«Spiccato senso di responsabilità» e «comprovata esperienza politica». Sarebbero queste per Massimiliano Romeo le doti che legittimano l’elezione della senatrice Stefania Pucciarelli alla presidenza della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, che nella scorsa legislatura è stata esercitata dall’attuale coordinatore dell’Unar Luigi Manconi.

Una soddisfazione, quella del capogruppo della Lega a Palazzo Madama, espressa in una nota congiunta coi senatori salviniani William De Vecchis, Cesare Pianasso e Marzia Casolati, componenti della medesima Commissione.

Ma agli scontatati toni panegiristici d’area Carroccio si sono susseguite e continuano a susseguirsi le critiche serrate e compatte di tutta l’opposizione di sinistra nei confronti della nomina della parlamentare, classe 1967, che come ha ricordato l’ex senatore Sergio Lo Giudice, attuale responsabile del Dipartimento Diritti Civili del Pd, «è stata indagata per istigazione all'odio razziale per un suo mi piace sotto a un post che chiedeva i forni per gli immigrati. Invoca le ruspe nei campi rom.

Ha invitato a prendere bene la mira per uccidere i ladri in casa. È contraria al riconoscimento dei diritti delle persone Lgbt e a una legge contro la tortura. Affidare a un profilo simile la presidenza di quella delicata Commissione è stato peggio che affossarla. Da oggi chi ha a cuore i diritti umani dovrà stare attento ai siluri provenienti da quella postazione».

La senatrice dem Monica Cirinnà, che è stata eletta segretaria della medesima Commission, ha affidato a un tweet il suo pensiero: «A Stefania Pucciarelli dico che essere inclusivi significa non discriminare. Il nostro lavoro sui diritti deve essere uno strumento di critica costante, profonda e costruttiva nello spirito degli artt. 2 e 3 Costituzione. O si è per i diritti, di tutte e tutti, o si è medievali».

Durissimo il deputato del Pd Alessandro Zan, che in una nota ha anche ricordato che il «senatore Pillon è divenuto membro della Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, lo stesso senatore che ha promosso un disegno di legge pericoloso e retrogrado, che apre la strada a gravi violazioni dei diritti delle donne e dei minori.

Questa è una giornata nera per i diritti, mercificati dal M5S, pronto a fare battaglie per approvare condoni fiscali ed edilizi, ma muto e complice della Lega nel far arretrare il Paese sulle questioni sociali».

Mentre per Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa, si è scelta una «pasionaria xenofoba», per Laura Boldrini (LeU) è un «nuovo passo verso una deriva culturale e politica». Ha parlato di «scelta quanto mena inopportuna» la senatrice della Svp Julia Unterberger

Per Pippo Civati, fondatore di Possibile, «la Commissione sui diritti umani viene travolta dalla ruspa leghista ed è difficile immaginare che possa portare avanti un lavoro all'altezza del compito istituzionale che gli spetta. Ma non è certo stato un caso o un infortunio: è tutto frutto di un disegno ben preciso per calpestare i diritti umani. Con i 5 Stelle pienamente coinvolti».

Amaramente ironico Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, per il quale una tale nomina è «come invitare Hannibal Lecter a un convegno vegano. Siamo messi bene».

Sulla questione like Stefania Pucciarelli è intervenuta nel pomeriggio nel corso d’un’intervista all’agenzia Dire, dicendo: «Vede, io non è che mi devo pentire di una cosa sulla quale già all'epoca avevo chiarito quanto avvenuto. Era semplicemente un like in un commento di una persona che io conosco, una persona che come me era volontario in Croce Rossa, per cui ci siamo sempre prodigati per aiutare il prossimo indipendentemente dall'etnia o dal colore della pelle. Non abbiamo mai fatto distinzioni in questo».

«Avevo messo un like alla persona e non al contenuto - ha spiegato la neopresidente della Commissione -. Nel momento in cui mi è stato fatto presente il contenuto del post me ne sono immediatamente dissociata e ho chiesto scusa. Da lì è partita una denuncia nei confronti all'autore del post e di conseguenza anche alla sottoscritta, denuncia che ha portato a un'archiviazione perché non vi era nessun reato».

Nonostante le chiarificazioni è arrivata la dura nota di disapprovazione di Amnesty International Italia attraverso il portavoce Riccardo Noury, che ha dichiarato: «C'è sempre tempo e sempre possibilità per farsi una cultura dei diritti umani. Al momento questa nomina ci sembra del tutto inadeguata e inopportuna.

La senatrice è nota per aver fatto dichiarazioni contrarie ai diritti umani. Non capiamo come possa presiedere un organismo il cui scopo è quello di promuoverli e tutelarli».

È passato invece al momento sotto silenzio il primo post di Stefania Pucciarelli da presidente della Commissione, in cui, ribadendo la necessità di affrontare il caso Asia Bibi, l'ha fatto in una chiara ottica di scontro nonché islamofobica come testimoniano le parole conclusive: «Basta persecuzioni contro i cristiani. Accendiamo i riflettori sul loro genocidio».

Parole che sembrano destinate a suscitare reazioni anche da parte della Chiesa.

e-max.it: your social media marketing partner

Credeva di poter galvanizzare il Parlamento con l’immancabile papillon e le braccia levate al cielo come aveva fatto col popolo del Family Day al Circo Massimo.

Credeva di poter addomentare l’opinione pubblica, soprattutto quella delle donne, rabbonendole con cantilene come quelle sussurate per la sua ultimogenita a pochi giorni dalla nascita, quando si era fotografato nell’atto di suonare un brano degli Scorpions in ore insonni definite Glory Night.

Ma non è una notte di gloria bensì lunga e tormentata quella che sta affliggendo Simone Pillon, il senatore leghista e per autodefinizione papista (eppur insofferente e aggresivo nei riguardi del quotidiano della Cei L’Avvenire), per il suo progetto di legge sull’affido condiviso.

Perché a dispetto di quella sicumera, a lui connaturale, con cui aveva annunciato che il suo testo sarebbe arrivato in Aula prima di Natale, il braccio parlamentare di Gandolfini si è visto piombare addosso la richiesta di oltre 120 audizioni in Commisione Giustizia al Senato e le critiche, via via più serrate, da parte degli alleati di governo M5s. Per finire a quelle recenti dello stesso vicepremier Luigi Di Maio.

Ma sono soprattutto le donne a essersi ribellate a un progetto di legge che Nonunadimeno ha bollato «come proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni».

Cosa cha ha portato Nudm, insieme con la rete dei Centri anti-violenza e varie sigle associative (comprese quelle Lgbti) a organizzare per oggi in oltre cento piazze italiane la mobilitazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido, «per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell'insubordinazione femminista e transfemminista».

A Roma il presidio è iniziato alle 11:00 in piazzale Madonna di Loreto con una presenza altissima di partecipanti. Tantissimi i cartelli e gli striscioni esibiti, recanti scritte del tipo No al Medioevo, Ci volete ancelle: ci avrete ribelli, Decidiamo noi sulle nostre vite, sui nostri desideri, sui nostri affetti.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Utero in affitto, ideologia gender, sottomissione gay. Sarebbero questi per il deputato forzista Galeazzo Bignami i temi esaltati e propagandati dal Gender Bender Festival che, giunto quest’anno alla 16° edizione, è in corso a Bologna fino al 3 novembre. 

Motivo per cui il parlamentare, figlio di Marcello che fu volto storico della destra bolognese quale componente della segreteria nazionale del Movimento sociale italiano (e lui stesso con trascorsi di militanza nel partito di Almirante e poi in Alleanza nazionale), ha depositato un’interrogazione indirizzata al ministro per i Beni e le Attività culturali Alberto Bonisoli perché «il Governo si esprima su questo festival e ripensi con serietà alla opportunità di erogare finanziamenti pubblici».

Per Bignami «anche quest'anno dobbiamo assistere alla solita sfilza di spettacoli messi in scena con la giustificazione di promuovere la libertà sessuale: una scusa utilizzata ormai da anni per propinare la propaganda Lgbt e l'ideologia gender che vorrebbe annullare le differenze tra uomo e donna». Secondo il parlamentare il programma del festival, infatti, «si muove sui soliti temi cari a questo tipo di propaganda: smontare la sessualità maschile e femminile, irridere la religione ed esaltare le forme di dominio e di sottomissione gay». 

A finire poi nel mirino dell’azzurro Diane a les épaules (proiettato il 26 ottobre), l’irriverente commedia di Fabrice Gorgeart, che, pur affrontando con intelligenza il tema della gestazione per altri, viene presentato – ma senza essere stato visto dall’interrogante – come «una bella forma pubblicitaria all'utero in affitto, che è illegale nel nostro Paese». Un danno, fra l’altro, ai cittadini «perché il festival ha contributi pubblici del Comune, della Regione e del ministero».

Gli ha fatto eco il consigliere regionale forzista Andrea Galli, per il quale «la Cittaà Metropolitana di Bologna e la Regione non dovrebbero promuovere kermesse in cui si lede la nostra identità culturale di matrice cristiano-cattolica e che coinvolgono età estremamente delicate e sensibili come l'adolescenza e l'infanzia».

e-max.it: your social media marketing partner

Una piazza del Campidoglio gremita stamani all’inverosimile per il sit-in Roma dice basta contro il degrado urbano.

Tantissime le persone che hanno accolto l’appello lanciato giorni fa sui social da sei cittadine, che avevano fra l’altro scritto: «Dopo 28 mesi di giunta Raggi questa è la prima occasione per i cittadini romani esasperati dal progressivo imbarbarimento della città di dire che non sono d'accordo, che non è vero niente che siamo solo dei brontoloni che tutto va bene, che sono stufi di sentirsi ripetere che tutta la colpa è delle amministrazioni precedenti».

La 65enne Silvia Mauro, una delle promotrici dell’iniziativa, ha dichiarato in piazza: «A maggio, quando eravamo soffocati dalla spazzatura e dalle buche, con un gruppo di amiche ci siamo viste di domenica, ci siamo sfogate e poi abbiamo deciso di mobilitarci. È nato un gruppo Facebook e in un giorno siamo diventati 2mila, oggi siamo 22mila».

Raggi dimettitiOra basta!, Dignità per Roma: questi solo alcuni degli slogan riportati su decine di cartelli e striscioni con i quali i partecipanti hanno riempito, a partire dalle 10:00, la piazza antistante il Palazzo Senatorio.

Ma anche tante scritte in inglese e in latino, come quella dei liceali del Lucrezio Caro che hanno puntato su una rivisitazione della celebre frase ciceroniana della Prima Catilinaria: Quousque tandem abutere, Virginia, patientia nostra?. Mentre sono stati fotografati e intervistati, hanno ripetuto sorridenti la traduzione a tutti: Fino a quando, Virginia, abuserai della nostra pazienza?

Presenti anche attivisti e attiviste Lgbti con striscioni e bandiere come quelle del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, la cui ex presidente Rossana Praitano ha scritto su Facebook: «Piazza gremita! Roma dice basta.... Inizia la riscossa dei cittadini!».

Ma per i vertici pentastellati Raggi non deve affatto dimettersi, anzi le andrebbero «dati più poteri per contrastare il degrado – come dichiarato in Sicilia dal vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio -; pieni poteri per poter effettuare gli sgomberi degli edifici occupati senza aspettare il ministero, o gestire pienamente i rifiuti. E non lo dico perché il sindaco è dei 5 Stelle».

Persone Lgbti mescolate alla folla anche a piazza dell’Immacolata per il sit-in organizzato da Anpi, Cgil, Arci, Non una di meno in ricordo di Desirée Mariottini, la 16enne morta, il 19 ottobre, dopo essere stata drogata e stuprata in uno stabile diventato covo degli spacciatori nel quartiere San Lorenzo.

«Questa è la Roma migliore», ha detto al microfono il presidente provinciale dell'Anpi ‎Fabrizio De Sanctis, che ha aggiunto: «Stiamo vivendo giornate terribili bisogna assicurare i responsabili alla giustizia senza sconti. Ma non si possono tollerare le strumentalizzazioni: le donne sono tutte uguali e gli aggressori sono tutti uguali e tutti vanno condannati e assicurati alla giustizia».

A De Sanctis ha fatto eco Tina Costa, partigiana 90enne, che ha affermato di non essere contro «chi viene in Italia e non mi interessa il colore della pelle. Ma chi governa ha il dovere di controllare che chi sta nel nostro Paese sia un cittadino onesto. Un altro che hanno preso aveva con sé 11 chili di cocaina. Per i disonesti, le patrie galere sono là.

Di fronte ai ragazzi che oggi si richiamano al fascismo io provo sgomento: credo che questi ragazzi non vengono educati come dovrebbero. Se nelle nostre scuole non si studiano le nostre radici, come posso prendermela con i ragazzi? Me la prendo con chi ha il dovere di crescerli ed educarli. Devono conoscere e studiare le nostre radici».

Per la rappresentante di Non una di meno «non c’è nessun bisogno di uomini forti che ci difendano Noi ci difendiamo da soli con le nostre idee e i nostri progetti. Noi costruiamo reti e spazi e agibilità politica. La speculazione sul corpo di Desirée ci disgusta. Noi con San Lorenzo solidale stiamo lavorando per migliorare questo quartiere.

Dobbiamo fermare lo sciacallaggio mascherato da difesa delle donne. Forza Nuova minaccia di attraversare le strade del quartiere antifascista, perché i padri devono difendere le loro figlie bianche. Questo ci fa schifo. Noi non siamo merce di nessun mercato e di nessun fascismo dentro e fuori il Governo». 

Nella manifestazione antifascista è confluito il presidio Con i migranti per fermare la barbarie che, previsto alle 16:00 in piazza SS. Apostoli, è stata dirottato dagli organizzatori in piazza dell’Immacolata dopo che si è appreso della della minaccia di Forza Nuova di marciare verso San Lorenzo.

Il corteo dei forzanovisti, guidato da Roberto Fiore, è partito da Porta Maggiore e ha raggiunto via dello Scalo di San Lorenzo, fronteggiato da forze dell'ordine e militanti delle associazioni del quartiere.

Un gruppo di manifestanti, per lo più ragazze, si è a un tratto staccato. Ma è stato intercettato e bloccato, mentre brandiva due bandiere di Forza Nuova, all'inizio di via dei Lucani da un nucleo di militanti e, subito dopo, dalla Digos, mentre correvano in direzione del piccolo memoriale che con fiori, foto e scritte riveste il portone di ferro del 22, da cui si accede all'area in cui è stata trucidata Desirée.

Gli agenti hanno identificato le forzanoviste, che avevano nascosto le bandiere sotto ai giubbotti neri, e li hanno scortati via dalla zona. Successivamente anche il presidio di Forza Nuova allo Scalo di San Lorenzo è stato sciolto e il cordone dei residenti è così risalito lungo le mura della ferrovia verso piazza dell'Immacolata.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Con decreto firmato, lunedì 22 ottobre, da Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, è stato costituito presso il relativo Dipartimento di Palazzo Chigi il Tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbti

Tavolo costituito «al fine di favorire informazioni e scambio di conoscenze, dati, best practices ed elaborare proposte di azione volte a contrastare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, promuovere un clima di rispetto della dignità delle persone Lgbt e divulgare la cultura delle differenze». 

Sulla base del decreto governativo esso risulta essere composto da associazioni e altri organismi, anche non riconosciuti, finalizzati alla promozione dei diritti e alla tutela delle persone Lgbti. Si tratta di 48 realtà che, in possesso dei requisiti indicati nell’Avviso di manifestazione di interesse bandito dal Dipartimento il 18 settembre, hanno fatto pervenire entro il 28 settembre la domanda di partecipazione

Collage Fotor

Come previsto dall’art. 2 del decreto, il Tavolo sarà presieduto dal Sottosegretario Spadafora o da un suo delegato. Vi parteciperanno inoltre Alessandra Ponari, capo del Dipartimento per le Pari Opportunità, Luigi Manconi, dirigente coordinatore dell’Unar, nonché i dirigenti e le unità di personale del medesimo Ufficio eventualmente designate.

Come specificato dall’art. 4, il Tavolo (la cui partecipazione è a titolo gratuito) «resta operativo per la durata del mandato governativo. Gli incontri sono convocati dal Sottosegretario alle Pari Opportunità e Politiche Giovanili. 

La convocazione, salvo casi particolari, è comunicata almeno sette giorni prima della data dell’incontro tramite mail. Partecipano ai lavori del Tavolo Lgbt i presidenti delle associazioni e degli organismi o, in via eccezionale, i loro delegati. Il funzionamento del Tavolo Lgbt sarà determinato con apposito Regolamento»

A supporto del Tavolo di consultazione permanente sono poi previsti gruppi di lavoro su tematiche specifiche, ai quali potranno partecipare anche le articolazioni territoriali delle varie associazioni e organismi, che ne hanno fatto domanda. Dal secondo allegato al decreto esse ammontano al numero complessivo di 43, di cui ben 41 sono Comitati di Arcigay. Le altre due articolazioni territorialo sono ArciLesbica Roma e Gaynet Roma.

Collage Fotor1

e-max.it: your social media marketing partner

«Salvini? È un razzista. Lo so che la situazione in Italia è difficile perché siete un Paese che affaccia sul Mediterraneo. Mi dispiace anche che il mio Paese non possa aiutare e accogliere persone da altri Paesi: anche noi abbiamo un razzista come presidente, che non capisce che noi siamo quello che siamo anche grazie a tutti quelli che sono venuti nel nostro Paese.

Sono sicuro che ci siano molte persone intelligenti in Italia che sappiano come affrontare il problema dell'immigrazione e risolverlo e penso anche che gli italiani debbano iniziare a chiamare Salvini per quello che è: una persona bigotta che ha un atteggiamento bigotto».

Non ha usato mezzi termini Michael Moore nell’incontro d’ieri col pubblico in occasione della Festa del Cinema di Roma, dove alle 19:30 è stato presentato Fahrenheit 11/9, nuovo documentario politico del regista statunitense questa volta dedicato a Donald Trump.

E, dopo aver definito il ministro dell’Interno bigotto, oltre che razzista, Moore ne ha dato le seguenti motivazioni: «È contro i gay e i matrimoni tra gay: bisognerebbe invece che cercasse di capire che l'amore è amore a prescindere dal sesso dell'altro. Il consiglio che posso dargli è questo: Salvini, non sposare un gay se li odi, ma lascia che loro si amino e si sposino e i tuoi affari tieniteli per te».

Il regista ha anche aggiunto: «Sono cinque giorni che guardo la vostra tv e non mi piace. Quando i ricchi hanno in mano i media vogliono solo fare programmi che rincretiniscano la gente, si creano grossi problemi. In Usa Trump è bravissimo a cavalcare questo, le persone lo amano per questo. E questo l'ho visto anche in Italia. Credo che le persone sbaglino nel vedere Salvini e Di Maio come persone divertenti, perché non si tratta di intrattenimento, ma di politica». 

Infine da parte del regista e documentarista americano un appello all'Italia: «Siete stati grandi, dovete ritornare ad esserlo». E poi un nuovo affondo a Salvini: «Io non direi Prima gli italiani ma Prima l'Italia».

e-max.it: your social media marketing partner

«La sindaca di Roma Virginia Raggi ha richiesto agli uffici competenti la rimozione dei manifesti omofobi riconducibili all'associazione onlus Pro Vita».

Con tali parole una nota del Campidoglio ha reso noto la presa di posizione della prima cittadina M5s in riferimento alle gigantografie che, affisse ieri non solo nella capitale ma anche a Torino e Milano, rappresentano due giovani uomini, indicati come genitore 1 e genitore 2mentre spingono un carrello con dentro un bambino disperato  Accanto la scritta: «Due uomini non fanno una madre. #StopUteroinAffitto».

Una campagna che, promossa da Pro Vita e Generazione Famiglia (due delle tre associazioni promotrici del Family Day e del Congresso mondiale delle Famiglie di Verona) per riaffermare «il diritto dei bambini a una mamma e un papà», ha incassato nella tarda serata d'ieri i plausi del senatore leghista Simone Pillon, della scrittrice Costanza Mirianodella deputata nonché presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.

Ciò non ha fatto indietreggiare la sindaca Raggi perché, come si legge nella nota capitolina, «il messaggio e l'immagine veicolati dal cartellone, mai autorizzato da Roma Capitale e dal Dipartimento di competenza, violano le prescrizioni previste al comma 2 dell'art. 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali».

Una campagna inaccettabile quella di Pro Vita e Generazione Famiglie agli occhi di Virginia Raggi, che ha dichiarato: «La strumentalizzazione di un bambino e di una coppia omosessuale nell'immagine del manifesto offendono tutti i cittadini».

La posizione della sindaca è stata salutata con soddisfazione a partire dagli organismi rainbow, due dei quali, il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e Famiglie Arcobaleno, nelle persone dei rispettivi presidenti Sebastiano Secci e Marilena Grassadonia, hanno lavorato in prima linea per l'ottenimento di un tale risultato sì da salutarlo come «vittoria delle associazioni Lgbti».

Ieri anche la sindaca pentastellata di Torino Chiara Appendino si era espressa contro la campagna via Twitter: «Ma due persone che si amano fanno una famiglia. Continuerò le trascrizioni e non smetterò di dare la possibilità a questo amore di realizzarsi».

 

e-max.it: your social media marketing partner

Nuovo caso di riconoscimento di genitorialità per una coppia di due donneAd annotare sul registro di Stato civile il nome della secondo mamma di un bimbo di otto mesi Sean Christian Wheeler, sindaco pentastellato di Porto Torres (Ss). 

«Sono davvero orgoglioso e contento – ha commentato il primo cittadino su Facebook - che il nostro Comune, grazie al lavoro dell'ufficio di Stato civile, ha riconosciuto il diritto anche alla seconda madre di essere genitore.

Al di là di ogni possibile ragionamento, penso che nessuno possa negare il fatto che ogni famiglia che si rispetti deve essere un concentrato di amore e serenità: non ho quindi fatto altro che accogliere la richiesta di due madri, già unite civilmente, e riconoscere così anche dal punto di vista burocratico il loro progetto di vita».

Il primo cittadino di Porto Torres si è poi rivolto a «questa nuova famiglia, alle due madri e al bimbo», per augurare loro «una vita piena di soddisfazioni.

Siamo ora pronti ad accettare altre richieste di famiglie che desiderano avere il riconoscimento omogenitoriale: invito chi è interessato a informarsi presso gli uffici o inviarci una richiesta».

Le due mamme, a loro volta, hanno ringraziato il sindaco e «quanti ci sono stati accanto in questo cammino, intrapreso per tutelare il nostro bambino: il nostro desiderio è vedere questo nostro percorso, che oggi fa notizia, come consuetudine e normalità.

Noi continueremo a prenderci cura l'una dell'altra ogni giorno, con la speranza che amarsi e rispettarsi possa essere presto un diritto per tutti». 

e-max.it: your social media marketing partner

«Leggendo Lodi e Riace insieme, si comprende l'allarme. C'è il rischio di creare una contrapposizione tra italiani e non, tra buoni e cattivi. Problemi complessi richiedono il tempo dell'analisi, non della comunicazione social». 

Non usa mezzi termini Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, nella lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera.

Di argomenti ne affronta in verità tanti ben al di là di quello immigrazione, che gli consente, in ogni caso, un'elegante stoccata a Lorenzo Fontana per le relative dichirazioni su una presunta diluizione dell’identità italiana: «Per tutti noi ora è il momento di lavorare. Il ministro ha un compito difficile, aiutare le famiglie e i disabili».

E al leghista veronese, figlio spirituale del tradizionalista don Vilmar Pavesi tutto anatemi e messa tridentina, si rivolge ancora una volta in maniera chiara sia pur indiretta: «Non possiamo non vedere che esistono le famiglie arcobaleno».

Già, perché è proprio in tema di diritti che per Spadafora esiste una differenza abissale tra M5s e gli alleati verdi (o bleu) di governo.

«Nella maggioranza – spiega Spadafora - ci sono sensibilità culturali molto diverse, a cominciare dai diritti. Noi dobbiamo restare alternativi alla Lega, siamo una cosa diversa». Diritti, sui quali «il contratto non prevede un arretramento culturale. Il M5S deve assumersi la responsabilità fortissima di tenere alta l’attenzione su questi temi. Noi difenderemo tutte le conquiste fatte. Abbiamo sensibilità forti nei gruppi parlamentari e nell’elettorato di cui dobbiamo tener conto. Non possiamo cadere nella trappola di alimentare un clima di discriminazione verso chi è considerato diverso, immigrati, persone di colore, omosessuali».

Durissima, inoltre, la valutazione sul ddl Pillon: «È un episodio che desta allarme. Proposta antistorica – ribatte Spadafora -, perché non tiene presente l’interesse dei bambini e riduce tutto a chi è a favore dei padri e chi delle madri».

e-max.it: your social media marketing partner

Giovedi 4 ottobre il Consiglio comunale di Verona ha approvato, con 21 voti favorevoli e 6 contrari, la mozione 434, che prevede la qualifica del capoluogo scaligero quale città a favore della vita e il finanziamento di associazioni cattoliche impegnate in azioni di contrasto all’aborto gratuito e libero. 

Uno dei primi firmatari della mozione 434, il cui proponte Alberto Zelger si è imposto alla pubblica attenzione per le dichiarazioni sui «gay sciagura per la riproduzione», è stato il deputato leghista Vito Comencini (recentemente noto per essersi opposto alla mozione con cui il consigliere Gennari del M5s intendeva stigmatizzare l’aggressione omofoba ai danni di Andrea Gardoni e Angelo Amato).  

A stupire però maggiormente, fino a diventare un caso nazionale, è stato il voto favorevole della capogruppo del Pd Carla Padovani. Voto, a seguito del quale la 56enne veronese, fervente cattolica e già militante nella Margherita, è stata sfiduciata dall’incarico dagli altri tre consiglieri dem Elisa La Paglia, Federico Benini, Stefano Vallani e potrebbe perciò passare al Gruppo Misto

Ne abbiamo parlato col deputato Ivan Scalfarotto, già sottosegretario allo Sviluppo economico e attuale componente della Commissione nazionale di Garanzia del Partito Democratico.

Onorevole Scalfarotto, come politico da sempre attento alla promozione dei diritti civili e della libertà delle persone, come commenterebbe la mozione 434?

È la parte peggiore di una destra al governo che non può non declinare la propria azione anche in una chiave di estremismo religioso vissuto come elemento tradizionalista e identitario: non una religione che accoglie, ma una religione che separa “noi” da “loro”. È il rosario sventolato da Salvini sul sagrato del Duomo di Milano che si fa politica. Del resto in tutti gli Stati governati da partiti sovranisti l’attacco alle donne e ai diritti delle minoranze è parte integrante delle politiche di governo. In questo senso basta guardare al ddl Pillon, che secondo me è solo la prima mossa di una strategia assai più ampia e pericolosa che temo vedremo spiegarsi compiutamente nei prossimi mesi anche nei confronti della comunità Lgbtqi. 

Tra i sostenitori di questa mozione leghista sorprende la firma di Carla Padovani. Che cosa si sentirebbe di dirle? 

Sono un componente della Commissione nazionale di Garanzia del Pd e questo mi impone di non pronunciarmi su un caso concreto, che potrebbe presto o tardi anche arrivare all’attenzione della Commissione. Però posso dire con certezza che, al contrario di altre associazioni, ciò che unisce gli iscritti a un partito è la comunanza dei valori e delle idee. E guardando al suo contenuto, si capisce bene che la mozione di Verona sia stata proposta, sottoscritta e sostenuta da partiti la cui base valoriale è antitetica e incompatibile con la cultura politica del Partito democratico. 

Secondo lei vicende come questa di Verona sono frutto di una politica nazionale che sta “sdoganando” atteggiamenti liberticidi, trasformando perfino l’immaginario dei politici del Pd (come quello di Carla Padovani) o sono fenomeni isolati e slegati da dinamiche nazionali?

Assolutamente sì. Come dicevo prima c’è una cultura politica oggi molto forte, veicolata in Italia dalla Lega, che punta a sdoganare un messaggio tradizionalista e identitario che è difficilmente compatibile con un’agenda dei diritti che è per sua natura progressista, cosmopolita, aperta. Si aggiunga poi il messaggio “chavista”, in salsa venezuelana, del M5S che tende a smontare la democrazia liberale e portare all’egemonia di una cultura politica populista che è per sua natura totalitaria e dunque incompatibile con la tolleranza propria delle democrazie liberali. Non deve stupire se sui diritti civili i grillini sono sempre stati quanto meno latitanti: bastino a dimostrarlo le loro posizioni e i loro voti su questi temi, dallo ius soli alle unioni civili. Il mix delle due culture politiche oggi al governo in Italia, grillina e leghista, per l’agenda dei diritti è micidiale: il loro effetto è potenzialmente devastante. 

Infine, qual è la “ricetta Scalfarotto” per un possibile recupero di fiducia e consensi per il centrosinistra italiano? Di chi è, a suo parere, la responsabilità del recente calo di consensi del Partito Democratico?

È la classica domanda da cento milioni di dollari. È stato il prodotto di una serie di concause molto serie, dalla crisi economica alla semplificazione dei messaggi che avvantaggia chi propone soluzioni semplici (e sbagliate) a problemi complessi: lo dimostra il fatto che la crisi del Pd è la stessa che ha colpito le sinistre in tutto il mondo occidentale. L’errore peggiore che si potrebbe fare è un ritorno al passato, come dimostra il fatto che chi si colloca più a sinistra del Pd vive una crisi ancor più profonda della nostra, ai limiti dell’estinzione, e ancora peggio sarebbe l’adesione a un modello populista attraverso, per esempio, un’alleanza scellerata con il M5s. La mia ricetta, se così si può dire, è quella di un profondo rinnovamento delle forme della politica - dalla forma-partito, ai modelli di partecipazione, alla selezione delle nostre classi dirigenti, tutte questioni dove non abbiamo purtroppo mantenuto le nostre promesse di cambiamento - senza abbandonare il cuore della nostra identità: la costruzione di una società più equa, il rispetto sacrale per le istituzioni repubblicane, il ragionamento come metodo di lavoro, e l’idea che il miglioramento delle cose, non solo tutte insieme ma con il lavoro giorno dopo giorno, è un obiettivo per cui vale sempre la pena di combattere.

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video