Da qualche mese Franco Buffoni, poeta, narratore e saggista tradotto in varie lingue e vincitore di diversi prestigiosi riconoscimenti letterari - tra cui il Premio Viareggio per l’opera poetica Jucci (2014) - ha pubblicato per l’editore Manni Personae, suo esordio nella scrittura per il teatro.

Personae, dramma in cinque atti e un prologo, è un’opera unica nel suo genere dacché, essendo scritto in versi, pur conservando una sua peculiare tensione drammatica e narrativa, può essere letto anche come l’ultimo libro di poesie di uno dei più importanti poeti dei nostri tempi.

La storia si svolge nello spazio lirico e immaginario di una casuale sospensione della morte: infatti i quattro personaggi, rimasti uccisi in un attentato terroristico che sembra evocare la recente esperienza del Bataclan, tornano inaspettatamente in vita grazie al lapsus di un cronista televisivo. I pochi secondi, che separano il lapsus dalla conseguente rettifica, diventano lo spazio, dilatato e irreale, in cui si incontrano e si confrontano quattro diversi modelli esistenziali. Quattro prototipi d’umanità, ciascuno con le proprie credenze, le proprie scelte, i propri modelli culturali e il proprio modo di vivere l’amore e il desiderio, la vita di coppia e la genitorialità.

Franco, con Personae ti sei cimentato per la prima volta nella scrittura per il teatro. Come hai vissuto quest’esperienza?

In realtà ho frequentato molto il teatro nella mia vita: ho tradotto molto teatro, ho seguito i corsi di Orazio Costa Giovangigli e ho perfino recitato quando vivevo in Inghilterra.

Questa di Personae però è la prima opera che scrivo per il teatro anche se in versi. La voglia di scrivere per il teatro è nata anche dal fatto che ero arrivato a uno stadio di saturazione con l’io lirico di Franco Buffoni. Certo, qualcuno potrebbe pensare che scrivendo per il teatro io abbia solo moltiplicato il mio io lirico, calandolo all’interno di ciascun personaggio. Il pericolo c’era ma credo di averlo eluso, dando vita a quattro personaggi molto diversi tra loro, che ritengo importanti perché riportano punti di vista estremamente differenti. Però si tratta anche di un libro di poesia ed è fruibile anche come tale.

Lo spazio in cui è ambientata la storia è molto particolare…

Sì, perché si tratta di uno spazio sospeso che traduce perfettamente il senso di disagio. I personaggi di Personae sono prigionieri di un luogo fisico e di loro stessi perché sono personaggi del nostro tempo.  E sono anche dei ritornanti. Perché sono intrappolati nello spazio, in realtà brevissimo, che intercorre tra il lapsus di un giornalista televisivo che ne annuncia la morte “non grave”, mentre racconta il tragico attentato in cui sono rimasti coinvolti, e la successiva e tempestiva rettifica. Ecco perché i personaggi di Personae sono dei già morti che si comportano per l’ultima volta da vivi.

Ci illustri i personaggi di “Personae”?

Dunque. C’è una coppia gay formata da Narzis, professore di filosofia alsaziano, e suo marito Endy, un tecnico informatico ed ex operaio. La coppia ha due figli avuti con gpa. I nomi sono emblematici, perché Narzis richiama il romanzo di Hesse Narciso e Boccadoro e Narciso/Narzis ha in sé il narcos cioè la capacità di fare propri gli altri, ricorrendo alla virtù dialettica. Endy, invece, evoca con il suo nome il mito di Endimione, fonte di miele, legato a Saffo e anche a Keats.

Poi c’è Inigo, prete lefebvriano, che vive in una confraternita dedicata a Venner, l’uomo che si suicidò a Parigi il 21 maggio 2013 per protestare contro il matrimonio gay. Ovviamente Inigo rimanda alla figura di Ignazio da Loyola, il religioso che fondò la Compagnia di Gesù. Infine c’è Veronika, biologa di origini ucraine, il cui nome rimanda al velo della Veronica, cioè alla vera icona del Cristo ma anche a Berenice, nome greco della forma latinizzata Veronica, che vuol dire “portatrice di vittoria”.  

La coppia gay, formata da Narzis ed Endy, è certamente il nucleo positivo della vicenda ed è comunque attraversata da un interessante contraddittorio. Il prete lefebvriano è un personaggio che vive in un clima di condanna costante, un tipo di ambiente che ho conosciuto bene. Veronika è un personaggio ferito nell’amore e nell’orgoglio che rivede in Endy i tratti e le caratteristiche del suo “sposo mancato”.

Nel complesso direi che è anche un libro sulla morte perché la morte ha uno spazio importante all’interno del testo.

Come mai hai scelto come protagonisti una coppia gay che ha avuto dei figli con la gpa?

Perché la gpa è un nervo scoperto all’interno della comunità Lgbti e non solo. È un tema altamente divisivo che è piombato addosso alla comunità Lgbti quando si è discusso della stepchild adoption. Narzis ed Endy hanno fatto ricorso alla gpa in Canada e il Canada non è certo un Paese incivile. Credo che la gpa sia una pratica che andrebbe gestita con intelligenza, anche perché si tratta di una pratica transitoria. Sono infatti certo che presto si arriverà alla gestazione extrauterina per le donne che non vogliono partorire con dolore. Inoltre trovo detestabile che la gpa sia definita “utero in affitto” perché non ho mai sentito nessuno chiamare le balie, che pure hanno cresciuto e allevato tanti fanciulli,  “mammelle in affitto”.

Il fronte contrario alla gpa è spesso costituito da donne che hanno delle posizioni antimaschili e non mi piace il dogma dell’odio verso il maschio che hanno le femministe più estreme.

Il personaggio di Veronika sembra molto affascinato da Endy, che è gay...

Sì, perché Veronika, quando era in Ucraina, ha vissuto l’umiliazione della scoperta dell’omosessualità di Kosta, il suo amato. Infatti lei definisce gli omosessuali “uomini monchi” perché nutre astio verso chi l’ha fatta soffrire. Kosta, probabilmente, stava con Veronika per darsi una copertura in un Paese, l’Ucraina, certamente poco gay friendly. Veronika da un lato comprende Kosta, dall’altro non riesce a perdonarlo perché non ha superato il dolore. E guarda Endy con la medesima ambivalenza, perché Endy le evoca l’amore per Kosta.

Veronika sa che una donna può godere con un omosessuale che sappia compiacerla, perché un omosessuale può essere caldo e sensuale a letto e affettuoso compagno nella vita, mentre un eterosessuale probabilmente la userebbe solo come oggetto di sesso e voluttà.

Ti piacerebbe vedere il tuo testo anche in scena?

Certamente, mi piacerebbe moltissimo! Il libro sta circolando ma i problemi della messinscena sono sempre di tipo economico per la produzione. Comunque, se fossi il regista, nel metterlo in scena toglierei le parti più poetiche e lascerei quelle più spiccatamente “teatrali”.

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Non si sono ancora spente le polemiche di maggio sulla posizione di criminalizzazione della Gpa, chiamata da ArciLesbica utero in affitto, sulla richiesta di non adesione ai Pride che proponevano un confronto sulla gestazione per altri o sull’infame striscione contro Vendola, da poco diventato padre, srotolato al Pride di Milano davanti al trenino di Famiglie Arcobaleno. Sulla Gpa ArciLesbica nazionale nei mesi scorsi si è schierata dalla parte del femminismo della differenza, che considera la  differenza sessuale tra maschi e femmine la base per attribuire una forma di sacralità alla maternità e al rapporto tra madre e figli, fino al punto che non sembrano accettabili una famiglia senza madre o una donna che liberamente possa affidare ad altri il figlio al termine della gravidanza.

Questa posizione ha suscitato molte polemiche e reazioni talvolta molto pesanti nella comunità Lgbti, da parte di Famiglie Arcobaleno in primo luogo, ma anche all’interno della stessa ArciLesbica. Ben dieci circoli sui 16 esistenti, infatti, si sono dissociati dal comunicato della segreteria nazionale che non rispettava le tesi congressuali e chiudeva ogni possibile confonto. I dieci circoli “ribelli” ritenevano infatti «che sia possibile coniugare il riconoscimento della genitorialità di ciascun* preservando la dignità e la libera scelta delle donne da sfruttamento e forme contrattuali che ne dispongano come oggetto di scambio».

Nei giorni scorsi qualcuno dalla pagina Facebook di ArciLesbica nazionale ha iniziato a lanziare un altro tema di discussione. Il 28 luglio è stato condiviso l’articolo Coming out as ‘non-binary’ throws other women under the bus di Susan Cx, in cui l’autrice attacca la possibilità di definirsi gender queer o non binaria come idea antifemminista: «I can think of nothing more anti-feminist than an ideology that precludes the possibility of identifying and confronting patriarchal power, and instead individualizes oppression as though it is a “personal choice.” […] But feminism is not a matter of personal identity. Just like feeling pain under patriarchy is not a result of individual women’s quirks. Unfortunately, we can’t come out as “human beings” in order to convince men to treat us like equals. So please, spare us your insulting insinuations that we can identify (or “disindentify”) our way out of structural oppression. We’ll be trying to build a political movement with the specific aim of female liberation, in the meantime».

Il 6 agosto un’intervista di Luisa Muraro (massima teorica del femminismo della differenza) a Cristina Gramolini, presidente di ArciLesbica Milano, roccaforte delle femministe della differenza in cui vengono ribadite le posizioni di entrambe contro la Gpa («dicono da più parti che quanto in passato era considerato abominio, la gpa, pian piano sta entrando nel campo di possibilità di tante persone e che ci sarà un cambio culturale. È proprio così, un abominio sta diventando normale. Spero che si riesca ad evitare») ed emerge una sindrome di accerchiamento («la mancata accettazione di un’organizzazione indipendente delle lesbiche») che diventa sempre più evidente nei giorni successivi.

Tre giorni fa, con il commento Lei dice: I am angry, viene condiviso un articolo dal titolo I am a Woman. You are a Trans Woman. And That Distinction Matters (Io sono una donna. Tu sei una donna trans. E questa distinzione conta) in cui l’autrice, vittima di stupro, rivendica la necessità di spazi separati per le donne cisgender (le donne nate biologicamente donne), liberi da donne transgender, come ad esempio spogliatoi per donne-donne (I don’t want to be exposed to a penis which is why I sometimes need women changing rooms). L’autrice minimizza l’esperienza di oppressione vissuta dalle donne trans (And whether you were able to see it or not, if you looked male for part of your life, you experienced a different life than myself), costruendo un muro virtuale tra “le donne nate con una vagina (Women who were born with vaginas) e le altre, e lamentando molestie e minacce da parte di donne trans a cui riesce francamente difficile credere fino in fondo (dedicated entirely to women who dared want to express these feelings and in doing so received hundreds of threats, sexual harassments, and threats of sexual harm often by transgender individuals). L’articolo, insomma, è una decisa presa di posizione Terf (Femminista radicale Trans Escludente) di cui, in un contesto caratterizzato da una transfobia crescente, francamente non si sentiva il bisogno. 

Qualcuna in ArciLesbica ha pensato che fosse il momento di costruire un muro tra donne, basandosi esclusivamente sui genitali. Da questo discorso, come spesso accade, sono del tutto assenti gli uomini transIl post ha provocato oltre mille commenti fortemente indignati, e, come capita sui social, anche alcuni insulti. La prevedibile reazione ha peggiorato la sindrome di accerchiamento di Arcilesbica Nazionale, che ha risposto accusando tutti di lesbofobia, rifiutando nettamente di mettere in discussione queste posizioni ideologiche. Posizioni da cui hanno preso le distanze dieci circoli di ArciLesbica: Bari, Bologna, Ferrara, Livorno, Napoli, Novara, Pisa, Roma, Treviso, Udine. Circoli che sono arrivati a ufficializzare il dissenso nella campagna #UnaltrArciLesbica

Ancora una volta emerge l’immagine di un’associazione profondamente ferita, lacerata nel suo interno da polemiche roventi e dissidi insanabili, che si avvia verso un congresso anticipato a causa di una dirigenza nazionale che travalica il suo mandato e che cerca di dividere e indebolire il movimento Lgbti italiano. Perché, infatti, rivendicare spazi per le donne cisgender, quando a mancare sono proprio spazi trans-inclusivi? È quasi come chiedere la criminalizzazione di qualcosa, la Gpa, che non è legale in Italia: serve solo ad agitare le acque e a creare divisioni e polemiche, non rispondendo ad esigenze reali. ArciLesbica nazionale separa le donne cisgender (dalle donne trans, affermando che queste ultime nonsiano vere donne, e, come ha scritto Ethan Bonali, insiste sulla «negazione di un sistema etero-patriarcale che opprime le donne trans e la trasformazione delle rivendicazioni delle stesse in sistema concorrenziale ed oppressivo per le donne cisgender»). 

Di fronte alla comprensibile e ben articolata risposta del Mit (Movimento Identità Trans) l’anonima animatrice della pagina di ArciLesbica (anonima anche per le socie) risponde lamentando delle inesistenti “penalizzazioni che colpiscono tutte le donne che si ribellano al pensiero unico”, utilizzando ancora una volta lo stesso linguaggio dei fondamentalisti italiani (al pari di “utero in affitto” e “abominio”). La stessa pagina insiste rispondendo alle dure critiche del Mieli evocando una "Santa Inqueerizione che decide cosa si può pubblicare o no” e sostenendo ancora la tesi di una persecuzione nei loro confronti. Anche questa è una delle tattiche dei fondamentalisti, che di fronte a chi reagisce ai loro costanti insulti millanta persecuzioni e limitazioni del diritto di parola. Tecnica cara anche ai complottisti di tutto il mondo.

Al di là di tutto è davvero triste e desolante che ArciLesbica, che in teoria è "la più grande associazione lesbica italiana" (ma solo in teoria: Arcigay conta più lesbiche tra gli iscritti di ArciLesbica), abbia preso questa strada, solitaria e meschina, di disprezzo per la comunità Lgbti. Ed è davvero triste che ci siano persone che si definiscono attiviste ma sentono il bisogno di costruire muri, chiudersi in recinti sempre più stretti e soffocanti, assegnare giudizi, distinguere in modo autoreferenziale cosa è giusto e cosa è sbagliato. Abbiamo ancora bisogno, soprattutto in Italia, di costruire e consolidare una comunità Lgbti ampia, inclusiva, forte e consapevole.

E ancora di più, è davvero triste che, come i fondamentalisti di ogni latitudine, la voce ufficiale di ArciLesbica categorizzi le persone per pochi centimetri di carne in più in meno.  Io non sono la mia vagina e non sarei il mio pene: sono un essere umano con corpo, desideri, pensieri, emozioni. Con una storia, delle competenze, delle ambizioni. Ognuno di noi è definito da molti fattori, e non solo da quello che ha nelle mutande. Da lesbica, cofondatrice di ArciLesbica a Palermo ed ex socia di ArciLesbica, chiedo alle iscritte di farsi sentire e di decidere: se davvero siete per la criminalizzazione della Gpa contro i padri arcobaleno, contro la condivisione di spazi fisici e luoghi politici con le donne trans, allora per favore, dichiarate ufficialmente la vostra fuoriuscita dal movimento nazionale Lgbti. Se, come spero, non è così, uscite allo scoperto ed impedite che qualche Terf (femminista radicale trans escludente) parli a nome vostro. Altrimenti, ci sono molte altre associazioni in cui impegnarsi per la lotta per i diritti Lgbti.

 

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Filosofa, saggista, politica, accademica ma soprattutto donna. È così che ama definirsi Michela Marzano, nel cui ultimo romanzo L’amore che mi resta si affrontano con delicata sensibilità i temi della perdita, dell’amicizia, dell’affettività, della maternità. Aspetto, quest’ultimo, su cui Gaynews ha voluto ascoltarla in relazione alle ultime polemiche relative alla gpa in seno alla collettività Lgbti.

Onorevole Marzano, le parole sono importanti. Che cosa esprimono secondo lei le espressioni utero in affitto e gestazione per altri?

Partiamo da un assunto per me fondamentale. Quello della importanza assoluta delle parole secondo il pensiero di Albert Camus, premio Nobel per la letteratura. L’espressione utero in affitto è erronea perché a essa è sottesa una concezione negativa e ideologizzata d’una pratica medica. L’espressione gestazione per altri è invece neutra in quanto descrittiva di quella pratica senza che se ne dia alcun giudizio morale.

Tre giorni giorni prima dell’inizio dell’Onda Pride è stato lanciato il comunicato Utero in affitto, firmato anche da alcune femministe della differenza e dalla presidente di ArciLesbica Nazionale. Che cosa ne pensa?

Penso che si tratti di un’azione altamente scorretta e inappropriata. Ancora una volta si è agito con la volontà di creare scompiglio e non di favorire un sereno raffronto. Tale modalità ricorda infatti l’allarme che fu lanciato lo scorso anno proprio mentre in Senato si discuteva dell’ex art. 5 del ddl Cirinnà sull’adozione del configlio o stepchild adoption. Dispiace poi vedere tra le firmatarie anche alcune femministe. Riprova delle contrapposizioni e spaccature che caratterizzano il movimento femminista italiano a differenza della sua comprattezza iniziale.

In molti si è impegnati anche sui social a favorire un discussione sulla gpa ma non poche femministe della differenza muovono l’accusa che si stia facendo propaganda sulla scorta dell’art 12 (comma 6) della legge al 40. Chiusura al dialogo o manganellismo verbale?

È ovvio che si tratta di una totale chiusura al dialogo, scambiando artatamente l’esternazione delle proprie vedute con la propaganda. Si crede di poter imporre un pensiero unico al riguardo brandendo le armi delle sanzioni o, addirittura, del reato universale. Sulla gestazione per altri sarebbe ribadire una volta per tutte che una cosa è la pratica, una cosa sono le modalità con cui si effettua. Non si può liquidare la gestazione per altri - volta a realizzare il desiderio di genitorialità d’una coppia a prescindere dal loro orientamento sessuale – sulla base dell’argomento di quanto avviene nei Paesi terzo/quartomondiali. Si pensi al Canada o alla California dove la gpa è normata nel pieno rispetto dei basilari principi legali col consenso informato delle parti e senza, dunque, alcun sfruttamento della donna gestante Quanto detto potrà essere più chiaro se si pensa a un’altra pratica medica importantissima quale la donazione di organi. Donazione che può avvenire nel caso di soggetti sia morti cerebralmente sia vivi. Ora sarebbe illogico qualificare la donazione di organi una pratica illegittima e criminosa perché in Paesi estremamente poveri c’è chi si presta alla sua effettuazione per motivi d’indigenza. Tali modalità, che si configurano come sfruttamento della persona, sono da condannare con fermezza e perseguire penalmente. Ma ciò non può portare alla condanna della pratica che è legittima e altamente umanitaria.

Sabato pomeriggio è stato presentato a Milano l’ultimo volume di Daniela Danna. ArciLesbica Zami Milano ha inviato una mail alle socie annunciando la diffusione di  volantini antigpa durante il Pride del giorno dopo. Quale il suo parere?

Trovo totalemente inaccettabile quel comunicato per il contesto (il giorno prima del Milano Pride) e, soprattutto, per i contenuti. Si pensi alle parole: “Le lesbiche non sono le mogli dei gay, che tacciono e annuiscono quando gli uomini parlano”. Si tratta di parole che esprimono l’idea paternalistica e patriarcale della vita matrimoniale quale condizione di sudditanza servile per la donna. Quell’idea che il movimento femminista ha sempre combattuto e continua a combattere Per non parlare della presunzione di voler parlare a nome di tutte le altre donne lesbiche.

Per Michela Marzano, donna e politica, che messaggio deve arrivare sulla gpa dal mondo delle donne e da quello della politica?

Come donna e politica credo che sia ora di mettere da parte ogni visione ideologica sulla gpa e d'incontrarsi sul terreno del confronto iniziando a eliminare l’utilizzo di parole offensive tanto per le donne quanto per chi vuole concretare il desiderio di genitorialità. Confronto che deve partire dall’idea di genitorialità. Un’idea che non è univoca come quella imposta dalle posizioni biologistiche. L’essere genitore si realizza al di là dell’aver messo un mondo un figlio. Si realizza nell’affetto costante nei riguardi di colui alla cui crescita, formazione ed educazione ci si presta attimo per attimo con la mente e il cuore.

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