Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Pubblichiamo oggi il video intervento Le persone Lgbti e le Chiese: un altalenante rapporto tra conservazione dottrinaria e volontà d'inclusione di Francesco Lepore, caporedattore di Gaynews e blogger per Huffington Post.

 

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Con l'Austria sono 14 i Paesi dell’Europa che consentono il matrimonio senza distinzione in base al sesso e all’orientamento sessuale delle persone che lo contraggono.   

La sentenza della Corte costituzionale austriaca del 4 dicembre 2017 (Verfassungsgerichtshof, G 258-259/2017-9) ha stabilito che mantenere una differenza di trattamento tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali, consentendo alle prime di accedere al matrimonio e riservando alle seconde un istituto a parte, le unioni civili, costituisce una discriminazione in violazione del principio di uguaglianza.  

E’ noto che dal 2010, quando le unioni civili furono introdotte in Austria (con legge n.111/2010), a oggi le differenze riguardanti il contenuto di diritti con il matrimonio si erano andate assottigliando grazie a interventi successivi della stessa Corte costituzionale (2013, 2015), della Corte europea dei diritti umani (2013) e del legislatore (2016). Con la conseguenza che mantenere nomi differenti a medesimi status familiari, ha affermato la Corte, produce l’effetto che “le persone con lo stesso orientamento sessuale non siano considerate uguali alle persone con orientamento eterosessuale”. Inoltre, aggiunge la Corte in un passaggio importante, “l’effetto discriminatorio è prodotto dal fatto che attraverso i differenti nomi degli status familiari, chi vive una relazione con una persona dello stesso sesso deve rivelare il proprio orientamento sessuale anche in situazioni nelle quale non è e non deve essere rilevante ed […] è più esposto alla probabilità di essere discriminato”: tema che era parso centrale anche all’indomani dell’approvazione della legge sulle unioni civili italiane.  

Considerando che l’uguaglianza è il principio costituzionale che porta iscritto nel proprio programma anche l’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, l’espressione ‘matrimonio egualitario’ diviene sempre più esatta, tanto che alla Corte costituzionale austriaca ha rimosso dalla legge sul matrimonio le parole “due persone di sesso diverso” per ristabilirne il rispetto. Le partnership civili resteranno come opzione al matrimonio e diventeranno un istituto accessibile anche alle coppie eterosessuali

Ciò avviene a distanza di poco più di mese dalla sentenza della Corte europea di diritti umani (sentenza RATZENBÖCK AND SEYDL v. AUSTRIA del 26 ottobre 2017) con la quale, investita della questione della violazione diritto al rispetto alla vita familiare da parte di una coppia eterosessuale per l’impossibilità di accedere all’istituto della  partnership  riservata alle sole coppie dello stesso sesso, aveva dichiarato non contraria alla Convenzione la scelta dell'Austria di riservare le unioni civili solo alle coppie same sex.  

In quel caso i presupposti sui quali la Corte EDU era chiamata a decidere erano diversi, trattandosi di stabilire la conformità alla Convenzione della scelta legislativa austriaca.  La Corte costituzionale ha invece affermato la pari dignità personale e sociale tra gli individui – a prescindere dal loro orientamento sessuale – utilizzando come principi guida l’uguaglianza e il suo corrispettivo che è il divieto di discriminazione, principi che sono inscritti anche nell’articolo 3 della nostra Costituzione

Il canone antidiscriminatorio è quello che gli avvocati di Rete Lenford, e quanti hanno partecipato alla campagna di Affermazione civile tra il 2007 e il 2009, chiesero alla Corte costituzionale italiana di far rispettare quando le sottoposero il tema del matrimonio egualitario. In quel caso la Corte si  rifiutò di esaminarlo, utilizzando come argomentazione la presenza di una differenza tra coppie gay/lesbiche e coppie eterosessuali in materia di filiazione, in grado di giustificare un trattamento differenziato (sentenza n. 138/2010). L’argomentazione sembrò già allora  molto debole, perché nel matrimonio la filiazione non è un obbligo ed è solo potenziale, tanto quanto lo è nelle coppie di sesso differente e si sta dimostrando in tutta la sua inconsistenza alla luce dei nuovi arresti giurisprudenziali che, già poco tempo dopo, hanno riconosciuto alle  coppie omosessuali l’applicazione la legge sull’adozione, quanto meno relativamente alla adozione del figlio del partner, nonché i rapporti di genitorialità costituiti all’estero,  mediante il riconoscimento di sentenze di adozione e la trascrizione di certificati di nascita di bambini con due genitori dello stesso sesso.  

E’ evidente, infatti, che questa posizione si pone in contrasto con il diritto fondamentale riconosciuto ai cittadini dell'Unione europea di circolare liberamente tra i suoi Stati membri. Diritto fondamentale che viene sicuramente menomato se questi cittadini, nello stabilirsi o rientrare in Italia, perdono un tratto così distintivo della loro identità personale come quello di essere coniugati o di essere genitori. 

Ancora si scrive o si sente dire, nella circostanza di notizie come quella della Corte austriaca, che i giudici invadono il campo della politica. Occorre sgomberare il campo definitivamente da questo equivoco. Non c’è dubbio che la politica debba assumersi le sue responsabilità nei confronti delle persone omosessuali e trans, così come rispetto a tanti altri soggetti e temi che trascura o affronta avendo come principale obiettivo il consenso elettorale. L’intervento delle corti è certamente innescato da una inadeguatezza della politica a dare risposte concrete alle istanze di giustizia dei cittadini. Tuttavia i giudici sono presidio della garanzia dei diritti fondamentali delle persone e fino a quando avremo una Costituzione e dei principi i giudici sono tenuti ad intervenire al fine di tutelarli, se investiti della richiesta. L’indolenza del legislatore, per usare un'espressione eufemistica, può determinare come conseguenza la messa in mora da parte dei giudici, ma se nel primo caso la responsabilità è solo politica, nel secondo si tratta di un obbligo assegnato dalla Costituzione. In altri termini,  mentre legislatore può permettersi di non legiferare, secondo i principi e le attribuzioni previste dalla nostra Carta costituzionale il giudice non può non intervenire se chiamato a farlo. 

La pressante richiesta di tutela comporterà con sempre maggiore frequenza un intervento dei giudici e dei tribunali, chiamati a sopperire all’inerzia della politica, come dimostrato dal caso eclatante delle decisioni assunte dai tribunali italiani per accertare il diritto all’adozione del figlio del partner a seguito dello stralcio dal testo sulle unioni civili del 2016 della stepchild adoption.  

Il passo storico della Corte austriaca segna, dunque, un ulteriore arretramento dell’Italia rispetto al contesto giuridico europeo, nel quale la maggior parte dei Paesi è approdata per via legislativa o, come in questo caso per intervento giudiziale, all’estensione del matrimonio, ponendo fine a una discriminazione nei confronti del propri cittadini fondata sul loro orientamento sessuale. 

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A meno d’un mese dal sondaggio governativo (che aveva visto il 61,6% dei partecipanti a favore) il Parlamento federale dell’Australia ha oggi approvato il disegno di legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Dopo il voto al Senato la scorsa settimana (43 sì, 12 no) il testo ha oggi ottenuto alla Camera dei Rappresentanti una maggioranza schiacciante. Dei 150 deputati soltanto quattro hanno espresso voto contrario.

Il risultato è stato accolto tra applausi e abbracci mentre in Aula si cantava We are Australian. Il primo ministro Malcolm Turnbull ha espresso la sua gioia con un tweet.

L'ultimo passo spetta adesso al governatore generale Peter Cosgrove, rappresentante della Regina in Australia, che ratificherà la legge nei prossimi giorni. Dopo l'assenso reale e altre formalità procedurali, la normativa dovrebbe entrare in vigore nel prossimo mese.

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Catolicadas, la campagna messicana di animazione realizzata dall’onlus Católicas por el Derecho a Decidir e trasmessa sul relativo canale YouTube, giungerà giovedì prossimo al settimo capitolo della nona stagione ossia, complessivamente, al centesimo capitolo.

Segno incontrovertibile dell’enorme successo d’una serie che, presentata in anteprima in occasione della Giornata internazionale delle donne nel 2012, è arrivata a realizzare otto milioni di riproduzioni su YouTube e ad avere oltre 300mila follower, di cui il 50% sono giovani con meno di 24 anni.  

Si tratta di episodi che vogliono illustrare temi quali aborto, uso dei contraccettivi, omofobia, violenza sulle donne e di genere, lavoro delle donne, immigrazione, pedofilia, intervento della Chiesa nella politica, distanza tra vescovi e fedeli. E tutto questo attraverso i personaggi di Suor Juana (che esprime valori e sentimenti comuni in accordo con la genuina tradizione evangelica) e del Padre Beto (che incarna l’immagine d’una Chiesa arroccata sul conservatorismo e sulla rigorosa adesione alle dichiarazioni magisteriali).

Come dichiato all’agenzia di stampa spagnola Efe da Sandra Fosado, portavoce dell’organizzazione no-profit (fondata nel ’94 da donne e uomini di fede cattolica per difendere in prospettiva femminista e laica i diritti delle donne e dei giovani), «Suor Juana è la nostra eroina, perché lei è la voce che ci rappresenta, perché è dietro ogni cosa che vogliamo trasmettere: una religiosa investita del ruolo di difensora dei diritti umani». E che ricorda alle gerarchie come i loro atteggiamenti e insegnamenti siano non di rado contrapposti al messaggio del Cristo.

L’ultima puntata trasmessa dal titolo La otra cara de la Luna, ad esempio, è stato incentrato sui femminicidi in Messico e le dinamiche di vittimizzazione. Suor Juana s’impegna nel difendere la famiglia di Luna, la ragazza assassinata, e si rivolge a un’avvocata. Entrambe chiedonon alle autorità d’indagare sul caso in una prospettiva di genere e denunciano l'impunità dilagante nel Paese. «Dio sta con quanti lottano per la giustizia», spiega Suor Juana.

Nell’episodio El triunfo del respeto, invece, due giocatrici della Nazionale messicana femminile festeggiano la vittoria nella finale della Coppa del Mondo dandosi un bacio sulle labbra. Il Padre Beto, antagonista di Suor Juana, considera ciò un disonore per la comunità ecclesiale. Ma Suor Juana gli ricorda che «il pregiudizio acceca le persone». Decide allora di costituire un gruppo che educhi la cittadinanza al rispetto per la collettività Lgbt perché «Gesù amò senza eccezioni».

La gerarchia cattolica non ha finora criticato il progetto. Il motivo, secondo Sandra Fosado, sta nel fatto di fondare gli episodi sui «documenti ufficiali della Chiesa o sulle testimonianze dei teologi, compresi quelli dalle posizioni più progressiste».

Sulla rete non sono mancati gli insulti ma la serie ha ricevuto soprattutto elogi. Al punto tale che la onlus cattolica ha deciso di trasformare le storie di Catolicadas in materiale didattico attraverso uno specifico manuale. Nelle prossime settimane sarà inoltre lanciato un videogioco per smartphone basato sulle avventure e gli insegnamenti di Suor Juana.

Guarda il video dell'episodio El triunfo del respeto contro l'omofobia

 

 

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Il governo canadese verserà oltre 100 milioni di dollari per risarcire i militari e i dipendenti di altre agenzie federali, la cui carriera è stata rovinata o interrotta a causa del loro orientamento sessuale. A livello generale l’accordo tra le due parti è stato raggiunto venerdì con soddisfazione di quanti e quante, per decenni, sono stati indagati, sanzionati e licenziati nel corso di quella che è passata alla storia in Canada come purga antigay.

Nei dettagli l’accordo dovrà comunque essere perfezionato col reciproco consenso delle parti e approvato dal Tribunale federale. Ma sembra che migliaia di persone potranno beneficiare d’un tale risarcimento finanziario

Il governo federale prevede inoltre di investire 250.000 dollari in progetti volti a combattere l'omofobia e a fornire supporto alle persone Lgbti in crisi. Ottawa prevede anche di celebrare nel 2019 il 50 ° anniversario della depenalizzazione degli rapporti consenzienti tra persone dello stesso sesso con un'esplicita integrazione nel Codice penale. L'allora ministro della Giustizia Pierre Trudeau, padre dell'attuale primo ministro Justin, ebbe a commentare con la frase divenuta poi storica: Lo Stato non deve occuparsi di ciò che accade nelle camere da letto dei suoi cittadini.

Entro la fine dell’anno, inoltre, sarà presentato un progetto di legge per cancellare tutti i casellari giudiziari di canadesi condannati da tribunali militari e civili per rapporti consensuali con persone dello stesso sesso. 

E, poco fa, presso la Camera dei Comuni il primo ministro Justin Trudeau ha chiesto scusa alla comunità Lgbt per le gravi discriminazioni subite negli anni dai militari e dai dipendenti delle agenzie federali a causa del loro orientamento sessuale. «Io mi scuso sinceramente - così in uno dei passaggi più toccanti del discorso - con quanti e quante sono stati indagati, incolpati o licenziati dalle Forze armate in ragione del loro orientamento sessuale. Voi ci avete mostrato onore e dedizione, noi vi abbiamo messo alla porta».

 

Poche ore prima del discorso Trudeau ha twittato un video di Historica Canada col discorso che l'attivista Charli Hill tenne, il 28 agosto 1971, sulla Collina del Parlamento nel corso della storica manifestazione We Demand per i diritti delle persone Lgbti. 

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Oggi per la comunità Lgbti e non solo è una data importante. Perché a Torino nella Cornice dell’Aula Magna del Campus Einaudi dell’Università degli Studi di Torino alla presenza, fra le altre e gli altri, della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso si terrà la presentazione ufficiale del Vademecum Lavoro e Diritti LGBT, promosso dal Coordinamento Torino Pride in sinergia con Cgil, Cisl e Uil. Il primo manuale di questo genere per contrastare le discriminazioni nei luoghi di lavoro legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Un testo che nasce a Torino ma pensato per arrivare in tutta Italia.

«Un vero risultato di squadra: le sigle sindacali, con le quali abbiamo avuto un confronto costante per la stesura, collaboreranno alla sua diffusione sui posti di lavoro; la Regione Piemonte, che con il Consiglio Regionale e la Città di Torino ha patrocinato l’iniziativa, ci ha supportato nella stampa di un numero congruo di copie; l’Università degli Studi di Torino ci ospita per la presentazione del Vademecum nella sua Aula Magna patrocinando l’evento» – commenta soddisfatto il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia che prosegue: – «Crediamo che il vademecum sia una buona prassi e uno strumento utilissimo contro le discriminazioni che da Torino deve arrivare in tutta Italia dove la gente lavora».

«Dal confronto e dai percorsi formativi di molti anni sulle discriminazioni sono emerse le modalità per saperle riconoscere ed individuare gli strumenti adeguati per difendersi da esse, specialmente nei luoghi di lavoro. Secondo stime prudenti dell’Oms, le persone Lgbt sono almeno il 5% della popolazione mondiale: questo significa che più di un milione dei ventitre milioni di persone che lavorano in Italia è omosessuale, bisessuale o transessuale. Un milione di lavoratori di cui però si sa davvero poco» si legge nell’introduzione al volumetto che comprende anche un necessario glossario affinché tutte e tutti, non solo al lavoro, possano usare un linguaggio davvero inclusivo e non discriminatorio.

Il vademecum dopo aver esplorato significato e implicazioni della discriminazione sul posto di lavoro e non, fornisce tutti i dati utili a comprendere l'entità del fenomeno [A parità di lavoro, gli uomini omosessuali guadagnano dal 10% al 32% in meno dei loro colleghi eterosessuali; nella maggior parte dei casi l’ingiustizia subita resta non denunciata né segnalata, portando, tra l’altro, a una grave mancanza di dati statistici e di informazioni tecniche sul fenomeno, gli autori delle discriminazioni sono solo o soprattutto uomini, pagina 22 ] e tutti i riferimenti di legge.

Un intero capitolo è poi dedicato alle persone transgender e transessuali e viene spiegato minuziosamente come ci si deve comportare se si è discriminati sul posto di lavoro e quali possono essere le tutele e le azioni da intraprendere.

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Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Dopo la relazione del direttore di Gaynews Franco Grillini pubblichiamo oggi il video intervento Chi ha paura della transessualità? Qualche esempio di pratiche buone e meno buone della giornalista e scrittrice Delia Vaccarello.

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In El Salvador, Guatemala e Honduras la vita e la sicurezza delle persone Lgbti sono sempre più minacciate perché le autorità di questi Paesi non assicura loro alcuna protezione. Cosa questa che le costringe a fuggire dalla loro terra e affrontare altri pericoli in Messico.

A evidenziarlo è Amnesty International nel nuovo rapporto No Safe Place che, pubblicato ieri, descrive l’odissea di omosessuali e donne transgender in fuga dalla discriminazione e dalla violenza di genere. Realtà queste che, a opera di bande criminali ed esponenti delle forze dell’ordine, stanno registrando un vertiginoso aumento in El Salvador, Guatemala e Honduras.

Ma il rapporto pone sotto accusa anche le autorità messicane, resposabili di non proteggere dalla sistematica violazione dei diritti i profughi Lgbti all’interno del Paese, e denuncia l'insostenibile esperienza vissuta nei centri statunitensi di detenzione per migranti.

«A causa della loro identità di genere e del loro orientamento sessuale – ha dichiarato Erika Guevara-Rosas – queste persone subiscono una crudele discriminazione in America centrale. E non c'è alcun luogo dove possano trovare salvezza». La direttrice di Amnesty International per le Americhe ha quindi aggiunto: «Terrorizzate nei loro Paesi e sottoposte a violenza estrema quando cercano riparo altrove, queste persone costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili di rifugiati delle Americhe. Il comportamento delle autorità messicane e statunitensi, che stanno a guardare, è semplicemente criminale».

Secondo le cifre ufficiali El Salvador, Guatemala e Honduras hanno alcuni dei più alti tassi di omicidio al mondo: su ogni 100mila abitanti 81,2 in El Salvador, 59,8 in Honduras e 27,3 in Guatemala.

Di fronte a tali livelli di violenza (comprendenti anche aggressioni ed estorsioni) e alla costante discriminazione la maggior parte dei richiedenti asilo e dei rifugiati Lgbti, incontrati da Amnesty International, ha raccontato di non aver avuto altra scelta che fuggire. L'alto livello d'impunità e la corruzione nei loro Paesi rendono improbabile che gli autori di reati contro le persone Lgbti siano puniti, soprattutto quando a compierli sono stati agenti delle forze dell’ordine. Secondo l'ong Cattrachas in Honduras, tra il 2009 e il 2017, sono state uccise 264 persone Lgbti. Nella maggior parte dei casi gli autori non sono stati mai stati perseguiti penalmente.

La maggior parte delle persone, le cui dichiarazioni sono servite per la redazione del rapporto No Safe Place, ha inoltre riferito di aver subito ulteriore discriminazione e violenza da parte di pubblici ufficiali in Messico. Secondo uno studio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, tra il 2016 e il 2017 due terzi dei rifugiati Lgbti provenienti dall’America centrale sono state vittime di abusi sessuali in Messico.

Alcune donne transgender, che erano riuscite a concludere indenni il viaggio all'interno del Messico, hanno invece denunciato il disumano trattamento ricevuto nei centri di detenzione statunitensi. Altre, poi, sono state espulse dagli Usa e dal Messico per essere rinviate nei Paesi d’origine.

Cristel, una 25enne transgender salvadoregna, ha denunciato di essere stata posta in isolamento in un centro di detenzione per migranti non appena varcata la frontiera con gli Usa nell'aprile 2017. Dopo una settimana è stata trasferita in una piccola cella dove c'erano otto uomini. Alla fine è stata rimandata in El Salvador, dove continua a subire le minacce delle bande criminali. «Io non voglio essere clandestina – ha dichiarato ad Amnesty International –. Non voglio altro che vivere in sicurezza».

Alla luce di tali dati Erika Guevara-Rosas ha commentato: «Più le autorità di El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico e Usa non agiranno per proteggere alcune delle persone maggiormente vulnerabili delle Americhe, più le loro mani saranno macchiate di sangue. I governi di questi Paesi devono intraprendere azioni decisive per contrastare il moltiplicarsi di violenze contro le persone Lgbti. Devono altresì migliorare le loro politiche e procedure per garantire l'accesso alla protezione internazionale a tutte le persone che ne hanno bisogno».

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87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Ne iniziamo la pubblicazione col video della relazione Dalla televisione al web: una prospettiva storica sull’informazione Lgbti dell’ex parlamentare Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews.

 

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150mila persone alla manifestazione nazionale organizzata a Roma da Non una di meno per dire no alla violenza contro le donne. E le donne sono state le assolute protagoniste di questa fiumana che ha scandito non di rado slogan di attacco al governo e alle religioni.

Unite con loro anche tanti uomini, famiglie ed esponenti di associazioni, comprese quelle Lgbti. Significativa la presenza d’un’enorme bandiera arcobaleno che, sorretta da attiviste e attivisti, è stata voluta da un sempre più dinamico Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli grazie al nuovo team Secci-Praitano.

Sì, perché la violenza contro le donne è una drammatica realtà che chiama in causa tutti. È quanto ribadito stamani anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini che, accogliendo per uno specifico evento a Montecitorio 1300 donne, ha dichiarato: «Sbaglia chi pensa che la violenza sia una questione che riguarda esclusivamente le donne. No, riguarda tutto il Paese e sfregia la nostra comunità». E dal Parlamento è arrivato proprio oggoi un segnale concreto: il via libera unanime al fondo per gli orfani di femminicidio, con una dotazione di due milioni e mezzo l'anno per il triennio 2018-2020.

Su cosa necessiti fare per contastare la violenza di genere così si è epressa ai nostri microfoni la giurista Andrea Catizone, presidente di Family Smile ed esperta di diritti dei minori: «La violenza oggi è un fenomeno che attraversa tutte le generazioni e tutti gli ambiti sociali. È nella concezione del rapporto sentimentale che si è innestato un meccanismo di prevaricazione sempre più incontrollato. Serve prima di tutto imparare a riconoscere la violenza e poi imparare a reagire e a non tollerarla come qualche cosa che poi passa. I gesti violenti lasciano sempre delle tracce e pertanto è fondamentale che le donne sentano una rete di protezione che le affianchi sin dalla denuncia. Ecco perché servono dei meccanismi che si attivino immediatamente ed ecco perché servono investimenti da parte dello Stato e delle istituzioni».

Ma manifestazioni, spettacoli, eventi, si sono tenuti in tutta Italia che sembra aver oggi ritrovato una sostanziale concordia su un tema – almeno così sembrerebbe – non divisivo. A Palermo, fra l’altro, il Palazzo delle Aquile, sede del Comune, si è colorato di arancione.

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