Quid est veritas? La domanda, che Pilato pose a Cristo, è il motto in esergo a La Verità. Tale quesito andrebbe in realtà posto all’intera redazione del quotidiano di Maurizio Belpietro, tra i cui temi ricorrenti ci sono quelli relativi alle persone Lgbti.

Il tratto caratteristico con cui tali argomenti sono affrontati è quello del discredito e della ferma opposizione alle loro battaglie, intese come volontà d’affermare le presunte ideologie omossesualista e gender. È noto, ad esempio, che tra le collaboratrici de La Verità ci sia quella Silvana De Mari, la cui ossessione per l’omosessualità (intesa come patologia da curare) e le presunte conseguenze del sesso anale potrebbe farla ironicamente salutare come Doctrix culi.

In tale intento è da cogliere anche la critica serrata a Bergoglio (la quale va comunque letta alla luce di molteplici elementi a partire dalle sue posizioni in materia di migranti e dell’antisalvinismo dell’episcopato italiano bergogliano), contro il quale La Verità ha pubblicato l’oramai celebre dossier Viganò. Ripubblicandolo come inserto speciale, il quotidiano è tornato oggi a sferrare l'ennesimo attacco alle persone Lgbti con un articolo in prima pagina (taglio in alto) dal titolo La Chiesa prepara il suo Gay Pride in riferimento al prossimo Forum dei Cristiani Lgbt (5-7 ottobre).

Abbiamo perciò raggiunto Andrea Rubera, portavoce di Cammini di speranza – Associazione italiana cristiani Lgbt, che è uno degli organismi componenti il Comitato organizzatore.

Dr Rubera, la Chiesa insomma prepara il suo Gay Pride ad Albano?

Il Forum dei Cristiani Lgbt Italiani 2018 (che si terrà ad Albano come sempre è stato e alla cui organizzazione non sono però quest’anno direttamente impegnato) è il quinto che viene organizzato. Il primo fu nel 2010. È un evento sorto, come iniziativa spontanea di vari gruppi e persone appartenenti alla galassia dei cristiani Lgbt italiani, per cercare di fare rete tra le varie realtà che, dai primi anni ’80, sono sorte in Italia. Come autoespressione, cioè, dei cristiani Lgbt che, in assenza di luoghi ufficiali (nelle parrocchie, nei movimenti, nelle varie realtà ecclesiali) dove poter fare un serio cammino di conciliazione tra la propria fede e omosessualità, hanno sentito l’esigenza di creare degli spazi specifici autorganizzati. Inizialmente si trattava di case private, poi di spazi concessi da alcune chiese cristiane, quale la Valdese in primis.

Quindi, dire che la Chiesa prepara il suo Gay Pride mi sembra una totale mistificazione della realtà. L’evento è organizzato autonomamente (con hosting della casa di accoglienza dei Somaschi di Albano, con le stesse modalità che sarebbero utilizzate per qualunque gruppo o associazione) dal Comitato Forum dei cristiani Lgbt italiani, un gruppo di lavoro appositamente costituito per organizzare il Forum e con partecipazione di persone appartenenti a varie realtà della galassia dei cristiani Lgbt, inclusa l’associazione nazionale Cammini di Speranza. Non c’è alcuna componente della Chiesa istituzione dentro l’organizzazione dell’evento che, ripeto, è totalmente autorganizzato dai cristiani Lgbt.

Si dice che guest star sarà "padre Martin, il quale vuole rivoluzionare la dottrina e cancellare la castità dei preti". Eppure Martin non è la prima volta che parla al Forum....

Il gesuita padre James Martin (che mi risulta da programma dovrebbe intervenire al Forum in videoconferenza) sta proponendo una nuova visione pastorale inclusiva, in cui si fac riferimento alla persona in primis, accogliendola a partire dalla condizione esistenziale in cui si trova. Non mi risulta che, in nessuno dei suoi discorsi né tantomeno nel suo libro Building a bridge, Martin faccia intendere in alcun modo di rivoluzionare la dottrina. Quello che ci ha colpito da subito nell’impianto pastorale che offre padre Martin è la serenità con cui si rivolge, spesso direttamente agli operatori pastorali, per offrire chiavi di lettura e spunti per far sentire anche le persone Lgbt a casa propria nella chiesa. Questo si chiama rivoluzionare la dottrina?

Padre Martin è stato invitato a maggio già alla conferenza annuale dell'European Forum of Lgbt Christians (che si è tenuto sempre ad Albano, ospitando circa 150 delegati provenienti da oltre 25 Paesi europei) ed è intervenuto in video. Personalmente credo che il lavoro di padre Martin sia importante e molto valido proprio perché mira al benessere della persona e delle comunità attraverso l’accoglienza e l’inclusione. Martin parte spesso dall’analisi di dati sociodemografici che mostrano come ci sia maggior probabilità (cita il suo paese natio, gli Usa) per un ragazzo Lgbt di commettere suicidio a causa della pressione sociale e famigliare e di finire per strada, come senza tetto, in quanto cacciato dalle famiglie.

C'è qualche differenza tra il prossimo Forum rispetto al passato?

La struttura del Forum Italiano dei Cristiani Lgbt è molto semplice: creare uno spazio in cui le persone Lgbt cristiane si possano incontrare, fare rete, parlarsi, guardarsi negli occhi, scambiarsi i propri vissuti, ecc. Ovvio che, con il passare degli anni, e anche con l’evoluzione della consapevolezza e delle modalità di partecipazione alla vita comunitaria cristiana delle persone Lgbt, l’organizzazione e i contenuti siano evoluto. Non c’è alcuna “novità organizzativa” quest’anno, contrariamente a quanto voglia far intendere La Verità.

Ovvio anche che, negli ultimi anni, grazie anche al percorso di evoluzione sociale generale ma anche alla crescita della capacità di accoglienza delle comunità cristiane, finalmente i cristiani Lgbt stanno trovando sempre di più modalità e spazi dove poter vivere la loro fede non più in spazi solo autogestiti ma anche in contesti allargati, parrocchiali e non, in cui sentirsi a casa propria. E questo mi sembra un bene per tutti. L’inclusione è un grande valore e ce ne stiamo forse scordando, presi dalla foga di erigere muri verso ogni cosa che è diversa da noi. In realtà la scienza (antropologia, economia, storia, …) ci ha oramai inequivocabilmente dimostrato che i contesti inclusivi sono quelli dove regna maggior benessere per la persona, per il contesto complessivo, maggiore capacità di generare innovazione ecc.

Si accusa il Comitato organizzatore di una certa presunzione con riferimento al titolo scelto. Che cosa ne pensa?

Se per “titolo” si fa riferimento al versetto del Nuovo Testamento scelto per caratterizzare il programma Quali segni e prodigi Dio ha compiuto per mezzo di loro (Atti, 15, 12) non vedo presunzione ma un invito universale a considerare la bellezza e la verità delle vite di ogni persona. Ciascuno di noi è una ricchezza e ciascuno di noi può, seguendo anche l’invito del Vangelo all’Amore e al considerare l’altro non come un ostacolo ma come un’opportunità, essere una gemma che brilla nel buio e, quindi, riferimento per altre persone che non sono ancora riuscite a accendere il loro potenziale. Ricordo, tanti anni fa, ospitammo un incontro a Roma con la teologa Antonietta Potente che ci rivolse un invito che è stato illuminante per la crescita dei nostri gruppi. Ci disse che era finito il tempo di stare nascosti e di attendere che qualcuno o qualcosa ci venisse a scuotere da questa dimensione di nascondimento. Le nostre vite erano preziose come quelle di qualunque altra persona e pertanto dovevamo metterle in circolo per la crescita della comunità cristiana generale.

Abbiamo raccolto questo invito ed eccoci qui. Oggi esiste un’associazione nazionale di cristiani Lgbt, Cammini di Speranza, una associazione europea, l'European Forum of Lgbt Christian Groups, e un’associazione internazionale, il Global Network of Rainbow Catholics. Sempre di più, e dico per fortuna, le persone Lgbt non hanno più bisogno dei nostri gruppi per trovare luoghi accoglienti nelle parrocchie e nelle comunità cristiane di riferimento. Questo mi sembra un bene e un nuovo orizzonte a cui siamo fieri di aver contribuito.

Viene poi puntato il dito contro il vescovo d’Albano indicato quale “padre spirituale d'eccezione”, per poi attaccare l'entourage curiale di Bergoglio. Qual è la sua valutazione sul dossier Viganò pubblicato da La Verità?

Monsignor Semeraro è stato sempre molto gentile con noi e ha sempre svolto il ruolo che gli spetta: ovvero di vescovo di Albano. Ci ha mandato, nelle ultime edizioni (incluso il forum europeo di maggio), dei messaggi di benvenuto nella sua diocesi (come immagino abbia fatto con molti altri gruppi e realtà) ma, ripeto, non è parte dell’organizzazione dell’evento che è autonomamente organizzato da varie realtà cristiane Lgbt.

La mia personale interpretazione della prima pagina de La Verità e del loro pompaggio mediatico del dossier Viganò è che stiano cavalcando da protagonisti una strategia (che percepisco molto nettamente), in cui si mira a far pagare a papa Bergoglio le posizioni di critica a quanto stiamo tutti assistendo in questi giorni in tema dei migranti e del contrasto al dilagare di un razzismo indotto anche da una campagna mediatica ben orchestrata. Papa Bergoglio è una delle figure più influenti al mondo, anche politicamente. Il suo pontificato mira all’inclusione come forma di coesione sociale e al recupero della persona come bagaglio di ricchezza.

Questo lo hanno ben chiaro evidentemente alcuni politici, che hanno ne La Verità un loro quotidiano di riferimento, che vedono papa Francesco come uno degli ostacoli al loro percorso di demonizzazione del diverso come chiave di spaccatura sociale su cui affermare il proprio consenso. Questo è ogni giorno più chiaro. Per fortuna abbiamo delle capacità di lettura trasversali che da un lato ci rendono impermeabili a questi messaggi dall’altro ci consentono di replicare riportando le questioni ai fatti concreti e non alle mere supposizioni su cui l’intero articolo d'apertura de La Verità sul forum dei cristiani Lgbt italiani è costruito.

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«Siamo spiacenti di comunicare che non è possibile accogliere l’istanza in quanto non rientra tra le priorità strategiche della politica regionale».

Poche parole quelle provenienti dal Pirellone per notificare ad Arcigay Varese che non è stato concesso il patrocinio della Regione Lombardia alla locale marcia dell’orgoglio Lgbti fissata al 16 giugno.

Una conseguente risposta alle dichiarazioni rilasciate dal presidente Attilio Fontana (già sindaco di Varese) a pochi giorni dalla sua elezione. «Io credo – ebbe a dire l’11 aprile – che sia una manifestazione divisiva e che quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere. Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato». 

E così la questione patrocinio torna ad agitare gli animi tanto più che è facile arguire la non concessione per tutti gli altri Pride sul territorio lombardo (Bergamo, Mantova, Milano, Pavia).

Contattato da Gaynews, il presidente d’Arcigay Varese Giovanni Boschini, riprendendo quanto scrittio su Fb, ha dichiarato: «La Regione Lombardia dice che l'evento “non rientra tra le priorità strategiche della politica regionale”, ma noi pensiamo che la lotta alle discriminazioni debba essere una priorità di qualsiasi amministrazione che ci tenga al benessere dei propri cittadini. I casi di discriminazione in famiglia nei confronti delle persone Lgbti sono persistenti anche nella provincia di Varese e voler far finta di niente non aiuterà la situazione.

Il diniego tuttavia non ci stupisce affatto: nel 2016 la giunta Fontana negò all'unanimità il patrocinio al primo Varese Pride e al momento per quanto ci risulta non esiste nessuna iniziativa a tutela della comunità Lgbti nella regione Lombardia, assurdo per una Regione come la nostra che conta circa dieci milioni di abitanti».

E anche quest'anno in concomitanza «dell'oltraggiosa sfilata» del Pride si terrà presso il Sacro Monte di Varese una preghiera pubblica di riparazione «al Sacratissimo Cuore di Gesù» per l'«ennesimo osceno atto di propaganda omosessualista e di esaltazione del peccato impuro contro natura».

Ad annunciarlo un non meglio specificato Comitato Beato Miguel A. Pro, sacerdote e martire, dietro cui - alla luce di quanto successo lo scorso anno a Varese - sono sicuramente da ravvisarsi gli stessi esponenti di gruppi della galassia cattoconservatrice.

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Susanna Ceccardi, la sindaca leghista di Cascina (Pi), torna a far parlare di sé. E non tanto per i post su Facebook in cui si sdilinquisce per il “capitano” Salvini – con l’augurio Magari si candidasse in Toscana – ma per l’istituzione ufficiale sul territorio cascinese di un Osservatorio per le politiche della famiglia.

Associazione che, sotto la presidenza del consigliere comunuale Vittorio Lago, promuove – come recita lo statuto – un’«azione d'intervento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di indottrinamento e proselitismo all'ideologia gender e a tutte quelle politiche propagandate volte alla disgregazione della famiglia naturale e a favore di quella Lgbt. Si propone inoltre come organo consultivo, propulsivo, di raccordo, di partecipazione e di confronto tra l'amministrazione comunale e la comunità cittadina al fine di raggiungere efficacemente lo scopo sociale».

Presentato ieri mattina nel corso d’una conferenza stampa presso la sede del Municipio, l’Osservatorio – secondo quanto sottolineato dal presidente Lago – «prende le mosse da una mozione approvata a maggioranza dal Consiglio comunale cascinese in cui si chiedeva esplicitamente di contrastare la propaganda gender nelle scuole, alla quale siamo nettamente contrari: l'educazione dei bambini spetta alle famiglie e non ad associazioni ideologizzate».  

Già, perché a temi chiamanti in causa la tutela dei bambini «l'amministrazione comunale – ha osservato la sindaca - è molto sensibile. C'è una circolare del ministero dell'Istruzione che è molto chiara al riguardo: 'Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ideologie gender né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo'.

Ciò che vogliamo ribadire è che c'è differenza tra i sessi, che deve essere tutelata la parità tra i sessi ma non devono esserci equivoci. Il rispetto delle scelte altrui è fondamentale, ma altra cosa è propagandare una deriva omosessualista».

Ma Susanna Ceccardi non è nuova a certe dichiarazioni su ideologia gender e omosessualismo in una con conseguenti atti volti a un loro contrasto. Il 21 giugno spalancò entusiasta le braccia a Povia che si esibì a Cascina in un contesto per il quale protestò anche Arci nazionale. Quel Povia che con Gianfranco Amato (fondatore dei Giuristi per la vita e segretario del Popolo della Famiglia) promuove in tutta Italia le conferenze-concerto Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico! per arrestare, appunto, la presunta deriva omosessualista e genderista.

Ed a parlare di «teoria gender e colonizzazioni ideologiche» - con inequivocabile riferimento a un frasario bergogliano – sarà proprio Gianfranco Amato in un incontro fissato il 18 dicembre a Sesto San GiovanniPatrocinato in un primo momento dall’amministrazionale comunale (che ha fatto poi marcia indietro a seguito di contestazioni), l’evento vedrà la partecipazione del sindaco di Forza Italia Roberto Di Stefano.

E così dopo l’uscita in ottobre del Comune lombardo dalla Rete RE.A.DY. (col conseguente passaggio  alla Rete Comuni Amici della Famiglia, promossa dall’Associazione delle Famiglie Italiane) il primo cittadino di Sesto San Giovanni presenzierà quale ospite d’onore alla conferenza di chi, propagatore delle teorie riparative, è autore di testi quali Gender (d)istruzione e Omofobia o eterofobia?

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