Giunge alla 2° edizione il progetto We Test - Mettiamo la salute in circolo che, in occasione del 1° dicembre (Giornata mondiale di lotta contro l’Aids), è promosso da Arcigay, Arc Onlus, Arco - Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali,  Asa - Associazione Solidarietà Aids Milano, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Ireos - Comunità queer autogestitaNps Italia Onlus, Nudi - Nessuno Uguale Diversi Insieme, Plus Onlus.

La conferenza stampa di presentazione si terrà, alle 11:00 di venerdì 30 novembre, a Roma presso la la Sala Azzurra della Federazione Nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II, 349).

Oltre 15 le città coinvolte (Torino, Milano, Padova, Verona, Desenzano del Garda, Bologna, Rimini, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Pescara, Senigallia, Catania, Cagliari, Palermo), dove a partire da dicembre sarà possibile effettuare, presso le sedi di diversi circoli e associazioni, il test rapido Hiv in forma anonima e in maniere del tutto gratuita. Saranno inoltre fornite informazioni essenziali sulla prevenzione e l’importanza dei test sulle Ist.

Con questa iniziativa si vuole appunto riportare al centro dell’attenzione l’importanza dei test su Hiv e infezioni sessualmente trasmesse. Test che, insieme al preservativo e alle altre strategie di prevenzione, è tra i principali alleati per una sessualità consapevole e sicura: conoscere la propria condizione di salute consente infatti di curarsi per tempo, vivere bene ed evitare la diffusione delle infezioni.

Raggiunto da Gaynews, Roberto Dartenuc, presidente di Arco, ha detto: «We Test mira a potenziare e a rendere continuative le esperienze di collaborazione già in essere fra le varie realtà promotrici con lo scopo di riaccendere i riflettori su un tema sempre più trascurato.

Sono contento che un tale impegno sinergico si espleterà soprattutto presso i circoli ricreativi, che restano luogo primario di socializzazione e informazione su sessualità, prevenzione, salute.

Mi auguro che, negli anni, cresca sempre più l’affiatamento e l’intesa tra le associazioni, che hanno a cuore il benessere e la formazione dei loro soci e socie».

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Quarant’anni fa veniva assassinato Harvey Milk, consigliere comunale della città di San Francisco, freddato nello stesso municipio in cui era supervisor da Dan White, ex consigliere comunale (apertamente contrario all’emancipazione della comunità Lgbti), che uccise anche il sindaco George Moscone

White fu riconosciuto colpevole di omicidio volontario con l'attenuante della seminfermità mentale e fu condannato a sette anni e otto mesi di prigione. Sentenza da più parti ritenuta troppo lieve e motivata dall'omofobia.

La centralità della figura di Milk nel panorama dell’evoluzione culturale e civile della nostra società, risiede nel fatto che egli è stato il primo componente delle istituzioni statunitensi apertamente gay. Consapevole dei rischi a cui andava incontro – poavendo ricevuto numerose minacce di morte –,m decise di perseverare nella propria lotta politica e culturale per i diritti delle persone omosessuali. 

La sua figura di vero e proprio “martire” dei diritti Lgbti è stat riconosciuta anche da Barak Obama che, nel 2009, ha insignito la sua memoria della massima decorazione degli Stati Uniti, cioè la Presidential Medal of Freedom, per l’enorme apporto alla lotta per i diritti e la libertà della comunità LGBT. 

Laura Pesce, Presidente di Pianeta Milk, circolo Arcigay di Verona, a proposito della centralità della figura del personaggio a cui hanno dedicato il proprio circolo, ha rilasciato a Gaynews la seguente dichiarazione: «Abbiamo voluto intitolare il circolo Arcigay di Verona ad Harvey Milk per tenere vivo il ricordo di questa figura fondamentale per le rivendicazioni del movimento Glbtq+ mondiale. Quando i e le giovani (e anche meno giovani) si avvicinano alla nostra associazione spesso non sanno chi sia stato Milk e nel raccontare la sua storia ed il suo coraggio teniamo sempre viva la sua memoria.

Nel 2015, in occasione del Verona Pride siamo stati onorat* dalla presenza di Stuart Milk (all'epoca consigliere di Obama per le politiche LGBTI ed ambasciatore nel mondo della Harvey Milk Foundation): Stuart ha voluto sfilare con noi nelle strade veronesi portando la testimonianza della forza delle scelte dello zio Harvey e rinforzando il legame tra il nostro circolo Arcigay Pianeta Milk e la Fondazione che rappresenta».

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Da mercoledì 28 novembre a domenica 9 dicembre, l’Off/Off Theatre, il nuovo spazio teatrale romano di via Giulia con la direzione artistica di Silvano Spada, ospiterà Carta Straccia di Mario Gelardi: unas storia romantica, ambientata nella Roma del 1968, con Pino Strabioli, Sabrina Knaflitz e Barnaba Bonafaccia e le musiche di Carlo Vannini.

I protagonisti di Carta Straccia sono Teresa e Agostino, due fratelli immersi nel loro laboratorio di carta artigianale, molto lontani dagli accadimenti rivoluzionari del ‘68 che cambieranno nel profondo il volto del mondo. Teresa e Agostino saranno sorpresi dall’inatteso arrivo del giovane e bellissimo Remo, un nipote che rivoluziona le loro vite ma cela un terribile segreto, destabilizzante come la rivoluzione che avanza.

Per sapere qualcosa in più sullo spettacolo, abbiamo incontrato Pino Strabioli che porta in scena il personaggio di Agostino, un omosessuale che ama Patty Pravo e vive con la sorella, vivendo ora con timidezza, ora con disinvoltura, il proprio orientamento sessuale.

Il protagonista di Carta Straccia è Agostino, omosessuale che vive la propria sessualità alla fine degli anni 60 e tu ne sei l’interprete. Come descriveresti il tuo personaggio? Cosa ti sentiresti di dire a quanti, come Agostino, hanno vissuto la propria omosessualità in una società certamente più omofoba di quella attuale?

Mario gelardi mi ha fatto un altro regalo, dopo il sartino del nostro fortunato precedente spettacolo (L’abito della sposa) questa volta ha creato per me Agostino, un operaio della carta nato negli anni ‘20 che alle soglie dei cinquant’anni si trova a fare i conti con lo scorrere di un’esistenza fatta di lavoro, famiglia e fughe notturne alla ricerca di emozioni erotiche. Siamo nel 1968 e per lui non era certo facile vivere appieno la propria omosessualità. Ha un rapporto morboso con una sorella e nutre un amore smodato per Patty Pravo che in quell’anno infilava un successo dietro l’altro.

Erano anni di rivoluzione per alcuni, di fatica per altri. Era un’Italia sicuramente più omofoba sotto certi aspetti ma forse più rilassata sotto altri. Anche oggi, in alcuni angoli del Paese, purtroppo, continuano ad esistere situazioni faticose, a volte addirittura inaccettabili da vivere.

La nostra è una commedia che mischia la tenerezza alla risata, la solitudine all’evasione, attraverso la musica.

La pièce tocca in maniera brillante le dinamiche “insane” ed esasperate che si manifestano all’interno dell’ambiente domestico. Insomma, è giusto pensare che Carta Straccia, col sorriso sulle labbra, voglia anche suggerirci che tutte le famiglie, pure quelle tradizionali, possono diventare luogo di recriminazioni ed egoismo? 

Assolutamente sì, in quella casa-laboratorio si consumano dinamiche insane e prepotenti, come spesso accade nella tipica famiglia italiana, quella tradizionale, quella “perfetta”.

Lo spettacolo ci racconta anche la “potenza” della bellezza fisica che seduce e conquista tutti, rivelandosi poi in tutta la sua natura violenta. Quanto conta, secondo te, la bellezza nel successo personale di un individuo?

Il tema della bellezza vuole essere e un omaggio al grande Palazzeschi: il giovane Remo che irrompe nella vita delle mitiche Sorelle Materassi. Ma anche l’illusione di poter possedere la bellezza, in qualche maniera comprarla, è un gioco teatrale toccante, violento e comico. Comunque sì, oggi sembra che la bellezza conti molto, ma per fortuna contando contando non si arriva mai a cento....passata una bellezza ecco che ne arriva un’altra. Come diceva l’indimenticabile Bette Davis, la bruttezza ha un vantaggio sulla bellezza: dura.

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Uscirà venerdì 30 novembre, in occasione delle prossime festività natalizie, il nuovo disco di Raffaella Carrà. Dopo cinque anni di assenza dalle scene musicali l'artista romagnola, acclamatissima in Italia e all'estero (la Spagna l'ha da poco insignita dell'onorificenza di Dama al Orden del Mérito Civil) torna con un nuovo progetto artistico targato Sony Music

Si tratta di Ogni volta che è Natale. Un album di canzoni natalizie, scintillante già a partire dalla copertina: da vera star del mondo dello spettacolo, Raffaella è raffigurata - in una foto live tratta da Domenica In degli anni '80 - fasciata da una tuta nera paillettata mentre canta e balla in un'enorme stella dorata su uno sfondo bianco neve. 

«Quando Sony mi ha proposto di incidere un album di Natale ci ho pensato molto - dice la show-woman -. Mi ha convinto il fatto che per me era una cosa nuova. Poi la libertà di scegliere il repertorio e di poter riproporre i temi con arrangiamenti nuovi. Con l'aiuto di grandi professionisti mi pare di aver fatto un bel disco: colorato ed anche emozionante. Vedremo se il pubblico sarà della stessa opinione... In ogni caso, buon Natale a tutti!».

Ma prima d’accettare Raffaella Carrà ha posto una sola condizione: avere un inedito. Desiderio esaudito col brano Chi l’ha detto che, firmato dal giovanissimo e talentuoso Daniele Magro, sta già risuonando nelle radio. Si tratta di una canzone natalizia a tutti gli effetti, tanto carica di energia, calore e positività quanto strettamente radicata alla quotidianità.

La clip del brano, firmata dal regista Gianluca Montesano, regala un'emozione in più quando, come per incanto, le storie dei protagonisti - tutti in cerca di un desiderio da realizzare, di un sogno da avverare - vengono illuminate e scaldate dall'inconfondibile voce dell'artista che, in una gelida notte di Natale, risuona (apparendo alla tv o semplicemente dal display di un telefonino) ricordando che la vera gioia è nella condivisione

E tra le varie immagini di famiglie presenti nel video la Raffa nazionale ha preteso che ce ne fosse una composta da persone dello stesso sesso«È nel tempo, sta nelle cose», commenta con semplicità.

Ed è forse tale semplicità genuina, mista alla capacità di saper coniugare tradizione e trasgressione, a permetterle di essere portavoce bene accetta, in tempi non scontati, della lotta all'omofobia rimanendo 'una di famiglia'. Considerata, appunto, quale persona cara, che gli italiani hanno sempre fortemente voluto fare entrare nelle loro case. 

Ma la stessa questione Lgbti è trattata da Raffaella Carrà con leggerezza e intelligente ironia. Sul fatto d’essere da anni un’«icona gay», dichiara: «Lo sono diventata mio malgrado: non ho fatto nulla. L'unica cosa che faccio, visto che me lo chiedono, è di andare a fare le sfilate per l'orgoglio gay in continuazione. L'anno scorso sono andata a Madrid, dove c'era il Pride Mondiale, e così li ho beccati tutti in una notte».

E proprio in riferimento alla Spagna e alla recente onorificenza, asssegnatele dal re Felipe VI, come al mancato riconoscimento italiano l'artista dice: «Ho avuto una battuta con un giornalista e ho detto: È perchè per le istituzioni italiane sono una milite ignota, con tutto il rispetto per il Milite ignoto. Ma è solo una battuta ironica ma rispettosa e tutti si sono sorpresi. E ho detto: Guardate che per me il premio più importante è che la gente mi voglia bene anche se non mi vede in televisione. Perchè credo di avere una credibilità col pubblico perché io non ho mai tradito nessuno».

L’album Ogni volta che è Natale sarà disponibile in quattro edizioni speciali: Standard version (Cd), che conterrà l'inedito Chi l'ha detto e 9 brani classici natalizi; Deluxe Edition (2 Cd: lo standard + un altro con 19 hit dell'artista); la versione Lp che conterrà i brani del Cd standard e si presenterà in due "colorazioni": Silver limited edition e White; la Super Deluxe, composta da un 45 giri con un particolarissimo formato a stella, i 2 Cd della Deluxe Version e un portachiavi con gli auguri natalizie di Raffaella Carrà. Quest'ultima sarà un'edizione limitata e numerata (saranno infatti pubblicate 2000 copie, 500 delle quali conterranno un regalo speciale dell'artista). 

Subito dopo la pubblicazione Raffaella Carrà presenterà il disco al pubblico in due eventi instore: sabato 1 dicembre a Milano (Mondadori Megastore, ore 17.30, piazza Duomo) e giovedi 6 dicembre a Roma (La Feltrinelli, ore 18, via Appia Nuova 427).

Guarda la clip di Chi l'ha detto

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Quello di Asia Bibi, la donna cattolica 47enne di Ittan Wali (nel Punjab) accusata di blasfemia e assolta, il 31 ottobre scorso, dalla Corte Suprema del Pakistan dopo 3.420 giorni di carcere, è divenuto un caso internazionale.

Non solo a livello mediatico. Ma anche politico in connessione con il tema asilo che, nominalmente avanzato da non pochi Paesi occidentali (compresa l’Italia a partire dai proclami di Silvia Pucciarelli, neopresidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato) già all’indomani del verdetto assolutorio, continua a restare irrisolto. Il tutto nel permanere di un preoccupante stato di agitazione in Pakistan, in una cui località segreta la donna continua a vivere mentre estremisti musulmani ne chiedono l’impiccagione.

Così da giornata di gioia quel 31 ottobre si è tramutato in giornata di trepidazione, mentre continuano ovunque gli appelli perché si giunga a una risoluzione al grido di Free Asia Bibi. Tra questi, in prima linea, c’è il pakistano Wajahat Abbas Kazmi (da anni residente in Italia), attivista di Amnesty International, collaboratore de Il Grande Colibrì e, in quanto gay musulmano, promotore della campagna Allah loves equality.

Alla luce degli ultimi avvenimenti Wajahat ha scritto Asia Bibi. La tragedia di una donna cristiana vista attraverso gli occhi di un musulmano, che sarà disponibile in formato e-book su Amazon a partire dal 27 dicembre.

È il primo libro sulla tragedia della donna cristiana scritto da un musulmano. Un libro che, in 170 pagine, guiderà il lettore attraverso ogni prospettiva del caso e spiegherà cosa significhi effettivamente far parte di una minoranza all’interno della società pakistana odierna, a guida prevalentemente musulmana.

Lo abbiamo raggiunto per saperne qualcosa in più.

Wajahat, perché il caso di Asia Bibi è diventato così importante a livello internazionale?

Nel XXI° secolo, quando nell'intero mondo è iniziato il dibattito di abolire la legge su blasfemia, proprio in quel periodo Asia Bibi, una donna cristiana, viene accusata (falsamente) di aver violato tale legge e condannata a morte. In quel periodo, quando il governatore del Punjab Salman Taseer (che era musulmano) alzò la voce contro tale normativa chiamandola Black law, fu assassinato dalla propria guardia del corpo.

L'assassinio del governatore Taseer ha aperto un ulteriore dibattito. Quello, cioè, sull'effettiva volontà da parte dei musulmani di abolire o meno la legge sulla blasfemia. La causa di Asia Bibi è così diventata un richiamo esemplare internazionale contro una tale normativa.

Perché due importanti esponenti politici pakistani sono stati assassinati dopo aver espresso il loro sostegno ad Asia Bibi?

Salman Taseer, come ho già accennato, era governatore del Punjab quando fu assassinato, il 4 gennaio 2011, per aver sostenuto Asia Bibi ma, soprattutto, per aver parlato apertamente contro la legge sulla blasfemia. Il secondo politico assassinato, Shahbaz Bhatti, era ministro federale per le Minoranze quando fu ucciso, il 2 marzo 2011, proprio due mesi dopo dell'omicidio Taseer.

Assassinio che avvenne per due motivi: Bhatti non solo era cristiano ma aveva tuonato contro gli uccisori di Salman e i musulmani che avevano lanciato la fatwa contro il governatore, dal momento che era favorevole all'abolizione della legge sulla blasfemia.

Questi due politici facevano parte del PPP (Pakistan Peoples Party), il partito di Benazir Bhutto, anche lei assassinata dai talebani nel dicembre 2007. PPP, come noto, è un partito di sinistra in Pakistan.

Perchè hai deciso di scrivere un libro su Asia Bibi?

Ero molto perplesso all'inizio. Poi mi sono appassionato alla ricerca, sia pur difficoltosa per la contrapposizione di due culture religiose così diverse l'una dall'altra. Alla fine il mio libro su Asia Bibi era pronto!

È stato davvero difficile comunicare in maniera tangibile quanto lei abbia sofferto in questi dieci anni. Sono riuscito a scriverne secondo le prospettive di un pakistano e musulmano. Mi sono messo nei panni di Asia Bibi per potere spiegare a tutti che cosa significhi essere una minoranza nella Repubblica Islamica del Pakistan.

Ho cercato quindi di rispondere a tante domande, che sono poi entrate anche nella descrizione del libro.

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È morto stamani nella sua casa romana in via della Lungara Bernardo Bertolucci. Regista, sceneggiatore, produttore, il maestro parmense della settima arte aveva 77 anni.

Gaynews vuole ricordarlo attraverso le parole commosse di Giovanni Minerba, cofondatore del Torino Gay & Lesbian Film Festival (oggi noto come Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions) e presidente della prestigiosa rassegna cinematografica.

Un breve incontro, l’ultimo, fu quello di qualche mese fa a Torino. Giusto il tempo per ringraziarti per quello che, con la solita saggezza, avevi detto durante l’incontro pubblico al Salone del libro e al Museo del Cinema con l’amico comune Luca Guadagnino. Ma soprattutto ringraziarti per il cinema che ci hai regalato

«Meditare è una delle esperienze più fantastiche dell’esistenza»: furono le tue ultime parole in quella occasione. Adesso te ne sei andato, lasciando un segno che resterà indelebile.

I tuoi capolavori da Il conformistaNovecento, Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha fino a L'ultimo imperatore nessuno potrà mai dimenticarli. 

Il nostro primo “incontro” per me avvenne già con La commare secca: il tuo primo film. Forse perché arrivava da un’idea di Pier Paolo Pasolini, dal tuo vivere con lui, dalla tua prima rivoluzione o semplicemente perché era un bel film, che negli anni a venire riproposi in una delle retrospettive del TGLFF. 

Poi ci innamorammo di Partner, il tuo ’68, tanto che un po’ di anni dopo con Ottavio Mai decidemmo di dare lo stesso titolo a quello che fu il nostro ultimo film girato insieme: non si trattava del nostro ’68, ma poteva anche esserlo, perchè era parte della nostra vita, purtroppo anche della nostra rivoluzione.

Ciao Bernardo, ultimo grande Maestro!

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Nel decennale di fondazione si è tenuto a Milano, dal 23 al 25 novembre, il XII° Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Finalizzata sia a promuovere e tutelare i diritti civili sia a garantire a responsabilità e la libertà sessuale delle persone, l’organizzazione si pone tra i principali obiettivi il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la riforma del diritto di famiglia, la depatologizzazione del transessualismo, la legge che permetta alle persone trans la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, la lotta al proibizionismo criminogeno in materia di prostituzione, il blocco degli interventi chirurgici sui bambini intersex.

Intitolato Non possiamo aspettare i tempi del potere, il Congresso si è svolto presso l’Open Milano (in viale Montenero, 6) e l’Unità di Produzione (in via Andrea Cesalpino, 7).

Presso la Libreria Open si è inoltre tenuta la presentazione del volume collettaneo Il lungo inverno democratico nella Russia di Putin, che ha visto gli interventi di Anna Zafesova (sovietologa e giornalista de La Stampa), Lorena Villa (Fondazione Luigi Einaudi) e Yuri Guaiana, presidente di Certi Diritti nonché curatore della raccolta di saggi edita dalla Diderotiana.

Nel pomeriggio di ieri sono state infine rinnovate le cariche statutarie. Confermati rispettivamente quale presidente e segretario Yuri Guaiana e Leonardo Monaco. Eletti, invece, Claudio Uberti a tesoriere e Carlo Maresca a revisore dei conti.

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Utilizzando il grido urdu di vittoria Zindabad – che significa Lunga vita – all’indirizzo della Corte Suprema, un colorato corteo di alcune migliaia di persone ha percorso, nel pomeriggio, il centro di New Delhi a pochi passi da Connaught Place. 

Ad aprire la parata uno striscione dorato con la scritta Delhi Queer Pride 2018, seguito da giovani che cantavano e danzavano in abiti arcobaleno. Gran parte delle persone partecipanti indossavano maschere gliterrate. Alcune, inoltre, sfoggiavano sari, altre abiti da sposa.

La parata, a differenza delle passate edizioni, si è configurata come una vera festa e si è svolta in un clima molto disteso sotto gli occhi di pochi agenti di polizia.

La marcia dell’orgoglio Lgbti è stata la prima nella capitale indiana dopo la sentenza della Corte Suprema che, il 6 settembre, ha cancellato la sezione 377 del Codice penale (sulla base della quale le "offese contro natura" sono state perseguite per 157 anni con pene di reclusione fino a dieci anni) e ha così depenalizzato l'omosessualità nello Stato più popolato al mondo dopo la Cina.

A indirla quale tributo alla Corte Suprema le associazioni per i diritti delle persone Lgbti ma anche attivisti e legali, che hanno combattuto per il raggiungimento dello storico verdetto. 

«L'India ha appena festeggiato Diwali, che celebra l'uscita dall'ignoranza verso la luce. Per noi questi due mesi dopo la sentenza della Corte sono stati la stessa cosa - ha detto il celebre avvocato nonché attivista Vivek Divan -. Molti sono usciti allo scoperto, hanno rivelato la loro vera identità in famiglia, sul lavoro, agli amici. Molti occhi si sono aperti».

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Classe 1955, il torinese Alberto Lanteri è considerato uno dei più rappresentativi esponenti del panorama artistico contemporaneo italiano. Stimato e apprezzato da collezionisti importanti, comprese le case reali di Belgio, Regno Unito, Olanda, Spagna, è stato ampiamente lodato da Vittorio Sgarbi.

Analizzandone le qualità e doti pittoriche, il critico d’arte ha riconosciuto a Lanteri la capacità di una continua crescita e adattamento ai nuovi stilemi artistici, filtrati e  personalmente rielaborati, sì da collocarlo nella cerchia dei Neorealisti.

La scorsa settimana l’artista ha realizzato una tela che, intitolata The Persecution, è un chiaro messaggio contro l’omofobia alla luce delle recenti campagne d'arresti annunciate dal governatore di Dar es Salaam Paul Makonda.

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Per saperne di più, l’abbiamo raggiunto nel suo atelier torinese.

Maestro Lanteri, com’è nata The Persecution?   

Sinceramente mi sono interessato di quanto sta avvenendo in Tanzania sin da quando i media ne hanno dato notizia. Ma poi, sollecitato da Luca Spagnoli, mio collaboratore, ho deciso di realizzare quest’opera. Luca mi ha detto: Perché non realizzi un quadro ispirato alla persecuzione delle persone omosessuali in Tanzania? Immediatamente ho pensato che era una buona idea. Mi è venuta in mente questa cartina geografica da cui emerge un volto urlante.

Quale il messaggio che vuole trasmettere?

Credo giusto che ogni persona possa vivere, oggigiorno, come desidera e amare come vuole. Nessun individuo dovrebbe essere discriminato per il suo orientamento sessuale o identità di genere. Quest’opera, dunque, rappresenta da una parte l’urlo delle persone Lgbti tanzaniane. Dall'altra vuole essere un messaggio d’uguaglianza.

È la prima opera in cui affronta direttamente il tema dell’omofobia o ce ne sono altre?

Non è la prima volta che realizzo un’opera dedicata all'universo Lgbti. Forse è la prima a essere così espressamente rappresentativa. Personalmente sono stato sempre vicino alle istanza della collettività arcobaleno. Ricordo che, quando ero più giovane, militavo nel Partito Radicale. All’epoca - avrò avuto 24 o 25 anni - ci si riuniva per parlare e affrontare tali tematiche.

Il principio dell’ars gratia artis è irrinunciabile. Ma può l’arte, secondo lei, assolvere anche a un compito formativo soprattutto in tempi di odio e ignoranza come quelli attuali?

L’arte può, a mio parere, svegliare le menti. Purtroppo c’è molta ignoranza e bigottismo nelle persone. Sotto un certo punto di vista le trovo più aperte rispetto al passato. Sotto altri aspetti no. Credo che, in generale, il vero pericolo sia costituito dalle religioni: sono esse a frenare le persone e a riempirle di paura. Se più artisti si mettessero insieme per lottare l’omofobia e la paura inculcata dalla religioni, sarebbe non solo molto bello ma anche molto efficace per l’avanzamento della società.

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La maggioranza dei taiwanesi si è espressa contro la legalizzazione delle nozze tra persone dello stesso sesso in due referendum concorrenti, nei quali si sono sfidati favorevoli e contrari al matrimonio egualitario. 

Il quesito referendario sull’introduzione nel Codice Civile della definizione di matrimonio quale unione tra uomo e donna ha infatti raccolto 7.000.000 di voti a favore. Si è fermato invece a 6.000.000 il sostegno all’altro quesito sull’introduzione di una legge che permetta e protegga “l’unione permanente” tra persone dello stesso sesso.

Le consultazioni si sono svolte in contemporanea con le elezioni amministrative, tradottesi in una cocente sconfitta del partito al potere (Partito Democratico e Progressista) della presidente Tsai Ing-wen, che è stata costretta a dimettersi dalla guida della formazione politica.

Jennifer Lu, portavoce della Coalizione per l'uguaglianza davanti al matrimonio, si è detta rattristata dall'esito di «referendum assurdi» e ha accusato d'«incompetenza» il governo sulla questione dei diritti delle persone Lgbti.

È infatti noto come non sia mai stata applicata una sentenza della Corte Costituzionale che, risalente al 2017, sancisce l'introduzione del matrimonio egualitario nella Repubblica di Taiwan.

Il governo ha avvertito che il referendum non ha alcun effetto sull'applicazione di tale verdetto. Ma i militanti temono che le autorità ne approfittino per conculcare i diritti delle persone Lgbti. Di fatto il governo dovrà redigere, dopo il referendum, una legge per tradurre in pratica gli effetti del voto e, quindi, sottoporla al Parlamento

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