Il 2019 è un anno significativo per la collettività arcobaleno mondiale.

Il 28 giugno ricorrerà, infatti, il 50° anniversario dei Moti di Stonewall, da cui ebbe inizio la collettiva riscossa delle persone Lgbti. Motivo per cui Madonna, nell’esibirsi il 1° gennaio, presso lo Stonewall Inn Bar di New York (dove scoppiò la rivolta, raccontata per la prima volta, da The Village Voice), ha parlato di «storico anno».

E storiche saranno le celebrazioni anniversarie che si terranno nella Città della Grande Mela, perché in esse la memoria si farà profezia, annuncio, monito a riguardare il passato come inizio e stimolo per un rinnovato movimento di liberazione dalle forme contemporanee d’oppressione.

Un passato cui riandare costantemente perché, come ricordato da Sylvia Rivera nel corso del Pride di New York del ’94 con tanto di cartello Justice for Marsha (in riferimento a Marsha P. Johnson, protagonista dei Moti di Stonewall, deceduta 26 anni fa in circostanze sospette), “Noi siamo la vostra storia”. 

Un appuntamento, dunque, di primaria importanza quello del World Pride del 30 giugno, cui parteciperà anche una delegazione italiana che, promossa dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, si comporrà di oltre 50 associazioni Lgbti: Agedo, Alfi, Arc Cagliari, Arcigay Antinoo – Napoli, Arcigay Catania, Arcigay Makwan Messina, Arcigay Palermo, Arcigay Pisa, Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia, Arcigay Rovigo, Arcigay Siracusa, Arcigay Tralaltro Padova, Arco - Associazione Ricreativa Circolo Omosessuali, Associazione Frame, Associazione Libellula, Associazione TGenus, Azione Gay e Lesbica Firenze, Beyond Differences, Cassero Lgbti Center, Certi Diritti, Chimera Arcobaleno - Arcigay Arezzo, Circolo Red Bologna, Colt - Coordinamento Lazio Trans, Comitato Bologna Pride, Coordinamento Liguria Rainbow, Coordinamento Palermo Pride, Coordinamento Torino Pride, Cromatica - Associazione Nazionale Cori Arcobaleno, Di’Gay Project, Edge. Excellence and Diversity by Glbt Executives, Famiglie Arcobaleno, Gaycs, Gaynet, Globe-Mae, Gruppo Trans* Bologna, I-Ken, I Mondi Diversi, Ireos, I Sentinelli di Milano, La Fenice Gay, L.E.D. Libertà e Diritti Arcigay Livorno, Lesbiche Bologna, Mit - Movimento Identità Trans, Mos - Movimento Omosessuale Sardo, NovarArcobaleno, Nudi - Associazione Nazionale di Psicologi per il benessere Lgbtiq, Omphalos Lgbti Perugia, Pinkriot, Pochos Napoli Asd, Polis Aperta, Politropia, Pride Vesuvio Rainbow, Rete Genitori Rainbow, Rete Lenford, Roma Eurogames 2019, Stonewall Siracusa, Toscana Pride, Vicenza Pride.

Un appuntamento significativo, dunque, per celebrare un pezzo della loro storia comune proprio «nella città – come recita il comunicato congiunto oggi diffuso - dove tutto ha avuto inizio: New York». Ma senza dimenticare che «il 2019 sarà una data importante anche per noi in Italia. Nel 1979, infatti, si tenne a Pisa il primo Corteo del Movimento Omosessuale Italiano e quest’anno ne ricorre il 40esimo anniversario.

Nel 1994, poi, a 25 anni dalla rivolta che ha cambiato la nostra storia, a Roma si è tenuto il primo Pride unitario. Migliaia di persone si sono riversate per le strade della Capitale dando inizio a una manifestazione che, nel corso degli anni, si è affermata come il più grande evento di piazza LGBT+ italiano e uno dei maggiori tra del Paese.

Nel corso di questi 25 anni Roma ha ospitato il primo World Pride della storia, nel 2000. Ideato, organizzato e fortemente voluto contro tutto e tutti dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli che ha candidato la Capitale per ospitare di nuovo, dopo 25 anni, il World Pride del 2025».

Un’iniziativa, questa, a riprova del dinamismo del Mieli soprattutto negli ultimi anni, segnati, in particolare, dal fondamentale contributo alla stesura del testo del primo progetto di legge regionale in Lazio contro l’omotransfobia che, avente come prima firmataria la consigliera Marta Bonafoni e presentata nel giuno 2017 (ma ripresentata nell'aprile 2018), è adesso al vaglio della Commissione preposta.

Nei prossimi giorni, infine, sarà resa nota anche la composizione della delegazione organizzata da Arcigay Nazionale.

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Una piazza di Montecitorio gremita ieri pomeriggio a Roma nonostante il freddo e la pioggia per la manifestazione Non siamo pesci. Alta partecipazione e molta consapevolezza del diritto/dovere di tutelare i migranti a fronte di quanto si sta consumando da troppo tempo nel Mediterraneo, perché come detto da Fanny, fuggita da un conflitto armato in Congo e per 19 giorni a bordo della nave Sea-Watch: «Non siamo pesci».

In linea con l’appello di oltre 600 personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo (da Luigi Manconi a Roberto Benigni, da Gabriella Bonacchi a Massimo Cacciari, da Michela Murgia a Manuela Cavallari, per fare solo alcuni nomi), associazioni, esponenti della classe politica, cittadine/cittadini si sono ritrovati davanti alla sede della Camera dei Deputati, per chiedere «al Parlamento di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia» e «al governo di offrire un porto sicuro in Italia alla Sea-Watch, che sabato scorso ha salvato 47 persone, senza che si ripeta l'odissea vissuta a fine dicembre davanti a Malta».

Presenti anche alcuni attivisti Lgbti, componenti dell’Associazione Radicale Certi Diritti col segretario nazionale Leonardo Monaco e della nostra redazione di Gaynews nella persona di Rosario Murdica.

Sul significato della manifestazione Antonella Napoli, giornalista di Articolo21 (da tempo vittima delle minacce di Forza Nuova e recentemente fermata dalle forze dell’ordine in Sudan durante un'inchiesta sulla strage di Karthoum), ha ieri twittato: «Quanto è bella questa piazza piena e il messaggio che manda: basta indifferenza! Nessuno può più nascondersi dietro l’ignavia. Chi si ritiene esonerato dal prendere posizione sappia che non sarà assolto. Prima o poi bisogna fare i conti con la propria coscienza. #NonSiamoPesci».

Ecco, invece, che cosa ha dichiarato Marta Bonafoni, consigliera regionale del Lazio e capogruppo della Lista Civica Zingaretti, ai nostri microfoni: «Una piazza strapiena, non si riesce ad entrare. Una risposta che dà la misura di quello che succedendo nel nostro Paese: c’è una reazione, c’è una resistenza civica e civile, a norma di legge e “a senso di cuore”, perché hanno veramente toccato le corde di una disumanità alla quale ci stiamo ribellando.

Siamo in piazza Montecitorio con la risposta a questo appello, Non siamo pesci. Nonostante la pioggia e il freddo siamo in tantissimi e in tantissime perché ci sono delle norme nazionali e internazionali, c’è lo Stato di Diritto che va difeso.

Sono contenta che a chiamarci a raccolta sia stato il mondo del diritto e della cultura, perché penso che veramente ci debba essere un appello che riguardi tutti i pezzi della nostra società.

C’è qualcosa di enorme che sta succedendo a largo di Siracusa, ma sta succedendo in tutte le nostre città, una violazione di fronte alla quale serve una ribellione vera, minuscola, individuale e collettiva insieme. Quindi ben venga ritrovarci davanti a quel Parlamento che sta sostenendo un governo che si macchia di questa responsabilità».

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Sì all'educazione civica, no all'educazione transgender!

Questa la scritta campeggiante su uno striscione che, comparso nella notte a Roma non lontano dal Colosseo, recava la firma Irr.

Come riportato da AdnKronos, si tratterebbe di un gesto degli ultras laziali e di Diabolik, capo degli irriducibili biancocelesti, contro Vladimir Luxuria. L'artista, come noto, è finita recentemente al centro di polemiche dopo la puntata di Alla Lavagna!, che l'ha vista protagonista, sabato scorso, su Rai3. 

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Poco più di mille persone al Lazio Pride, che si è tenuto quest’anno nel municipio romano di Ostia all’insegna della lotta contro le mafie.

A organizzare la marcia dell’orgoglio Lgbti, che ha avuto come madrina Vladimir Luxuria, Arcigay Roma, ArciLesbica Roma, Gay Center, Azione Trans e Seicomesei.

Partita da Viale Ginnasi, la parata si è conclusa dopo le 20:00 in piazzale Magellano, dove si sono susseguiti i discorsi di rito.

Tra questi anche quello di Federica Angeli, la giornalista ostiense de La Repubblica che vive da cinque anni sotto scorta per le inchieste sui clan locali degli Spada, Tiassi, Facciani.

«Abbiamo una cosa in comune - ha dichiarato -: quella di essere vittime del silenzio e dell'invisibilità. Io nel mio lavoro ho sempre cercato di mettere in luce le violenze assurde di odio che toccano sia le vittime di mafia che di omofobia.

Il momento in cui ho deciso di uscire dalla paura è stata quella notte di 5 anni, da quando purtroppo vivo sotto scorta: è per amore dei nostri figli che dobbiamo denunciare».

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In concomitanza con quelle politiche il 4 marzo si terranno in Lazio le elezioni regionali.

Al riguardo abbiamo intervistato Massimo Farinella, candidato nella lista +Europa con Emma Bonino.

Massimo, chi ti conosce sa il tuo impegno nel mondo Lgbti e non. Quali saranno, qualora eletto, le tue priorità?

Non esistono soluzioni semplici, ma non c'è dubbio che rispetto a una delle competenze principali della Regione, ossia la sanità, occorre maggiore efficienza in modo da renderla davvero accessibile a tutti. Maggiore efficienza si ottiene anche se è più stretto e trasparente il controllo che i cittadini esercitano sulle istituzioni. Per questo riteniamo fondamentale introdurre nuovi strumenti di partecipazione popolare (rendendo anche più semplice e di buon senso la raccolta firme). A questi temi aggiungo la necessità di garantire una gestione del ciclo dei rifiuti sostenibile, una maggiore formazione e il potenziamento delle politiche attive per l'inserimento al lavoro.

Sei da tempo in prima linea nella lotta all’Hiv e alle Mst. Cosa credi che si debba fare concretamente di più al riguardo in Lazio oltre a un’informazione mirata?

Nel 2016 (ultimi dati Coa) nel Lazio abbiamo registrato quasi 600 nuove diagnosi di Hiv (dopo la Lombardia, siamo la regione con il tasso più alto). A questi dati si aggiungono quelli relativi alla sifilide. Abbiamo conosciuto un’epidemia di epatite A, e tra le diagnosi di Hiv abbiamo un 30% circa di persone che arrivano in ritardo con sintomi legati all’Aids, cui si aggiungono gli inconsapevoli, il sommerso.

L'unica soluzione è la concreta e reale applicazione del Piano nazionale Aids approvato nel 2016 che prevede interventi per ridurre il numero delle nuove infezioni, con strumenti di prevenzione combinata (condom, TasP, PrEP); l'accesso al test ed emersione del sommerso (test rapidi); l'accesso alle cure e mantenimento in cura delle persone con Hiv in trattamento; e infine, la lotta allo stigma e la tutela dei diritti delle persone con Hiv. Inoltre bisogna aumentare e mettere in connessione i luoghi dove è possibile fare prevenzione e test, sedi di associazioni (check point), centri per le Ist, consultori delle Asl (che devono anche essere potenziati) dove le persone accolte devono ricevere il giusto counselling. Rendere strutturali gli interventi nelle scuole.

Oggi abbiamo tutti gli strumenti e la conoscenza per contrastare in maniera efficace l’Hiv e le altre Ist, ma bisogna applicare seriamente tutte queste azioni. Dall'esperienza che ho maturato in questi anni, non servono interventi estemporanei (e a dire il vero negli ultimi cinque anni non ci sono stati nemmeno quelli), ma un lavoro costante e capillare.

Molti ti conoscono per la pluriennale militanza nel Circolo omosessuale Mario Mieli. Secondo te che cosa devono fare innanzitutto le associazioni per favorire un’educazione alle differenze?

Sì, sono arrivato al Circolo nel 1994. Bisognerebbe agire su due piani, interno ed esterno. Sarebbe innanzitutto utile promuovere consapevolezza e memoria storica all'interno della comunità Lgbti. Questo consentirebbe di rafforzare gli strumenti di lotta, e di individuare con più efficacia i nuovi obiettivi dell'associazionismo Lgbti. Mi sembra centrale, in questa fase storica, stabilire un dialogo e obiettivi di lotta comune con le tante realtà che operano per il riconoscimento dei diritti civili. Non è più tempo di lotte separate. Occorre, al contrario, mettere insieme le energie. Penso, in particolare, al movimento delle donne, dei diversamente abili, dei migranti e di altri minoranze che rivendicano il diritto, innanzitutto, a essere parte della società nel suo complesso con pieni diritti.

È una prospettiva e un obiettivo di lotta che vorremmo portare alla Regione Lazio: occorre promuovere una visione più aperta della società, arginando la paura verso le differenze (la storia dimostra che le differenze in realtà arricchiscono le società aperte) e incoraggiando la disponibilità ad accogliere esperienze e vissuti molto lontani tra loro. Anche in questo caso le scuole giocano un ruolo fondamentale. Sul piano sanitario, formativo e del lavoro la Regione Lazio sembra che abbia portato a casa molti risultati sul piano organizzativo e non solo.

Per voi di +Europa quali sono le altre urgenze da affrontare?

Finalmente si ritornerà a una gestione in regime ordinario alla fine del 2018. Quindi si aprono nuove possibilità, anche se bisogna comunque implementare i meccanismi che consentono alla Regione Lazio di introdurre nel sistema gli anticorpi affinché la spesa sanitaria rimanga sotto controllo. Vogliamo convocare come primo atto gli Stati generali della Salute e avviare un confronto tra le istituzioni, gli operatori della sanità, gli enti e le associazioni per individuare le migliori strategie per l’immediato futuro, a partire dai modelli di gestione value-based applicati con successo in altri paesi europei.

L’altra priorità è la salute della donna: vogliamo difendere il ruolo di presidio laico e gratuito dei consultori a tutela della salute della donna. Siamo convinti della necessità di garantire la libera prescrizione di cannabis a uso terapeutico ed estendere la somministrazione gratuita a più tipologie di pazienti e consentirne la prescrizione al medico di base, come previsto dalla normativa nazionale.

Per quanto riguarda il tema del lavoro, purtroppo è molto elevato il tasso di disoccupazione giovanile (41,6%) nel Lazio. Per questo vogliamo investire maggiormente nella formazione post-diploma non universitaria, promuovere con obiettivi più ambiziosi le filiere degli istituti tecnici superiori (Its) di alta specializzazione, ai quali si accede dopo aver superato l’esame di Stato, e moltiplicare la loro offerta formativa. Le proposte complete si possono trovare sul sito di Radicali Roma.

Ogni anno sei sempre in testa al Roma Pride. Sarà dunque possibile vederti anche in “testa” in Regione?

Sì, è vero sono sempre in testa al corteo, insieme ad altri compagni del Mario Mieli, per fare in modo che il corteo si muova nei tempi previsti. Ogni anno mi ritrovo a pensare: ma quando potrò mai godermi un Pride in pace? Ma forse, conoscendomi, anche se non sarò alla testa del corteo, sentirò sempre un po’ quell’ansia che prende quando si desidera che una cosa riesca appieno. In ogni caso, in testa o in fondo al corteo, al Pride ci vedremo, e speriamo anche subito dopo il 4 marzo alla Pisana!

Ma allora viva sempre il Pride o no?

Certo! Il Pride è il momento unificante non solo dell’intera comunità Lgbti, ma di tutte le persone libere che credono fermamente nel rispetto verso ogni diversità. Uno slogan di un Pride di Roma, se non erro del ’97, era Un mondo di diversi con uguali diritti (e aggiungerei doveri) e questo slogan secondo me rappresenta l’essenza di un Pride.

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Il numero delle vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale sta aumentando esponenzialmente. Negli ultimi di tre anni, secondo l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), esso è cresciuto del 600%. È un commercio che assume strutture sempre più organizzate. È una forma moderna di schiavitù e di produzione di ricchezza per gli sfruttatori.

Per capirne di più, ne parliamo con Carmen Bertolazzigiornalista, attivista, presidente dell'associazione Ora d'Aria, impegnata nella difesa dei diritti delle persone transessuali/transgender detenute, vittime di tratta e in stato di vulnerabilità.

Quando parliamo di tratta non possiamo non parlare di prostituzione coatta. È cosi o facciamo un errore?

Oggi parlare di tratta di essere umani e di riduzione in schiavitù significa toccare differenti aspetti. Lo sfruttamento sessuale e lavorativo, la costrizione a compiere atti illegali o alla mendicità, ma anche a matrimoni forzati fino ad arrivare al commercio illegale di organi. Parliamo di mafie e organizzazioni internazionali che elaborano sempre nuove strategie per trarre guadagno dal prodotto che vale di più sul mercato criminale globale: il corpo umano.

Lo sfruttamento sessuale è certamente il più gettonato, per via dei profitti alti, senza registrare mai un calo della domanda per il sesso a pagamento

Le donne che vediamo oggi a prostituirsi in Europa e nel nostro Paese sono tutte vittime di tratta?

Occorre fare una doverosa distinzione. Il termine, ma ancor più il concetto di prostituzione, va declinato. Esiste una prostituzione scelta, e in questo caso si parla di sex worker, ossia di donne e uomini che decidono di avere rapporti sessuali a pagamento scegliendo loro con chi, per quanto e gestendo ovviamente in proprio gli introiti. Questa è una forma di prostituzione che si pratica oggi prevalentemente al chiuso e su internet, anche se non manca chi lavora ancora per strada.

Altra storia è la prostituzione coatta, ossia l’essere obbligati e sfruttati. Quando parliamo di tratta e di schiavitù sessuale, è evidente di cosa parliamo. È presente ovunque in Europa, e ovunque nel nostro Paese, dalla grande città al paesello, ed è la stragrande maggioranza. Difficile, se non impossibile dare delle cifre, anche se si parla del 90% di prostituzione coatta, soprattutto su strada. Tantissime e sempre in aumento, tragedia nella tragedia, le minorenni.

Potresti fare un profilo di una vittima di tratta e cosa viene costretta a sopportare?

Le persone vittime di tratta sono tutte straniere. In genere provengono da realtà sociali povere se non degradate, hanno una scolarizzazione bassa, sono spesso vittime di violenze e molestie già dall’infanzia. Insomma sono le persone più vulnerabili nel loro contesto d’origine che, con disperazione, cercano una vita migliore. Sono le più fragili nel rapporto con chi propone facili soluzioni e non si rendono conto che l’offerta è una trappola. Un viaggio infernale, rischio di morire, abuso e violenze durante il tragitto, ricatti alla famiglia per costringere i parenti a pagare alzando continuamente il prezzo. E, poi, condizioni disumane di vita e di sfruttamento in Italia, e un debito infinito che le inchioda al marciapiede.

C'è una tratta anche maschile? E come funziona? Oppure i maschi sfruttano il loro privilegio di essere maschi e si gestiscono da soli la loro prostituzione?

Non si può parlare di una vera e propria tratta organizzata allo scopo di sfruttamento sessuale al maschile: loro sono destinati prevalentemente allo sfruttamento lavorativo. Ma nel passato abbiamo visto giovani dell’Est che si prostituivano organizzati da altri connazionali. Personalmente mi è capitato di seguir ragazzi gay del centro-sud America destinati al mercato della prostituzione ma con l’obbligo di travestirsi da donna. Poi, una volta entrati nel progetto, hanno ripreso a vivere serenamente il loro orientamento sessuale. O a viversi liberamente una realtà di bisessualità o queer. Come scelta e desiderio.

Quali sono i principali Paesi d'origine? 

Per le donne prevale oggi la Nigeria. Per le persone trans il Brasile, oltre la Colombia e l’Argentina.

Se una donna o un uomo vittime di tratta volessero ribellarsi, cosa possono fare? 

Sono molteplici le possibilità di fuoriuscita. Esiste il numero verde (800290290). Molte sono le unità di strada che intercettano le vittime per strada. E un ruolo lo svolgono anche i clienti che spesso instaurano un rapporto di amicizia, se non affettivo, con le vittime, le aiutano a scappare e a mettersi in contatto con i progetti di fuoriuscita. Molte vittime di tratta vengono portate dagli sfruttatori alle Commissioni territoriali allo scopo di ottenere un permesso come richiedenti protezione internazionale e in questa sede possono essere intercettate e chiedere aiuto. Se molti non si voltassero dall’altra parte, si potrebbe fare molto di più. Penso anche ai proprietari che affittano le loro case agli sfruttatori dove vengono richiuse le vittime, ai vicini di pianerottolo che le vedono. Insomma, a tutti noi.

Da essere vittima della tratta e prostituzione a sex worker: è possibile?

Certo che è possibile. In Italia la prostituzione non è un reato, purché non vi sia sfruttamento. Le vittime arrivano illegalmente e durante il percorso nei progetti di fuoriuscita e di protezione è doveroso dare loro altre opportunità, come una scolarizzazione, una formazione e un inserimento lavorativo. Serve loro per ottenere un permesso regolare per restare nel nostro Paese e per percorrere un cammino di integrazione. Poi, altro rientra nelle ùscelte personali. Alcune vittime della tratta riescono a pagare il debito e poi continuano a prostituirsi senza gli sfruttatori, o almeno a condizioni diverse.

Persone trans vittime di tratta: qual è la tua esperienza ? 

Rappresentano le invisibili e sono discriminate anche in questa realtà. Le persone transgender vittime di tratta sono numerose, ma a loro si presta scarsa attenzione. Vengono considerate poco affidabili. Pare, inoltre, che le loro denunce valgano meno delle altre. E fino a poco tempo fa nessuno offriva loro una via d’uscita. Ora le cose sono cambiate: l’associazione Ora d’Aria gestisce da una decina di anni due case riservate a vittime trans all’interno di un progetto finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità e promosso dalla Regione Lazio. Ma anche in altre regioni vi sono ospitalità riservate a loro.

Arrivano con gravi problemi di salute, con dipendenze, con un uso smodato di ormoni e di silicone e un loro inserimento nella collettività non è semplice, soprattutto nel mondo del lavoro. Si fa fatica persino a trovare un’azienda disponibile a ospitarle in borsa lavoro seppur pagata dal progetto. Alcune hanno deciso per l’intervento chirurgico, altre no. E, ora, anche per loro chiederemo l’adeguamento anagrafico. Il cammino per i diritti è ancora lungo.

 

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La giornalista Marta Bonafoni sta terminando il suo mandato di consigliera regionale in Lazio. Punta ora al raddoppio in vista delle prossime elezioni che, in concomitanza con quelle politiche, si terranno il prossimo 4 marzo.

A lei, che è una delle firmatarie del pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere (testo approntato grazie soprattutto al Circolo di cultura omossesuale Mario Mieli), abbiamo rivolto alcune domande sul suo impegno a tutela dei diritti delle persone Lgbti.

Consigliera Bonafoni, di nuovo in pista per le prossime elezioni regionali?

Direi proprio di sì. Con la firma di qualche giorno fa della mia candidatura, è partita ufficialmente questa avventura nella Lista Civica Zingaretti Presidente che da qui al 4 marzo mi vedrà impegnata al fianco di Nicola Zingaretti per continuare quel percorso virtuoso iniziato cinque anni fa.

A suo parere quali sono le piste da seguire per migliorare la lotta contro l'omofobia, la transfobia e le discriminazioni. E a che punto siamo con lo specifico pdl regionale?

Una delle strade, ad esempio, è proprio quella di approvare la legge regionale contro l’omotransfobia, di cui sono firmataria, che per motivi di tempo non abbiamo potuto chiudere in questa legislatura. Si tratta di un testo importante, non solo perché frutto di un lavoro di squadra con le realtà e le associazioni Lgbti. Ma anche perché, come ogni legge, consente di finanziare tutti quegli interventi per il contrasto alle discriminazioni di genere.

Sono misure da applicare in ambiti specifici di competenza regionale quali la scuola, il welfare, la famiglia, l’istruzione, le politiche attive del lavoro, l’ambito socio sanitario e la comunicazione per favorire l’uguaglianza dei diritti – anche per le famiglie basate sui vincoli affettivi - l’accesso ai servizi, al mondo del lavoro e l’utilizzo di un linguaggio non discriminatorio attraverso percorsi di formazione, informazione e prevenzione.

Bullismo e violenza nelle scuole. Su questo tema quale sarà il lavoro futuro?

Gli episodi di bullismo nelle scuole, molti dei quali a sfondo omofobico, dimostrano che ancora molto c'è da fare. Con le azioni quotidiane, con l'educazione nelle scuole, con le campagne di sensibilizzazione e anche con i provvedimenti legislativi, la politica deve rendersi protagonista di questo cambiamento culturale. Come Regione Lazio abbiamo accettato questa sfida politica e culturale, ad esempio approvando una legge contro il bullismo, che parla non solo ai giovani, ma anche alle famiglie e al mondo della scuola e dello sport, di rispetto, diversità, tolleranza ed educazione all'affettività. Una legge che non a caso richiama esplicitamente l’articolo 21 della Carta europea dei diritti dell’uomo e quindi le discriminazioni per orientamento sessuale. Ecco, c’è bisogno che questa legge cammini sulle sue gambe, che sono anche le nostre, in giro per ogni scuola e ogni provincia.

Oltre alla passione per il giornalismo quella per la politica. Questi anni in Regione ad affrontare i problemi del territorio laziale e dei cittadini cosa ti hanno insegnato?

La passione per il giornalismo forse è proprio stata il preludio a quella per la politica. Questo perché la radio, in 20 anni da cronista, mi ha insegnato a essere una giornalista libera, indipendente, capace di fare comunità. Ed è con questo spirito che cinque anni fa sono diventata consigliera regionale con Nicola Zingaretti. Cinque anni faticosi, ma anche bellissimi e straordinari, pieni di incontri e di sfide che mi hanno insegnato molto ma soprattutto due cose: quello di pormi all’ascolto delle persone e quello di spaccare a metà le mie giornate stando tanto dentro le aule (perché la Regione fa atti e leggi e occorre studiare, capire, scrivere, votare per il meglio), quanto fuori, per strada, nelle piazze, nei luoghi dove si consumano la vita, il lavoro, i bisogni e i sogni delle persone.

Molto è stato fatto in questi anni, ad esempio con la norma sui servizi sociali, in cui i servizi sono destinati a tutte le famiglie senza distinzione o con il progetto contro l’omofobia nelle scuole messo in campo già dal primo anno dell’amministrazione Zingaretti ma la strada è ancora lunga e proprio questo noi ci siamo.

La violenza sulle donne continua a mietere vittime. Quali impegni andrebbero maggiormente rafforzati e quali buone pratiche applicate?

Questa è la domanda delle domande. La violenza contro le donne è un tema a me talmente caro che tra i primi atti da me presentati in Consiglio c’è stata proprio una mozione, preludio di quella che poi sarebbe diventata la legge regionale contro la violenza sulle donne. Una legge che ha viaggiato in quasi ogni scuola di questa Regione. L’abbiamo raccontata con le associazioni ad aule di studentesse e di studenti: talvolta attenti e partecipi, altre volte apparentemente distratti. Ed è stato proprio da questi ultimi che siamo ritornati. La legge ha permesso di finanziare progetti rivolte alle scuole, interventi per l’inclusione sociale e per l’autonomia delle vittime, l’assegnazione di borse di sostegno agli studi per gli orfani di femminicidio e progetti contro la tratta.

Ma la Regione Lazio ha lavorato molto anche sulla presa in carico, implementando i centri antiviolenza e le case rifugio che quest’anno passeranno da 14 a 24 con l’apertura di nuove dieci centri antiviolenza, a cui se ne aggiungeranno altri nove entro aprile 2018. In questo modo abbiamo esteso la rete regionale a 33 strutture, più del doppio di quelle finanziate dalla Regione nel 2013. Questo, per dirla come una recente campagna promossa dalla regione Lazio per il 25 novembre, perché l’unico modo di intervenire è quello di andare “Oltre l’indignazione, l’impegno”, ed è così che dobbiamo continuare a lavorare.

Il Paese sta affrontando prove difficili. Il livello di povertà cresce di giorno in giorno e la disoccupazione affligge specialmente i giovani. Rispetto a loro, cosa ha messo in campo la Regione Lazio?

Due misure su tutte sono e sono state il fiore all’occhiello di questa amministrazione: la prima è il bando “Torno subito” dell’assessorato Diritto allo Studio, Formazione e Ricerca, giunto ormai alla sua quarta edizione e rivolto ai giovani dai 18 ai 35 anni che finanzia percorsi integrati di formazione e di esperienze lavorative nazionali e internazionali. Si tratta di un punto fermo che quest’anno ha visto finanziati 2000 progetti, ovvero 2000 ragazzi pronti a partire e a tornare, che si sono aggiunti ai circa 4000 partecipanti delle edizioni precedenti, per un totale di quasi 6000 progetti finanziati.

Il secondo intervento si chiama “Riesco” ed è rivolto ai Neet ovvero quei ragazzi e quelle ragazze che non studiano, non lavorano e pensano di non avercela fatta. Per 5000 di loro la Regione Lazio ha messo in campo il reddito di inclusione formativa per rafforzare le opportunità di inserimento occupazionale.

Sono state tra le migliori risposte alla fuga dei cervelli nel nostro Paese, al blocco dell'ascensore sociale e all'impoverimento. Un investimento concreto in economia, conoscenza e formazione, per dare opportunità vere a migliaia di ragazzi e ragazze.

Un' ultima cosa: anche quest'anno, suppongo, sarà presente al Pride. Qual è l'emozione più bella che ha provato?

Ho partecipato a ogni singola edizione del Pride e non mancherò anche quest’anno. La Regione Lazio ha sempre patrocinato questi eventi, dal Pride al Gay Village e la mia partecipazione c’è sempre stata non solo come conigliera ma come persona. Una persona che in quel corteo, bello, festoso, colorato, giusto, ha sempre sentito che non c’è niente di meglio che l’inclusione, per tutte e tutti.

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Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web.

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Ne iniziamo la pubblicazione col video della relazione Dalla televisione al web: una prospettiva storica sull’informazione Lgbti dell’ex parlamentare Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews.

 

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Nel pomeriggio di oggi, vigilia del Transgender Day of Remembrance o TDoR, si è tenuto a Roma in Largo dei Lombardi un evento tanto informativo sul tema dell’identità di genere quanto commemorativo delle vittime di transfobia. A organizzarlo il Coordinamento Lazio Trans (CoLT) che ha altresì presentato l’installazione d’arte dal titolo Le pagine che non ho scritto, creata dall’artista Valeria Catania

Presenti alcuni consiglieri regionali, esponenti dell'associazionismo romano e, soprattutto, del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Come dichiarato da Cristina Leo, portavoce del CoLT, l'evento è stato particolarmente dedicato «alla ragazza trans assassinata a Roma. Vorremmo donare a questa ragazza morta in solitudine, un pensiero ed una lacrima, per non dimenticarla e per non dimenticare le 325 persone trans uccise nel mondo in questo funesto 2017».

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In occasione del TDoR o Transgender Day of Remembrance, fissato al 20 novembre per fare memoria attiva delle vittime di transfobia, si terranno in alcune città d’Italia varie celebrazioni. Tra queste sono da menzionare le due Trans Freedom March che avranno luogo sabato 18 a Napoli e Torino.

Ma quest’anno è da segnalare in maniera particolare anche Roma che, insieme con la tradizionale accensione di candele commemorative a Termini, vedrà altri importanti eventi. Un programma che, frutto dell’efficace collaborazione tra il Coordinamento Lazio Trans e il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, sarà soprattutto caratterizzato dal ricordo della giovane donna transgender uccisa il 10 novembre all’Eur.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Cristina Leo, portavoce del Coordinamento.

Si avvicina la giornata del TDoR. A distanza di anni dalla prima celebrazione è sempre attuale una tale commemorazione?

Il Transgender Day of Remembrance, giornata in cui si ricordano le vittime della violenza transfobica, si commemora dal 1999. Il senso di questa commemorazione è sempre tristemente attuale. Pochi giorni fa è stata assassinata qui a Roma una giovane ragazza trans. E quest'anno le persone trans vittime di omicidi nel mondo sono state 325, molte di più del 2016.

Hai parlato di un aumento di casi di delitti a carattere transfobico. Con riferimento al Lazio quante sono state le vittime nell’ultimo anno e, nello specifico, a Roma?

A Roma e nel Lazio quest'anno c'è stata una sola vittima. La 27enne donna trans di origine rumene, di cui parlavo prima.

L’amministrazione Raggi ha dato segnali d’interesse a una realtà così drammatica come la transfobia?

La giunta Raggi ha mostrato sensibilità organizzando a maggio, insieme ai municipi e  alle associazioni, degli eventi per la Settimana Romana contro l'omotransfobia. In molti di questi eventi le persone trans hanno avuto un ruolo di primo piano

Quali sono le manifestazioni previste in preparazione al TDoR e quelle per la giornata del 20?

Ce ne saranno varie. Giovedì 16, alle ore 18.30, presso il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ci sarà l'inaugurazione della  mostra fotografica Tra le nuvole, Elovun el art centrata sulle persone trans.

Domenica 19 ci saranno due eventi, uno dei quali organizzato proprio dal Co.LT o Coordinamento Lazio Trans e dalle associazioni e gruppi che ne fanno parte. Saremo insieme ad Associazione Libellula 2001, Beyond Differences, Gruppo Amati, Sportello Lili e Tgenus Lazio in Largo dei Lombardi dalle ore 15:00 alle ore 19:00 per informare sul tema della transfobia e commemorare le nostre vittime. Nel corso dell'evento l'artista Valeria Catania presenterà una sua installazione dal titolo Le pagine che non ho scritto.

Infine, lunedì 20 alle ore 19:00, presso la Stazione Termini sul lato di via Giolitti ci sarà una Candlelight in ricordo delle vittime della transfobia organizzata dal Circolo Mario Mieli.

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