Ci si aspettava di sapere qualcosa di più dalla presidente Laura Milani sul piano di riorganizzazione del Museo nazionale del Cinema e dei festival a esso connessi quali il Torino Film Festival, Lovers Film Festival - Torino LGBTQI VisionsCinema Ambiente. Un piano legato alla necessità di far quadrare il bilancio di previsione che, tradotto in cifre, vuol dire 200mila euro.

Dai fasti, dunque, d’un progetto di rilancio dello storico istituto torinese ci si è improvvisamente incagliati, ad appena un anno di distanza, nelle secche del ridimensionamento. Ridimensionamento che ha già interessato il Torino Film Festival e interesserà anche i due festival minori, destinati a un umiliante accorpamento.

Ci si aspettava soprattutto di più dalla dichiarazione di Laura Milani a seguito dell’incontro tenutosi con i soci fondatori il 29 novembre. Ma invece si sa: il cambiamento richiede tempo e questo, come ribadito dall’Assertiva (secondo la definizione di Gabriele Ferraris su Il Corriere della Sera), «lo abbiamo chiarito sin dall’inizio. E si fa un passo per volta» Anche perché «trasformare problemi in opportunità era e rimane un obiettivo, e i Soci Fondatori lo hanno compreso appieno».

Sarà ma è pur vero, che Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. O meglio, riadattando il detto liviano al caso specifico, Dum Augustae Taurinorum consulitur, Musaeum ac manifestationes cinematographicas expugnantur.

Ma l’assessore Marco Giusta non ci sta e muove il suo j’accuse in riferimento soprattutto al festival Lgbti, ideato da Ottavio Mai e Giovanni Minerba.

«Apprendo da fonti stampa – ha detto senza giri di parole - possibili problemi relativamente al Lovers. Oltre trent'anni di storia di un festival nato per dare voce alla comunità Lgbt non possono essere cancellati con un colpo di spugna. E non vedo perché nel momento in cui si procede ad una razionalizzazione delle spese del museo, dovute ad opacità degli anni passate, sia il Lovers a dover pagare lo scotto.

I progetti ci sono e sono importanti: da una possibilità di costruire una rete nazionale ed europea dei festival Lgbt che abbia sede a Torino così come promuovere un progetto di industry che metta assieme produttori, distributori e filmakers. Come Comune di Torino abbiamo già iniziato a promuovere il festival presso la rete delle città europee arcobaleno (Rainbow Network Cities), ma tutto si ferma alle porte del Museo Nazionale del Cinema per quanto riguarda la progettualità futura.

Ad oggi mi risulta che i fundraiser abbiano già iniziato a trovare sponsor per il Lovers, e la macchina è pronta a partire con le persone che hanno competenze decennali nell'organizzazione del Festival. C'è un problema di bilancio? Bene, apriamo il piano economico ed andiamo ad analizzare le singole voci di costo, provando anche a fare economie. Ma mettiamo il presidente e la direttrice in condizione di iniziare a lavorare subito per il festival, senza fare l'errore dell'anno passato di costruire un festival in tre mesi.

Altrimenti può nascere il sospetto che esista una volontà di annegare in un pantano il rilancio del Lovers e perdere un'eccellenza della città e delle regione, distribuendo altrove le colpe per poi riuscire nell'operazione di dismettere il festival, magari appaltandolo all'esterno. Perché stiamo parlando di cultura, altra, ribelle, non egemone forse ma forse per questo ancora più da tutelare e sulla quale scommettere. Da un Museo del Cinema che vuole appunto sostenere l'arte cinematografica come espressione culturale della comunità nella quale si inserisce non mi aspetto nulla di meno».

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Un piano di totale riorganizzazione quello che Laura Milani, presidente del Museo nazionale del Cinema, si appresta a varare all’ombra della Mole.  Piano che, riguardante tanto la storica istituzione torinese quanto i festival connessi (dal Tff a Lovers Film Festival e Cinema Ambiente), sarà presentato domani in conferenza stampa. Ma sul quale al momento nessuno sa veramente nulla se non in linee generali.

La cosa sta mettendo in allarme tutti. Anche perché l’idea di colei, che Gabriele Ferraris ha definito su Il Corriere della Sera con toni sarcastici la "solitaria Assertiva”, è quella di accorpare i due festival minori a quello principale del Torino Film Festival (o Tff). Per cui anche lo storico Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions, fondato da Ottavio Mai (di cui ricorre quest’anno il 25° anniversario della morte) e Giovanni Minerba nel 1986 col nome Torino Glbt Film Festival - Da Sodoma a Hollywood, rischia così di essere condannato a una lunga agonia.

Meglio la chiusura immediata perciò per il Coordinamento Torino Pride, che nella Lettera aperta a tutte e tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Festival Lovers già Cinema Gay ha attaccato la presidente Milani, avendo lei assicurato, all’assunzione del mandato, previe convocazioni delle associazioni Lgbti in riferimento alla storica manifestazione. Eccone il testo:

Il Coordinamento Torino Pride - membro di Ilga Europe (l’organizzazione internazionale non governativa che riunisce 422 realtà LGBTQI di 45 Paesi europei) e costituito dalle associazioni lesbiche, gay, bisessuali e transgender operanti sul territorio della Regione Piemonte, insieme a realtà non LGBT impegnate nel sostegno dei valori della laicità, del rispetto delle differenze - ha da sempre a cuore le sorti del Festival Lovers già Cinema Gay: la manifestazione culturale che, più di ogni altra, è stata e rimane il riferimento per la comunità LGBT non solo torinese. 

Leggendo quanto scrivono alcuni media rispetto a Lovers e, più in generale, rispetto ai due festival “minori” del Museo Nazionale del Cinema di Torino, siamo francamente tutte e tutti in forte apprensione e, per questo, nei giorni scorsi abbiamo scritto alla presidente del museo Laura Milani che ci riceverà volentieri a partire dal 5 dicembre dopo che il suo piano sulla riorganizzazione del Museo e dei suoi festival sarà già stato presentato.

Progressisti, come necessariamente sono tutti coloro che fanno attivismo, siamo apertissimi all’idea di un festival in evoluzione che però mantenga intatta la sua autonomia e  la sua declinazionePer evitare che, con un sol colpo di pennello, vengano cancellati i due più importanti atout della più che trentennale manifestazione:

- il valore sociale, oltre che culturale,  e il ruolo che ha, non solo per la comunità ma per tutte le persone intelligenti;

- e la storia che porta con sé e che ora è patrimonio, non solo del Museo del Cinema ma di tutte le cittadine e i cittadini. Un valore che il festival ha e che gli è riconosciuto a livello mondiale. Snaturarlo, trasformarlo in una sezione o chissà cos’altro, farebbe evaporare un patrimonio acquisito - al netto di edizioni più o meno riuscite - che sarebbe folle disperdere.

Si abbia piuttosto il coraggio politico di sostenerlo davvero o di prendere la decisione di chiuderlo. Invece di condannarlo a un’agonia lenta e a spese dei contribuenti. 

La Comunità LGBT - come il Festival, il Museo e la politica sanno bene - è pronta a fare la sua parte qualora voluta.

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