Giorni fa Berlusconi è tornato alla carica sulle unioni civili e questa volta senza mezzi termini. Ha infatti detto di voler cancellare la legge senza però tornare alla situazione di prima. Non chiarendo però che cosa voglia dire esattamente: modifica, cancellazione, riforma costituzionale e via dicendo. È evidente che Berlusconi sta inseguendo il voto dell’elettorato ultracattolico. Un voto a mio parere irrilevante ma non secondo il Cavaliere. Soprattutto, forse, per la concorrenza con la Lega che non sembra invece insistere su questi terreni. Al pari di Fratelli d’Italia che definisce l’argomento una “non priorità”. Leghisti ed ex fascisti insistono sul no all’adozione e alla Gpa.

Abbiamo perciò una situazione inedita, per cui chi dovrebbe essere il polo moderato ed europeista del centrodestra si trasforma invece in quello estremista dell’integralismo clericale. Per la verità una parte del gruppo parlamentare di Forza Italia ha votato le unioni civili. Non a caso sia Stefania Prestigiacomo sia Mara Carfagna hanno cercato, negli ultimi giorni, di mettere una pezza alle dichiarazioni berlusconiane dicendo che i diritti non saranno modificati.

È necessario piuttosto chiedersi se nel nuovo Parlamento sarà modificabile o meno la legge sulle unioni civili. Io direi proprio di no. L’Italia è il Paese più arretrato dal punto di vista dei diritti civili. Mentre quasi tutta la vecchia Europa ha una legge sul matrimonio egualitario, l’Italia ha solo quella sulle unioni civili. Una legge che ovviamente tutti noi abbiamo aspettato per decenni. Una legge che costituisce un punto fermo sulla questione dei diritti delle persone omosessuali del nostro Paese. 

Tuttavia, come detto più volte come sottolineato dalla stessa prima firmataria, questa legge ha numerosi difetti. In primo luogo non si tratta di matrimonio egualitario. In secondo luogo non risolve la questione della genitorialità delle persone omosessuali. In terzo luogo contiene una definizione delle coppie di persone dello stesso sesso per noi inaccettabile. Questo essere chiamati “formazione sociale specifica” – per distinguere nettamente le unioni civili dal matrimonio – è stato ovviamente un contentino all’ala cattodem candidata, ahinoi, massicciamente nelle liste Pd per le prossime elezioni nonché un messaggio esplicito al Vaticano. 

Proprio a proposito del Vaticano bisogna dire che fino a questo momento non ci sono stati messaggi a sostegno delle uscite di Berlusconi se non sulle pagine dell’Avvenire, il fogliaccio dei vescovi italiani. Berlusconi sembra addirittura andare oltre la soglia di ciò che viene richiesto dagli stessi cattolici. Non dico ovviamente gli integralisti, che chiedono l’abolizione secca della legge, ma tutti gli altri i quali sembrano essersi resi conto che questa legge è condivisa dalla maggior parte dell’opinione pubblica italiana. 

Proprio questo mi sembra il punto: il rapporto tra una norma e ciò che ne pensa la maggioranza del Paese. Io credo che sulle unioni civili ben oltre il 50% del Paese sia assolutamente d’accordo. Lo abbiamo visto nelle decine e decine di celebrazioni, dove di solito erano presenti non solo le famiglie delle persone che si univano civilmente, ma spesso e volentieri anche una parte della popolazione locale. Che, soprattutto nei piccoli centri, faceva da ala a un evento visto come un’importante novità e anche come elemento di giustizia sociale da tutti rivendicato.

Il numero elevato di unioni civili – che, considerate quelle celebrate all’estero, sono quasi 4.000 – dimostra che la legge era attesa e molto gradita in primo luogo alle persone omosessuali. 

Generalmente chi ha costituito un’unione civile ha una certa età ed è forse comprensibile che sia così. Perché è soprattutto dopo una certa età che emergono le necessità di sistemare le questioni patrimoniali in modo tale che non accadano situazioni molto sgradevoli come la spoliazione dell’eredità, della casa comune, dei beni comuni. Situazioni che si sono verificate purtroppo troppe volte in assenza di una legge (ne sono stato testimone in molti casi). In ogni caso le unioni civili rappresentano un elemento di certezza, un elemento di sicurezza. Difficile che sotto questo punto di vista Berlusconi possa farci tornare indietro. 

Per cancellare questa legge o modificarla profondamente occorre una solida maggioranza parlamentare che intanto speriamo che Berlusconi non abbia dopo il 4 marzo. E quindi occorre fare i conti anche con i numeri. Cosa che Berlusconi ovviamente in questo momento non sta facendo. 

Solo dopo le elezioni si potrà capire se non si sia trattato di pura propaganda elettorale da parte dell’uomo delle cene eleganti e delle Olgettine. Proprio qui sta il punto. Che l’ex presidente del Consiglio (il leader politico che nella vita privata ha avuto il comportamento ritenuto più immorale di tutti i leader politici italiani) si metta a fare la morale sulle unioni civili non sta né in cielo né in terra. Ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere se non avessimo a che fare con delle elezioni che, per quanto complesse, per quanto sfilacciate, per quanto deboli vista la mediocrità delle presenze politiche, potrebbero determinare maggioranza politiche per i prossimi cinque anni. Come potrebbero riportarci al voto a breve. In ogni caso sono elezioni da non prendere sotto gamba. 

Ci sono molte persone che hanno la tentazione di non andare a votare, che non sanno che cosa votare a queste elezioni così brutte, così mediocri, con programmi delle forze politiche così poco attraenti.

Ma le uscite di Berlusconi sulle unioni civili ci devono far capire che prima di tutto bisogna dare un contributo per battere la destra al di là di qualsiasi altra considerazione.

Inizialmente sembrava che la questione Lgbti fosse stata messa ai margini della campagna elettorale: assenza pressoché totale dai programmi elettorali se si esclude la sinistra, nessun leader che parlava dei diritti civili e dei diritti Lgbti nelle varie e noiosissime comparsate televisive, molti candidati Lgbti senza possibilità di venire eletti se si escludono le candidature Pd di Zan, Cerno. E ci permetta l’amica Cirinnà di includere la sua tra quelle particolarmente gradite alla comunità Lgbti italiana.

Lo schieramento di destra (Berlusconi, Salvini, Meloni, Lupi), pur non essendo d’accordo su nulla, è riuscito a costruire quell’unità per le urne che corrisponde al desiderio, per altro legittimo, di quell’elettorato di battere la sinistra. 

Avrebbe dovuto essere così anche per i progressisti. Vale a dire che il primo pensiero dei partiti di centrosinistra sarebbe dovuto essere quello battere la destra, che è la peggiore d’Europa. La destra in cui sono maturati i pistoleri come quello di Macerata. Una destra che copre il fascismo. Una destra che è antieuropea. Una destra che odia gli omosessuali. Questa destra non deve e non può vincere. 

Quindi il mio è un appello a tutte le persone Lgbti, ai loro amici, ai loro familiari di andare a votare. Votate chi vi pare ma votate contro questa destra che ci vuole togliere i diritti sacrosanti e persino quelli faticosamente acquisiti. Diritti che sono costati decenni di lotte. Diritti che abbiamo conquistato faticosamente. Diritti che non possono e non devono essere messi in discussione. Diritti di cui moltissimo amici non possono più usufruire perché ci hanno lasciato da tempo magari dicendoci proprio di vivere noi ciò che a loro era stato precluso.

(Oggi Berlusconi ha fatto nuovamente marcia indietro sulle civili. «Mi sono espresso male – così ha dichiarato stamani a UnoMattina – o sono stato frainteso». Un andirivieni di dichiarazioni, insomma, che sono evidente riprova di come Berlusconi guardi con attenzione al voto d’un elettorato da sacrestia ma senza stringersi troppo a esso in un abbraccio forse fatale).

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Prima unione civile a Camerino, Comune del Maceratese, retto da un’amministrazione di centrodestra. A dire il loro sì il 40enne Marco Dolci, originario di Civitanova Marche e impiegato presso un’azienda di Corridonia, e il 60enne Franco Verdarelli, addetto storico all’Ufficio Anagrafe del Municipio carmerte.

A celebrare il rito presso un gremito Salone Contram, sede provvisoria comunale, il sindaco Gianluca Pasqui (FI) visibilmente emozionato. Commosse le testimoni Monica Dolci e Patrizia Verdarelli, rispettive sorrelle dei festeggiandi. Raggiante Clara, la 96enne madre di Franco.

Il primo cittadino di Camerino, che ha donato alla coppia due bouquet di rose azzurre e fiori bianchi, ha rivolto loro un significativo augurio dopo la rituale firma sul registro di stato civile.

«Caro Franco – così ha detto il sindaco di Forza Italia -, sono veramente contento per voi, per tutti noi e per quello che rappresentate. È stata un’emozione vera e vi ringrazio per avermi permesso di viverla, soprattutto in questo momento storico per un territorio che ha tremendamente bisogno di simboli di speranza nel futuro. È un giorno di festa per un’intera comunità. Un'emozione per tutti, tanto affetto e una famiglia che nasce in un territorio che rinasce».

E ha poi aggiunto: «Franco è una persona che stimo, un amico da tanto tempo, e conosco i valori personali e professionali che esprime anche nel suo lavoro».

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Tanti passi in avanti, tante conquiste ottenute nella lotta contro le disuguaglianze, le discriminazioni e le violenze contro le donne. Eppure ancora oggi, nel 2017, le donne sono costrette a scendere unite in piazza in tutti gli Stati per reclamare diritti fondamentali. Tra questi il rispetto alla propria persona e individualità, la libertà di essere se stesse e di autodeterminarsi senza essere colpevolizzate né tantomeno subire costrizioni di alcun tipo.

Una strada ancora lunga da percorrere che va fatta unite, anche con gli uomini. Attorno alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne sono state tantissime le iniziative organizzate e che hanno visto in prima linea professioniste impegnate in diversi ambiti della società: avvocate, giornaliste, attrici, cantanti, attiviste, politiche. Denominatore comune la necessità di ripensare a una società diversa che ripudia la violenza, che non consideri la donna come un oggetto e con la quale ci si relaziona di conseguenza, ovvero elargendo al massimo qualche concessione.

Di quello che occorre ancora fare se n’è parlato a Roma nel corso dell’incontro – confronto dal titolo La via delle Donne: un percorso comune per contrastare le discriminazioni e la violenza di genere cui hanno partecipato anche l’avvocata Andrea Catizone, presidente dell’associazione Family Smile, Anna Maria Bernini, vicepresidente vicaria al Senato del gruppo Forza Italia, Vittoria Doretti, responsabile della Rete regionale Codice rosa della Regione Toscana, Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia alla Camera, e il procuratore del Pool antiviolenza alla Procura di Roma Pantaleo Polifemo.

«Serve una nuova cultura delle relazioni tra le persone che superi le disparità e bandisca l’aspetto della violenza – ha detto l’avvocata Andrea Catizone, prima organizzatrice del convegno  -. Oggi siamo di fronte a una recrudescenza del conflitto che si risolve in una dinamica continuativa di atti e comportamenti violenti a danno della parte più fragile della coppia.

Dobbiamo lavorare per attenuare quelle disparità che sono inattuali e contrarie ai diritti fondamentali di ogni essere umano e promuovere una grammatica educativa che faccia recuperare la funzione educativa della società anche a favore delle giovani generazioni».

Dalla voce di una realtà sociale che si occupa di diritti e di tutela di chi è più fragile a un’altra altrettanto concreta come quella proveniente dalla dottoressa Doretti, ideatrice del protocollo Codice rosa, che rappresenta uno strumento fondamentale per la tutela delle donne che hanno subito violenza e grazie al quale possono così sentirsi sicure, rispettate e curate, e magari trovare il coraggio di denunciare. Da parte loro, gli operatori, possono intervenire in un ambiente che preserva la privacy e consente un intervento tempestivo.

«Credo che per aiutare la parte offesa in un Paese obiettivamente maschilista nonché omofobico come il nostro – ha spiegato la senatrice Bernini – occorra essere innanzitutto sensibili e poi essere formati con la cultura e l’educazione che deve venire dalla scuola, dalle famiglie, dalle parrocchie ed evitare così la violenza e non dover arrivare a punire un uomo». La necessità quindi di un cambio di passo che possa portare a cambiamenti significativi, così com’è stato anche nel recente passato nelle legislature di pochi governi fa, quando si sono ottenuti dei risultati importanti perché ci si è creduto.

«Ricordo, ad esempio, la legge contro lo stalking nata da un governo di centro destra» ha continuato la capogruppo dei senatori di Forza Italia che ha quindi aggiunto: «C’è un humus culturale che oggi rende ostile la denuncia e anche il background normativo non ci aiuta. Occorre smetterla con l’ipocrisia.

Il lavoro con le associazioni è fondamentale perché chi denuncia poi è costretta a tornare a casa con il proprio orco. Non esiste una cura senza una corretta diagnosi e ribadisco che occorre una giusta mentalità di cosa debba intendersi per violenza: ogni atto sessuale compiuto o parziale deve essere il frutto di una libera scelta».

 

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36 anni di vita trascorsi insieme. Poi l’unione civile a Londra il 18 settembre 2010 e la celebrazione del matrimonio – una volta divenuto legale nel Regno Unito – il 5 giugno 2015. Infine l’8 novembre dello scorso anno, a pochi mesi dall’approvazione della legge Cirinnà, la formalizzazione del loro sì a Mariano Comasco (Co), comune di residenza.

Ma, l’11 aprile scorso, l’ultratrentennale sodalizio amoroso e artistico di Corrado Spanger e Carlo Annoni s’è interrotto bruscamente per la morte di quest’ultimo. Attore, regista, conoscitore teatrale, pittore, Carlo ha lasciato un vuoto incolmabile in Corrado che, come ha scritto il 21 luglio, ama pensarlo «trasferito nella quinta dimensione dove recita senza peli sulla lingua, come suo costume, i testi che meritate di sentire».

Motivo, questo, per cui ha istituito un premio dedicato al compagno d’una vita e incentrato su «testi teatrali inediti a tematica gay». Motivo per cui ha fatto realizzare nel cimitero di Mariano Comasco una tomba che rispecchiasse la creatività di Carlo: un cubo bicolore (giallo-azzurro: i due colori preferiti rispettiavamente da Carlo e Corrado) a mo’ d’aiuola con tante foto del defunto.

Tomba visitatissima nel camposanto brianzolo, cui Corrado ha fatto riferimento il 1° novembre, vigilia della commemorazione dei defunti, con un post su Fb: «Sto pensando che a Carlo farebbe piacere se i suoi amici andassero a trovarlo».

Parole cariche d’affetto commosso cui si sono contrapposte negli scorsi giorni quelle di Andrea Bellabio, capogruppo locale di Forza Italia, che ha preannunciato una mozione in Consiglio comunale. «Nessuna discriminazione di genere – ha dichiarato il forzista - ma quella tomba è un pugno in un occhio. Quasi un insulto verso gli altri defunti e i loro cari che vanno al cimitero. Comunque il vero problema è che sia stato dato l'ok a un progetto così. C'è stata una falla nei controlli comunali e nel regolamento cimiteriale. Per questo nella mia mozione chiederò che in futuro le tombe rispettino certi canoni di forme e colori, sperando che chi ha voluto quella ci ripensi e magari la modifichi un po': vogliono l'uguaglianza, essere trattati come tutti, quindi si comportino come gli altri».

Un colpo al cuore per Corrado Spanger. Una grave quanto insensata offesa per amici e attivisti di tutta Italia.

Raggiunto telefonicamente, Giovanni Boschini, presidente del comitato d’Arcigay Varese e amico tanto di Corrado quanto del defunto Carlo, ha dichiarato: «Pensiamo che la mozione presentata da Forza Italia sia priva di senso e irrispettosa della volontà di una persona scomparsa. Ognuno deve avere il diritto di commemorare i propri cari come meglio crede. Chiediamo che Forza Italia ritiri la mozione e chiediamo alle forze politiche del territorio di osteggiare la mozione con forza.

Nel frattempo siamo vicini a Corrado e vogliamo ricordare anche il concorso in memoria di Carlo. Si tratta di un concorso per testi inediti teatrali a tematica gay e sulla diversità nella sfera dell'amore. Tutte le info si trovano su premiocarloannoni.eu».

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Le associazioni Lgbti che operano sul territorio diventano spesso veri presidi di democrazia e assurgono al ruolo d’interlocutori privilegiati dei cittadini delusi e avviliti da discutibili condotte morali delle istituzioni locali.

Questo è quanto accaduto in Campania, dove non pochi abitanti di Caivano (Na), sempre più infastiditi e offesi dalle espressioni razziste e violente del sindaco Simone Monopoli hanno chiesto l’intervento del Comitato Provinciale Arcigay di Napoli.

In effetti Simone Monopoli e sua moglie Mariella Ambrosio hanno la “simpatica” abitudine  di denigrare e screditare gli avversari politici sui social, scrivendo post che attingono direttamente al più becero dei repertori linguistici omotransfobici. Efebi, eunuchi, ermafroditi, non uomini: ecco cosa sono per sindaco e consorte coloro che contestano e criticano l'operato della sua amministrazione. Offese che, come risulta palese anche dall'osservazione degli screenshot inviatici dai cittadini caivanesi, sono spesso accompagnate da immagini dichiaratamente fasciste.

Ecco perché, in seguito a queste segnalazioni, che mettono indiscutibilmente in luce l’atteggiamento sessista, omofobo e antidemocratico del sindaco di Caivano, il Comitato Arcigay Antinoo di Napoli ha annunciato la realizzazione di un'iniziativa pubblica contro l'omotransfobia a Caivano. Manifestazione che, organizzata con l'associazione Caivano a voce alta, è stata fissata al 20 luglio

«Stiamo valutando, infine – dichiara Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli - l'ipotesi di ricorrere, insieme a cittadini di Caivano, alle autorità competenti, magistratura e prefetto, perché vigilino sull'operato di questo sindaco. A nostro avviso la grave condotta discriminatoria del sindaco potrebbe avere ripercussioni serie. Perfino lo scioglimento della Giunta comunale della città di Caivano con relativa e opportuna rimozione del primo cittadino».

Pronto a mediare tra il primo cittadino di Caivano e Arcigay Napoli Armando Cesaro, capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale della Campania, Raggiunto telefonicamente da Gaynews, ha infatti dichiarato: «Conosco il sindaco Monopoli e credo che i suoi non siano stati attacchi omofobi, come da lui stesso dichiarato. Ma reputo anche che la politica tutta debba usare un linguaggio più corretto e meno offensivo. Sto lavorando sodo per contrastare ogni forma di discriminazione e ho partecipato a diverse iniziative promosse dall'Arcigay a Napoli. Sono pronto a incontrare, anche domani, il sindaco di Caivano e il presidente d'Arcigay Napoli per chiarire la spiacevole vicenda, nel rispetto dell'intera comunità gay».

  

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