremo e faremo di tutto perché non lo sia l’intero Pd.

Uno degli impegni prioritari al riguardo sarà quello per il matrimonio egualitario, al cui riguardo Andrea Orlando ha giustamente detto il 16 dicembre: Le unioni civili, una battaglia a cui tengo e che ho fatto con Monica Cirinnà, sono un modo per sperimentare un percorso che possa portare ai matrimoni egualitari».

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Giornata mondiale contro l'Aids. Per la relativa campagna su Hiv, infezioni sessualmente trasmissibili e prevezione l’europarlamentare Daniele Viotti, recentemente nominato presidente dell'integruppo Diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender - Lgbti del Parlamento europeo, punta ancora una volta sull’arma della provocazione. E lo fa con un manifesto su cui campeggia l’Empire State Building ricoperto da un preservativo mentre King Kong scivola progressivamente verso il basso lungo una delle pareti del grattacielo di Manhattan.

Se la rilettura in chiave preventiva della celebre scena della pellicola di Cooper e Shoedsack è quanto mai efficace (il mostro cinematografico è l’immagine dell’Hiv, dal cui contagio si è preservati grazie al condom), il claim lo è maggiormente: Le dimensioni sono importanti, la prevenzione di più.

«Il concept della campagna - dichiara il parlamentare europeo Daniele Viotti - gioca ancora una volta sull'ironia. Abbiamo preso a prestito una frase fatta perché con un sorriso ci portasse a riflettere: la banalizzazione di certi argomenti provoca, in realtà, seri rischi e conseguenze

I casi di contagi da Hiv sono ancora elevatissimi, si stima siano 3600 ogni anno e l'85% di questi è dovuto a rapporti sessuali non protetti. Il maggior numero di casi riguarda uomini con un'età media di 39 anni. Ogni anno un numero elevato di persone si infetta e non ne è consapevole per anni. 

L'Aids è tutt'altro che debellata, è ancora viva e lotta contro di noi. Ogni anno, in una mia personale campagna per la prevenzione, iniziata prima nell'associazionismo lgbt, e proseguita con il mio mandato da parlamentare, ricordo che non dobbiamo avere paura di essere noi stessi, di vivere l'amore come meglio crediamo, ma che dobbiamo farlo protetti: 'Se ti progetti tu, proteggi anche gli altri'. 

 

A maggior ragione oggi, tra fake news, oscurantismi vari che ritornano, bisogna ricordarsi che il preservativo rimane il metodo più efficace di prevenzione dall'Hiv e da tutte le infezioni sessualmente trasmissibili».

È possibile vedere i manifesti a Torino, Alessandria, Milano, Brescia, Bergamo, La Spezia, Vercelli, Aosta, Novara, Genova e Cuneo. E sui principali social network.

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Daniele Viotti è da ieri presidente dell'integruppo Diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender - Lgbti del Parlamento europeo. Succede così nell’incarico all’austriaca Ulrike Lunacek. A darne notizia lo stesso eurodeputato sulla sua pagina fb.

«Ho una news da darvi – ha scritto in un post –! I miei colleghi mi hanno nominato presidente dell’intergruppo per i diritti Lgbti del Parlamento Europeo. Voglio ringraziare Ulrike Lunacek, che ho l’onore di sostituire in questo importante incarico.

Il lavoro da fare è tanto e nel mio mandato mi concentrerò sopratutto su tre grandi temi: salute e prevenzione, attenzione ai Paesi Ue in cui i diritti non sono ancora stati acquisiti, e attenzione ai Paesi fuori dall’Europa dove impegnarsi per i diritti Lgbti significa lavorare per ottenere diritti umani e diritti alla vita.

Come Parlamento europeo abbiamo il dovere di mettere in campo tutte le azioni, anche culturali, possibili per stimolare gli Stati membri sulle materie specifiche legate ai diritti Lgbti.

E lo stesso farò per l’Italia. Dobbiamo impegnarci, perché la legge Cirinnà è solo un punto di partenza. Il nostro obiettivo, come sempre, non può che essere la piena uguaglianza.

Lavorerò per portare un po’ più d’Europa (quella buona, dei Paesi più avanzati) in Italia».

Pur non essendo organi del Parlamento, gli intergruppi sono disciplinati dalla regolamentazione interna adottata dalla Conferenza dei presidenti il 16 dicembre 1999 e sono fondamentali tanto nello scambio di opinioni informali su tematiche specifiche quanto nella promozione dei contatti tra i deputati e la società civile. 

L’intergruppo per i diritti Lgbti è al momento il più grande coi suoi 150 componenti. Bisogna ricordare che l’intergruppo, in collaborazione con ILGA-Europe (grazie al cui impegno se ne deve la costituzione nel 1997) e altre associazioni, ha ottenuto, in particolare con il Trattato di Amsterdam, maggiore attenzione da parte della Commissione ai diritti delle persone Lgbti nel processo di adesione dei singoli Paesi all'Unione europea.

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Il 28 e il 29 settembre si terrà in Campidoglio la Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia. Un’iniziativa che, promossa dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del consiglio dei Ministri, è stata preclusa a due importanti associazioni Lgbti quali Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno.

Per saperne di più Gaynews ha intervistato Gabriele Faccini, co-presidente e responsabile Comunicazione di Rete Genitori Rainbow.

Gabriele, a lanciare l'allarme sul mancato invito di alcune associazioni Lgbti alla Terza Conferenza sulla Famiglia è stata Rete Genitori Rainbow. Puoi spiegare cos'è successo?

A fine giugno ci hanno segnalato l'organizzazione di questa Conferenza e abbiamo immediatamente inviato una mail per essere coinvolti. Tre mesi dopo, cioè pochi giorni fa, ci è stata inviata la seguente risposta standard, destinata a tutti coloro a cui la richiesta è stata rifiutata:

Gentile Presidente,

grazie per la sua richiesta di partecipazione alla prossima Conferenza Nazionale sulla Famiglia, prevista il 28 e 29 settembre a Roma. Qui la notizia circa l’evento.

La informiamo che la manifestazione, anche alla luce del numero limitato dei posti disponibili, sarà riservata ai soggetti istituzionali e ai rappresentanti delle organizzazioni nazionali della società civile presenti negli organismi collegiali a supporto delle politiche in materia di famiglia.

Sarà in ogni caso possibile seguire i lavori in diretta streaming sulle pagine del sito internet del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri all’indirizzo www.politichefamiglia.it.

Con l’occasione, comunichiamo che è possibile far pervenire eventuali contributi scritti a questa Segreteria.

Cordiali saluti.

La Segreteria

Come evincibile dal testo, non è stata data un'esplicita spiegazione del perchè la nostra associazione non avesse i criteri per essere inclusa. Subito ci siamo attivati per capire se anche altre associazioni avessero avuto questo trattamento. Da lì la scelta e necessità di un comunicato che denunciasse l'accaduto.

Si è poi saputo che Agedo e Arcigay avevano in realtà ricevuto l'invito già in giugno. Qual è il tuo parere in merito?

Agedo e Arcigay sono realtà nazionali importanti nel movimento Lgbti. Ma invitare solo loro  non permette di focalizzare sulla realtà specifica delle famiglie omogenitoriali nelle loro tantissime sfaccettature, escludendo così scientemente tutte quelle realtà del mondo Lgbti dove sono presenti dei bambini. In tal modo non è possibile avere un quadro completo della società, che invece è l'obiettivo dichiarato dell'Osservatorio sulla Famiglia (che già nel nome porta una pecca, in quanto sarebbe più corretto parlare di famiglie).

Nella scheda informativa della Conferenza, uno dei gruppi di lavoro (il primo peraltro) è focalizzato sulla centralità del ruolo delle famiglie come risorse sociali ed educative. Nella premessa del documento si riconosce infatti come «la struttura delle famiglie si è profondamente modificata e ci troviamo di fronte a un panorama nuovo e per molti aspetti complesso (nuclei sempre più piccoli, spesso instabili, famiglie di origine straniera, ricomposte, monogenitoriali, omogenitoriali, adottive, affidatarie,...)». Ma come è possibile riconoscere questa molteplicità di forme e poi non voler ascoltare la voce di chi le rappresenta?

Domani mattina la sottosegretaria Maria Elena Boschi riceverà i rappresentanti di Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno. Prima che fosse fissato quest’appuntamento, si è saputo che Lo Giudice, Cirinnà e Viotti avevano minacciato un duro comunicato. Come giudichi una tale presa di posizione di politici d'area orlandiana?

Ogni azione politica a sostegno delle nostre istanze è senz'altro ben accolta. Ci auguriamo che possa costituire l'inizio di un dibattito costruttivo e non si riduca a un mero scontro tra le parti. L'importante è non fare finta che il problema non esista e apprezziamo la maggior sensibilità di alcuni politici su queste tematiche.

Siamo a poche ore dall’incontro a Palazzo Chigi. Cosa ti aspetti da questo meeting?

Questa convocazione è stata ovviamente una conseguenza del comunicato, un atto dovuto, ma poteva anche non essere organizzato. Mi aspetto in primis delle spiegazioni, anche se dubito avremo la possibilità di prendere parte alla conferenza arrivati a questo punto.

Ma soprattutto, visto che il lavoro dell'Osservatorio è costante, mi aspetto un impegno politico preciso da parte della sottosegretaria e un coinvolgimento all'interno di quest'organo, dove è necessaria la rappresentanza di tutte le forme di famiglia, comprese quelle omogenitoriali di Famiglie Arcobaleno e quelle "omoricomposte", specificità rappresentata da Rete Genitori Rainbow, dove un compontente della coppia omosessuale ha avuto figli da precedenti relazioni eterosessuali.

Non credi che l'esclusione di associazioni come Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno dalla Conferenza Nazionale possa essere ravvisata come conseguenza della legge sulle unioni civili. Legge, cioè, che non riconosce formalmente lo status di famiglia alle coppie che accedono a un tale istituto giuridico?

No, non trovo relazioni. Come dicevo prima, nel documento informativo stesso della Conferenza si parla di molteplicità di famiglie, tra cui quelle omogenitoriali. Posso però aggiungere che da un anno a questa parte c'è la percezione che l'attenzione del governo sul campo dei diritti delle persone Lgbit si sia affievolita. Bisogna avere il coraggio politico di portare avanti un cammino troppo timidamente intrapreso.

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