Segregata dalla madre in casa perché lesbica.

A subire tali vessazioni da circa un anno una 17enne che, la scorsa settimana, grazie all’intervento dell'Osservatorio di polizia e carabinieri contro le discriminazioni (Oscad) è stata liberata da un vero e proprio carcere qual era diventato l’appartamento di famiglia nella provincia di Roma.

A interessare l’Oscad il Gay Center di Roma, cui si era rivolta la giovane dopo un tentativo di fuga che, data la sua minore età, era terminato con la riconduzione in casa da parte delle forze dell’ordine.

La madre della 17enne è ora indagata per maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona dalla procura di Velletri. La giovane è stata invece trasferita in una struttura protetta per minori.

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Aveva fatto la sua prima apparizione accanto a Elisabetta II il 9 giugno scorso in occasione del Trooping the Colour, la grande parata londinese effettuata dai reggimenti del Commonwealth e della British Army.

Ma l’attenzione mediatica legata al suo essere apertamente gay e i numerosi articoli apparsi su magazine Lgbti gli si sono ritorti contro.

È terminata così l’esperienza di primo accompagnatore della monarca britannica per il 21enne Ollie Roberts, che è stato degradato a semplice valletto per l’interesse crescente verso la sua persona. Affronto, questo, che l’ex pilota della Royal Air Force non ha digerito, preferendo dimettersi.

Tra i doveri di Roberts c'era quello di accompagnare Elisabetta in carrozza a eventi come Ascot, raccogliere la posta a Buckingham Palace e portare a passeggio i Corgis, gli amati cani della regina.

Come riferito da The Sun, «gli hanno detto che il suo profilo stava diventando troppo alto e che non era li' per attirare l'attenzione su di se».

Il giovane ha preferito non commentare. Atteggiamento assunto anche da Buckingham Palace.

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«Quando in modo molto artigianale ho dato delle martellate per mettere il chiedo nel muro per apporre questa targa mi sono emozionato. In ricordo soprattutto di quanti hanno contributo a rendere più libera e giusta la nostra società e da monito per chi vorrebbe annullare i nostri spazi di libertà faticosamente conquistati. 

In memoria di quella storia mai raccontata dall'uomo bianco eterosessuale. Mi sono davvero emozionato come altre poche volte».

Con queste parole Antonello Sannino, presidente del comitato provinciale Arcigay di Napoli ma anche componente dell’Anpi, ha commentato l’affissione della targa che, in via Santi Giovanni e Paolo (nel quartiere partenopeo di San Giovanniello) ricorda il protagonismo dei femminielli durante le Guattro Giornate di Napoli.

Come più volte ripetuto dal partigiano Antonio Amoretti, presente alla manifestazione svoltasi a San Giovanniello, i femminielli ebbero un ruolo determinante nella liberazione dal giogo nazifascista del popolo napoletano. 

La targa è stata apposta laddove sorgeva il “vascio” in cui abitava Vincenzoo femminiell' morto da alcuni anni. L’abitazione di Vincenzo, per decenni luogo di incontro e riunione dei femminielli della zona, fu anche ritrovo degli stessi durante la seconda guerra mondiale. Femminielli che, coordinati da Vincenzo, affrontarono coraggiosamente lo scontro con i nazofascisti tra il 27 e il 30 settembre del 1943.

Simona Marino, delegata Pari opportunità del Comune di Napoli, si è impegnata a far sì che l’amministrazione comunale definisca ufficialmente quell'area come luogo di rilevanza per la memoria storica della città, contrassegnandolo con una targa ufficiale a memoria del valore dei femminielli napoletani.

All’evento erano presenti anche Loredana Rossi, leader storica dell’Atn, Giuseppe Marmo, presidente dell’Asd Kodokan Sport Napoli, e Daniela Lourdes Falanga, delegata Politiche transessuali del comitato Arcigay di Napoli, la quale, augurandosi che il luogo diventi luogo di commemorazione, ha dichiarato: «Napoli ha una targa che riscrive la storia, che chiaramente la ripropone nella sua verità, senza omissioni».

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Charles Aznavour, il re degli chansonnier, si è spento all'età di 94 anni nella sua casa in Provenza a pochi giorni da un tour in Giappone.

Aznavour, nome d'arte di Shahnour Varinag Aznavourian, nacque a Parigi nel 1924 da genitori armeni (negli anni si sarebbe sempre battuto per la causa armena con una fitta attività diplomatica fino a diventare nel 2009 ambasciatore dell'Armenia in Svizzera) e debuttò a teatro a soli 9 anni.

Fu nel dopoguerra che, grazie a Edith Piaf – la quale lo portò in tournée in Francia e negli Stati Uniti –, si mise in luce come cantautore. Il riconoscimento mondiale arriva nel '56 all'Olympia di Parigi con la canzone Sur ma vie.

Negli anni ’60 fu un’escalation di successi a partire da Tu t'laisses aller (1960). E poi Je m'voyais déjà (1961), Il faut savoir (1961), La mamma (1963), For me formidable (1964) Que c'est triste Venise (1964) e La Bohème (1965).

Il fatto che cantasse in molte lingue (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco, armeno, russo e perfino in napoletano) gli consentì di esibirsi in tutto il mondo diventando ovunque famosissimo.

Ma c’è un brano che ha una storia e un messaggio tale da non poter essere dimenticato.

Si tratta di Quel che si dice che, cantato per la prima volta in francese con il titolo Comme ils disent, è la prima hit musicale ad aver sdoganato il tema dell’omosessualità nella storia del èop. Era il 1972 e nessun brano era mai stato così chiaro ed esplicito prima di allora.

A ricordarlo lo stesso Aznavour, che in passato dichiarò: «Il brano prende in considerazione per la prima volta il destino degli omosessuali, ma anche quello delle loro madri, delle loro sorelle etc». 

Quel che si dice, infatti, racconta la storia di un uomo che ha un legame molto forte con la madre e che di giorno conduce una vita ordinaria mentre di notte si esibisce in un locale in abiti femminili.

La canzone, inoltre, per la prima volta denuncia la dimensione di stigma e solitudine in cui vivevano le persone omosessuali negli anni '70. Anni, questi, in cui il progetto di coppia e di relazione era molto raro mentre frequente era l’insulto e lo scherno omofobo da parte dei benpensanti.

Insomma, Aznavour non solo fu un acuto precursore ma fu un uomo veramente coraggioso che, da eterosessuale, in una società ancora fortemente segnata dal primato eteronormativo, decise di interpretare il dolore e il disagio vissuto da tanti amici che non avevano la possibilità, gli strumenti o la forza di raccontarsi e di lottare.

Come sempre, se l’immaginario collettivo negli anni è cambiato, lo dobbiamo soprattutto a uomini di cultura e spettacolo come Aznavour, che hanno infranto un tabù per la prima volta e hanno spianato così la strada ad altri artisti che si sono misurati con l’argomento.

E gli amici omosessuali del cantautore francese, dopo aver ascoltato in anteprima il brano, come reagirono?

Purtroppo male e infatti chiesero ad Aznavour: «Non canterai mica questa canzone qua?». Ma questa è la vecchia e drammatica storia relativa all’interiorizzazione dello stigma e della vergogna con cui, purtroppo, dobbiamo ancora misurarci.

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C’è chi lo demonizza giudicandolo quale conservatore nemico delle donne e dei diritti tout court. Il tutto in nome d'una idea monolitica di famiglia ormai superata.

C’è poi, invece, chi lo considera elemento di svolta per un nuovo diritto di famiglia: l’inizio di un nuovo corso, insomma, in difesa del diritto dei padri a ricoprire il ruolo genitoriale dopo la fine del matrimonio e a non versare più alcun contributo economico all’ex moglie.

Il disegno di legge a firma del senatore gandolfiniano Simone Pillon, che intende rivedere le norme sull’affido condivido dei figli in caso di divorzio e il loro mantenimento, fa già scaldare e dividere gli animi da una parte e dall'altra.

Per capire cosa dice esattamente il ddl, prima di essere pro o contra, abbiamo raggiunto l'avvocato civilista-matrimonialista Mario Melillo, dello studio legale romano Lana-Lagostena Bassi.

Avvocato Melillo, cosa introduce di nuovo il disegno di legge Pillon?

Il ddl Pillon si vorrebbe ispirare alla necessità di preservare un ruolo paritario tra i genitori, in caso di separazione e scioglimento del matrimonio, nell’esercizio attivo della responsabilità genitoriale, stimolando un impegno e valorizzando l’apporto comune, sia in termini di frequentazione che in termini economici, alla conservazione, a beneficio del minore, di una “bigenitorialità attiva”.

Come ben saprà, dal momento della presentazione del ddl, il senatore Pillon è stato duramente attaccato soprattutto dalle associazioni femministe perché vedono nella norma (qualora fosse approvata) un attacco alle donne/madri con forti traumi per i figli. Da parte sua, secondo lo stesso relatore proponente, la nuova norma sarebbe tutta a tutela dei figli.

Data la sua esperienza in cause di divorzi, cosa c’è di vero?

In effetti, è proprio il caso di dire “sarebbe”. Ma in realtà, pur non volendo aprioristicamente criticare l’intento della proposta di legge, le nuove norme prospettate sono ben lontane dal tutelare i figli. Anzi, questi ultimi diventano un mero strumento del conflitto genitoriale che, a ben vedere, appare più improntato a un’artificiosa parificazione dei ruoli genitoriali, anziché affrontare e realizzare nel modo meno traumatico possibile la salvaguardia della serenità dei minori, vale a dire delle vere “vittime” del trauma della separazione genitoriale.

Quali sono, a suo avviso, gli aspetti negativi?

Gli aspetti critici, a mio avviso, consistono nell’errore di fondo di voler parificare a tutti i costi ruoli, posizioni e funzioni dei genitori separati, quando la realtà dimostra che essi sono fortemente influenzati dalle condizioni economiche di ciascuno di essi. Esemplificando: si pretende che entrambi i genitori contribuiscano economicamente ciascuno per suo conto al mantenimento dei figli.

Si dimentica che le famiglie sono spesso composte da persone tra i quali vi è una forte, se non incolmabile, differenza di condizione economica. Si pensi al caso tipico di un padre - uomo in carriera, con alta redditività e capacità patrimoniale - e di una madre – casalinga -, che ha dedicato tutta la vita alla famiglia e ai figli, la cui reddituali immediata è pari allo zero. Quale contributo al mantenimento per i figli potrà mai essere assicurato da quest’ultima? Ciò significa che nei periodi di frequentazione materna i figli dovranno vivere di stenti e privazioni, magari costretti a soggiornare in un ambiente domestico ai limiti della decenza?

C’è poi la questione delle due residenze e due abitazioni dei figli…

Quanto poi a questo aspetto, la proposta prevede che i figli convivano, a cadenze regolari, alcuni giorni con il padre, altri con la madre: i figli, in sostanza, diventano fagotti viaggianti al servizio della riaffermazione personale dei genitori. E inoltre: nei periodi in cui i figli soggiornano presso il padre in carriera (si pensi ad un manager tipo Marchionne) quanto in effetti il padre si occuperà di loro? Ogni commento mi pare superfluo.

Cos’altro le sembra discutibile?

Altro aspetto non condivisibile è la mediazione familiare obbligatoria e a pagamento. A parte il fatto che gli strumenti di negoziazione assistita previsti dalla legge vigente ben si inseriscono in un contesto di crisi genitoriale, e sono funzionale ad attenuarne - grazie all’ausilio degli avvocati (nell’ovvio presupposto di professionisti esperti della materia e sensibili alla salvaguardia del supremo interesse della prole minorenne) - derive irragionevoli perché ispirate a intenti vendicativi, anziché collaborativi; a parte ciò, dicevo, prevedere una mediazione obbligatoria laddove al 90% dei casi la crisi è irreversibile si traduce in un’inaccettabile pretesa dello Stato di vessare la parte economicamente più debole, obbligandola a sforzi onerosi ed il più delle volte inutili. A beneficio di chi, poi?

Potendo essere corretto, in quali aspetti dovrebbe essere rivisto il disegno di legge?

Un correttivo all’attuale normativa, a mio avviso, dovrebbe concentrarsi su una maggiore concentrazione dei tempi dei processi di separazione e divorzio, anziché intervenire su una disciplina sostanziale che deve essere giocoforza adattata caso per caso con criteri chiari, sufficientemente elastici, ma in tempi più rapidi di quelli attuali. Ma questa è un’altra storia.

Che nuovo tipo di famiglia e di responsabilità genitoriale si concretizzerebbe se questo disegno di legge venisse approvato? Migliore o peggiore dell’attuale?

La proposta, a mio avviso, non guarda all’interesse dei minori ma esclusivamente a quello dei genitori. Forse in modo troppo condiscendente rispetto agli input di lobby le cui istanze vanno sì ascoltate, ma nelle sedi opportune. E qui mi appello alla sensibilità, alla professionalità e alla competenza della magistratura. Il quadro che si prospetta dalla proposta, pertanto, è quello di una responsabilità solo apparentemente paritaria, ma in pratica condizionata alle rispettive capacità economiche e gestionali dei genitori. Quanto ai figli, vedo solo grande confusione e sofferenze ulteriori.

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Un mare umano si è ieri riversato lungo Avenida Atlântica a Copacabana per la 23° marcia dell’orgoglio Lgbti di Rio de Janeiro.

In un clima festoso persone d’ogni età hanno sfilato, nella seconda città più grande del Brasile, cantando e ballando al ritmo della musica a tutto volume proveniente dai numerosi carri e animate da Suzy Brasil, regina delle drag queen carioche.

Ma il Pride di Rio de Janeiero si è soprattutto imposto per la forte caratura politica a una settimana dall’elezioni presidenziali. Slogan dell’edizione 2018 è stato infatti Vota le idee, non le persone. Vota per chi si impegna nelle cause Lgbti.

Secondo Abglt nel 2018 il numero di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, che si sono candidate, è aumentato del 386,4%, rispetto alle ultime elezioni.

Come dichiarato da Almir França, presidente di Arco-Íris (associazione organizzatrice del Pride di Rio de Janeiro), «in un Paese come il Brasile, in cui si registra il più alto numero di uccisioni di persone Lgbti al mondo, la necessità di una rappresentanza politica è urgente: i nostri diritti, la nostra cittadinanza e, soprattutto, le nostre vite dipendono dalle scelte che facciamo alle urne».

Tantissimi gli striscioni contro Jair Messias Bolsonaro, il candidato d’estrema destra alle presidenziali, che, noto per le sue dichiarazioni sessiste, razziste e omotransfobiche, è stato dimesso sabato dall’ospedale dopo essere stato accoltellato il 6 settembre. Al grido di Ele não (“Lui no”) moltissime persone hanno così aderito, sulla spiaggia di Copacabana, al movimento femminile di protesta che ha visto scendere in strada centinaia di migliaia di donne in tutto il Brasile e all’estero.

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Mentre a Roma il popolo del Pd ha gremito piazza del Popolo per reagire alle poltiche del governo e ribadire che l'Italia non ha paura, a Milano in piazza Duomo (lato Arengario)  Anpi, Aned, I sentinelli di Milano e Radiopopolare hanno raccolto al grido di Intolleranza zero 25.000 persone. Tra queste anche l'ex presidente della Camera Laura Boldrini

Un mare di t-shirt rosse, mescolate a bandiere di associazioni e sindacati, per dire no al razzismo, alla xenofobia, alla misoginia, all’omotransfobia, alla sierofobia, all’odio in tutte le sue forme. Un mare di t-shirt rosse per reagire alla «deriva razzista, sessista, xenofoba e antisemita».

Perché, come si legge nel comunicato ufficiale, «da anni si seminano e si alimentano, nel nostro Paese, odio e rancore. Ora, però, registriamo l'inasprimento di una violenza verbale e fisica senza precedenti, che pare non conoscere più argini.

Nel mirino ci siamo finiti in tante e in tanti. Noi antifascisti, noi donne, noi migranti, noi omosessuali e trans, noi che non ci dimentichiamo che proprio ottant'anni fa l'Italia conosceva la vergogna delle leggi razziste. Noi che ogni giorno ricordiamo che il nazifascismo, con il suo bagaglio razzista e antisemita, è stato sconfitto 73 anni fa».

Ad aprire la manifestazione il tributo musicale a Aretha Franklin, la regina del soul scomparsa il 16 agosto scorso, la cui canzone Respect è considerara uno degli inni dei movimenti femministi e per i diritti civili.

E poi sul palco i 30 interventi, tra cui quelli di Laura Fabbri Wronowski, nipote di Giacomo Matteotti ed ex staffetta partigiana, del  parroco dei migranti Mauro Biancalani; dell'eurodeputata Elly Schlein, di Angelo e Andrea, la coppia di Stallavena vittima da agosto di minacce e aggressioni.

E, ancora, Lelli Cosmaro della Lila, per parlare della discriminazione cui sono soggette le persone sieropositive; Houda Latrech, vittima d'aggressione razzista; Paola Covaci della Sartoria sociale; Djana Pavlovic a nome della comunità Rom, Sinti e Camminanti; Laura e Sabrina di Famiglie Arcobaleno.

Fortissimo il monito lanciato da Roberto Cenati, presidente del comitato provinciale di Anpi Milano, che ha dichiarato:«Da una piazza molto unita e numerosa arriva un messaggio forte contro questa deriva razzista, fascista e antisemita che sta interessando l'Europa e il nostro Paese. 

Non basta una mobilitazione come quella di oggi. Ma occorre una grande contro offensiva culturale per fare breccia nella coscienze che ci sembrano troppo anestetizzate e che credono che i mali derivino dal fatto che ci siano troppi migranti, cosa assolutamente non vera.

Il ministro Salvini invece che impedire alle navi, anche della Guardia Costiera, a far sbarcare i migranti dovrebbe occuparsi della sicurezza vera del Paese, minacciata dalla mafia e dalla 'ndrangheta».

Duro anche Luca Paladini, fondatore e presidente de I Sentinelli di Milano, che, rivolgendosi al segretario della Lega nonché titolare del Viminale e al suo elettorato, ha detto che «la pacchia è finita ma è finalmente per loro. Perché finalmente c'è un pezzo di Paese consistente che è uscito dall'angolo, che ha voglia di venire in piazza e non si limita più a indignarsi in rete». 

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Il sindaco di Agrigento Lillo Fioretto (Udc) ha ieri registrato anagraficamente un bambino quale figlio di di due mamme nella sede municipale del Servizio Anagrafe e Stato civile in piazza Gallo. 

Nato alcuni giorni fa presso il locale ospedale, il piccolo era stato concepito all’estero a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

Si tratta del primo caso di riconoscimento della doppia genitorialità di due persone dello stesso sesso ad Agrigento. Un atto, cui ha voluto presenziare lo stesso sindaco dopo il rifiuto opposto dal responsabile del Servizio Anagrafe e Stato civile alla richiesta delle due donne.

Il primo cittadino ha così motivato la sua decisione su Facebook: «È nostra preoccupazione assicurare una piena tutela dei bambini della nostra città, anche di quelli nati da genitori dello stesso sesso. Per tale ragione ho ritenuto di dare seguito alla registrazione della nascita e al successivo riconoscimento di un bambino nato ad Agrigento in questi giorni da due donne.

Nel farci carico di questa richiesta abbiamo espresso la volontà di non rivolgere lo sguardo dall’altra parte. Scegliamo di affermare il preminente interesse del bambino, nei confronti del quale abbiamo sentito di dover dimostrare di saper andare oltre, in sintonia con l'orientamento seguito dalle maggiori città italiane».

Al termine della registrazione la coppia ha offerto confetti alle persone presenti, ringraziando sindaco e impiegati comunali per l'impegno manifestato.

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Ieri elezioni alle cariche sociali del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli con un cambio significativo. Il mandato avrà una durata triennale (fino al 2021) anziché annuale com’è stato finora.

Riconfermato quale presidente della storica associazione della capitale Sebastiano Secci, che fra l’altro è da anni portavoce del Roma Pride. Ad affiancarlo nel ruolo di vice sarà Valerio Colomasi Battaglia, già tesoriere. Ruolo, questo, che sarà ricoperto da Daniele Di Girolamo. Eletti, invece, consiglieri Claudio Mazzella e Massimo Marra mentre il Comitato di controllo sarà composto da Antonello Sollo, Luca Lobuono, Marco Mancini.

Secci ne ha dato così notizia in un post su Facebook.

«Continua l’avventura alla presidenza del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli fino al 2021 – si legge – con l’insostituibile compagno di lotta Valerio e i nuovi compagni d’avventura Daniele, Claudio e Massimo. I miei complimenti anche ai tre nuovi membri del Comitato di Controllo Antonello, Luca e Marco.

Un pensiero speciale a chi questo progetto politico l’ha sostenuto dall’inizio, condividendone con me e Valerio la responsabilità politica Rossana Praitano. È stato fondamentale iniziare questa esperienza con la ‘’scuola Praitano’’ ma ancora più importante è sapere che continuerà ad essere un punto di riferimento per me e per tutta l’associazione.

Grazie a tutte le socie e i soci del Circolo, ci aspettano tre anni difficili di grandi lotte e conquiste, che il potere della favolosità sia con noi!».

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Condivisione, amicizia e amore: sono questi i tre segreti che rendono un viaggio di gruppo Lgbt* magico oltre che indimenticabile, soprattutto se deciderete di organizzarlo in Europa e durante la stagione autunnale.

Se avete in mente di partecipare oppure di organizzare voi stessi un viaggio di gruppo, date un’occhiata a queste quattro mete gay-friendly in Europa, scelte per farvi trascorrere un viaggio bello, accogliente e soprattutto emozionante. Buon viaggio!

Per un week end o una breve vacanza

Budapest è la meta ideale per organizzare un viaggio di gruppo e festeggiare con gli amici la nuova stagione autunnale. Visitate i parchi e percorrete le sue strade eleganti e romantiche. Vedrete, l’autunno è la stagione ideale per organizzare in questa città un week end divertente, in compagnia e in relax e a pochi passi da casa. Budapest è oggi non solo una meta gay-friendly molto ricercata, ma è una piccola perla dell’Europa dell’est da scoprire in un viaggio tra amici e nuove conoscenze. Un consiglio spassionato? Fatevi una fotografia di gruppo sull’isola Margherita e capirete di cosa stiamo parlando!

Vi regalerà ricordi bellissimi

Non poteva non mancare Bruges, questo piccolo gioiellino nelle Fiandre è tra le mete da tenere d’occhio quest’autunno per trascorrere un viaggio di gruppo fiabesco oltre che avventuroso, romantico e perché no, anche rilassante. Passeggiate tra i suoi canali e ammirate da vicino la bellezza delle sue mura medievali, vedrete vi sentirete di stare in un’altra dimensione. Fotografate la magnifica e magica Basilica del Santissimo Sangue e visitate il Museo Groening ed infine organizzate una bella passeggiata pomeridiana sulle rive del lago Minnewater: un posto da vedere!

Tutti in Campania!

Potevamo dimenticare la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana? L’autunno è la stagione migliore dell’anno per organizzare un viaggio di gruppo in una delle destinazioni più belle e conosciute in tutto il mondo e amate dai viaggiatori Lgbt*! La luce, i colori e il fogliame che avvolgono le città di Sorrento e di Positano sono magici e i tramonti, soprattutto se deciderete di visitare queste mete in scooter saranno indimenticabili. La Costiera e la Penisola sono straordinari. Insomma non volete mica perdervi questo spettacolo?

Vi aspettiamo ad Atene

State pensando alla Grecia e alla città di Atene? Moderna, ricca di musei e una gay life molto attiva. La capitale del mediterraneo è la meta gay-friendly perfetta per organizzare un viaggio di gruppo e trascorrere un week end breve e low cost. Qui vivrete una vacanza all’insegna dell’emozione e dell’ospitalità. A rendere ancora più speciale il vostro soggiorno sarà l’incanto del Partenone, dell’Agorà e del Museo Archeologico Nazionale. Che dite, vi abbiamo convinti a far parte del gruppo?

 

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