Ieri Palazzo Madama, grazie al sostegno della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, ha ospitato la conferenza stampa di presentazione di To Housing: il progetto di co-housing sociale che, promosso dall'associazione Quore, ha aperto a Torino circa quattro mesi fa per accogliere persone Lgbt in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità.

Presenti, oltre alla vicepresidente Rossomando, la senatrice dem Monica Cirinnà, Giuseppe Vernero, responsabile Migranti per il progetto, Alessandro Battaglia e Silvia Magino, responsabili di Quore.

Prima esperienza con queste caratteristiche in Italia, To Housing può accogliere 24 ospiti in cinque appartamenti di proprietà Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte. Centrale di edilizia agevolata - e non destinati alle graduatorie per le case popolari. Nei primi tre mesi To Housing ha ricevuto 42 richieste – di cui 27 da parte di gay, 6 da lesbiche e 9 da donne/uomini trans – e potuto effettuare 16 inserimenti, di cui cinque da parte di persone con meno di 25 anni.

Ottimi i risultati anche nell’ambito dell’accompagnamento al lavoro previsto dal progetto, con contratti di varie tipologie (cfr. file dedicato) offerti a diversi utenti.

Il progetto nasce non solo per rispondere all’emergenza abitativa ma anche per attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa, percorsi di reinserimento sociale. Vengono accolti eminentemente giovani tra i 18 e 26 anni allontanati dalle famiglie di origine a causa dell’orientamento sessuale; migranti erifugiati omosessuali, anziani Lgbt in condizione di solitudine o povertà, persone transessuali e transgender.

Molto soddisfatti Alessandro Battaglia e Silvia Magino, che hanno dichiarato: "Il numero di richieste che in questi primi mesi di attività ci sono giunte da tutta Italia ci hanno ulteriormente persuasi che il progetto risponda a esigenze reali e che sia necessario che lo spirito di accoglienza che lo caratterizza possa ispirare la nascita di esperienze simili in altre parte di Italia. Le persone Lgbt sono vulnerabili e ancora oggi vittime di molte discriminazioni e To Housing offre loro un posto sicuro da cui ripartire”.

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Di omofobia, transfobia, violenza e bullismo si torna costantemente a parlare soprattutto in un periodo come quello attuale, in cui sembra registrarsi un aumento dei casi di aggressione verso le persone Lgbti.

Come noto, a partire dall’inizio della XVIII° legislatura sono stati presentati vari progetti di legge volti a contrastare l’omotransfobia. Basti citare quelli della senatrice Monica Cirinnà (Pd) o dei deputati Alessandro Zan (Pd), Ivan Scalfarotto (Pd), Laura Boldrini (LeU).

La scorsa settimana ci hanno pensato 36 senatori del M5s con il ddl recante Modifiche dell’art. 604 bis del Codice penale e le istituzioni di centri antiviolenza per le vittime di omotransfobia

Per saperne di più abbiamo raggiunto la senatrice Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5s a Palazzo Madama,  che di quel disegno di legge è prima firmataria.

Senatrice Maiorino, quali sono gli aspetti principali di questo ddl?

Innanzitutto ci tengo a dire che questo disegno di legge già al primo giro per la sottoscrizione ha raccolto l’adesione di trentacinque colleghi del mio gruppo e sono più che certa che al secondo giro ne raccoglierà ancora molte altre. Quello che facciamo con questo provvedimento è semplicemente andare a modificare l’art. 604-bis del Codice penale (che è la parte che si occupa dei “delitti contro l’uguaglianza”), aggiungendo le parole “o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”. La parte in questione risulta quindi modificata in questo modo: “atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”.

Il ddl tuttavia non si limita a riconoscere e distinguere il reato di discriminazione basato sull’orientamento sessuale, ma prevede, oltre all’istituzione della Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia nella data del 17 maggio, anche l’istituzione di case rifugio - o centri antiviolenza - dedicati alle persone Lgbti vittime di violenza o in condizioni di fragilità perché respinti dalla famiglia d’origine. È piuttosto triste infatti constatare che nell’Italia del 2019 ancora si verificano casi di giovani lesbiche, gay o transessuali rigettati dalle proprie famiglie.

Omosessualità e transessualità da molti colleghi, soprattutto della Lega, sono considerati fatti privati o addirittura “atti contro natura” e, quindi, non soggetti a tutela. Dal momento che si propone di modificare il Codice penale aggiungendo all’art. 604 bis le parole: “o fondati sullaomofobia o sulla transfobia”, come pensa di superare tale scoglio? 

In tutta onestà, non so a quali colleghi si riferisca. Io in Senato ho un ottimo dialogo con tutti e, sebbene con la nostra controparte alGoverno vi siano delle differenze di visione che sarebbe sciocco negare, un'affermazione simile non l’ho mai sentita da nessuno. Questo provvedimento non va a toccare i cosiddetti “temi eticamente sensibili” - che poi è una formula ormai standardizzata per dire sostanzialmente che certi temi è meglio non toccarli - ma è semplicemente un doveroso rafforzamento e un affinamento del contrasto alla violenza e al bullismo.

Basta fare una semplice ricerca su internet per rendersi conto in un attimo che chi ha un orientamento sessuale “minoritario” (mi passi l’espressione) è molto più esposto di chi è etero a subire forme di violenza fisica o verbale. Scoraggiare e punire queste forme di violenza - come di tutte le forme di violenza - è dovere di uno Stato e non può avere colori politici.

All’art. 6 del ddl si fa riferimento ai centri antiviolenza per le vittime dell’omofobia e della transfobia. Di che si tratta?

Si prevede l’istituzione di un fondo apposito per la creazione di centri antiviolenza dedicati alle persone Lgbti. Il funzionamento e la gestione di tali centri ricalca in sostanza quelli già esistenti per i centri antiviolenza per le donne. Centri del genere esistono già in praticamente ogni paese d’Europa. Quindi, anche in questo caso, si tratta semplicemente di colmare una spiacevole lacuna.

Al governo il M5s è con la Lega. Come abbiamo potuto osservare, da tempo e ancor oggi su questi temi il vostro alleato è sempre stato uno dei maggiori partiti ostili. Come pensa di convincerli a votare favorevolmente questo disegno di legge? 

Come ho già detto, con la Lega abbiamo divergenze di vedute sui temi cosiddetti “etici” - e anche su questi ultimi, il panorama è in realtà molto più variegato e meno monolitico di quanto una certa stanca vulgata voglia far credere. In questo caso però di “etico” non c’è un bel nulla. Affermare che le persone non si picchiano e non si insultano per via del loro orientamento sessuale è una cosa di semplice buon senso e non è una dichiarazione di appartenenza politica - come purtroppo in questo paese ci è stato strumentalmente fatto credere per lunghi anni. Sono molto fiduciosa che lo spirito di questo provvedimento verrà compreso e non troverà ostacoli.

Omofobia e transfobia rientrano nell'ambito tematico della discriminazione ma afferiscono anche a quelli delle famiglie omogenitoriali. Come si pensa di coniugare tale lotta con una situazione ancora difficile da superare, proprio in Parlamento, in materia di stepchild adoption e adozioni? 

Sono convinta - e i dati corroborano la mia convinzione - che un bambino cresca sano e forte là dove è accolto e accudito con amore, e il genere dei genitori non influisce sul suo sviluppo psichico, intellettuale e affettivo. Questo però è un tema su cui non vi è unità di visione all’interno di nessuna forza politica, anche se credo che sia dovere della politica favorire un dibattito sereno, pacato e fondato sui fatti, nel paese, per contribuire a far crescere una coscienza critica e avveduta nei cittadini.

Per anni la politica non si è distinta in questo campo, ossia nel favorire la crescita culturale del popolo. Mi auguro che tra i tanti cambiamenti che stiamo apportando, possa esserci anche questo. È probabilmente il più difficile: imparare tutti a confrontarci senza faziosità, ma attraverso lo studio della materia e il rispetto dell’altro. La politica dà l’esempio, e spesso, su temi delicati come questo, ha dato purtroppo l’esempio sbagliato. Mi auguro si possa invertire la rotta. 

La senatrice Cirinnà ha dichiarato recentemente a La Repubblica: “Non mi fido delle aperture dei 5Stelle. Sui diritti sono ambigui “. Cosa le risponderebbe?

Come le dicevo, io sono felice di dialogare con tutti i colleghi. Anche alla senatrice Cirinnà sarò felice di rispondere, quando me lo chiederà direttamente.

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«Io da cattolico penso che la famiglia sia quella con mamma e papà. Ma nel Movimento ci sono tante sensibilità». 

Con queste parole il vicepremier Luigi Di Maio, ospite ieri sera a Che tempo che fa?, ha risposto alla domanda di Fabio Fazio circa la dicitura “padre” e “madre” che è stata reintrodotta sulla carta d’identità di minori a seguito di un decreto del ministro dell’Interno, controfirmato dagli omologhi dell’Economia e della Pubblica Amministrazione.

Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha quindi aggiunto: «In Italia non abbiamo una legge che permette adozioni di bambini a coppie dello stesso sesso. Abbiamo dei casi in cui la magistratura con delle sentenze ha riconosciuto la possibilità di adottare dei bambini o meglio ha riconosciuto dei bambini in una coppia dello stesso sesso. Il tema è questo: se dobbiamo normare questi casi, troviamo delle soluzioni.

Però oggi ci tengo a dire: quando affrontiamo questo dibattito, parliamo dei bambini. I bambini non sono un diritto. Spesso si parla solo dei genitori e noi dei bambini. Una soluzione normativa la dobbiamo dunque trovare. Ma l’Italia non ha una normativa sulla possibilità di adottare un bambino da parte di una coppia dello stesso sesso».

Immediata la reazione della senatrice dem Monica Cirinnà, che su Facebook ha scritto: «Non esiste una normativa sulla stepchild adoption per un solo motivo: il vergognoso voltafaccia del M5S e Luigi Di Maio dovrebbe saperlo bene. Per me un dolore incancellabile, per il M5S la macchia indelebile di aver calpestato i diritti di migliaia di persone, bambini, famiglie».

Sulla questione è intervenuto oggi anche il deputato Michele Anzaldi (Pd), segretario della commissione di Vigilanza Rai, che ha dichiarato: «Di Maio ha avuto il coraggio di parlare di unioni civili e stepchild adoption, ma se oggi l'Italia non ha una norma sulla stepchild adoption è perché il Movimento 5 stelle votò contro e le unioni civili passarono solo grazie al voto di Verdini».

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La Procura di Parma si è opposta al riconoscimento genitoriale di un bimbo da parte di una donna unita civilmente alla madre biologica del minore. A farlo sapere in una nota lo stesso procuratore capo Alfonso D'Avino.

La vicenda riguarda una procedura avviata davanti al Tribunale di Parma dall'avvocato della coppia di donne al fine di ottenere l'annullamento del rifiuto dell'ufficiale di Stato civile del Comune di Fidenza al riconoscimento del piccolo.

Il procuratore si è opposto alla richiesta «evidenziando che essa non sarebbe prevista dal nostro ordinamento giuridico, per cui - allo stato dell'attuale legislazione - il riconoscimento del figlio di una donna, da parte di una persona dello stesso sesso (sia essa convivente o unita civilmente alla madre del bambino), sarebbe vietata».

Il bambino, concepito con la tecnica della procreazione medicalmente assistita, è nato in Italia ed è stato riconosciuto dalla madre con regolare dichiarazione di nascita all'ufficio di Stato civile. Poi la compagna della donna, con il suo consenso, si è rivolta al Comune, chiedendo di effettuare il «riconoscimento successivo» come seconda madre e di aggiungere il proprio cognome al bambino. La richiesta però è stata respinta, «evidenziando come la normativa vigente non consenta il riconoscimento di figli da parte di coppie omosessuali». Contro tale provvedimento il difensore della coppia ha presentato ricorso al Tribunale, sottolineando che, in altre situazioni, il riconoscimento era stato consentito. Il Tribunale si è riservato di decidere.

«La vicenda si inserisce nell'ambito del delicato problema della possibilità che un bambino venga riconosciuto come figlio di una coppia omosessuale - ha dichiarato D'Avino - possibilità che, nell'ordinamento italiano, ad oggi nessuna norma consente o prevede». In considerazione del fatto che la richiesta di riconoscimento, rigettata dall'autorità amministrativa, è stata poi rivolta all'autorità giudiziaria, il procuratore ha evocato «il fondamentale principio della separazione dei poteri» con il richiamo alla distinzione tra il potere legislativo e quello giudiziario.

Inoltre, secondo la Procura, non potrebbe valere il richiamo alla legge 76/2016 su le unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze di fatto (la cosiddetta legge Cirinnà). A questo proposito, infatti, il procuratore ha evidenziato che «trattandosi di una legge recente (del 2016) che ha introdotto le unioni civili, se il legislatore avesse voluto, avrebbe legiferato anche in materia di filiazione; non lo ha fatto, per cui il giudice non può - a parere dell'ufficio requirente - intervenire lì dove il titolare del potere legislativo (ovvero il Parlamento) non ha inteso intervenire».

Tra le considerazioni che la difesa della coppia ha portato dinnanzi al Tribunale per chiedere l'annullamento del provvedimento, figura anche il «superiore interesse del minore». Su questo punto «dopo aver evidenziato l'assoluta condivisibilità di tale principio», il procuratore ha osservato come "tale concetto non possa essere piegato al punto tale da far ritenere (come qualche provvedimento giudiziario ha motivato) che esso verrebbe irrimediabilmente leso se non si consentisse il riconoscimento da parte della seconda madre».

L'Avvocatura dello Stato, intervenuta nel giudizio, ha eccepito l'incompetenza del Tribunale di Parma «e, comunque, ha chiesto il rigetto della istanza della difesa».

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Come fatto da Monica Cirinnà al Senato, Alessandro Zan ha presentato alla Camera una mozione relativa al logo e al patrocinio del Governo alla XIII° edizione del Congresso mondiale delle Famiglie. La mozione, che dovrebbe essere calendarizzata nelle prossime ore con l’adesione di tutti i deputati dem, potrebbe raccogliere anche il supporto di parlamentari di altri schieramenti politici.

Sulla necessità di un tale atto così si è espesso lo stesso Zan, ricordando come «a soli 10 giorni dall’inizio di questa fiera mondiale del sessismo e dell’omotransfobia, sul sito ufficiale del convegno e dell’organizzazione rimane ancora il simbolo e il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Più di una settimana fa Palazzo Chigi aveva fatto sapere di aver revocato patrocinio e logo: di fatto però l’organizzazione del Wcf continua a usarlo.

O siamo davanti all’ennesima balla di questo governo, che offende la maggior parte delle cittadine e dei cittadini di questo Paese che non vogliono un ritorno al medioevo, o il Wcf utilizza in modo abusivo i loghi delle istituzioni governative italiane, fatto di una gravità inaudita.

Era stato reso noto che il Segretario Generale di Palazzo Chigi aveva anche aperto un'istruttoria sulla questione, ma sta di fatto che il logo del governo resta. Vogliamo capire quale sia realmente la situazione».

Il deputato padovano si è dunque chiesto «se la Presidenza del Consiglio dei Ministri abbia veramente realizzato cosa significhi patrocinare questo evento, cioè istituzionalizzare un’idea della donna succube e soggiogata e condividere le idee di chi vorrebbe il carcere per le persone gay e lesbiche, se non addirittura la pena di morte.

Se i ministri leghisti parteciperanno al festival del medioevo, lo facciano come rappresentati di un partito che ormai ha assunto posizioni aberranti e fasciste, ma non come rappresentati del governo. Sarebbe un’offesa e un insulto inaccettabile ai principi costituzionali che tutelano l’autodeterminazione della persona. Di sicuro il Partito Democratico sarà in piazza a Verona a manifestare contro questa follia».

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«Noi partiamo dall'idea, suffragata dalla scienza, e lo dico anche come psichiatra, che il bambino, per avere un'adeguata costruzione della sua personalità, ha bisogno di un padre e di una madre, di due persone con le quali identificarsi e diversificarsi. L'ambiente più vantaggioso per la crescita di un figlio è la famiglia naturale. Pensare che si possa dare per via giuridica e legislativa il consenso a poter adottare dei bambini a delle coppie omogenitoriali, attraverso pratiche di alchimia biotecnologica e soprattutto attraverso quella via incivile e abominevole che è l'utero in affitto, ecco questo non può essere accettato, e mi assumo la responsabilità di quello che dico». 

Queste le parole che Massimo Gandolfini, leader del Family Day e portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, ha pronunciato ieri a Firenze nel corso dell’evento Più famiglia, più Italia organizzato da Fratelli d’Italia. Richiamandosi poi espressamente al suo intervento di venerdì «in conferenza stampa a Verona», dove ha co-presentato i temi del Congresso mondiale delle famiglie, ha «chiarito la nostra posizione. Noi vogliamo difendere e portare sempre sul candelabro, in maniera che si veda, questa famiglia come società naturale. Questo non vuol dire che neghiamo i diritti civili legati alla persona e che la persona può usare in quella formazione sociale che si chiama unioni civili. Ma vogliamo tenere chiara che esiste una differenza fra l'unione civile e la famiglia come società naturale, e la differenza fondamentale riguarda i figli».

Lo psichiatra bresciano, che alle elezioni politiche del 4 marzo aveva fatto convergere i voti del Family Day sulla Lega riuscendo così a portare in Senato il suo braccio destro Simone Pillon, ha ieri invece annunciato il sostegno a Fratelli d'Italia alle europee di maggio.

«Noi riconosciamo – ha così dichiarato - che Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni stanno portando avanti una politica a vantaggio della famiglia, per la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e per la libertà educativa dei genitori, assolutamente coerente rispetto al Family Day e alle nostre iniziative. Ed è per questo che alle prossime elezioni europee sosterremo i candidati di FdI perché è il partito che ha graniticamente sostenuto le istanze del Family Day».

Affermazioni che sono state salutate con entusiasmo da Giorgia Meloni, che ha ringraziato «Massimo Gandolfini per le importanti parole che ha pronunciato oggi per il sostegno a Fratelli d’Italia. Difesa della vita, centralità della famiglia naturale, libertà educativa e la lotta all’ideologia gender: sono queste le istanze che condividiamo con il popolo del Family Day e che vogliamo portare anche in Europa».

Meloni, che il 15 marzo ha presentato il simbolo con cui Fdi correrà all’europee (recante la sottodicitura Sovranisti conservatori), ha tenuto poi a ricordare la sua presenza in veste di relatrice al World Congress of Families di Verona.

«Penso che francamente - ha detto - siano deliranti alcune affermazioni su questa manifestazione che sono arrivate da esponenti del governo. Segnatamente quella secondo la quale chi va a quel congresso vorrebbe ridurre le donne in schiavitù. Segnalo che ci vado io che sono fino a prova contraria sono l’unico segretario di un partito donna che esiste in Italia e che sono noi quelli che fanno le battaglie per chiedere che le donne non debbano scegliere tra poter lavorare e avere un figlio. Su questo purtroppo il Governo non è molto presente.

Devo dire che iniziative a sostegno della natalità, della famiglia e della conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro sono assolutamente assenti. Lo stesso reddito di cittadinanza favorisce i singoli rispetto alle famiglie numerose. Quindi se gli esponenti del M5s, invece di starnazzare cose senza senso, si occupassero di aiutare le famiglie e le donne a poter lavorare senza dover per questo rinunciare ad essere madri sarebbero più credibili».

Ma l’intervento di Gandolfini è stato anche segnato dall’attacco alla senatrice Monica Cirinnà, per aver sfilato l'8 mazro a Roma col cartello Dio, patria e famiglia, che vita de merda: «Si è trattato di un delirio paranoide – ha detto - e parlo da psichiatra. A Milano, invece, c’era un corteo di femministe che portavano un cartello che recitava: Il corpo è mio e non di quel…. Il resto lo sapete. Lo trovo di un’offesa talmente grande che offenderei me stesso se lo dicessi. Il resto lo lascio alla vostra immaginazione, ma soprattutto amici, lo lascio alle vostre preghiere».

Raggiunta telefonicamente, la senatrice Cirinnà, che oggi è stata confermata tra i 120 componenti del direttivo del Pd, ha così commentato a Gaynews l'intervento del leader del Family Day: «Gandolfini è un odiatore seriale e oggi ne ha dato ulteriormente prova. Il fatto di essere anch’io, come tante, oggetto del suo odio è per me una medaglia e non un affronto».

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Sarà revocato ogni utilizzo del logo della Presidenza del Consiglio dei ministri per il Congresso mondiale delle Famiglie, che si terrà a Verona dal 29 marzo al 31 marzo. È quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi.

Nei giorni scorsi il premier Giuseppe Conte aveva preso le distanze dall'iniziativa che, promossa da Family Day, Generazione Famiglia e ProVita con l'appoggio  dei ministri Marco Bussetti (Istruzione), Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità), Matteo Salvini (Interno), risultava formalmente patrocinata dal Governo con tanto di logo.

«Si tratta di una iniziativa autonoma del ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana - era scritto in una nota di Palazzo Chigi -, attraverso procedure interne agli uffici e che non hanno coinvolto direttamente la Presidenza del Consiglio».

Ciò aveva spinto la senatrice Monica Cirinnà a presentare, il 7 marzo, una specifica mozione (cofirmata da 58 senatori) al riguardo, mentre All Out aveva lanciato, il giorno prima, due campagne contro il patrocinio. 

Ora si apprende che sarà revocato anche l'uso del logo della Presidenza del Consiglio dei ministri dal materiale informativo e cartellonistica del Congresso di Verona.

Il primo a esprimersi al riguardo è stato Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e deputato di LeU, che ha dichiarato: «Se confermata la notizia che Palazzo Chigi oltre al patrocinio revocherà pure l'uso del logo ufficiale del Governo italiano, utilizzati dal cosiddetto Congresso Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Verona, è una buona cosa.

È quello che abbiamo chiesto pubblicamente e in varie interrogazioni parlamentari delle ultime settimane. Nessun riconoscimento, nessuno spazio a chi vuole riportare la condizione delle donne del nostro Paese al Medioevo».

Soddisfazione anche da parte della senatrice Monica Cirinnà che, pur attendendo una conferma ufficiale da Palazzo Chigi, ha dichiarato: «La parte più libera e laica del Paese non potrebbe che sentirsi sollevata. Vedere accomunato il logo del Governo su una locandina con tanti volti e nomi di persone note nel mondo per le loro politiche discriminatorie è un'offesa alla laicità dello Stato e alla nostra Costituzione.

La mozione presentata in Senato, a mia prima firma, era dunque fondata, oltre che ampiamente condivisa: il patrocinio del Governo avrebbe garantito alibi e coperture a tali posizioni retrograde. Se alcuni ministri si sentono vicini a tali posizioni oscurantiste e liberticide, è giusto che se ne prendano la responsabilità e partecipino a titolo personale. Sono certa che questo giusto atto di Palazzo Chigi contribuirà a svelenire il clima e a consentire uno svolgimento tranquillo delle contromanifestazioni, già indette il 30 marzo a Verona».

Ha fatto loro eco, in area associativa, Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che con Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, e Leonardo Monaco, segretario di Certi Diritti, s'era fatta portavoce, già in gennaio, della necessità d'una tale revoca presso Vincenzo Spadafora.

«Se sarà confermata, la notizia della revoca dell'utilizzo del logo della Presidenza del consiglio dei ministri per il Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo, è una vittoria delle associazioni e di chi, nella società civile e nella politica, si è attivato in queste settimane per contrastare un'iniziativa scandalosa e vergognosa - così in una nota Grassadonia -. Dietro l'asettica dicitura “Congresso mondiale delle famiglie” si nasconde una inquietante Internazionale del peggio della misoginia e dell'omofobia della galassia dell'ultradestra europea, asiatica e americana.

Per questo come Famiglie Arcobaleno, insieme ad altre associazioni, avevamo chiesto formalmente il ritiro del patrocinio e di ogni appoggio da parte del Governo durante l'ultimo incontro con il sottosegretario Spadafora.

Allo stesso modo ringraziamo i tanti e le tante parlamentari che hanno preso posizione e, in primo luogo, la senatrice Monica Cirinnà, promotrice di una mozione in Parlamento che chiedeva il ritiro del patrocinio e che ha ottenuto appunto consensi trasversali. Adesso tutte e tutti a Verona, il prossimo 29-31 marzo, per dimostrare che l'Italia non è Dio, patria e famiglia, ma un Paese inclusivo e accogliente, dove i diritti dei migranti, delle donne, delle minoranze, il valore dell'autodeterminazione sono un patrimonio che sta alle fondamenta della convivenza civile, come per altro prescrive la Costituzione».

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Non si placano le polemiche sul patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri al World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo e che vedrà la partecipazione, nella veste di relatori, dei ministri Marco Bussetti (Istruzione), Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità) e Matteo Salvini (Interno). 

Tanto più che detto patrocinio è stato pubblicamente smentito dal premier Giuseppe Conte alcuni giorni addietro, eppure «ad oggi sul sito del WCF così come sul materiale informativo relativo al congresso continua a comparire il logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, seppure con la dicitura Ministro per la Famiglia e le Disabilità».

Rilievo, quest’ultimo, messo in luce dalla senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria di una mozione, che, depositata nella giornata di oggi, «impegna il Governo a revocare ogni forma di patrocinio al World Congress of Families, che si svolgerà a Verona il 29, 30 e 31 marzo 2019; a porre in essere politiche di contrasto all’omotransfobia, con strumenti culturali e specificamente giuridici; a sostenere attivamente la condizione femminile, in particolare attraverso una tutela adeguata delle lavoratrici madri e la salvaguardia del modello italiano di diritto di famiglia, solidamente basato – come impone la Costituzione – sull’eguaglianza morale e giuridica tra i coniugi».

La mozione è stata cofirmata non solo da tutti i restanti senatori del Pd (51) a partire dal capogruppo Andrea Marcucci ma anche dagli omologhi di Leu (Pietro Grasso, Laura Boldrini, Loredana De Petris, Vasco Errani), Psi (Pietro Nencini), Gruppo Per le Autonomie (Gianclaudio Bressa), +Europa (Emma Bonino), M5s (Paola Nugnes).

Il World Congress of Families, che gode, fra gli altri, anche del patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Verona, è stato segnalato con la dicitura di gruppo istigatore all’odio da organismi internazionali quali Southern Poverty Law Center (SPLC) e Human Rights Campaign. Il motivo? È indicato ampiamemte nel testo della stessa mozione, in cui si legge: «Tra gli obiettivi del WCF - non rientra soltanto la difesa della “famiglia naturale”, ma anche la promozione di una concezione delle relazioni familiari basate sulla subordinazione della donna all’uomo e su una decisa compressione dell’autodeterminazione femminile, ad esempio per ciò che riguarda la conciliazione tra vita familiare e lavoro».

Inoltre, «come ampiamente riportato dagli organi di stampa, tra i soggetti organizzatori del WCF figurano associazioni e gruppi – anche stranieri – che si distinguono per un messaggio gravemente omofobo e di sostegno a leggi liberticide e miranti alla repressione penale dell’omosessualità, oltre che alla limitazione dell’autodeterminazione in materia affettiva e familiare;

secondo il programma ufficiale dell’evento, al congresso interverranno alcune personalità di spicco dell’antiabortismo e dei sostenitori della famiglia tradizionale come il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità che ha lo scopo di influenzare il parlamento russo, la Duma, e di aiutare il presidente russo Vladimir Putin a sviluppare politiche in linea con le indicazioni della chiesa ortodossa; la ministra per la famiglia del governo ungherese, Katalin Novak e il presidente moldavo Igor Dodon, che ha spesso espresso posizioni omofobe;

all’evento interverranno inoltre anche Theresa Okafor, un’attivista nigeriana che nel 2014 ha proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso, e Lucy Akello, Ministro ombra per lo sviluppo sociale in Uganda, che nel 2017 ha presentato al parlamento ugandese una legge contro le coppie omosessuali, già proposta nel 2014, che prevedeva originariamente la pena di morte per “omosessualità aggravata”».

Nella giornata d’ieri, inoltre, All Out (con l’adesione di Agedo, Arci, Arcigay, Associazione Radicale Certi Diritti, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno - Associazione genitori omosessuali, Gaynet, IPPFEN, Rebel Network, Rete Lenford - Avvocatura per i diritti LGBTI, Uaar, Ufficio Nuovi Diritti CGIL Nazionale) ha lanciato, grazie al fattivo impegno di Yuri Guaiana, una campagna per «mostrare ciò che il Congresso Mondiale delle Famiglie sostiene in realtà e una raccolta firme «per dire al Governo italiano e a tutte le altre Istituzioni di non sostenere questo evento e di ritirare tutti i patrocini al Congresso Mondiale delle Famiglie».

La mozione ha suscitato le prevedibili reazioni di ProVita e Generazione Famiglia, co-organizzatori del Congresso di Verona col Comitato Difendiamo i nostri figli (presieduto da Massimo Gandolfini). I rispettivi presidenti Toni Brandi e Jacopo Coghe (i quali ricoprono le cariche di presidente e vicepresidente dell'edizione veronese del World Congress of Families) hanno diramato una nota, in cui, eludendo i rilievi circostanziati della mozione, hanno assunto toni vittimali.

«Ci mancava – si legge nel comunicato congiunto - la mozione per il ritiro di tutti i patrocini al Congresso Mondiale delle Famiglie. Monica Cirinnà e Andrea Marcucci insieme a tutti i senatori Pd evidentemente non hanno molto da fare in Parlamento se dedicano tanto tempo a noi. Odiare le famiglie che chiedono sostegni e aiuti è il loro sport preferito. Si tratta di un vero e proprio famiglicidio quotidiano.

Non ci stupiscono poi gli altri firmatari eccellenti che vorrebbero zittire le famiglie e quanti di adopereranno per metterle al centro del dibattito politico tra cui spiccano i nomi di Emma Bonino, Pietro Grasso e Loredana De Petris.

Fa sorridere poi il richiamo di Cirinnà & Co all'importanza delle voci plurali. La censura che vorrebbero mettere in atto è davvero tutto meno che un esempio di rispetto del dettame costituzionale, la Repubblica infatti riconosce diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Quanto alla regressione politica e culturale, cara Monica, è contenuta tutta nel fango e nelle fake news del 'bullismo interattivo Lgbt' che stiamo subendo per il semplice fatto di organizzare una tre giorni sulla bellezza della famiglia».

Una tre giorni sulla bellezza della famiglia, in ogni caso, alla quale non interverrà come relatore - fatta eccezione del 75enne patriarca siro-cattolico Ignazio Giuseppe III - alcuna figura dell’episcopato cattolico né, tanto meno, del Collegio cardinalizio.

Su una tale bellezza familiare apporteranno invece la loro testimonianza, ad esempio, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (mai coniugata con Andrea Giambruno, da cui ha avuto la piccola Ginevra nel 2016) o il ministro dell’Interno Matteo Salvini (che dopo il divorzio dalla moglie Fabrizia Ieluzzi – da cui è nato Federico nel 2003 – ha avuto prima una relazione con Giulia Martinelli – da cui è nata Mirta nel 2012 – e, poi, con Elisa Isoardi, conclusasi nel dicembre 2018).

Guarda il Video promozionale del WCF di Verona

 

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Ennesimo atto di omofobia, mista a razzismo e antisemitismo, nella Capitale. Stamattina nel quartiere della Garbatella è stata scoperta sul muro di un cortile condominiale la scritta vergata in nero Nel forno che vorrei froci, zingari e giudei. Accanto una svastica. La scrittà è stata poi cancellata per interessamento del consigliere dem Flavio Conia dell’VIII° Municipio.

Tra le prime voci a condannare la senatrice Monica Cirinnà, che ha detto: «Questa mattina, per l’ennesima volta in pochi mesi, Roma si è svegliata in un clima di razzismo, antisemitismo e omofobia. Nel quartiere Garbatella è comparsa una scritta dal contenuto irripetibile, accompagnata da una svastica».

Contattato da Gaynews, Sebastiano Francesco Secci, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha dichiarato: «Come ogni anno lo scorso 27 Gennaio omosessuali, ebrei, rom e sinti hanno ricordato insieme le persecuzioni e i massacri di cui furono protagonisti nel secolo scorso.

Scritte come queste sono la dimostrazione tuttavia che il ricordo non basta: occorre riflettere e prestare attenzione per cogliere i segnali ed evitare il ripetersi di una storia non troppo lontana. Una riflessione che assume un carattere particolarmente indicativo alla vigilia della Giornata internazionale contro le discriminazioni.

La classe politica, che ci governa, non solo non interviene in tal senso ma continua ogni giorno ad alimentare lo stigma del diverso in una perenne campagna elettorale, vissuta purtruppo sulla pelle del Paese».

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Chissà quanti italiani e italiane, stamattina, saranno andati in edicola ad acquistare il quotidiano. E chissà quanti avranno scelto di leggere Libero, il cui direttore editoriale è Vittorio Feltri. Questi ultimi saranno rimasti certamente sorpresi dal titolo in prima pagina. Un titolo tanto illogico e scorretto quanto insultante: C’è poco da stare allegri. Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay.

Un titolo che, in maniera assolutamente fuorviante, accosta situazioni e circostanze verificabilmente prive di inferenze: le problematiche economiche e le presunte criticità legate alla ricevuta elettronica sono messe in relazione con l’incremento di persone che dichiarano di essere omosessuali (dati forniti dall’Istituto nazionale inglese per le statistiche, Ons).

Un titolo che, in maniera subdola e artata, suggerisce al lettore medio una possibile responsabilità delle persone Lgbt e delle loro legittime rivendicazioni esistenziali rispetto alla crisi economica in corso: l’economia del Paese va male? Gli imprenditori vedono il proprio fatturato calare? L’introduzione della ricevuta elettronica incide sulla crisi della nostra imprenditoria? Colpa dei gay che sono sempre di più!

Un titolo che, tra l’altro, è ingeneroso anche nei confronti dell’articolo di Costanza Cavalli, attenta editorialista del quotidiano, che ha analizzato i dati forniti dall’Ons relativamente all’aumento di individui che si definiscono omosessuali e ha riportato in maniera corretta le dichiarazioni del caporedattore di Gaynews, Francesco Lepore, e del sociologo Raffaele Lelleri, che hanno messo in luce quanto il fenomeno sia legato all’apertura di nuovi spazi di libertà e all’avanzamento dei diritti civili. 

Come era inevitabile, l'odierno titolo di apertura di Libero ha suscitato una marea di polemiche.

Tra i primi a intervenire l’europarlamentare Daniele Viotti, che sul suo profilo Facebook ha scritto: «Al netto dell’assurdità di tutta questa vicenda, voglio però rimarcare quanto sia vergognoso questo modo di fare informazione. Lanciando messaggi sbagliati e falsi, giocando sulle paure e le insicurezze della gente. Che è proprio il modus operandi di Salvini, e della Lega, in fin dei conti».

Lo stesso Viotti è poi tornato sulla questione con un altro post chiedendo a Ristora, il marchio di bevande solubili che fa capo all'azienda bresciana Prontofoods, di dissociarsi dalle posizioni del quotidiano, sulla cui prima pagina compare il proprio banner pubblicitario: «Il mio è un piccolo gesto: non comprerò più - e chiederò a tutti di fare altrettanto - prodotti Ristora fino a quando l'azienda non prenderà distanza dalle posizioni del giornale».

Reazione che, unita a quelle di tante altre persone e associazioni a partire dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e da Possibile Lgbti+, ha portato l’azienda a ritirare nel tardo pomeriggio di oggi la pubblicità da Libero.

Duro anche il deputato dem Alessandro Zan che, sempre sulla propria pagina Facebook, ha scritto: «Fare un titolo che allude all’accostamento tra problemi strutturali del Paese e la maggior libertà della comunità lgbt di vivere pienamente la propria condizione personale, è fascismo e come tale va combattuto».

Ha puntato, invece, sull'ironia la senatrice Monica Cirinnà, il cui post è divenuto virale con quasi 4.000 like e più di 800 condivisioni.

Ma critiche contro Libero sono arrivate anche dal M5s a partire dal vicepremier Luigi Di Maio e dal sottosegretario Vito Crimi, sulle cui dichiarazioni non sono però mancate le precisazioni della Fnsi.

Sulla questione è inoltre intervenuto anche il nostro direttore Franco Grillini, che ha dichiarato: «A Libero diciamo che la collettività Lgbt fa bene all'economia. Laddove le collettività lgbt sono più libere migliore è la qualità della vita di tutta la città e più elevati gli standard economici. Ed è così anche in Gran Bretagna, da cui provengono i dati citati dal giornale di Feltri (che non riguardano l'Italia): in Inghilterra ci sono 700mila italiani, tra cui molti gay, che vi si sono trasferiti per le migliori opportunità. Non è un caso che proprio in Gran Bretagna sia riconosciuto il matrimonio egualitario e ci sia una legislazione a tutela delle persone omosessuali tra le migliori del mondo.

Quest'anno ricorre il 50/o anniversario di Stonewall si stanno preparando in Italia 50 Pride in altrettante città e mezza Italia manifesterà con noi. Probabilmente Libero potrà scrivere una delle stupidaggini preferite dalla destra, cioè che vogliamo 'omosessualizzare' la società: peccato che noi vogliamo solo renderla più libera, contribuendo in questo modo al benessere generale, vale a dire il contrario di quello che scrive oggi Libero».

Insomma, ancora una volta il titolo di Libero, pur di attrarre l’attenzione morbosa dei lettori e pur di solleticare gli istinti più biechi e cloacini delle masse verso le minoranze, solito capro espiatorio di tutti i mali del mondo, sembra voler intorbidire la comprensione e l’interpretazione di notizie che, singolarmente vere, risultano essere palesemente mistificatorie se messe artatamente in relazione tra loro: tra crisi economica e coming out non esiste, per fortuna, alcuna inferenza!

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