Con poco meno di 3.000 abitanti Torrazza Piemonte è un comune della città metropolitana di Torino. Uno di quei piccoli centri abitati dove la vita sembra scorrere uguale tutti i giorni.

Ma qui, la scorsa settimana, si è consumata una delle peggiori aggressioni omofobe. Quella d’un padre nei riguardi del proprio figlio 20enne, colpevole soltanto di aver fatto coming out in famiglia. Tante le botte ricevute che il giovane, sanguinante e coperto di lividi, ha deciso di trasferirsi in casa di amici.

«Eravamo a tavola – così ha ricostruito la vittima quei momenti drammatici nel racconto fatto a La Nuova Periferia – con mia madre e i miei fratelli. Ho semplicemente detto: Mamma, papà, vi devo dire una cosa: sono gay.

Mia madre è rimasta in silenzio, come i miei fratelli. Mio padre, invece, si è alzato di scatto facendo cadere il piatto. Poi ha iniziato a urlare: Fuori da casa mia. Quelli come te non li voglio. Io ho reagito, dicendo che era la mia vita e che non facevo male a nessuno. E lui prima mi ha scagliato addosso una sedia e poi ha iniziato a prendermi a schiaffi e pugni fino a quando non sono caduto a terra.

Era fuori di sé, ha continuato a colpirmi fino a farmi sanguinare. Poi mi ha detto di prendere le mie cose ed andarmene, che per lui ero morto, di non provare a tornare».

Le parole dell'assessore Marco Giusta

Gaynews, Marco Giusta, assessore alle Politiche giovanili e alle Pari opportunità del Comune di Torino, ha così commentato l’accaduto: «Tutta la mia personale solidarietà a questo giovane che ha subito un così violento pestaggio da parte del papà. È veramente difficile ancora oggi in provincia crescere serenamente come persone Lgbti.

Occorre moltiplicare i canali d’informazione e occorre che le istituzioni diano ancora di più una mano alle associazioni che sono dei presidi di libertà e democrazia sui territori e soprattutto lontano dalle grandi città.

È altresì importanete avviare insieme dei percorsi per costruire degli spazi come case d’accoglienza perché questi giovani possano trovare una realtà di pace e ripartire per la costruzione del percorso identitario, lavorativo e sociale.

Anche su questo come Comune di Torino stiamo iniziando a impegnarci con lo sguardo rivolto verso quei beni sottratti alle mafie in collaborazione col Coordinamento Torino Pride affinché si possa aprire una prima casa di accoglienza in Piemonte per queste persone».

Monica Cirinnà: Solo la cultura può migliorare l'inclusione delle persone nei contesti più periferici

Contattata telefonicamente, la senatrice Monica Cirinnà, che sarà in serata a Torino per ricevere il Premio Milk nell’ambito della 33esima edizione del Lovers Film Festival, ha dichiarato: «La notizia dell’aggressione omofoba a Terrazza Piemonte mi riempie il cuore di particolare tristezza, pensando al dramma che ha vissuto e sta vivendo quel giovane massacrato di botte e cacciato di casa dal proprio padre solo perché gay. A lui esprimo tutta la mia vicinanza affettuosa e solidale.

Allo stesso tempo non posso non rilevare come siano proprio eventi quali il Lovers Film Festival di Torino, cui parteciperò stasera, a contribuire in maniera primaria al progresso del livello sociale. Solo la cultura e l’educazione al rispetto possono migliorare in contesti periferici e più remoti l’inclusione delle persone rispetto a tutte le loro diversità.

Credo che sia importante guardare a eventi di promozione dell’educazione alle differenze attraverso la cultura e l’arte, come il Lovers Film Festival, quali esempi da seguire anche nei piccoli Comuni. Non possiamo pensare di fermarci alle grandi città.

La cultura dell’inclusione va portata e radicata ovunque attraverso una spirale virtuosa coinvolgente tanto i capoluoghi quanto i piccoli centri di provincia».

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Il 20 aprile 2017 si verificò a Parigi sugli Champs-Élysées un attacco terroristico a seguito del quale, oltre all’attentatore, morì l’agente Xavier Jugelé, componente di Flag!, l'associazione Lgbtq della gendarmeria francese.

A un anno esatto di distanza dall’attentato jihadistico gli organizzatori della 33° edizione del Lovers Film Festival di Torino, accogliendo una felice intuizione del fondatore e presidente Giovanni Minerba, hanno deciso di ricordare il poliziotto di Bourges con il cortometraggio Xavier di Jo Coda.

Ne abbiamo parlato proprio col regista di origine cagliaritana a poche ore dalla proiezione torinese.

Jo, come nasce il corto Xavier?

Il film nasce dalla profonda commozione che ho provato nell’assistere alle esequie di Xavier. Il suo compagno che legge una lettera che non può essere rappresentata da alcun protocollo. La globalizzazione del dolore che amplificato all’ennesima potenza si traduce in profonda intimità.

Quella di Xavier è una vita spezzata. Può considerarsi la sua vicenda una storia che riguarda ognuno di noi?

Quando a seguito del fatto in sé prende vita un atto di mobilitazione globale, commozione globale, che appunto trascende dalla mera notizia di cronaca assumendo un valore universale.

Nel tuo corto c’è un’alternanza tra visibile e invisibile, tra buio e luce, tra amore e violenza, tra eros e morte. È questo che hai voluto raccontare?

Nella tua domanda Rosario, lucida sintesi del mio film, si innesta il mio sì. La quotidianità come risultanza, sintesi, dei gesti più semplici. Con l’eccezione che qui la morte spezza senza poesia una vita, senza alcun motivo.

C’è in Xavier uno svelamento del rimosso?

Anche quando riusciamo parzialmente, a rimuovere, sospingere fuori dall’oscurità dell’inconscio episodi, eventi traumatici e sentimenti, questo “esercizio” non può mai soddisfare pienamente la nostra sete di sapere, poiché sembra connaturata in noi la continua, spasmo di ricerca di una rivelazione impossibile, velata dal tenace sudario dei nostri limiti di conoscenza.

Mostri la quotidianità dell’amore fatta da piccoli gesti. Il preparare la tavola con cura appare come l’attesa di una felicità. È cosi?

I gesti più semplici, le parole più chiare, sono alla base della nostra quotidianità. Ci si prende cura l’uno dell’altro, desiderosi di poter sempre essere ricambiati. E la felicità si manifesta, a tratti, lungo il nostro percorso anche laddove i segni del nostro amare sfumano o si confondono nel costante caos in cui siamo immersi.

Il fanatismo uccide e tu ci racconti lo shock. Oltre a Xavier ne siamo anche noi vittime?

Noi siamo coloro che restano, che sopravvivono, che hanno il dovere di ricordare e fare in modo che nulla venga dimenticato. Chi resta diventa suo malgrado, ma io direi anche per sua fortuna, il custode della memoria, della propria identità e storia. Sottrarsi a questo, sottrarsi al ricordo, è un atto superficiale, irresponsabile e conformista.

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Il 20 aprile, giorno di inizio del Lovers Film Festival, ricorre un anniversario importante per la comunità Lgbti e non solo: nel 2017, infatti, gli Champs-Élysées a Parigi sono stati scenario di un terribile attentato terroristico che ha portato alla morte di un agente, Xavier Jugelé, componente da diversi anni di Flag!, l'associazione Lgbtq della polizia e della gendarmeria francese.

Lovers, non senza commozione, ha deciso di ricordare questo triste episodio durante la cerimonia di inaugurazione con il cortometraggio Xavier, a lui ispirato, di Jo Coda.

«I Film che cambiano la vita credo continui a essere il leitmotiv che ci accompagna, caparbiamente voluto non solo da chi dà tutto se stesso per giungere a questi risultati - la squadra di lavoro per esempio che si prodiga con amore - ma anche tutte le istituzioni politiche e culturali che continuano a sostenerci». Con questi pensieri il presidente Giovanni Minerba si appresta a iniziare il 33° Lovers Film Festival, il più antico festival Lgbtqi d’Europa.

Gli fa eco la direttrice Irene Dionisio, visibilmente commossa, con questa parole: «Come ricorda già il nostro nome è l’amore che muove tutto. L'amore che Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio della rassegna e ora presidente, ha portato in sala con I film che cambiano la vita e che spinge l’intera squadra a proseguire in questa avventura. Un'avventura a volte dolce ed entusiasmante, a volte aspra e piena di difficoltà, ma con moltissimi compagni di strada che credono nella domanda Da Sodoma a…?.

Con il desiderio di portare avanti un discorso sul cinema e la vita, senza sconti, credendo che la cultura sia un mezzo di elevazione estetica e spirituale ed i festival organismi che vivono di persone e sentimenti e non di algoritmi perfetti». Una sintonia perfetta, dunque, tra Minerba e Dionisio, come s'evince anche dalla bella intervista congiunta concessa oggi a Daniela Lanni de La Stampa.

Il festival si concluderà il 24 aprile presso la Multisala Cinema Massimo: sarà un festival cinefilo, ma anche militante e pop, e si concentrerà sul tema dei diritti Lgbtqi attraverso i concorsi cinematografici, gli eventi speciali e Off.

Madrina d’eccezione del festival sarà Valeria Golino: una delle più amate attrici, registe e produttrici italiane, protagonista, ai più alti livelli, del panorama cinematografico internazionale. Ospite d’onore, invece, Robin Campillo, ultimo vincitore del Gran Prix a Cannes e vincitore della Queer Palm con un omaggio e una masterclass a numero chiuso in collaborazione con Franck Finance-Madureira, presidente e fondatore della Queer Palm di Cannes.

Come da tradizione Lovers non avrà come protagonista solo il grande cinema internazionale ma anche la musica: saranno infatti ospiti della rassegna Francesco Gabbani, Nina Zilli e l’”icona gay” Immanuel Casto.

Infine due grosse novità per il 2018.

Lovers Goes Industry, cioè il primo spazio di incontro e di confronto dedicato all’industria cinematografica Lgbtqi che nasce grazie alla collaborazione con l’Associazione Culturale Drugantis e al supporto di Compagnia di SanPaolo.

E il Focus Pride: un’iniziativa speciale nata in seguito alla collaborazione - avvenuta durante la 32° edizione – con il Coordinamento Torino Pride, che ha portato all’individuazione di quattro parole chiave alle quali sono state abbinate quattro pellicole. Il focus sarà introdotto da un approfondimento dedicato al modo in cui i media rappresentano le persone LgbtqI a cura di Diversity, l'associazione fondata da Francesca Vecchioni.

Madrina della sezione sarà Monica Cirinnà a cui sarà consegnato, lunedì il 23 aprile, il premio Milk.

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Esce oggi in varie città italiane The Constitution – Due insolite storie d’amore di Rajko Grlić. Pellicola distribuita nel nostro Paese da Cineclub Distribuzione.

A Torino l’appuntamento è domani alle 21,15 al Cinema Esedra con il presidente del Lovers Film Festival (Torino, 20/24 aprile) Giovanni Minerba e con il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, che introdurranno la proiezione. Per avere diritto al biglietto ridotto la “parola d’ordine” è Coordinamento.

The constitution

Intolleranza e odio non sono concetti sconosciuti in Europa. Negli ultimi anni è come se si stesse diffondendo una nuova ondata di intolleranza, ideologie accecanti e fanatismo. Un odio aggressivo tra diverse nazioni e religioni, tra nativi e immigrati, tra chi ha e chi non ha...”

“Voglio raccontare cose difficili con un sommesso sorriso sulle labbra, con il calore affettuoso che si può provare anche per i personaggi più negativi. Solo allora potrò raggiungere coloro che la pensano diversamente e vedono le cose in modo differente, coloro che odiano a priori e che non mettono mai in dubbio l’odio che provano.”

Queste dichiarazioni del regista Rajko Grlić potrebbero bastare per andare con fiducia a vedere questo bellissimo film che racconta la Croazia attraverso il personaggio principale, Vjeko, un insegnante di scuola superiore che ha dedicato tutta la sua vita allo studio della lingua e alla storia della nazione.

Vjeko è omosessuale. Vive in un appartamento nel centro di Zagabria con il padre che, durante la seconda guerra mondiale, era un ufficiale dell’esercito fascista croato e ora è costretto a letto da oltre sei anni.

Ma i suoi giorni passano nel ricordo dell’amore della sua vita, il violoncellista Bobo, che lui celebra attraverso un “rito” quasi quotidiano, notturno, nelle passeggiate a notte fonda vagando per le vie di Zagabria vestito da donna.

Una notte un gruppo di uomini lo ferma, lo picchia e lo abbandona in strada privo di sensi. In ospedale incontra Maja, un’infermiera che abita nel seminterrato del suo stesso palazzo. La donna lo riconosce e inizia a prendersi cura di lui e di suo padre. In cambio Vjeko accetta di aiutare il marito di Maja, il poliziotto Ante, a preparare un esame sulla Costituzione croata. La storia di tre persone molto diverse tra loro, e che, inaspettatamente e contro la loro volontà, si ritroveranno unite e dipendenti l’una dall’altra.

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Il 9 aprile si svolgerà la conferenza stampa e verrà svelato l’intero programma della 33° edizione del Lovers Film Festival di Torino (20/24 aprile) - le cui madrine saranno Valeria Golino e la senatrice Monica Cirinnà - ma i due nomi che sono stati annunciati oggi e ieri danno già una chiara fotografia dell’enorme lavoro svolto in questi mesi dal presidente Giovanni Minerba, dalla direttrice Irene Dionisio, dai selezionatori e da tutto lo staff del festival. 

Notizia fresca fresca e che sta agitando gli animi pacati degli abitanti del capoluogo subalpino è la presenza a sorpresa di Rupert Everett il 10 aprile alle 21:00 al Cinema Massimo per l’anteprima nazionale del film The Happy Prince - L’ ultimo ritratto di Oscar Wilde - di cui è interprete e regista -, promossa dal 33° Lovers Film Festival e dal Museo Nazionale del Cinema. La pellicola prodotta da Palomar e distribuita da Vision Distribution sarà nelle sale italiane dal 12 aprile 2018. Biglietto unico di ingresso riservato ai maggiori di 18 anni a 3 euro.

La serata sarà introdotta dal saluto di Rupert Everett, della presidente del Museo Nazionale del Cinema, Laura Milani, e del presidente e della direttrice del Lovers Film Festival, Giovanni Minerba e Irene Dionisio. Il divo sarà anche protagonista di un dibattito dopo la proiezione del film.

Ieri è stata invece annunciata la presenza alla serata di apertura del festival, che si svolgerà il 20 aprile alle 20:30 presso la Sala 1 del Cinema Massimo, Francesco Gabbani che eseguirà un mini set acustico. ll celebre cantautore, molto amato dalla comunità Lgbti, ha vinto il Festival di Sanremo nel 2017 con Occidentali’s Karma che ha ottenuto 5 Dischi di Platino; il video, con più di 185 milioni di visualizzazioni, ha superato molti record ed è stato il video di un artista italiano più visto nel nostro Paese nel 2017. 

Ora non resta cha attendere il 9 per conoscere tutto il resto. Appuntamento a Torino dal 20 al 24 aprile

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Il 3 marzo 2018 a Roma (ore 18:40) presso la Casa del Cinema sarà proiettato il docufilm Ottavio Mario Mai, scomparso nel 1992. Occasione, questa, per fare anche il punto della situazione su Aids/Hiv a oltre 30 anni dalla scoperta. Un evento, questo, che è patrocinato, fra l'altro, anche da Gaynet.

Per saperne di più abbiamo intervistato Giovanni Minerba, compagno d’una vita di Ottavio Mai e fondatore  con lui della rassegna cinematografica Lgbti Da Sodoma a Hollywood, oggi Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions

Giovanni, com’è nata l’iniziativa romana del 3 marzo?

Le cose belle di solito nascono per caso, quelle coincidenze che fanno bene al cuore.

Lo scorso settembre fui invitato al convegno calabrese Omofobi del mio stivale. In quella occasione ho incontrato delle persone speciali: fra queste Miki Formisano e Antonella Palmitesta, che conoscevo solo attraverso i social. Devo dire però che Miki era come l’avessi già conosciuto, perché un’amica comune, Alessandra Berni, qualche anno fa pubblicava spesso su facebook stralci di un libro, molto belli, interessanti, importanti, che poi venni a scoprire si trattava della storia di Miki.

Quell’incontro in Calabria fece scoccare la scintilla: donai a loro i due libri di e su Ottavio, di cui avevano sentito parlare ma che non conoscevano. Affascinati, dopo pochi giorni mi parlarono dell’idea di questo evento insieme ad Angelo Fioredda, dando addirittura all’iniziativa il titolo del libro su Ottavio, appunto Negli occhi il cinema nelle mani l'amore, scritto con Elsi Perino e disegnato da Mattia Surroz. Ovviamente ho accettato la proposta. Quando poi riguarda anche Ottavio, a Roma, la sua città, ancora meglio.

Com’è strutturato il docufilm su Ottavio?

Il docufilm su Ottavio, girato con Alessandro Golinelli, racconta parte della sua vita anche attraverso le testimonianze di Leo Gullotta, Gianni Vattimo, Ida Di Benedetto, Angelo Pezzana e tanti altri amici e compagni di lotte.

Ci puoi raccontare com’è nata l’idea d’una rassegna cinematografica Lgbti?

L’idea del Festival nacque per una nostra esigenza primaria. All’epoca a Torino eravamo “attivisti” nel F.U.O.R.I. e nel Partito Radicale. Amavamo il cinema: nel Fuori avevamo partecipato all’organizzazione delle prime rassegne e ovviamente quei pochi film con tematiche “froce” che si affacciavano nelle sale italiane andavamo a vederli.

Raramente ne uscivamo sodisfatti, anzi, quasi sempre delusi: ci accompagnavano forti discussioni sino a quando Ottavio non prese alla lettera una mia provocazione: Fatteli tu i film che vorresti, che ti rappresentino”.

Comprammo una telecamera Vhs e da magnifici autodidatti iniziammo a fare i nostri film: Dalla vita di Piero, girato nel 1982, fu il nostro primo, che poi ci portò in giro per vari Festival. Capimmo così che tanto cinema importante non arrivava nelle nostre sale, alla visione di tutti. Nasce perciò l’idea di proporre a Torino un Festival. Ovviamente non fu semplice: aspettammo un paio d’anni prima che arrivasse una risposta positiva. Poi arrivò un assessore “illuminato”, Marziano Marzano, che prese a cuore l’idea e partì quella magnifica avventura chiamata Da Sodoma a Hollywood, ora Lovers.

Siamo ad oltre 30 anni dalla scoperta dell’Hiv. A Roma se ne parlerà con esperti. Ma cosa significa ancor oggi, soprattutto, per le nuove generazioni: informarsi, documentare e parlare di Hiv?

Noi “vecchie ciabatte” abbiamo vissuto in maniera drammatica sotto tutti gli aspetti l’Hiv sia con la perdita di compagni, amici sia con momenti molto difficili anche nel poter parlare di questi temi: censure e autocensure hanno segnato terribilmente quei momenti iniziali. Poi abbiamo deciso di prenderla di petto ed affrontarla. L’anno scorso a quelle lotte ha dato vita il bellissimo film 120 battiti al minuto di Robin Campillo, che fra l’altro sarà ospite al prossimo Lovers.

Quel periodo, quella “passione attivista” non c’è più. Sono cambiati i tempi, le modalità per informarsi: oggi basta un click, allora era necessario il tempo, tanto tempo, per capire quello che volevano farci vivere. Voglio credere che le nuove generazioni sappiano approfittare delle opzioni che le sono state concesse per potersi vivere serenamente.

Questa iniziativa di Roma serve anche e soprattutto a loro, per sentirsi raccontare quelle che adesso sono storie di vita, la nostra passata e presente, la loro, presente e futuro.

Cosa è mutato secondo te nel cinema italiano  rispetto ai vostri inizi? 

Bisogna dire che il cinema che abbiamo fatto io e Ottavio, per vari e ovvi motivi, non ha avuto la possibilità di affacciarsi al grande pubblico. A parte Giovanni, un remake del nostro primo lavoro, che la Rai ci chiese di rifare nel 1987. Remake che vollero titolare appunto Giovanni perché ispirato alla mia storia, mandandolo poi in onda alle 19:30 e in replica per ben due volte alle 11:00 del mattino. Anche in quella occasione incontrammo a Torino un direttore Rai “illuminato”. Il nostro era un cinema di “nicchia”, per i festival, ma credo, forse posso affermarlo, che sia servito a molti, anche a registi.

Sono passati trentacinque anni da allora. È chiaro che molto è cambiato, per fortuna. Adesso ci sono autori, produttori e distributori che sui temi Lgbti ci investono volentieri. Negli anni l’esperienza di distributori come Lucky Red, Teodora, Mikado è stata importantissima. Poi, se penso a quanti no abbiamo ricevuto su progetti che avevamo scritto con Ottavio, adesso sorrido nel rivedere in altri film quello che avevamo scritto una vita fa.

Tutto questo serve ancora. Anzi, forse serve più di allora, anche perché se andiamo a guardare cosa succede in altri Paesi comunque l’Italia è sempre fra i fanalini di coda rispetto alla produzione di film su questi temi. Ad esempio, visionando i film arrivati per la selezione del prossimo Lovers Film Festival ne ho visti parecchi dal Messico, Brasile, Argentina, Israele; Italia quasi zero. Aspettando che qualcosa di più importante possa ancora succedere, romanticamente penso che, una vita fa appunto, abbiamo anche scritto la favola Da Sodoma a Hollywood.

LOCANDINA ROMA OK 

 

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Martedì 27, alle 21:00, al Cinema Massimo, la sala cinematografica del Museo nazionale del Cinema di Torino, ci sarà un pre-debutto del Lovers Film Festival – Torino Lgbtqi Visions, il più antico festival sui temi Lgbtqi d’Europa e terzo nel mondo, diretto oggi dalla giovane cineasta Irene Dionisio e presieduto dal suo fondatore Giovanni Minerba.

Infatti, insieme a Diversity, l’associazione presieduta da Francesca Vecchioni che si impegna a valorizzare l’inclusione facendo cultura contro pregiudizi e discriminazioni, Lovers presenta l’anteprima nazionale del film Puoi baciare lo sposo di Alessandro Genovesi che poi arriverà nelle sale il 1° marzo.

Alla prima, oltre a Francesca Vecchioni, Giovanni Minerba e Irene Dionisio, interverranno anche il regista Alessandro Genovesi e i protagonisti Cristiano Caccamo e Salvatore Esposito. Quest'ultimo è il “machissimo” Gennarino di Gomorra che ora interpreta, con passione poesia, la “metà” di una coppia rainbow.

PUOI BACIARE LO SPOSO

Si tratta di una pellicola per il grande pubblico scelta non a caso da Irene Dionisio come anticipazione del festival che commenta così: «Sono molto contenta che il Lovers Film Festival abbia potuto collaborare a questa anteprima perché credo sia particolarmente importante e non consueto che il regista, la produzione e il cast del film abbiano deciso di confrontarsi durante la lavorazione con un’associazione come Diversity che si batte da sempre per i diritti delle persone Lgbtqi».

Infatti, in modo praticamente inedito per l’Italia, tutti i soggetti coinvolti nella lavorazione del film hanno lavorato a stretto con contatto con lo staff dell’associazione Diversity per arrivare a un prodotto cinematografico che potesse essere veramente Lgbtqi correct.

Francesca Vecchioni, presidente di Diversity, commenta così: «Puoi baciare lo sposo, come nella migliore tradizione della commedia italiana, racconta l’evoluzione della nostra società facendo ridere e, nello stesso tempo, riflettere. La sua forza è nel linguaggio, nella capacità di parlare a tutte e tutti. Questa è anche una grande responsabilità. Il cinema forma l’immaginario collettivo e la possibilità di sensibilizzare il grande pubblico su concetti così importanti è una grandissima occasione: per combattere i pregiudizi è fondamentale che i temi dell’inclusione e della diversità diventino mainstream».

A chi è a Torino non resta che partecipare alla proiezione a ingresso gratuito. Per tutti gli altri l’appuntamento è al cinema dal 1° marzo.

Il Lovers Film Festival – Torino Lgbtqi Visions, che è giunto alla 33° edizione, si svolgerà poi a Torino dal 20 al 24 aprile, tornando nelle sue date tradizionali.

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Ci si aspettava di sapere qualcosa di più dalla presidente Laura Milani sul piano di riorganizzazione del Museo nazionale del Cinema e dei festival a esso connessi quali il Torino Film Festival, Lovers Film Festival - Torino LGBTQI VisionsCinema Ambiente. Un piano legato alla necessità di far quadrare il bilancio di previsione che, tradotto in cifre, vuol dire 200mila euro.

Dai fasti, dunque, d’un progetto di rilancio dello storico istituto torinese ci si è improvvisamente incagliati, ad appena un anno di distanza, nelle secche del ridimensionamento. Ridimensionamento che ha già interessato il Torino Film Festival e interesserà anche i due festival minori, destinati a un umiliante accorpamento.

Ci si aspettava soprattutto di più dalla dichiarazione di Laura Milani a seguito dell’incontro tenutosi con i soci fondatori il 29 novembre. Ma invece si sa: il cambiamento richiede tempo e questo, come ribadito dall’Assertiva (secondo la definizione di Gabriele Ferraris su Il Corriere della Sera), «lo abbiamo chiarito sin dall’inizio. E si fa un passo per volta» Anche perché «trasformare problemi in opportunità era e rimane un obiettivo, e i Soci Fondatori lo hanno compreso appieno».

Sarà ma è pur vero, che Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. O meglio, riadattando il detto liviano al caso specifico, Dum Augustae Taurinorum consulitur, Musaeum ac manifestationes cinematographicas expugnantur.

Ma l’assessore Marco Giusta non ci sta e muove il suo j’accuse in riferimento soprattutto al festival Lgbti, ideato da Ottavio Mai e Giovanni Minerba.

«Apprendo da fonti stampa – ha detto senza giri di parole - possibili problemi relativamente al Lovers. Oltre trent'anni di storia di un festival nato per dare voce alla comunità Lgbt non possono essere cancellati con un colpo di spugna. E non vedo perché nel momento in cui si procede ad una razionalizzazione delle spese del museo, dovute ad opacità degli anni passate, sia il Lovers a dover pagare lo scotto.

I progetti ci sono e sono importanti: da una possibilità di costruire una rete nazionale ed europea dei festival Lgbt che abbia sede a Torino così come promuovere un progetto di industry che metta assieme produttori, distributori e filmakers. Come Comune di Torino abbiamo già iniziato a promuovere il festival presso la rete delle città europee arcobaleno (Rainbow Network Cities), ma tutto si ferma alle porte del Museo Nazionale del Cinema per quanto riguarda la progettualità futura.

Ad oggi mi risulta che i fundraiser abbiano già iniziato a trovare sponsor per il Lovers, e la macchina è pronta a partire con le persone che hanno competenze decennali nell'organizzazione del Festival. C'è un problema di bilancio? Bene, apriamo il piano economico ed andiamo ad analizzare le singole voci di costo, provando anche a fare economie. Ma mettiamo il presidente e la direttrice in condizione di iniziare a lavorare subito per il festival, senza fare l'errore dell'anno passato di costruire un festival in tre mesi.

Altrimenti può nascere il sospetto che esista una volontà di annegare in un pantano il rilancio del Lovers e perdere un'eccellenza della città e delle regione, distribuendo altrove le colpe per poi riuscire nell'operazione di dismettere il festival, magari appaltandolo all'esterno. Perché stiamo parlando di cultura, altra, ribelle, non egemone forse ma forse per questo ancora più da tutelare e sulla quale scommettere. Da un Museo del Cinema che vuole appunto sostenere l'arte cinematografica come espressione culturale della comunità nella quale si inserisce non mi aspetto nulla di meno».

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Un piano di totale riorganizzazione quello che Laura Milani, presidente del Museo nazionale del Cinema, si appresta a varare all’ombra della Mole.  Piano che, riguardante tanto la storica istituzione torinese quanto i festival connessi (dal Tff a Lovers Film Festival e Cinema Ambiente), sarà presentato domani in conferenza stampa. Ma sul quale al momento nessuno sa veramente nulla se non in linee generali.

La cosa sta mettendo in allarme tutti. Anche perché l’idea di colei, che Gabriele Ferraris ha definito su Il Corriere della Sera con toni sarcastici la "solitaria Assertiva”, è quella di accorpare i due festival minori a quello principale del Torino Film Festival (o Tff). Per cui anche lo storico Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions, fondato da Ottavio Mai (di cui ricorre quest’anno il 25° anniversario della morte) e Giovanni Minerba nel 1986 col nome Torino Glbt Film Festival - Da Sodoma a Hollywood, rischia così di essere condannato a una lunga agonia.

Meglio la chiusura immediata perciò per il Coordinamento Torino Pride, che nella Lettera aperta a tutte e tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Festival Lovers già Cinema Gay ha attaccato la presidente Milani, avendo lei assicurato, all’assunzione del mandato, previe convocazioni delle associazioni Lgbti in riferimento alla storica manifestazione. Eccone il testo:

Il Coordinamento Torino Pride - membro di Ilga Europe (l’organizzazione internazionale non governativa che riunisce 422 realtà LGBTQI di 45 Paesi europei) e costituito dalle associazioni lesbiche, gay, bisessuali e transgender operanti sul territorio della Regione Piemonte, insieme a realtà non LGBT impegnate nel sostegno dei valori della laicità, del rispetto delle differenze - ha da sempre a cuore le sorti del Festival Lovers già Cinema Gay: la manifestazione culturale che, più di ogni altra, è stata e rimane il riferimento per la comunità LGBT non solo torinese. 

Leggendo quanto scrivono alcuni media rispetto a Lovers e, più in generale, rispetto ai due festival “minori” del Museo Nazionale del Cinema di Torino, siamo francamente tutte e tutti in forte apprensione e, per questo, nei giorni scorsi abbiamo scritto alla presidente del museo Laura Milani che ci riceverà volentieri a partire dal 5 dicembre dopo che il suo piano sulla riorganizzazione del Museo e dei suoi festival sarà già stato presentato.

Progressisti, come necessariamente sono tutti coloro che fanno attivismo, siamo apertissimi all’idea di un festival in evoluzione che però mantenga intatta la sua autonomia e  la sua declinazionePer evitare che, con un sol colpo di pennello, vengano cancellati i due più importanti atout della più che trentennale manifestazione:

- il valore sociale, oltre che culturale,  e il ruolo che ha, non solo per la comunità ma per tutte le persone intelligenti;

- e la storia che porta con sé e che ora è patrimonio, non solo del Museo del Cinema ma di tutte le cittadine e i cittadini. Un valore che il festival ha e che gli è riconosciuto a livello mondiale. Snaturarlo, trasformarlo in una sezione o chissà cos’altro, farebbe evaporare un patrimonio acquisito - al netto di edizioni più o meno riuscite - che sarebbe folle disperdere.

Si abbia piuttosto il coraggio politico di sostenerlo davvero o di prendere la decisione di chiuderlo. Invece di condannarlo a un’agonia lenta e a spese dei contribuenti. 

La Comunità LGBT - come il Festival, il Museo e la politica sanno bene - è pronta a fare la sua parte qualora voluta.

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Preferì togliersi la vita Ottavio Mai, ricoverato in ospedale a Torino per complicanze da Aids. E così 25 anni fa se ne andava, appena 46enne, lo scrittore, poeta, attore, sceneggiatore, regista d’origine romana, il cui nome resterà per sempre legato all’ideazione del Torino Glbt Film Festival - Da Sodoma a Hollywood. Giunto alla 32° edizione sotto la denominazione Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions, l’evento è stato definito dal ministero per i Beni e le Attività culturali «una tra le più importanti manifestazioni cinematografiche italiane a livello internazionale».

Ma 25 anni fa se ne andava, soprattutto, un importante “attivista per i diritti degli omosessuali” – come è scritto sulla targa della via che gli è stata intitolata a Torino il 24 aprile 2015 –. Se ne andava, soprattutto un uomo dall’eccezionale creatività, legato dal 1977 alla morte a Giovanni Minerba, con cui condivise gli stessi ideali di militanza, gli stessi interessi culturali, la stessa passione per la cinematografia. Passione che portò Ottavio e Giovanni a produrre pellicole nonché docufilm di valore e a istituire, come accennato, all’importante festival cinematografico su temi afferenti all’omosessualità.

E proprio Giovanni nelle prime ore dell’odierna giornata ha voluto affidare i propri sentimenti immutati per Ottavio, le proprie emozioni, i propri ricordi a un post dal titolo Mi ha lasciato la vita.

«Sono passati 25 anni - così ha scritto - da quella notte fra il 7 e l’8 Novembre del ’92 quando un improvviso e lontano squillo del telefono, tanto impercettibile quanto definitivo, confidò al mio cuore stanco e appesantito dalla preoccupazione che Ottavio mi aveva lasciato solo.

Aveva infine deciso di oltrepassare lo schermo, anticipando l’ignoto nemico, e abbandonare le cose di quaggiù, in quel suo modo determinato, silenzioso e quasi timido, simile a tutti i gesti, alle parole non dette, alle determinazioni di una vita, ai quindici anni di quella vita che abbiamo vissuto come una cosa sola, e che in qualche modo, complice la preziosa testimonianza di tanti amici, cerchiamo sempre di tenere viva.

Non sta a me celebrare i fatti, le idee, i progetti, le iniziative, realizzati fra il 1977 e il 1992. Tutto mi ha visto compartecipe e corresponsabile, tutto ha riempito la mia vita, invaso i miei sogni, esaudito molti ingenui desideri. Tutto ci hanno fatto combattere e vincere insieme tante battaglie.

Resta sempre la coscienza del dolore e la certezza della continua necessità di pensare all’onestà intellettuale di Ottavio, alla sua infinita curiosità e le sue stupefacenti intuizioni»

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