Sabato 3 marzo si è tenuto a Roma presso la Casa del Cinema l’evento dal titolo Negli occhi il cinema nelle mani l’amore in ricordo di Ottavio Mario Mai (Roma, 9 dicembre 1946 – Torino, 8 novembre 1992), che fondò ne 1986 a Torino con Giovanni Minerba, suo compagno di vita, la prima rassegna internazionale di cinema Lgbti. Oltre a Giovanni erano presenti quali relatori l’infettivologa Antonella Cingolani (Policlinico Gemelli, Roma), la psicoterapeuta Antonella Palmitesta, la presidente di Nps Italia Margherita Errico, il presidente di TGenus Magna Graecia Miki Formisano e il presidente di Senes Angelo M. Fioredda.

L’evento si è aperto con la proiezione del docufilm Ottavio Mario Mai. Un docufilm che, dedicato appunto a Ottavio, ne mette in luce la sensibilità sia come regista e  sceneggiatore sia come interprete di una collettività Lgbti che, proprio negli anni ’80 del secolo scorso, iniziava a essere sempre più visibile nel Paese.

Molti nel documentario gli aspetti che hanno un valore forte e significativamente attuale. Dal coming out in famiglia e nella società civile alla quotidianità di una coppia di due persone dello stesso sesso fino alla sessualità nella sua dimensione rivoluzionaria. Il tutto espresso attraverso l’esperienza di Ottavio Maria Mai, un uomo dai molti pudori e al contempo senza pudori. Quella che viene narrata è una vita vissuta giorno per giorno in un gioco di ombre e di luci, vissuta a piena mani anche tra i dolori e le contraddizioni sia familiari sia sociali.

Ricordare Ottavio ha anche significato parlare di cinema, di comunicazione, di amore e, in particolare, di Hiv. E come, a più di 35 anni dalla relativa scoperta, si siano fatti grandi passi in avanti nel campo terapeutico e nel conseguente miglioramento della qualità di vita delle persone sieropositive.

Tutti gli esperti presenti hanno anche posto l’accento su, come a fronte di tali traguardi, resti ancora deficitaria l’opera di sensibilizzazione alla prevenzione dell’Hiv, le cui nuove diagnosi in Italia sono state 3.451 per l’anno 2016. È stato sottolineato lo scarso interessamento dello Stato in tale ambito e il duro lavoro, al contempo, condotto dalle associazioni – soprattutto quelle di persone sieropositive –, che spesso si trovano a operare con mezzi e risorse inadeguate.

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Il 3 marzo 2018 a Roma (ore 18:40) presso la Casa del Cinema sarà proiettato il docufilm Ottavio Mario Mai, scomparso nel 1992. Occasione, questa, per fare anche il punto della situazione su Aids/Hiv a oltre 30 anni dalla scoperta. Un evento, questo, che è patrocinato, fra l'altro, anche da Gaynet.

Per saperne di più abbiamo intervistato Giovanni Minerba, compagno d’una vita di Ottavio Mai e fondatore  con lui della rassegna cinematografica Lgbti Da Sodoma a Hollywood, oggi Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions

Giovanni, com’è nata l’iniziativa romana del 3 marzo?

Le cose belle di solito nascono per caso, quelle coincidenze che fanno bene al cuore.

Lo scorso settembre fui invitato al convegno calabrese Omofobi del mio stivale. In quella occasione ho incontrato delle persone speciali: fra queste Miki Formisano e Antonella Palmitesta, che conoscevo solo attraverso i social. Devo dire però che Miki era come l’avessi già conosciuto, perché un’amica comune, Alessandra Berni, qualche anno fa pubblicava spesso su facebook stralci di un libro, molto belli, interessanti, importanti, che poi venni a scoprire si trattava della storia di Miki.

Quell’incontro in Calabria fece scoccare la scintilla: donai a loro i due libri di e su Ottavio, di cui avevano sentito parlare ma che non conoscevano. Affascinati, dopo pochi giorni mi parlarono dell’idea di questo evento insieme ad Angelo Fioredda, dando addirittura all’iniziativa il titolo del libro su Ottavio, appunto Negli occhi il cinema nelle mani l'amore, scritto con Elsi Perino e disegnato da Mattia Surroz. Ovviamente ho accettato la proposta. Quando poi riguarda anche Ottavio, a Roma, la sua città, ancora meglio.

Com’è strutturato il docufilm su Ottavio?

Il docufilm su Ottavio, girato con Alessandro Golinelli, racconta parte della sua vita anche attraverso le testimonianze di Leo Gullotta, Gianni Vattimo, Ida Di Benedetto, Angelo Pezzana e tanti altri amici e compagni di lotte.

Ci puoi raccontare com’è nata l’idea d’una rassegna cinematografica Lgbti?

L’idea del Festival nacque per una nostra esigenza primaria. All’epoca a Torino eravamo “attivisti” nel F.U.O.R.I. e nel Partito Radicale. Amavamo il cinema: nel Fuori avevamo partecipato all’organizzazione delle prime rassegne e ovviamente quei pochi film con tematiche “froce” che si affacciavano nelle sale italiane andavamo a vederli.

Raramente ne uscivamo sodisfatti, anzi, quasi sempre delusi: ci accompagnavano forti discussioni sino a quando Ottavio non prese alla lettera una mia provocazione: Fatteli tu i film che vorresti, che ti rappresentino”.

Comprammo una telecamera Vhs e da magnifici autodidatti iniziammo a fare i nostri film: Dalla vita di Piero, girato nel 1982, fu il nostro primo, che poi ci portò in giro per vari Festival. Capimmo così che tanto cinema importante non arrivava nelle nostre sale, alla visione di tutti. Nasce perciò l’idea di proporre a Torino un Festival. Ovviamente non fu semplice: aspettammo un paio d’anni prima che arrivasse una risposta positiva. Poi arrivò un assessore “illuminato”, Marziano Marzano, che prese a cuore l’idea e partì quella magnifica avventura chiamata Da Sodoma a Hollywood, ora Lovers.

Siamo ad oltre 30 anni dalla scoperta dell’Hiv. A Roma se ne parlerà con esperti. Ma cosa significa ancor oggi, soprattutto, per le nuove generazioni: informarsi, documentare e parlare di Hiv?

Noi “vecchie ciabatte” abbiamo vissuto in maniera drammatica sotto tutti gli aspetti l’Hiv sia con la perdita di compagni, amici sia con momenti molto difficili anche nel poter parlare di questi temi: censure e autocensure hanno segnato terribilmente quei momenti iniziali. Poi abbiamo deciso di prenderla di petto ed affrontarla. L’anno scorso a quelle lotte ha dato vita il bellissimo film 120 battiti al minuto di Robin Campillo, che fra l’altro sarà ospite al prossimo Lovers.

Quel periodo, quella “passione attivista” non c’è più. Sono cambiati i tempi, le modalità per informarsi: oggi basta un click, allora era necessario il tempo, tanto tempo, per capire quello che volevano farci vivere. Voglio credere che le nuove generazioni sappiano approfittare delle opzioni che le sono state concesse per potersi vivere serenamente.

Questa iniziativa di Roma serve anche e soprattutto a loro, per sentirsi raccontare quelle che adesso sono storie di vita, la nostra passata e presente, la loro, presente e futuro.

Cosa è mutato secondo te nel cinema italiano  rispetto ai vostri inizi? 

Bisogna dire che il cinema che abbiamo fatto io e Ottavio, per vari e ovvi motivi, non ha avuto la possibilità di affacciarsi al grande pubblico. A parte Giovanni, un remake del nostro primo lavoro, che la Rai ci chiese di rifare nel 1987. Remake che vollero titolare appunto Giovanni perché ispirato alla mia storia, mandandolo poi in onda alle 19:30 e in replica per ben due volte alle 11:00 del mattino. Anche in quella occasione incontrammo a Torino un direttore Rai “illuminato”. Il nostro era un cinema di “nicchia”, per i festival, ma credo, forse posso affermarlo, che sia servito a molti, anche a registi.

Sono passati trentacinque anni da allora. È chiaro che molto è cambiato, per fortuna. Adesso ci sono autori, produttori e distributori che sui temi Lgbti ci investono volentieri. Negli anni l’esperienza di distributori come Lucky Red, Teodora, Mikado è stata importantissima. Poi, se penso a quanti no abbiamo ricevuto su progetti che avevamo scritto con Ottavio, adesso sorrido nel rivedere in altri film quello che avevamo scritto una vita fa.

Tutto questo serve ancora. Anzi, forse serve più di allora, anche perché se andiamo a guardare cosa succede in altri Paesi comunque l’Italia è sempre fra i fanalini di coda rispetto alla produzione di film su questi temi. Ad esempio, visionando i film arrivati per la selezione del prossimo Lovers Film Festival ne ho visti parecchi dal Messico, Brasile, Argentina, Israele; Italia quasi zero. Aspettando che qualcosa di più importante possa ancora succedere, romanticamente penso che, una vita fa appunto, abbiamo anche scritto la favola Da Sodoma a Hollywood.

LOCANDINA ROMA OK 

 

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Ci si aspettava di sapere qualcosa di più dalla presidente Laura Milani sul piano di riorganizzazione del Museo nazionale del Cinema e dei festival a esso connessi quali il Torino Film Festival, Lovers Film Festival - Torino LGBTQI VisionsCinema Ambiente. Un piano legato alla necessità di far quadrare il bilancio di previsione che, tradotto in cifre, vuol dire 200mila euro.

Dai fasti, dunque, d’un progetto di rilancio dello storico istituto torinese ci si è improvvisamente incagliati, ad appena un anno di distanza, nelle secche del ridimensionamento. Ridimensionamento che ha già interessato il Torino Film Festival e interesserà anche i due festival minori, destinati a un umiliante accorpamento.

Ci si aspettava soprattutto di più dalla dichiarazione di Laura Milani a seguito dell’incontro tenutosi con i soci fondatori il 29 novembre. Ma invece si sa: il cambiamento richiede tempo e questo, come ribadito dall’Assertiva (secondo la definizione di Gabriele Ferraris su Il Corriere della Sera), «lo abbiamo chiarito sin dall’inizio. E si fa un passo per volta» Anche perché «trasformare problemi in opportunità era e rimane un obiettivo, e i Soci Fondatori lo hanno compreso appieno».

Sarà ma è pur vero, che Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. O meglio, riadattando il detto liviano al caso specifico, Dum Augustae Taurinorum consulitur, Musaeum ac manifestationes cinematographicas expugnantur.

Ma l’assessore Marco Giusta non ci sta e muove il suo j’accuse in riferimento soprattutto al festival Lgbti, ideato da Ottavio Mai e Giovanni Minerba.

«Apprendo da fonti stampa – ha detto senza giri di parole - possibili problemi relativamente al Lovers. Oltre trent'anni di storia di un festival nato per dare voce alla comunità Lgbt non possono essere cancellati con un colpo di spugna. E non vedo perché nel momento in cui si procede ad una razionalizzazione delle spese del museo, dovute ad opacità degli anni passate, sia il Lovers a dover pagare lo scotto.

I progetti ci sono e sono importanti: da una possibilità di costruire una rete nazionale ed europea dei festival Lgbt che abbia sede a Torino così come promuovere un progetto di industry che metta assieme produttori, distributori e filmakers. Come Comune di Torino abbiamo già iniziato a promuovere il festival presso la rete delle città europee arcobaleno (Rainbow Network Cities), ma tutto si ferma alle porte del Museo Nazionale del Cinema per quanto riguarda la progettualità futura.

Ad oggi mi risulta che i fundraiser abbiano già iniziato a trovare sponsor per il Lovers, e la macchina è pronta a partire con le persone che hanno competenze decennali nell'organizzazione del Festival. C'è un problema di bilancio? Bene, apriamo il piano economico ed andiamo ad analizzare le singole voci di costo, provando anche a fare economie. Ma mettiamo il presidente e la direttrice in condizione di iniziare a lavorare subito per il festival, senza fare l'errore dell'anno passato di costruire un festival in tre mesi.

Altrimenti può nascere il sospetto che esista una volontà di annegare in un pantano il rilancio del Lovers e perdere un'eccellenza della città e delle regione, distribuendo altrove le colpe per poi riuscire nell'operazione di dismettere il festival, magari appaltandolo all'esterno. Perché stiamo parlando di cultura, altra, ribelle, non egemone forse ma forse per questo ancora più da tutelare e sulla quale scommettere. Da un Museo del Cinema che vuole appunto sostenere l'arte cinematografica come espressione culturale della comunità nella quale si inserisce non mi aspetto nulla di meno».

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Preferì togliersi la vita Ottavio Mai, ricoverato in ospedale a Torino per complicanze da Aids. E così 25 anni fa se ne andava, appena 46enne, lo scrittore, poeta, attore, sceneggiatore, regista d’origine romana, il cui nome resterà per sempre legato all’ideazione del Torino Glbt Film Festival - Da Sodoma a Hollywood. Giunto alla 32° edizione sotto la denominazione Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions, l’evento è stato definito dal ministero per i Beni e le Attività culturali «una tra le più importanti manifestazioni cinematografiche italiane a livello internazionale».

Ma 25 anni fa se ne andava, soprattutto, un importante “attivista per i diritti degli omosessuali” – come è scritto sulla targa della via che gli è stata intitolata a Torino il 24 aprile 2015 –. Se ne andava, soprattutto un uomo dall’eccezionale creatività, legato dal 1977 alla morte a Giovanni Minerba, con cui condivise gli stessi ideali di militanza, gli stessi interessi culturali, la stessa passione per la cinematografia. Passione che portò Ottavio e Giovanni a produrre pellicole nonché docufilm di valore e a istituire, come accennato, all’importante festival cinematografico su temi afferenti all’omosessualità.

E proprio Giovanni nelle prime ore dell’odierna giornata ha voluto affidare i propri sentimenti immutati per Ottavio, le proprie emozioni, i propri ricordi a un post dal titolo Mi ha lasciato la vita.

«Sono passati 25 anni - così ha scritto - da quella notte fra il 7 e l’8 Novembre del ’92 quando un improvviso e lontano squillo del telefono, tanto impercettibile quanto definitivo, confidò al mio cuore stanco e appesantito dalla preoccupazione che Ottavio mi aveva lasciato solo.

Aveva infine deciso di oltrepassare lo schermo, anticipando l’ignoto nemico, e abbandonare le cose di quaggiù, in quel suo modo determinato, silenzioso e quasi timido, simile a tutti i gesti, alle parole non dette, alle determinazioni di una vita, ai quindici anni di quella vita che abbiamo vissuto come una cosa sola, e che in qualche modo, complice la preziosa testimonianza di tanti amici, cerchiamo sempre di tenere viva.

Non sta a me celebrare i fatti, le idee, i progetti, le iniziative, realizzati fra il 1977 e il 1992. Tutto mi ha visto compartecipe e corresponsabile, tutto ha riempito la mia vita, invaso i miei sogni, esaudito molti ingenui desideri. Tutto ci hanno fatto combattere e vincere insieme tante battaglie.

Resta sempre la coscienza del dolore e la certezza della continua necessità di pensare all’onestà intellettuale di Ottavio, alla sua infinita curiosità e le sue stupefacenti intuizioni»

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Buone notizie da Torino per gli amanti di cinema e per coloro che hanno a cuore i diritti Lgbtqi. Sono state annunciate le date del Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions 2018, diretto da Irene Dionisio e presieduto da Giovanni Minerba: si svolgerà nel capoluogo piemontese presso il Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema dal 20 al 24 aprile 2018 andando a ricollocarsi nello storico periodo di svolgimento del festival.

Mentre sono stati resi noti i dati del 2017 - 6 giorni di programmazione, 83 film di cui 56 anteprime italiane, 3 europee, 3 internazionali, 31 paesi rappresentati e 23.000 presenze fra proiezioni ed eventi Off – alcune anticipazioni fanno presagire che il Lovers 2018 sarà contraddistinto da uno spirito cinefilo, militante e pop.

Tutto il festival sarà improntato sul tema dei diritti Lgbtqi: sia il concorso cinematografico sia gli eventi speciali e musicali. La direttrice Irene Dionisio, inoltre, ha deciso di ampliare la squadra di selezione aprendola a due esponenti del mondo Lgbtqi scelti dalla comunità stessa, mentre Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai del festival, curerà una sezione pensata per valorizzare la storia della rassegna che tanto ha significato per le persone omosessuali e non.

La madrina sarà una delle icone del cinema italiano: l’attrice, regista e produttrice Valeria GolinoRobin Campillo, ultimo vincitore Gran Prix a Cannes della Queer Palm, ha già confermato la propria presenza al festival.

Sempre sul tema dei diritti, in collaborazione con il Coordinamento Pride saranno scelte sette parole chiave e verrà individuato, per ognuna, un film dedicato. Il focus sarà introdotto da un approfondimento dedicato al modo in cui i media rappresentano le persone Lgbtqi a cura di Diversity, l'associazione fondata da Francesca Vecchioni. Madrina d’eccezione di questo focus sarà Monica Cirinnà.

Innovazione e continuità le parole chiave di Lovers come sintetizza Giovanni Minerba: «I cambiamenti portano sempre a una riflessione, la conoscenza è necessaria, fare tesoro del passato per dare la giusta opportunità di guardare al futuro. Il percorso iniziato con la 32° edizione necessita, è, e deve essere un chiaro messaggio di inclusione, tutti insieme daremo il contributo necessario».

Molto determinata nella costruzione di un’edizione 2018 che possa soddisfare tutte e tutti anche la direttrice Irene Dionisio che «è molto felice di poter partire con il giusto anticipo a lavorare all’edizione 2018».

Irene inoltre ci ha detto «che sta già costruendo nuove relazioni internazionali» e «che lavorerà all’insegna del confronto con la comunità Lgbtqi perché il tema dei diritti possa essere affrontato nella sua accezione più ampia».

 

 

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