Susanna Ceccardi, la sindaca leghista di Cascina (Pi), torna a far parlare di sé. E non tanto per i post su Facebook in cui si sdilinquisce per il “capitano” Salvini – con l’augurio Magari si candidasse in Toscana – ma per l’istituzione ufficiale sul territorio cascinese di un Osservatorio per le politiche della famiglia.

Associazione che, sotto la presidenza del consigliere comunuale Vittorio Lago, promuove – come recita lo statuto – un’«azione d'intervento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di indottrinamento e proselitismo all'ideologia gender e a tutte quelle politiche propagandate volte alla disgregazione della famiglia naturale e a favore di quella Lgbt. Si propone inoltre come organo consultivo, propulsivo, di raccordo, di partecipazione e di confronto tra l'amministrazione comunale e la comunità cittadina al fine di raggiungere efficacemente lo scopo sociale».

Presentato ieri mattina nel corso d’una conferenza stampa presso la sede del Municipio, l’Osservatorio – secondo quanto sottolineato dal presidente Lago – «prende le mosse da una mozione approvata a maggioranza dal Consiglio comunale cascinese in cui si chiedeva esplicitamente di contrastare la propaganda gender nelle scuole, alla quale siamo nettamente contrari: l'educazione dei bambini spetta alle famiglie e non ad associazioni ideologizzate».  

Già, perché a temi chiamanti in causa la tutela dei bambini «l'amministrazione comunale – ha osservato la sindaca - è molto sensibile. C'è una circolare del ministero dell'Istruzione che è molto chiara al riguardo: 'Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ideologie gender né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo'.

Ciò che vogliamo ribadire è che c'è differenza tra i sessi, che deve essere tutelata la parità tra i sessi ma non devono esserci equivoci. Il rispetto delle scelte altrui è fondamentale, ma altra cosa è propagandare una deriva omosessualista».

Ma Susanna Ceccardi non è nuova a certe dichiarazioni su ideologia gender e omosessualismo in una con conseguenti atti volti a un loro contrasto. Il 21 giugno spalancò entusiasta le braccia a Povia che si esibì a Cascina in un contesto per il quale protestò anche Arci nazionale. Quel Povia che con Gianfranco Amato (fondatore dei Giuristi per la vita e segretario del Popolo della Famiglia) promuove in tutta Italia le conferenze-concerto Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico! per arrestare, appunto, la presunta deriva omosessualista e genderista.

Ed a parlare di «teoria gender e colonizzazioni ideologiche» - con inequivocabile riferimento a un frasario bergogliano – sarà proprio Gianfranco Amato in un incontro fissato il 18 dicembre a Sesto San GiovanniPatrocinato in un primo momento dall’amministrazionale comunale (che ha fatto poi marcia indietro a seguito di contestazioni), l’evento vedrà la partecipazione del sindaco di Forza Italia Roberto Di Stefano.

E così dopo l’uscita in ottobre del Comune lombardo dalla Rete RE.A.DY. (col conseguente passaggio  alla Rete Comuni Amici della Famiglia, promossa dall’Associazione delle Famiglie Italiane) il primo cittadino di Sesto San Giovanni presenzierà quale ospite d’onore alla conferenza di chi, propagatore delle teorie riparative, è autore di testi quali Gender (d)istruzione e Omofobia o eterofobia?

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Si è aperto martedì 5 settembre presso il tribunale di Verona il processo a carico di Massimo Gandolfini, leader del Family Day, con l'accusa di diffamazione nei riguardi di Arcigay. La seconda udienza si è tenuta giovedì 21 settembre. Per saperne di più abbiamo raggiunto Flavio Romani, presidente della storica associazione rainbow.

Flavio, perché hai deciso di sporgere denuncia a nome di Arcigay contro Gandolfini?

Perché Arcigay è stata infangata da un'accusa infamante, che offende il nostro lavoro quotidiano come associazione e l'onorabilitá di ogni socio e socia. Come ben sappiamo, da ormai vari anni è stata montata contro le persone gay, lesbiche e trans una guerra che chiama i cittadini a lottare contro quella colossale bufala della cosiddetta "ideologia gender". Il tutto è iniziato con la discussione della legge contro l'omofobia, che secondo loro limitava la loro libertà di offendere e discriminare le persone Lgbtim e ha avuto il suo culmine nei mesi della discussione della legge Cirinnà. Gruppi di cattolici integralisti si sono saldati con movimenti di estrema destra e hanno messo in piedi iniziative di tutti i tipi nell'intero Paese dalle Sentinelle in piedi al Family Day fino a centinaia di convegni in cui si spiegava quanto noi fossimo una minaccia per la società.

In alcuni di questi incontri il professore Gandolfini ha affermato che Arcigay approva la pedofilia. È stato subito chiaro che era stato passato il segno e che il contrasto non era più di tipo culturale e politico ma si  scadeva nella denigrazione e nell'accusa infamante. E questo per me era intollerabile come presidente di Arcigay e rappresentante legale di questa associazione ma anche e direi soprattutto anche come socio di Arcigay da tantissimi anni. Ho ritenuto che l'unica risposta possibile fosse quella delle vie legali: non si trattava più di una battaglia culturale o politica, ma era diventata una battaglia a cui solo un tribunale può dare risposta.

La pedofilia è un reato colpito giustamente con leggi molto severe ma prima ancora è un atto orrendo e devastante che distrugge la vita dei bambini e delle bambine che ne sono vittime. Poteva forse Arcigay tollerare tutto questo? Io credo di no. Gandolfini ci ha accusato davanti a centinaia di persone di approvare la pedofilia e ora (aggiungerei) deve rispondere davanti a un giudice di diffamazione aggravata.

Ti aspettavi che fosse istruito un processo o pensavi a un'archiviazione?

Ovviamente quando si presenta una querela non si è mai certi dell’esito. Però nel nostro caso abbiamo prodotto i video delle conferenze del professore Gandolfini che erano stati messi online. Questi video documentano che a un certo punto Gandolfini estrae dalla sua cartella una pagina di Repubblica del luglio 2014. Si tratta di un articolo che parla di Facebook e della introduzione nella piattaforma italiana della possibilità di scelta fra 58 opzioni identitarie, iniziativa per la cui realizzazione Facebook aveva chiesto ad Arcigay una collaborazione

Gandolfini tira fuori l'articolo di Repubblica e ne legge titolo e sottotitolo: Da oggi il social network permette di optare tra 58 identità diverse
Tutte “approvate” dall’Arcigay, inclusa una destinata a suscitare dibattitiE questo è in effetti il titolo di Repubblica. Poi però Gandolfini dice alle centinaia di persone presenti: “E sapete qual è questa categoria destinata a suscitare dibattito? La pedofilia!”. Ovviamente questo provoca una reazione di sconcerto e di profonda indignazione fra chi lo sta a sentire. In pratica alle centinaia di persone che sono presenti alle sue conferenze e alle migliaia di persone che hanno in seguito visto il video online, Gandolfini fa credere che Repubblica si riferisca alla pedofilia e che Arcigay approvi la pedofilia. Ovviamente nell'articolo la parola pedofilia non viene neanche menzionata e la categoria destinata a suscitare dibattito a cui fa riferimento il titolo è quella dei femminielli. Alla querela noi abbiamo allegato vari video in cui si mostra tutto questo e il pm ha deciso di esercitare l’azione penale.

Quali i momenti salienti della due udienze?

Le prime due udienze sono state a carattere essenzialmente tecnico e procedurale come normalmente succede nei processi. Il difensore di Gandolfini, l'avvocato Simone Pillon, ha presentato due eccezioni: la prima eccezione riguardava la competenza territoriale del tribunale di Verona, la seconda la costituzione di parte civile del sottoscritto oltre che dell’Associazione Arcigay. Entrambe sono state respinte. La difesa Gandolfini, ai fini dell’istruttoria da svolgere, ha chiesto l’esame di un teste e due consulenti tecnici, nella persona della professoressa Chiara Atzori che dovrebbe illustrare l'ideologia gender e dell'ex magistrato Roberto Thomas che ha affrontato nella sua carriera vari casi di pedofilia.

Noi, attraverso il nostro legale, l’avvocata Rita Nanetti, ci siamo inizialmente opposti anche perché secondo il nostro parere tutto è documentato. Sia il teste che i consulenti sono stati ammessi dal giudice, che ha poi però anche ammesso i nostri consulenti tecnici: persone tre le autorevoli e competenti rispetto alle questioni Lgbti che abbiamo in Italia. Si tratta del professore Paolo Valerio dell'università Federico II di Napoli e del professor Vittorio Lingiardi dell'università La Sapienza di Roma. Queste persone saranno sentite in una delle prossime udienze.

Quale la posizione dei legali di Gandolfini e quale quella del pm?

Non siamo in grado di anticipare quelle che potranno essere le difese del prof. Gandolfini, anche perché non ha rilasciato dichiarazione nel corso delle indagini. Il pubblico ministero esercitando l’azione panale ha ritenuto che vi fossero i presupposti per lo svolgimento del processo a carico di Gandolfini per diffamazione aggravata. Il giudice ha già fissato un fitto calendario di udienze.

Che cosa speri da questa causa?

Da questo processo noi ci aspettiamo che la giustizia dia un segnale forte e faccia capire che non si può usare la menzogna per screditare una associazione come Arcigay, composta da migliaia di persone che tutti i giorni cercano di lavorare per migliorare la vita delle persone gay lesbiche e trans. Non si può usare la menzogna e pensare di farla franca. Spesso in passato siamo stati insultati. Siamo stati derisi. Siamo stati offesi e discriminati. Con questa campagna contro l'ideologia gender si vuole attivare una psicosi collettiva su una cosa che non esiste per far tornare un clima di odio contro le persone gay lesbiche e trans. E non è solo Gandolfini.

Sono decine e decine le associazioni, i gruppi, le persone che si attivano a tutti i livelli, dalle piazze ai social ai media. Abbiamo visto anche in questi giorni la loro capacità organizzativa e la grande disponibilità economica che ha permesso loro di realizzare quell'autobus arancione che ha fatto il giro dell'Italia, cercando di portare nelle piazze la bufala antigender. Questa operazione non è riuscita molto: le piazze sono rimaste praticamente vuote. Però ci riproveranno. Come Arcigay ci siamo attrezzati per contrastare il più possibile questa psicosi. Abbiamo fatto un sito dove vengono spiegate in maniera riassuntiva tutte le questioni che riguardano questa crociata che è fatta contro di noi: il sito è www.maqualegender.it. Nel sito ci sono le spiegazioni essenziali, ci sono dei contributi culturali su tutto quello che serve per essere pronti a rispondere alle loro argomentazioni e c'è anche la possibilità di aiutare Arcigay economicamente attraverso una donazione che aiuti la nostra associazione ad affrontare le spese legali nel processo Gandolfini e in tutti i processi che andremo a intraprendere se ce ne saranno presupposti e necessità. E in generale un aiuto per tutte le iniziative che metteremo in piedi. Vorrei che fosse chiaro a tutti che si tratta di una battaglia insidiosa e importante contro questi gruppi, che vogliono riportare indietro le lancette della storia e ci vogliono ricacciare nel buio e nella vergogna.

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