Dopo quella del 2009 la seconda versione dell’International technical guidance on sexuality education è stata da poco edita.

Frutto della collaborazione di UnAids, UnFpa, Unicef, UnWomen e dell’Organizzazione mondiale della sanità, le nuove direttive dell’Unesco in materia d’educazione sessuale si compongono di 139 pagine. Nelle quali, fra l’altro, viene ribadita la necessità d’insegnare a bambini e adolescenti la distinzione tra genere e sesso biologico al pari di quella tra identità di genere e orientamento sessuale nonché il superamento delle forme stereotipate connesse all’ambito della sessualità.

Firmata dalla direttrice generale Audrey Azoulay, la versione ampliata dell’International techical guidance è stata subito presa di mira dal giornalista e scrittore complottista Maurizio Blondet che ne ha parlato come «nuove direttive per corrompere i bambini», «scritte in perfetta neolingua della dittatura Lgbt». Quella «dittatura mondiale dei pederasti» che, secondo il saggista cattolico -, «si attua in un nuovo jus sodomiticum obbligatorio, e contrario al diritto naturale». 

Non meraviglia perciò che un ancor meno avveduto Lorenzo Damiano, candidato alla Camera in Veneto (collegio plurinominale 02 e uninominale 08 [Treviso e cintura]) nella lista del Popolo del Famiglia, abbia invocato un nuovo processo di Norimberga e minacciato roghi di libri gender.

«Né comunismo, né nazismo, né fascismo – così l’adinolfiano trevigiano – sono mai arrivati a questo livello di propaganda politica nei confronti delle persone più indifese al mondo. I bambini sono anime pure e innocenti che non hanno bisogno di queste persone e delle loro perversioni. Si ritiri immediatamente questa persona Audrey Azoulay dal ruolo che ha e se ne torni a casa. La funzione dell’Unesco resti quello di valorizzare la cultura di un territorio: perché mai questi organi arrivano a occuparsi della sessualità dei bambini? Che per altro sono innocenti e puri? Guai a coloro i quali scandalizzeranno anche uno solo di questi bambini: sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare».

Poi un appello a Putin e Trump perché liberino il mondo «da queste lobby invertite. Invoco un nuovo processo di Norimberga per mandare a casa questi pervertiti che propongono a bambini di nove anni di “saper spiegare come l’identità di genere di una persona può non corrispondere al sesso biologico”, di 12 ad essere già edotti sul fatto che i rapporti omosessuali sono “piacevoli” e non portano affatto infezioni, e a cinque anni (sottolineo a cinque anni!) che devono essere indottrinati sul rispetto per le famiglie “diverse”.

Sono pronto a sfidare questi pervertiti e depravati che minano con violenza la mente dei bambini anche domani: portandoli in piazza e svergognandoli davanti a centinaia di famiglie che devono sapere la violenza di questi organi di potere. Anzi, vi dirò di più. Già la prossima settimana siamo pronti ad un evento che sconvolgerà le menti di questi personaggi depravati: il rogo dei libri gender. Quando saremo al Parlamento riporteremo il buonsenso e l’amore per i nostri figli, quello vero di una mamma e di un papà che li difendono dai mostri. Lotteremo fino all’ultimo sangue per l’abrogazione della legge che ha introdotto il gender attraverso i partiti di sinistra e per l’abrogazione della legge Cirinnà».

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Giorni fa Berlusconi è tornato alla carica sulle unioni civili e questa volta senza mezzi termini. Ha infatti detto di voler cancellare la legge senza però tornare alla situazione di prima. Non chiarendo però che cosa voglia dire esattamente: modifica, cancellazione, riforma costituzionale e via dicendo. È evidente che Berlusconi sta inseguendo il voto dell’elettorato ultracattolico. Un voto a mio parere irrilevante ma non secondo il Cavaliere. Soprattutto, forse, per la concorrenza con la Lega che non sembra invece insistere su questi terreni. Al pari di Fratelli d’Italia che definisce l’argomento una “non priorità”. Leghisti ed ex fascisti insistono sul no all’adozione e alla Gpa.

Abbiamo perciò una situazione inedita, per cui chi dovrebbe essere il polo moderato ed europeista del centrodestra si trasforma invece in quello estremista dell’integralismo clericale. Per la verità una parte del gruppo parlamentare di Forza Italia ha votato le unioni civili. Non a caso sia Stefania Prestigiacomo sia Mara Carfagna hanno cercato, negli ultimi giorni, di mettere una pezza alle dichiarazioni berlusconiane dicendo che i diritti non saranno modificati.

È necessario piuttosto chiedersi se nel nuovo Parlamento sarà modificabile o meno la legge sulle unioni civili. Io direi proprio di no. L’Italia è il Paese più arretrato dal punto di vista dei diritti civili. Mentre quasi tutta la vecchia Europa ha una legge sul matrimonio egualitario, l’Italia ha solo quella sulle unioni civili. Una legge che ovviamente tutti noi abbiamo aspettato per decenni. Una legge che costituisce un punto fermo sulla questione dei diritti delle persone omosessuali del nostro Paese. 

Tuttavia, come detto più volte come sottolineato dalla stessa prima firmataria, questa legge ha numerosi difetti. In primo luogo non si tratta di matrimonio egualitario. In secondo luogo non risolve la questione della genitorialità delle persone omosessuali. In terzo luogo contiene una definizione delle coppie di persone dello stesso sesso per noi inaccettabile. Questo essere chiamati “formazione sociale specifica” – per distinguere nettamente le unioni civili dal matrimonio – è stato ovviamente un contentino all’ala cattodem candidata, ahinoi, massicciamente nelle liste Pd per le prossime elezioni nonché un messaggio esplicito al Vaticano. 

Proprio a proposito del Vaticano bisogna dire che fino a questo momento non ci sono stati messaggi a sostegno delle uscite di Berlusconi se non sulle pagine dell’Avvenire, il fogliaccio dei vescovi italiani. Berlusconi sembra addirittura andare oltre la soglia di ciò che viene richiesto dagli stessi cattolici. Non dico ovviamente gli integralisti, che chiedono l’abolizione secca della legge, ma tutti gli altri i quali sembrano essersi resi conto che questa legge è condivisa dalla maggior parte dell’opinione pubblica italiana. 

Proprio questo mi sembra il punto: il rapporto tra una norma e ciò che ne pensa la maggioranza del Paese. Io credo che sulle unioni civili ben oltre il 50% del Paese sia assolutamente d’accordo. Lo abbiamo visto nelle decine e decine di celebrazioni, dove di solito erano presenti non solo le famiglie delle persone che si univano civilmente, ma spesso e volentieri anche una parte della popolazione locale. Che, soprattutto nei piccoli centri, faceva da ala a un evento visto come un’importante novità e anche come elemento di giustizia sociale da tutti rivendicato.

Il numero elevato di unioni civili – che, considerate quelle celebrate all’estero, sono quasi 4.000 – dimostra che la legge era attesa e molto gradita in primo luogo alle persone omosessuali. 

Generalmente chi ha costituito un’unione civile ha una certa età ed è forse comprensibile che sia così. Perché è soprattutto dopo una certa età che emergono le necessità di sistemare le questioni patrimoniali in modo tale che non accadano situazioni molto sgradevoli come la spoliazione dell’eredità, della casa comune, dei beni comuni. Situazioni che si sono verificate purtroppo troppe volte in assenza di una legge (ne sono stato testimone in molti casi). In ogni caso le unioni civili rappresentano un elemento di certezza, un elemento di sicurezza. Difficile che sotto questo punto di vista Berlusconi possa farci tornare indietro. 

Per cancellare questa legge o modificarla profondamente occorre una solida maggioranza parlamentare che intanto speriamo che Berlusconi non abbia dopo il 4 marzo. E quindi occorre fare i conti anche con i numeri. Cosa che Berlusconi ovviamente in questo momento non sta facendo. 

Solo dopo le elezioni si potrà capire se non si sia trattato di pura propaganda elettorale da parte dell’uomo delle cene eleganti e delle Olgettine. Proprio qui sta il punto. Che l’ex presidente del Consiglio (il leader politico che nella vita privata ha avuto il comportamento ritenuto più immorale di tutti i leader politici italiani) si metta a fare la morale sulle unioni civili non sta né in cielo né in terra. Ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere se non avessimo a che fare con delle elezioni che, per quanto complesse, per quanto sfilacciate, per quanto deboli vista la mediocrità delle presenze politiche, potrebbero determinare maggioranza politiche per i prossimi cinque anni. Come potrebbero riportarci al voto a breve. In ogni caso sono elezioni da non prendere sotto gamba. 

Ci sono molte persone che hanno la tentazione di non andare a votare, che non sanno che cosa votare a queste elezioni così brutte, così mediocri, con programmi delle forze politiche così poco attraenti.

Ma le uscite di Berlusconi sulle unioni civili ci devono far capire che prima di tutto bisogna dare un contributo per battere la destra al di là di qualsiasi altra considerazione.

Inizialmente sembrava che la questione Lgbti fosse stata messa ai margini della campagna elettorale: assenza pressoché totale dai programmi elettorali se si esclude la sinistra, nessun leader che parlava dei diritti civili e dei diritti Lgbti nelle varie e noiosissime comparsate televisive, molti candidati Lgbti senza possibilità di venire eletti se si escludono le candidature Pd di Zan, Cerno. E ci permetta l’amica Cirinnà di includere la sua tra quelle particolarmente gradite alla comunità Lgbti italiana.

Lo schieramento di destra (Berlusconi, Salvini, Meloni, Lupi), pur non essendo d’accordo su nulla, è riuscito a costruire quell’unità per le urne che corrisponde al desiderio, per altro legittimo, di quell’elettorato di battere la sinistra. 

Avrebbe dovuto essere così anche per i progressisti. Vale a dire che il primo pensiero dei partiti di centrosinistra sarebbe dovuto essere quello battere la destra, che è la peggiore d’Europa. La destra in cui sono maturati i pistoleri come quello di Macerata. Una destra che copre il fascismo. Una destra che è antieuropea. Una destra che odia gli omosessuali. Questa destra non deve e non può vincere. 

Quindi il mio è un appello a tutte le persone Lgbti, ai loro amici, ai loro familiari di andare a votare. Votate chi vi pare ma votate contro questa destra che ci vuole togliere i diritti sacrosanti e persino quelli faticosamente acquisiti. Diritti che sono costati decenni di lotte. Diritti che abbiamo conquistato faticosamente. Diritti che non possono e non devono essere messi in discussione. Diritti di cui moltissimo amici non possono più usufruire perché ci hanno lasciato da tempo magari dicendoci proprio di vivere noi ciò che a loro era stato precluso.

(Oggi Berlusconi ha fatto nuovamente marcia indietro sulle civili. «Mi sono espresso male – così ha dichiarato stamani a UnoMattina – o sono stato frainteso». Un andirivieni di dichiarazioni, insomma, che sono evidente riprova di come Berlusconi guardi con attenzione al voto d’un elettorato da sacrestia ma senza stringersi troppo a esso in un abbraccio forse fatale).

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In concomitanza con quelle politiche il 4 marzo si terranno in Lazio le elezioni regionali.

Al riguardo abbiamo intervistato Massimo Farinella, candidato nella lista +Europa con Emma Bonino.

Massimo, chi ti conosce sa il tuo impegno nel mondo Lgbti e non. Quali saranno, qualora eletto, le tue priorità?

Non esistono soluzioni semplici, ma non c'è dubbio che rispetto a una delle competenze principali della Regione, ossia la sanità, occorre maggiore efficienza in modo da renderla davvero accessibile a tutti. Maggiore efficienza si ottiene anche se è più stretto e trasparente il controllo che i cittadini esercitano sulle istituzioni. Per questo riteniamo fondamentale introdurre nuovi strumenti di partecipazione popolare (rendendo anche più semplice e di buon senso la raccolta firme). A questi temi aggiungo la necessità di garantire una gestione del ciclo dei rifiuti sostenibile, una maggiore formazione e il potenziamento delle politiche attive per l'inserimento al lavoro.

Sei da tempo in prima linea nella lotta all’Hiv e alle Mst. Cosa credi che si debba fare concretamente di più al riguardo in Lazio oltre a un’informazione mirata?

Nel 2016 (ultimi dati Coa) nel Lazio abbiamo registrato quasi 600 nuove diagnosi di Hiv (dopo la Lombardia, siamo la regione con il tasso più alto). A questi dati si aggiungono quelli relativi alla sifilide. Abbiamo conosciuto un’epidemia di epatite A, e tra le diagnosi di Hiv abbiamo un 30% circa di persone che arrivano in ritardo con sintomi legati all’Aids, cui si aggiungono gli inconsapevoli, il sommerso.

L'unica soluzione è la concreta e reale applicazione del Piano nazionale Aids approvato nel 2016 che prevede interventi per ridurre il numero delle nuove infezioni, con strumenti di prevenzione combinata (condom, TasP, PrEP); l'accesso al test ed emersione del sommerso (test rapidi); l'accesso alle cure e mantenimento in cura delle persone con Hiv in trattamento; e infine, la lotta allo stigma e la tutela dei diritti delle persone con Hiv. Inoltre bisogna aumentare e mettere in connessione i luoghi dove è possibile fare prevenzione e test, sedi di associazioni (check point), centri per le Ist, consultori delle Asl (che devono anche essere potenziati) dove le persone accolte devono ricevere il giusto counselling. Rendere strutturali gli interventi nelle scuole.

Oggi abbiamo tutti gli strumenti e la conoscenza per contrastare in maniera efficace l’Hiv e le altre Ist, ma bisogna applicare seriamente tutte queste azioni. Dall'esperienza che ho maturato in questi anni, non servono interventi estemporanei (e a dire il vero negli ultimi cinque anni non ci sono stati nemmeno quelli), ma un lavoro costante e capillare.

Molti ti conoscono per la pluriennale militanza nel Circolo omosessuale Mario Mieli. Secondo te che cosa devono fare innanzitutto le associazioni per favorire un’educazione alle differenze?

Sì, sono arrivato al Circolo nel 1994. Bisognerebbe agire su due piani, interno ed esterno. Sarebbe innanzitutto utile promuovere consapevolezza e memoria storica all'interno della comunità Lgbti. Questo consentirebbe di rafforzare gli strumenti di lotta, e di individuare con più efficacia i nuovi obiettivi dell'associazionismo Lgbti. Mi sembra centrale, in questa fase storica, stabilire un dialogo e obiettivi di lotta comune con le tante realtà che operano per il riconoscimento dei diritti civili. Non è più tempo di lotte separate. Occorre, al contrario, mettere insieme le energie. Penso, in particolare, al movimento delle donne, dei diversamente abili, dei migranti e di altri minoranze che rivendicano il diritto, innanzitutto, a essere parte della società nel suo complesso con pieni diritti.

È una prospettiva e un obiettivo di lotta che vorremmo portare alla Regione Lazio: occorre promuovere una visione più aperta della società, arginando la paura verso le differenze (la storia dimostra che le differenze in realtà arricchiscono le società aperte) e incoraggiando la disponibilità ad accogliere esperienze e vissuti molto lontani tra loro. Anche in questo caso le scuole giocano un ruolo fondamentale. Sul piano sanitario, formativo e del lavoro la Regione Lazio sembra che abbia portato a casa molti risultati sul piano organizzativo e non solo.

Per voi di +Europa quali sono le altre urgenze da affrontare?

Finalmente si ritornerà a una gestione in regime ordinario alla fine del 2018. Quindi si aprono nuove possibilità, anche se bisogna comunque implementare i meccanismi che consentono alla Regione Lazio di introdurre nel sistema gli anticorpi affinché la spesa sanitaria rimanga sotto controllo. Vogliamo convocare come primo atto gli Stati generali della Salute e avviare un confronto tra le istituzioni, gli operatori della sanità, gli enti e le associazioni per individuare le migliori strategie per l’immediato futuro, a partire dai modelli di gestione value-based applicati con successo in altri paesi europei.

L’altra priorità è la salute della donna: vogliamo difendere il ruolo di presidio laico e gratuito dei consultori a tutela della salute della donna. Siamo convinti della necessità di garantire la libera prescrizione di cannabis a uso terapeutico ed estendere la somministrazione gratuita a più tipologie di pazienti e consentirne la prescrizione al medico di base, come previsto dalla normativa nazionale.

Per quanto riguarda il tema del lavoro, purtroppo è molto elevato il tasso di disoccupazione giovanile (41,6%) nel Lazio. Per questo vogliamo investire maggiormente nella formazione post-diploma non universitaria, promuovere con obiettivi più ambiziosi le filiere degli istituti tecnici superiori (Its) di alta specializzazione, ai quali si accede dopo aver superato l’esame di Stato, e moltiplicare la loro offerta formativa. Le proposte complete si possono trovare sul sito di Radicali Roma.

Ogni anno sei sempre in testa al Roma Pride. Sarà dunque possibile vederti anche in “testa” in Regione?

Sì, è vero sono sempre in testa al corteo, insieme ad altri compagni del Mario Mieli, per fare in modo che il corteo si muova nei tempi previsti. Ogni anno mi ritrovo a pensare: ma quando potrò mai godermi un Pride in pace? Ma forse, conoscendomi, anche se non sarò alla testa del corteo, sentirò sempre un po’ quell’ansia che prende quando si desidera che una cosa riesca appieno. In ogni caso, in testa o in fondo al corteo, al Pride ci vedremo, e speriamo anche subito dopo il 4 marzo alla Pisana!

Ma allora viva sempre il Pride o no?

Certo! Il Pride è il momento unificante non solo dell’intera comunità Lgbti, ma di tutte le persone libere che credono fermamente nel rispetto verso ogni diversità. Uno slogan di un Pride di Roma, se non erro del ’97, era Un mondo di diversi con uguali diritti (e aggiungerei doveri) e questo slogan secondo me rappresenta l’essenza di un Pride.

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Unica italiana a essere indicata, qualche anno fa, dal magazine Newsweek tra le 150 donne che muovono il mondo, Emma Bonino continua soprattutto a muovere la vita politica del Paese. 

La neoformazione +Europa, di cui è leader, partecipa infatti, in vista delle prossime elezioni politiche, alla coalizione di centrosinistra. E lei stessa è candidata al Senato nel collegio uninominale Lazio - Roma 01 (Gianicolense, Trionfale, Montesacro, Centro storico, Salario).

L'abbiamo raggiunta per chiederle quala sarà il suo impegno e quello di +Europa a tutela delle persone Lgbti.

I diritti delle persone Lgbti rientrano nel programma di +Europa. Perché una tale attenzione?

I Radicali sono stati vicini al movimento Lgbti sin dai suoi albori. Quando nacque il Fuori!, l’allora Partito Radicale aprì le sedi agli attivisti omosessuali che poi, nel novembre 1974, scelsero di federarsi con noi. Quando nel 1980 si scoprì della morte di una giovane coppia di ragazzi di Giarre, fu Pannella a darne la notizia al XXIV° Congresso del Partito Radicale. I militanti del Fuori e i radicali si precipitarono in Sicilia per farne una battaglia politica. Tra loro anche l’allora segretario Francesco Rutelli.

Molti nomi storici del movimento Lgbti italiano sono stati candidati, ed eletti, nelle liste radicali: basti citare Angelo Pezzana, fondatore del Fuori!, ed Enzo Cucco.

Più recentemente l’Associazione Radicale Certi Diritti è stata co-promotrice della Campagna di Affermazione civile che ha portato alle sentenze della Corte Costituzionale 138/2010 e della Cedu che hanno riconosciuto i diritti delle coppie dello stesso sesso e costretto l’Italia ad approvare la legge sulle unioni civili.

Oggi, tra i nostri candidati di +Europa vi sono due bravi attivisti dell’Associazione Radicale Certi Diritti: Yuri Guaiana, che l’anno scorso è stato arrestato in Russia mentre chiedeva semplicemente di avviare un’inchiesta sulle persecuzioni dei gay in Cecenia, e Leonardo Monaco.

Nel programma si parla di matrimonio egualitario e di riforma del diritto di famiglia. Assenti invece la depatologizzazione del transessualismo, il divieto delle mutilazioni genitali dei bambini intersex e, soprattutto, il tema omotransfobia. Ma Emma Bonino se ne occuperà qualora eletta? E, nel caso, come?

Non solo abbiamo il matrimonio egualitario, ma anche il riconoscimento dei figli alla nascita indipendentemente dal sesso dei genitori. Una famiglia è tale dove c’è amore, libertà e responsabilità. Gli italiani devono poter organizzare i propri affetti come meglio credono, non ci possono essere istituti chiusi a certe categorie di cittadini. La famiglia è un grande valore, ma quando diventa familismo è una prigione!

La legge sulle unioni civili è stato un passo avanti importante, ma soprattutto dovuto alla Cedu. Già perché +Europa (in questo caso il Consiglio d’Europa) vuol dire anche +Diritti e +Doveri.

La legge 164/1982, che ha consentito alle persone trans di cambiare sesso in Italia, è stata una vittoria delle coraggiose attiviste trans, ma anche dei deputati radicali che le hanno sostenute. Non vedo perché mai non dovremmo continuare a sostenere le richieste del movimento trans. Al di là dei programmi, quello che conta è la biografia politica dei candidati. Credo che la storia radicale in questo sia una garanzia.

Lo stesso vale per le persone intersex. Mi sono occupata a lungo di mutilazioni genitali femminili e le mutilazioni genitali intersex non sono molto diverse. L’Italia è già stata ammonita dall’Onu nel 2016 per questo e l’Associazione Radicale Certi Diritti segue da anni questa terribile violazione di diritti umani che avviene ancora nel nostro Paese.

Quanto alle discriminazioni e agli atti di violenza basate sull’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere, sono inaccettabili quanto tutte quelle basate su altre caratteristiche ascritte dell’individuo come il genere, la disabilità, l’età, l’etnia, la nazionalità e la religione. Il modo migliore per combatterle è un Piano nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni e l’assistenza alle vittime di discriminazione e crimini d’odio. Ma ci vuole un adeguato stanziamento finanziario per la sua implementazione. 

Legge 40: va abrogata? Perché ?

Grazie all’Associazione Luca Coscioni e a Filomena Gallo, candidata nelle nostre liste, abbiamo demolito una legge ideologica che ostacola la scienza e le libertà individuali. Ancora una volta la Cedu, quindi l’Europa, ha giocato un ruolo fondamentale. Pensate che grazie alle nostre battaglie, nel 2015 sono nati in Italia circa 13mila bambini. 

Ma ci sono ancora dei divieti assurdi e discriminatori che impediscono una procreazione libera e responsabile: tra questi il divieto di accesso alla Pma per donne single e coppie lesbiche.

Cosa pensa della petizione di alcune femministe ai Segretari di partito sul no alla surrogata?

Sulla gestazione per altri l’Associazione Radicale Certi Diritti e l’Associazione Luca Coscioni hanno lavorato a una proposta di legge che ne prevede una regolamentazione in grado di garantire i diritti di tutte le parti coinvolte. Dobbiamo saper proteggere cittadine e cittadini senza proibizionismi.

In ultimo... Quale valutazione delle candidature di +Europa? Troppo poche?

Ci sono alcuni di noi candidati in collegi uninominali sostenuti da tutta la coalizione di centro sinistra. Detto questo, più che valutare le candidature c’è da valutare questa legge elettorale: non solo non hanno rispettato la raccomandazione della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa per cui le leggi elettorali non si devono cambiare prima di un anno dalle elezioni (noi l’abbiamo cambiata circa tre mesi prima), ma hanno fatto anche una legge complicatissima e incompressibile ai più. Noi porteremo questa legge oscena nelle corti italiane ed europee.

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Presentato con grande enfasi il 2 febbraio da Matteo Renzi a Bologna, il programma elettorale del Pd nella cosiddetta versione malloppo (a fronte del completo silenzio di quella più sintetica e dello schema in 100 punti) dedica appena due punti del paragrafo Per una cultura dei diritti e delle pari opportunità al tema dei diritti Lgbti. A suscitare soprattutto malcontento tra le file dell’associazionismo rainbow – a partire dalla forte dichiarazioni di Sebastiano Secci, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli – il mancato riferimento al matrimonio egualitario, la cui responsabilità è da attribuire alla segreteria di partito come chiarito da L’Espresso.

Per saperne di più, Gaynews ha raggiunto la deputata Silvia Fregolent che, quale responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Pd, ha avuto un ruolo principale nello stendere le linee guida alla stesura finale del menzionato paragrafo del programma.

Onorevole Fregolent, grandi aspettative da parte della collettività Lgbti per poi prendere atto che il programma riduce tutta la questione dei diritti alla lotta all’omofobia e alla riforma delle adozioni. Ma che, soprattutto, non si parla affatto di matrimonio egualitario...

Il nostro Paese approderà indubbiamente al matrimonio egualitario. Ma abbiamo appena approvato le unioni civili. Facciamo perciò funzionare le unioni civili, che sono state fortemente volute, come ben si sa, e realizzate dal Partito Democratico. Se avessimo dovuto dar retta a quanti dicevano e dicono: O tutto o niente, non avremmo avuto niente. Siamo riusciti ad avere le unioni civili grazie a un atto straordinario come l’aver posto la questione di fiducia. Cosa che non era mai successa coi precedenti governi di centrosinistra. Figuriamoci quindi con un governo di larghe intese come è stato quello della XVII legislatura. Noi dunque abbiamo ottenuto questo risultato.

Dobbiamo perciò far funzionare le unioni civili. Sappiamo benissimo che proprio per aver messo la fiducia, abbiamo dovuto lasciare un pezzo importante. Quello, cioè, del riconoscimento della genitorialità. Andare perciò oltre le unioni civili, quando esse devono essere ancora completate, non è serio. Visto che noi vogliamo essere seri e promettere cose che possiamo fare, pensiamo di poter realizzare il completamento delle unioni civili. Dire dunque oggi matrimonio egualitario vuol dire paroloni. Vuol dire lanciare uno slogan sapendo da subito che non potrà essere realizzato. Facendo in modo che la legge sulle unioni civili funzioni, si arriverà al matrimonio egualitario.

Eppure il gruppo d’area orlandiana Dems Arcobaleno aveva preparato un documento molto articolato e ampio sui diritti delle persone Lgbti, tra i quali ampio spazio era proprio dato al matrimonio egulitario. Insomma, che cos’è successo?

Nel parlare di completamento delle unioni civili, del riconoscimento della genitorialità e della lotta alll’omofobia abbiamo preso spunto proprio da quel documento. Ovviamente non solo da quello. Abbiamo tenuto in conto anche gli altri testi pervenuti. L’area orlandiana mi ha fatto gentilemente pervenire quel documento che ho letto con interesse e apprezzato. Ma, come dicevo, anche altre correnti l'hanno fatto. Per cui ho dovuto fare una sintesi da far confluire nel programma finale. In seguito anche a un confronto col segretario Renzi, con Maria Elena Boschi e Tommaso Nannicini, incaricato di stilare il programma, è venuto fuori quel testo con la mancata menzione, però, del matrimonio egualitario. E, questo, per i motivi accennati.

Nel punto relativo alla lotta all'omofobia l’essere transessuale è stato presentato come una peculiarità dell’orientamento sessuale. Uno scivolone notevole, cui si è poi riparato nella tarda serata del 2 febbraio grazie a un intervento dell’onorevole Alessandro Zan. È vero?

Sì, è vero. Credo che quell’errore fosse dovuto al fatto che troppe persone ci hanno messo mano.  Quando Alessandro Zan mi ha fatto notare che il punto così formulato era erroneo, ho chiesto che venisse apportata la modifica (come infatti è avvenuto): «la peculiarità dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale».

In tema di contrasto all'omotransfobia resterete ancora ancorati al testo del ddl Scalfarotto, tanto criticato dalla collettività Lgbti?

Noi partiremo sicuramente dal ddl Scalfarotto. Vorrei ricordare che in Aula si dovettero apportare delle modifiche, essendoci all’epoca un governo di larghe intese. Lo stesso Scalfarotto, mio amico, fu costretto a delle mediazioni anche per suggerimento dell’allora capogruppo Roberto Speranza.

So benissimo la sofferenza che Ivan ha provato non soltanto nell’accettare tali mediazioni (nel tentativo di portare la legge a casa) ma anche nell’essere attaccato dalla comunità Lgbti, che ha sempre difeso. Noi partiremo dunque dal progetto originale e vedremo cosa riusciremo a fare.

Passando ora al rapporto con la collettività Lgbti, lei ha incontrato i vertici di ArciLesbica nazionale il 25 gennaio. Eppure nessuna esponente di essa partecipò al primo tavolo con tutte le associazioni, che lei ha presieduto il 9 novembre scorso. Come mai?

A quel tavolo non c’era ArciLesbica, perché ci fecero sapere d’essere in fase congressuale. Appena eletta, la neopresidente Gramolini mi ha scritto una lettera per chiedermi un incontro. Incontro comunque avvenuto a programma Pd concluso, anche se ArciLesbica aveva precedentemente mandato, al pari di altre associazioni, delle sottolineature che non sono state accolte. Come responsabile del dipartimento Pari Opportunità, ritengo doveroso incontrare tutti sia in un tavolo comune sia separaramente. Più d’una volta, d'altra parte, ho incontrato Arcigay - avendomene fatto richiesta - anche dopo il tavolo del 9 novembre.

Onorevole, come si è svolto l’incontro con Gramolini e Vannucci di ArciLesbica, cui era presente anche la depuatata dem Fabrizia Giuliani, non più ricandidata alle prossime elezioni?

Si è trattato d'un incontro molto tranquillo. Mi hanno fatto vedere la petizione ai Segretari di partito contro la gpa – personalmente non amo l’espressione “utero in affitto" – e presentato le istanze di una parte del mondo femminista, molto attento a quest’argomento. Io ne ho preso atto e ho letto con attenzione il testo della petizione come faccio con tutti i documenti che mi vengono consegnati. Al riguardo, come responsabile del dipartimento, non ho espresso valutazioni di sorta.

Ma il parere personale di Silvia Fregolent qual è in tema di legge 40 e gpa?

Personalmente ritengo che sulla legge 40 sia necessario condurre un serio dibattito, essendo intevenute più volte al riguardo la magistratura e la Corte Costituzionale. Quella legge è ormai ridotta a un taglia e cuci. A un puzzle.

Sarebbe perciò opportuno rivisitarla per il bene delle cittadine e dei cittadini. Lo sappiamo benissimo che vietare certe pratiche, poi consentite all’estero, è un’ipocrisia. Si tratta ovviamente di un tema molto delicato. Innanzitutto sarebbe opportuno che il dibattito parta da un dato inoppugnabile: le persone ricorrenti alla gpa sono soprattutto eterosessuali. Il fatto che la comunità Lgbti si lasci attirare dalle polemiche di chi avversa la pratica fa passare nell’opinione pubblica l’idea che siano le coppie di persone omosessuali a farvi principalmente ricorso.

Ecco perché è necessario un dibattito pubblico e approfondito che tocchi l’aspetto dell’assoluta inaccettabilità della gpa in quei Paesi, terzo e quartomondiali, dove non è affatto libera e c’è un totale sfruttamento della donna gestante. Bisognerebbe poi studiare meglio il fenomeno in quei Paesi dov’è consentita per legge. Ritengo che non abbia fatto un buon servizio alla causa Niki Vendola sventolando il proprio splendido figlio quale spot alla gpa. Una tale decisione ha allontanato, a mio parere, ancora di più la possibilità di trovare una soluzione.

Dibattito serio e aperto sulla gpa. Eppure, talune femministe considerano il solo parlarne o scriverne una violazione del comma 6 dell’art. 12 della legge 40. Che cosa ne pensa?

Anche se ho votato sì all’ultimo referendum di riforma costituzionale, ritenendo che la Carta vada migliorata, sono molto attaccata a essa. In particolare, sono attaccata all’art. 21 che tutela la libertà d’espressione. Io difendo ovviamente la libertà di ArciLesbica e di alcune femministe di esprimere la propria opinione contraria alla gpa come difendo quella favorevole di altre associazioni o persone.

Ritengo, dunque, che bisogna approfondire l’argomento e parlarne liberamente anche con chi la pensa in maniera diametralmente opposta. Ho visto col tempo, ad esempio, che persone, assolutamente contrarie alle unioni civili, si sono poi aperte a seguito di confronti.  Tutto ciò è frutto di mediazione. Quella di cui hanno saputo dare splendida prova, ad esempio, Alessandro Zan, Monica Cirinnà e  Sergio Lo Giudice proprio durante il dibattito parlamentare sulle unioni civili.

Insomma, sulla legge 40 sarebbe necessario partire dalla riscrittura che ne ha fatto la Corte e valutare dei cambiamenti. Fare insomma un "tagliando", perché si tratta di una legge datata. Gli slogan duri non portano a nulla. Gli estremismi, infatti, non vanno mai bene: è necessario sempre mettersi nei panni altrui. Non mi sono affatto piaciute certe prese di posizione con la minaccia di non votare chi è favorevole alla gpa. Il parlamentare ha infatti il dovere di rappresentare tutti. Quando non siamo d’accordo, bisogna cercare di capire e trovare una soluzione. Non siamo una curva sud. Noi siamo chiamati al compito di legislatori e dobbiamo dunque agire per il bene di tutte e tutti.

Onorevole, lei è stata ricandidata. I diritti civili saranno al centro della sua campagna elettorale?

Sono candidata alla Camera nel collegio plurinominale Piemonte 01, dove è capolista Pietro Carlo Padoan.

È ovvio che i diritti civili delle persone Lgbti (e non) saranno al centro della mia campagna elettorale in piena adesione al programma del Pd che tocca un tale ambito  a 360 gradi. In tale battaglia andrò avanti in sintonia con le idee degli amici di sempre - da Monica Cirinnà a Sergio Lo Giudice, da Alessandro Zan a Ivan Scalfarotto - e confrontandomi con tutte le associazioni che lo vorranno.

Non ho paura del confronto come non ho paura di chi va minacciando di voler abolire le unioni civili in nome della tutela della “famiglia tradizionale”. Al riguardo voglio dire che, nelle vesti di pubblico ufficiale, ho celebrato due matrimoni e un’unione civile. Ora non ho mai provato un’emozione così forte come nel celebrare l’unione civile di Franco e Davide. Questi miei amici stanno insieme da 20 anni e non conosco nessuna famiglia così tradizionale come la loro.

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Sabato a Macerata il 28enne Luca Traini, candidato della Lega nel 2017 alle comunali di Corridonia nonché simpatizzante di Forza Nuova e CasaPound, si è messo a sparare su ogni persona di colore che incontrava per strada. Ne ha colpite sei. Sei feriti tra i 20 e i 32 anni, di cui è necessario ricordare i nomi per non dimenticare che che si sta parlando di vite umane. Si tratta di Jennifer Odion, Mahamadou Toure, Wilson Kofi, Festus Omagbon, Gideon Azeke, Omar Fadera.

Eppure esponenti della destra italiana hanno preferito far passare in secondo piano quest’aspetto per puntare il dito sulla sinistra quale vera colpevole di quanto accaduto. Qui siamo di fronte a un evidente caso di follia politica, le cui responsabilità morali non possomo che essere ricondotte in chi ha rivalutato il fascismo e lo sta utilizzando elettoralmente. Responsabilità morali di una destra che flerta in continuazione con realtà della variegata galassia neofascista e neonazista per cercarne uno squallido tornaconto personale.

Nessuno avrebbe mai pensato che l’Italia sarebbe diventata come il Mississipi o l’Alabama del secolo scorso. Che avremmo visto all’opera gruppi paragonabili a quelli del Klu Klux Klan. Eppure è quanto sta succedendo proprio a motivo di una destra assolutamente pericolosa. Una destra che continua a ravvisare nelle stesse persone Lgbti una minaccia all’ordine sociale e concausa del sovvertimento dei "tradizionali" valori italici.

Non a caso l’ultimo lavoro del vignettista Ghisberto raffigura una rivoltella fumante e grondante sangue, impugnata da una mano (quella ovviamente di Traini) ma armata dalle mani di un prete, un “comunista”, un banchiere e una persona Lgbti. In alto, poi, la scritta inequivocabile L’Italia macerata dagli istigatori

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Un’Italia alla cui macerazione avrebbe ovviamente contribuito, secondo parte della classe politica di destra, la legge sulle unioni civili. Quella legge che, a partire da Eugenia Roccella e Giorgia Meloni, andrebbe eliminata. Quella legge che secondo Berlusconi andrebbe modificata.

Insomma, il Cavaliere un Trump all’italiana? Sembra di sì, viste le dichiarazioni rilasciate a Libero, secondo le quali, se dovesse vincere l’elezioni, cambierebbe tutto.  E, quindi, smonterebbe l’intero apparato legislativo di cinque anni di governo di centrosinistra. Ora tra le cose da smontare o cambiare Berlusconi ha menzionato espressamente le unioni civili, chiarendo di non volere abrogare la relativa legge ma «definire chiaramente la funzione sociale del matrimonio fra un uomo e una donna, orientato alla procreazione e all' educazione della prole».

In realtà questa ossessione per la definizione o, se vogliamo, la “protezione” del matrimonio tra persone di sesso opposto – che, come tutti sappiamo, è fortissimamente in crisi – è propria di certa destra in tutto il mondo. Non a caso Putin e i Paesi confinanti con la Russia hanno spesso modificato le loro costituzioni per affermare che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna.

Le affermazioni berlusconiane appaiono quanto mai bizzarre in un  momento di crisi radicale del matrimonio. Crisi, la cui responsabilità certamente non è affatto imputabile alle unioni civili. Anzi, se mai, esse sono un antidoto a questa crisi perché, aumentando il numero dei riconoscimenti legali, aumenta quello di persone che hanno una relazione in qualche modo protetta dalla legge con un beneficio allo stesso matrimonio tra persone eterosessuali.

Sappiamo tutti benissimo da cosa dipenda la crisi matrimoniale dal momento che ogni epoca ha un modello di famiglia legato a un determinato modello economico. Berlusconi dovrebbe allora interrogarsi su quanto la politica disastrosa dei suoi governi in materia economica abbia precarizzato la vita quotidiana, rendendo più difficile la possibilità di lavori a tempo indeterminato. Quelli, cioè, grazie ai quali è possibile ottenere mutui bancari con cui mettere su casa. Dovrebbe interrogarsi su quanto sia più difficile mantenere un impiego e, quindi, su quanto un tale modello economico liberista e brutale abbia violentemente reso precaria la vita familiare. Questo è il punto.

Berlusconi dovrebbe perciò scusarsi di siffatte politiche antifamiliari. Dovrebbe scusarsi del fatto che la sua disastrosa esperienza di governo abbia impedito a moltissimi giovani eterosessuali di mettere su famiglia. Altro che unioni civili.

Appare dunque piuttosto chiaro come lo scopo di certe affermazioni sia un altro. Quello, cioè, di lanciare un sasso nello stagno. Lanciare un messaggio prettamente ideologico per rispondere a quattro pagliacci integralisti, che hanno ripreso le campagne contro la legge sulle unioni civili, e per blandire l’area ultracattolica del suo elettorato da strappare a Salvini.

Mi pare assolutamente evidente lo scopo tutto ideologico, tutto declamatorio, tutto proclamatorio della boutade berlusconiana sulle unioni civili. Se così non fosse, ci provi il Cavaliere – e lo sfidiamo al riguardo – ad avviare, qualora eletto, modifiche alla Costituzione relativamente alla definizione di matrimonio sul modello di Putin e dei sistemi autoritari ex sovietici. Ci provi a cambiare la Costituzione, dimentico che la mentalità di questo Paese e le unioni civili hanno creato una rivoluzione impossibile da mettere in discussione. Una rivoluzione culturale irreversibile.

È bene ricordare un dato messo in rilievo dall’amico Marzio Barbagli nel suo bellissimo articolo Se 2.800 unioni civili vi sembran poche e, cioè, che in Italia abbiamo il più alto numero di celebrazioni di unioni civili in relazione ai matrimoni tra persone di sesso opposto in Europa. E ci sono persino alcune realtà, come Milano, dove le unioni civili stanno per superare a livello numerico i matrimoni celebrati in Comune.

Bisogna quindi essere molto attenti. È necessario che la collettività Lgbti ricordi tutto ciò a un centrodestra dato per vincente alle prossime elezioni. Che la richiami a essere guardinga al riguardo e a non bruciarsi su un tale terreno, perché la reazione sarà durissima.

Torno perciò a ribadire – come detto e proposto in un mio recente editoriale su Gaynews – l’invito alle persone Lgbti e, in generale, a tutte e a tutti a fare argine a una destra tra le peggiori d’Europa. Quella più becera, quella più ideologica, quella meno attenta ai diritti civili e alle libertà personali. Quella destra che dice di difendere le libertà delle cittadine e dei cittadini ma che difende solo quelle proprie. Quelle di avere leggi ad personam e a tutela delle proprie aziende.

Dobbiamo essere quindi più baldanzosi, più forti, più aggressivi contro una tale destra. Perché abbiamo tutti gli argomenti necessari. Perché abbiamo ragione. Perché le unioni civili hanno cambiato in meglio questo Paese e coperto un ritardo che, oramai, era inaccettabile rispetto a quasi tutti i Paesi Ue. Ritardo che d’altra parte continua a esserci avendo quasi tutti i Paesi Ue adottato il matrimonio egualitario.

Bisogna dunque rilanciare a Berlusconi e dire che il matrimonio dev’essere uguale tutti. Perché solo col matrimonio egualitario si potrà ripensare all’istituto stesso del matrimonio in maniera diversa e più avanzata. L’istituto matrimoniale va anzi riformato e vanno eliminati gli ultimi residui di misoginia presenti. E ciò va fatto in modo tale da garantire serenità e tranquillità alle persone che si sposano, che vogliono sposarsi o che desiderano farlo come le persone omosessuali.

La vera riforma, lo ricordi il caro Berlusconi, è dunque il matrimonio per tutti. Non quello per una parte - le persone eterosessuali -, essendo oramai sempre più assottigliata propria quella parte che vi fa ricorso.

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Potere al popolo, il nuovo movimento politico proveniente dal basso che sta animando con il suo contributo la campagna elettorale, ha candidato capolista alla Camera in Trentino  Alto Adige l'attivista Daniela Tonolli. L'abbiamo raggiunta per saperne qualcosa di più.

Da qualche anno i cittadini hanno deciso di organizzarsi in diverse forme di partecipazione alla vita democratica del paese. Potere al Popolo : un nome che potrebbe avere mille significati. Ci puoi dire cos'è?

Potere al popolo è una rivoluzione. Ha mille significati. In una società dove le persone sono umiliate e sfruttate ogni giorno per poter sopravvivere, abusate perché donne, rifiutate per la loro origine, per il loro orientamento sessuale, con un contratto di lavoro o una pensione a 800 euro al mese, è necessario un radicale cambiamento. Questo può avvenire solo partendo dai territori (come nel caso dell'ex Opg di Napoli) per poi federare le lotte territoriali e portarle a livello nazionale. È una rivoluzione. Questo è Potere al Popolo.

Daniela Tonolli e Potere al popolo cosa hanno in comune?

Oltre al programma (ovviamente), abbiamo in comune la rivoluzione, intesa come la responsabilità politica di ognuna e ognuno di noi di incarnare quotidianamente la propria specificità in modo sinergico e la radicalità, intesa come "intervenire alla radice dei problemi", come sosteneva colei che per me rappresenta un'icona di tutte le lotte: Angela Davis.

Nella lotta contro le discriminazioni, l'omofobia e la transfobia qual è il contributo di Potere al popolo ?

È un contributo radicale insieme all'antileaderismo e antipersonalismo. Nel panorama della sinistra (area in cui sono sempre stata collocata) ho scelto Potere al popolo. Noi parliamo chiaramente di lotta all'omotransfobia e l'urgenza di una legge. Che non solo punisca chi usa violenza (verbale o fisica) contro persone Lgbti ma che dia anche la concreta possibilità di sostenere l'educazione alla differenza che deve essere portata in primis nelle scuole.

Vogliamo il matrimonio egualitario e il riconoscimento pieno dell'omogenitorialità nonché l'adozione ai single. Puntiamo al divieto dell’intervento chirurgico genitale sulle bambine e sui bambini intersessuali prima che possano sviluppare la loro reale identità di genere. Una pratica barbara che dagli anni cinquanta viola i diritti umani.

Siamo venuti a conoscenza di attacchi omofobi nei tuoi riguardi: ce li puoi raccontare?

Ho scelto di presentare la mia candidatura come capolista alla Camera in Trentino Alto Adige Sudtirol mediante un manifesto con la mia immagine e una mia breve "dichiarazione di intenti".Questo manifesto è circolato su alcune pagine italiane Mra (Men's Rights Activism) e su profili di militanti di sinistra. Sono stata attaccata e insultata principalmente per le parole che ho usato e poi anche per il mio taglio di capelli e per la spilla da balia all'orecchio. Qualcuno ha pubblicato la foto di un kalashnikov come "rimedio" alla mia esistenza.

In privato ho ricevuto insulti molto pesanti. Si parla molto di "rivoluzione culturale" soprattutto nei salotti buoni della sinistra e quello che è successo a me proviene anche da lì e dimostra che siamo lontani da una rivoluzione culturale. È stato sufficiente che usassi termini come "ecofemminista" e "eteronormatività" per scatenare l'indignazione di molti e di molte.

Il tuo manifesto elettorale: il tuo viso di profilo e, poi, termini come ecofemminismo e "spezzare l'eteronormatività". Ci dai il senso della scelta di queste parole?

Mi definisco ecofemminista perché credo fortemente nell'intersezionalità delle lotte. L'ecofemminismo, infatti, individua nel sistema capitalista patriarcale il comun denominatore dello sfruttamento perpetrato sulle donne, sull'ambiente e su tutti gli esseri viventi. Viviamo in una società eteronormata, in cui tutti gli esseri umani sono catalogati come maschio o femmina, sia nel sesso che nell'identità di genere. Conseguentemente le relazioni sono riconosciute e legittimate solo quando avvengono tra persone di sesso diverso.

Tutte quelle persone che non rientrano in questo binarismo (sia sessuale che di genere) vengono ignorate, private della loro dignità e di qualsiasi diritto. La stessa legge Cirinnà rientra in questa modalità eteronormata: le unioni che ne derivano sono, infatti, definite "formazione sociale specifica".

Sei candidata in Trentino Alto Adige e abiti in provincia di Trento. Qual è il contesto?

Un contesto che rispecchia comunque una cultura discriminatoria. Rammento che nel 2014 a un'insegnante dell'Istituto Sacro Cuore di Trento non è stato rinnovato il contratto perché "presunta lesbica". Questo caso è stato denunciato pubblicamente e anche la magistratura (peraltro l'insegnante ha vinto i primi due gradi di giudizio) è intervenuta.

Per la mia esperienza diretta, in quanto lesbica, so di altre persone discriminate, insultate e vessate per il loro orientamento sessuale. Non ho paura di ciò che sono e di quel che penso e sostengo. Porto la mia autenticità ogni giorno, in ogni luogo e davanti a ogni persona. Viviamo in un clima per nulla rassicurante, dove chiunque parli una lingua omnicomprensiva, che riconosce tutte le possibilità dell'esistenza, è comunque in pericolo. Sta in noi accettare il rischio e continuare a camminare a testa alta.

Se dovessi dire chi sei in un parola, quale sceglieresti?

Persona.

Grazie, Daniela. In bocca al lupo o forse è meglio dire?

In bocca alla lupa e lunga vita alla lupa e alle donne che corrono con le lupe (e non con i lupi).

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Dopo quella per le candidature alle prossime elezioni politiche del 4 marzo è terminata oggi quella per il programma elettorale in casa Pd. A presentarlo nel pomeriggio d’oggi a Bologna Matteo Renzi.

«Per la prima volta rivendichiamo un metodo diverso dal passato – così ha detto il Segretario nazionale col consueto stile magniloquente –. Avremo tre versioni del programma: una versione “malloppo” per chi vorrà entrare nel merito dei singoli punti, una versione più sintetica di 15 pagine, e una terza versione più rischiosa, ma che inaugura un metodo nuovo... Noi proponiamo 100 piccoli passi in avanti per l’Italia, 100 piccoli impegni realizzabili, ma lo facciamo partendo da 100 cose che abbiamo fatto».

Ma in ambito dei diritti delle persone Lgbti la “versione malloppo” in 41 pagine dedica appena due sintetici punti (lotta all’omofobia e riforma delle adozioni) del paragrafo Per una cultura dei diritti e delle pari opportunità (pag. 39). Nessuna menzione, invece, nella versione più sintetica né tanto meno in quella delle 100 cose da fare a fronte delle 100 fatte (nel cui catalogo è ovviamente citata la legge sulle unioni civili).

Non si è tenuto purtroppo per nulla in conto il documento I diritti Lgbti in una società solidale e inclusiva che, approntato dal gruppo Dems-Arcobaleno, era stato preparato quale contributo alla redazione finale del programma.

Come se non bastasse, laddove nel programma si parla della lotta all’omofobia l’essere transessuale viene presentato come peculiarità dell’orientamento omosessuale. Uno scivolone non da poco cui si è riparato per intervento dell’on. Alessandro Zan.

Grazie a un suo intervento il passaggio «la peculiarità dell’orientamento sessuale della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale» è stato corretto in «la peculiarità dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale». Modifica che dovrebbe essere apportata, si spera quanto prima, anche nella versione in pdf del programma.

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Ideatore e fondatore del Padova Pride Village nonché già presidente del locale comitato d’Arcigay, Alessandro Zan è soprattutto noto per aver ottenuto il primo registro anagrafico delle coppie di fatto, compreso quello di persone dello stesso sesso, e per aver tenuto, in veste di deputato, il commovente discorso antecedente l’approvazione del ddl sulle unioni civili alla Camera.

Adesso è in corsa per il suo secondo mandato parlamentare nelle file del Pd. Gaynews l’ha raggiunto per saperne qualcosa di più

Onorevole Zan, dopo estenuanti attese è stata confermata la candidatura nelle liste Pd. Qual è stata la sua prima reazione? 

Chiaramente è stata una fortissima emozione sapere di essere candidato alla Camera per il mio partito, nella mia città, nella mia provincia. Un’emozione accompagnata da un grande senso di gratitudine verso la comunità del Partito Democratico, che ha voluto concedermi un’enorme fiducia: non deluderò questa fiducia, lavorerò sodo, come penso di aver già fatto in questi cinque anni passati in Parlamento.

In quali collegio è candidato?

Correrò come capolista nel collegio plurinominale di Padova per la Camera dei Deputati. Non in quello uninominale di Padova, dove è candidato Fabio Verlato, un bravissimo primario ospedaliero, che sosterrò con tutte le mie forze contro la candidata leghista.

I diritti umani e civili le sono stati particolarmente a cuore in questa legislatura. Saranno al centro anche della sua campagna elettorale?

Assolutamente sì: in questi anni abbiamo aperto una stagione di affermazione dei diritti civili e umani nel quadro normativo nazionale. Ora dobbiamo continuare a percorrere questa strada: è nel dna del Partito Democratico, che ha dimostrato nei fatti di essere l’unica forza credibile in questo ambito: unioni civili, biotestamento, legge sul dopo di noi, introduzione del reato di tortura e legge sull’autismo.

Eletto, su quali punti in particolare s'impegnerà?

Da sempre mi batto per i diritti: questa sarà una battaglia costante, che porterò sempre avanti nella mia attività politica. Ora la priorità più urgente è approvare una legge efficace contro l’omotransfobia, dare pieni diritti e dignità ai figli delle coppie di persone dello stesso sesso e riformare l’intero impianto normativo delle adozioni, aprendole a tutte le coppie e ai single.

Dovremo necessariamente puntare ad approvare il matrimonio egualitario: le unioni civili hanno sicuramente colmato il ritardo sui diritti rispetto agli altri Paesi occidentali. Ora però è tempo di allinearsi totalmente, superando qualsiasi differenza, anche legislativa e istituzionale.

Parallelamente ai diritti delle persone Lgbti, dovremo urgentemente far approvare lo ius soli, dando piena cittadinanza a centinaia di migliaia di cittadini nati in Italia, a cui ancora non è riconosciuto questo status. Questo ritardo è inaccettabile e incomprensibile: chi nasce, vive e cresce in Italia è un nostro concittadino a tutti gli effetti, indipendentemente dalla famiglia d’origine o dall’etnia.

Inoltre mi impegnerò a fondo per il mio territorio, Padova: una provincia con un milione di abitanti, ricca di realtà molto diverse fra loro e con problematiche complesse che dovranno essere rappresentate in Parlamento e trovare ascolto all’interno delle istituzioni.

Che cosa pensa delle minacce di abolire le unioni civili da parte di Eugenia Roccella e d’alcuni esponenti del centrodestra?

Il loro accanimento fa sorridere: durante la discussione nell’opinione pubblica e parlamentare cercavano di far passare le unioni civili come un provvedimento di serie B, di cui non c’era urgenza.  Ora che finalmente i diritti sono legge, meritano, a quanto pare, ancora la loro attenzione.

Voglio essere chiaro nei confronti di questa gente, nemmeno in grado di raccogliere le firme per tentare di indire il referendum contro le unioni civili: il Paese non è con voi, rappresentate un mondo che non esiste più. E a un centrodestra, che strizza l’occhio e abbraccia queste frange omofobe e retrograde, dico: Ci vedremo in Parlamento, noi non molleremo un centimentro.

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Monica Cirinnà non ha bisogno di presentazioni. Un nome, il suo, che è oramai associato nell’immaginario comune alle unioni civili e alla battaglia per i diritti delle persone Lgbti.

A poche ore dall’assemblea pubblica che, fissata alle 18:30 presso la sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli in Roma, vedrà la partecipazione del ministro della Giustizia Andrea Orlando, del senatore Sergio Lo Giudice, dell’europarlamentare Daniele Viotti, del coordinatore di Dems-Arcobaleno Angelo Schillaci e della stessa Cirinnà, abbiamo incontrato la senatrice per saperne di più sulla sua campagna elettorale e sugli obiettivi a essa sottesi.

Dopo estenuanti attese e colpi di scena è stata confermata la sua candidatura nelle liste Pd. Come ha vissuto quelle ore?

Come succede normalmente la composizione delle liste elettorali, in particolar modo nei grandi partiti, è complessa. Credo che il Pd esprima la miglior classe dirigente per il Paese per competenza e serietà.

Detto ciò, mi ha profondamente addolorato la decisione di non ricandidare Sergio Lo Giudice, un compagno di viaggio che è diventato anche un caro amico. Senza di lui probabilmente non avremmo avuto la legge sulle unioni civili. Penso che il prossimo Parlamento avrebbe avuto ancora bisogno di lui.

Correrà in due Collegi non facili, tenendo conto che, come ha detto Franco Grillini, la destra laziale è una delle peggiori. Timori al riguardo?

Mi piacciono le sfide e non mi spaventa impegnarmi: la democrazia italiana vive una fase delicatissima che riguarda la sua tenuta minacciata da populismi, forze antieuropee, reazionarie e fasciste. Non a caso da qualche giorno qualcuno millanta di voler abolire la legge sulle unioni civili. È ovvio che la legge non può essere abolita poichè ancorata saldamente ai principi costituzionale degli articoli 2 e 3.

Ma nessuno può escludere depauperamenti sui suoi aspetti principali e qualificanti. Penso alla reversibilità della pensione o all'estensione di tutte le norme del welfare che riguardano la famiglia. Deve essere chiaro a tutti che il voto alle destre e a M5S può realmente mettere a rischio il mondo dei diritti che abbiamo costruito

I diritti umani e civili le sono stati particolarmente a cuore in questa legislatura. Saranno al centro anche della sua campagna elettorale?

Sicuramente sì. Questi temi appartengono alla mia cultura e alla mia visione politica. Credo che sui diritti ci sia ancora molto da fare nel nostro Paese.

È stata attaccata per le sue coraggiose prese di posizione su temi caldi anche da qualche associazione Lgbti. Che cosa ha da dire al riguardo?

Da eterosessuale mi sono impegnata per i diritti di tutti. Il modo e l'affetto, con i quali la comunità Lgbti mi ha accolta e sostenuta, ha rafforzato in me l'idea che si possa discutere di ogni argomento senza partire da posizioni ideologiche e di pregiudizio oltre che da modelli stereotipati.

Se il riferimento è al tema della gpa faccio notare che i gay e le lesbiche non sono sterili. Trovo profondamente ingiusto consentire loro la genitorialità solo attraverso l'adozione, per altro ancora negata loro in Italia 

Come vede il futuro del Pd? E quali posizioni in tema di diritti sposerà con risolutezza? 

Il futuro del Pd è in mano agli elettori italiani e solo il 5 marzo sapremo quale scenario abbiamo davanti. Per quanto riguarda il programma del Pd, come area Orlando-Dems Arcobaleno, abbiamo stilato un programma dettagliato sui diritti che comprende, tra l'altro, il matrimonio egualitario, diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, lotta delle donne per la parità di genere, parità di diritti per tutti i bambini. Mi auguro che vi sia l'impegno di tutti a considerare questi temi come prioritari nell'agenda politica.

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