«Ho visto due ragazzi che si stavano baciando e ho provato un senso di schifo».

Queste le parole che, pronunciate, venerdi 7 settembre, dal conduttore radiofonico Roberto Marchetti durante il Morning Show di Radio Globo, ha suscitato le reazioni di Nunzia, un’ascoltatrice: «L’Italia così non andrà mai avanti. Verso la civiltà, la tolleranza. Sei incivile, intollerante».

Ma Marchetti, anziché scusarsi, ha prima ribattuto: «Qui non diamo nessun messaggio, questo non è un programma educativo, io personalmente nel momento in cui vedo due uomini che si baciano provo un senso di ribrezzo». Per poi uscirsene, di fronte a ulteriori osservazioni di Nunzia, con un «Sti cazzi».

A seguito di ulteriori repliche è arrivata, alla fine, l’interruzione della telefonata con la motivazione di andare in pubblicità.

Le uscite di Marchetti e il suo comportamento con l’ascoltatrice hanno sollevato una reazione indignata che è esplosa nelle ultime ore. Tanto più che non si è registrata nessuna presa di distanza da parte di Radio Globo che, con il proprio atteggiamento, ha così avallato quanto detto durante il Morning Show, di cui ha la piena responsabilità editoriale. 

Durissima la reazione di Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, che in un comunicato ha dichiarato: «Quando Radio Globo si è offerta come media partner del Roma Pride eravamo felici che una radio generalista si impegnasse a divulgare i valori del Pride. Per questo la vicenda ci ha provocato delusione e rabbia: non solo per la gravissima affermazione del conduttore ma anche, e soprattutto, per il silenzio colpevole dell’editore.

Il Roma Pride, nei suoi ormai quasi 25 anni di storia, ha fatto della propria piattaforma valoriale e politica l’elemento centrale della sua azione, senza aver timore di rifiutare sponsorship e partnership con aziende e marchi noti ma che non avevano delle policy rispettose dei diritti e della dignità di tutte e tutti. Per questo abbiamo intenzione di interrompere qualsiasi partnership con Radio Globo riservandoci di agire in ogni sede per tutelare il nostro nome e la nostra storia.

Nel merito della vicenda ci dispiace dover spiegare a professionisti che lavorano nel campo della comunicazione che la libertà di espressione non è libertà di insulto e che si esercita contro chi è detentore di potere, non contro le minoranze oppresse della società. Questa è solo vigliaccheria che qualifica chi se ne rende autore e complice.

Quelle parole gravissime possono avere un impatto ingiustamente doloroso sulle tante persone che ancora oggi lottano per accettarsi pienamente e per ottenere piena dignità nella nostra società. Dispiace che si sia scelto di speculare sulle loro vite e sulle loro difficoltà per ottenere qualche momento di visibilità».

e-max.it: your social media marketing partner

Si è tenuta nel pomeriggio a Palermo presso il Teatro Massimo la conferenza stampa di presentazione del Pride che, oltre al Village dal 20 al 23 settembre, avrà il suo culmine nella parata di sabato 22

Madrine dell’edizione del Palermo Pride 2018 saranno Porpora Marcasciano, figura storica del movimento transgender italiano, e la fotografa Letizia Battaglia.

Ma, come annunciato dagli organizzatori, «il Pride quest’anno ha anche scelto di capovolgere il tradizionale concetto di madrinato: oltre a chiedere a due amiche di essere testimonial del loro lavoro e delle loro battaglie ha voluto a sua volta farsi testimonial di tre meravigliose esperienze di impegno civile e di trasformazione culturale e sociali quali il Forum Antirazzista, Sos Mediterranée e Pro Activa Open Arms».

Motivo, quest’ultimo, che connota di un particolare significato la presenza del deputato di LeU Erasmo Palazzotto, attivista di vecchia data del Palermo Pride ma ultimamente protagonista della missione di Open Arms.

Presente anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che a Gaynews ha parlato del significato del Palermo Pride, del clima xenofobico alimentato da rappresentanti del governo e dell’aggressione a Villa Giulia a danno di due adolescenti gay.

e-max.it: your social media marketing partner

Negli ultimi giorni l’attenzione di tante persone sarde è stata attirata da una lettera aperta pubblicata sui social da Maria Alexandra Tronci, che era stata rimproverata dalla proprietaria di un bar di Pirri (frazione di Cagliari) perché si scambiava gesti d’affetto con la sua compagna

Le parole della donna sono in breve tempo rimbalzate al punto tale da interessare anche la stampa regionale L’Unione Sarda.

Contattiamo Maria Alexandra Tronci per sapere qualcosa in più su questa vicenda.

Maria Alexandra, cos’è accaduto di preciso?

Io e la mia compagna frequentavamo il Mondo Bar di Pirri da circa due mesi e infatti chi ci lavora conosceva bene i nostri gusti. Per esempio tutti sapevano che siamo vegane e noi non avevamo nessun problema con la clientela. Comunque io e la mia compagna abbiamo avuto sempre un comportamento tranquillo ed educato senza mai rinunciare ai nostri reciproci gesti d’affetto. Invece, martedì scorso, la proprietaria di Mondo Bar si è avvicinata al tavolino dove eravamo sedute e ci ha richiamato in maniera infastidita sostenendo che i nostri atteggiamenti non erano decorosi e aggiungendo la sua preoccupazione per i bambini che ci avessero visto. Io sono rimasta senza parole perché non avevamo mai avuto problemi in quel posto.

La mia compagna ha provato a risponderle, facendo notare che, se qualche bambino avesse visto, avrebbe osservato due persone che si vogliono bene. Comunque, io ho pagato il conto e, in maniera ironica ma cortese, ho fatto notare che non sarei mai più tornata in quel bar. Poi, una volta rientrata a casa, ho scritto la mia recensione sulla pagina di Mondo Bar, raccontando l’accaduto. Ho notato subito una grande partecipazione e una grande solidarietà verso di me. Però quelli del locale hanno bloccato la possibilità di scrivere commenti. Allora ho scritto una lettera aperta di riflessione su una pagina Facebook che si interessa di recensire Bar e baretti di Cagliari. In seguito, la mia lettera aperta è diventata virale e le testate locali se ne sono rese conto.

Come hai reagito a questo improvviso interessamento della stampa?

Pensa che non me ne ero neppure resa conto! In particolare mi ha dato molto fastidio che la giornalista de L’Unione Sarda, nel primo articolo dedicato dal giornale alla mia vicenda, abbia utilizzato un’immagine tratta dalla videocamera di sorveglianza a circuito chiuso, senza chiedermene l’autorizzazione. Credo proprio sia illegale.

Invece, il secondo articolo uscito sull’Unione Sarda mi è piaciuto molto perché i giornalisti che l’hanno curato hanno messo in evidenza la mia vita in maniera completa, raccontando chi sono, raccontando il mio impegno nel volontariato, poiché curo una colonia felina, raccontando che ho due figlie. Insomma, hanno fatto un lavoro corretto e puntuale.

Molti commenti negativi sono apparsi sotto l’intervista sul network locale YouTg. Come li hai vissuti?

I commenti negativi non mi hanno dato fastidio,:purtroppo ci sono. È triste vedere che alcuni sono anche di persone omosessuali. Ma io so che per portare avanti una lotta, un ideale, bisogna metterci la faccia e rischiare qualcosa. Poi, in questo periodo politico, Salvini ha rinforzato la solita solfa del “fatelo a casa vostra” e quindi molti commenti sono anche il frutto dell’ignoranza di chi non vuol sapere e non vuol conoscere.

La proprietaria del bar, provando a difendere la sua posizione, ha dichiarato che la criticità del vostro comportamento non era dovuto al fatto che eravate due donne ma all’eccesso di “passionalità” del vostro bacio. Cosa ti senti di rispondere alla proprietaria di Mondo Bar?

La signora ha avanzato una serie di scuse che non hanno senso. Ha detto che pensava fossimo turiste. Ha poi detto che sarebbe intervenuta quando le effusioni erano diventate eccessive. E rifiuta di essere definita omofoba. Secondo me è il classico caso in cui la toppa è peggio del buco! Insomma si arrampica sugli specchi in maniera intollerabile.

Ti era già capitato di imbatterti in situazioni simili nel passato? Credi che la Sardegna abbia un serio problema di omofobia sociale?

Non mi era mai capitato di imbattermi in situazioni del genere. Certamente la Sardegna, come tutte le regioni italiane, presenta delle serie criticità relativamente alle discriminazioni omofobiche. Però io considero la Sardegna ancora una terra felice, forse proprio perché non mi erano mai capitate cose del genere.

Cosa ti auguri accada in seguito alla tua denuncia?

Il mio intento era sottolineare che ridurre l’accaduto ad un banale rimprovero è sbagliato perché l’omofobia è una realtà. E far passare un gesto d’amore e tenerezza tra due persone per un atto indecoroso e oltraggioso risponde al medesimo meccanismo mentale per cui si collega omosessualità e pedofilia, omosessualità e pornografia e omosessualità e perversione.

e-max.it: your social media marketing partner

Nasce il Partito Gay o Lista Gay anche se, a essere precisi, esiste dal 2008 – almeno a livello nominale – il Partito Gay Italiano. C’è anche il simbolo che, depositato lo scorso 30 agosto presso l'Ufficio italiano Brevetti e Marchi del Ministero dello Sviluppo economico, si presenta nelle due rispettive versioni coi colori dell'arcobaleno e la scritta Europa, Italia all'esterno del logo circolare.

A darne notizia in una tranquilla domenica di settembre Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center e consigliere nazionale di Arcigay, che ad Adnkronos ha dichiarato: «Per ora si tratta ancora di un'idea embrionale. Ma siamo disposti a scendere in campo qualora la politica si dimostrasse sorda alle nostre richieste. Con questa iniziativa vogliamo soprattutto dimostrare che promuovere temi come i diritti delle persone omosessuali non fa perdere voti».

A suggerire a Marrazzo l'idea di fondare un partito gay sono stati i risultati di un sondaggio commissionato dal Gay Center all'Euromedia Research di Alessandra Ghisleri e presentati in conferenza stampa alla Camera lo scorso 23 gennaio. Stando alla rilevazione, realizzata nel pieno dell'ultima campagna elettorale su un campione nazionale, il 6,2% degli italiani voterebbe per una 'lista gay' «senza che sia mai stata fatta alcuna proposta in tal senso», mentre il 27,3% degli elettori vedrebbe comunque con interesse la nascita di un movimento di questo tipo.

Da quel sondaggio, spiega Marrazzo, «è emerso come i temi delle battaglie storiche Lgbt siano trasversali nel panorama politico italiano. Gli elettori Lgbt sono presenti in tutti i partiti». Infatti «il partito più 'gay friendly' è risultato Fratelli d'Italia», dal momento che il 67,7% degli elettori della forza politica guidato da Giorgia Meloni avrebbe espresso opinioni positive e di vicinanza a persone Lgbti.

Sempre secondo il sondaggio Euromedia, all'interno di una coalizione una 'lista gay' potrebbe arrivare fino al 4% assieme al M5s. Con il Pd toccherebbe quota 3%, con LeU il 2,1% e con il centrodestra l'1,9%. Mentre arriverebbe all'1,6%, se si presentasse fuori da ogni coalizione. Tra i giovani under 25 una 'lista gay' potrebbe addirittura superare il 14%.

«Il nostro - sottolinea Marrazzo - è un processo di 'stimolo' alla politica per spingerla ad affrontare queste tematiche e a dare risposte alla comunità Lgbt. Se queste risposte non dovessero arrivare, potremmo valutare un impegno diretto in politica. Intanto noi dialoghiamo con tutti. Ci aspettiamo risposte da questo governo. Abbiamo incontrato il sottosegretario M5s alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora, che ha preso una serie di impegni per la tutela (da un punto di vista istituzionale ma anche eventualmente legislativo) delle vittime di discriminazione, che spesso si ritrovano da sole nel momento in cui denunciano».

Ma la notizia del Partito Gay ha suscitato immediate reazioni sui social da parte di numerosi esponenti della collettività Lgbti e non solo. A sollevare non poche reazioni e commenti ironici, soprattutto, il riferimento al Fratelli d’Italia quale partito gay-friendly e all’incontro col sottosegretario Vincenzo Spadafora che, in realtà, non è mai avvenuto a livello personale ma con tutte le associazioni Lgbti al tavolo di Palazzo Chigi.

Per Vincenzo Branà, presidente de Il Cassero, «il #partitodeigay è come il partito dei bianchi: anziché combattere la discriminazione, ne celebra il pensiero. Porcheria. #my2cents».

Luca Trentini, già segretario nazionale d’Arciagy e candidato di LeU alle scorse elezioni politiche del 4 marzo, ha invece scritto: «Io credo che dentro il movimento Lgbt ci sia da fare un po' di chiarezza su priorità ed obiettivi. C'è quello che partecipa al forum del Pd e spara sulle famiglie arcobaleno con gli stessi argomenti dei clericali. 

E ora c'è questo che ci propone un bel partito monotematico simile a quel ghetto chiamato Popolo della famiglia. Tutti che si fanno portavoce del popolo Glgbt. Ma al popolo Glbt glielo avranno chiesto?».

A sollevare un ampio dibattito al riguardo Daniele Sorrentino sulla seguitissima pagina Fb In piazza per il family gay, di cui è l’amministratore, col quesito: «Cosa ne pensate del "Partito Gay"? +++ FABRIZIO MARRAZZO ANNUNCIA LA FONDAZIONE DEL PARTITO GAY +++».

Schermata 2018 09 10 alle 11.53.55

Ironica e caustica, invece, l’attivista transgender Elena Trimarchi che ha scritto: «Non so se chiamare l'ambulanza per Fabrizio Marrazzo e il suo "Partito Gay" o per il mio fegato».

Schermata 2018 09 10 alle 11.58.55

Ironico anche il post di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che alludendo alla celebre battuta fantozziana ha scritto: «Il #PartitodeiGay è come la corazzata #Potiomkin».

Un’ampia e apprezzata analisi sull'argomento è stata invece affrontata da Samuele Tedesco, presidente di Arcigay Valle d’Aosta, che ha così concluso il suo post: «La politica è cosa seria. L’attivismo ancor di più.

Non accetto, ad oggi, che il mio orientamento possa essere rivendicato da qualche d’uno come mero trampolino di lancio, vittima inconsapevole della sua stessa megalomania.  Non è un “gay di tutti i paesi, unitevi”, bensì partecipate e fate sentire che valete. Come minoranza. Come oppressi. Come essere umani».

e-max.it: your social media marketing partner

Il 2° weekend di settembre Berlino si riempie di fetish sopratutto gay. Ma in realtà persone di ogni orientamento sessuale prendono parte a uno dei principali eventi europei a caratura internazionale.

Berlino è città legata alla cultura leather da tempo e, da 15 anni, ospita il Folsom Europe ispirato al tradizionale Folsom Street Fair di San Francisco. La kermesse di cultura Bdsm e leather è gestita da una organizzazione che dà lavoro ai suoi addetti durante tutto l'anno e si sta sviluppando sempre di più in una collaborazione che coinvolge diverse organizzazioni a livello internazionale. 

L'aspetto leather fetish, che connota questo evento, è declinato in tantissime sfumature: dai sex party e cruise bar a momenti di socializzazione per gli amanti dei diversi generi (leather uniform, rubber, sporty, puppy) fino agli eventi culturali. Come la mostra fotografica a tema fetish More Pixx ospitata presso lo Schwules Museum, unico museo europeo dell'omosessualità. O come il concerto di musica classica Classics meets Fetish, dove musicisti, esponenti del mondo leather fetish e comprendenti talvolta celebri pornoattori come Dirk Caber e Jesse Jackman, eseguono brani di musica classica davanti a un pubblico in uniforme in pelle o in gomma. 

Non solo sex party, quindi, ma anche momenti di socializzazione e connessione fra tanti amanti del genere con l'instaurazione di una rete di contatti e relazioni, che sta creando una contaminazione sempre più profonda fra la cultura europea e quella americana a tutti i livelli. 

Ma il Folsom è anche occasione di fundraising come la cena di beneficienza e la raccolta organizzata dalle Sorelle della Perpetua Indulgenza (Spi Sisters), drag queen in abiti simil-monastici che, con un impegno assiduo durante tutto l'anno, presidiano gli eventi della comunità e raccolgono fondi per iniziative contro la diffusione delle Mts e HivLa fiera è poi l'appuntamento clou della kermesse con la presenza di stand di varie ditte del settore ma anche con talk show e interviste.

Sempre più forte al Folsom Europe la presenza della comunità leather italiana con tanto di "foto di famiglia" - scattata la domenica pomeriggio - davanti al ristorante lucano La  Montagnola, cui partecipano gli esponenti di tutti i club (Leather Clubs Roma, Leather Friends Italia e Leather & Fetish Milano, ai quali si è recentemente unita la neonata Tuscany Fetish & Leather League) e i detentori dei singoli titoli nazionali dell'anno: Mr Leather Italia, Mr Rubber Italia, Mr Puppy Italia.

Insomma, Berlino sempre più cuore fetish di Europa. Anzi, si potrebbe parlare di centralità fetish a livello intercontinentale insieme con Leather Pride Belgium e la Berlin Easter. Basterebbe inqatti pensare alla partecipazione dei vincitori degli specifici titoli europei agli eventi statunitensi come nel caso dei 12 Mister europei all'International Mr Leather. O anche come giudici ai concorsi d'oltreoceano: il prossimo novembre, ad esempio, Gennaro, Mr Rubber Italia 2017, parteciperà in tale veste a Mr Rubber Mexico mentre, a gennaio, Fabrizio, Mr Leather Italia 2017, sarà componente di giuria in occasione di Mr Mid-Atlantic Leather a Washington. 

Una connessione internazionale che va di pari passo col rafforzamento della battaglia sia contro i pregiudizi sessuali e di genere sia per la salute delle persone Lgbti con le campagne preventive delle Mst e Hiv. Ma anche con l'accettazione della propria sessualità e della propria identità, spesso rappresentata dal personale interesse feticistico. Aspetto, questo, cui sta contribuendo anche la derubricazione dei feticismi dall'Icd da parte dell'Oms (così come dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell'Apa).

Il cammino verso la liberazione dai tabù sessuali e dallo stigma relativo alle diversità ha dunque ulteriori armi a disposizione. Ed eventi come il Folsom Europe rappresentano un vero e proprio bagno di accettazione e rappresentazione di sé, libera da ogni giudizio.

Guarda la Gallery

e-max.it: your social media marketing partner

A pochi giorni dalla sottoscrizione del protocollo attuativo della legge regionale umbra contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere (fissata al 17 settembre) non si placano le polemiche e gli attacchi da parte delle opposizioni.

A dare nuovamente fuoco alle polveri Lega Umbria, che in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni – cui ha partecipato anche il senatore gandolfiniano Simone Pillon – ha parlato di incentivo all’ideologia gender e di consegna dei bambini alle lobby gay.

Le dichiarazioni in tal senso di Caparvi, Mancini e Pillon hanno suscitato non poche reazioni. Tra queste anche quelle del comitato ternano di Agedo. Associazione che, come noto, è composta da genitori e familiari di persone Lgbti.

Ecco il testo inviato a Gaynews dal direttivo di Agedo Terni e dalla presidente Marisa Maurizi:

La legge regionale umbra contro l’omofobia è legale, legittima e costituisce un esempio di alta civiltà giuridica che deve essere salvaguardata e tutelata. 

Mentre riprende l’ennesima caccia alle streghe finalizzata a distrarre i cittadini dai veri problemi del Paese, il popolo umbro, e quello italiano tutto, dovrebbe sapere che fine hanno fatto i 49 milioni di rimborsi elettorali illegittimamente percepiti. Dovrebbe sapere inoltre perché 149 persone sono state costrette inutilmente a bordo della nave Diciotti per giorni e giorni.

Dopo i migranti ecco che è la volta degli omosessuali. Poi toccherà a ogni voce dissidente non allineata con il pensiero nordista celodurista. 

Non accettiamo che si faccia demagogia e campagna elettorale sulla pelle dei nostri figli, addirittura demonizzati agitando lo spauracchio della “lobby gay”: comunità Lgbt che viene accusata ingiustamente di attentare all’innocenza dei bambini. 

Questa retorica è ripugnante poiché perpetrata ai danni di una minoranza, vittima ancora di persecuzioni sociali e di discriminazioni. Tutto ciò in un Paese civile e democratico non sarebbe immaginabile nemmeno nel peggiore incubo collettivo. 

Lanciamo un appello ai giusti, alle persone libere, civili e progressiste dell’Umbria e dell’Italia affinché non cadano nei tranelli semantici di chi semina odio per meri fini propagandistici ed elettorali.

Difenderemo con le unghie e con i denti la legge contro l’omofobia e i diritti dei nostri figli e delle nostre figlie.

e-max.it: your social media marketing partner

È stato assegnato alla pellicola guatemalteca José di Li Cheng il 12° Queer Lion Award, premio collaterale della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per il “miglior film con tematiche omosessuali & Queer culture”.

A deciderlo i giurati Rita Fabbri Jani Kuštrin sotto la presidenza di Brian Robinson, programmatore del London Lgbt Film Festival, che ne hanno così motivato l’attribuzione: «Scritto in maniera sensibile, splendidamente interpretato, questo ritratto appassionato del viaggio di un giovane alla ricerca dell’appagamento emotivo, mostra la complessità di una relazione omosessuale sullo sfondo della dura vita nel Guatemala contemporaneo».

La cerimonia di premiazione ha avuto luogo, alle ore 18:30 di venerdì 7 settembre, presso la Villa degli Autori al Lido di Venezia.

Visibilmente commossi il regista cinese Li Cheng e i due attori protagonisti Enrique Salanic e Manolo Herrera che, insieme col produttore George Roberson, sono stati spettatori di violenze omofobe durante le riprese del film a Città del Guatemala.

e-max.it: your social media marketing partner

Sarà presentato in anteprima stampa, l’11 settembre alle ore 11:00, presso lo Spazio Cinema Anteo di piazza XXV Aprile a Milano, il nuovo film di Pasquale Marrazzo Te lo dico pianissimo con Lucia Vasini, Stefano Chiodaroli e Pietro Pignatelli.

La pellicola racconta la storia di Cicci che, a seguito della scomparsa della sua ex moglie Dolores, si ritrova a gestire la nuova convivenza con i loro due figli gemelli di 17 anni: Sara e Matteo.

Da oltre 15 anni Cicci vive con il suo compagno Nikolas. La relazione tra i due viene messa a dura prova dalla decisione delle sorelle di Cicci, capeggiate da Giuditta, di trasferirsi nel loro appartamento con lo scopo di proteggere i nipoti dai presunti comportamenti immorali della coppia omosessuale. Il loro amore li costringe a subire soprusi e abusi da parte di Giuditta che è spinta dal desiderio di distruggere l’equilibrio che la coppia ha costruito nel tempo, al punto che Cicci, seppur per un breve periodo, allontana da casa il suo compagno.

La loro casa ospita anche il fantasma di Dolores che si è stabilito in bagno e da lì parla con tutta la famiglia senza più freni e a suo modo da consigli anche a Cicci e Nikolas. Grazie a un percorso interiore e alla scoperta della verità che riguarda i nipoti, Giuditta finalmente capisce che l’amore va guardato da tutte le angolazioni e che la sua visuale non è necessariamente quella giusta. Cicci e Nikolas hanno dimostrano di saper dare la priorità a ciò che merita davvero la loro attenzione: il loro rapporto e l’amore verso i “loro” figli.

A pochi giorni dalla distribuzione del film nelle sale, che avverrà a partire dal 13 settembre, contattiamo il regista Pasquale Marrazzo per saperne di più sulla sua ultima opera.

Pasquale da cosa nasce l’idea di realizzare Te lo dico pianissimo? Quale messaggio credi di voler comunicare al pubblico che assisterà alla proiezione? 

Il film nasce spontaneamente, dopo quattro film piuttosto drammatici e dal dispiacere della morte di una delle mie sette sorelle. Credo sia una naturale reazione alla sopravvivenza psicologica. Cosi ho pensato che realizzare una commedia avrebbe potuto darmi quello slancio ironico necessario per guardare avanti.

Il cinema è una forma di linguaggio eteronomo che nasconde mille insidie, proprio perché incapace di una vera coscienza. Non credo di essermi prefissato un messaggio netto e morale, per una questione tanto complessa come le relazioni fra esseri umani. Uso il termine” esseri umani”, senza sottolineare i generi, perché trovo veramente offensivo che ci sia ancora qualcuno, anzi tanti, che si prendano la briga di pensare che alcune relazioni non siano da considerare leciti.

Questo film è anche un inno all’amore e alla libertà di amare in maniera sincera e spontanea: credi che in Italia oggi ci siano ancora difficoltà concrete per le persone omosessuali che quotidianamente vogliamo vivere la propria vita alla luce del sole?

Cicci e Nikolas “combattono contro tutti” per regalare amore, non è un controsenso? Nessuno dovrebbe combattere contro l’amore. Non credi? Una relazione fra due persone dello stesso sesso è vista, dalla stragrande maggioranza, come un “fatto” e non una normale condizione.

Nel film affronti anche le problematiche e i luoghi comuni contro cui si scontrano le famiglie arcobaleno. Te lo dico pianissimo può essere anche una risposta agli attacchi omofobi dei ministri Fontana e di Salvini?

Potremmo lanciare mille pietre a tutti quelli che ancora additano all’omosessuale, ma la politica dovrebbe partire dal basso e passarsi la mano sulla coscienza rispetto alla costruzione culturale delle coscienze degli altri. “Informare” sarebbe la conditio sine qua non per reificare un popolo emancipato e libero, e non direzionare un pensiero violento teso solo all’odio e alla distanza.

Le famiglie arcobaleno sono la dimostrazione che “altre famiglie” sono possibili e che il limite rimane a chi lo pone e non a chi lo infrange per scoprire nuove e meravigliose verità

Infine, cosa ti aspetti da questo film? Pensi che il pubblico la accoglierà positivamente? Il genere della commedia brillante può aiutare la diffusione di un messaggio di civiltà? 

“Te lo dico pianissimo” è un film semplice e sincero. Quello che vorrei è poter strappare un sorriso alle persone che decideranno di uscire di casa per recarsi al cinema. Parlare con ironia e leggerezza di un argomento come questo non è stato facile e comunque, per quanto mi riguarda, un film non ha il compito di dare risposte, ma, semmai, porre lo spettatore dinnanzi ad ulteriori domande per poter fare una riflessione personale sulle cose. Infondo parliamo sempre di libertà, come lo stato naturale dell’essere umano e allora perché costringere lo spettatore a vedere le cose dal proprio punto di vista? Se di libertà si sta parlando che libera sia

e-max.it: your social media marketing partner

Sono stati fissati al 17 settembre la sottoscrizione del protocollo d’intesa sulle norme umbre «contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere» e l’avvio del gruppo di lavoro d’attuazione della legge sotto il coordinamento della Regione Umbria.

Alla firma del Protocollo per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni in ragione dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere sono chiamate istituzioni, organismi e associazioni umbre.

Ma dopo l’approvazione del Protocollo da parte della Giunta regionale non si placa la polemica in salsa leghista, che ha oggi toccato l’acme in una conferenza stampa a Perugia presso Palazzo Cesaroni (sede del Consiglio regionale) con gli interventi del senatore Simone Pillon, del deputato Virginio Caparvi e del consigliere regionale Valerio Mancini.

«Un protocollo applicativo illegittimo, che viola gravemente la legge e il diritto dei genitori ad educare i propri figli». Questa la sostanza del j’accuse lanciato dalla triade leghista, che ha parlato - in un'aula pressoché deserta - di «risorse pubbliche che vanno a finanziare le lobby gay» e di un atto «che fa riemergere cose che la Lega aveva combattuto» in fase di stesura della legge regionale 3/2017.

«Se il Consiglio regionale con legge stabilisce dei dettagli - ha sottolineato Virginio Caparvi, segretario Lega Umbria -, un protocollo della Giunta regionale non può poi uscire dal perimetro». Il punto centrale, messo in evidenza, è quello «dell'educazione sessuale fatta agli studenti che ritorna di soppiatto, con l'idea di diffondere la cultura gender, dopo che era stata tolta nella stesura finale della legge regionale».

Una norma che, per Caparvi, «è comunque discutibile non perché parla di discriminazioni ma per l'approccio, che nasconde, dietro quindi un concetto condivisibile, delle idee che lo sono un po' meno».

Di «attività illegale»e che va «contro il diritto dei genitori di educare i figli che si vogliono invece indottrinare in altro modo»ha parlato anche il senatore Pillon. «Era stato escluso con la legge - ha aggiunto il legale di Massimo Gandolfini - qualsiasi riferimento e rapporto diretto tra la formazione in ambito educativo, su temi della discriminazione, e studenti. Invece il protocollo lo riattiva con azioni formative, da parte di alcune organizzazioni, rivolte ai ragazzi. Non si tratta altro che di formazione ideologica sul gender ai bambini». Per concludere: «Così facendo, il protocollo della Regione Umbria va contro la convenzione Onu per i diritti del fanciullo. Questo protocollo consegna i bambini alle lobby gay».

Il vicepresidente dell'Assemblea legislativa Valerio Mancini ha invece invitato tutti i sindaci umbri della Lega «a non firmare un atto che si traduce in una vera e propria invasione di associazioni che inquinerebbero la formazione degli studenti». Ha quindi rimarcato le critiche alla norma, che sarebbe ideologica e introdurrebbe «intermediazioni dannose tra famiglie, docenti e studenti» e ribadito l'impegno in favore della famiglia tradizionale».

Ha infatti annunciato che, dopo Todi, sarà presentata anche nei Comuni di Città di Castello e Umbertide una mozione per l'istituzione della Giornata della famiglia tradizionale.

Mancini, inoltre, dopo aver criticato anche il reperimento di fondi per queste iniziative, «che coinvolgono un numero molto limitato di casi mentre invece non si trovano risorse per problematiche ben più sentite. Se nel 2020 ci sarà, come auspichiamo, un cambio nell'Amministrazione regionale, leggi inique come queste verranno immediatamente cancellate: basta con osservatori, norme inutili, iniziative ideologiche.

Immaginiamo una scuola in cui si educa e in cui gli attori del progetto educativo sono le famiglie e gli insegnanti e nessun altro».

e-max.it: your social media marketing partner

Zen sul ghiaccio sottile è il film di Margherita Ferri con Eleonora Conti e Susanna Acchiardi che, presentato (1-2 settembre) nella sezione Biennale College della 75° edizione della Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, ha anche gareggiato per l’attribuzione del Queer Lion. Assegnato ieri sera, il premio per il “miglior film con tematiche omosessuali & Queer culture” è però andato alla pellicola guatemalteca José.

Zen sul ghiaccio sottile racconta la storia della 16enne Maia Zenasi, che per i suoi compagni di liceo è una "mezza femmina" e una "lesbica di merda". Maia, però, dentro è Zen, un ragazzo che ama l'hockey e ha un debole per Vanessa, compagna di classe fidanzata con il bullo Luca.

Quando Vanessa chiede a Maia le chiavi del suo rifugio di montagna per andare a fare sesso con Luca, Zen gliele consegna. E quando Vanessa deciderà di nascondersi nel rifugio per sottrarsi alle consuetudini di una vita già preordinata, sarà Zen il suo modello di anticonformismo.

Il film ha ricevuto il sostegno importante di Biennale College, che ha creduto in una sceneggiatura già vincitrice di una menzione speciale al Premio Solinas.

La pellicola è stata prodotta anche grazie al contributo concreto di Prodigio Divino che commercializza i vini Vinocchio e Uvagina, presenti fra l'altro all’interno del film, di cui amministratore e socio è Bruno Tommassini, imprenditore e militante Lgbti, particolarmente sensibile alla valorizzazione della cultura e della comunicazione funzionale al contrasto dello stigma omotransfobico.

«Ho proposto e lavorato insieme a tanti bravi giovani talenti per il film di Margherita Ferri perché nella mia vita il cinema è stato compagno di viaggio e di lotta nell’affermazione ancora incompiuta della nostra emancipazione come gay e lesbiche e come comunità che ha molto da dire alla società italiana - dichiara Bruno Tommassini - Il cinema non rappresenta solo ciò che siamo e il Paese in cui viviamo. Il cinema ha la forza di compiere un prodigio: far riflettere, indignare, ridere e piangere.

Sono i sentimenti che cementificano una comunità e che il cinema Lgbti in questi decenni ha portato sempre più al grande pubblico, non solo un pubblico Lgbti. Sono tanti i momenti importanti trascorsi davanti al grande schermo mentre guardavo le pellicole con cui mi sono formato. So quanto hanno influito sulla mia crescita. Mi interessa, dunque, restituire anche solo una parte di quelle emozioni attraverso il lavoro di giovani, che hanno voglia di parlare all’Italia perché vada avanti e non regredisca».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video