Il 12 dicembre la senatrice dem Monica Cirinnà è divenuta socia del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Ulteriore iscrizione, dunque, a un’associazione Lgbti per la madrina della legge sulle unioni civili, già tesserata ad Arcigay a partire dal 2016 e al Wand di Benevento il 4 dicembre scorso.

A Gaynews così la parlamentare ha spiegato motivi e finalità sottese al gesto: «Sono contentissima di essermi tesserata alla più importante associazione Lgbti della capitale qual è il Mieli. Un onore essere socia di una realtà che nei decenni non ha mai perso di vitalità ma si è sempre distinta per il coraggio delle idee e l’impegno in prima linea nelle battaglie per i diritti.

Mi piace soprattutto ricordare la presentazione del pdl regionale in materia di discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nonché il sostegno a un dialogo serio e sereno sul tema della gestazione per altri. Tema presente nel bel documento politico del Roma Pride 2017, frutto dell’opera di coordinamento svolto appunto dal Mieli e dal portavoce Secci».

E proprio Sebastiano Secci, divenuto da qualche mese presidente dell’associazione romana, ha commentato così il tesseramento di Monica Cirinnà: «È con grande piacere che abbiamo accolto la senatrice Monica Cirinnà fra le socie e i soci del Circolo Mario Mieli.

Il rapporto che il Circolo ha avuto con la senatrice è stato caratterizzato, prima, durante e dopo la discussione della legge sulle unioni civili, da estrema schiettezza e correttezza reciproca. Schiettezza e correttezza che nascono da una profonda consapevolezza e rispetto del diverso ruolo e compito svolto dal movimento Lgbt+ da un lato e dalla politica dall'altro.

Apprezziamo Monica Cirinná, fra le altre cose, anche perché è una delle poche parlamentari che, nonostante la delicatezza dell'attuale fase politica, non esita a parlare liberamente di  matrimonio egualitario, di adozioni ma anche di riconoscimento di figli dalla nascita e di gestazione per altri

Argomento, quest’ultimo, sicuramente complesso ma che noi del Circolo Mario Mieli abbiamo fortemente voluto nella piattaforma rivendicativa dell'ultimo Roma Pride proprio perché simboleggia le sfide culturali e politiche che il movimento Lgbt+ sarà chiamato ad affrontare da oggi in poi».

e-max.it: your social media marketing partner

Con la Candlelight del Transgender Day of Remembrance in Stazione Termini si sono conclusi gli eventi informativi sull’identittà di genere e commemorativi delle vittime di transfobia. Eventi che, organizzati dal Coordinamento Lazio Trans in collaborazione col Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, hanno avuto il loro epilogo nella veglia a lume di candela per ricordare le persone trans uccise nell’ultimo anno. Ben 326. Come Laura, la 27enne d’origine rumena, massacrata il 10 novembre scorso all’Eur.

In sua memoria è stato letto un toccante messaggio inviato dalla MozaiQ Association di Bucarest. «Vorremmo dedicare – così i soci e le socie dell’associazione –  un momento al ricordo di Laura, una donna transgender rumena che lavorava in Italia, uccisa in un brutale attacco transfobico. Ogni anno, la cronaca ci ricorda la violenza che le persone transgender subiscono ancora oggi, anche in Europa. L’Italia, ad esempio, ha un dato tra i peggiori in tema di omicidi di persone transgender.

È importante dunque farsi sentire, dire parole chiare contro questi orribili crimini. Ogni atto di violenza, infatti, perpetra ancora e ancora l’oppressione delle persone transgender. Per questo è nostro dovere accendere i riflettori su questi problemi che affliggono ancora le nostre società. In Romania, le persone transgender hanno meno possibilità di avere successo nella vita poiché il processo di transizione è estremamente lungo e umiliante, l’accesso ai servizi medici è inadeguato e non aperto a tutti, mentre l’ingresso nel mondo del lavoro rimane ancora un problema. 

Noi siamo a fianco dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. La morte di Laura non sarà dimenticata, porteremo per sempre il suo ricordo nei nostri cuori».

Sul significato dell’evento commemorativo, tradizionalmente organizzato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, così si è espresso ai nostri microfoni il neopresidente Sebastiano Secci: «È importante soffermarsi a ricordare e commemorare le vittime di transfobia, soltanto quest'anno sono infatti  oltre trecento le persone trans vittime di omicidio in tutto il mondo e l'ultima è Laura, assassinata qualche giorno fa proprio qui a Roma.

È imperdonabile che la società civile ignori un fenomeno dalla portata emergenziale ma, soprattutto, è imperdonabile che noi gay, lesbiche e bisessuali troppo spesso, presi dalle nostre battaglie e rivendicazioni, trascuriamo la lotta delle nostre compagne e dei nostri compagni trans.

 

Per Laura e per chi prima di lei è caduta barbaramente vittima dell'odio transfobico siamo stati questa sera a Termini, per ricordare chi ci è stato portato via ma, soprattutto, per prendere tutte e tutti insieme un impegno con chi c'è ancora».

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Si terrà domani a Roma la manifestazione nazionale #NONèREATO con partenza da Piazza della Repubblica alle 14:30. Sfileranno per le strade della capitale accanto a «uomini, donne e bambini che chiedono eguaglianza, giustizia sociale e che rifiutano ogni forma di discriminazione e razzismo», associazioni, movimenti, forze politiche, ong, giornalisti, migranti, richiedenti asilo, rifugiati e – come recita l’appello - «persone nate o cresciute in Italia, che esigono l’approvazione definitiva della riforma sulla cittadinanza».

Insomma, una manifestazione per ribadire che migrare non è reato, accogliere non è reato, povertà non è reato, solidarietà non è reato, dissenso non è reato. Una manifestazione «per l’uguaglianza, contro ogni forma di razzismo, per lo ius soli e i corridoi umanitari, contro l’esternalizzazione delle frontiere, i lager in Italia e in Libia, le leggi discriminatorie promosse dai Ministri Orlando e Minniti».

Tra i sostenitori della prima ora il senatore Luigi Manconi, Andrea Camilleri, don Luigi CiottiToni ServilloCarlo PetriniEnrico IannielloLuciana CastellinaMoni OvadiaGiuseppe Massafra, i vignettisti Vauro, Natangelo, Mauro Biani, Altan, Staino e l’84enne vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, che definì la Bossi-Fini «legge disumana».

Tantissime le adesioni giunte da parte di associazioni: da Amnesty International ad Arci Nazionale, da Cobas a Fiom Cgil Nazionale, dalla Casa Internazionale delle Donne a Medici Senza Frontiere, da Emergency al Gruppo Abele Onlus, solo per fare alcuni nomi. Con un’assenza, purtroppo, pressoché totale di sigle Lgbti. Le uniche a figurare sono infatti Arcigay Napoli, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, e il circolo Gaynet Roma. Nella notte è poi giunta l’adesione di Arcigay Nazionale.

Come osservato da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, «anche tra le persone LGBT, alimentate da false paure e da tanta disinformazione, dilagano in Europa e in Italia, razzismo e islamofobia. Emblematico il caso di Alice Weidel, leader del movimento di estrema destra, xenofobo e razzista, Alternativa per la Germania, che ha riportato, per la prima volta dalla fine seconda guerra mondiale, esponenti dell'estrema destra nel Parlamento tedesco. Alice, lesbica, unita civilmente con una cittadina svizzera di origine cingalese, ha più volte pubblicamente sostenuto che il maggior pericolo per le persone Lgbti è rappresentato dai migranti musulmani. 

Per questo saremo in piazza sabato a Roma, perché vi sia una informazione corretta nel nostro Paese, perché l'estensione del diritto non riguarda mai solo il singolo o una singola comunità di persone, per costruire insieme una Italia inclusiva, che non ha paura delle diversità, qualsiasi esse siano».

Per l'avvocato Sebastiano Secci, neopresidente del Mieli, «è essenziale che le forze antifasciste, democratiche e inclusive che si battono giorno dopo giorno contro ogni forma di discriminazione facciano fronte comune guidando una controffensiva culturale e politica che espella la cultura dell’odio e della paura dalle nostre comunità. Questo obiettivo e questa preoccupazione uniscono le battaglie del movimento LGBT italiano con quelle delle nostre sorelle e dei nostri fratelli migranti, esposti come noi ai rischi della progressiva regressione dei valori di pace, accoglienza e inclusione che fanno parte della nostra cultura».

 

 

e-max.it: your social media marketing partner

Sono state rinnovate ieri sera le cariche sociali del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Alla guida della storica e maggiore associazione Lgbti romana è stato eletto l’avvocato Sebastiano Francesco Secci, già tesoriere della stessa nonché portavoce del Roma Pride, che subentra così a Mario Colamarino. Ad affiancarlo, nel ruolo di vicepresidente, Rossana Praitano, che è stata a capo del Circolo per due mandati dal 2004 al 2012. L’incarico di tesoriere è invece andato al siracusano Valerio Colomasi Battaglia.

Raggiunto telefonicamente, il neopresidente ha espresso la sua gioia e ha dichiarato: «Quest'anno, nel suo 35° anniversario, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli si troverà ad affrontare una serie di importanti sfide politiche: l'iter della proposta di legge regionale contro l'omotransfobia, le elezioni politiche e regionali, la candidatura al WorldPride 2025, solo per citarne alcune. Il nuovo consiglio direttivo del Circolo muovendo dalle mie precedenti esperienze politiche nell'associazione e nel Roma Pride, investe nelle nuove generazioni con la nomina a tesoriere di Valerio Colomasi Battaglia e recupera l'esperienza e l'autorevolezza della vicepresidente Rossana Praitano. Le sfide che abbiamo davanti sono significative ma confidiamo che con questa squadra e con il pieno sostegno dell'associazione tutta riusciremo a scrivere una nuova entusiasmante pagina per il movimento Lgbti italiano».

Felicitazioni da parte di componenti di varie associazioni Lgbti italiane nonché della senatrice Monica  Cirinnà, che ha annunciato il proprio tesseramento al Mieli.

e-max.it: your social media marketing partner

Dimitri Cocciuti, classe 1984, è un giovane autore televisivo che ha collaborato alla realizzazione di programmi di successo con Raffaella Carrà, Piero Chiambretti, Fiorello e tanti altri. Attualmente è responsabile del dipartimento Format e Sviluppo per Ballandi Multimedia.

Il 1° settembre è la data di lancio del suo primo romanzo Ogni cosa al suo posto, che sarà presentato nella capitale da Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride, presso la Libreria Mangiaparole. Si tratta della storia di Giovanni, Antonella e Alessio e del destino che, improvvisamente, li condurrà a una nuova consapevolezza e alla maturità di affrontare il dolore e rimettere "ogni cosa al suo posto". Il romanzo di Cocciuti non è solo una storia d'amore arcobaleno, è anche un inno alla libertà di essere veramente se stessi.

Incontriamo Dimitri alla vigilia della presentazione del suo libro.

Dimitri, quando e perché hai deciso di raccontare questa storia? E, soprattutto, quanto del tuo universo emotivo è entrato in questo romanzo?

L’idea iniziale mi è venuta tre anni fa, in un contesto peraltro abbastanza particolare: avevo accompagnato mio padre in ospedale e mentre eravamo in attesa ho visto un dottore dire a una sua collega, dopo aver letto una cartella clinica, di conoscere bene quel paziente. Il suo stupore mi aveva colpito parecchio, tanto che quell’episodio mi è rimasto in testa per molto tempo, senza però trovare in un primo momento il modo per svilupparlo. La chiave giusta è arrivata poi, quando ho deciso di raccontare questa storia.

Ogni cosa al suo posto nasce da alcune mie vicende personali che nell’ultimo anno si sono evolute in una riflessione più ampia: ci sono persone che rimangono vicino a noi per molto tempo senza lasciare un particolare segno. Poi ne arrivano altre che invece ci colpiscono in un modo incredibile e per congiunzioni non particolarmente favorevoli vanno via con la stessa rapidità con la quale sono arrivate. Di fronte a questo “tsunami emotivo” spesso cerchiamo di far finta che non sia successo nulla perché “non vedere” diventa poi sinonimo di “non sentire”. Nel romanzo invece spariglio un po’ le carte: cosa succede se invece quel passato che pensavi di aver dimenticato torna di colpo nella tua vita?

In questo romanzo c’è molto del mio universo emotivo, c’è una parte di me in ognuno dei tre protagonisti.

Il tuo è un romanzo sulla capacità di essere autentici con se stessi e con gli altri. Quale è il prezzo che i tuoi personaggi pagano al fatto di non essere stati veramente se stessi? Ma cosa significa, secondo te, essere davvero autentici?

I miei personaggi pagano il prezzo di una vita vissuta secondo le apparenze trovandosi di colpo di fronte ai propri errori e soprattutto gestendo la consapevolezza di non essere perfetti, ma di aver fallito. Ed è proprio l’ammissione di questo fallimento, l’aver preferito la verità di facciata a quella del cuore, il più grande fardello che i protagonisti devono gestire, e al tempo stesso la loro più grande opportunità. Essere davvero autentici per me significa mettere al primo posto quello che sentiamo, senza aver paura del giudizio altrui, perché la verità, anche se può sembrare un concetto banale, rende davvero liberi e ci rende persone migliori.

Il coming out ha un ruolo centrale nel tuo romanzo. Come mai, in Italia, si fa ancora così fatica a fare un tale passo? Cosa diresti a un adolescente indeciso per spingerlo a fare coming out?

Io credo che ci sia ancora un certo timore del cambio di opinione che le persone che ci circondano possono avere di te. Un problema culturale e sociale che forse è più presente in alcune zone del nostre Paese e meno nelle aree metropolitane. Ma vorrei anche specificare che, a mio parere, non è sempre così: per capire che ognuno è libero di amare chi vuole non c’è bisogno di una laurea, piuttosto di una buona educazione data dai genitori ai propri figli.

A un adolescente indeciso direi che oggi, più di ieri, non è solo. Superare le paure e regalarsi la gioia dell'autenticità è la chiave di un futuro, il suo, e di chi come lui/lei sarà domani adulto, davvero privo di pregiudizi.

Infine, tu hai lavorato con personaggi importanti della nostra cultura pop come Raffaella Carrà, Fiorello e Piero Chiambretti. Secondo te, attraverso la temperatura pop di narrazioni come la tua, si può scardinare più facilmente il pregiudizio e lo stigma nei confronti delle persone Lgbti?

Assolutamente sì. Ho cercato di raccontare una storia universale in cui chiunque si può immedesimare indipendentemente dall’orientamento sessuale. Sarebbe motivo di grande orgoglio, per me, se una narrazione pop come Ogni cosa al suo posto riuscisse ad aprire non solo i cuori, ma anche le menti di chi ancora oggi - e l’attualità ce ne dà ahimé quotidiana riprova - vive di pregiudizi e inutili paure nei confronti della comunità Lgbti.

e-max.it: your social media marketing partner

Grande partecipazione al Piemonte Pride, partito da piazza Carlo Felice a Torino al suono della banda della Polizia municipale. Ad aprire la marcia dell’orgoglio Lgbti lo striscione col claim A corpo libero retto dalle autorità, tra cui l'assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta in fascia tricolore (la sindaca Chiara Appendino stava partecipando alla cremazione di Erika Pioletti, la 38enne deceduta l’altroieri dopo essere stata schiacciata dalla folla il 3 giugno scorso), il presidente del consiglio comunale Fabio Versaci, il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, l'assessora alle Pari opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti e gli europarlamentari Magda Zanoni e Daniele Viotti.

Tra i manifestanti anche il 74enne Gianni Reinetti, che nel 2016 aveva costituito con Franco Perrello (scomparso a 83 anni nel gennaio scorso) la prima unione civile nel capoluogo sabaudo. «Per me è la prima volta, è una grande emozione e un grande orgoglio essere qui con la convinzione che altri passi devono essere fatti per rendere la legge sulle unioni civili più completa - ha detto Reinetti - È naturale che ci sia un fondo di tristezza perché Franco mi manca tanto. È stata la persona più importante della mia vita. Ma penso che lui sia vicino a me».

Momento d’intensa commozione quello vissuto in Piazza San Carlo, dove il 3 giugno era stata ferita a seguito della ressa Erika Pioletti, deceduta al Giovanni Bosco nella serata di giovedì. Adesso sei un angelo in cielo Erika. La folla del paradiso non ti farà paura...un grande abbraccio. Questo il biglietto firmato dal gruppo dei City Angels e lasciato sul luogo della tragedia con un mazzo di rose rosse e arancioni. La banda municipale al suo ingresso nella piazza ha smesso di suonare e il silenzio è calato tra i partecipanti, rotto solo da un applauso spontaneo scattato quando il carro del Piemonte Pride ha ivi sostato per qualche minuto.

Alessandro Battaglia, responsabile del Coordinamento Torino Pride, ha dichiarato: «Siamo abituati a vivere le piazze da anni: la nostra è la manifestazione più pacifica e anche la più allegra che c'è non solo in Italia. Il nostro è un messaggio di solidarietà e di coesione. Vogliamo ricordare tutte le tragedie, non solo quella di piazza San Carlo, ma anche per quel che riguarda i diritti, gli omossesuali gettati dalle finestre o lapidati in altre parti del mondo».

Anche per Massimo Florio, componente del coordinamento, attivista e presidente del locale circolo 011, «ancora una volta da Torino è partito un messaggio di altissima solidarietà e condivisione d'intenti. Non ci lasciamo scoraggiare dalle tragedie ma andiamo avanti nella convinzione che con l'amore si può vincere tutto e costruire in esso un mondo migliore. Siamo oggi in migliaia a sfilare anche per riaffermare che continua la nostra battaglia per la piena parità dei diritti, per la tutela del principio dell'autodeterminazione e per la riappropriazione dei nostri corpi, messa nuovamente in discussione dal vigente clima di moralismo sessuofobico».

Significativa la presenza di alcuni promotori del Roma Pride, tra cui il portavoce Sebastiano Secci, il presidente del Circolo Mario Mieli Mario Colamarino Tiziano De Masi. «I due Pride - ha spiegato Secci - sono legati, in particolar modo quest'anno, da un forte legame politico culturale ed umano. Roma sabato scorso ed oggi Torino, al grido di Corpi senza confini e A corpo libero, hanno mostrato con queste incredibili e, fatemi dire, poco sobrie parate, il volto più libero della nostra meravigliosa diversità». 

 

e-max.it: your social media marketing partner

Il 6 giugno, nell'ambito della settimana d'eventi in preparazione alla Pride di Roma, è stata presentata la proposta di legge regionale  Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, il cui testo è stato redatto dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Nella stessa circostanza è stata anche resa nota la decisione dei responsabili dell'Ex Dogana di annullare il concerto del cantante reggae Sizzla (previsto per il 2 luglio), alcuni dei cui brani sono violentemente omofobi.

Sul significato di questo duplice annuncio nonché sull'annuale questione delle modalità con cui sfilare ai Pride (questione nuovamente esplosa dopo quanto accaduto durante il Basilicata Pride) Gaynews ha intervistato Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride.

 

e-max.it: your social media marketing partner

In via San Giovanni in Laterano (nota come Gay Street) è in corso conferenza stampa di presentazione della proposta di legge regionale Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, esemplata dal Circolo Mario Mieli su quella da poco approvata in Umbria nonché sul testo di quella emiliana, frutto dell'impegno tenace del direttore di Gaynews Franco Grillini. Né bisogna dimenticare il relativo cammino da poco intrapreso in Campania grazie alla volontà di Antonello Sannino e Arcigay Napoli.

A intervenire alla'evento Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Sebastiano F. Secci, portavoce del Roma Pride, Marta Bonafoni, consigliera regionale di Art. 1 Movimento democratico e progressista e Simone Lupi, consigliere regionale del Pd. Nel prendere la parola Sebastiano Secci ha letto il messaggio augurale del gruppo perugino Omphalos, alla cui tenacia si deve il conseguimento della recente approvazione della legge regionale umbra.

Lo stesso portavoce ha anche annunciato che i responsabili dell'Ex Dogane hanno comunicato d'aver deciso d'annullare il concerto del cantante reggae Sizzla previsto per il 2 luglio. Concerto che aveva spinto l'attivista Andrea Maccarrone a lanciare su All Out una petizione e aveva anche suscitato non poche polemiche. Ma in realtà era stato proprio Sebastiano Secci ad annunciare il 31 maggio scorso, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Roma Pride, che si sarebbe impegnato per fare in modo che il concerto fosse sospeso. Un risultato per il quale si deve ringraziare lo stesso portavoce del Roma Pride e l'intero coordinamento. 

e-max.it: your social media marketing partner

Con il taglio del nastro in via S. Giovanni in Laterano è iniziata il 3 giugno la Gay Croisette che, sotto la direzione artistica di Diego Longobardi, costituisce la settimana di eventi preparatori alla grande parata del 10 giugno. Tra questi è apparso d'indubbia importanza il dibattito Diritti umani: One Struggle, One Fight. Una sola lotta, una sola battaglia, tenutosi ieri sera e moderato dal giornalista di Huffington Post Simone Alliva. Tra i relatori l'ex ministra Emma Bonino, il senatore Luigi Manconi, l'attivista di All Out Yuri Guaiana e il portavoce del Roma Pride Sebastiano Secci.

Emma Bonino, che dal palco ha invitato le persone Lgbti a essere meno autorefenziali e ad aprirsi maggiormente per fare rete, ha espressamente indicato come esempio al riguardo la sensibilizzazione al tema della procreazione medicalmente assistita. Al termine del suo intervento Gaynews ha chiesto un suo parere sulla pratica della gpa anche a seguito del comunicato Utero in affitto, sottoscritto da alcune femministe della differenza, dal presidente di Equality Italia e dalla presidente di Arcilesbica Nazionale in reazione alla chiara presa di posizione del documento politico del Coordinamento Roma Pride.

«Trovo tutto ciò assurdo - ha dichiarato la leader storica dei Radicali -. Bisogna innanzitutto dire che la legge 40 oramai non esiste più grazie alla testardaggine di alcune coppie, che sono arrivate fino alla Corte Costituzionale aiutate e sostenute dall’Associazione Coscioni.. L'idea del “se a me non piace, non si deve fare” è una posizione che ha guidato tutte le repressioni storiche sui diritti civili o non civili. In più io non credo al proibizionismo. È molto semplice. Orbene, sarà difficile (ma non è vero perché è stato fatto in altri Paesi) ma è necessario regolamentare questa pratica. Regolamentazione, che cerchi di limitare lo sfruttamento della donna.

C’è chi vorrebbe renderla un reato mondiale. Finché a farlo sono politici di determinate aree, uno lo dà per scontato perché fa parte d’una loro consistente idea pseudoculturale o culturale che sia. Quello che trovo assolutamente surreale è che gruppi, anche di femministe (da qualcuno definite da caverna), assumano questa posizione proibizionista. Ora l'assunto dell'io non lo farei trasformato nel tu non lo devi fare è totalmente da superare come si è sempre fatto. Per questo il femminismo ha superato l'idea dell’io non abortirei, quindi tu non devi abortire. E adesso si torna paradossalmente al principio personalistico dell'io non lo farei, per altro legittimo, per arrivare a quello del tu non lo devi fare. Da un punto di vista culturale mi è completamente estraneo. Dal punto di vista dell’efficacia è assolutamente impossibile»

 

e-max.it: your social media marketing partner

weTest

Featured Video