Contro ogni fascismo continueremo a resistere e lottare. La liberazione continua. Con queste parole si chiude Brigata Arcobaleno - La liberazione continua, il dettagliato documento politico del Roma Pride. Pride, che avrà luogo sabato 9 giugno.

Inserita all’interno di quell’onda arcobaleno che, a partire dal 17 maggio, sta invadendo lo Stivale e interesserà nel complesso 28 città italiane, la marcia dell’orgoglio Lgbti della capitale ha un innegabile rilievo. La recrudescenza di aggressioni omofobiche tra marzo e aprile, di cui tre proprio a Roma, pongono altresì in luce quanto si carichi di significato il Pride del 9 giugno quale appello alle istituzioni troppo a lungo sorde a una tale drammatica realtà. Il tutto sullo sfondo d’un rimontare di istanze cattofasciste con manifestazioni di protesta da parte di Forza Nuova e di processioni riparatorie, di cui anche a Roma ne è stata annunciata una, proprio per il 9 giugno, dal Comitato San Filippo Neri.

Sull’importanza di partecipare al Roma Pride ha parlato giorni fa anche la senatrice Monica CirinnàPer saperne di più, Gaynews ne parla con l’avvocato Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, in un clima di tensione qual è quello che si respira all’indomani degli attacchi M5S, Lega e Fratelli d’Italia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ci avviciniamo al 9 giugno. Quali le iniziative messe in campo in vista del Pride?

Il 31 maggio ci sarà la conferenza stampa del Roma Pride 2018 che renderà pubblici tutti i dettagli di quest’anno ma intanto ti anticipo qualcosa. Giovedì 31 ci sarà un evento organizzato presso la residenza dell’Ambasciatore Uk avente ad oggetto l’influenza della pop Music inglese sulla comunità Lgbt+. Anche quest’anno, infatti, non abbiamo voluto rinunciare all’idea di accompagnare la Grande Parata del 9 giugno da un serie di eventi culturali e politici su tematiche care alla nostra comunità. Con questo spirito dal 2 all’8 giugno ripeteremo la riuscitissima esperienza della Gay Croisette che quest’anno sarà al LARGO, in zona Pigneto/Prenestina, nota e cara alla comunità Lgbt+ romana anche perché vicina al Qube, locale in cui si tiene da anni la serata Muccassassina e in cui si terrà ADORO, la festa ufficiale del Roma Pride.

Come sempre parleremo di politica, prevenzione, cultura ma ci sarà anche tanto spettacolo, arte e divertimento grazie all’impeccabile direzione artistica di Diego Longobardi. Per tutta le settimana della Gay Croisette ci sarà musica ed animazione fino a tardi grazie alla collaborazione delle organizzazioni care alla comunità Lgbt+ romana che daranno così un prezioso contributo al programma offerto dal Roma Pride 2018.

Come nasce l’idea di Brigata Arcobaleno?

Brigata Arcobaleno - La liberazione continua nasce dalla necessità di dare una risposta concreta alla situazione che imperversa nel nostro Paese. Sono ormai mesi che la cronaca denuncia da Nord a Sud continue aggressioni a danni di persone Lgbt+, vere e proprie aggressioni fasciste. Questo è il frutto di un clima politico avvelenato anche da una campagna elettorale che Amnesty International ha definito ‘intrisa d’odio e xenofobia’ indirizzati ‘non solo ai migranti, ma anche ai rom, alle persone Lgbt, alle donne e ai poveri’.  In un Paese che, purtroppo, tende a cancellare la memoria e a riscriverla a proprio piacimento, è giusto ricordare le Brigate della Resistenza e quei ragazzi e quelle ragazze che l’hanno portata avanti. Non si tratta, tuttavia, di una semplice celebrazione bensì di un impegno nel portare avanti quella lotta contro vecchi e nuovi fascismi. 

Il Circolo Mario Mieli già da tempo ha intrapreso un percorso di collaborazione politica con l’Anpi, che ha visto le diverse realtà del Coordinamento Roma Pride sfilare in prima linea alla manifestazione del 25 aprile. Questo è accaduto perché noi ci sentiamo parte di quella lotta e protagonisti della nostra battaglia, diversa ma idealmente affine, iniziata a Stonewall ‪il 28 giugno‬ del 1969, contro ogni forma di oppressione, prevaricazione, omologazione e normalizzazione delle nostre identità, dei nostri orientamenti affettivi e sessuali e delle nostre specificità, in una parola una lotta quotidiana contro ogni forma di fascismo.

Cosa s’intende per lotte trasversali, di cui si parla nel documento?

L’orizzonte politico alla vigilia del Pride è molto cupo, l’incertezza politica che stiamo vivendo in queste ore fanno prospettare tempi molto difficili non solo per la nostra comunità ma per tutta la società civile. È necessario che i corpi intermedi si ricompattino, che tutte le forze sociali e democratiche del Paese intraprendano un comune percorso, nella consapevolezza che è  essenziale riaffermare il valore dell’intersezionalità delle nostre lotte.  La chiave per contrastare il ritorno del fascismo e il persistere dell’odio, del sessismo e della discriminazione è quella di combattere tutte e tutti fianco a fianco: comunità Lgbt+, movimenti femministi, migranti, lavoratori e lavoratrici e tutti coloro che pongono al centro delle loro battaglie la persona, i suoi diritti e la sua dignità.

Nel documento si parla anche di terapie riparative: costituiscono davvero un pericolo in Italia? 

Le teorie riparative costituiscono un pericolo ovunque, Italia compresa. Nelle segnalazioni che tutte le nostre realtà associative ricevono non mancano quelle riguardanti preti, psicologi e altri finti professionisti che offrono asserite soluzioni e rimedi a gay, lesbiche, bisessuali e trans. È sicuramente opportuno un chiaro intervento legislativo in materia che, muovendo dalle valutazioni della comunità scientifica internazionale, contrasti la diffusione di un fenomeno presente anche nel nostro Paese. È ancor più necessario, tuttavia, intervenire dando a tutte e tutti gli strumenti indispensabili per evitare di cadere nelle trappole di sedicenti riparatori.

Quali sono gli altri punti salienti del documento del Roma Pride?

Il documento politico del Roma Pride di anno in anno cerca di affrontare con lungimiranza e determinazione le rivendicazioni della nostra comunità e del movimento Lgbt+ italiano che hanno una comune matrice: l’autodeterminazione. Ogni volta che si parla di Prep o di Gpa o di affettività vissuta fuori dai cosiddetti schemi tradizionali, solo per citare alcuni dei punti del documento politico, stiamo sempre rivendicando la libertà di poterci autodeterminare pienamente e senza ostacoli culturali e normativi ma, soprattutto, stiamo rivendicando gli strumenti per poterlo fare consapevolmente e in piena libertà.

La sindaca Virginia Raggi e il Presidente Nicola Zingaretti parteciperanno secondo te al Pride?

Ad oggi ancora non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali in merito, se non quelle riguardanti il patrocinio sia di Roma Capitale che della Regione Lazio. Patrocini e adesioni formali sono importanti ma ricordiamoci che la nostra è una battaglia fatta, fra le altre cose, di visibilità. È necessario che anche i nostri politici si rendano visibili,  dando un forte segnale di vicinanza e sostegno alle nostre battaglie, sostegno che nel 2018 non può continuare limitarsi ad una firma su un patrocinio o ad una dichiarazione sui social. Il Roma Pride continua ogni anno ad essere una delle manifestazioni Lgbt+ più partecipate del Paese, sono sicuro che la sindaca, così come il presidente Zingaretti, che non hanno potuto partecipare all’ultimo Pride, quest’anno non vorranno perdere l’occasione di stare vicino alla comunità Lgbt+ in uno dei suoi momenti più importanti e attesi dell’anno.

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Negli ultimi mesi si sono registrati non pochi casi di violenza omofoba che, consumati sia in luoghi pubblici sia in ambito familiare, richiamano ancora una volta l’attenzione sulla necessità d’una legge volta a contrastare tali atti.

I reiterati pestaggi, verificatisi nella capitale tra il 5 e il 30 aprile a danno di una coppia o di singole persone omosessuali (di cui l’ultimo, in realtà, avvenuto all’Eur per motivo di furto ma seguito da attacchi omofobi sui social ad opera degli stessi aggressori appropriatisi del cellulare della vittima), hanno suscitato un’ondata di sdegno tra componenti non solo del mondo associazionistico ma anche della politica.

E, sotto quest’ultimo aspetto, in maniera trasversale: da Monica Cirinnà a Mara Carfagna a livello parlamentare fino alle condanne della sindaca Virginia Raggi, dei capigruppo capitolini del Pd e del M5s nonché del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, del vicepresidente Massimiliano Smeriglio e della consigliera regionale Marta Bonafoni.

Ma dalla Pisana è giunta un’altra voce significativa. Quella, cioè, della capogruppo pentastellata Roberta Lombardi, già deputata nella XVII° legislatura, che in un lungo post su Facebook ha condannato l’aggressione della coppia di fidanzati a Trastevere e parlato dell’urgenza d’una legge regionale contro l’omotransfobia.

Consigliera Lombardi, il 20 aprile a Roma una coppia di 30enni gay è stata aggredita e insultata da un branco di 10 ragazzi. Come giudica un tale episodio?

Qualsiasi episodio di violenza va condannato. Come ho avuto modo di scrivere al riguardo, la sottocultura dell’odio si sta facendo strada. È necessaria una riflessione seria da parte di tutte le forze politiche e di tutte le Istituzioni per comprendere, e scardinare, le dinamiche violente della società attuale. Gli episodi di cronaca ormai sono un segnale chiaro e inequivocabile: bisogna dare risposte concrete a tutte le cittadine e i cittadini, coinvolgendo anche la scuola e la famiglia, che, mai come adesso, sono chiamate a fare la propria parte soprattutto per prevenire i fenomeni di intolleranza, siano essi di omofobia, violenza di genere, razzismo o di altra estrazione”.

Tale aggressione tiene dietro a quella del 5 aprile in Via del Portonaccio e precede quella via social a danno del 24enne pestato il 30 aprile all’Eur. Sono stati mossi vari j’accuse alla sindaca Raggi, tra cui la mancanza d’un reale interessamento. Che ne pensa?

Le istituzioni romane hanno mostrato la loro vicinanza alla comunità Lgbti, in varie occasioni. Ad esempio, anche quest’anno si sta organizzando la Settimana romana contro l’omotransfobia. Virginia ha espresso la sua vicinanza ai ragazzi aggrediti. Ognuno agisce secondo il proprio sentire e i mezzi che ha a disposizione. È ovvio ch una problematica di questo tipo va scardinata agendo dal nazionale al locale, a tutti i livelli delle istituzioni e della società

Nel suo post su Fb lei ha parlato della necessità d’una legge regionale contro l’omotransfobia. Alcuni giorni fa è stato presentato il pdl, redatto dal Mieli e avente come prima firmataria Marta Bonafoni. Il M5s è disponibile a sostenerlo per ottenerne l’approvazione?

Ho letto la proposta di legge presentata dalla collega Marta Bonafoni. Credo che sia una buona base di partenza per un lavoro condiviso da integrare con quanto previsto nella nostra proposta di legge. Abbiamo individuato dei margini di miglioramento su cui potremo intervenire, quando si deciderà di discuterla – ci auguriamo al più presto –, in sede regionale. Anche il programma regionale del M5s sui diritti civili e Lgbti, con il quale mi sono presentata alla Presidenza della Regione Lazio, è in tal senso molto esaustivo e può essere un ‘serbatoio’ di proposte utile che mettiamo a disposizione del confronto politico per una legge regionale ‘anti-omotransfobia’.

Il M5S è da taluni accusato di non aver dedicato neppure un rigo al tema dei diritti delle persone Lgbti. A livello locale si registrano, invece, esempi virtuosi in tal senso: basti pensare a quanto fatto ultimamente dalla sindaca di Torino Chiara Appendino oppure alla condanna da parte del M5S Lombardia delle dichiarazioni del presidente Attilio Fontana sulla non concessione del patrocinio al Pride: come valuta una tale dicotomia?

In realtà, a livello nazionale sono stati inseriti diversi punti che riguardano i temi Lgbti. C’è un chiaro riferimento all’educazione alle differenze nelle scuole e al contrasto alle varie forme di bullismo, fra le quali quello omotransfobico, per citarne uno, ma ci sono anche altri passaggi. Il M5s, accoglie al suo interno varie sensibilità. Io credo che diritti sociali e diritti civili debbano camminare di pari passo, per dare un messaggio chiaro a tutti i cittadini e alle cittadine della vicinanza delle istituzioni. Non vedo una dicotomia, ma degli obiettivi che si stanno tracciando e che vanno in una direzione comune, quella del pieno riconoscimento dei diritti sanciti dall’art. 3 della Costituzione.

Consigliera Lombardi, lei è stata parlamentare nella XVII legislatura, nel corso della quale fu approvata la legge sulle unioni civili. Il M5S ebbe una posizione giudicata ondivaga e da alcuni traditrice: si può dire che si trattò di coerenza nella linea di non votare l’istituto del maxi emendamento. A distanza di due anni dall’approvazione di una norma, che ha regalato e sta regalando felicità a tante coppie, (messo da parte l’argomento burocraticistico del non voto al maxi emendamento), Roberta Lombardi la voterebbe oggi quella legge?

Io vorrei ricordare, in primis, il flash mob che noi parlamentari del M5s abbiamo fatto in Aula per sostenere le unioni civili, oltre alle nostre proposte di legge presentate sul matrimonio egualitario, contro l’omostransfobia e per l’adeguamento di genere delle persone trans, presentate sempre nella precedente legislatura. La questione sulle unioni civili è stata molto più complessa di com’è mediaticamente descritta e, in base alla mia esperienza di cittadina e portavoce 5stelle, le narrazioni del mainstream sono spesso molto diverse dalla realtà. Un esempio è proprio il fatto che il non voto al maxiemendamento viene definito come un fatto meramente burocratico: non è così. Il maxiemendamento è stato, in più di un’occasione l’escamotage per ghigliottinare il confronto democratico in Parlamento e quindi depotenziare i provvedimenti e rivedere al ribasso i diritti civili e sociali che avrebbero dovuto garantire.

Ci avviciniamo al Roma Pride, cui parteciperà, tra gli altri, anche il presidente Zingaretti. La consigliera Lombardi prenderà parte a una manifestazione altamente significativa per la collettività Lgbti?

L’anno scorso al Roma Pride c’è stata una massiccia presenza di portavoce del M5s, presidenti di Municipio, assessori, attivisti ed attiviste. Sicuramente sarà per me un piacere, e un dovere, dare il mio sostegno a una manifestazione simbolo dei diritti civili.

In ultimo: sul candidato premier del M5S Luigi Di Maio Sgarbi ha fatto settimane fa un presunto outing. Tenendo conto che lo stesso Grillo, nel comizio di Nettuno del 2016, ebbe a dire che, pure se Di Maio fosse stato omosessuale non ci sarebbe stato nulla di male, le chiedo: Per Roberta Lombardi sarebbe un problema? E, in generale, le piacerebbe che ai vertici del M5S ci possa essere un giorno un gay dichiarato?

Credo che ogni tipo di ruolo, politico o professionale che sia, debba essere ricoperto da persone che hanno le capacità e le competenze adatte a ricoprirlo, a prescindere da orientamento sessuale e identità di genere. Altrimenti si rischia di auto-ghettizzarsi nella ‘logica delle quote’ a scapito della meritocrazia. Su questo tutte e tutti siamo chiamati a fare un atto di onestà intellettuale, senza dogmatismi, concentrando i nostri sforzi comuni sulla prevenzione degli episodi di violenza e discriminazione, sul rafforzamento dei diritti civili e sul garantire le stesse possibilità a tutti i talenti. 

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La giornalista Marta Bonafoni sta terminando il suo mandato di consigliera regionale in Lazio. Punta ora al raddoppio in vista delle prossime elezioni che, in concomitanza con quelle politiche, si terranno il prossimo 4 marzo.

A lei, che è una delle firmatarie del pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere (testo approntato grazie soprattutto al Circolo di cultura omossesuale Mario Mieli), abbiamo rivolto alcune domande sul suo impegno a tutela dei diritti delle persone Lgbti.

Consigliera Bonafoni, di nuovo in pista per le prossime elezioni regionali?

Direi proprio di sì. Con la firma di qualche giorno fa della mia candidatura, è partita ufficialmente questa avventura nella Lista Civica Zingaretti Presidente che da qui al 4 marzo mi vedrà impegnata al fianco di Nicola Zingaretti per continuare quel percorso virtuoso iniziato cinque anni fa.

A suo parere quali sono le piste da seguire per migliorare la lotta contro l'omofobia, la transfobia e le discriminazioni. E a che punto siamo con lo specifico pdl regionale?

Una delle strade, ad esempio, è proprio quella di approvare la legge regionale contro l’omotransfobia, di cui sono firmataria, che per motivi di tempo non abbiamo potuto chiudere in questa legislatura. Si tratta di un testo importante, non solo perché frutto di un lavoro di squadra con le realtà e le associazioni Lgbti. Ma anche perché, come ogni legge, consente di finanziare tutti quegli interventi per il contrasto alle discriminazioni di genere.

Sono misure da applicare in ambiti specifici di competenza regionale quali la scuola, il welfare, la famiglia, l’istruzione, le politiche attive del lavoro, l’ambito socio sanitario e la comunicazione per favorire l’uguaglianza dei diritti – anche per le famiglie basate sui vincoli affettivi - l’accesso ai servizi, al mondo del lavoro e l’utilizzo di un linguaggio non discriminatorio attraverso percorsi di formazione, informazione e prevenzione.

Bullismo e violenza nelle scuole. Su questo tema quale sarà il lavoro futuro?

Gli episodi di bullismo nelle scuole, molti dei quali a sfondo omofobico, dimostrano che ancora molto c'è da fare. Con le azioni quotidiane, con l'educazione nelle scuole, con le campagne di sensibilizzazione e anche con i provvedimenti legislativi, la politica deve rendersi protagonista di questo cambiamento culturale. Come Regione Lazio abbiamo accettato questa sfida politica e culturale, ad esempio approvando una legge contro il bullismo, che parla non solo ai giovani, ma anche alle famiglie e al mondo della scuola e dello sport, di rispetto, diversità, tolleranza ed educazione all'affettività. Una legge che non a caso richiama esplicitamente l’articolo 21 della Carta europea dei diritti dell’uomo e quindi le discriminazioni per orientamento sessuale. Ecco, c’è bisogno che questa legge cammini sulle sue gambe, che sono anche le nostre, in giro per ogni scuola e ogni provincia.

Oltre alla passione per il giornalismo quella per la politica. Questi anni in Regione ad affrontare i problemi del territorio laziale e dei cittadini cosa ti hanno insegnato?

La passione per il giornalismo forse è proprio stata il preludio a quella per la politica. Questo perché la radio, in 20 anni da cronista, mi ha insegnato a essere una giornalista libera, indipendente, capace di fare comunità. Ed è con questo spirito che cinque anni fa sono diventata consigliera regionale con Nicola Zingaretti. Cinque anni faticosi, ma anche bellissimi e straordinari, pieni di incontri e di sfide che mi hanno insegnato molto ma soprattutto due cose: quello di pormi all’ascolto delle persone e quello di spaccare a metà le mie giornate stando tanto dentro le aule (perché la Regione fa atti e leggi e occorre studiare, capire, scrivere, votare per il meglio), quanto fuori, per strada, nelle piazze, nei luoghi dove si consumano la vita, il lavoro, i bisogni e i sogni delle persone.

Molto è stato fatto in questi anni, ad esempio con la norma sui servizi sociali, in cui i servizi sono destinati a tutte le famiglie senza distinzione o con il progetto contro l’omofobia nelle scuole messo in campo già dal primo anno dell’amministrazione Zingaretti ma la strada è ancora lunga e proprio questo noi ci siamo.

La violenza sulle donne continua a mietere vittime. Quali impegni andrebbero maggiormente rafforzati e quali buone pratiche applicate?

Questa è la domanda delle domande. La violenza contro le donne è un tema a me talmente caro che tra i primi atti da me presentati in Consiglio c’è stata proprio una mozione, preludio di quella che poi sarebbe diventata la legge regionale contro la violenza sulle donne. Una legge che ha viaggiato in quasi ogni scuola di questa Regione. L’abbiamo raccontata con le associazioni ad aule di studentesse e di studenti: talvolta attenti e partecipi, altre volte apparentemente distratti. Ed è stato proprio da questi ultimi che siamo ritornati. La legge ha permesso di finanziare progetti rivolte alle scuole, interventi per l’inclusione sociale e per l’autonomia delle vittime, l’assegnazione di borse di sostegno agli studi per gli orfani di femminicidio e progetti contro la tratta.

Ma la Regione Lazio ha lavorato molto anche sulla presa in carico, implementando i centri antiviolenza e le case rifugio che quest’anno passeranno da 14 a 24 con l’apertura di nuove dieci centri antiviolenza, a cui se ne aggiungeranno altri nove entro aprile 2018. In questo modo abbiamo esteso la rete regionale a 33 strutture, più del doppio di quelle finanziate dalla Regione nel 2013. Questo, per dirla come una recente campagna promossa dalla regione Lazio per il 25 novembre, perché l’unico modo di intervenire è quello di andare “Oltre l’indignazione, l’impegno”, ed è così che dobbiamo continuare a lavorare.

Il Paese sta affrontando prove difficili. Il livello di povertà cresce di giorno in giorno e la disoccupazione affligge specialmente i giovani. Rispetto a loro, cosa ha messo in campo la Regione Lazio?

Due misure su tutte sono e sono state il fiore all’occhiello di questa amministrazione: la prima è il bando “Torno subito” dell’assessorato Diritto allo Studio, Formazione e Ricerca, giunto ormai alla sua quarta edizione e rivolto ai giovani dai 18 ai 35 anni che finanzia percorsi integrati di formazione e di esperienze lavorative nazionali e internazionali. Si tratta di un punto fermo che quest’anno ha visto finanziati 2000 progetti, ovvero 2000 ragazzi pronti a partire e a tornare, che si sono aggiunti ai circa 4000 partecipanti delle edizioni precedenti, per un totale di quasi 6000 progetti finanziati.

Il secondo intervento si chiama “Riesco” ed è rivolto ai Neet ovvero quei ragazzi e quelle ragazze che non studiano, non lavorano e pensano di non avercela fatta. Per 5000 di loro la Regione Lazio ha messo in campo il reddito di inclusione formativa per rafforzare le opportunità di inserimento occupazionale.

Sono state tra le migliori risposte alla fuga dei cervelli nel nostro Paese, al blocco dell'ascensore sociale e all'impoverimento. Un investimento concreto in economia, conoscenza e formazione, per dare opportunità vere a migliaia di ragazzi e ragazze.

Un' ultima cosa: anche quest'anno, suppongo, sarà presente al Pride. Qual è l'emozione più bella che ha provato?

Ho partecipato a ogni singola edizione del Pride e non mancherò anche quest’anno. La Regione Lazio ha sempre patrocinato questi eventi, dal Pride al Gay Village e la mia partecipazione c’è sempre stata non solo come conigliera ma come persona. Una persona che in quel corteo, bello, festoso, colorato, giusto, ha sempre sentito che non c’è niente di meglio che l’inclusione, per tutte e tutti.

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