Richard Grenell, portavoce degli Stati Uniti all’Onu dal 2001 al 2008, sarà il prossimo ambasciatore straordinario e plenipotenziario degli Usa in Germania. Ad annunciarne ufficialmente l’intenzione da parte del presidente statunitense, sabato 2 settembre, l’ufficio della portavoce della Casa Bianca Sarah Elizabeth Huckabee Sanders. Se confermato, Grenell sarà il primo funzionario apertamente gay dell’amministrazione Trump.

Repubblicano e pentecostale, il 51enne californiano, commentatore di esteri sui maggiori giornali americani, fece il suo coming out nel 1999 in una lettera che, indirizzata ai genitori, si apriva così: «Vi scrivo per dirvi che sono gay e cristiano».

Firmatario quale amicus curiae della lettera alla Suprema Corte a sostegno del matrimonio egualitario durante il caso Hollingsworth v. Perry (2013), Grenell vive da 15 anni col suo compagno Matt Lashey, anche lui fervente pentecostale delle Assemblies of God. Insieme partecipano al culto domenicale. Insieme pregano e leggono la Bibbia quotidianamente.

Motivi, questi, che hanno però alienato a Grenell le simpatie di non pochi cristiani ultraconservatori. Fu indubbiamente per la loro pressione se, nel 2012, Mitt Romney – allora candidato repubblicano alla Casa Bianca – decise di sbarazzarsi rapidamente di Richard quale prorio portavoce durante la campagna presidenziale. Tanto più che Grenell lanciava tweet e scriveva commenti a dir poco aggressivi.

Ora sarà da vedere se Trump si manterrà fermo nel suo proposito visto che il fidato sostenitore californiano doveva essere già nominato quale ambasciatore all'Onu. Ma poi gli è stata preferita l'ex senatrice texana Kay Bailey Hutchison.

 

e-max.it: your social media marketing partner

«I musulmani liberali e laici sono schiacciati dai conservatori. Quindi decidono di rimanere in silenzio. Non è così facile per i musulmani liberali venire 'fuori'. È come essere omosessuale. Sono bollati quali “nemici dell'Islam». A parlare così su The Guardian è la 54enne Seyran Ateş, avvocata d’origini turche e attivista per i diritti civili, che il 16 giugno scorso ha fondato nel quartiere berlinese Moabit la moschea Ibn Rushd-Goethe. Una moschea con un’unica musalla (o sala della preghiera) aperta a uomini, donne e persone Lgbti sia sciite sia sunnite nonché delle altre correnti minoritarie dell’Islam.

L’apertura della moschea “inclusiva” in alcuni locali della chiesa luterana di San Giovanni ha provocato un’ondata di reazioni da parte di musulmani conservatori in vari Paesi europei fino alla Turchia e all’Egitto. L’avvocata ha ricevuto minacce di morte sui social e si è sentita gridare "morrai" in strada. Il dipartimento legale dell'università al-Azhar de Il Cairo ha lanciato una fatwa contro la moschea berlinese e quelle similari.

Pur impaurita, Ates è decisa ad andare avanti. «Non sono sola con questa idea – ha dichiarato sempre a The Guardian –. È un movimento, è una rivoluzione. Potrei essere il volto della moschea liberale ma io non sono da sola. Abbiamo milioni di sostenitori in tutto il mondo. Ci sono sempre più persone che vogliono rompere le catene. In molti Paesi si possono trovare persone che praticano cià che stiamo facendo ma lo fanno sotto copertura, in privato. Per realizzare la moschea di Berlino ci sono voluti otto anni ma penso che ora le cose andranno più velocemente».

Già, perché la scorsa settiamana Ates è stata due giorni a Londra dove, sostenuta da alcuni componenti della Camera dei Lord, ha intenzione d’aprire una moschea come quella di Berlino. Sempre in Germania un’altra dovrebbe aprire i battenti entro la fine dell’anno a Friburgo. In tale impegno l'attivista sta lavorando a stretto contatto con la cantante e scrittrice malaysiana Ani Zonneveld - che a Los Angeles ha fondato Muslims for Progressive Values -, la imam danese Shirin Khankan e l'imam gay d'origine algerina Ludwig-Mohamed Zahed.

e-max.it: your social media marketing partner

38° edizione del Berliner Christopher Street Day. È con tale nome, volto a richiamare la strada newyorkese in cui ebbero inizio i moti di Stonewall, che la capitale tedesca celebra dal 1979 il proprio Pride. Pride che, quest’anno, ha assunto un significato tutto particolare.

Le decine di migliaia di partecipanti hanno marciato non solo per ribadire il proprio no a ogni rigurgito di destra secondo lo slogan Mehr von Uns. Jede Stimme gegen Rechts. Ma hanno voluto anche festeggiare la recente approvazione da parte del Bunstedag della legge sul matrimonio egualitario, promulgata venerdì 21 luglio dal presidente federale Frank-Walter Steinmeier. Tra i tanti carri presenti un unicum assoluto: quello della Chiesa evangelica di Berlino, Brandeburgo, Slesia e Alta Lusazia che, per la prima volta, ha preso parte alla parata. Quella berlinese è una delle 20 comunità regionali dell' Evangelische Kirche in Deutschland: si tratta della massima federazione di comunità riformate del Paese e ne è componente anche la cancelliera federale Angela Merkel.

Nonostante la pioggia battente la marcia dell’orgoglio Lgbti è partita intorno alle 12.30 da Charlottenburg e si è snodata lungo Wittenbergplatz, Nollendorfplatz, Lützowplatz e la Siegessäule per terminare alle nei pressi della porta di Brandeburgo. Qui si è tenuta l’adunata finale che ha dato il via anche agli eventi lungo la Straße des 17. Juni: un vero e proprio Pride Village che, per l’estensione di un chilometro, si è caratterizzato fino alla mezzanotte per una serie di eventi politici, culturali e musicali. Tra le esibizioni anche quelle di Maite Kelly, Conchita Wurst e Tyna.

e-max.it: your social media marketing partner

Pubblichiamo l'appello rivolto dal direttore Franco Grillini alla sinistra e al centrosinistra italiano perché, alla luce dell'approvazione del matrimonio egualitario in Germania, escano dall'ambiguità e si pronuncino con chiarezza per l'impegno al raggiungimento di questo ulteriore step nel cammino dei diritti Lgbti.

L’approvazione del matrimonio egualitario in Germania con una maggioranza parlamentare schiacciante cambia definitivamente il quadro politico in Europa perché è il 14° Paese ad averlo votato con esito positivo. Paese che, tra quelli europei,  è il più importante e popoloso. Hanno votato a favore socialdemocratici, liberali, la sinistra della Linke e mezzo partito della cancelliera Merkel che, pur avendo espresso voto negativo, si è detta emozionata per il dibattito al Bundestag. La Germania si allinea così, in ordine di tempo, ai Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Danimarca, Francia, Inghilterra e Galles, Lussemburgo, Irlanda, Finlandia.

Questo voto clamoroso interroga l’Italia essendo uno dei pochi Paesi della vecchia Europa a non aver approvato il matrimonio egualitario, adozioni comprese. Si parla molto, infatti, di “modello tedesco” e non solo per la legge elettorale. Ora la sinistra e il centrosinistra hanno avuto un atteggiamento quantomeno ambiguo, se non esplicitamente contrario, verso matrimonio egualitario e adozioni. Basti pensare al dibattito parlamentare sulle unioni civili nel corso del quale proprio a sinistra c’era chi si poneva minacciosamente contro l’articolo 5 sulla stepchild adoption, previsto invece dalla Lebenpartnerschaft tedesca.

Come Gaynet e Gaynews lanciamo dunque una sfida alla sinistra e al centrosinistra, che oggi e  domani si esprimeranno con la riunione dei circoli del Pd in vista della programmazione partitica e la manifestazione di Pisapia in piazza Santi Apostoli a Roma. Siamo del parere che gli schieramenti di sinistra e centrosinistra non possano non tenere conto del voto tedesco. Chiediamo perciò che si pronuncino una volta per tutte per la piena uguaglianza dei diritti delle persone e delle coppie Lgbt. La sinistra non può dirsi tale se non dice sì al matrimonio egualitario.

In Italia l’approvazione della legge sulle unioni civili ha avuto un enorme successo nonostante gli editoriali di giornali di destra e non dicano il contrario. Non c’è infatti unione civile dove amici, parenti, funzionari comunali e celebranti non abbiano usato la terminologia matrimonialista. Come ha scritto Marzio Barbagli, massimo esperto di famiglie, la percentuale di unioni civili in Italia rispetto ai matrimoni eterosessuali è la più alta d’Europa, persino più alta della Germania. Le unioni civili si sono celebrate dappertutto anche nelle località più minuscole, dando vita a un’autentica rivoluzione culturale che ha sancito il diritto per tutti alla “vita familiare”. Manca quindi l’ultimo step e, già da oggi, aspettiamo le risposte di chi si dice progressista

e-max.it: your social media marketing partner

Featured Video