Ricorre quest’anno la 30° edizione del Coming Out Day. La data dell’11 ottobre fu scelta da Robert Eichberg e Jean O'Leary, ideatori della ricorrenza, che vollero così ricordare il primo anniversario della marcia nazionale statunitense su Washington per i diritti delle persone Lgbti

In tale giornata si vuole rimarcare l’importanza del coming out ossia la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o identità di genere: atto liberatorio per le persone Lgbti che in quanto tali subiscono discriminazioni; atto emancipativo secondo  Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento omosessuale, che, ritendo l’invisibilità un ostacolo fondamentale al cambiamento dell'opinione pubblica, invitava le persone omosessuali a uscire allo scoperto

Tante le iniziative organizzate in tutto il mondo per celebrare tale giornata e riflettere sull’importanza del coming out. 

In Italia, ad esempio, il Comune di Torino ha diffuso un vademecum che, rivolto ai dipendenti e alle dipendenti, suggerisce alcuni atteggiamenti e comportamenti per favorire un clima attento e sensibile alla pluralità, per viverla come una ricchezza e un’opportunità di capire meglio gli altri e i loro bisogni, le loro potenzialità, siano essi colleghi e colleghe o utenti dei suoi servizi alle persone.

Come spiegato dall’assessore alle Politiche giovanili e alle Pari opportunità Marco Giusta, «vivere con serenità le ore vissute sul posto di lavoro, che occupano una parte importante della nostra giornata, è un fattore di benessere dell’individuo e dell’organizzazione di cui si è parte. Sul posto di lavoro le persone comunicano e condividono la loro quotidianità, raccontano le ore dedicate alla famiglia, agli affetti, alla vita sociale.

Esprimere liberamente la propria personalità, senza pregiudizi e preconcetti, e ottenere accettazione e rispetto è quindi un forte elemento di motivazione e di qualità della vita».

Ma il coming out resta per tante e tanti ancora associato a sentimenti di timore e insicurezza, soprattutto laddove la pressione sociale è più forte e gli atteggiamenti stigmatici sono più diffusi. 

Non stupisce perciò il ricorso sempre più diffuso ai social per superare tali paure e incertezze. Facebook, Instagram, Twitter e non solo consentono agli utenti non solo di condividere le proprie esperienze, ma allo stesso tempo di vedere punti di vista diversi, nuove culture e stili di vita. Spesso però questo non si ferma a un semplice scambio di esperienze. Le piattaforme social sono infatti luogo dove gli utenti si danno sostegno, anche se non si conoscono di persona e sono separati da centinaia o migliaia di chilometri. 

Per il numero contenuto di caratteri Twitter è spesso il canale scelto da molte persone e anche da celebrità per fare coming out (non esclusivamente l'11 ottobre) ed essere di sostegno ad altri. Si pensi ad Alessandra Amoroso, a King Cleo, a Paris Jackson o a Collin Martin.

Nella giornata odierna si stanno perciò digitando gli hastag #LoveIsLove, #BornThisWay, #Pride e, ovviamente, #ComingOutDay. Legato a quest'ultimo, in Italia si utilizza anche l’hashtag #HoQualcosaDaDirvi​​, che, creato per una precedente campagna di comunicazione, è volto a incoraggiare le persone a esprimere e raccontarsi tramite pillole sui social, rivelando il proprio orientamento sessuale o identità di genere.  

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Esposti a raffica alla Corte dei Conti per contestare a oltre cento enti locali e regionali, che hanno concesso quest'anno il patrocinio ai 28 Pride italiani, l’illecito di danno erariale.

Presentati alle dodici procure territoriali di Campania, Lombardia, Piemonte, Umbria, Lazio, Toscana, Sicilia, Veneto, Sardegna, Liguria, Trento e Bolzano, gli esposti chiamano in causa le Regioni Lazio, Campania, Piemonte, Toscana, Umbria e molti Comuni importanti, tra cui Roma, Firenze, Napoli, Catania, Cagliari, Torino, Milano.  

Promotore dell’iniziativa Filippo Fiani, coordinatore dell'associazione Difesa dei valori, che ne ha parlato oggi in conferenza stampa alla Camera dei deputati col senatore leghista Simone Pillon e il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, già noto per i suoi attacchi al Toscana Pride.

«Decine di comuni a guida Pd, centrosinistra e Movimento 5 Stelle patrocinano e sostengono manifestazioni che promuovono la poligamia e la pratica barbara dell'utero in affitto - ha detto Donzelli -: è surreale e indecoroso associare il nome di istituzioni a pratiche raccapriccianti vietate dalla Costituzione italiana. Sosteniamo l'iniziativa dei promotori perché crediamo che non sia pensabile sprecare risorse per iniziative contro la legge.

Non possiamo accettare che una parte politica utilizzi le risorse pubbliche per diffondere pratiche raccapriccianti e diseducative. Chiediamo che la magistratura contabile intervenga per recuperare le risorse dai responsabili di scelte assurde».

Alla conferenza stampa erano presenti Jacopo Coghe (presidente Generazione Famiglia), Giusy D'Amico (Presidente Non si tocca la famiglia), Maria Rachele Ruiu (Comitato Difendiamo i Nostri Figli) e Filippo Savarese, che ne ha parlato in termini panegiristici su Facebook.

A illustrare i dettagli degli esposti l’avvocato Francesco Vannicelli.

Ma, come già successo con gli esposti presentati a cinque procure della Repubblica contro i “sindaci arcobaleno, anche in questo caso sono apparse sin da subito le criticità d'una tale iniziativa che, al di là della chiara matrice ideologico-politica, è stata condotta senza alcuna contezza della tematica affrontata.

Contattati da Gaynews, gli organizzatori di alcuni dei maggiori Pride di quest’anno (Roma, Pompei, Milano, Siena) hanno dichiarato di trovare tali esposti al limite della farsa dal momento che i patrocini concessi sono stati di tipo meramente morale e quindi senza alcuna erogazione di sorta.

Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità per il Comune di Torino, ha invece affermato: «Sono anni che viene concesso il patrocinio morale al Torino Pride e rivendichiamo con orgoglio una tale scelta.

Indipendemente da tale attestazione il Comune ha concesso quest’anno la somma di 2.000 euro a sostegno delle connesse manifestazioni di lotta alla discriminazione. Danno erariale? Staremo a vedere. Ma c’è veramente da ridere».

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Quest’anno il Piemonte Pride, che, in occasione della storica parata torinese del 16 giugno ha richiamato 120.000 persone al grido di Nessun dorma!, ha superato sé stesso proponendo tre pride nel secondo anno dalla nascita della piattaforma territoriale.

Infatti, grazie all’impegno di tanti e tante volontarie diffusi su tutto il territorio regionale coordinati dal Torino Pride, il Piemonte ha avuto tre tappe arcobaleno: il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio, Torino e l’Alba Pride che ha replicato il grande successo dell’anno scorso.

5.000 persone sono accorse nella patria del tartufo per manifestare quanto qui in provincia e ancor più in questo momento storico e politico, di pride ci sia ancora bisogno. Una folla pacifica e molto eterogenea sta percorrendo le strade del centro storico per ritrovarsi, all’insegna dell’allegria, in zona H per i discorsi finali e il dj set.

Tra i partecipanti anche l'assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Marca Giusta, l'assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti e l'europarlamentare Daniele Viotti.

L’appuntamento nel cuore delle langhe, eccezionale  anche in quanto si svolge non in un capoluogo di provincia, è organizzato dal Collettivo De Generi e dal Coordinamento Torino Pride.

Soddisfatto Alessandro Battaglia che dichiara: «Quest’anno in Piemonte abbiamo avuto tre pride ma, probabilmente, l’anno prossimo saranno sei».

Come nel 2017, diversi locali e servizi di ristorazione di Alba e dintorni hanno deciso di esprimere il proprio sostegno alla manifestazione Piemonte Pride anche “visivamente”,  adottando le tovagliette con il logo della manifestazione, per affermare il loro impegno nel contrastare le discriminazioni e moltissimi negozianti albesi hanno deciso di arredare la propria vetrina a tematica arcobaleno nei giorni precedenti la manifestazione.

Un’incoraggiante dimostrazione di supporto e sostegno di una parte di società civile che sente la necessità di esporsi in nome degli ideali in cui crede. 

Anche nel 2018 l’Ente Turismo Alba Langhe & Roero ha nuovamente dimostrato il pieno supporto alla manifestazione: una collaborazione preziosa segno della volontà di “aprire le porte” alle differenze e allo scambio.

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«Stimiamo che siano scese a sfilare almeno 120.000 persone. Una folla che vuole dire basta alle discriminazioni e lo vuole fare in modo pacifico ma con determinazione e credo che il pugno chiuso rainbow, immagine guida 2018, sintetizzi al meglio questo pensiero».

Così Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, ha commentato, a chiusura del Torino Pride in piazza Vittorio Veneto, la locale marcia dell’orgoglio Lgbti, che a livello numerico si pone, al momento, solo dopo quella di Roma.

Aperta dalla banda della Polizia municipale della Città di Torino, la parata è partita da via San Donato intorno alle 16.30. Dietro allo striscione del Coordinamento i tanti attivisti e attiviste che hanno reso possibile, con il loro lavoro volontario, la realizzazione della manifestazione.

Moltissime le sigle sindacali e associazionistiche che vi hanno preso parte. Presenti anche la sindaca Chiara Appendino con l’assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta e l’intera Giunta. La prima cittadina del capoluogo sabaudo ha ricordato, quale motivo di vanto, il fattivo sostegno alle famiglie arcobaleno. «Questa città – ha dichiarato –ha già dato molto in  tema dei diritti e continueremo a farlo. In questa settimana abbiamo proseguito con le trascrizioni delle famiglie omogenitoriali e continueremo. Il nostro pensiero su questa materia è noto e certo non lo cambieremo».

Ha fatto riferimento ai diritti civili faticosamente acquisiti il presidente del Consiglio regionale Nino Boeti, che ha affermato: «Il Torino Pride continua ad essere una giornata di festa. Ma, se negli anni passati parteciparvi poteva sembrare un po' superfluo, in un momento in cui i diritti civili sembrano essere messi un po' in discussione esserci è importante».

Quello di Giovanni Minerba, fondatore e presidente del Lovers Film Festival, è stato un commento improntato alla commozione da parte di chi, in qualità di militante della prima ora, ha seguito negli anni l’evolversi del cammino dei diritti per le persone Lgbti. «Quella del Pride è una giornata sempre indimenticabile, sempre emozionante. Questo giorno fa sempre venire le lacrime».

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Oltre 2.000 persone hanno partecipato ieri al Novara Pride che, partito alle ore 15:00 da Piazza Garibaldi scandendo lo slogan R-Esistenze Arcobaleno, si è snodato per le vie del capoluogo piemontese fino Piazza Martiri della Libertà, dove si sono tenuti i discorsi conclusivi e show d’intrattenimento.

Organizzato da NovarArcobaleno, associazione Lgbti costituitasi nel maggio 2015, in collaborazione con la onlus locale Sermais, la prima marcia novarese dell’orgoglio Lgbti ha visto la partecipazione dell’europarlamentare Daniele Viotti, dell'assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti, del consigliere regionale Domenico Rossi, del presidente della Provincia Matteo Besozzi.

Assente, come prevedibile, il sindaco leghista Alessandro Canelli che, nelle scorse settimane, aveva sollevato non poche polemiche definendo il Pride una manifestazione folclorica dagli effetti controproducenti. Non è mancato lo sparuto presidio di protesta organizzato in contemporanea da Forza Nuova, che ha srotolato uno striscione con la scritta L'unica famiglia è quella tradizionaleMa è stato proprio l'assessore alle Famiglie del Comune di Torino Marco Giusta – anche lui presente al Novara Pride – a ricordare: «La libertà è un bene comune, ed è come l'acqua. Quando si creano spazi di libertà si riempiono subito e si crea quel brodo primordiale dove le contaminazioni portano alla nascita degli anticorpi contro ogni fascismo, contro ogni oscurantismo».

Numerose le associazioni Lgbti presenti a partire dai Coordinamenti Torino Pride (col coordinatore Alessandro Battaglia), Milano Pride e Varese Pride fino ad Agedo Torino e Rete Lenford. A tenere a battesimo il primo Pride novarese la senatrice Monica Cirinnà, attraverso un video augurale girato a Roma, il 25 maggio, all’ombra della cupola borrominica di S. Ivo alla Sapienza.

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Presso il seicentesco Palazzo Civico di Torino, sede del Comune, sono stati trascritti i tre atti di nascita dei bambini e delle bambine nati all’estero da coppie omogenitoriali.

Registrato anche quello di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni con l’indicazione che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca. «Oggi non si è solo scritto un atto - così la consigliera comunale dem sulla sua pagina Fb-. Un nome su un foglio. Si è scritta una pagina importante della nostra Storia. Niccolò ora è ufficialmente registrato ed è figlio mio e di Micaela anche per lo Stato italiano». 

Presenti, oltre alla sindaca Chiara Appendino, l’assessore alle Pari opportunità Marco Giusta, l'assessora all'Innovazione Paola Pisano, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia, il segretario del Coordinamento Maurizio Gelatti e le tre coppie omogenitoriali (di cui una è composta dai papà d'una coppia di gemelli).

Su quanto avvenuto a Torino Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha dichiarato in un comunicato: «È indubbio che la battaglia per il riconoscimento dei diritti dei nostri bambini e delle nostre bambine stia dando risultati molto importanti. Questo anche grazie e soprattutto all'instancabile richiesta di diritti che i nostri soci e le nostre socie portano avanti nei tribunali e all’impegno degli avvocati e delle avvocate che li assistono.

Tuttavia, ricordiamo anche che ci sono ancora centinaia di bambini e bambine di serie B, privi del pieno riconoscimento dei loro genitori.

È importante che adesso altri Comuni si allineino alla scelta della sindaca Appendino e che, a livello nazionale, vengano abbattute le ultime norme discriminatorie nei nostri confronti, a partire dal pieno riconoscimento dei diritti per i nostri figli e le nostre figlie, insieme ad una riforma delle legge sulle adozioni e alla possibilità di accesso alle tecniche di pma per le coppie omosessuali e i single».

Nel medesimo comunicato è stato inoltre ricordato che «la decisione della sindaca Appendino, per altro, non è una forzatura» (come la stessa prima cittadina del capoluogo sabaudo aveva affermato in un post alcuni giorni fa) «ma un’interpretazione corretta dello spirito della nostra legislazione». Esplicito riferimento, quest'ultimo, al dettagliato articolo del magistrato Marco Gattuso su Articolo29

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Con poco meno di 3.000 abitanti Torrazza Piemonte è un comune della città metropolitana di Torino. Uno di quei piccoli centri abitati dove la vita sembra scorrere uguale tutti i giorni.

Ma qui, la scorsa settimana, si è consumata una delle peggiori aggressioni omofobe. Quella d’un padre nei riguardi del proprio figlio 20enne, colpevole soltanto di aver fatto coming out in famiglia. Tante le botte ricevute che il giovane, sanguinante e coperto di lividi, ha deciso di trasferirsi in casa di amici.

«Eravamo a tavola – così ha ricostruito la vittima quei momenti drammatici nel racconto fatto a La Nuova Periferia – con mia madre e i miei fratelli. Ho semplicemente detto: Mamma, papà, vi devo dire una cosa: sono gay.

Mia madre è rimasta in silenzio, come i miei fratelli. Mio padre, invece, si è alzato di scatto facendo cadere il piatto. Poi ha iniziato a urlare: Fuori da casa mia. Quelli come te non li voglio. Io ho reagito, dicendo che era la mia vita e che non facevo male a nessuno. E lui prima mi ha scagliato addosso una sedia e poi ha iniziato a prendermi a schiaffi e pugni fino a quando non sono caduto a terra.

Era fuori di sé, ha continuato a colpirmi fino a farmi sanguinare. Poi mi ha detto di prendere le mie cose ed andarmene, che per lui ero morto, di non provare a tornare».

Le parole dell'assessore Marco Giusta

Gaynews, Marco Giusta, assessore alle Politiche giovanili e alle Pari opportunità del Comune di Torino, ha così commentato l’accaduto: «Tutta la mia personale solidarietà a questo giovane che ha subito un così violento pestaggio da parte del papà. È veramente difficile ancora oggi in provincia crescere serenamente come persone Lgbti.

Occorre moltiplicare i canali d’informazione e occorre che le istituzioni diano ancora di più una mano alle associazioni che sono dei presidi di libertà e democrazia sui territori e soprattutto lontano dalle grandi città.

È altresì importanete avviare insieme dei percorsi per costruire degli spazi come case d’accoglienza perché questi giovani possano trovare una realtà di pace e ripartire per la costruzione del percorso identitario, lavorativo e sociale.

Anche su questo come Comune di Torino stiamo iniziando a impegnarci con lo sguardo rivolto verso quei beni sottratti alle mafie in collaborazione col Coordinamento Torino Pride affinché si possa aprire una prima casa di accoglienza in Piemonte per queste persone».

Monica Cirinnà: Solo la cultura può migliorare l'inclusione delle persone nei contesti più periferici

Contattata telefonicamente, la senatrice Monica Cirinnà, che sarà in serata a Torino per ricevere il Premio Milk nell’ambito della 33esima edizione del Lovers Film Festival, ha dichiarato: «La notizia dell’aggressione omofoba a Terrazza Piemonte mi riempie il cuore di particolare tristezza, pensando al dramma che ha vissuto e sta vivendo quel giovane massacrato di botte e cacciato di casa dal proprio padre solo perché gay. A lui esprimo tutta la mia vicinanza affettuosa e solidale.

Allo stesso tempo non posso non rilevare come siano proprio eventi quali il Lovers Film Festival di Torino, cui parteciperò stasera, a contribuire in maniera primaria al progresso del livello sociale. Solo la cultura e l’educazione al rispetto possono migliorare in contesti periferici e più remoti l’inclusione delle persone rispetto a tutte le loro diversità.

Credo che sia importante guardare a eventi di promozione dell’educazione alle differenze attraverso la cultura e l’arte, come il Lovers Film Festival, quali esempi da seguire anche nei piccoli Comuni. Non possiamo pensare di fermarci alle grandi città.

La cultura dell’inclusione va portata e radicata ovunque attraverso una spirale virtuosa coinvolgente tanto i capoluoghi quanto i piccoli centri di provincia».

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Storica, importantissima e coraggiosa. Così il Coordinamento Torino Pride ha definito in una nota la decisione della sindaca Chiara Appendino di procedere alla registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni indicando altresì «che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca».

Ma non solo, perché la prima cittadina del capoluogo sabaudo trascriverà anche «tutti gli atti di nascita dei bambini e delle bambine nate all’estero da coppie omogenitoriali».

Una riserva sciolta dopo «molti incontri e giornate di riflessione insieme ai rappresentanti del Coordinamento Torino Pride» dalla stessa sindaca con un lungo post sulla sua pagina Fb.

«L'amore di una famiglia – si legge in esso - è un diritto che va oltre a qualsiasi categoria o definizione socialmente impostaQuesto semplice principio, che da sempre guida la nostra azione politica, vogliamo ribadirlo in questi giorni con rinnovata forza.

Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli.

Oggi l’Italia non è ancora pronta a riconoscere legalmente queste famiglie e ci si trova davanti a ostacoli burocratici tanto fastidiosi nella loro forma quanto difficili da superare. Tuttavia la nostra posizione politica è chiarissima. Lo è sin da quando all'inizio del nostro mandato, insieme all’assessore ai Diritti, Marco Alessandro Giusta, abbiamo dato un segnale scegliendo di cambiare la forma stessa degli atti del Comune, modificando nei dispositivi il termine “famiglia” con il plurale “famiglie"».

Un importante risultato, dunque, al cui raggiungimento ha largamente contribuito l’avvocato Alexander Schuster. Il quale, oltre a essere il legale di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni, lavora da novembre col Comune di Torino su mandato di alcune coppie di mamme, i cui figli sono nati all’estero.

A Gaynews ha espresso la sua soddisfazione dichiarando: «Abbiamo appreso dalla stampa dello scioglimento della riserva della sindaca nel tardo pomeriggio e non tramite fonti dirette. Presumiamo che in queste ore sia stato formato il primo atto di nascita di un bimbo nato in Italia riconosciuto subito con due madri. Finalmente si è fatto breccia grazie al piccolo Niccolò Pietro».

Raggiunto telefonicamente durante un viaggio all’estero, l’assessore Marco Giusta ha dichiarato da parte sua: «Sono felicissimo e orgoglioso di questo risultato. Spero che il volo di ritorno mi consenta di essere presente a questo momento storico. Ringrazio la sindaca per il coraggio, l'assessora Pisano e gli uffici per il lavoro di mesi ma anche il Coordinamento Torino Pride e le singole associazioni impegnate sul territorio».

Il momento storico è chiaramente quello della registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro e delle accennate trascrizioni, che dovrebbe cadere agli inizi della prossima settimana.

Ciò renderà davvero speciale la Festa delle famiglie fissata al 6 maggio. Come detto da Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, «l'appuntamento è dalle 11:30, in piazza Carlo Alberto, per la più grande e felice Festa delle Famiglie che mai si sia vista per non dimenticare mai che “i diritti dei bambini vengono prima di tutto”».

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Ci si aspettava di sapere qualcosa di più dalla presidente Laura Milani sul piano di riorganizzazione del Museo nazionale del Cinema e dei festival a esso connessi quali il Torino Film Festival, Lovers Film Festival - Torino LGBTQI VisionsCinema Ambiente. Un piano legato alla necessità di far quadrare il bilancio di previsione che, tradotto in cifre, vuol dire 200mila euro.

Dai fasti, dunque, d’un progetto di rilancio dello storico istituto torinese ci si è improvvisamente incagliati, ad appena un anno di distanza, nelle secche del ridimensionamento. Ridimensionamento che ha già interessato il Torino Film Festival e interesserà anche i due festival minori, destinati a un umiliante accorpamento.

Ci si aspettava soprattutto di più dalla dichiarazione di Laura Milani a seguito dell’incontro tenutosi con i soci fondatori il 29 novembre. Ma invece si sa: il cambiamento richiede tempo e questo, come ribadito dall’Assertiva (secondo la definizione di Gabriele Ferraris su Il Corriere della Sera), «lo abbiamo chiarito sin dall’inizio. E si fa un passo per volta» Anche perché «trasformare problemi in opportunità era e rimane un obiettivo, e i Soci Fondatori lo hanno compreso appieno».

Sarà ma è pur vero, che Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. O meglio, riadattando il detto liviano al caso specifico, Dum Augustae Taurinorum consulitur, Musaeum ac manifestationes cinematographicas expugnantur.

Ma l’assessore Marco Giusta non ci sta e muove il suo j’accuse in riferimento soprattutto al festival Lgbti, ideato da Ottavio Mai e Giovanni Minerba.

«Apprendo da fonti stampa – ha detto senza giri di parole - possibili problemi relativamente al Lovers. Oltre trent'anni di storia di un festival nato per dare voce alla comunità Lgbt non possono essere cancellati con un colpo di spugna. E non vedo perché nel momento in cui si procede ad una razionalizzazione delle spese del museo, dovute ad opacità degli anni passate, sia il Lovers a dover pagare lo scotto.

I progetti ci sono e sono importanti: da una possibilità di costruire una rete nazionale ed europea dei festival Lgbt che abbia sede a Torino così come promuovere un progetto di industry che metta assieme produttori, distributori e filmakers. Come Comune di Torino abbiamo già iniziato a promuovere il festival presso la rete delle città europee arcobaleno (Rainbow Network Cities), ma tutto si ferma alle porte del Museo Nazionale del Cinema per quanto riguarda la progettualità futura.

Ad oggi mi risulta che i fundraiser abbiano già iniziato a trovare sponsor per il Lovers, e la macchina è pronta a partire con le persone che hanno competenze decennali nell'organizzazione del Festival. C'è un problema di bilancio? Bene, apriamo il piano economico ed andiamo ad analizzare le singole voci di costo, provando anche a fare economie. Ma mettiamo il presidente e la direttrice in condizione di iniziare a lavorare subito per il festival, senza fare l'errore dell'anno passato di costruire un festival in tre mesi.

Altrimenti può nascere il sospetto che esista una volontà di annegare in un pantano il rilancio del Lovers e perdere un'eccellenza della città e delle regione, distribuendo altrove le colpe per poi riuscire nell'operazione di dismettere il festival, magari appaltandolo all'esterno. Perché stiamo parlando di cultura, altra, ribelle, non egemone forse ma forse per questo ancora più da tutelare e sulla quale scommettere. Da un Museo del Cinema che vuole appunto sostenere l'arte cinematografica come espressione culturale della comunità nella quale si inserisce non mi aspetto nulla di meno».

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