«Ho visto due ragazzi che si stavano baciando e ho provato un senso di schifo».

Queste le parole che, pronunciate, venerdi 7 settembre, dal conduttore radiofonico Roberto Marchetti durante il Morning Show di Radio Globo, ha suscitato le reazioni di Nunzia, un’ascoltatrice: «L’Italia così non andrà mai avanti. Verso la civiltà, la tolleranza. Sei incivile, intollerante».

Ma Marchetti, anziché scusarsi, ha prima ribattuto: «Qui non diamo nessun messaggio, questo non è un programma educativo, io personalmente nel momento in cui vedo due uomini che si baciano provo un senso di ribrezzo». Per poi uscirsene, di fronte a ulteriori osservazioni di Nunzia, con un «Sti cazzi».

A seguito di ulteriori repliche è arrivata, alla fine, l’interruzione della telefonata con la motivazione di andare in pubblicità.

Le uscite di Marchetti e il suo comportamento con l’ascoltatrice hanno sollevato una reazione indignata che è esplosa nelle ultime ore. Tanto più che non si è registrata nessuna presa di distanza da parte di Radio Globo che, con il proprio atteggiamento, ha così avallato quanto detto durante il Morning Show, di cui ha la piena responsabilità editoriale. 

Durissima la reazione di Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, che in un comunicato ha dichiarato: «Quando Radio Globo si è offerta come media partner del Roma Pride eravamo felici che una radio generalista si impegnasse a divulgare i valori del Pride. Per questo la vicenda ci ha provocato delusione e rabbia: non solo per la gravissima affermazione del conduttore ma anche, e soprattutto, per il silenzio colpevole dell’editore.

Il Roma Pride, nei suoi ormai quasi 25 anni di storia, ha fatto della propria piattaforma valoriale e politica l’elemento centrale della sua azione, senza aver timore di rifiutare sponsorship e partnership con aziende e marchi noti ma che non avevano delle policy rispettose dei diritti e della dignità di tutte e tutti. Per questo abbiamo intenzione di interrompere qualsiasi partnership con Radio Globo riservandoci di agire in ogni sede per tutelare il nostro nome e la nostra storia.

Nel merito della vicenda ci dispiace dover spiegare a professionisti che lavorano nel campo della comunicazione che la libertà di espressione non è libertà di insulto e che si esercita contro chi è detentore di potere, non contro le minoranze oppresse della società. Questa è solo vigliaccheria che qualifica chi se ne rende autore e complice.

Quelle parole gravissime possono avere un impatto ingiustamente doloroso sulle tante persone che ancora oggi lottano per accettarsi pienamente e per ottenere piena dignità nella nostra società. Dispiace che si sia scelto di speculare sulle loro vite e sulle loro difficoltà per ottenere qualche momento di visibilità».

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«Sono cresciuta a pane e Patty Pravo, Shirley Bassey, Blondie, Cindy Lauper, tanto per citarne alcune. Ma non ho nemmeno disdegnato U2, Pink Floyd, Genesis. Insomma una rockettara pop! Di loro ho amato quasi tutto e mi è difficile trovare una canzone guida, forse Diva di Annie Lennox ma solo perché era nel mio repertorio di drag show». 

Così raccontava di sé Andrea Berardicurti, noto ai più col nome d’arte La Karl du Pigné, in una lunga intervista rilasciata lo scorso anno a Gaynews in occasione dello spettacolo TutteMie – Amiamo le differenze

Ma in realtà diva lo è stato davvero. Diva degli spettacoli artistico-musicali, che l’hanno fatto conoscere come insuperata drag-queen in Italia e all’estero. Diva delle serate di Muccassassina, di cui è stato anima e guida per anni fino all’ultimo. Diva del Roma Pride, la cui conduzione era affidata al suo impegno entuasiasta e alla sua voce inconfondibile nell’introdurre i singoli interventi finali. Diva del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, di cui è stato socio dalla fine degli anni ’80.

Già, perché Andrea Berardicurti è stato sì un artista ma anche un attivista dalla forte militanza, capace di ascoltare e accogliere e persone Lgbti con il loro carico di timori e preoccupazioni.

Tante le parole pronunciate, tanti i consigli impartiti e spesso culminati con la proverbiale frase Datte ‘na carmata. Frase detta quasi a sdrammatizzare e a infondere coraggio nell’interlocutore.

Una vita quella della zia Karl – com’era confidenzialmente chiamato – conclusasi ieri sera, all’età di 61 anni, in un letto dell’ospedale San Giovanni a seguito di dolorosa malattia.

Accanto a lui la sorella insieme con le socie e i soci del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, il cui presidente Sebastiano Secci – che non l’ha mai lasciato neanche per un attimo – ne ha così tracciato il ricordo su Fb: «Ricordo esattamente che cosa mi stavi dicendo quando ci hanno scattato questa foto, poco prima che parlassi ad un Pride. È solo uno dei tanti momenti importanti che io e te abbiamo condiviso.

Ora Andre non sbuffare e lasciaci frignare, perché questa sera ci sentiamo tutte un po’ più sole, tranquillo, da domani ci daremo tutti ‘na calmata. Ciao Andre ❤️».

A dare notizia del decesso il Circolo con un post su Fb: «CIAO ANDREA/LA KARL

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli saluta Andrea Berardicurti e La Karl du Pigné. Sei e resterai per noi tutte e tutti la colonna del Circolo, l’attivista instancabile e appassionato, la forza, la generosità e l’ironia, l’artista e l’amico amatoSenza di te tutto il Mieli è più solo, tutto il movimento lgbt+ è più solo, Roma è più sola

Ma tu sarai con noi per sempre, dall’alto dei tuoi tacchi, dall’acume della tua intelligenza e umanità, e infine dal carro ideale dei tanti e tanti Pride ti vedremo per sempre. Grazie, Andrea. Grazie, zia Karl».

Domani, dalle 10:00 alle 13:00, sarà allestita la camera ardente presso la sede del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli (Via Efeso, 2), dove alle 15:00 si terrà il rito laico di commiato. Un ultimo commosso saluto a La Karl du Pigné, un ultimo commosso Ciao, bella a chi avrebbe prontamente ribattuto: Bella ce sarai te. Io so’ favolosa.

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Sabato scorso si è celebrato a Roma il Pride. Quest'anno 500.000 di persone di ogni età, identità, orientamento sessuale, provenienza sono scese in piazza a manifestare coi colori e la musica la propria visibilità e liberazione. Sono scese in piazza per rivendicare diritti e uguaglianza e per lottare contro ogni forma di discriminazione e odio.

Caratterizzato da un forte richiamo all'antifascismo e alla Resistenza, il Roma Pride 2018 ha espresso tutta la preoccupazione per l'avanzare di forze populiste e di destra che, con la Lega, sono approdate al Governo mostrando sin da subito il loro volto peggiore.

Proprio nell'infuriare delle polemiche sui migranti a seguito dei primissimi interventi del neoministro dell'Interno Matteo Salvini, ci sembra interessante segnalare la partecipazione alla manifestazione di un gruppo di migranti, per lo più di origine africana, scesi in  piazza sotto le insegne dell'Usb.

A guidarli Svitlana Hryhorchuck, giovane ucraina da ben 18 anni in Italia e da 16 impegnata nell'Usb immigrati di Napoli e della Campania. A lei abbiamo posto alcune domande nel merito.

Svitlana 2

Svitlana, perché eravate al Roma Pride?

Quest'anno c'era un messaggio per noi fondamentale: l'antifascismo. Negli ultimi quattro anni stiamo organizzando una serie di iniziative contro il fascismo e sono personalmente impegnata in una 'rete di coordinamento ucraino antifascista' che denuncia il crescente odio in Ucraina oltre che in Italia. Abbiamo avviato un percorso sulla democrazia e l'antifascismo anche con i migranti che seguiamo: per questo hanno deciso di partecipare alla manifestazione in modo molto consapevole. Insegnando loro la storia, infatti, abbiamo cercato di spiegare loro cosa sia e cosa è stato il nazismo e il fascismo. Con la persecuzione nei confronti degli ebrei, dei rom e di tutti coloro che erano considerati 'diversi' o 'indesiderabili'. Siamo anche partiti dall'esperienza di alcuni ragazzi gay provenienti dall'Africa e richiedenti asilo, spiegando che in Italia e in Europa ciascuno è e deve sentirsi libero di essere omosessuale e di esprimerlo appieno. Col nostro sportello e col nostro legale seguiamo diversi casi di ragazzi gay: devo dire che mi spiace che proprio loro non abbiano avuto il coraggio di venire con noi in piazza perché la paura di esporsi con le famiglie o i loro connazionali è ancora molto forte. Speriamo che la nostra partecipazione al Roma Pride sia stata però un messaggio positivo e li aiuti a sentirsi sicuri e ad aprirsi.

Prima di venire sapevano cosa fosse un Pride?

Per loro era la prima volta ma certamente prima di venire abbiamo spiegato bene cosa fosse e in che contesto si sarebbero trovati. Tutti erano perfettamente consapevoli e hanno partecipato anche per dare un esempio e mandare un messaggio contro la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti alle loro comunità. Con i nostri striscioni contro il razzismo e le discriminazioni puntavamo invece a sottolineare a tutti, anche al nuovo Governo, l'importanza e la ricchezza e delle diversità, della solidarietà, dell'incontro dei popoli e dell'uguaglianza dei diritti. Un messaggio che portiamo in piazza tutto l'anno perché solo stando uniti anche i più deboli diventano forti”.

Com'è stato l'impatto con una piazza così colorata ed esuberante?

Alla manifestazione stavamo vicino ai lavoratori e all'Ambasciata del Canada. Tutti i ragazzi stavano bene e con le famiglie e i bambini ballavano e cantavano assieme. Anche parlando dopo con loro hanno espresso una grande gioia nell'aver preso parte alla manifestazione.

Non sono mancati momenti di imbarazzo, quando qualche ragazzo magari con costumi molto vistosi si è avvicinato per fare delle foto con noi. All'inizio l'impatto è stato strano, forse qualche diffidenza, ma poi i ragazzi si sono rilassati e hanno cominciato a ballare e cantare assieme, superando tutte le barriere.

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Lo aveva annunciato e l’ha fatto. Al grido di Chiudiamo i porti e Riprendiamoci il nostro splendido Paese il ministro dell’Interno nonché vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini sta muovendo i primi passi nell’arrestare quello che lui chiama «il business schifoso dell’immigrazione clandestina».

Poco importa se la nave Aquarius della ong Sos Meditarrenée è stata ferma per oltre un giorno nel Mediterraneo con a bordo 629 persone, tra cui donne (di cui sette incinte) e bambini (prima dell'annuncio, qualche ora fa, da parte del premier spagnolo Sánchez che i migranti saranno accolti nel porto di Valencia). Poco importa se si tratta di persone che fuggono dalla miseria, dalla fame, dalla violenza.

Una narrazione, quella del business schifoso, che si nutre di allarmi complottistici con i j’accuse indistinti alle ong, al plutogiudeo Soros, ai Paesi Ue e la plaudente accoglienza da parte delle masse. Quelle masse, su cui a fare breccia, in tempo di crisi, sono sempre i proclami e la riduzione ad unum delle cause sottese a una situazione socio-economica complessa. E a serpeggiare, ora più che mai, è la fobia dello straniero, del migrante, di chi è percepito come altro da sé: è la xenofobia. Perché di questo si tratta, nonostante i distinguo di Salvini per il quale, alla fine, buona parte degli immigrati è in buona parte «gente che ruba, rapina, spaccia».

È quanto detto da Matteo Salvini stesso nel corso di una diretta Facebook il 9 giugno. «Le navi delle ong - ha dichiarato - non esistono. Stiamo scannerizzando una per una le navi delle ong e qualche cosa abbiamo già scoperto. Navi olandesi, spagnole, inglesi, tedesche che girano per il Mediterraneo, arrivano davanti a Malta che gli fa 'ciao, ciao' non le fa attraccare e allora vengono a fare i loro comodi in Italia. Se pensano di ripetere quello che hanno fatto finora, con sbarchi su sbarchi, sappiano che ora il ministro e il governo sono cambiati.

Io non starò a guardare. In una settimana abbiamo già fatto capire che la musica è cambiata. Stiamo lavorando sul fronte immigrazione e sicurezza, studiando le norme per ridurre i costi, perché ogni giorno i contribuenti italiani spendono 35 euro per mantenere migranti e far guadagnare finte cooperative».

Posizioni, che stanno attirando critiche corali da parti dei media e di larghi strati della società. Ma anche di non poche associazioni Lgbti che, dell’impegno trasversale a partire da quello a tutela dei migranti, stanno facendo un cavallo di battaglia parlandone anche in alcuni documenti politici dei Pride. Soprattutto quello del Roma Pride che, sabato 9 giugno, ha visto scendere in strada 500.000 persone ed è stato caratterizzato dai discorsi infuocati della partigiana Tina Costa, del presidente del Mieli Sebastiano Secci e della presidente onoraria del Mit Porpora Marcasciano contro il razzismo xenofobo di Salvini.

Cosa che non è sfuggita al ministro dell’Interno che, nella stessa diretta, ha espressamente menzionato il Pride di Roma.

«Tutta la stampa e le televisioni - ha detto con aria vittimale - sono contro di me, contro la Lega, contro questo governo. Ho visto i telegiornali, le radio, tutti i giornali.

Ma poi ho visto associazioni, sindacati, Confindustria, il Gay Pride oggi a Roma, Soros, la Bonino, Matteo Renzi, Saviano, Balotelli, Fabrizio Corona: non ci facciamo mancare nulla.

Va bene: mi danno forza, mi danno coraggio, mi danno voglia di lavorare ancora di più. Ripeto: questa settimana è stata una settimana incredibile. Giorno e notte sui documenti, sui libri, sui dossier, al telefono. E non solo su immigrazione. In sette giorni stiamo già riportando la nave Italia verso il largo, con un obiettivo preciso».

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A dare inizio al Roma Pride, poco dopo 15:00, lo striscione del Mit, la cui delegazione è stata guidata dalla presidente Nicole De Leo e dalla presidente onoraria Porpora Marcasciano. Hanno percorso un breve tratto, prima che in testa al corteo si ponessero i rappresentanti del Coordinamento Roma Pride. Ma un gesto, quello del Mit, altamente simbolico per ricordare che i moti di Stonewall e il conseguente movimento contemporaneo di liberazione Lgbti non ci sarebbero stati senza Sylvia Rivera e le drag di Greenwich.

Dietro di loro una colorata marea umana, che si è ingrossata sempre di più durante il percorso fino a raggiungere le 500.000 persone.

18 i carri, tra cui quelli delle ambasciate di Canada e Regno Unito. E poi le associazioni Lgbti (dal Mieli ad Arcigay, dal Mit a TGenus, da Famiglie Arcobaleno ad Agedo, da Rete Genitori Rainbow al Colt, da Globe-Mae a Plus, da Gaynet a Gaylib, da Senes ai Leather Club italiani, da Di'Gay Project a Gaycs), le organizzazioni umanitarie nonché sigle sindacali come la Cgil, rappresentata dalla segretaria Susanna Camusso.

Presenti esponenti del mondo politico come l'europarlamentare Daniele Viotti, il segretario reggente del Pd Maurizio Martina, la senatrice dem Monica Cirinnà – che, salita sul carro del Mieli durante il percorso, ha fatto cantare ai partecipanti l’Inno di Mameli –, la deputata di +Europa Emma Bonino, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Assente, invece, la sindaca Virginia Raggi, anche se per l’amministrazione capitolina c’erano il vicesindaco Luca Bergamo e alcuni assessori.

Il Roma Pride, che ha avuto due testimonial d'eccezione nei partigiani Modesto (92 anni) e Tina Costa (93 anni), è stato il primo (insieme a quelli di Pavia e Trento) a essere celebrato dopo le discusse dichiarazioni del ministro Lorenzo Fontana e il voto di fiducia al governo.

Un’occasione, dunque, per reagire a chi nella Lega vorrebbe relegare al silenzio e all’inesistenza le persone Lgbti, come sottolineato con fermezza in Piazzale Madonna di Loreto dal presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli Sebastiano Secci.

Un’occasione per ribadire al M5s che non è possibile non prendere le distanze da tali posizioni fascisteggianti, che non è possibile – come ripetuto da tanti loro esponenti negli ultimi giorni – contrapporre diritti civili a diritti sociali, essendo gli uni strettamente correlati agli altri.

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Sono tre i Pride in programma per domani, sabato 9 giugno. Si sfilerà a Pavia, a Trento e  a Roma. In tutte e tre le città l’appuntamento è fissato alle ore 15:00.

A Pavia la marcia dell’orgoglio Lgbti si muoverà da piazza Italia per terminare in piazza Guicciardi, dove si terranno i discorsi dei portavoce. A Trento, invece, che si appresta a vivere il suo primo Dolomiti Pride organizzato con cura, soprattutto, grazie all’impegno del presidente del locale comitato Arcigay Paolo Zanella, si partirà da piazza Dante per raggiungere il Parco delle Albere, dove la festa proseguirà fino a notte inoltrata.

A Roma, infine, ci si muoverà da Piazza della Repubblica. Sarà soprattutto quello della capitale a caricarsi di particolare significato politico, essendo i Pride di domani i primi a essere celebrati dopo le discusse dichiarazioni del neoministro Lorenzo Fontana e il voto di fiducia al governo Conte.

Oltre alle adesioni delle ambasciate di Canada, Francia, Regno Unito, Germania il Roma Pride vedrà la presenza del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, della consigliera regionale Marta Bonafoni, della capogruppo M5s Roberta Lombardi alla Regione Lazio, del vicesindaco di Roma Luca Bergamo con vari assessori della Giunta capitolina. Ma non quella della sindaca Virginia Raggi.

Parteciperanno altresì, fra gli altri, l’europarlamentare Daniele Viotti, il segretario reggente del Pd Maurzio Martina, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, il deputato di +Europa Riccardo Maggi e, ovviamentew, la senatrice Monica Cirinnà, madrina della legge delle unioni civili nonché socia del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Ed è stato il presidente del Mieli, Sebastiano Secci, a coordinare, in qualità di portavoce del Roma Pride, l’organizzazione della parata e degli eventi previ che si sono tenuti alla Gay Croisette nello spazio di Largo Venue. Una settimana di spettacoli e dibattiti – tra i quali, ieri, quelli con la segretaria della Cgil Susanna Camusso e con Daniele Viotti e Franco Grillini -, la cui conclusione si avrà oggi con la serata di gala presso il Teatro Quirinetta in occasione del 35° anniversario di fondazione del Circolo.

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Vanni Piccolo non ha bisogno di presentazione. Storico militante del movimento Lgbti e socio fondatore del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, ha ricevuto nel mese scorso il Premio Abbraccio – Agedo 2018.

A due giorni dal Roma Pride Gaynews l’ha raggiunto per raccoglierne impressioni e valutazioni sull’attivismo arcobaleno italiano in relazione all’odierno clima politico.

Vanni, qual è secondo te lo stato attuale del movimento?

Quanto sta succedendo sullo scenario politico non può sorprendere completamente il movimento di liberazione omosessuale. Forse sorprende di più, e a mio avviso deve preoccupare di più, l’aspetto sociale di questo scenario, cioè la convergenza popolare verso le destre in tutta Europa. 

Certo il movimento di oggi ha più spazi di riconoscimento sociale e anche di azione. Ma sarebbe sacrilego scambiare un risultato parzialmente positivo, sicuramente importantissimo, per conquiste radicate nella cultura sociale del nostro Paese.

Le dichiarazioni del ministro Fontana hanno provocato una condanna corale da parte delle diverse anime del movimento: qual è a tuo parere il motivo?

Le dichiarazioni, rilasciate gli scorsi giorni dal ministro Fontana, non sono altro che le stesse che sentiamo ormai da molto tempo e contro le quali non abbiamo trovato gli strumenti giusti. Solo che oggi quelle dichiarazioni sono amplificate dalla tribuna del Governo e quindi acquistano la valenza di una minaccia più reale: dichiarazioni che hanno comunque un tratto di novità, perché puntano alla negazione dell’esistente, dichiarano inesistente una realtà riconosciuta giuridicamente da una legge dello Stato.

C’è un’evidente volontà di negare le nostre esistenze. Non posso fare a meno di riandare col pensiero al periodo fascista, quando si negava che nella virile e maschia Italia ci potessero essere “ricchioni”: oggi la presenza dei “ricchioni” non può essere negata, ahiloro!, ma non deve essere riconosciuta né tanto meno può essere riconosciuta come famiglia.

Come reagire dunque a tutto ciò?

Certo dobbiamo essere molto preoccupati, ma non dobbiamo avere paura. Non dobbiamo rintanarci, perché saremmo stanati e sbranati. Per contro non dobbiamo abbassare la guardia. Credo che dovremmo cercare sponde solidali e collaborative nei settori democratici della società e nella parte progressista del mondo cattolico, che rifiuta di sentirsi complice di questa restaurazione medioevale e oscurantista. Sono sicuro che i toni da crociata e i richiami a tempi molto bui scuoteranno anche le loro coscienze .

Dobbiamo riorganizzare la nostra lotta, rafforzare la nostra militanza, rianimare tutto il nostro orgoglio. Credo anche che dobbiamo essere vicini alle ragazze e ai ragazzi delle nostre famiglie. Ragazze e ragazzi, che forse non hanno ancora maturato il filtro necessario per confrontarsi con parole così dure verso la loro giovane serena esistenza. Dobbiamo saper anche incoraggiare e sostenere quelle giovani coppie che sono arrivate all’amore attraverso un percorso sereno amicale e oggi, mentre ancora sono avvolte dall’emozione del loro “sì, si confrontano con sgomento con parole di negazione del loro amore.

Siamo nel pieno dell’Onda Pride, che è stata preceduta anche, quest’anno, dalle solite polemiche politiche e non solo. Non credi che bisognerebbe forse ripensare a un Pride nazionale sì da lanciare un messaggio forte alle istituzioni?

Il Roma Pride del 9 giugno prossimo è la prima manifestazione di massa dopo l’insediamento di questo governo. E non a caso ha come slogan: La liberazione continua. E allora ci devono vedere in massa, con tutta la nostra favolosità, tutta la nostra libertà espressa in tutte le forme, con tutto il nostro amore, le nostre famiglie, i nostri amici.  E non vogliamo essere soli. L’attacco alla comunità Lgbti è un attacco alla democrazia, alla sfera dei diritti e delle libertà. È un attacco alla civiltà e al progresso, alla cittadinanza europea, all’accoglienza, alla solidarietà, al sentimento di umanità, concetti che sono alla basa del vivere civile.

Il Roma Pride deve costituire l’occasione per manifestare l’opposizione di tutte e tutti contro un governo antidemocratico, liberticida, razzista, fascista, oscurantista. A partire da noi, persone Lgbti, offese e ferite nella nostra dignità, nelle nostre vite, nei nostri amori, nei nostri affetti più cari. Un grande fiume arcobaleno in piena deve confluire al Roma Pride.

Senza affatto sminuire le locali marce dell’orgoglio dell’Onda Pride, la cui portata è di grandissima importanza, credo che, quest’anno, il Pride di Roma debba essere un Pride nazionale. Roma è la sede della politica nazionale e solo da Roma può arrivare una voce forte chiara e unitaria ai palazzi della politica. Credo sarà necessario ripensare, anche per i prossimi anni, all’idea di un Pride nazionale a Roma come manifestazione di tutto il movimento.

Il momento politico, come dicevo, lo impone. Sono sicuro che saranno con noi tutti coloro che si identificano in modo intelligente, sano e libero nei valori cristiani e che si rifiutano di accettare una visione così gretta e limitata di questi valori. Ovviamente anche i componenti di quei partiti di tutti i colori politici che hanno a cuore la democrazia.

La trasversalità della lotta sarà una grande forza. Serve un atto fortemente dimostrativo, unitario,  con la presenza di tutte le associazioni, da Arcigay ad Agedo, con tutti i comitati locali, e di tutte le altre sigle presenti nel territorio. Lo so che tutto ciò richiede rinunce e un grande sforzo organizzativo, ma la storia si scrive col coraggio e col cuore. Dobbiamo sommergerli, soffocarli, sotterrarli con la nostra presenza.

Dobbiamo far vedere che esistiamo e che siamo tanti, tantissimi e che non ci faremo spaventare dal loro razzismo, dal loro odio e dalla loro omofobia. La nostra favolosa rivoluzione, non a tutti i costi gentile, continua con la nostra forza unitaria, con l’armata dell’amore.

Vanni, oggi senti ancora in te l’entusiasmo di una volta? Quale, in conclusione, il contributo che può venire da attivisti con una profonda esperienza come la tua?

In questo momento ognuno deve fare la sua parte. Non c’è un’età per dire ho già dato e concludere la propria militanza. Come gli eroi della Resistenza, noi con più anni di impegno siamo chiamati a testimoniare l’attualità della rivoluzione e a essere vicini alle nuove generazioni col nostro rinnovato entusiasmo.

Io ci sarò, con i miei 78 anni e mi farò tutto il percorso. Ci sarò insieme agli altri ad accogliervi  con il mio orgoglio, la mia fierezza, la mia favolosa cravatta. E vi abbraccerò con l’amore di un vecchio militante che ha lottato e lotta perché il nostro amore trionfi.

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Presentato ieri il 24esimo Roma Pride, dedicato quest’anno al tema della resistenza e dell’antifascismo. 

“La campagna di quest’anno - ha spiegato il portavoce Sebastiano Secci -  vuole attualizzare il tema dell’antifascismo, in opposizione alla campagna elettorale più densa di messaggi d’odio, xenofobia e omofobia che si ricordi in Italia, stando a quanto dichiara Amnesty International”.

“Noi non sapevamo che stavamo facendo la liberazione anche per voi”. Queste sono state le parole, riportate dallo stesso Secci, con cui Tina Costa, staffetta partigiana e volto storico dell’Ampi, ha accettato di essere testimonial della campagna realizzata dal fotografo Fausto Podavini e da Alessia Crocini. 

La grande parata prevista per il 9 giugno sarà preceduta da una settimana di eventi, arte e musica presso la Gay Croisette, organizzata quest’anno nel quartiere prendeste, in Via Biordo Michelotti. Tra gli ospiti più attesi Susanna Camusso, Monica Cirinnà, Franco Grillini, che parteciperà insieme a Daniele Viotti all’iniziativa promossa da Gaynews il 7 giugno sulle leggi antidiscriminazione nei vari paesi europei. 

Tema caldo della giornata è stato certamente la chiusura della sindaca Raggi alla trascrizione dell’atto di nascita di una bimba con due mamme. L’assessora comunale Baldassarri, presente all’incontro, ha dichiarato che il comune avrebbe  una interlocuzione con il ministero degli interni a proposito:

“Vogliamo realizzare atti che siano difendibili in tutte le sedi e su questo tema c’è un vuoto normativo sul quale va coinvolta anche l’associazione dei comuni d’Italia”.

Alla domanda di Gaynews su come pensano di relazionarsi su questo tema con un futuro ministro degli interni leghista, Baldassarri ha replicato: “Non è solo il ministero degli interni a decidere ma anche l’avvocatura dello stato. Non è solo una questione di orientamento politico. L’impegno che posso prendere oggi è quello di iniziare a confrontarmi anche con le Famiglie Arcobaleno”. 

A questo proposito, Marilena Grassadonia, presente sul palco, ha replicato che fino a questo momento non aveva avuto modo di interloquire con la sindaca su questo tema e che non era a conoscenza di alcuna interlocuzione in merito con il ministero, ribadendo infine determinazione ad insistere nei tavoli istituzionali per ottenere risultati concreti. 

Tra gli interventi anche i rappresentanti di AMPI, V Municipio, della Regione Lazio, con il Vicepresidente Massimiliano Smeriglio che ha annunciato la presenza in parata del Presidente Zingaretti. 

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Contro ogni fascismo continueremo a resistere e lottare. La liberazione continua. Con queste parole si chiude Brigata Arcobaleno - La liberazione continua, il dettagliato documento politico del Roma Pride. Pride, che avrà luogo sabato 9 giugno.

Inserita all’interno di quell’onda arcobaleno che, a partire dal 17 maggio, sta invadendo lo Stivale e interesserà nel complesso 28 città italiane, la marcia dell’orgoglio Lgbti della capitale ha un innegabile rilievo. La recrudescenza di aggressioni omofobiche tra marzo e aprile, di cui tre proprio a Roma, pongono altresì in luce quanto si carichi di significato il Pride del 9 giugno quale appello alle istituzioni troppo a lungo sorde a una tale drammatica realtà. Il tutto sullo sfondo d’un rimontare di istanze cattofasciste con manifestazioni di protesta da parte di Forza Nuova e di processioni riparatorie, di cui anche a Roma ne è stata annunciata una, proprio per il 9 giugno, dal Comitato San Filippo Neri.

Sull’importanza di partecipare al Roma Pride ha parlato giorni fa anche la senatrice Monica CirinnàPer saperne di più, Gaynews ne parla con l’avvocato Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, in un clima di tensione qual è quello che si respira all’indomani degli attacchi M5S, Lega e Fratelli d’Italia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ci avviciniamo al 9 giugno. Quali le iniziative messe in campo in vista del Pride?

Il 31 maggio ci sarà la conferenza stampa del Roma Pride 2018 che renderà pubblici tutti i dettagli di quest’anno ma intanto ti anticipo qualcosa. Giovedì 31 ci sarà un evento organizzato presso la residenza dell’Ambasciatore Uk avente ad oggetto l’influenza della pop Music inglese sulla comunità Lgbt+. Anche quest’anno, infatti, non abbiamo voluto rinunciare all’idea di accompagnare la Grande Parata del 9 giugno da un serie di eventi culturali e politici su tematiche care alla nostra comunità. Con questo spirito dal 2 all’8 giugno ripeteremo la riuscitissima esperienza della Gay Croisette che quest’anno sarà al LARGO, in zona Pigneto/Prenestina, nota e cara alla comunità Lgbt+ romana anche perché vicina al Qube, locale in cui si tiene da anni la serata Muccassassina e in cui si terrà ADORO, la festa ufficiale del Roma Pride.

Come sempre parleremo di politica, prevenzione, cultura ma ci sarà anche tanto spettacolo, arte e divertimento grazie all’impeccabile direzione artistica di Diego Longobardi. Per tutta le settimana della Gay Croisette ci sarà musica ed animazione fino a tardi grazie alla collaborazione delle organizzazioni care alla comunità Lgbt+ romana che daranno così un prezioso contributo al programma offerto dal Roma Pride 2018.

Come nasce l’idea di Brigata Arcobaleno?

Brigata Arcobaleno - La liberazione continua nasce dalla necessità di dare una risposta concreta alla situazione che imperversa nel nostro Paese. Sono ormai mesi che la cronaca denuncia da Nord a Sud continue aggressioni a danni di persone Lgbt+, vere e proprie aggressioni fasciste. Questo è il frutto di un clima politico avvelenato anche da una campagna elettorale che Amnesty International ha definito ‘intrisa d’odio e xenofobia’ indirizzati ‘non solo ai migranti, ma anche ai rom, alle persone Lgbt, alle donne e ai poveri’.  In un Paese che, purtroppo, tende a cancellare la memoria e a riscriverla a proprio piacimento, è giusto ricordare le Brigate della Resistenza e quei ragazzi e quelle ragazze che l’hanno portata avanti. Non si tratta, tuttavia, di una semplice celebrazione bensì di un impegno nel portare avanti quella lotta contro vecchi e nuovi fascismi. 

Il Circolo Mario Mieli già da tempo ha intrapreso un percorso di collaborazione politica con l’Anpi, che ha visto le diverse realtà del Coordinamento Roma Pride sfilare in prima linea alla manifestazione del 25 aprile. Questo è accaduto perché noi ci sentiamo parte di quella lotta e protagonisti della nostra battaglia, diversa ma idealmente affine, iniziata a Stonewall ‪il 28 giugno‬ del 1969, contro ogni forma di oppressione, prevaricazione, omologazione e normalizzazione delle nostre identità, dei nostri orientamenti affettivi e sessuali e delle nostre specificità, in una parola una lotta quotidiana contro ogni forma di fascismo.

Cosa s’intende per lotte trasversali, di cui si parla nel documento?

L’orizzonte politico alla vigilia del Pride è molto cupo, l’incertezza politica che stiamo vivendo in queste ore fanno prospettare tempi molto difficili non solo per la nostra comunità ma per tutta la società civile. È necessario che i corpi intermedi si ricompattino, che tutte le forze sociali e democratiche del Paese intraprendano un comune percorso, nella consapevolezza che è  essenziale riaffermare il valore dell’intersezionalità delle nostre lotte.  La chiave per contrastare il ritorno del fascismo e il persistere dell’odio, del sessismo e della discriminazione è quella di combattere tutte e tutti fianco a fianco: comunità Lgbt+, movimenti femministi, migranti, lavoratori e lavoratrici e tutti coloro che pongono al centro delle loro battaglie la persona, i suoi diritti e la sua dignità.

Nel documento si parla anche di terapie riparative: costituiscono davvero un pericolo in Italia? 

Le teorie riparative costituiscono un pericolo ovunque, Italia compresa. Nelle segnalazioni che tutte le nostre realtà associative ricevono non mancano quelle riguardanti preti, psicologi e altri finti professionisti che offrono asserite soluzioni e rimedi a gay, lesbiche, bisessuali e trans. È sicuramente opportuno un chiaro intervento legislativo in materia che, muovendo dalle valutazioni della comunità scientifica internazionale, contrasti la diffusione di un fenomeno presente anche nel nostro Paese. È ancor più necessario, tuttavia, intervenire dando a tutte e tutti gli strumenti indispensabili per evitare di cadere nelle trappole di sedicenti riparatori.

Quali sono gli altri punti salienti del documento del Roma Pride?

Il documento politico del Roma Pride di anno in anno cerca di affrontare con lungimiranza e determinazione le rivendicazioni della nostra comunità e del movimento Lgbt+ italiano che hanno una comune matrice: l’autodeterminazione. Ogni volta che si parla di Prep o di Gpa o di affettività vissuta fuori dai cosiddetti schemi tradizionali, solo per citare alcuni dei punti del documento politico, stiamo sempre rivendicando la libertà di poterci autodeterminare pienamente e senza ostacoli culturali e normativi ma, soprattutto, stiamo rivendicando gli strumenti per poterlo fare consapevolmente e in piena libertà.

La sindaca Virginia Raggi e il Presidente Nicola Zingaretti parteciperanno secondo te al Pride?

Ad oggi ancora non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali in merito, se non quelle riguardanti il patrocinio sia di Roma Capitale che della Regione Lazio. Patrocini e adesioni formali sono importanti ma ricordiamoci che la nostra è una battaglia fatta, fra le altre cose, di visibilità. È necessario che anche i nostri politici si rendano visibili,  dando un forte segnale di vicinanza e sostegno alle nostre battaglie, sostegno che nel 2018 non può continuare limitarsi ad una firma su un patrocinio o ad una dichiarazione sui social. Il Roma Pride continua ogni anno ad essere una delle manifestazioni Lgbt+ più partecipate del Paese, sono sicuro che la sindaca, così come il presidente Zingaretti, che non hanno potuto partecipare all’ultimo Pride, quest’anno non vorranno perdere l’occasione di stare vicino alla comunità Lgbt+ in uno dei suoi momenti più importanti e attesi dell’anno.

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In concomitanza con quelle politiche il 4 marzo si terranno in Lazio le elezioni regionali.

Al riguardo abbiamo intervistato Massimo Farinella, candidato nella lista +Europa con Emma Bonino.

Massimo, chi ti conosce sa il tuo impegno nel mondo Lgbti e non. Quali saranno, qualora eletto, le tue priorità?

Non esistono soluzioni semplici, ma non c'è dubbio che rispetto a una delle competenze principali della Regione, ossia la sanità, occorre maggiore efficienza in modo da renderla davvero accessibile a tutti. Maggiore efficienza si ottiene anche se è più stretto e trasparente il controllo che i cittadini esercitano sulle istituzioni. Per questo riteniamo fondamentale introdurre nuovi strumenti di partecipazione popolare (rendendo anche più semplice e di buon senso la raccolta firme). A questi temi aggiungo la necessità di garantire una gestione del ciclo dei rifiuti sostenibile, una maggiore formazione e il potenziamento delle politiche attive per l'inserimento al lavoro.

Sei da tempo in prima linea nella lotta all’Hiv e alle Mst. Cosa credi che si debba fare concretamente di più al riguardo in Lazio oltre a un’informazione mirata?

Nel 2016 (ultimi dati Coa) nel Lazio abbiamo registrato quasi 600 nuove diagnosi di Hiv (dopo la Lombardia, siamo la regione con il tasso più alto). A questi dati si aggiungono quelli relativi alla sifilide. Abbiamo conosciuto un’epidemia di epatite A, e tra le diagnosi di Hiv abbiamo un 30% circa di persone che arrivano in ritardo con sintomi legati all’Aids, cui si aggiungono gli inconsapevoli, il sommerso.

L'unica soluzione è la concreta e reale applicazione del Piano nazionale Aids approvato nel 2016 che prevede interventi per ridurre il numero delle nuove infezioni, con strumenti di prevenzione combinata (condom, TasP, PrEP); l'accesso al test ed emersione del sommerso (test rapidi); l'accesso alle cure e mantenimento in cura delle persone con Hiv in trattamento; e infine, la lotta allo stigma e la tutela dei diritti delle persone con Hiv. Inoltre bisogna aumentare e mettere in connessione i luoghi dove è possibile fare prevenzione e test, sedi di associazioni (check point), centri per le Ist, consultori delle Asl (che devono anche essere potenziati) dove le persone accolte devono ricevere il giusto counselling. Rendere strutturali gli interventi nelle scuole.

Oggi abbiamo tutti gli strumenti e la conoscenza per contrastare in maniera efficace l’Hiv e le altre Ist, ma bisogna applicare seriamente tutte queste azioni. Dall'esperienza che ho maturato in questi anni, non servono interventi estemporanei (e a dire il vero negli ultimi cinque anni non ci sono stati nemmeno quelli), ma un lavoro costante e capillare.

Molti ti conoscono per la pluriennale militanza nel Circolo omosessuale Mario Mieli. Secondo te che cosa devono fare innanzitutto le associazioni per favorire un’educazione alle differenze?

Sì, sono arrivato al Circolo nel 1994. Bisognerebbe agire su due piani, interno ed esterno. Sarebbe innanzitutto utile promuovere consapevolezza e memoria storica all'interno della comunità Lgbti. Questo consentirebbe di rafforzare gli strumenti di lotta, e di individuare con più efficacia i nuovi obiettivi dell'associazionismo Lgbti. Mi sembra centrale, in questa fase storica, stabilire un dialogo e obiettivi di lotta comune con le tante realtà che operano per il riconoscimento dei diritti civili. Non è più tempo di lotte separate. Occorre, al contrario, mettere insieme le energie. Penso, in particolare, al movimento delle donne, dei diversamente abili, dei migranti e di altri minoranze che rivendicano il diritto, innanzitutto, a essere parte della società nel suo complesso con pieni diritti.

È una prospettiva e un obiettivo di lotta che vorremmo portare alla Regione Lazio: occorre promuovere una visione più aperta della società, arginando la paura verso le differenze (la storia dimostra che le differenze in realtà arricchiscono le società aperte) e incoraggiando la disponibilità ad accogliere esperienze e vissuti molto lontani tra loro. Anche in questo caso le scuole giocano un ruolo fondamentale. Sul piano sanitario, formativo e del lavoro la Regione Lazio sembra che abbia portato a casa molti risultati sul piano organizzativo e non solo.

Per voi di +Europa quali sono le altre urgenze da affrontare?

Finalmente si ritornerà a una gestione in regime ordinario alla fine del 2018. Quindi si aprono nuove possibilità, anche se bisogna comunque implementare i meccanismi che consentono alla Regione Lazio di introdurre nel sistema gli anticorpi affinché la spesa sanitaria rimanga sotto controllo. Vogliamo convocare come primo atto gli Stati generali della Salute e avviare un confronto tra le istituzioni, gli operatori della sanità, gli enti e le associazioni per individuare le migliori strategie per l’immediato futuro, a partire dai modelli di gestione value-based applicati con successo in altri paesi europei.

L’altra priorità è la salute della donna: vogliamo difendere il ruolo di presidio laico e gratuito dei consultori a tutela della salute della donna. Siamo convinti della necessità di garantire la libera prescrizione di cannabis a uso terapeutico ed estendere la somministrazione gratuita a più tipologie di pazienti e consentirne la prescrizione al medico di base, come previsto dalla normativa nazionale.

Per quanto riguarda il tema del lavoro, purtroppo è molto elevato il tasso di disoccupazione giovanile (41,6%) nel Lazio. Per questo vogliamo investire maggiormente nella formazione post-diploma non universitaria, promuovere con obiettivi più ambiziosi le filiere degli istituti tecnici superiori (Its) di alta specializzazione, ai quali si accede dopo aver superato l’esame di Stato, e moltiplicare la loro offerta formativa. Le proposte complete si possono trovare sul sito di Radicali Roma.

Ogni anno sei sempre in testa al Roma Pride. Sarà dunque possibile vederti anche in “testa” in Regione?

Sì, è vero sono sempre in testa al corteo, insieme ad altri compagni del Mario Mieli, per fare in modo che il corteo si muova nei tempi previsti. Ogni anno mi ritrovo a pensare: ma quando potrò mai godermi un Pride in pace? Ma forse, conoscendomi, anche se non sarò alla testa del corteo, sentirò sempre un po’ quell’ansia che prende quando si desidera che una cosa riesca appieno. In ogni caso, in testa o in fondo al corteo, al Pride ci vedremo, e speriamo anche subito dopo il 4 marzo alla Pisana!

Ma allora viva sempre il Pride o no?

Certo! Il Pride è il momento unificante non solo dell’intera comunità Lgbti, ma di tutte le persone libere che credono fermamente nel rispetto verso ogni diversità. Uno slogan di un Pride di Roma, se non erro del ’97, era Un mondo di diversi con uguali diritti (e aggiungerei doveri) e questo slogan secondo me rappresenta l’essenza di un Pride.

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