Da Fiammetta Borsellino a Paolo Mieli, da Ilaria Cucchi a Luca Bizzarri, da Liliana Cavani a Sabino Cassese, da Marta Herling a Rocco Papaleo: è interminabile la schiera di figure del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’attivismo, della magistratura che stanno levando la loro voce per salvare Radio Radicale dalla chiusura

Voci che si stanno intensificando soprattutto dopo che Vito Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, ha dichiarato il 15 aprile a Milano: «È intenzione di questo governo, o almeno mia e del MiSE che abbiamo seguito il dossier, non rinnovare la convenzione con Radio Radicale» e dopo che Massimo Bordin, voce storica dell’informazione libera italiana e direttore dell’emittente radiofonica per 19 anni, è venuto ieri a mancare

La convenzione con il governo (risalente al 1994 e da allora sempre rinnovata con un’erogazione annua di 10.000.000 di euro per la trasmissione delle sedute parlamentari) e il finanziamento pubblico, che Radio Radicale riceve in quanto radio di partito, sono per la stessa le uniche fonti di finanziamento. Venendo queste meno, la storica emittente, che non trasmette pubblicità, è destinata così a chiudere il 21 maggio.

Verrebbe così a cantarsi il De Profundis su una Radio che dal 1975 trasmette integralmente eventi di attualità politica, senza tagli, selezioni o mediazioni giornalistiche. Ma che, soprattutto, contrariamente a quanto detto ieri dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede («Ricordo che abbiamo un servizio pubblico finalizzato a garantire la conoscenza da parte dei cittadini dei lavori delle istituzioni, un servizio pubblico rispetto al quale, lo ricordo, i cittadini pagano un canone»), offre un servizio non sovrapponibile a quello di Gr Parlamento, dato che il canale Rai trasmette solo alcune sedute, e, fra l’altro, anch’esso pubblico.

E sono i numeri a parlare al riguardo: 23.925 udienze di processi, 14.163 sedute parlamentari, 226.335 oratori d’archivio, 378.619 schede audio/video. Numeri che testimoniano come Radio Radicale, fedele al motto di einaudiana memoria «Conoscere per deliberare», sia uno dei grandi baluardi della memoria storica collettiva.

Memoria che si vorrebbe cancellare con un colpo di spugna. Ma, come ricorda la scritta posta sulla porta 8 dello Stadio Nazionale di Santiago del Cile, dove tra il settembre e il novembre 1973 furono detenuti, torturati e talora uccisi numerosi oppositori al regime militare di Pinochet, «un pueblo sin memoria es un pueblo sin futuro».

Anche la redazione di Gaynews si unisce, pertanto, agli appelli per salvare Radio Radicale dalla chiusura e lo fa attraverso le dichiarazioni del suo direttore Franco Grillini, leader storico del movimento Lgbti italiano ed ex-parlamentare.

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Si è tenuta ieri sera a Roma, presso la sede del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, la conferenza stampa di presentazione della 34° edizione del Lovers Film Festival – Torino Lgbtqi Visions con la partecipazione di Irene Dionisio, Giovanni Minerba e Simone Alliva.

L’edizione di quest’anno sarà dedicata alla visibilità e al cinquantennale dei moti di Stonewall. Si svolgerà come di consueto a Torino presso il Cinema Massimo  del Museo Nazionale del Cinema. Dal 24 al 28 aprile 2019.

Motlissimi gli ospiti internazionali del più antico festival sui temi d’Europa e terzo nel mondo diretto da Irene Dionisio con la consulenza artistica di Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai del Festival. Dalla madrina Alba Rohrwacher nota al grande pubblico per aver recitato in alcuni tra i più importanti film degli ultimi anni nel panorama cinematografico italiano a Helmut Berger l’attore più amato da Luchino Visconti a Giancarlo Giannini uno fra i più poliedrici interpreti del cinema italiano che nella sua lunga carriera, costellata di successi, si è anche dedicato al doppiaggio alla regia e alla scrittura.

Ospite atteso sarà anche Ira Sachs, regista newyorkese di fama internazionale, consulente creativo per Sundance Director’s Lab e professore alla Columbia University School of Film. I suoi film sono stati proiettati a Berlino, Toronto, New York, Rotterdam e Londra e nei maggiori festival Lgbtqi mondiali. Ha vinto nel 2005 con Forty Shades of Blue il Gran Prix della giuria al Sundance Film Festival. 

Anche Asia Argento sarà ospite del festival e del Museo Nazionale del Cinema. Asia Argento. Antologia Analogica è il tiolo di una mostra che ha come protagonista l’attrice nel suo ruolo poco noto di fotografa. Con questa mostra, Asia Argento, offre al pubblico una parte del suo mondo, attraverso autoritratti, volti, suggestioni, colori ed elaborazioni grafiche. Una mostra di grande suggestione che “accompagnerà” la programmazione cinematografica del festival.

Proprio sul tema della visibilità, come resistenza e come vulnerabilità, è prevista un’iniziativa speciale nata in seguito alla collaborazione - avvenuta a partire dalla 32esima edizione - con le associazioni Lgbtqi del territorio. Da un confronto con tutte queste realtà, e in collaborazione con il Coordinamento Torino Pride, saranno scelte 4 parole chiave e verrà individuato, per ognuna, un film dedicato. Padrino del focus lo storico attivista e direttore di Gaynews Franco Grillini, vincitore del premio Milk 2019.  

Sarà Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai della rassegna, e consulente scientifico dell’edizione di quest’anno, a curare la serata/spettacolo di chiusura sul cinema LGBT con Monica Guerritore, e, per il secondo anno consecutivo, una sua carte blanche assolutamente innovativa. 

Infine, come di tradizione, Lovers non avrà come protagonista solo il grande cinema internazionale ma anche la musica: saranno infatti ospiti della più famosa rassegna cinematografica Lgbtqi di Italia: Samuel, volto storico dei Subsonica, Drusilla Foer, fenomeno virale del web e icona internazionale di stile e Myss Keta controversa, misteriosa e provocatoria star della musica elettronica young, famosa anche per calcare la scena mascherata-Si preannuncia, quindi un Lovers 2019 scoppiettante e di grande peso artistico con 102 film in calendario che si concluderà con l’annuncio del nuovo direttore artistico che succederà a Irene Dionisio. Fra i candidati è trapelato anche il nome di Vladimir Luxuria.

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È terminato a Bologna davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna il presidio di protesta al convegno Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività che,  tenutosi presso la Sala Fanti, è stato organizzato da alcuni protagonisti del World Congress of Families

Appena una trentina di persone ad ascoltare Jacopo Coghe (vicepresidente della XIII° edizione del Congresso mondiale delle Famiglie e presidente di Generazione Famiglia), Maria Rachele Ruiu (referente nazionale di Generazione Famiglie), Filippo Savarese (direttore di CitizenGO Italia), Francesco Farri (Centro studi Livatino) nonché i consiglieri regionali Daniele Marchetti (Lega), Andrea Galli (Forza Italia), Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d'Italia) e Michele Facci (Movimento per la sovranità). 

Sono state invece ben oltre 300 i/le rappresentanti delle associazioni Lgbti e femministe che, accolto l’invito del Bologna Pride, hanno reagito con striscioni e bandiere all’ennesimo tentativo di contrastare il pdl regionale contro l’omotransfobia. Presenti i comitati di Arcigay, Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Reggio e, ancora, Arco, Cgil, Donne del Pd, Famiglie Arcobaleno, Gruppo Trans, Mit, Plus, Radicali, Uaar, i/le cui componenti si sono ora spostati in piazza del Nettuno per la manifestazione di Non una di meno.

Ha partecipato anche direttore di Gaynews Franco Grillini, che nel suo intervento ha ricordato il tortuoso iter del progetto di legge a partire dal 2012 quando ricopriva, all'epoca, l'incarico di consigliere regionale. Particolarmente significative anche le parole di Carla Catena di Lesbiche Bologna.

Stamani sul tema pdl e convegno del centrodestra è tornato invece a esprimersi il presidente della Regione Stefano Bonaccini a margine di una conferenza stampa.

"Non c'è spazio in questa regione - ha affermato - per chi pensa di proporre discriminazioni di alcun genere. Siamo una regione che vuole tutelare i diritti di tutti, delle persone in base al loro orientamento sessuale e alla loro identità di genere. Questo credo debba essere un punto fermo, soprattutto rispetto a chi vorrebbe confinare la donna a un ruolo subalterno".

Quanto al convegno Bonaccini ha dichiarato: "Rispettiamo le idee di chiunque, ascoltiamo consigli, ma prendiamo lezioni da pochi, tantomeno da una destra che taglia servizi, al contrario di questa Regione". 

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Nella capitale un ennesimo caso di discriminazione a danno d’una coppia gay. Come denunciato dal 39enne Giovanni Marino, lui e il suo compagno, la sera del 23 febbraio, erano in lista per l’apericena presso il noto locale Vinile in via Giuseppe Libetta.

«Eravamo in fila come gli altri e avevamo un abbigliamento normale - racconta Giovanni - Ci tenevamo mano nella mano come facciamo spesso. Poi i buttafuori del locale ci hanno negato l'ingresso».

In base alla ricostruzione del 39enne, la security ha inizialmente addotto come motivazione la necessità d'essere in coppia quale requisito indispensabile per accedere. Quando Giovanni ha fatto notare che lui era accompagnato dal proprio partner, sono stati invitati a parlare con il responsabile dei buttafuori. A questo punto è arrivata la frase che li ha lasciati sconcertati: «Per coppia si intende quella tradizionale».

Grillini: " Necessario un percorso di formazione per il personale"

Ferma condanna per quanto successo è stato espressa da Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews, che ha dichiarato: «Quanto successo al Vinile, sulla base della denuncia della coppia stessa, è molto grave. Non è la prima volta che si verificano casi di palese discriminazione presso esercizi commerciali o club della capitale. Qualora dovessero risultare vere le accuse nei riguardi del responsabile dei buttafuori, è necessario che lo stesso ne risponda in prima persona su tutti i piani al pari dei titolari del locale.

Questo ennesimo episodio di omofobia rilancia con forza la necessità di arrivare in tempi brevi alla discussione della legge antiomofobia in Parlamento. Ma anche le regioni, compresa la Regione Lazio, possono dare un forte contributo varando norme contro le discriminazioni a partire dalle competenze delle stesse.

Auspichiamo, inoltre, che gli eventuali responsabili si scusino per quanto avvenuto e siano coinvolti in un percorso di formazione per il personale del Vinile, affinché lo stesso sia sensibilizzato alle tematiche della diversità in modo che più nessuno debba subire episodi di questa gravità».

Bonafoni: "Urge approvare la legge regionale contro le discriminazioni"

Viva riprovazione per l’accaduto e richiamo alle necessità d’una legge regionale contro le discriminazioni sono state espresse anche da Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio, che ha dichiarato a Gaynews: «L’episodio accaduto sabato sera al locale Vinile, dove una coppia di giovani omosessuali è stata respinta all’ingresso, è certamente da condannare.

Non è la prima volta che nella nostra città si verificano discriminazioni nei confronti di ragazze e ragazzi gay, a testimonianza di un clima di intolleranza che va combattuto e stigmatizzato.

La proposta di legge contro l’omofobia che ho presentato quasi un anno fa ha alla base proprio la formazione, l’informazione, la sensibilizzazione sulle diverse forme di orientamento sessuale e identità di genere in ogni ambito della vita quotidiana, a partire dalla scuola fino al mondo del lavoro, perché solo attraverso la conoscenza e la cultura saremo in grado di costruire una società basata sul rispetto reciproco.

Mi auguro, quindi, che quel testo con le integrazioni che possono derivare dalle altre proposte di legge depositate al più presto possa cominciare il suo iter legislativo in Consiglio Regionale e arrivare a una rapida approvazione».

Il tweet di condanna della sindaca di Roma

Condanna è stata espressa, nel primo pomeriggio, anche dalla sindaca Virginia Raggi, che in un tweet ha scritto: «Inaccettabile che nel 2019 si facciano ancora discriminazioni sessuali. Ferma condanna verso quanto accaduto in un locale di via Libetta a Roma».

Il j'accuse di Futura Lgbtqi

Sulla vicenda è intervenuta anche Futura Lgbtqi, la sezione arcobaleno del movimento politico fondato da Marco Furfaro.

Il responsabile Milo Serraglia ha dichiarato a Gaynews: «Quanto successo a Roma in un locale a via Libetta, dove una coppia gay è stata respinta all’ingresso “perché qui entrano solo coppie etero”, è un episodio di omofobia che deve farci riflettere su quanto sia necessario che le aziende italiane pubbliche e private si adeguino a standard ormai applicati in tutto il mondo su Diversity & Inclusion.

Se anche il gestore di serate Lgbtqi friendly si ritrova in casa personale non formato la risposta non può essere solo quella di chiudere i locali e comminare multe. Si pensi invece a pene alternative, che le sanzioni pecuniarie diventino obbligo per le aziende di formazione per prevenire episodi di intolleranza sul lungo periodo».

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Un’audizione conoscitiva di cinque ore sul pdl regionale contro l’omotransnegatività e le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere quella verificatasi stamani in Commissione Parità in Regione Emilia-Romagna.

Ad anticipare il dibattito sono stati i due relatori di maggioranza e di minoranza: rispettivamente, Roberta Mori del Partito Democratico («Le competenze della Regione sono ristrette, ma fondate su azioni di prevenzioni e quindi su azioni culturali») e Michele Facci del Movimento sovranista («Non credo che questo progetto di legge sia indispensabile, credo che le discriminazioni possano essere perseguite con i mezzi che già esistono»). 

Il progetto di legge regionale poggia le basi su quello presentato dai Consigli comunali di Bologna, Parma, San Pietro in Casale e Reggio Emilia. Ed è stata l'assessora alle Pari opportunità del Comune di Bologna, Susanna Zaccaria, a rilevare come «questa legge dovrà essere di coordinamento per azioni che vengono già svolte». Una legge, però, che sul versante politico, è avversata non solo dalle opposizioni (escluso il M5s, che è convinto sostenitore d’una tale normativa anche se ha presentato un proprio pdl specifico) ma anche da ben cinque consiglieri del Pd.

Una cinquantina le persone audite, soprattutto, a nome di associazioni.

Sul fronte avverso le associazioni cattoliche, che in blocco vedono il pericolo di introdurre una discriminazione al contrario nei confronti di altre categorie 'deboli' e chiedono correttivi, come, ad esempio, Acli e Associazione Giovanni XXIII. Totalmente contrari i rappresentanti del Family Day e di Generazione Famiglia. Mentre il gandolfiniano David Botti ha voluto domandare provocatoriamente: «Che non sia più urgente una legge contro l'eterofobia e contro chi odia la famiglia naturale?», per Matteo Di Benedetto, in rappresentanza dell’associazione presieduta da Jacopo Coghe, si tratterebbe di una «legge ideologica e indottrinante, pericolosamente liberticida e autoritaria».

A favore, invece, Cgil e Uisp ma soprattutto le associazioni Lgbti, per le quali sono stati auditi: Valeria Savazzi (Ottavo Colore), Alberto Nicolini (Arcigay Reggio Emilia), Tony Andrew (Arcigay Reggio Emilia/MigraBO), Valeriano Scassa (Il Grande Colibrì), Samantha Picciaiola (Educare alle differenze - Bologna), Maurizio Betti (Telefono Amico - Bologna), Cira Santoro (Ater- Teatro Arcobaleno), Marco Tonti (Arcigay Rimini), Cristina Contini (Ass. Nazionale Sentire le voci - Reggio Emilia), Carlo Samlaso (Presidente Piazza Grande - Bologna), Michele Giarratano (Gay Lex e Famiglie Arcobaleno), Christian Cristalli (Gruppo Trans), Anita Lombardi (Lesbiche Bologna ), Valeria Roberti e Giuseppe Seminario (Centro Risorse LGBTI e Gruppo Scuola Cassero), Flavio Romani (Cild), Sara De Giovanni (Centro di documentazione Cassero), Valentina Coletta (Mit), Nicoletta Manzini (Mondinsieme - RE), Antonella Parrocchetti (Agedo - Modena), Francesco Donini (Arcigay Modena), Stefano Pieralli (Plus), Andrea Zanini (UniLgbtq). 

Particolarmente applaudito l’intervento di Franco Grillini, direttore di Gaynews e padre storico del movimento, che, richiamando l’ultima inchiesta de L’Espresso intitolata Caccia all’omo, ha affermato: «La situazione è drammatica: c'è una recrudescenza dell'omofobia e nessuna città è immune. Nessuno si illude che una legge faccia sparire la discriminazione. Ma si deve dire che è sbagliato discriminare». L'ex parlamentare ha inoltre aggiunto: «Questa legge già esisterebbe, se la passata legislatura non fosse stata interrotta. Purtroppo, non è una legge contro l'omofobia, perché la Regione non ha competenze nell'ambito del diritto penale. Ma di sicuro è utile per tutelare le persone».

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Tante, più del previsto, le persone giunte a Palazzo D’Accursio, prima delle 16:00 d’ieri, per il conferimento del Nettuno d’Oro a Franco Grillini. Così tante da spingere il sindaco di Bologna Virginio Merola a spostare la sede della premiazione dalla Sala Rossa all’attigua ma più ampia Aula Consiliare.

Sugli eleganti sedili in pelle, solitamente occupati dai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, hanno preso posto familiari, amici, componenti di associazioni Lgbti. Ma la maggior parte ha riempito in piedi l’ampio corridoio tra gli scranni consiliari in quella che una volta era chiamata la Galleria dei Senatori.

Un tributo di affetto e riconoscenza a uno dei padri del movimento Lgbti italiano ma anche a un bolognese innamorato a tal punto della città da sentirsi «spalmato come la calce sui mattoni rossi delle sue abitazioni».

Tra le numerose persone convenute l’avvocato Federico De Luca in rappresentanza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora, la senatrice dem Monica Cirinnà, gli ex senatori Sergio Lo Giudice e Gianpaolo Silvestri, la presidente della Commissione regionale per la Parità e per i Diritti Roberta Mori, lo scrittore Stefano Benni, il presidente uscente d’Arcigay Flavio Romani, il segretario nazionale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, il presidente del Cassero Vincenzo Branà, il presidente di Arco Roberto Dartenuc col suo vice Massimo Florio.

Ma anche rappresentanti della Lega come la consigliera comunale Mirka Cocconcelli per il conferimento d’un premio, su cui nessun partito d’opposizione ha sollevato riserva di sorta. Riprova, invero, del corale riconoscimento dei meriti dell’ex parlamentare non solo nell’illustare la città di Bologna ma anche nel contribuire al raggiungimento di quei diritti civili, che ha portato lo stesso Grillini, nel corso del suo discorso, a dire: «Dopo 40 anni di lotte, possiamo dirlo: sotto il profilo culturale abbiamo vinto noi, perché la maggioranza degli italiani non tornerebbe mai indietro sotto il tema dei diritti».

Una vittoria, a testimoniare la quale c’erano ieri anche militanti storici del movimento quali Beppe Ramina, Vanni Piccolo, Felix Cossolo nonché Samuel Pinto, l’esule cileno che fondò il primo circolo omosessuale nel capoluogo emiliano ancor prima dell’assegnazione del Cassero alla collettività Lgbti. 

Evento di tale portata per la storia non solo di Bologna ma anche del Paese da essere espressamente menzionato nel testo della motivazione ufficiale del premio. 

«Franco Grillini – così l’assessora alle Pari Opportunità Susanna Zaccaria nel darne lettura – ha partecipato alla storica consegna del Cassero di Porta Saragozza il 28 giugno 1982. Per la prima volta un Comune italiano dava in affitto a un'associazione Lgbtqi uno stabile di sua proprietà. 

La decisione del sindaco Renato Zangheri che esattamente due anni prima, il 28 giugno 1980, aveva incontrato i militanti del Circolo XXVIII Giugno promettendo loro una sede e delle bacheche, fissa un punto fermo nel dialogo a Bologna tra movimento Lgbtqi e istituzioni che ancora oggi prosegue in un reciproco riconoscimento e collaborazione che ha fatto sì che oggi Bologna sia ricca di espressioni ricche e diverse di questo movimento».

Ma l’assessora Zaccaria ha anche ricordato il ruolo del fondatore di Arcigay nazionale quale «giornalista. Nel 1998 ha fondato il primo quotidiano gay on line in Italia: la testata si chiamava Noi (Notizie Omosessuali Italiane) ed eredita Con/Tatto, organo dell'Arcigay, registrata al Tribunale di Bologna nel 1989. Attualmente la testata si chiama Gaynews.it e Grillini ne è il direttore». E poi ancora il suo attivismo in prima linea al diffondersi dell’Aids negli anni ’80 sì da essere tra i fondatori della Lila al pari di quello per le famiglie di fatto e per le unioni civili.

Insomma, «ha attraversato – così il testo della motivazione nella parte conclusiva - tutte le fasi del movimento Lgbtqi degli ultimi quarant’anni contribuendo, dentro e fuori le istituzioni, a modificare la discussione pubblica sull’omosessualità e a sviluppare una cultura dei diritti civili che ha portato l’Italia al livello dei più importanti paesi europei. Ha realizzato, con tanti e tante altri attivisti Lgbtqi quella che lui stesso ha definito una “rivoluzione gentile e una rivoluzione civile nonviolenta"».

Quella rivoluzione gentile, cui ha fatto riferimento anche un commosso Virginio Merola, legato a Grillini da ultraquarantennali vincoli amicali e battaglie politiche in comune. Franco, ha sottolineato il sindaco, «è un grande figlio della vera Bologna, quella europea. Che resterà tale, perché i confini e i muri ci stanno stretti». Ma del direttore di Gaynews Merola ha anche ricordato il forte impegno a tutela della laicità delle istituzioni, un valore oggigiorno quasi oscurato «in un Paese il cui Governo manda i migranti per strada e sindaci zelanti rendono obbligatori il presepe e il crocifisso». 

Nel dedicare il premio, con voce rotta più volte dalla commozione, alla collettività Lgbti, Franco Grillini ha voluto anche ricordare «la sua ultima lotta contro il tumore cronico: stare in vita per me significa spendere fino alle ultime energie per le battaglie a favore degli ultimi e dei discriminati.

Il giovanilismo della nostra società ha relegato in un angolo buio la malattia e la morte. Non vergognamoci degli anni che passano, perché passano per tutti, a prescindere da cosa dicono i congressi dei geriatri. Non ci si può vergognare ad andare in giro con un bastone come me, un deambulatore o una carrozzina».

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Oggi 5 dicembre 2018 il sindaco Virginio Merola consegnerà a Franco Grillini, il “compagno busone”, il massimo riconoscimento della città di Bologna, il Nettuno d’Oro. Premio che sarà accompagnato dalla bellissima affermazione: L’Italia senza di lui sarebbe un Paese peggiore.

Sarebbe certamente un Paese peggiore perché la libertà e la liberazione hanno necessità assoluta di interpreti, di soggetti che, non solo ne proclamino i valori, ma soprattutto li declinino con la propria vita, lavoro e testimonianza.

Grillini, infatti, sin dagli esordi della sua attività politica nel Psiup (Partito Socialista di Unità Proletaria), all’età di 15 anni, si è dimostrato non solo attore di tutte le innumerevoli battaglie, ovunque e comunque condotte, ma anche regista di innovazioni e idee sicuramente anticipatrici dei tempi.

L’Italia sarebbe stata sicuramente un Paese peggiore e sicuramente il movimento Lgbti non avrebbe avuto né voce né volto senza Franco Grillini.

Inutile raccontare qui la storia della sua attività ben nota a tutti, essendo Franco la storia del movimento. Ma un aspetto vorrei evidenziare, un aspetto determinante, per me, del suo modus operandi atque essendi: la sua capacità di immaginazione coniugata a una sconfinata fantasia.

Quando negli anni della contestazione, sulla scorta del pensiero di Herbert Marcuse, si strillava Immaginazione al potere, si pensava proprio al potere della fantasia, al potere delle idee, al potere del cambiamento.

Grillini ha riassunto in sé questo potere proponendo idee e strategie, che hanno anticipato di gran lunga i tempi e le battaglie che oggi hanno intrapreso percorsi di fattibilità.

Con Arcigay Franco intuì e realizzò l’idea di una grande associazione di massa laddove, dopo la contestazione di San Remo 1972, il FUORI, primo dei circoli omosessuali, e, poco dopo, altre realtà politiche di liberazione omosessuale costellavano la nascente galassia Lgbti.

Fantasia, intelligenza e immaginazione nel realizzare quel circuito di locali dove le persone Lgbti potevano incontrarsi, conoscersi, aggregarsi, praticare in sicurezza la propria libertà sessuale.

Nel periodo buio dell’Aids Franco Grillini immaginò e realizzò che occorreva una strategia organizzata di contrasto alla diffusione di quella che era definita “la peste del secolo e la malattia dei froci”. E nel 1987 fondò con altri la Lila - Lega Italiana di Lotta all’Aids.

Con la legge 76/2016 (più conosciuta come legge Cirinnà, abbiamo ottenuto le unioni civili, già immaginate, anche se molto diversamente e più complete, da Franco con la sua proposta parlamentare dei Pacs e la fondazione della Liff - Lega Italiana Famiglie di Fatto.

Franco ha anche intuito e immaginato la forza dello strumento della comunicazione abilmente interpretato con le sue innumerevoli apparizioni televisive dove ha dato voce e volto alle nostre istanze ed a quelle di tutto il movimento, nonché realizzato strumenti informativi quali GayNet e GayNews.

Ma la storia di Franco è anche la storia della visibilità, di un coming-out perenne e militante: un coming-out che, anche recentemente, ha espresso la grandezza di questo personaggio, di questo gigante della storia italiana, attraverso la manifestazione della sua malattia, pubblicamente denunciata ed esorcizzata. Addirittura oggetto della sua straordinaria ironia e bonomia, fisiologica di quella natura emiliana, indomita e gioiosa,  che lo ha reso amato e riconosciuto ovunque e che si riassume in una delle sue opere Ecce Homo, nel cui titolo risiede tutta l’epifania dell’uomo, del compagno busone, partigiano della libertà e della liberazione.

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Si è tenuta ieri sera a Milano, presso l’Open in viale Montenero, la 4° edizione del Premio Cild per le libertà civili

Istituito dalla Coalizione Iraliana per le Libertà e i Diritti civili (Cild), il riconoscimento «vuole contribuire a rafforzare la convinzione che il rispetto dei diritti umani sia uno degli elementi imprescindibile per una democrazia, aiutando il nostro Paese a riconoscere e valorizzare coloro che si impegnano per la loro affermazione in un momento decisivo per le libertà fondamentali».

A vincerlo, secondo otto categorie, Aboubakar Soumahoro (Attivista dell’anno), Maria Teresa Ninni (Dipendente pubblico), Nicola Canestrini (Avvocato), Saverio Tommasi (Giornalista), Sara Gama (Sportivo), Lucky Red e Cinema Undici (Media), Casa Internazionale delle Donne (Voce Collettiva).

Quello alla Carriera è invece andato al direttore di Gaynews e presidente di Gaynet Franco Grillini.

Nel tracciarne l’excursus biografico sì da indicare le motivazioni sottese all’assegnazione del riconoscimento, Patrizio Gonnella, cofondatore e presidente della Cild, ha ricordato come Grillini si sia «speso senza sosta per informare correttamente su quella che veniva chiamata la “peste gay”, cercando di arginare lo stigma sociale da un lato e di sviluppare dall’altro lato una cultura della conoscenza e della prevenzione per ciò che riguarda l’Hiv/Aids.

In anni in cui la stragrande maggioranza delle persone gay, lesbiche e bisessuali viveva in maniera nascosta, ha portato avanti con determinazione la lotta per la piena visibilità, mettendoci la faccia alla luce del sole soprattutto in programmi televisivi molto popolari, dove, al di fuori da contesti prettamente artistici, non si era mai vista una persona omosessuale parlare tranquillamente del proprio orientamento sessuale.

Eletto a vari incarichi politici ha sempre saputo unire la sua attività politica alla lotta per l’uguaglianza, la visibilità e la piena dignità delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender di questo Paese».

Nel ringraziare il direttore di Gaynews non ha mancato di condire il breve discorso con una battuta improntata alla sua proverbiale lepidezza: «Spesso vengo considerato il padre storico del movimento omosessuale. Non sono solo un padre... Sono anche un po' madre».

La consegna del Premio Cild 2018 a Franco Grillini è venuta a cadere alla vigilia di quella del Nettuno d’Oro che, fissata nel pomeriggio a Bologna presso Palazzo d’Accursio, vedrà la partecipazione, fra i tanti, della senatrice Monica Cirinnà, del deputato Ivan Scalfarotto, dell’ex presidente d’Arcigay Flavio Romani, del cofondatore del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Vanni Piccolo nonché dell’avvocato Federico De Luca in rappresentanza ufficiale del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora.

Sempre ieri, infine, è giunta anche la proposta avanzata da GayLib al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché nomini il direttore di Gaynews senatore a vita.

«Franco Grillini – ha dichiarato Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib – è la più preziosa risorsa di cui la comunità Lgbti italiana ha la fortuna di giovarsi in mondi vicini e decisivi per lo sviluppo e la promozione sociale come la politica e la comunicazione.

Dopo il nobilissimo riconoscimento della sua città, ci piacerebbe che l'Italia intera possa tributare i giusti onori a una figura da ritenersi di riferimento nella società  tutta e sarebbe davvero meraviglioso, per la comunità Lgbti, se il presidente Mattarella volesse nominare Grillini senatore a vita».

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In occasione della Giornata Mondiale di lotta contro l’Aids, che, su proposta dell’Oms fu approvata nel 1988 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e fissata al 1° dicembre, Arcigay Rimini ha organizzato una serie di manifestazioni significative.

Nel pomeriggio di oggi, alle 17:00, sarà inaugurata presso la Far (Fabbrica Arte Rimini) in piazza Cavour una mostra costituita da materiale originale legato a una vicenda avvenuta nel 1994 nella città dei Malatesta: il sequestro, cioè, del Piccolo libro dell'amore senza rischi che, realizzato da Arcigay Rimini e Lila, fu sequestrato perché ritenuto"pubblicazione oscena"in quanto usava termini espliciti. Una campagna d’informazione innovativa per quegli anni a fronte di quelle governative che ricorrevano anche all’uso anacronostico di termini latini.

La vicenda ebbe all’epoca un ampio risalto nazionale tanto da essere trattata anche dal settimanale Cuore. Vicenda che con gli occhi di oggi appare surreale ma fa comprendere quanto (e quanto poco) è cambiato da allora. 

All'inaugurazione prenderanno parte, oltre al presidente di Arcigay Rimini Marco Tonti, il direttore di Gaynews Franco Grillini (uno dei protagonisti della vicenda nonché profondo conoscitore dei fatti della Riviera romagnola tra gli anni ’80 e ‘90) e la giornalista de Il Fatto Quotidiano Lia Celi (allora componente della redazione di Cuore).  

Patrocinato dal Comune di Rimini, dall’U.O. Malattie infettive del locale Ospedale Infermi e da Agedo Rimini-Cesena, la mostra sarà visitabile fino al 2 dicembre

Sempre presso la Far si terrà inoltre l’incontro pubblico su Hiv e prevenzione dal titolo Facciamo il punto.

Alle 17:00 dell’1 dicembre si confronteranno al riguardo i medici Andrea Boschi (U.O. iIfettivologia Rimini) e Leonardo Montecchi (Sert Rimini), l’olandese Orlando Lansdorf (componente autorevole dell’Ahf (Aids Healthcare Foundation), la presidente di Agedo Rimini-Cesena Mara Bruschi e il presidente di Arcigay Rimini Marco Tonti. 

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Il sindaco di Bologna Virginio Merola ha deciso di conferire il Nettuno d’Oro a Franco Grillini, uno dei fondatori del contemporaneo movimento italiano di liberazione omosessuale, presidente di Gaynet nonché di Arcigay a livello onorario, direttore di Gaynews.

Conferito dal Comune ad aziende, cittadini, istituzioni, associazioni culturali che hanno onorato con la propria attività professionale e pubblica la città di Bologna, il prestigioso riconoscimento consiste nella riproduzione del Żigànt, come in dialetto bolognese viene indicata la statua bronzea del Nettuno che, opera del Giambologna e sovrastante la fontana omonima, è simbolo del capoluogo emiliano. 

Giunto alla 45° edizione, il premio è stato assegnato negli anni – per fare qualche esempio – a nomi dal calibro di Ruggero Raimondi, Piera Degli Esposti, Pupi Avati, Cesare Musatti, Norma Mascellani, Alberto Tomba, Alex Zanardi, Martina Grimaldi

La cerimonia di consegna avverrà, mercoledì 5 dicembre, alle 16:00, nella sala Rossa di Palazzo d’Accursio.

«Franco Grillini è stato un protagonista dei cambiamenti che sono avvenuti nella cultura e nella società italiana a proposito delle persone omosessuali – ha detto il sindaco Merola –. Da Bologna ha guidato con grande passione civile una lotta che non si è ancora esaurita, ha portato a importanti provvedimenti legislativi e ci ha resi più europei. Se non ci fosse stata la determinazione di Franco e di tanti altri e altre con lui, l’Italia sarebbe un Paese peggiore».

A Gaynews il suo direttore e fondatore ha affidato le prime dichiarazioni: «Continuo a essere molto emozionato e persino incredulo sin da quando mi hanno detto del conferimento. Credo che sia in riconoscimento di una vita politica nell’interesse del Paese, della città di Bologna, dei diritti civili e della collettività Lgbti

Nel ringraziare di tutto cuore il sindaco di Bologna Virginio Merola, vorrei invitare tutti coloro che mi sono stati accanto e che hanno condiviso la mia attività politica dagli anni '70 a essere presenti il 5 dicembre in Sala Rossa al Comue di Bologna. Perché questo rito si trasformi in una celebrazione collettiva per una storia che è stata mia ma anche di tutti coloro che hanno lottato con me per rendere l’Italia un Paese migliore e più civile al pari degli altri Paesi europei.

Proprio per questo mi piace ricordare il 28 giugno 1982 quando con grande felicità inaugurammo il Cassero di Porta Saragozza, prima sede che un Comune italiano dava in affitto a un’associazione Lgbti»

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