Lovers, il più antico festival a tematica Lgbt di Europa, avrà inizio a Torino fra pochi giorni: l’inaugurazione avverrà infatti, il 24 aprile, al Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema.

Gaynews ha incontrato Elsi Perino, curatrice della sezione Real Lovers (il concorso internazionale per i documentari) per il festival. Uno dei tanti punti di forza della kermesse cinematografica arcobaleno è, infatti, proprio l’attenzione che dedica al documentario.

Elsi, ci racconti questa sezione?

Real Lovers è il concorso dedicato al cinema del reale che, con Irene Dionisio e tutto il comitato di selezione, abbiamo riportato sugli schermi già dall'edizione del 2017. È una sezione free border, in cui tematiche e nuovi sguardi narrativi sono gli elementi tenuti principalmente in considerazione. La call internazionale ci permette di visionare materiali e istanze molto differenti tra loro, cercando il più possibile di costruire un discorso diversificato e stratificato di significati.

Cerchiamo di fare il punto sullo stato attuale delle cose, immaginando questi titoli come preziosi tasselli di una narrazione su e per la comunità Lgbtqi, ma non solo. Ma guardiamo anche indietro, da dove siamo partiti, per non dimenticare la strada percorsa. Real Lovers è chiaramente la sezione più politica del nostro programma, perchè il vissuto, le istanze e le narrazioni del reale lo sono sempre. 

Quali sono i temi dei titoli selezionati?

Abbiamo cercato di costruire un programma diversificato. Apriamo il concorso con Normaldell'italiana Adele Tulli, fresco di debutto alla Berlinale 2019. Normal è una panoramica tra gli stereotipi che genere e ruoli di genere ci impongono: un lavoro garbato e preciso di osservazione senza giudizio. Sempre dalla selezione Berlinale, proietteremo Lemebel, il Premio Teddy 2019 per il miglior documentario: biografia su Pedro Lemebel, uno dei volti più importanti del movimento Lgbt cileno, che si batteva per i diritti civili contro la dittatura di Pinochet. Lemebel è un manifesto, il ritratto di un pioniere che ci ricorda, nel 50° anniversario dei Moti di Stonewall, il valore fondamentale della militanza.

Sempre in questo senso è stato selezionato An Army of Loversche ricostruisce la storia del movimento Lgbt svedese attraverso le principali pellicole a tematica prodotte in loco, assumendole come parte integrante della militanza. Si continua con un altro ritratto di un personaggio chiave della cinematografia nazionale e internazionale. Abbiamo infatti il piacere di presentare in anteprima internazionale Helmut Berger, my mother and I, un documentario dalla struttura insolita, che intende rimettere Berger davanti alla camera e raccontare con tenerezza ed infinita ironia quella che possiamo definire una personale e strampalata Caduta degli dei. Eye candy decostruisce gli equilibri normativi dell'ambiente del wrestling: la protagonista Yasmin Lander è una giovane wrestler lesbica, che mina alla base le dinamiche di un ambiente sportivo quasi esclusivamente riservato al genere maschile, ritagliandosi con tenacia uno spazio di visibilità identitario. 

Chiude la competizione My family in transition, la storia di una famiglia di una piccola cittadina israeliana profondamente legata alle tradizione, che affronta e supporta il percorso di transizione MtF di un genitore, ridefinendo così convenzioni sociali, ruoli di genere e, coralmente, la propria identità.

Possono il cinema, in generale, e il documentario, in particolare, essere uno strumento per combattere l’omotransfobia?

Possono e sono, a mio avviso, necessari. Non credo nel cinema che offre risposte, sia chiaro, ma sono fortemente sostenitrice e consumatrice – lo dico da spettatore prima che da addetta ai lavori - del cinema che si fa delle domande, che cerca linguaggi, sguardi e tematiche per universalizzare le esperienze e renderle intellegibili. Sostituire le opinioni preventive e porsi in una condizione di ascolto fa sì che si costruisca un punto di contatto: credo che valga più o meno per tutto. Il rispecchiamento o l'empatia vengono subito dopo. Oltre a questo c'è un aspetto che può sembrare retorico, ma non è affatto scontato: le pellicole di genere, tutte e indistintamente, portano sempre con sé un aspetto politico più o meno dichiarato a seconda del tema. E anche questo permette al cinema di essere uno dei mezzi per combattere l'omobitransfobia. 

Un’ultima domanda, magari pleonastica. Ma è vero che a Lovers, da sempre, passano i film “che cambiano la vita”? E che quindi il festival continua a essere necessario?

I film che cambiano la vita, come ti dicevo nelle precedenti risposte, sono tutti quelli che  aggiungono qualcosa all'idea di sé, un pezzo al ragionamento o semplicemente uno strumento. Molti dei miei fondamentali li ho visti proprio grazie al festival: quindi lo confermo. Il Lovers quest'anno compie 34 anni: io l'ho conosciuto prima come semplice spettatrice, poi dal punto di vista lavorativo e credo che il panorama culturale della nostra città (ma non solo, fu il primo italiano e uno dei primi a livello mondiale interamente dedicato al cinema di genere) sia stato per forza di cose contaminato dalla portata politica e intellettuale di un festival come questo.

Un festival di cinema Lgbtqi è un luogo di proiezioni principalmente, ma è anche luogo di incontro e di scambio, di dibattiti e crescita, un momento in cui si aggiunge qualcosa agli immaginari. Viviamo un momento storico in cui i diritti, moltissimi non solo quelli Lgbtqi, sono fortemente messi in discussione. Proprio per questo è necessario mantenere gli spazi di produzione e circolazione di cultura aperti, in ascolto e il più possibile vigili. 

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«Siamo oltre cento. Le voci girano, ne parlano tutti, insomma se ne parla spesso». E poi ancora: «Mi fa schifo. Sei ridicola. Te la vai a cercare. Al posto tuo mi vergognerei». E infine: «Le persone sono autorizzate a prendervi in giro. La gente non viene a dirvelo per questione di pudore ed io mi sento nel giusto se sparlo di voi».

Queste le parole che sono piovute addosso, domenica scorsa, alla 21enne Luana Strada e alla 27enne Giulia Bellomia, fidanzate ed entrambe dimoranti a Padova presso la residenza universitaria Copernico. A pronunciarle una ragazza, che si è fatta portavoce di oltre centro ragazze, anche loro ospiti della struttura, sdegnate dallo loro storia d’amore

Lo shock per Giulia e Luana è enorme. Ed è Luana a raccontare, tra l’amarezza e la rabbia, l’accaduto su Facebook. 

«Al momento – scrive alla fine del lungo post pubblicato il 17 aprile – non so neanche più per cosa valga la pena vergognarsi, non so più cosa sia la vergogna. Ma non riesco a capire come ci si possa vergognare di mostrarsi senza filtri alla persona amata, come ci si possa vergognare se ogni tanto si scelga di scivolare in un mondo puro, vero, privo di filtri, pieno di bellezza.

Non riesco a capire, fatto sta che il mio corpo si sente sbagliato, in qualsiasi movimento, ed io la mia ragazza proprio non riesco ad accarezzarla. Mi chiedo quanto durerà tutto ciò. Forse chi deve vergognarsi è chi non diffonde l’amore».

A dare ieri ulteriore notizia della vicenda Noemi Fantinato, rappresentante di Udu - Unione degli universitari, presente in mattinata a Palazzo Moroni per la conferenza stampa di presentazione del Padova Pride.

E oggi il deputato Alessandro Zan (Pd) ha così commentato quanto successo: «Fa male leggere questa notizia, di un fatto accaduto nella mia città e per di più in ambiente universitario, che si crede libero e aperto. È solo l’ennesima dimostrazione che l’omofobia è un fenomeno più o meno manifesto, ma ancora diffusissimo. Una legge è urgente, non possiamo più aspettare».

 
 
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A poco più di un anno dal pestaggio d’uno studente Erasmus l’«inclusiva e favolosa Bologna», come giustamente definita da Vincenzo Branà, presidente del Cassero Lgbti Center, è stata teatro d’un’ennessima aggressione omofoba. A esserne vittime, questa volta, due 29enni all’uscita del bar Candilejas in via Bentini.

Domenica sera i giovani avevano appena lasciato il locale, dove si stava svolgendo la finale del concorso Beauty Queen Italia 2019, quando sono stati avvicinati da un gruppo di cinque minorenni. Prima appellativi insultanti come froci e busoni, poi schiaffi e pugni. Il tutto nella totale indifferenza dei numerosi avventori del bar e dei passanti. 

Anzi, come riportato da una delle due vittime a Branà, sembra che «anche un adulto a un certo punto si fosse unito al parapiglia, per mollare anche lui un paio di ceffoni ai “froci”».

Ma non solo, perché, come denunciato dallo stesso presidente del Cassero, più persone, partecipanti al concorso, hanno raccontato «di battute grevi e offensive che già nel pomeriggio (quando nel circolo si allestiva lo spettacolo) venivano indirizzate agli omosessuali, questa volta dagli adulti non dalla babygang. L’aggressione, insomma, godeva di un clima di legittimazione e perfino di sollecitazione e incoraggiamento».

Due dei componenti della banda, entrambi 16enni e bolognesi, sono stati rintracciati subito dalla polizia e riportati sul luogo dell’aggressione, dove si sarebbero scusati dell’accaduto. Ma ieri mattina una delle due vittime si è recata in Questura per sporgere formale denuncia.

L’aggressione di via Bentini viene a cadere a una settimana dalle polemiche sul pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, la cui discussione in Commissione Parità è stata sospesa e rinviata sine die a seguito dell’emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) sulla gpa. Emendamento senza alcun nesso logico col tema omotransfobia e che, proprio per questo motivo, appare sempre più come un regolamento di conti all’interno del Pd emiliano-romagnolo a seguito dell’elezione a segretario nazionale di Nicola Zingaretti.

Da parte sua Branà ha osservato: «Eccola l’omotransnegatività, quella che da anni chiediamo di affrontare con azioni di contrasto sul piano dell’educazione, della formazione, della comunicazione. Eccolo il vuoto normativo e i danni che provoca. E attenzione: chi dice “si però loro promuovono la gpa”, sta riproducendo sul piano culturale lo stesso tipo di legittimazione. Quasi a voler dire che due schiaffoni, in fondo, se li meritano».

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Si è tenuta ieri pomeriggio a Roma presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea la conferenza stampa di presentazione del progetto Accept sulle strategie di contrasto all’odio on line. Realizzato da Arcigay in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, il progetto è stato coordinato da Shamar Droghetti e Fabrizio Sorbara. 

L’intervento prolusorio alla conferenza stampa, che ha visto, fra gli altri, la partecipazione del segretario generale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, è stato tenuto dall’ex presidente della Camera e attuale deputata di LeU Laura Boldrini, che ha sperimentato personalmente il dramma dell’essere vittima di fake news e discorsi d’odio sui social network.

Di questo come anche del revenge porn, circa il quale la deputata aveva presentato un emendamento al cosiddetto ddl Codice Rosso che avrebbe introdotto il reato di pornografia non consensuale, si è parlato nel corso della videointervista a Gaynews.

Boldrini è anche intervenuta sul ddl contro l’omofobia e la transfobia, presentato la scorsa settimana da 36 senatori del M5s.

Al riguardo ha dichiarato: «Le opposizioni sono sempre pronte a collaborare su questi temiPerò mi lasci dire che qualche dubbio ce l’ho. Il Movimento 5 Stelle ha anche firmato il ddl Pillon, che è un disegno di legge oscurantista, che distrugge anni di battaglie civili e che rimette in discussione uno dei più evoluti diritti di famiglia, che è il nostro.

Quindi sinceramente ho qualche riserva. Ma se dovessero mai arrivare a essere seri su questo punto e volere una legge – io l’ho presentata il primo giorno della legislatura – da parte mia ci sarà sempre collaborazione».

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Resi noti nella mattinata i 72 nomi dei candidati e delle candidate della Lega alle europee del 26 maggio. Sarebbero dovuti essere 76 come da regolamento e in realtà lo sono, perché Matteo Salvini è capolista in tutte e cinque le circoscrizioni.

Tra i nomi presentati spiccano quelli di Susanna Ceccardi, sindaca di Cascina e coordinatrice regionale del Carroccio per la Toscana, e di Giancarlo Cerrelli, segretario provinciale della Lega di Crotone.

Se la prima cittadina del Comune del Pisano si è imposta in passato alla pubblica attenzione non tanto per aver voluto conferire la cittadinanza onoraria a Magdi Allam quanto per aver dichiarato che non avrebbe mai registrato le unioni civili nel suo paese, il secondo è tornato a far parlare di sé in occasione dell’8 marzo scorso

Quando, cioè, in preparazione della Giornata internazionale della donna ha fatto preparare un volantino in forma di esacalogo, in cui si affermava, fra l’altro, che a offendere la dignità della donna sarebbe «chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo» o «chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia».

Già candidato della Lega alla Camera nel collegio uninominale di Crotone (Calabria 04) in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, il cassazionista e canonista Cerrelli è stato vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani dal 23 settembre 2011 al 27 settembre 2015 ed è attualmente Segretario nazionale del comitato Sì alla famiglia, dirigente nazionale di Alleanza Cattolica e articolista di giornali quali Cristianità, La Nuova Bussola Quotidiana, La Croce Quotidiano, La Roccia, Sì alla Vita. 

L’avvocato, che organizzò a Crotone in accordo con l’allora arcivescovo locale Domenico Graziani i Family Day del 15 marzo e 11 maggio 2007 (manifestazioni antesignane del primo Family Day nazionale, quello cioè del 12 maggio 2007), è autore di libri volti a combattere la fantomatica ideologia gender. Ma è soprattutto noto per i violenti attacchi contro le unioni civili e il matrimonio egualitario.

Le sue posizioni in tema di omofobia rimbalzarono sui media nazionali  quando ospite di Unomattina Estate, il 20 agosto 2013, si disse contrario a un’eventuale approvazione del ddl Scalfarotto con motivazioni dal seguente tenore: «L'omosessualità è un disagio e un disordine», «è stata depennata dal manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali non per motivi scientifici», «come si sa, vi sono anche delle terapie, le terapie dette riparative per gli omosessuali»

Le dichiarazioni di Cerrelli indussero l'allora presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi Giuseppe Luigi Palma a intervenire con una dura nota di condanna.

Nota che fu accolta positivamente dal direttore di Gaynews Franco Grillini, che all’epoca così scrisse: «Il vizietto di confondere scienza e fede o, peggio, di far passare come scientifici pregiudizi sociali o religiosi costituisce un atto di indiscutibile disonestà che se compiuto da professionisti persino iscritti all'albo vanno segnalati come abuso e perseguiti come tali. Piuttosto c'è da chiedersi se non ci sia qualcosa di malato in tutte quelle persone che dedicano il loro tempo a insultare milioni di cittadini che chiedono solo dignità e uguaglianza nel diritto e nei diritti».

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Il parlamentare Leu Stefano Fassina è intervenuto a difesa dei cattodem dell'Emilia-Romagna, da giorni nell'occhio del ciclone per l'emendamento XXIV sulla gpa al progetto di legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere. 

Con un post su Facebook Fassina ha espresso solidarietà al consigliere regionale Pd Giuseppe Paruolo, «colpito da accuse di omofobia, per aver proposto un emendamento di contrasto alla cosiddetta ‘maternità surrogata’ in una proposta di legge in discussione in Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna». Il riferimento è indubitabilmente al cartello che l’attivista Andrea Zanini ha sventolato ieri durante il presidio di protesta bolognese in riferimento a Paruolo e Boschini, cofirmatario dell’emendamento.

Cartello che ha fatto assumere a Paruolo toni vittimali e incassare lo scontato sostegno di Marina Terragni

L’ex viceministro dell'Economia ha quindi aggiunto: «Come noto, la mercificazione dell’attività riproduttiva, forma estrema di dominio liberista, riguarda in misura larghissimamente prevalente le coppie eterosessuali. I desideri individuali non possono essere indiscriminatamente ‘diritti’, non possono diventare tutti moralmente legittimi soltanto perché tecnologicamente possibili a chi ha potere di mercato sufficiente.

I diritti, proprio come scrive Giuseppe, sono sempre relazionali, mai individuali. Il rispetto dell’altra persona è, dovrebbe essere, un limite insuperabile. Continuo a non comprendere come una qualsivoglia forma di cultura politica progressista, riformista o radicale, possa ritenere una conquista l’estensione del mercato, con i suoi brutali e squilibrati rapporti di classe, nella sfera umana più preziosa e distintiva, ossia la maternità».

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Di omofobia, transfobia, violenza e bullismo si torna costantemente a parlare soprattutto in un periodo come quello attuale, in cui sembra registrarsi un aumento dei casi di aggressione verso le persone Lgbti.

Come noto, a partire dall’inizio della XVIII° legislatura sono stati presentati vari progetti di legge volti a contrastare l’omotransfobia. Basti citare quelli della senatrice Monica Cirinnà (Pd) o dei deputati Alessandro Zan (Pd), Ivan Scalfarotto (Pd), Laura Boldrini (LeU).

La scorsa settimana ci hanno pensato 36 senatori del M5s con il ddl recante Modifiche dell’art. 604 bis del Codice penale e le istituzioni di centri antiviolenza per le vittime di omotransfobia

Per saperne di più abbiamo raggiunto la senatrice Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5s a Palazzo Madama,  che di quel disegno di legge è prima firmataria.

Senatrice Maiorino, quali sono gli aspetti principali di questo ddl?

Innanzitutto ci tengo a dire che questo disegno di legge già al primo giro per la sottoscrizione ha raccolto l’adesione di trentacinque colleghi del mio gruppo e sono più che certa che al secondo giro ne raccoglierà ancora molte altre. Quello che facciamo con questo provvedimento è semplicemente andare a modificare l’art. 604-bis del Codice penale (che è la parte che si occupa dei “delitti contro l’uguaglianza”), aggiungendo le parole “o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”. La parte in questione risulta quindi modificata in questo modo: “atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”.

Il ddl tuttavia non si limita a riconoscere e distinguere il reato di discriminazione basato sull’orientamento sessuale, ma prevede, oltre all’istituzione della Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia nella data del 17 maggio, anche l’istituzione di case rifugio - o centri antiviolenza - dedicati alle persone Lgbti vittime di violenza o in condizioni di fragilità perché respinti dalla famiglia d’origine. È piuttosto triste infatti constatare che nell’Italia del 2019 ancora si verificano casi di giovani lesbiche, gay o transessuali rigettati dalle proprie famiglie.

Omosessualità e transessualità da molti colleghi, soprattutto della Lega, sono considerati fatti privati o addirittura “atti contro natura” e, quindi, non soggetti a tutela. Dal momento che si propone di modificare il Codice penale aggiungendo all’art. 604 bis le parole: “o fondati sullaomofobia o sulla transfobia”, come pensa di superare tale scoglio? 

In tutta onestà, non so a quali colleghi si riferisca. Io in Senato ho un ottimo dialogo con tutti e, sebbene con la nostra controparte alGoverno vi siano delle differenze di visione che sarebbe sciocco negare, un'affermazione simile non l’ho mai sentita da nessuno. Questo provvedimento non va a toccare i cosiddetti “temi eticamente sensibili” - che poi è una formula ormai standardizzata per dire sostanzialmente che certi temi è meglio non toccarli - ma è semplicemente un doveroso rafforzamento e un affinamento del contrasto alla violenza e al bullismo.

Basta fare una semplice ricerca su internet per rendersi conto in un attimo che chi ha un orientamento sessuale “minoritario” (mi passi l’espressione) è molto più esposto di chi è etero a subire forme di violenza fisica o verbale. Scoraggiare e punire queste forme di violenza - come di tutte le forme di violenza - è dovere di uno Stato e non può avere colori politici.

All’art. 6 del ddl si fa riferimento ai centri antiviolenza per le vittime dell’omofobia e della transfobia. Di che si tratta?

Si prevede l’istituzione di un fondo apposito per la creazione di centri antiviolenza dedicati alle persone Lgbti. Il funzionamento e la gestione di tali centri ricalca in sostanza quelli già esistenti per i centri antiviolenza per le donne. Centri del genere esistono già in praticamente ogni paese d’Europa. Quindi, anche in questo caso, si tratta semplicemente di colmare una spiacevole lacuna.

Al governo il M5s è con la Lega. Come abbiamo potuto osservare, da tempo e ancor oggi su questi temi il vostro alleato è sempre stato uno dei maggiori partiti ostili. Come pensa di convincerli a votare favorevolmente questo disegno di legge? 

Come ho già detto, con la Lega abbiamo divergenze di vedute sui temi cosiddetti “etici” - e anche su questi ultimi, il panorama è in realtà molto più variegato e meno monolitico di quanto una certa stanca vulgata voglia far credere. In questo caso però di “etico” non c’è un bel nulla. Affermare che le persone non si picchiano e non si insultano per via del loro orientamento sessuale è una cosa di semplice buon senso e non è una dichiarazione di appartenenza politica - come purtroppo in questo paese ci è stato strumentalmente fatto credere per lunghi anni. Sono molto fiduciosa che lo spirito di questo provvedimento verrà compreso e non troverà ostacoli.

Omofobia e transfobia rientrano nell'ambito tematico della discriminazione ma afferiscono anche a quelli delle famiglie omogenitoriali. Come si pensa di coniugare tale lotta con una situazione ancora difficile da superare, proprio in Parlamento, in materia di stepchild adoption e adozioni? 

Sono convinta - e i dati corroborano la mia convinzione - che un bambino cresca sano e forte là dove è accolto e accudito con amore, e il genere dei genitori non influisce sul suo sviluppo psichico, intellettuale e affettivo. Questo però è un tema su cui non vi è unità di visione all’interno di nessuna forza politica, anche se credo che sia dovere della politica favorire un dibattito sereno, pacato e fondato sui fatti, nel paese, per contribuire a far crescere una coscienza critica e avveduta nei cittadini.

Per anni la politica non si è distinta in questo campo, ossia nel favorire la crescita culturale del popolo. Mi auguro che tra i tanti cambiamenti che stiamo apportando, possa esserci anche questo. È probabilmente il più difficile: imparare tutti a confrontarci senza faziosità, ma attraverso lo studio della materia e il rispetto dell’altro. La politica dà l’esempio, e spesso, su temi delicati come questo, ha dato purtroppo l’esempio sbagliato. Mi auguro si possa invertire la rotta. 

La senatrice Cirinnà ha dichiarato recentemente a La Repubblica: “Non mi fido delle aperture dei 5Stelle. Sui diritti sono ambigui “. Cosa le risponderebbe?

Come le dicevo, io sono felice di dialogare con tutti i colleghi. Anche alla senatrice Cirinnà sarò felice di rispondere, quando me lo chiederà direttamente.

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La seduta della Commissione Parità in Regione Emilia-Romagna sulla legge anti-discriminazione si è chiusa con un rinvio: nessun voto dunque né sul testo da portare poi in Assemblea legislativa per il voto finale né sul discusso emendamento XXIV Paruolo-Boschini (Pd) sulla gpa

Ma a determinare la sospensione dei lavori è stata la sottoscrizione dell’emendamento da parte del centro-destra con un Pd sempre più in tilt.

Non a caso proprio ieri Michele Facci, relatore di minoranza e capogruppo del Movimento sovranista, aveva salutato favorevolmente l’emendamento XXIV come «passo indietro della maggioranza. Evidentemente le pressioni che abbiamo esercitato verso questa deriva discriminatoria al contrario hanno prodotto un risultato.

Ora bisogna vedere gli sviluppo ulteriori, ma rispetto alla impostazione iniziale dal nostro punto di vista è una vittoria. Ma questo non ci fa accontentare e andremo avanti, perché sono altri passaggi degni di essere ridimensionati. Per noi di questa legge non c'era bisogno: quindi la contestiamo a prescindere».

Il fatto che non si sia andati avanti oggi con il voto è stato comunque valutato quale «passo avanti» dal capogruppo di Sinistra Italiana Igor Taruffi, che ha dichiarato: «Oggi in commissione hanno trovato conferma tutti i motivi della nostra contrarietà agli emendamenti presentati dai colleghi del Pd, in particolare quello a firma Paruolo-Boschini sulla maternità surrogata, poi sottoscritto dalla Lega e da tutto il resto del centrodestra».

Votando quell'emendamento, afferma ancora Taruffi, «si sarebbe davvero compromessa una legge che invece riteniamo rispondere a problemi reali e sentiti e che vogliamo approvare quanto prima. Ma non vogliamo approvare una legge purchessia. Vogliamo una buona legge. Per questo abbiamo chiesto di togliere dal tavolo emendamenti come quello dei colleghi Paruolo-Boschini»

Intanto c’è grande mobilitazione per il presidio di domani in Regione, che, organizzato da Bologna Pride, si svolgerà in concomitanza col convegno Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività contro il testo normativo.

Non senza i consueti toni vittimali Jacopo Coghe, già vicepresidente del XIII° Congresso mondiale delle Famiglie, ha oggi affermato: «Dopo il Congresso di Verona non si fermano l'odio e la discriminazione della lobby Lgbt e delle femministe contro di noi. Ci aspettano a Bologna con le solite contro-manifestazioni: d'altronde a loro piacciono le leggi bavaglio e le liste di proscrizione contro le opinioni 'dissidenti'».

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Ora basta, calendarizzare subito, Supporto alle vittime di omobitransfobia e, ancora, Stop bullismo omotransfobico nelle scuole.

Queste le scritte sui manifesti che alcuni attivisti e attiviste Lgbti e della Casa delle Donne del Mediterraneo hanno esposto ieri nel corso della riunione del Consiglio regionale della Puglia. I cartelli richiamavano l'attenzione sulla mancata calendarizzazione del disegno di legge sull'omofobia approvato in Commissione tre mesi fa.

Il presidente del Consiglio regionale Mario Loiezzo ha fatto allontanare gli attivisti tra gli sbeffeggiamenti dei consiglieri d’opposizione, che hanno strappato i cartelli

C’è stato anche un tentativo d’identificazione da parte di agenti della pubblica sicurezza in vista d’eventuale denuncia. Tentativo caduto a vuoto per intervento dell’assessore Borraccino.

Già da ieri quanto successo in Consiglio regionale è stato oggetto di comunicato di condanna da parte del comitato Puglia Pride.

«La nostra iniziativa - si legge - non ha certo riscontrato il favore di una serie di consiglieri dell’opposizione che, immediatamente, non solo ci hanno sbeffeggiati, ma hanno anche ben pensato di venire verso le nostre postazioni per strappare quei fogli intrisi dei bisogni di un’intera comunità che rivendica diritti e tutele ad oggi inesistenti. Ciò non bastando, oltre al sequestro dei nostri simboli e della nostra bandiera arcobaleno, alcuni di noi sono stati allontanati dalla sala consiliare, trattenuti all’interno dell’edificio e sottoposti a riconoscimento al pari di nefasti criminali, nonostante disponessimo di regolari permessi per assistere alla seduta consiliare.

Solo grazie all’intervento di alcuni consiglieri, che da sempre sostengono la nostra battaglia, siamo riusciti a riavere i nostri documenti e ad interrompere la nostra identificazione. Mai nel passato, anche recente, del Consiglio Regionale, altri manifestanti avevano riscontrato tanta ostilità e denigrazione. Questo ci consegna la realtà dei fatti, ovvero che più di una parte politica non vuole assolutamente che il ddl sia approvato ed è disposta a qualsiasi strumento per ostacolarne l’avanzamentoDopo due anni di discussione non siamo più disposti a temporeggiare. Pretenderemo con tutti gli strumenti e tutte le forze che il ddl regionale contro l’omobitransfobia, venga approvato prima del termine della legislatura in corso e che non cada nel dimenticatoio. 

Con l’avvicinarsi dell’Onda Pride che attraverserà a breve la nostra regione, ci attiveremo già da subito per dare un seguito ancora più dirompente all’azione di oggi. Il ddl regionale contro l'omobitransfobia non è un vezzo, non è il provvedimento possibile e prorogabile, ma la legge necessaria».

A esprimere invece oggi rammarico è Titti De Simone, che su Facebook ha stamani scritto: «Ieri è successa una cosa che mi ha fatto vergognare. Ho deciso di dirlo perché i luoghi della politica e delle istituzioni hanno per me una sacralità.  Con il massimo rispetto quindi per le istituzioni e per chi le dirige, non si caccia dal Consiglio regionale nessuno! Perché quella è la casa dei cittadini. Sono stati esposti solo alcuni cartelli, in silenzio, per richiamare l’urgenza della calendarizzazione della legge contro l’omotransfobia.

I rappresentanti di diverse associazioni lgbtq e della Casa delle donne del Mediterraneo sono stati allontanati dall’aula malgrado avessero regolare pass fornito da diversi consiglieri, e c’è stato anche un tentativo di riconoscimento da parte della pubblica sicurezza. Tentativo di denuncia per fortuna interrotto dall’intervento dell’assessore Borraccino. Non è mai successo, eppure di proteste ce ne sono sempre state, soprattutto ne ricordo recentemente una sulla xylella piuttosto animata. Ieri ho sentito da diversi consiglieri regionali, commenti che mi hanno fatto vergognare delle istituzioni. Una brutta pagina. Che conferma quanto l’omofobia sia dentro».

Contattata da Gaynews, l'ex deputata ha poi dichiarato: «In questo momento in Emilia Romagna e in Puglia, una legge di civiltà e di buon senso rischia di non vedere la luce per una battaglia ideologica condotta da forze retrive e oltranziste.

Registriamo purtroppo che ci sono resistenze anche dentro il centrosinistra e questo è grave, perché in un momento di attacco come questo ai diritti ed alle battaglie di civiltà, dopo quanto sentito a Verona, ci vorrebbe un sussulto in grado di segnare un argine. Mi chiedo su cosa, se non dai valori costituzionali dell’articolo 3, occorra costruire una opposizione concreta alle destre. Ricordo che altre Regioni hanno già approvato leggi contro l’omotransfobia in assenza di una legge nazionale che urge da almeno 20 anni».

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Benché le associazioni femministe dell’area emiliano-romagnola (dalla Casa delle Donne a Non una di meno) nonché quelle Lgbt abbiano criticato senza e senza ma l’emendamento Boschini-Paruolo (Pd) al pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, ArciLesbica Nazionale ha invece espresso pubblico plauso al riguardo. Anche se la questione surrogacy con l’omotransfobia c’entri come il cavolo a merenda.

Come prevedibile – data l’ossessione per il tema da parte di un’associazione che lo scorso anno ha perso, fra i vari circoli disaffiliatisi, anche quello di Bologna -, la presidente nazionale Cristina Gramolini ha dichiarato all’agenzia Dire: «Una legge contro l'omofobia la chiediamo da anni. Ma qualcuno vorrebbe utilizzarla per far passare l'autorizzazione a comprare figli all'estero, nonostante in Italia sia vietato dalla legge. Fare mercato di esseri umani è presentarla come libertà.

Io sono contenta se il Pd esce da questa ambiguità. Ci sono quattro scalmanati che lo ricattano, ma gran parte delle persone progressiste sono contro l'utero in affitto. Non è vero che lottare contro l'utero in affitto è di destra: è di sinistra. Noi siamo andate a manifestare a Verona. Non siamo rappresentate da Pillon, ma dal centrosinistra. Spero che il Pd ci dia modo di essere rappresentate». 

Non senza, poi, l’argomento vittimistico finale di essere «state cacciate dal Cassero per l'utero in affitto», sulla cui totale infondatezza ha così scritto su Fb Vincenzo Branà, presidente della storica associazione bolognese: «Cristina Gramolini è una bugiarda. Abbiamo partecipato assieme a una riunione in Comune affinché i loro progetti rientrassero nella coprogettazione.

Ma al termine dell'istruttoria pubblica, il Comune di Bologna - e non il Cassero - ha dato il suo diniego. Mi meraviglio di chi le dà ancora retta».

Ma a dare in serata una decisa risposta critica a Gramolini ci ha pensato l’ex deputata Titti De Simone, che è attualmente consigliera politica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per l’Attuazione del programma ma che, dal 1996 al 2005, ha guidato ArciLesbica come prima presidente nazionale.

Raggiunta da Gaynews, De Simone ha dichiarato: «Concordo con le dichiarazioni del sindaco di Bologna. Trovo sbagliato che si introduca strumentalmente il tema della gpa, peraltro vietata in Italia, per contrastare la legge contro l’omotransfobia che è una vera emergenza visto l’aumento del bullismo nelle scuole.

Siamo in una fase molto preoccupante per i diritti delle persone Lgbt con un attacco frontale alle famiglie omogenitoriali e ai figli delle persone  omosessuali. Cosa inaccettabile per un Paese civile».

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