È stato firmato oggi pomeriggio, nella Sala del Tricolore a Reggio Emilia, il Protocollo operativo per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbti, che coinvolge il Comune, Arcigay Gioconda, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Ufficio scolastico di Reggio Emilia, Tribunale di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia, Istituzione Scuole e Nidi delliInfanzia di Reggio Emilia, Fondazione per lo Sport, Fondazione Mondinsieme, Istituti Penali Di Reggio Emilia – C.C. C.R.

Alla firma erano presenti - oltre al presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini e al segretario generale di Arcigay Gabriele Piazzoni - il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, l'assessora alle Pari opportunità della Regione Emilia-Romagna Emma Petitti, l'assessora con delega alle Pari opportunità del Comune di Reggio Emilia Natalia Maramotti e Margherita Graglia, psicologa e psicoterapeuta, formatrice esperta sui temi dell'orientamento sessuale ed identità di genere, coordinatrice del Tavolo per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbti. 

«Siamo grati alle istituzioni e gli enti – ha commentato Alberto Nicolini –  che hanno capito l’importanza dell’inclusione concreta delle persone Lgbti, per inviare segnali positivi che incoraggino il coming outtra gli utenti e prima ancora tra i propri lavoratori e lavoratrici. Auguriamo a tutte e tutti noi di essere all’altezza dell’esperienza - prima in Italia - di un impegno concreto a tutto tondo, dall’accoglienza delle coppie di genitori gay e lesbiche negli asili (bimbi che già ci sono, nel Reggio Approach) alle carceri che aprono le porte alle associazioni che vogliono portare sostegno alle persone ospitate nella sezione trans regionale a Reggio Emilia.

Arcigay c’è e ci sarà, perché anche nel buio di questi giorni, Reggio sa essere un laboratorio di vita e inclusione. Concludo tuttavia con una domanda: perché Reggio Emilia sì, e Scandiano no? Perché chi abita a Castelnovo Monti, a Piacenza, a Imola non può avere accesso alle stesse buone pratiche? Ecco, con questa firma ci ricordiamo ancora una volta di quanto ci serva la legge regionale contro le discriminazioni Lgbti scandalosamente arenata per giochi ideologici fatti sulla nostra pelle. È tempo di legge, e oggi lo dice Reggio Emilia tutta».

Il Protocollo Operativo nasce nell'ambito del lavoro svolto dal Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt per limitare questo fenomeno e promuovere il principio di uguaglianza senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. 

«Il Protocollo operativo sottoscritto a Reggio Emilia - ha commentato il segretario generale di Arcigay Gabriele Piazzoni - è un esempio di quanto le realtà istituzionali territoriali possano fare molto, cooperando fra loro per il contrasto ad ogni forma di discriminazione. Siamo convinti che il modello Reggio Emilia possa e debba essere esportato in tante altre realtà del nostro paese, la pubblica amministrazione può fare molto per rendere migliore la vita dei cittadini e la realizzazione di connessioni stabili tra servizi, istituzioni e realtà locali è la giusta formula per fare in modo che ciascuno per il proprio settore di azione contribuisca allo sforzo per la piena uguaglianza fra i cittadini».

Il documento impegna gli enti,le istituzioni e le associazioni territoriali di riferimento a condividere e rendere efficaci le azioni d’intervento da attivare per contrastare l’omotransfobia e l’omotransnegatività, tra cui: 

  • l'adozione di un linguaggio inclusivo e rispettoso dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere di ogni persona negli atti, nella modulistica e nella comunicazione interna ed esterna del Comune di Reggio Emilia;
  • l'adozione della misura dell’Alias secondo la richiesta di studenti dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e del personale comunale dipendente in percorso di transizione di genere, salvo gli obblighi giuridici di ricorso agli estremi anagrafici ufficiali;
  • il modificare, nel caso dell'Ausl di Reggio Emilia, i questionari di gradimento che possono essere compilati dagli utenti adottando un linguaggio inclusivo dell’identità di genere;
  • promuovere riflessioni e approfondimenti con i Consigli Infanzia Città e con i genitori dei nidi e delle scuole dell’infanzia.

Il documento mira inoltre a creare una sinergia tra i vari livelli istituzionali e i soggetti privati attivi sul territorio per la creazione di una rete finalizzata al contrasto delle discriminazioni, prevedendo anche un piano di azione che contenga strategie e metodologie di lavoro condivise al fine di conoscere e contrastare i vari aspetti del problema con particolare attenzione alla lotta all’omotransfobia/omotransnegatività. 

e-max.it: your social media marketing partner

«Siamo oltre cento. Le voci girano, ne parlano tutti, insomma se ne parla spesso». E poi ancora: «Mi fa schifo. Sei ridicola. Te la vai a cercare. Al posto tuo mi vergognerei». E infine: «Le persone sono autorizzate a prendervi in giro. La gente non viene a dirvelo per questione di pudore ed io mi sento nel giusto se sparlo di voi».

Queste le parole che sono piovute addosso, domenica scorsa, alla 21enne Luana Strada e alla 27enne Giulia Bellomia, fidanzate ed entrambe dimoranti a Padova presso la residenza universitaria Copernico. A pronunciarle una ragazza, che si è fatta portavoce di oltre centro ragazze, anche loro ospiti della struttura, sdegnate dallo loro storia d’amore

Lo shock per Giulia e Luana è enorme. Ed è Luana a raccontare, tra l’amarezza e la rabbia, l’accaduto su Facebook. 

«Al momento – scrive alla fine del lungo post pubblicato il 17 aprile – non so neanche più per cosa valga la pena vergognarsi, non so più cosa sia la vergogna. Ma non riesco a capire come ci si possa vergognare di mostrarsi senza filtri alla persona amata, come ci si possa vergognare se ogni tanto si scelga di scivolare in un mondo puro, vero, privo di filtri, pieno di bellezza.

Non riesco a capire, fatto sta che il mio corpo si sente sbagliato, in qualsiasi movimento, ed io la mia ragazza proprio non riesco ad accarezzarla. Mi chiedo quanto durerà tutto ciò. Forse chi deve vergognarsi è chi non diffonde l’amore».

A dare ieri ulteriore notizia della vicenda Noemi Fantinato, rappresentante di Udu - Unione degli universitari, presente in mattinata a Palazzo Moroni per la conferenza stampa di presentazione del Padova Pride.

E oggi il deputato Alessandro Zan (Pd) ha così commentato quanto successo: «Fa male leggere questa notizia, di un fatto accaduto nella mia città e per di più in ambiente universitario, che si crede libero e aperto. È solo l’ennesima dimostrazione che l’omofobia è un fenomeno più o meno manifesto, ma ancora diffusissimo. Una legge è urgente, non possiamo più aspettare».

 
 
e-max.it: your social media marketing partner

Un’«esperienza da incubo» quella vissuta in Egitto. La definisce così a telefono Valentina Viglione, donna transgender napoletana, che dopo 22 anni di vacanze tranquille trascorse a Sharm el-Sheikh ha deciso di non metterci mai più piede.

L’11 aprile Valentina, che, laureata in giurisprudenza nel 1997, ha alle spalle un’esperienza triennale d’avvocatura, si è imbarcata in serata a Capodichino con un amico gioielliere per raggiungere la nota località marina egiziana. Ma, giunta all’aeroporto internazionale di Sharm con tre ore e mezza di ritardo, è successo quanto mai avrebbe immaginato

«Siamo arrivati a mezzanotte e un quarto - racconta al telefono -. Al momento di fare in aeroporto i consueti controlli presso le autorità egiziane di frontiera un addetto ha preso il mio passaporto, sul quale sono registrata col nome maschile e con la mia foto di donna, e si è allontanato. La cosa mi ha fatto subito impensierire, perché in 22 anni non mi era mai capitato. Dopo 20 minuti di attesa ho cercato di chiedere a un poliziotto che cosa succedesse. Ma sono stata allontanata in malo modo con un gesto di mano, mentre mi veniva intimato di aspettare. Io e il mio amico abbiamo atteso un’ora e dieci».

A quel punto è sopraggiunto l’autista del resort Domina Coral Bay, dove Valentina e il suo compagno di viaggio avevano prenotato il soggiorno. 

«Gli ho detto d’informarsi - mi spiega - che cosa stesse succedendo. Lui stesso era meravigliato: mi conosce infatti bene poiché sono anni che vado al Domina. Ha bussato alla porta dell’ufficio preposto. Ma è stato prima allontanato in malo modo, poi richiamato. A quel punto i poliziotti gli hanno fatto alcune domande: se ero operata e se ero fidanzata o sposata con l’uomo che mi accompagnava».

All’uscita l’autista ha cercato di tranquillare Valentina col dirle che era una mera questione burocratica. Ma, quando l’agente le ha riconsegnato il passaporto, per comunicare che il permesso di soggiorno era stato accettato, la donna, stremata anche dall’attesa prolungata e dalla paura, ha gridato che non voleva restare ma rientrare in Italia.

«So di aver agito d’impulso ma a quel punto è iniziato l’incubo. L’agente mi ha strappato di mano il passaporto e ci ha fatto ripassare la dogana. A quel punto è sopraggiunta una camionetta con quattro poliziotti, che ci ha caricato a bordo. Ho cercato di chiedere dove ci stessero portando ma un agente mi ha intimato di stare zitta. Abbiamo fatto circa un km di strada al buio e siamo arrivati al terminal 2: un terminal dismesso, corrispondente alla vecchia area aeroportuale, trasformato in uffici della polizia.

Giunti sul luogo, i poliziotti ci hanno entrare nella struttura: abbiamo fatto una rampa di scale e siamo stati rinchiusi in mezzo quadrato di stanza, divisi l’una dall’altro da un separé. Siamo rimasti lì fino alle 9:30 del mattino. Non potevamo andare in bagno o fumare se non dopo aver chiesto il permesso. Abbiamo temuto il peggio».

Poi alle 9:30 l’annuncio che sarebbero stati rimpatriati col primo volo disponibile per Napoli, quello delle 14:40.

«Ci sono venuti a riprendere - continua Valentina - con la camionetta. In aeroporto hanno voluto rifare i controlli e abbiamo dovuto subire l’umiliazione di essere scortati da un agente armato fino al gate sotto gli occhi di tutti, soprattutto di passeggeri napoletani. E, per giunta, senza neppure la possibilità di poter andare in bagno».

Quel giorno stesso la sorella di Valentina, anche lei di casa a Sharm el-Sheik («ci va da 39 anni – spiega a telefono – e per alcuni ha posseduto anche una casa in loco, prima di venderla»), aveva un volo prenotato per la località egiziana. Ma alla luce di quanto successo non voleva più partire.

«L’ho tranquillizzata e le ho detto di andare, avendo lei speso un’enorme somma di denaro. Ho anche aggiunto che mi sarei informata presso l’ambasciata se ci fosse qualcosa a mio carico e, in caso contrario, l’avrei raggiunta».

Avute rassicurazioni al riguardo tramite il suo avvocato e un amico egiziano Samer, che, sposato con una napoletana, gestisce a Sharm il ristorante Made in Sud, l’altroieri Valentina ha deciso di ripartireMa, giunta in aeroporto, ha rivissuto, questa volta da sola, la stessa drammatica esperienza, benché non avesse minimamente reagito.

È stata nuovamente fatta salire sulla camionetta tra gli sberleffi e le risate degli agenti, che si toccavano ripetutamente le parti intime. Quindi condotta al terminal 2, dove è stata costretta a portare da sola lungo una rampa di scala le sue valigie. Cosa che le ha procurato la frattura di un dito. Ma, poi, alle 04:00 del mattino, rimpatriata in tutta fretta con un volo per Bologna mentre in aeroporto era sopraggiunto il console italiano dietro segnalazione della Domina.

Quanto successo a Valentina è da inquadrarsi nel quadro più ampio delle vessazioni che le persone Lgbti subiscono da alcuni anni in Egitto, dove, ad esempio, il 7 marzo la 19enne transgender Malak al-Kashif è stata arrestata, condotta in un carcere maschile e sottoposta a test anale forzato.

Dura condanna dell’accaduto è stato espresso da Loredana Rossi, fondatrice e vicepresidente di Atn, di cui Valentina è socia: «È inaccettabile quello che è successo. A nome di tutta Atn esprimo solidarietà e vicinanza a Valentina.

Voglio ricordare, come ha rilevato ultimamente l’Ilga, che, pur non essendoci delle chiare leggi al riguardo, l’Egitto è un Paese dove di fatto l’omosessualità e la transessualità sono punite come reato. Chiediamo pertanto al Governo di mobilitarsi seriamente presso le autorità locali perché facciano chiarezza.

Nel frattempo invitiamo le agenzie di viaggio a informare debitamente le persone Lgbti, che si recano in Paesi dove corrono seri pericoli per leggi omotransfobiche. Perché quello che è successo a Valentina non si ripeta per altre».

e-max.it: your social media marketing partner

Sulla nuova ondata di arresti e torture di persone Lgbti in Cecenia il deputato Alessandro Zan (Pd) aveva indirizzato, il 17 gennaio, un’interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione cofirmata dagli omologhi di partito Roberto Giachetti, Luca Rizzo Niervo, Francesca La Marca, Enza Bruno Bossio, Martina Nardi, Angela Schirò, Antonella Incerti, Stefania Pezzopane, Lucia Ciampi, Maria Chiara Gadda.

Il 22 marzo è arrivata la risposta scritta della Farnesina a firma della viceministra pentastellata Emanuela Claudia Del Re

Eccone il testo: «La lotta contro ogni forma di discriminazione, anche in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere, costituisce una delle direttrici dell'azione internazionale dell'Italia nel settore dei diritti umani e figura fra le priorità del mandato italiano nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021. 

Per questo seguiamo con particolare preoccupazione la questione delle discriminazioni, anche basate sull'orientamento sessuale, nella Federazione Russa e soprattutto i recenti casi di gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali ai danni delle persone LGBT+I in Cecenia

Fin dalla ripresa delle segnalazioni a dicembre 2018 da parte di media russi, abbiamo condiviso e sostenuto le principali iniziative avviate a livello internazionale e locale, anche in coordinamento con le istanze dell'Unione europea, per accertare i fatti nella convinzione che sia necessario fare piena luce sulla vicenda.

Più nel dettaglio, abbiamo concorso con i partner dell'Unione europea alla formulazione di un intervento congiunto sui tema al Consiglio permanente dell'Osce. In tale dichiarazione, confermando la nostra profonda preoccupazione per quanto sta avvenendo in Cecenia ai danni di persone LGBT+I, abbiamo ribadito l'appello alla federazione russa affinché conduca indagini tempestive, efficaci, approfondite e garantisca la consegna alla giustizia dei responsabili o complici di tali atti.

Sempre in ambito Unione europea, l'Italia continua a sostenere il mantenimento di canali di dialogo diretti fra la delegazione Unione europea a Mosca e l'Ombudsperson russo, incoraggiando anche contatti dell'Unione europea con il consiglio presidenziale per i diritti umani, principale organo consultivo di settore dell'amministrazione presidenziale russa. 

In ambito Onu il nostro Paese è intervenuto sul tema delle discriminazioni nella federazione russa anche nel corso dell'ultimo esercizio di revisione periodica universale cui si è sottoposta la Russia a maggio 2018. In tale occasione, abbiamo formulato una raccomandazione affinché adotti misure concrete per combattere tutte le forme di discriminazione, incluse quelle basate sulla religione e sull'orientamento sessuale. 

Continueremo a monitorare gli sviluppi della vicenda in Cecenia, nella consapevolezza che sia estremamente grave che vi siano contesti nei quali le persone vengano discriminate, i loro diritti vengano negati o addirittura esse siano fatte oggetto di violenze a causa del proprio orientamento sessuale».

Della risposta della Farnesina, di cui solo oggi è stata data comunicazione ad Alessandro Zan, lo stesso deputato padovano ha dato una sua breve valutazione su Facebook: “In gennaio ho presentato una interrogazione al ministro degli Esteri sulle persecuzioni contro la popolazione #lgbt in #Cecenia. Finalmente è arrivata la risposta del governo: tante belle parole, ma pochissimi fatti.

Di fatto è stato sottolineato, com’è ovvio, che l’Italia ha seguito le linee dell’Unione Europea e dell’Onu su queste palesi violazioni. Nessun impegno diretto del nostro Paese contro la #Russia di Putin amico di Salvini (di cui la Cecenia fa parte) per tutelare i diritti umani. Continuerò a vigilare perché il governo italiano intervenga con più decisione”.

e-max.it: your social media marketing partner

Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti hanno presentato un esposto ad Antonello Soro, Garante per la tutela della privacy, chiedendo di attivarsi contro il decreto, che firmato dai ministri Matteo Salvini (Interno), Giulia Bongiorno (Pubblica Amministrazione) e Giovanni Tria (Economia), prevede sulla carta d’identità di minori il reintegro della dicitura 'padre' e 'madre' al posto di quella di ‘genitori’.

La richiesta invita nello specifico l’Autorità Garante a impugnare - sulla base dei nuovi poteri attribuitigli dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdrp) - dinanzi all’autorità giudiziaria il provvedimento ministeriale, che viola più disposizioni del Codice in materia di tutela dei dati personali. Tali violazioni erano state già rilevate, in parte, dallo stesso Garante nel parere negativo, da lui espresso il 31 ottobre 2018, sull'ipotesi di decreto che il Governo gli aveva sottoposto.

Le due associazioni hanno deciso di contrastare così l’iniziativa del ministro dell'Interno, che ritengono essere stata adottata con l'unico scopo di discriminare i bambini e le bambine che hanno genitori dello stesso sesso, costringendo questi ultimi a dichiarare il falso nella compilazione dei moduli per richiedere la carta d’identità elettronica.

«Ci siamo rivolti al Garante della Privacy - così l'avvocato Mario Di Carlo, socio di Rete Lenford - in quanto è l’Autorità preposta a garantire il corretto trattamento dei dati personali e quindi anche quelli della carta d'identità. L’illecito trattamento dei dati personali commesso da un ministero non può infatti essere trattato in maniera meno rigorosa di quello commesso da un’impresa o da un’agenzia».

Inoltre «le norme primarie di riferimento, come il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps), già quasi dieci anni fa - continua Di Carlo - recavano l'indicazione di 'genitori', incorporando una visione inclusiva che prende atto dell'evoluzione del diritto di famiglia e del ruolo genitoriale. E non si capisce perché oggi la prassi, contro il dettato normativo, debba imporre nomenclature che non riconoscono correttamente l'identità e le relazioni sociali dei minori».

Gianfranco Goretti, neopresidente di Famiglie Arcobaleno, e Miryam Camilleri, presidente di Rete Lenford, hanno dichiarato: «Questo esposto è solo il primo passo di una battaglia che porteremo avanti per abbattere un decreto che il ministro dell’interno sa benissimo essere illegittimo.

Proviamo profonda disistima nei confronti di un Governo incapace di rispondere alle reali esigenze di tutte le famiglie e che concentra invece le proprie energie nell'adozione di atti discriminatori che non migliorano la vita di nessuno, ma alimentano odio ed esclusione».

e-max.it: your social media marketing partner

Ieri Palazzo Madama, grazie al sostegno della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, ha ospitato la conferenza stampa di presentazione di To Housing: il progetto di co-housing sociale che, promosso dall'associazione Quore, ha aperto a Torino circa quattro mesi fa per accogliere persone Lgbt in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità.

Presenti, oltre alla vicepresidente Rossomando, la senatrice dem Monica Cirinnà, Giuseppe Vernero, responsabile Migranti per il progetto, Alessandro Battaglia e Silvia Magino, responsabili di Quore.

Prima esperienza con queste caratteristiche in Italia, To Housing può accogliere 24 ospiti in cinque appartamenti di proprietà Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte. Centrale di edilizia agevolata - e non destinati alle graduatorie per le case popolari. Nei primi tre mesi To Housing ha ricevuto 42 richieste – di cui 27 da parte di gay, 6 da lesbiche e 9 da donne/uomini trans – e potuto effettuare 16 inserimenti, di cui cinque da parte di persone con meno di 25 anni.

Ottimi i risultati anche nell’ambito dell’accompagnamento al lavoro previsto dal progetto, con contratti di varie tipologie (cfr. file dedicato) offerti a diversi utenti.

Il progetto nasce non solo per rispondere all’emergenza abitativa ma anche per attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa, percorsi di reinserimento sociale. Vengono accolti eminentemente giovani tra i 18 e 26 anni allontanati dalle famiglie di origine a causa dell’orientamento sessuale; migranti erifugiati omosessuali, anziani Lgbt in condizione di solitudine o povertà, persone transessuali e transgender.

Molto soddisfatti Alessandro Battaglia e Silvia Magino, che hanno dichiarato: "Il numero di richieste che in questi primi mesi di attività ci sono giunte da tutta Italia ci hanno ulteriormente persuasi che il progetto risponda a esigenze reali e che sia necessario che lo spirito di accoglienza che lo caratterizza possa ispirare la nascita di esperienze simili in altre parte di Italia. Le persone Lgbt sono vulnerabili e ancora oggi vittime di molte discriminazioni e To Housing offre loro un posto sicuro da cui ripartire”.

e-max.it: your social media marketing partner

Da Fiammetta Borsellino a Paolo Mieli, da Ilaria Cucchi a Luca Bizzarri, da Liliana Cavani a Sabino Cassese, da Marta Herling a Rocco Papaleo: è interminabile la schiera di figure del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’attivismo, della magistratura che stanno levando la loro voce per salvare Radio Radicale dalla chiusura

Voci che si stanno intensificando soprattutto dopo che Vito Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, ha dichiarato il 15 aprile a Milano: «È intenzione di questo governo, o almeno mia e del MiSE che abbiamo seguito il dossier, non rinnovare la convenzione con Radio Radicale» e dopo che Massimo Bordin, voce storica dell’informazione libera italiana e direttore dell’emittente radiofonica per 19 anni, è venuto ieri a mancare

La convenzione con il governo (risalente al 1994 e da allora sempre rinnovata con un’erogazione annua di 10.000.000 di euro per la trasmissione delle sedute parlamentari) e il finanziamento pubblico, che Radio Radicale riceve in quanto radio di partito, sono per la stessa le uniche fonti di finanziamento. Venendo queste meno, la storica emittente, che non trasmette pubblicità, è destinata così a chiudere il 21 maggio.

Verrebbe così a cantarsi il De Profundis su una Radio che dal 1975 trasmette integralmente eventi di attualità politica, senza tagli, selezioni o mediazioni giornalistiche. Ma che, soprattutto, contrariamente a quanto detto ieri dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede («Ricordo che abbiamo un servizio pubblico finalizzato a garantire la conoscenza da parte dei cittadini dei lavori delle istituzioni, un servizio pubblico rispetto al quale, lo ricordo, i cittadini pagano un canone»), offre un servizio non sovrapponibile a quello di Gr Parlamento, dato che il canale Rai trasmette solo alcune sedute, e, fra l’altro, anch’esso pubblico.

E sono i numeri a parlare al riguardo: 23.925 udienze di processi, 14.163 sedute parlamentari, 226.335 oratori d’archivio, 378.619 schede audio/video. Numeri che testimoniano come Radio Radicale, fedele al motto di einaudiana memoria «Conoscere per deliberare», sia uno dei grandi baluardi della memoria storica collettiva.

Memoria che si vorrebbe cancellare con un colpo di spugna. Ma, come ricorda la scritta posta sulla porta 8 dello Stadio Nazionale di Santiago del Cile, dove tra il settembre e il novembre 1973 furono detenuti, torturati e talora uccisi numerosi oppositori al regime militare di Pinochet, «un pueblo sin memoria es un pueblo sin futuro».

Anche la redazione di Gaynews si unisce, pertanto, agli appelli per salvare Radio Radicale dalla chiusura e lo fa attraverso le dichiarazioni del suo direttore Franco Grillini, leader storico del movimento Lgbti italiano ed ex-parlamentare.

Guarda il VIDEO

e-max.it: your social media marketing partner

Nei Paesi Bassi minorenni transgender potranno cambiare genere sui documenti prima dei 16 anni, mentre gli adulti potranno autocertificarsi senza una dichiarazione medica.

Sander Dekker, ministro per la Protezione legale, ha dichiarato, l'11 aprile, che i giudici accetteranno le richieste di soggetti d'età inferiore ai 16 anni, previa certificazione medica, solo in «circostanze estreme». Rispondendo alle critiche secondo cui i minori potrebbero «cambiare idea» e ritornare al genere al quale erano stati assegnati alla nascita, ha confermato che a qualsiasi minore, che transizioni legalmente, sarà data solo un'opportunità di cambiare i documenti.

Il percorso verso il riconoscimento legale è stato reso più facile soprattutto per le persone di età superiore ai 16 anni, che ora possono cambiare il loro genere senza la dichiarazione di un medico o uno psicologo.

In base al nuovo percorso le persone trans avranno quattro settimane per annullare il cambiamento del genere legale prima che diventi permanente.

I gruppi Lgbti hanno affermato di essere «soddisfatti dell'abolizione della dichiarazione di esperti», ma hanno sostenuto che le nuove misure non sono abbastanza ampie. Transgender Network Netherlands, Coc e Nnid hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si legge: «Questa proposta non fornisce alcun sollievo alle persone intersessuali e viola il diritto all'autodeterminazione dei minori transgender».

Le persone intersessuali e non binarie nei Paesi Bassi possono richiedere di appartenere al genere X (genere neutro), ma devono farlo attraverso i tribunali senza alcuna garanzia.  Il ministro Dekker ha indicato che anche questo percorso può essere reso più semplice.

e-max.it: your social media marketing partner

A poco più di un anno dal pestaggio d’uno studente Erasmus l’«inclusiva e favolosa Bologna», come giustamente definita da Vincenzo Branà, presidente del Cassero Lgbti Center, è stata teatro d’un’ennessima aggressione omofoba. A esserne vittime, questa volta, due 29enni all’uscita del bar Candilejas in via Bentini.

Domenica sera i giovani avevano appena lasciato il locale, dove si stava svolgendo la finale del concorso Beauty Queen Italia 2019, quando sono stati avvicinati da un gruppo di cinque minorenni. Prima appellativi insultanti come froci e busoni, poi schiaffi e pugni. Il tutto nella totale indifferenza dei numerosi avventori del bar e dei passanti. 

Anzi, come riportato da una delle due vittime a Branà, sembra che «anche un adulto a un certo punto si fosse unito al parapiglia, per mollare anche lui un paio di ceffoni ai “froci”».

Ma non solo, perché, come denunciato dallo stesso presidente del Cassero, più persone, partecipanti al concorso, hanno raccontato «di battute grevi e offensive che già nel pomeriggio (quando nel circolo si allestiva lo spettacolo) venivano indirizzate agli omosessuali, questa volta dagli adulti non dalla babygang. L’aggressione, insomma, godeva di un clima di legittimazione e perfino di sollecitazione e incoraggiamento».

Due dei componenti della banda, entrambi 16enni e bolognesi, sono stati rintracciati subito dalla polizia e riportati sul luogo dell’aggressione, dove si sarebbero scusati dell’accaduto. Ma ieri mattina una delle due vittime si è recata in Questura per sporgere formale denuncia.

L’aggressione di via Bentini viene a cadere a una settimana dalle polemiche sul pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, la cui discussione in Commissione Parità è stata sospesa e rinviata sine die a seguito dell’emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) sulla gpa. Emendamento senza alcun nesso logico col tema omotransfobia e che, proprio per questo motivo, appare sempre più come un regolamento di conti all’interno del Pd emiliano-romagnolo a seguito dell’elezione a segretario nazionale di Nicola Zingaretti.

Da parte sua Branà ha osservato: «Eccola l’omotransnegatività, quella che da anni chiediamo di affrontare con azioni di contrasto sul piano dell’educazione, della formazione, della comunicazione. Eccolo il vuoto normativo e i danni che provoca. E attenzione: chi dice “si però loro promuovono la gpa”, sta riproducendo sul piano culturale lo stesso tipo di legittimazione. Quasi a voler dire che due schiaffoni, in fondo, se li meritano».

e-max.it: your social media marketing partner

Si è tenuta ieri pomeriggio a Roma presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea la conferenza stampa di presentazione del progetto Accept sulle strategie di contrasto all’odio on line. Realizzato da Arcigay in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, il progetto è stato coordinato da Shamar Droghetti e Fabrizio Sorbara. 

L’intervento prolusorio alla conferenza stampa, che ha visto, fra gli altri, la partecipazione del segretario generale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, è stato tenuto dall’ex presidente della Camera e attuale deputata di LeU Laura Boldrini, che ha sperimentato personalmente il dramma dell’essere vittima di fake news e discorsi d’odio sui social network.

Di questo come anche del revenge porn, circa il quale la deputata aveva presentato un emendamento al cosiddetto ddl Codice Rosso che avrebbe introdotto il reato di pornografia non consensuale, si è parlato nel corso della videointervista a Gaynews.

Boldrini è anche intervenuta sul ddl contro l’omofobia e la transfobia, presentato la scorsa settimana da 36 senatori del M5s.

Al riguardo ha dichiarato: «Le opposizioni sono sempre pronte a collaborare su questi temiPerò mi lasci dire che qualche dubbio ce l’ho. Il Movimento 5 Stelle ha anche firmato il ddl Pillon, che è un disegno di legge oscurantista, che distrugge anni di battaglie civili e che rimette in discussione uno dei più evoluti diritti di famiglia, che è il nostro.

Quindi sinceramente ho qualche riserva. Ma se dovessero mai arrivare a essere seri su questo punto e volere una legge – io l’ho presentata il primo giorno della legislatura – da parte mia ci sarà sempre collaborazione».

Guarda il VIDEO

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video