«Siamo spiacenti di comunicare che non è possibile accogliere l’istanza in quanto non rientra tra le priorità strategiche della politica regionale».

Poche parole quelle provenienti dal Pirellone per notificare ad Arcigay Varese che non è stato concesso il patrocinio della Regione Lombardia alla locale marcia dell’orgoglio Lgbti fissata al 16 giugno.

Una conseguente risposta alle dichiarazioni rilasciate dal presidente Attilio Fontana (già sindaco di Varese) a pochi giorni dalla sua elezione. «Io credo – ebbe a dire l’11 aprile – che sia una manifestazione divisiva e che quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere. Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato». 

E così la questione patrocinio torna ad agitare gli animi tanto più che è facile arguire la non concessione per tutti gli altri Pride sul territorio lombardo (Bergamo, Mantova, Milano, Pavia).

Contattato da Gaynews, il presidente d’Arcigay Varese Giovanni Boschini, riprendendo quanto scrittio su Fb, ha dichiarato: «La Regione Lombardia dice che l'evento “non rientra tra le priorità strategiche della politica regionale”, ma noi pensiamo che la lotta alle discriminazioni debba essere una priorità di qualsiasi amministrazione che ci tenga al benessere dei propri cittadini. I casi di discriminazione in famiglia nei confronti delle persone Lgbti sono persistenti anche nella provincia di Varese e voler far finta di niente non aiuterà la situazione.

Il diniego tuttavia non ci stupisce affatto: nel 2016 la giunta Fontana negò all'unanimità il patrocinio al primo Varese Pride e al momento per quanto ci risulta non esiste nessuna iniziativa a tutela della comunità Lgbti nella regione Lombardia, assurdo per una Regione come la nostra che conta circa dieci milioni di abitanti».

E anche quest'anno in concomitanza «dell'oltraggiosa sfilata» del Pride si terrà presso il Sacro Monte di Varese una preghiera pubblica di riparazione «al Sacratissimo Cuore di Gesù» per l'«ennesimo osceno atto di propaganda omosessualista e di esaltazione del peccato impuro contro natura».

Ad annunciarlo un non meglio specificato Comitato Beato Miguel A. Pro, sacerdote e martire, dietro cui - alla luce di quanto successo lo scorso anno a Varese - sono sicuramente da ravvisarsi gli stessi esponenti di gruppi della galassia cattoconservatrice.

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Susanna Ceccardi, la sindaca leghista di Cascina (Pi), torna a far parlare di sé. E non tanto per i post su Facebook in cui si sdilinquisce per il “capitano” Salvini – con l’augurio Magari si candidasse in Toscana – ma per l’istituzione ufficiale sul territorio cascinese di un Osservatorio per le politiche della famiglia.

Associazione che, sotto la presidenza del consigliere comunuale Vittorio Lago, promuove – come recita lo statuto – un’«azione d'intervento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di indottrinamento e proselitismo all'ideologia gender e a tutte quelle politiche propagandate volte alla disgregazione della famiglia naturale e a favore di quella Lgbt. Si propone inoltre come organo consultivo, propulsivo, di raccordo, di partecipazione e di confronto tra l'amministrazione comunale e la comunità cittadina al fine di raggiungere efficacemente lo scopo sociale».

Presentato ieri mattina nel corso d’una conferenza stampa presso la sede del Municipio, l’Osservatorio – secondo quanto sottolineato dal presidente Lago – «prende le mosse da una mozione approvata a maggioranza dal Consiglio comunale cascinese in cui si chiedeva esplicitamente di contrastare la propaganda gender nelle scuole, alla quale siamo nettamente contrari: l'educazione dei bambini spetta alle famiglie e non ad associazioni ideologizzate».  

Già, perché a temi chiamanti in causa la tutela dei bambini «l'amministrazione comunale – ha osservato la sindaca - è molto sensibile. C'è una circolare del ministero dell'Istruzione che è molto chiara al riguardo: 'Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ideologie gender né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo'.

Ciò che vogliamo ribadire è che c'è differenza tra i sessi, che deve essere tutelata la parità tra i sessi ma non devono esserci equivoci. Il rispetto delle scelte altrui è fondamentale, ma altra cosa è propagandare una deriva omosessualista».

Ma Susanna Ceccardi non è nuova a certe dichiarazioni su ideologia gender e omosessualismo in una con conseguenti atti volti a un loro contrasto. Il 21 giugno spalancò entusiasta le braccia a Povia che si esibì a Cascina in un contesto per il quale protestò anche Arci nazionale. Quel Povia che con Gianfranco Amato (fondatore dei Giuristi per la vita e segretario del Popolo della Famiglia) promuove in tutta Italia le conferenze-concerto Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico! per arrestare, appunto, la presunta deriva omosessualista e genderista.

Ed a parlare di «teoria gender e colonizzazioni ideologiche» - con inequivocabile riferimento a un frasario bergogliano – sarà proprio Gianfranco Amato in un incontro fissato il 18 dicembre a Sesto San GiovanniPatrocinato in un primo momento dall’amministrazionale comunale (che ha fatto poi marcia indietro a seguito di contestazioni), l’evento vedrà la partecipazione del sindaco di Forza Italia Roberto Di Stefano.

E così dopo l’uscita in ottobre del Comune lombardo dalla Rete RE.A.DY. (col conseguente passaggio  alla Rete Comuni Amici della Famiglia, promossa dall’Associazione delle Famiglie Italiane) il primo cittadino di Sesto San Giovanni presenzierà quale ospite d’onore alla conferenza di chi, propagatore delle teorie riparative, è autore di testi quali Gender (d)istruzione e Omofobia o eterofobia?

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