A poco meno di sei mesi dal linciaggio e dall’omicidio di Zak Kostopoulos, attivista per i diritti delle persone Lgbti e sieropostive, il checkpoint di Atene per la prevenzione e il controllo di Hiv/Ist è stato gravemente vandalizzato con intenti omofobici e sierofobici. 

Intorno alle 3:00 di lunedì 11 marzo ignoti sono entrati dal balcone nel primo piano del centro, sito al civico 4 di Pittaki Street nel popoloso quartiere di Monastiraki, e hanno sparso benzina per poi appiccare il fuoco ai locali. L’incendio è divampato dopo che gli stessi avevano strappato la bandiera arcobaleno sventolante sull’edificio.

A ricostruire le dinamiche dell’attentato i vigili del fuoco, il cui intervento immediato ha impedito che le fiamme si estendessero ai piani superiori e agli edifici contigui senza provocare danni a persone.

Il checkpoint di Atene al pari di quello di Tessalonica è gestito dai volontari di Positive Voice col supporto di Ahf Europe. Presso di essi vengono gratuitamente effettuati ogni anno oltre 100.000 test Hiv e diagnosticati quasi il 30% dei nuovi casi di sieropositività in GreciaNonostante i gravi danni subiti il checkpoint ha subito ripreso la propria attività, allestendo un’unità mobile all’esterno del civico 4.

Raggiunto telefonicamente, Sophocles Chanos, direttore del checkpoint di Monastiraki, ha dichiarato: «Gli autori dell'attacco non hanno semplicemente provato a bruciare un edificio. Hanno cercato di usare l'intimidazione e la violenza per silenziare una voce forte che difende i diritti umani.

La nostra risposta è chiara. Non lasceremo che la paura alimenti il mostro. La bandiera arcobaleno è tornata subito a sventolare quale inequivocabile dichiarazione politica pratica: i diritti umani non soccombono di fronte ad alcuna estorsione fascista. Allo stesso tempo abbamo invitato tutti gli enti pubblici, le istituzioni, le organizzazioni della società civile, le imprese e ogni cittadino a far sventolare la bandiera arcobaleno sui propri edifici come risposta simbolica a tale intimidazione.

Il fascismo è l'oscurità che affogherà alla luce dei nostri valori. Non abbiamo paura».

L’appello di Sophocles Chanos non è caduto nel vuoto. La bandiera arcobaleno è stata infatti issata sulle facciate del Dipartimento di Politica Sociale del Comune di Atene e della Fondazione Onassis mentre è stata riprodotta sulla prima pagina del quotidiano Η Εφημερίδα των Συντακτών.

Numerose le reazioni di condanna da parte di esponenti del mondo politico e istituzionale. In un comunicato il direttivo di Syriza ha dichiarato: «La lotta contro l'omofobia, l'eliminazione di discriminazioni, stereotipi e pregiudizi è questione costante e quotidiana. Ci aspettiamo che le autorità indaghino sul caso e arrestino gli attentatori». Un componente di spicco del partito, Panayotis Kouroumblis (già ministro della Sanità e della Sicurezza sociale nel Governo Tsipras I e ministro dell’Interno nel Governo Tsipras II dal 23 settemnre 2015 al 5 novembre 2016), ha visitato la sede del checkpoint. Gesto compiuto anche da Stauros Theodōrakīs, leader di To Potami.

Ferma condanna anche da parte di Kyriakos Mītsotakīs, leader del partito conservatore Nea Dimokratia, e della governatrice regionale dell'Attica Rena Dourou, che ha anche dichiarato: «Il checkpoint deve continuare le proprie attività e faremo tutto il necessario per assicurarne la continuazione del lavoro del contributo alla società».

Nella lettera inviata a Positive Voice la Società scientifica ellenica per lo studio dell'Aids (Eemaa) ha dichiarato: «Siamo fiduciosi che questo attacco doloso sia stato causato da una minoranza e tutti i cittadini lo condannino. L'Eemaa continuerà a cooperare e sostenere il lavoro di Positive Voice: saremo accanto a loro in tutte le attività».

Tanti gli attestati di solidarietà giunti da più parti del mondo. Tra questi anche quello dell'associazione italiana Plus Onlus, che in un post Fb del 14 marzo ha scritto: «Apprendiamo ora che il Checkpoint di Atene è stato dato alle fiamme. Si tratta, a quanto pare di un attacco omofobico, una cosa indegna che solo qualche imbecille, decerebrato poteva mettere in pratica.

Gli imbecilli si sarebbero concentrati in primis sulla bandiera rainbow e poi avrebbero dato fuoco al centro. Un atto vile, ignobile! Il checkpoint di Atene è un gioiello nella lotta contro Hiv con i suoi oltre 100.000 test annui e il 30% delle nuove diagnosi del Paese. Tutta la nostra associazione è vicina ai compagni di Atene e faremo del nostro meglio per dare una mano nella ricostruzione».

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Eccezionale risultato dalla ricerca scientifica su Hiv/Aids secondo quanto indicato da un articolo pubblicato su Nature. Un uomo britannico con Hiv-1 ha infatti raggiunto la remissione completa dopo un trapianto di cellule staminali: si tratta, dunque, del secondo caso al mondo dopo quello di Timothy Ray Brown, più conosciuto come paziente di Berlino. 

Sebbene l'uomo sia rimasto finora in remissione per 18 mesi, i ricercatori britannici guidati da Ravindra Gupta, virologo all'University College London, avvertono che è ancora troppo presto per dire che è "guarito" dall'Hiv. L'uomo ha scelto di restare anonimo e gli scienziati si riferiscono a lui come "il paziente di Londra".

Come ricordato dai ricercatori su Nature, si tratta dell'unico caso documentato di un paziente curato dall'Hiv dopo aver ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da un donatore con due copie della mutazione Δ32 di CCR5. In effetti CCR5 è un co-recettore per l'infezione da Hiv-1 e i portatori omozigoti di questa mutazione sono resistenti alle infezioni da virus Hiv-1 con questo co-recettore. 

Ravindra Gupta e i suoi colleghi hanno dimostrato l'efficacia di una forma meno aggressiva di trattamento in un uomo con Hiv-1, a cui era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin avanzato nel 2012. Per trattare il tumore, il paziente ha ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da un donatore con due copie dell'allele CCR5 Δ32. L'uomo ha avuto solo una lieve reazione al trapianto di cellule staminali.

L'équipe londinese ha spiegato come, in seguito al trattamento, il paziente sia diventato omozigote per CCR5 Δ32 e la terapia antiretrovirale sia stata interrotta dopo 16 mesi. Dopo aver effettuato una serie di analisi, i ricercatori hanno potuto confermare che l'Rna dell'Hiv-1 non era rilevabile. Il paziente è rimasto in remissione per altri 18 mesi.

Questi risultati dimostrano che il "paziente di Berlino" non era un'anomalia e forniscono ulteriore supporto allo sviluppo di approcci mirati al co-recettore CCR5 come strategia per raggiungere la remissione dell'Hiv.

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Adolescenti in minore età potranno fare il test per Hiv e Ist anche senza il consenso di genitori o tutori ma «in contesti protetti e dedicati». Ad annunciarlo come fattibile una nota del ministero della Salute, la cui titolare, la pentastellata Giulia Grillo, sta lavorando a una norma ad hoc

Dalla nota si apprende come la ministra abbia «da tempo avviato un confronto positivo con le associazioni impegnate nella lotta all'Aids per individuare sempre migliori strategie per informare e sensibilizzare i cittadini sui temi e le priorità per la prevenzione e cura dell'Hiv e delle malattie sessualmente trasmesse. Uno dei punti critici riguarda il libero accesso per i cittadini minorenni ai test diagnostici che sono anonimi e gratuiti per tutti, ma che per i minori richiedono il previo consenso del genitore o del tutore. Questo paletto normativo costituisce di fatto un ostacolo ai test»

Gli studi evidenziano che i contagi da Hiv in età precoce sono sempre più frequenti, ma le diagnosi sono troppo spesso tardive. Motivo per cui la ministra ha scritto all’Autorità Garante per l'Infanzia e l’Adolescenza (Agia), ricevendone «una risposta positiva circa la possibilità di lavorare insieme a una nuova norma che agevoli l'accesso al test Hiv per i minori». 

Circa il parere favorevole dell'Agia Giulia Grillo ha dichiarato: «Per rendere più semplice l’accesso alla diagnosi per i giovanissimi è essenziale intercettare precocemente l’eventuale contagio da Hiv o da altre malattie sessualmente trasmesse. Per questo sono molto soddisfatta della positiva risposta dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza alla mia richiesta di lavorare insieme a una norma per superare questa regola ormai obsoleta. I tempi sono cambiati, eppure tanti giovani provano grande imbarazzo ad aprirsi con i genitori su alcuni aspetti della propria vita personale e non effettuano i test, pur avendo una vita sessuale  attiva.   

Il Ssn è di tutti i cittadini ed è compito del ministro della Salute e delle istituzioni rimuovere gli ostacoli alla prevenzione in ogni ambito della salute.

Negli ultimi anni è stata fatta pochissima informazione sul pericolo Aids e molti ragazzi ignorano o sottovalutano la pericolosità della malattia. Presto i ragazzi potranno effettuare liberamente i test in contesti protetti e dedicati, senza più bisogno del consenso del genitore o tutore. È un punto di partenza che può migliorare concretamente la consapevolezza sui temi della prevenzione»

Valutazione positiva per la presa di posizione del ministero è stata espressa da Giulio Maria Corbelli, vicepresidente di Plus, che a Gaynews ha dichiarato: «Sicuramente è un primo passo che andava fatto. Si tratta di una cosa buona e attesa, frutto, in ogni caso, di un processo iniziato anni fa dalle associazioni, che nel 2009 organizzarono una conferenza a sé stante dedicata alle varie modalità d'accesso al test Hiv.

Va dato atto alla ministra Grillo d’aver raccolto i risultati di questo processo e d’essersi impegnata nell’avvio dell’iter legislativo con la redazione di un disegno di legge sulla materia».

Aspetto, quest’ultimo, toccato anche da Filomena Albano, Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, che ha espresso la piena disponibilità a fornire il proprio contributo nella fase redazionale. 

In ogni caso la stessa Albano ha tenuto a precisare che l’introduzione di una norma specifica sull’accesso dei minori al test senza previo consenso genitoriale (in deroga con legge  al principio dell'acquisizione della capacità di agire al 18° anno di età come contemplato dall’ordinamento italiano) deve avvenire nell’assoluto rispetto di tre condizioni: «La prima è che i test avvengano in un contesto protetto e dedicato nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. La seconda è che in caso di positività ai test i genitori o il tutore siano coinvolti al fine di garantire alla persona di minore età un adeguato supporto affettivo nella gestione della notizia e della terapia. Infine, è necessario promuovere capillarmente una cultura della prevenzione e l'educazione all'affettività e alle emozioni».

Condizioni certamente fondate ma che, secondo lo stesso Corbelli, non fugano alcuni timori. «Ci preoccupa – così il vicepresidente di Plus - che le varie tutele e cautele segnalate dalla Garante si trasformino in impedimenti per l’accesso al test del minore: se questo infatti fosse offerto solo ed esclusivamente in ambiente sanitario, già questo sarebbe un’importante barriera visto che i minori hanno scarsa dimestichezza con quell’ambiente».

Viva soddisfazione è stata epressa da Massimo Farinella, presidente della Sezione M del Comitato tecnico sanitario del Ministero nonché responsabile area Salute per il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, che a Gaynews ha ricostruito i passaggi ultimi che hanno portato alla decisione odierna. 

«Due settimane fa - ha dichiarato - tutte le associazioni della Sezione M hanno incontrato la ministra Grillo. In quell’occasione abbiamo potuto presentare tutte le varie priorità anche rispetto all’applicazione del Piano Nazionale Aids.

Tra i vari punti toccati abbiamo fatto notare come, un anno fa, l’Ufficio Legislativo del Ministero, su sollecitazione delle Sezioni L e M, avesse chiesto il parere sul tema all’Autorità Garante dell’Infanzia. Abbiamo perciò sollecitato la ministra perché ottenesse una tale risposta, ricevendone dalla stessa formale promessa. Non posso che esprimere soddisfazione per l’impegno fattivo della ministra».

Sulla nota del ministero è intervenuto anche Michele Breveglieri, responsabile Salute per Arcigay Nazionale, che ha dichiarato in un comunicato: «Auspichiamo che la definizione di una norma più adeguata ai tempi avvenga ora con un dialogo serrato con le associazioni, anche tramite i percorsi già intrapresi nei tavoli del Comitato tecnico sanitario, al fine di evitare che a un meccanismo oggi di fatto ostativo per i minori se ne sostituisca un altro magari non del tutto ostacolante ma solo diversamente farraginoso e disincentivante».

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«Sono molto rattristato dalla notizia della morte di Fernando Aiuti,  perché eravamo amici da 40 anni e perché con lui ho attraversato tutta l'epoca dell'Aids, soprattutto quella drammatica degli anni '80. Abbiamo collaborato in tantissime iniziative. Ricordo particolarmente quella di Rimini, quando, nel 1995, sorvolò la città un aereo sponsorizzato da alcuni albergatori - che, nel frattempo, avevano fatto collocare profilattici nelle camere dei loro hotel, suscitando grandi polemiche a livello locale e nazionale - recante uno striscione con un enorme profilattico e la scritta: Fallo protetto. Un'iniziativa che suscitò enorme scalpore.

Oggi si tende a non parlare più di Aids e delle malattie sessualmente trasmissibili. Ma il problema è ancora presente. Anzi assistiamo in tutta Europa a una sua recrudescenza. C'è un abbassamento della guardia.

In Italia, inoltre, non c'è educazione sessuale nelle scuole, la cui sola eventualità viene osteggiata con una conseguente lacuna gravissima nell’ambito dell’informazione. Con Fernando Aiuti viene meno una figura simbolo proprio quando se ne avrebbe più bisogno per combattere una grandissima ignoranza e i tanti tabù. La voce di Fernando ci mancherà».

Così Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynetricorda Fernando Aiuti, morto nella mattinata di oggi presso il Policlinico Gemelli di Roma dopo essere precipitato nella tromba delle scale dal quarto piano del reparto di medicina generale, dove era ricoverato da tempo in una stanza singola per una grave forma di patologia cardiaca.

All'iniziativa riminese può essere accomunata, per notorietà, quello che per Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, «al di là del suo significato e della lotta allo stigma contro l'Aids, è una vera e propria icona pop. La dimostrazione della grande personalità di Fernando Aiuti che, clinico eccezionale, ha avuto anche una grande sensibilità mediatica».

Quel bacio, cioè, che, immortalato in uno scatto in bianco e nero nel dicembre 1991, si scambiarono l’immunologo marchigiano e un’allora giovane sieropositiva Rosaria Iardino,  mostrando agli italiani come il virus dell’Hiv non si trasmetta per via orale.

Nato a Urbino l'8 giugno del 1935, Fernando Aiuti fu fondatore e presidente onorario di Anlaids (Associazione nazionale per la lotta all'Aids).

Ordinario di medicina interna, direttore e docente della Scuola di specializzazione in allergologia e immunologia clinica, coordinatore del Dottorato di ricerche in scienze delle terapie immunologiche all'Università Sapienza di Roma (1980 - 2007), Aiuti, quale specialista in malattie infettive e cardiologia, espletò la carriera professionale all'interno del Policlinico Umberto I di Roma sin dal 1966: prima come assistente, poi come aiuto e dal 1985 come primario di immunologia e allergologia clinica. La sua produzione scientifica è documentata da oltre 600 pubblicazioni, delle quali 380 su riviste internazionali recensite da Pub Med (National Library of Medicine). 

Aiuti ha portato contributi originali alla diagnosi e terapie di malattie da immunodeficienza primitiva, infettive, autoimmuni, reumatiche, allergiche, linfoproliferative, oftalmiche, neurologiche, dell'apparato gastroenterico ed epatiche. Le sue ricerche sono state anche dirette all'individuazione di metodiche immunologiche atte a valutare il sistema immunitario in condizioni normali e patologiche. Altre ricerche significative sono state condotte sulla vaccinazione contro il virus Hiv-1, la patogenesi e la terapia dell'allergia alimentare, la descrizione e terapia di nuove forme di immunodeficienza primitiva, terapia della infezione da virus della epatite B e C, diagnosi e terapia della infezione da Hiv-Aids e alcuni tumori correlati alle immunodeficienze.

Fondatore e presidente della Società internazionale delle immunodeficienze primitive dal 1986 al 1991, fu, fra l'altro, componente del comitato di esperti dell'Oms (dal 1977 al 2002) per la classificazione di queste patologie e del Consiglio superiore di sanità dal 2005 al 2006.

Eletto nel 2008 come capolista del Pdl al Campidoglio, dal 2008 fino al 2013 fu presidente della Commissione politiche sanitarie di Roma Capitale. Per il suo impegno fu nominato dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro Cavaliere di gran croce al merito della Repubblica nel 1992. Nel 2010 fu nominato, dall'allora ministra dell'Istruzione Mariastella Gelmini, professore emerito a vita dell'università Sapienza di Roma.

Intanto la procura di Roma, in attesa di una relazione da parte della Polizia Scientifica che ha già svolto i primi rilievi, aprirà nelle prossime ore un'inchiesta per omicidio colposo o per istigazione al suicidio. La pm Laura Condemi, che ha effettuato un sopralluogo coordinando i primi accertamenti urgenti e raccogliendo le testimonianze dei responsabili del reparto, ha disposto l'autopsia.

Domani sarà il professor Costantino Ciallella dell'Università Sapienza a verificare, oltre alla causa del decesso, se Aiuti avesse assunto un farmaco prima di cadere  o se sia stato colpito da un infarto. Gli investigatori non hanno individuato tracce ematiche né sulla balaustra né sulle rampe delle scale ma sul pianerottolo, da dove è precipitato l'immunologo, hanno trovato le sue pantofole.

Sull’ipotetica natuta suicidaria del decesso Franco Grillini ha dichiarato: «Onestamente non credo, a meno che non mi sfuggano informazioni che non ho, che si sia tolto la vita. Per quanti, come me, hanno avuto modo di conoscerlo sembra improbabile».

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Da ieri Blued, l’app per incontri più utilizzata in Cina da un target maschile gay e bisessuale, ha interrotto per una settimana la registrazione di nuovi utenti. La decisione è finalizzata a un'indagine interna, volta a chiarire se minorenni abbiano contratto l’Hiv a seguito di rapporti non protetti con persone conosciute attraverso l’applicazione.

A sollevare la polemica nei giorni scorsi la rivista finanziaria Caixin che, citando uno studio del sessuologo Zhang Beichuan, ha osservato come gli utenti di Blued siano, in gran parte, minorenni e come molti di essi siano divenuti sieropositivi dopo essere stati con persone contattate in chat.

A essere sotto accusa proprio il sistema di controllo del social network, facilmente eluso dal momento che non è consentita la registrazione ai minori di 18 anni.

Blued ha quindi promesso d’avviare un «controllo completo dei contenuti» per cancellare i profili degli utenti, che si fanno passare per maggiorenni pur non essendolo, nonché testi, immagini e gruppi che coinvolgono minori.

«Blued proibisce sempre ai minori di accedere e utilizzare l'app»: così in una dichiarazione ufficiale che la società, con sede a Pechino, ha lanciato su Weibo, il Twitter cinese.

Lanciata nel 2012 dall’ex poliziotto Geng Le, Blued è una delle app per incontri tra persone gay e bisessuali più grandi al mondo. Vanta 40 milioni di utenti registrati, di cui la maggior parte vive in Cina.

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Con Gigliola Toniollo, don Luigi Ciotti, Giovanni Anversa, la Comunità San Benedetto (in memoriam di Don Andrea Gallo), Alba Parietti, Paolo Patanè, Paolo Valerio, Margherita Mazzanti, Antonio Nigrelli è stata premiata, il 13 ottobre 2017, a Milano in riconoscimento del suo impegno contro ogni forma di discriminazione e, particolarmente, contro l’intolleranza transfobica.

Si tratta di Carmen Bertolazzi. Classe 1951, la giornalista e attivista d’origine altoatesina è presidente dell’associazione Ora d'Aria, impegnata nella difesa dei diritti delle persone transessuali/transgender detenute, vittime di tratta e in stato di vulnerabilità. Con una passione nel cuore: l’Etiopia.

L’abbiamo raggiunta per saperne qualcosa di più della sua attività

Carmenda dove nasce quest’interesse per l’Etiopia?

L’Etiopia è una mia seconda vita o una vita parallela. Oltre ad essere la presidente dell’associazione Ora d’Aria, lo sono anche di IISMAS, una ong costituita da volontari e fondata da Aldo Morrone, grande esperto in dermatologia e malattie tropicali, ma soprattutto impegnato da sempre a curare gli ultimi, sia che si tratti di persone di altri mondi, o detenute, o trans. Andare in Africa serve a capire il mondo e a dare un senso alle cose che nelle nostre realtà garantite si rischia di smarrire. Si abbandonano i particolari e si lavora sull’essenza, ossia la vita e la sua qualità. Che nel sud del mondo difetta. 

Etiopia: Paese di migrazione e di passaggio di migranti provenienti. Quale è la situazione attuale, tenuto conto di quanto accade in Europa

L’Etiopia confina con la Somalia, l’Eritrea, il Sudan e il Sud Sudan, tutti paesi di partenza dei migranti. Al suo interno milioni di profughi, tutti con l’obiettivo di arrivare in Europa, se non negli Stati Uniti o in Canada. In Etiopia opero in una zona vicino al confine nord-ovest, in cui si trovano numerosi campi profughi per gli eritrei. Ormai tutti lo sanno, che è inutile incamminarsi verso la Libia, che l’Italia ha chiuso i porti. I campi profughi straboccano, qualcuno si sposta in altri paesi africani e si cerca una nuova rotta. Molti comunque si incamminano verso la Libia, non sapendo cosa li aspetta, e rischiando la sorte.

Da tempo Cei, Chiesa Valdese e Comunità di Sant’Egidio riescono a far arrivare profughi particolarmente vulnerabili attraverso i corridoi umanitari (malati, famiglie, minori che arrivano con l’aereo e un visto) e questa è la strada giusta. In attesa, ma non sono i tempi giusti e quando forse potevano esserlo non è stato fatto per calcoli politici, si dovrebbero portare qui tutte le donne, perché non è ammissibile che subiscano stupri, e gravidanze. Sarebbe una discriminazione, ma una discriminazione necessaria.

Sulla base della sua esperienza quali sono le condizioni delle persone Lgbti in Etiopia? 

In Africa l’omosessualità non è solo negata, ma soprattutto perseguitata e condannata anche con la pena di morte. Ci sono rare eccezioni, quali il Sudafrica e il Mozambico (un suo ex presidente Joachin Chissano fu investito di occuparsi del tema per il continente, ma non credo che l’incarico abbia prodotto miglioramenti). A proposito di questo paese mi ricordo di quando fui invitata a un matrimonio fra una donna protestante e un uomo mussulmano. Lei lasciò la sua chiesa e si convertì. Mi preparai diligentemente alla cerimonia con abiti accollati e veli. Poi andammo al pranzo nunziale con tanto di spettacolo. E chi aprì lo show? Un gruppo di ragazze trans arrivate appositamente dal Sudafrica e che stavano partecipando in tv a un talent-show. I più entusiasti? I parenti dello sposo. Come si vede, le cosiddette barriere sono solo culturali e sociali, altro che religiose.

In Etiopia, se si parla di omosessualità anche in ambiti scientifici, i partecipanti locali si alzano e dicono: Ah, da noi non c’è questo problema, roba da bianchi. Una volta in una cittadina al confine con il Sudan chiesi una camera con due letti per due dottoresse che avevano qualche timore e che volevano stare insieme. Niente da fare. Prenotai due camere separate e poi si arrangiarono. Due donne o due uomini nella stessa stanza, se non parenti, non è ammesso. Tre sì. Ovviamente le persone omosessuali esistono ma non hanno vita facile. Questo spiega anche perché tra i richiedenti asilo ora si presentino molti giovani, che arrivano dai diversi paesi africani e chiedono protezione causa la discriminazione e i rischi che corrono nel loro paese.

Sembrerebbe che nei servizi sanitari etiopi ci siano stati dei progressi circa la cura e la prevenzione dell’Hiv. Cosa ci può raccontare in proposito?

È vero, molto è stato fatto, sia nella prevenzione che nella cura. Grandi campagne sul contagio e terapie gratuite, Ma non è sufficiente. L’uso del preservativo, persino tra i giovani, è osteggiato da culture maschiliste. La prostituzione è diffusa, esistono delle zone del paese praticamente abitate solo da uomini, zone militarizzate o in cui lavorano contadini stagionali. Così il contagio si estende, orizzontalmente nelle famiglie. Nell’ospedale pubblico da noi costruito e supportato, arrivano dai villaggi donne in Aids, e arrivano troppo tardi per poter curare loro e i neonati prima della nascita. Per l’Aids, ma anche per la (per noi obsoleta) malaria, si muore facilmente. Ecco perché si dice che esiste una ingiustizia fra i nostri mondi, da noi si vive e lì si muore.

Infine, è noto come il tema migranti le sia, in generale, molto a cuore. Come giudicha il recente Decreto Sicurezza?

Un decreto propagandistico che parla alla pancia della gente in parte esasperata e in parte spaventata dal nuovo e dal diverso, e che punta a conquistare voti alla Lega. Non affronta assolutamente il problema delle migrazioni, dell’accoglienza nel nostro paese, temi che invece avrebbero bisogno di un’approfondita analisi e anche di necessaria rivisitazione. Anzi, peggiora la vivibilità dei luoghi obbligando le persone a lasciare i centri di accoglienza e a riversarsi sulle strade senza prospettive.

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Si è tenuta ieri sera a Milano, presso l’Open in viale Montenero, la 4° edizione del Premio Cild per le libertà civili

Istituito dalla Coalizione Iraliana per le Libertà e i Diritti civili (Cild), il riconoscimento «vuole contribuire a rafforzare la convinzione che il rispetto dei diritti umani sia uno degli elementi imprescindibile per una democrazia, aiutando il nostro Paese a riconoscere e valorizzare coloro che si impegnano per la loro affermazione in un momento decisivo per le libertà fondamentali».

A vincerlo, secondo otto categorie, Aboubakar Soumahoro (Attivista dell’anno), Maria Teresa Ninni (Dipendente pubblico), Nicola Canestrini (Avvocato), Saverio Tommasi (Giornalista), Sara Gama (Sportivo), Lucky Red e Cinema Undici (Media), Casa Internazionale delle Donne (Voce Collettiva).

Quello alla Carriera è invece andato al direttore di Gaynews e presidente di Gaynet Franco Grillini.

Nel tracciarne l’excursus biografico sì da indicare le motivazioni sottese all’assegnazione del riconoscimento, Patrizio Gonnella, cofondatore e presidente della Cild, ha ricordato come Grillini si sia «speso senza sosta per informare correttamente su quella che veniva chiamata la “peste gay”, cercando di arginare lo stigma sociale da un lato e di sviluppare dall’altro lato una cultura della conoscenza e della prevenzione per ciò che riguarda l’Hiv/Aids.

In anni in cui la stragrande maggioranza delle persone gay, lesbiche e bisessuali viveva in maniera nascosta, ha portato avanti con determinazione la lotta per la piena visibilità, mettendoci la faccia alla luce del sole soprattutto in programmi televisivi molto popolari, dove, al di fuori da contesti prettamente artistici, non si era mai vista una persona omosessuale parlare tranquillamente del proprio orientamento sessuale.

Eletto a vari incarichi politici ha sempre saputo unire la sua attività politica alla lotta per l’uguaglianza, la visibilità e la piena dignità delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender di questo Paese».

Nel ringraziare il direttore di Gaynews non ha mancato di condire il breve discorso con una battuta improntata alla sua proverbiale lepidezza: «Spesso vengo considerato il padre storico del movimento omosessuale. Non sono solo un padre... Sono anche un po' madre».

La consegna del Premio Cild 2018 a Franco Grillini è venuta a cadere alla vigilia di quella del Nettuno d’Oro che, fissata nel pomeriggio a Bologna presso Palazzo d’Accursio, vedrà la partecipazione, fra i tanti, della senatrice Monica Cirinnà, del deputato Ivan Scalfarotto, dell’ex presidente d’Arcigay Flavio Romani, del cofondatore del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Vanni Piccolo nonché dell’avvocato Federico De Luca in rappresentanza ufficiale del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora.

Sempre ieri, infine, è giunta anche la proposta avanzata da GayLib al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché nomini il direttore di Gaynews senatore a vita.

«Franco Grillini – ha dichiarato Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib – è la più preziosa risorsa di cui la comunità Lgbti italiana ha la fortuna di giovarsi in mondi vicini e decisivi per lo sviluppo e la promozione sociale come la politica e la comunicazione.

Dopo il nobilissimo riconoscimento della sua città, ci piacerebbe che l'Italia intera possa tributare i giusti onori a una figura da ritenersi di riferimento nella società  tutta e sarebbe davvero meraviglioso, per la comunità Lgbti, se il presidente Mattarella volesse nominare Grillini senatore a vita».

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Nella Giornata Mondiale di lotta contro l’Aids sono innumerevoli le manifestazioni organizzate in Italia e all’estero, per sensibilizzare alla prevenzione e al superamento dello stigma sierofobico

Ma non è possibile non rivolgere un pensiero commosso alle tantissime persone che, tra gli anni ’80 e ’90, morirono a seguito della pandemia, spesso nella più estrema solitudine e stigmatizzazione sociale. Risuona ancora nella sua estrema gravità la definizione che nel 1987 diede dell’Aids l’allora arcivescovo di Genova, card. Giuseppe Siri, quale «peste dei gay».

Tra le prime vittime italiane di quegli anni ci fu anche Duccio, che si spense nel 1985.

Gaynews vuole ricordarlo (e con lui tutte le persone che morirono e continuano ancora a morire per Aids) attraverso una lettera aperta di Rosario Murdica.

Caro Duccio, oggi è il  1 dicembre. Un giorno importate perché dedicato alla lotta all'Aids. Tu non ci sei più e sono passati molti anni dal 1985, l'anno in cui ci lasciasti.

Era un giorno d'estate ed ero fuori città. Non sono potuto venire al tuo funerale. Tutto fu fatto in fretta. E noi tutti eravamo pieni di paura. E in parte la ferita di quegli anni ancora brucia. E brucia forte.

Quando arriva il 1° dicembre, non posso fare a meno di pensarti. Più degli altri giorni. E penso che, se fosse accaduto oggi, tu saresti stato ancora qui. Perché avresti potuto avvalerti  della  ricerca, dei test rapidi e dei farmaci. Oggi con i test e i farmaci giusti puoi vivere alla grande. Anche il sesso, che ci dicevano in quegli anni di non farlo e di astenerci perché omosessuali, oggi continua a essere meraviglioso. 

Non sai quanto ci si diverte ancora, soprattutto, quando si è informati bene. Oggi avresti più o meno 80 anni e sicuramente saremmo nella tua casa a discutere di letteratura, di teatro come facevamo sempre in quegli anni. Io avevo 26 anni e tu, diciamo, qualcosa in più portati meravigliosamente bene. 

Cercavamo di essere liberi, felici, gay a tutto tondo. Mi  sono sposato con Giovanni. Lo hai conosciuto poco prima. Vi siete subito piaciuti. Son passati  molti anni dal 1985 e credo  che se fossi qui al mio fianco saresti con tutti coloro che lottano contro la discriminazione delle persone  sieropositive e contro l'Aids . 

Anzi saresti, anche a 80 anni, dietro a quei tavoli, per la prevenzione e i test rapidi con tanti giovani volontari accanto. Ti ci vedo sorridente e con tutta la tua ironia. Quella che mi hai insegnato tu. 

Ora ti lascio con quell’abbraccio con cui ti lasciavo ogni volta che ci salutavamo.

Tuo, Rosario

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Un tema poco trattato, anche nella settimana di sensibilizzazione alla lotta contro l'Hiv/Aids, è la questione del test per i minori. La normativa attuale prevede fino a 18 anni la necessità della presenza di un genitore o tutore per effettuare il test Hiv nelle strutture sanitarie. Tuttavia, in molti casi, gli adolescenti non sono dichiarati con i propri genitori (se Lgbti) oppure non hanno abbastanza confidenza per parlare di sessualità.

Intanto, lo stesso Istituto Superiore di Sanità che denuncia nella fascia 25-29 anni l'incidenza maggiore delle nuove infezioni di Hiv, non esclude che in questi casi il virus possa essere stato contratto prima della maggiore età. Il tema era stato affrontato alcuni mesi in un'inchiesta de L'Espresso.

Abbiamo deciso, a tal proposito, di pubblicare la lettera di P. S., 15 anni, (la redazione è a contatto con la persona ed è stata autorizzata dalla famiglia a pubblicare il contenuto della lettera), che ci ha contattato attraverso Agedo Roma per raccontarci la sua esperienza. P. S. si ritiene fortunato di aver potuto interloquire con la famiglia. Ma questo, purtroppo, non accade per molti altri coetanei e coetanee.

Una risposta a tale problematica è ancora lontana dall'essere chiara. Dar voce a chi vive l'esperienza diretta può essere un modo per iniziare a inquadrare seriamente il problema. 

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Buongiorno a tutti.

Una mattina dello scorso ottobre mi sono recato al Centro Aids dell’ospedale Spaziani di Frosinone, la mia città, per sottopormi ad un test per l’Hiv Sono stato accolto da due dottoresse e da due infermieri, che ringrazio tantissimo per l’impegno e il supporto prestatomi. Le due dottoresse mi hanno, da subito, negato il diritto di sottopormi al test poiché minorenne e non accompagnato da alcun tutore. Ero solo con una mia carissima amica di famiglia, la dottoressa Roberta Cassetti. Io, con la fortuna che mi ritrovo, ho chiamato mia madre, la quale era già informata della situazione ed è subito venuta a firmare le carte per farmi sottoporre al test. 

Purtroppo, non tutti i ragazzi della mia età hanno questo tipo di dialogo con i propri genitori e possono "chiedere" di effettuare test come invece ho potuto io. La legge 135 del 1990, infatti, prevede che il minore debba essere accompagnato da un tutore legale, salvo che non abbia contratto matrimonio (casi più rari che discutibili); non trovate una grande incoerenza, nonché futilità, in questa legge? L’Hiv è un virus sessualmente trasmissibile ad alto rischio infettivo ed è in crescita soprattutto tra giovani e minori. La sessualità non la scopriamo certo a 18 anni e persino l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di fare prevenzione nelle scuole già dalla prima adolescenza. Nel mondo, le morti per Aids sono circa 35.000.000 nell'ultimo anno, più della metà dovute alla trasmissione del virus avvenuta in età adolescenziale.

Ho deciso di denunciare pubblicamente questa inezia, invece di starmene a casa e continuare tranquillamente la mia vita. Voglio indirizzare questa lettera alle autorità competenti, affinché si possa rendere il test accessibile a tutti, anche a minori non accompagnati, rispettando i diritti inderogabili all’anonimato e alla sanità pubblica.

Vorrei si parlasse anche di questo per la giornata mondiale contro l'Aids: vogliamo veramente che ragazzi minorenni, che non hanno un forte dialogo con i propri tutori per poter trattare questi argomenti, rischino ogni giorno di contrarre l'Hiv o le altre infezioni a trasmissione sessuale come la sifilide, che stanno aumentando in percentuali ancora maggiori?

Lo Stato, che è preposto alla nostra sicurezza, ci sta ignorando. Sta ignorando l'educazione sessuale nelle scuole, la distribuzione dei profilattici e qualsiasi strumento concreto di prevenzione tra i giovanissimi. Oggi il test è toccato a me e fortunatamente è negativo. Domani potrebbe toccare a te, a tuo figlio, al tuo collega o al tuo migliore amico, gay o etero che sia.   

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Tra le iniziative per la Giornata Mondiale contro l’Aids (1° dicembre) è stato presentato ieri a Roma, presso la Federaziona Nazionale della Stampa, il progetto nazionale We Test - Mettiamo la salute in circolo, che prevede il test rapido Hiv nei circoli Arco e nelle associazioni Lgbti.

A intervenire, fra gli altri, alla conferenza stampa di presentazione Roberto Dartenuc (presidente di Arco), Sebastiano Secci (presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Giulio Maria Corbelli (vicepresidente di Plus Onlus), Michele Breveglieri (Arcigay), lo storico miliante del movimento di liberazione omosessuale Vanni Piccolo.

L'iniziativa si svilupperà in oltre 15 città, con 9 associazioni coinvolte e oltre 3000 test previsti in più di 30 fra circoli e associazioni locali, direttamente nei luoghi di ritrovo della collettività Lgbti. L'obiettivo - si legge nel comunicato congiunto - è quello di ampliare la possibilità di fare il test, diffonderne la periodicità, contrastare il ritardo nella diagnosi da Hiv, tra i principali responsabili della continua diffusione del virus.

Tra le novità dell'iniziativa l'ampio partenariato che sostiene il progetto, che include anche associazioni non strettamente legate alla prevenzione nel gruppo MSM (maschi che fanno sesso con maschi): ArcigayArc Onlus, Arco - Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali, Asa - Associazione Solidarietà Aids MilanoCircolo di Cultura Omosessuale Mario MieliIreos - Comunità queer autogestitaNps Italia OnlusNudi - Nessuno Uguale Diversi InsiemePlus Onlus.

Il tema principale secondo i promotori, che riprendono i dati dell'Istituto Superiore di Sanità è quello delle diagnosi tardive, dovute all'assenza di una cultura del test abituale.

«Oltre la metà (55,8%) delle persone che hanno avuto una diagnosi di infezione da Huv nel 2017 (3443) aveva già il sistema immunitario compromesso (definito come un numero di cellule CD4 inferiore a 350). Inoltre - proseguono - va rilevato che tra le motivazioni che hanno indotto le persone con nuova diagnosi Hiv a fare il test, si registra una percentuale stabile (32%) di persone che lo hanno fatto a seguito di sintomi Hiv correlati, mentre solo un 26% lo ha fatto in seguito a comportamenti a rischio infezione

Tutto questo rappresenta una situazione critica di grave rischio per la salute: se diagnosticata per tempo l’infezione da Hiv è perfettamente gestibile con la terapia antiretrovirale (che può rendere il virus non trasmissibile), mentre in caso contrario compromette il sistema immunitario e diventa più facilmente trasmissibile».

Come ribadito dai promotori in conferenza stampa, We Test mira a rendere strutturali esperienze di collaborazione già rodate sul territorio per raggiungere le persone direttamente nei luoghi di ritrovo, ampliare la possibilità di fare il test e ottenere informazioni sulla salute, sensibilizzare alla periodicità dei test in strutture pubbliche e associative». 

L’iniziativa si svilupperà in tutto il 2019 e vedrà per la prima volta un'azione coordinata di monitoraggio e raccolta dati su scala nazionale.

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