Alla vigilia del Catania Pride 2018, gemellato per la prima volta con quello di Siracusa (che ha avuto luogo il 16 giugno ed è stato caratterizzato da un intervento censorio della Digos), Gaynews ha raggiunto Giovanni Caloggero, consigliere nazionale d’Arcigay e figura di riferimento per la locale collettività Lgbti.

Manca un giorno per il Catania Pride 2018: quali le novità ?

Sia a Catania sia a Siracusa abbiamo avvertito, già prima del 4 marzo, la percezione dell'involuzione del quadro politico che si prospettava. Abbiamo avuto, quindi, e lo diciamo con orgoglio, l'intuizione di gemellare i due Pride con un documento politico che già anticipava tutte le criticità. Criticità che, con la formazione del nuovo esecutivo a trazione leghista-grillina, si sono purtroppo realizzate. Siamo particolarmente fieri di questa nostra intuizione che, con soddisfazione, stiamo vedendo riflettersi anche su molti altri Pride già svoltisi in moltissime città.

Abbiamo anche deciso di avere un unico portavoce dei due pride nella persona di Armando Caravini, giovane presidente di Arcigay Siracusa, al quale personalmente cedo il ruolo da me ricoperto per tanti anni: gli trasmetterò esperienza e consigli, riservando a me la gioia di poter passare il testimone per un corretto ricambio generazionale. Vi anticipo che dopo il Pride mi dedicherò alla cucina e al mio antico desiderio di scrivere un libro sulla storia della cucina siciliana.

Al Siracusa Pride è accaduto un fatto spiacevole a opera della Digos, che è divenuto oggetto di un'interrogazione parlamentare. Tu eri presente: quali le tue impressioni?

Ero presente e, essendo alla testa del corteo con lo striscione, non mi sono accorto di nulla. In merito ai fatti posso dire che sono di una gravità inaudita, così come voi di Gaynews avete perfettamente riportato: emblematici, appunto, del nuovo quadro politico e anticipatori di molto di ciò che vedremo tristemente. La condotta di Arcigay Siracusa e del suo Presidente è stata ineccepibile nonchè apprezzabile per la sensibilità dimostrata verso le numerose persone presenti, non tutte disposte a momenti di forte tensione.

A Catania c’è da poco una nuova amministrazione di centrodestra: quali i timori?

Anche la nuova amministrazione di centrodestra che governerà Catania, a nostro avviso, rifletterà il clima generale di cui parlavo. È già sintomatico che allo sbarco di 900 migranti nel nostro porto, ad attenderli era il sindaco uscente Enzo Bianco mentre quello in carica era a festeggiare la sua elezione.

Sabato 23, al corteo, il nuovo sindaco non sarà presente mentre quello vecchio lo sarà come sempre stato, e in veste privata. Mi sembra già abbastanza per essere seriamente preoccupati.

Al governo ci sono forze che affermano che le famiglie sono solo quelle composte da mamma e papà. Come dovrebbe reagire, secondo te, il movimento?

Molte sono state le reazioni delle associazioni alle affermazioni di Fontana, tutte pertinenti, giuste e opportune. Purtroppo sono convinto che, visto lo scenario politico che ci troviamo, le parole e le dichiarazioni non siano più sufficienti. Occorre, a parer mio, iniziare immediatamente a pensare nuove pratiche politiche, rivedere le strategie sin qui percorse che oggi appaiono insufficienti. Occorre richiamare seriamente le persone intorno alle associazioni sensibilizzandole sul tema che un torto fatto anche a un segmento della società rappresenta un torto verso tutta la società. Occorre una più stretta sinergia tra l'associazionismo Lgbti e le forze sindacali e politiche di opposizione.

Se il termine "intersezione" non fosse molto carico di ideologia e concettualismo, sarei certamente per l'intersezione delle nostre attività e politiche a tutti i livelli e con tutte le parti sociali. Per me è un dato fondamentale: non esistono più e non devono esistere più lotte della comunità Lgbti svincolate da quelle dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, delle donne che rivendicano la propria dignità, dei migranti, etc.

Mi auguro che la mia associazione Arcigay al prossimo congresso, che si svolgerà quest'anno, ne prenda atto e dia una svolta concreta volgendosi verso i reali bisogni della nostra comunità. Volendo essere critici, devo osservare che negli ultimi tempi, ci si è persi troppo in questioni che definirei "teologiche" con un pizzico di ironia, e mi riferisco alle dispute degne del Concilio di Nicea sulla infinita serie di acronimi, di ideologizzazioni, di dispute dottrinali, dimenticando spesso troppo spesso che questi argomenti sono più per gli "iniziati" che per la gente Lgbti che rivela ben altre necessità decisamente più reali e concrete. Ecco non vorrei che la mia associazione e il movimento in generale riflettessero la medesima crisi della sinistra per le medesime ragioni.

La Sicilia è terra di arte e culture nonché crocevia di immigrazione. Da siciliano cosa pensi dell'attuale scenario politico?

La Sicilia è stata patria di Arcigay nonché laboratorio politico di molte formule poi esportate su dimensione nazionale. Credo che la nostra regione, che conta ben cinque comitati Arcigay, sia assolutamente in grado di essere portatrice di istanze e idee. Come si rileva nel documento politico dei due Pride Catania-Siracusa, il fattore immigrazione costituisce per noi un'opportunità anzi un dono del Mare alla nostra Umanità, dono che spinge alla Resistenza verso tutto ciò che nega accoglienza, solidarietà, umanità. 

Le nostre parole chiave dei due Pride sono infatti : Mare, Umanità, Resistenza.

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Esce il 23 aprile in tutti gli store digitali la compilation Dance Hit, primo progetto discografico a cura del trasformista e showman Francesco Gibilaro. 13 le tracce (più un bonus track e un bonus video) di questa raccolta dallo stile tropicale.

Sotto il nome di MrCubanito il 27enne artista siciliano è da anni trascinatore delle estati in riviera romagnola. Ma attraverso la musica e la danza è animatore di campagne significative contro l’omofobia e per i diritti civiliNe spiega il perché in quest’intervista a Gaynews.

Francesco, come nasce la compilation che sarà lanciata domani?

Nasce dalla stima e dall’amicizia che da tempo mi lega a Alain Deejay, produttore e autore del brano Muevete per il quale mi ha chiesto di fare una coreografia pronta a diventare virale sulle spiagge della Romagna e speriamo di tutta Italia.

Quanto c’è della tua vita reale in MrCubanito?

C’è tantissimo. MrCubanito è il mio lavoro principale che mai rinnegherò e a cui, anzi, sono molto grato: quello di animatore e maestro di fitness. Quindi Cubanito è passione, grinta, sorriso che aiuta e mi aiuta anche nei giorni più difficili. Posso dire che MrCubanito è il volto più forte di Francesco che ora, dopo quasi dieci anni in campo, inizia a fare un po’ anche l’allenatore o meglio: il direttore artistico, un ruolo che dalla scorsa estate mi sta dando davvero molta soddisfazioni.

Da cosa è originato il tuo impegno contro l’omofobia?

Da tanti brutti momenti vissuti in prima persona. Da tante allusioni e confusioni volutamente violente sulla mia natura, così tanto da farmi sentire isolato, braccato, solo in una città, prima San Cataldo, poi pure Caltanissetta che credo con me abbiano mostrato i loro volti peggiori. Con non poca tristezza ho raccontato che in quegli anni bui, nei quali ero giovanissimo, sono arrivato a sentire quasi la volontà di farla finita. Però poi, prima scappando di casa e poi volendo tornare a dire la mia, finalmente convinto di non essere sbagliato, ho capito che l’unica cosa da fare era lottare contro le discriminazioni perché nessuno debba più trovarsi a soffrire così.

Sono arrivato fino a confrontarmi con l’ex presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, una figura importante per la comunità Lgbt siciliana e italiana che mi ha raccontato con molta umanità la sua storia personale pure difficile e dura, spiegandomi però con semplice umanità che lottare è giusto ma non fino a farsi male. L’importante è trovare la propria strada e il luogo dove essere felici che per me da quasi cinque anni è la Romagna che mi ha adottato e mi vuole bene.

Al tempo stesso non ho più paura di tornare a San Cataldo dove oggi giro a testa alta e molte persone, credo, abbiano capito che la chiusura mentale fa male a loro e agli altri.

Credi che la tua Sicilia abbia fatto dei passi in avanti al riguardo?

La Sicilia ha mille volti. Palermo quest’anno è capitale della cultura e qualcosa vorrà pur dire, speriamo. La zona interna, i posti di provincia dal punto di vista sociale sono però tutta un’altra storia. Purtroppo continuano a regnare la bassa scolarizzazione e tanto sfruttamento anche dal punto di vista lavorativo. Si cerca il cambiamento ma non si vede la luce in fondo al tunnel e sempre più giovani, per motivi del tutto diversi dal mio, scappano. Purtroppo servirebbe più amore verso la Sicilia anzitutto da parte dei siciliani. Crederci un po’ di più.

Io, anche se per ora da lontano, spero di poter fare la mia parte perché la più grande isola italiana torni ad essere anche un posto vivibile per i gay ma pure per i tanti ragazzi etero che oggi fanno figli senza sapere quale futuro o addirittura quale presente dare loro. Lo spero anche per i miei nipotini che vivono lì come tutte le mie sorelle e i miei genitori.

Uno dei miei sogni, a questo punto, sarebbe quello di poter esprimere la mia arte a San Cataldo su un palco importante come la Fiera dell’Artigianato, del Commercio e delle Imprese. So che stanno organizzando una bella decima edizione... Speriamo davvero che questo cambiamalento di prospettiva in avanti, che ad oggi in tutta onestà pare ancora una speranza contro ogni speranza, diventi una possibilità anche per la provincia siciliana e magari, più prima che poi, anche una realtà. Gioverebbe alla Sicilia e a tutti i siciliani, soprattutto giovani, che oggi non hanno molte ragioni per le quali gioire a vivere sull’isola.

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Stalkerava e minacciava la figlia, di cui non condivideva la relazione sentimentale con una donna. Per questo motivo è stata denunciata per atti persecutori dai poliziotti del commissariato di Noto (Sr), cui la vittima aveva infine chiesto aiuto.

Una volta deciso di andare via da casa e di convivere con la compagna, la giovane è stata infatti ripetutamente importunata dalla madre con telefonate e messaggi dal contenuto offensivo e intimidatorio. La donna è arrivata persino a minacciarla di gettarle dell'acido sul viso o di investirla con l'auto.

In un'occasione si è anche appostata vicino al negozio dove la figlia era stata assunta da poco e ha affrontato i titolari pretendendo che la licenziassero altrimenti sarebbe tornata a fare una scenata. È così scattato il licenziamento per evitare conseguenze.

Convocata in commissariato, la madre-aguzzina è stata denunciata e diffidata dall'avvicinarsi alla figlia.

Sulla vicenda così si è espresso Armando Caravini, presidente di Arcigay Siracusa: «Rimaniamo sempre basiti dalla crudezza di alcune situazioni.

Questa ragazza sta subendo da anni i maltrattamenti di una madre che non accetta sua figlia. Perché, lo ribadisco, essere omosessuali è solo un modo di essere, non una scelta e tanto meno un voler offendere gli altri.

Come sportello e come associazione Arcigay ci mettiamo a disposizione di questa ragazza. Siamo con lei e la sua compagna». 

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Impegno politico e sociale a 360 gradi, arrivando perfino a traguardi importanti nella guida delle istituzioni locali. Il tutto con passione, dedizione e onestà in anni e luoghi “caldi” in cui la violenza non temeva la legge e la sfidava perfino alla luce del giorno, in pieno centro e aveva il colore rosso del sangue delle vittime che faceva.

José Calabrò è una delle politiche più rappresentative della sinistra siciliana, una comunista che nell'agosto 1985 è perfino riuscita a essere eletta tra le file del Pci a sindaca del proprio paese, Misterbianco un comune alle porte di Catania. Prima donna a ricoprire questa carica nella Sicilia Orientale

JOSE CALABRO

La sua però sarà un'esperienza destinata a durare poco. A deciderne le sorti non è la qualità della sua attività amministrativa, ma il clima politico e sociale di quegli anni. La sua sindacatura finisce a novembre dello stesso anno, quando viene fatta decadere. “Pochi mesi, forse troppi” commenta la Calabrò. “Dopo la mia lezione sono diventata uno degli epicentri di una stagione spaventosa – continua –. Ero alternativa, disinteressata ad accordi e interessi economici e quindi non conciliabile con i poteri oscuri che stavano entrando nella gestione di un comune che si macchiò presto di sangue. Furono uccisi un imprenditore, un dipendente comunale, il segretario di un partito e un ragazzo che fu bruciato”.

Gli anni di sindacatura al femminile di Misterbianco coincisero con quelli in cui la mafia dettava legge a colpi di proiettile per strada, in centro, in pieno giorno ma anche all'interno dei consigli comunali dove progetti urbanistici e di sviluppo economico non riuscivano mai a vedere la luce e diventare legge. Conclusa l’esperienza da sindaca e dopo essere uscita dai Ds, l’impegno politico di José Calabrò non smette, ma continua nella vita sociale e civile di Misterbianco con le associazioni femminili e il movimento cittadino No discaricaPiù di recente la pubblicazione di un volume del quale è la curatrice e nel quale ha fatto confluire diversi lavori di uomini e donne della cittadina alle porte di Catania: “Le case dei gelsi. Misterbianco, una storia di donne e di uomini lungo un millennio”, pubblicato dalla casa editrice Maimone. 

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, José Calabrò dà una sua personale lettura della presenza femminile nella tornata elettorale appena conclusa e nella società in generale.

Come sono andate, secondo lei, le elezioni 2018 dal punto di vista delle donne?

Secondo me si è andati indietro rispetto alle precedenti elezioni, nelle quali c’erano state una visibilità e una forza delle donne maggiori. Credo che in questo caso siano state messe a fuoco altre cose e quindi questa forza femminile sia stata meno rappresentata che nell’ultima campagna elettorale. Tutto ciò malgrado in questo momento le donne stiano riprendendo la parola, dopo che per tanto tempo sono state invece afone. Negli ultimi tempi si assiste a un non ritorno della visibilità delle donne, soprattutto sulla questione della violenza. Però ripeto in questa campagna elettorale non mi è sembrato che abbiano rappresentato un nodo importante.

In tema di violenza il caso Weinstein, ad esempio, ha suscitato diverse reazioni…

Il ritorno alla parola da parte delle donne non è stato soltanto rispetto al caso Weinstein, ma anche ai grandi casi di cronaca. Tutto questo ha dato centralità al tema della violenza. Io però sono sempre dell’idea che le donne debbano riprendere la parola su tanti temi, ad esempio quello del lavoro, e che non ci si può solo focalizzare su questa vicenda. Devono lanciare parole in positivo, con proposte per il mondo. Questo in effetti mi sembra un po’ un limite degli ultimi anni, mentre in quelli precedenti si è parlato più a 360 gradi. In ogni caso si può parlare di una ripresa di iniziative e questo per me è un fatto importante.

Una donna, che in politica è riuscita a ottenere recentemente risultati positivi, è stata la senatrice Monica Cirinnà, appena rieletta. Il suo nome è associato soprattutto alla legge sulle unioni civili. Lei cosa ne pensa di questa norma?

Credo che sia stato importante averla fatta. Durante l’ultimo periodo di governo sono stati fatti dei passi in avanti sulla questione dei diritti civili. Sicuramente però non ci sono stati sul piano dei diritti sociali. Questo è stato un limite forte che ha condizionato molto probabilmente le elezioni e il voto. Occorre riconoscere tuttavia che è stata una legislatura che ha varato dei provvedimenti che possono essere condivisi nel dettaglio o no, ma con la quale tutto sommato si è andati avanti. Su questo non c’è dubbio. Quella delle unioni civili è stata una legge di mediazione È chiaro. Di sicuro non è stata la legge che volevano i soggetti più consapevoli su queste vicende. Però, ripeto, si tratta pur sempre di un passo in avanti rispetto a prima, anche se una mediazione. Onestamente non mi sentirei di dire parole del tutto negative, questo assolutamente no.

 

 

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Il 5 febbraio 1994 venivano inaugurati a Catania il Pegaso’s Club e il locale comitato d’Arcigay, il primo della Sicilia.

Una giornata che è rimasta impressa nella mente di Franco Grillini che così la ricorda: «24 anni fa ero all’inaugurazione del Pegaso di Catania. Naturalmente ero molto contento di un circolo a Catania: esso rappresentava un elemento di grande importanza. Per l’Arcigay, di cui ero allora presidente nazionale, si aggiungeva una nuova realtà con una bella struttura: questo non solo arricchiva l’associazione ma di fatto contribuiva ad aumentarne ruolo e importanza.

Il clima era ovviamente molto festoso: il successo degli anni successivi è la dimostrazione che quanto avviato a Catania era giustissimo. L’apertura del circolo di Catania era soprattutto indicativa per tutta la Sicilia, in cui non esistevano allora altre organizzazioni Lgbti».

Per saperne qualcosa di più di queste due realtà, l’una strettamente correlata all’altra, abbiamo raggiunto telefonicamente Giovanni Caloggero, presidente del comitato Arcigay Catania.

Giovanni, cosa succedeva 24 anni fa nel capoluogo etneo?

In Via Canfora apriva il Pegaso's Club, circolo affiliato ad Arcigay in omaggio al cui logo veniva scelto proprio il nome del cavallo alato Pegaso a testimoniare la stretta relazione con l'associazione nazionale di riferimento.nDopo circa un decennio di assoluto indiscutibile monopolio della vita notturna Lgbt siciliana concentrata a Taormina, alcuni tentativi erano stati posti in essere già nel 1993 con l'organizzazione di alcune serate nei locali messi a disposizione dalla Comunità Valdese e poi nella sala Neva.

Ma è proprio il 5 febbraio del 1994 quello che segna formalmente e sostanzialmente  la nascita a Catania del Pegaso e del primo circolo Arcigay aprendo  una fase nuova e diremmo anche storica fatta non solo di eventi ludici ma da molto altro ancora.

Quali sono le direttrici lungo le quali il Pegaso ha articolato la sua attività?

In primo luogo quella ludica con l’organizzazione d’eventi e spettacoli. Il Pegaso, dopo i primi sei anni trascorsi interamente nella location di Via Canfora, è stato il primo e, sino a ora, l'unico a concepire e realizzare una discoteca sotto uno chapiteau, cioè sotto un tendone (tensostruttura) solitamente adibita a spettacoli circensi. Superate le prime diffidenze, questa soluzione si è rivelata innovativa generando un vasto consenso per la sua originalità, ripetiamo unica. Anche nel settore dell'animazione il Pegaso è stato pioniere producendo gruppi come i Five Essence Ballet e gli Ekubartgroup.

C’è poi l’attività imprenditoriale…

Diverse sono le iniziative da segnalare, intraprese oltre quella caratteristica della discoteca, proprio per voler fare di Catania un polo Lgbt particolarmente attrattivo e incentivante anche il turismo.

Nel 2005 nasce il Pegaso's Beach, un lido attrezzato completo di cabine, bar e risto-point, dove al mattino e al tramonto si assisteva al rito dell’alzabandiera e dell’ammainabandiera ovviamente rainbow e rigorosamente Arcigay. Il lido rappresenta il primo autentico esperimento di stabilimento balneare attrezzato e completo in Italia, atteso che altri lidi in realtà erano solo spiagge frequentate e fornite solo di qualche bar, almeno all'epoca.

Nel 2007 apre il Neva Cafè il primo ristorante, pub, american bar a Catania, luogo di incontro e degustazione in una delle piazze centrali più belle di Catania, attività anche questa che ha dato possibilità di lavoro a numerose persone.

Decisamente orientati alla innovazione, sia pure in un'area ancora un attimino indietro rispetto a altri paesi e città, abbiamo realizzato una struttura pubblica di dimensioni e concezioni tali che è stata da alcuni definita “berlinese” per le sue caratteristiche, la quale, per dimensioni e soprattutto per la assoluta conformità alle vigenti norme di legge e sicurezza, non teme alcun confronto sia a Catania che nel resto d’Italia.

Quale invece l’operato sociale e di sensibilizzazione verso la collettività Lgbt?

Il Pegaso, memore anche delle proprie origini, non si è mai proposto come una discoteca tout-court ma ha da sempre inteso proporsi e proporre un luogo. Il luogo dell’accoglienza, degli spazi di libertà, dell'amicizia e perchè no anche degli incontri, ma tutto questo entro un contesto di consapevolezza e coscienza politica e culturale.

In tale contesto mi piace ricordare le numerosissime iniziative di contrasto alla diffusione dell'Hiv, la solidarietà fornita alla Tenda di S. Camillo (che ospita malati terminali di Aids) mediante la devoluzione di somme raccolte in serate dedicate, ben nove delle quali in collaborazione con Lila Catania compensata economicamente per la sua presenza in numerose serate, le azioni di informazione su tutte le malattie a trasmissione sessuale Mst, la distribuzione gratuita di profilattici e i test in loco, le informazioni sugli effetti delle droghe e il contrasto alla relativa assunzione

E, da ultimo ma non da ultimo, c’è l’attività politica svolta in questi 24 anni dal Pegaso...

Quanto sopra è considerabile anche sotto il profilo politico, poiché politica non è solo quella dei partiti bensì tutti i comportamenti atti a favorire lo sviluppo delle persone, le loro libertà e idee. In tale contesto ci piace ricordare un evento storico e decisamente innovativo cioè il primo Gay Mediterranean Expo nel 2004 che ha visto a Catania Paesi come Grecia, Israele, e città mediterranee esporre le rispettive attività, esperimento di grande rilevanza e ancor oggi meritevole di attenzione e riproposizione.

Il Pegaso ha inteso e intende essere anche da questo profilo un riferimento per un modo di essere ludico ma in un contesto di consapevolezza e promozione della parità dei diritti umani e civili, operando in stretta connessione con le linee guida di Arcigay in cui si riconosce pienamente.

Fondamentale la attiva e fattiva collaborazione alla realizzazione dei diversi pride: la partecipazione al primo Pride Nazionale 1994 a Roma, realizzazione a Catania del primo Pride in Italia a tema la sieropositività nonché l’unico Pride invernale tenutosi a dicembre 2016 per pressare sul Comune per l’approvazione del registro delle unioni civili.

Non voglio tralasciare un aspetto importante del Pegaso quello della accoglienza e assistenza. Aspetto che ci ha permesso di ospitare e far lavorare persone cacciate o fuggite dalle famiglie dopo il loro coming-out.

Le nostre prospettive già sono nelle mani di una nuova e decisamente più giovane generazione sulla quale ricadono le nostre speranze che sappiano proseguire in questo percorso di lavoro e orgoglio seguendo il modello Pegaso: divertimento e socializzazione coniugati all’impegno soci.

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Dal Nuovo Teatro Sanità di Napoli inizia la tournée di Glam City, spettacolo nato  dall’adattamento dell'omonimo romanzo di Domenico Trischitta, interpretato da Silvio Laviano, per la regia di Nicola Alberto Orofino. 

Protagonista della pièce è Gerry Garozzo, un ragazzo “diverso” che vive a Catania negli anni ’70 e che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo. A Catania Genny Garozzo tenta di realizzare una vera e propria rivoluzione di costume, fatta di travestitismo e trasgressione. Ma purtroppo il suo sogno si infrange drammaticamente.

Glam City è anche la storia di una città come Catania che, ieri come oggi, vive la contraddizione di essere luogo di provincia disperatamente alla ricerca di un riscatto. Da sempre legata alle tradizioni della sua festa, del suo teatro, dei suoi quartieri sgarrupati, dei suoi cittadini strafottenti, di una movida sfrenata e apparentemente spensierata, eternamente in cerca e forse per questo mai contenta. Proiettata sempre verso una dimensione glam che riesce raramente a realizzare. Ed è forse per questo che Catania, città schiacciata fra il vulcano e il mare, resta eternamente uguale a se stessa.

A qualche ora dalla prima replica napoletana (lo spettacolo sarà in scena dal 26 al 28 gennaio al Nuovo Teatro Sanità di Napoli) incontriamo l’attore Silvio Laviano, una carriera divisa tra Parigi, Roma e Catania, che ha terminato da qualche mese le repliche de I sei personaggi in cerca d’autore con la regia di Michele Placido e si appresta a trasformarsi nell’icona glam Gerry Garozzo.

Silvio, cosa è, precisamente, Glam City?

Glam City è un monologo tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Trischitta, liberamente ispirato alla storia reale del primo trasformista catanese, a cui nello spettacolo ho dato il nome fittizio di Gerry Garozzo, che negli anni '70 fu il primo giovane artista a vestirsi da donna e portare in Sicilia la cultura glam londinese, suggestionato dalla musica di leggende pop come David Bowie e Marc Bolan, e fece parlare molto di sé, innescando una vera rivoluzione artistica e culturale a Catania.

Io seguo la vita di questo personaggio dagli anni '70 agli anni '90. Racconto anche le trasformazioni della società, l’evoluzione della musica, la chiusura di una Sicilia retrograda che non accettava questa realtà e la realtà di una città, come Catania, estremamente ambivalente: da un lato repressiva e fascista e dall’altro esplosiva. Un po’ come l’Etna: nero all’esterno ma pieno di lava incandescente, pronta ad esplodere, dentro.

Glam City racconta la città di Catania attraverso gli occhi di Gerry Garozzo.

Glam City, dopo il debutto nella “tua” Catania, inizia la propria tournée proprio nella settimana dedicata alla memoria. Una scelta voluta?

Parzialmente sì. Nella settimana della memoria Glam City è un appuntamento importante perché promuove un recupero della memoria relativamente alla cultura di genere: è importante ricordare e sapere che ci sono stati dei nostri “padri” che hanno iniziato la nostra rivoluzione tanti anni fa.

La storia di Gerry Garozzo è infatti la storia di un ragazzo che per la prima volta, nel Sud Italia, ha deciso di essere se stesso. Nonostante gli insulti per strada. Nonostante una famiglia che l’ha dolorosamente negato. Nonostante gli anni '80 che, non dimentichiamolo, in Sicilia sono stati caratterizzati dalle continue ed efferate lotte di mafia.

Glam City è anche un omaggio alla memoria, la nostra memoria.

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Quanto vale elettoralmente la collettività Lgbt in Italia? E che capacità, quindi, ha di incidere sulle prossime elezioni politiche? Sono domande che in questi decenni hanno aleggiato dentro e fuori il movimento senza mai ricevere analisi e risposte convincenti.

Ma è bene porsele soprattutto in questo momento di sciorinamento di dati elettorali sulle elezioni siciliane e sul municipio di Ostia. Un dato mi sembra palese: vince la destra e, dentro questa per noi triste vittoria, si afferma un gruppo di estrema destra come Casa Pound, che nella disastratissima realtà di Ostia raggiunge quasi il 10%. Un voto raccolto soprattutto tra i disperati delle periferie che non vogliono gli immigrati e che un tempo votavano a sinistra. 

Se questo è il quadro politico che emerge dalle elezioni, è necessario affermare con la massima sincerità e realismo che il dato è per noi molto preoccupante perché la destra in Italia è un’area politica violentemente omofoba e xenofoba. Non a caso il camerata Musumeci, qualche giorno prima del voto, ha celebrato la sua giornata pro family con l’intera collezione di mostri che, tormentandoci per anni, si sono persino inventati partiti politici, ginnastiche da fermi (Le sentinelle in piedi) e tampinamenti ravvicinati a ogni manifestazione. Fossero i Pride o persino le unioni civili non senza attacchi incivili condotti addirittura personale (si veda la vicenda di Cesena con la querela dell’Arcigay di Rimini che sarà discussa in sede giudiziaria). 

La vera novità del pregiudizio omofobo degli ultimi 20 anni è proprio questa: l’omofobia politica che prima non c’era o c’era in misura molto minore. Chi la promuove pensa al tornaconto elettorale. Al fatto che, agitando la paura del diverso, si possano ottenere e allargare consensi se non addirittura un buon piazzamento elettorale.

Il primo compito quindi di un’azione efficace della collettività Lgbt è quello di fare in modo che l’omofobia politica non paghi né in termini elettorali ne in termini propagandistici. Discuteremo a lungo nelle prossime settimane il come e il modo di quest’azione che mi sembra assolutamente necessaria. Il secondo compito è quello di far pesare la nostra presenza. In politica i voti si contano e si pesano. E non c’è dubbio che la nostra capacità di spostare larghe masse di voto è assai scarsa anche perché in Italia non abbiamo quelle concentrazioni Lgbt nei grandi centri urbani che caratterizzano metropoli con Parigi, Londra, New York, San Francisco, ecc.

Nel nostro caso più che al numero dei voti l’attenzione è da rivolgere all’identità etico-politica condivisa proprio ora che la crisi della sinistra e del progressismo laico sembra aver esaurito i propri spazi. Non è qui la sede per un’analisi sul perché i nostri interlocutori politici siano andati così male in questa tornata elettorale. Con il rischio di una tale marginalizzazione da far pensare che in futuro la partita politica in Italia sembri essere tra destra e M5s con la sinistra e il centrosinistra fuori gioco.

Ma proprio per questo la collettività Lgbt, che si muove non certo nei meandri del clientelismo ma nel mare aperto degli ideali di libertà, democrazia, inclusione, può fare la differenza in una politica sempre più omogenea al populismo e sempre più serva delle convenienze del momento. Non mi rassegno all’idea che il gioco politico sia tra due destre variamente omofobe mentre la sinistra, al suo interno, è impegnata al gioco al massacro come avvenne in Spagna dove i comunisti sparavano sugli anarchici per ordine di Stalin mentre il fascista Franco sterminava entrambi.

Nell’ultima legislatura abbiamo avuto molte amiche e amici  in Parlamento, a partire da Monica Cirinnà, che ci hanno portato ad approvare le unioni Civili. Mi pare di poter dire che proprio l’attuale successo delle destre esalti il valore della vittoria sulle unioni Civili. Vittoria che, a mio parere, è irreversibile dopo 4mila cerimonie con l’adesione convinta e commossa di mezzo Paese. Ecco perché dobbiamo fare il massimo: incontrare i candidati, convincerli delle nostre ragioni, aiutare fino in fondo i candidati Lgbt e gay-friendly.

Insomma, fare quel lavoro di lobbying che finora non è stato fatto con sufficiente convinzione. Perché ne va del nostro futuro e della quelità stessa della nostra democrazia.

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Dove quando? Se questa è una di quelle domande che, da viaggiatori, vi fate più spesso, beh, noi siamo qui per rispondere al meglio! Divertimento e relax vengono premiati a Palermo con vacanze memorabili, con esperienze uniche che faranno morire di curiosità i vostri amici rimasti a casa.

Lasciatevi ispirare da questo bellissima guida su Palermo e scoprite quanto è incredibile e bella questa gay life!

Incipit bb, è sempre un piacere la (ri) scoperta

Il bb Incipit è uno degli alberghi più belli di Palermo. Un Bed & Breakfast letterario gestito dalla prima coppia gay che ha ottenuto in affido un minore in città. Ospitalità, passeggiate, tour ed escursioni. Assicuratevi almeno una cena romantica, con un bicchiere di vino rosso e una buona compagnia attorno. Da non perdere!

Giusto un salto!

Mondello è bella tutto l’anno, ottimo cibo nei locali del posto e, perché no, un inaspettato bagno fuori stagione in un mare azzurro e cristallino e sabbia bianca che non guasta mai. Soltanto tuffandosi tra le sue onde e perdendosi nell'acqua turchese si può davvero capire. Mondello, che è una frazione di Palermo, è anche il regno delle piante più suggestive. In viale degli Irisi si trova una delle più belle “gallerie” di ficus benjamina della città di Palermo.

Una passeggiata “unica” sulla città

Da percorrere la Via Principe di Belmonte solo pedonale per gustare un fresco aperitivo seduti ai tavolini dei bar! Una bella traversa di fine '800 che collega appunto la Via Ruggero Settimo alla Via Roma. Infine, un giro in uno dei mercati rionali, come Ballarò o Vucciria, vi porterà tra viuzze e piazze caratteristiche, alla scoperta del pesce e delle altre specialità gastronomiche locali. 

Assaggia il dolce siciliano

A Palermo è un’istituzione, un connubio pomeridiano perfetto. Un momento di sano relax da godersi durante queste brevi, ma anomale giornate estive. Da provare la brioche con la granita ai gusti di: caffè, mandorle, pistacchio o limone. Se invece non potete proprio far a meno di gustare un buon dolce, allora sappiate che l’Africano è il tentativo giusto. Si tratta di un rotolo di pan di spagna ripieno di cioccolato morbido e ricoperto da un velo di cioccolato croccante. Una goduria per il palato.

Scatta un selfie ai Quattro Canti

Non puoi di certo non saltare il vero centro di Palermo. Si tratta di una piazza ottagonale con quattro edifici ricchi di statue, fontane e colonne, che in realtà rappresentano i quattro quartieri principali della città. Al centro di ognuno si trovano le quattro statue che rappresentano le “All Saints” della città: cosa aspetti a scegliere la tua preferita e a scattare un selfie immacolato?

Un amore di Sauna

La sauna non manca di certo a Palermo, rendendola un’ottima destinazione per godersi il piacere fino in fondo! Dopo un indimenticabile giorno passato ad esplorare la città, dirigetevi verso Maxximum Time Gay Sauna. Rilassatevi seguendo il vostro ritmo, godetevi ogni momento, e preparatevi a fare nuovi incontri dopo una fantastica giornata.

Siete pronti a scatenarvi?

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Nell’imminenza della prossima tornata elettorale siciliana i comitati Arcigay di Catania, Ragusa e Siracusa hanno stilato un questionario sulle tematiche Lgbti da inviare ai candidati di tutti gli schieramenti. Per saperne di più Gaynews ha intervistato Giovanni Caloggero, presidente del comitato catanese.

Giovanni, quali sono state le motivazioni che hanno spinto Arcigay Catania a redigere un questionario rivolto alle persone candidate alle prossime elezioni regionali?

In ogni occasione elettorale molti candidati si ricordano che le persone Lgbti sono "anche" elettori e, pertanto, la comunità viene attenzionata. Ovviamente spesso solo in queste circostanze. Insieme ai comitati di Siracusa e Ragusa abbiamo, quindi, pensato di voler inquadrare gli eventuali candidati, in particolare i candidati alla Presidenza della Regione, nel contesto di taluni temi per noi importanti e acquisire le rispettive dichiarazioni da rendere pubbliche, come parimenti pubblico sarà il loro eventuale silenzio. Questo, per noi, costituisce anche uno strumento utile all'elettore per le sue libere valutazioni di merito.

Quale valore vincolante possono avere le dichiarazioni che i candidati daranno alle domande?

Ovviamente trattasi non di impegni bensì di una manifestazione di orientamento sui temi per noi sensibili. Quindi nessuna valenza vincolante ma nel futuro una possibilità per noi di evidenziare eventuali mancanze di coerenza e poca attendibilità.

Quali sono le vostre aspettative in merito a questa  iniziativa e alle eventuali risposte? 

Purtroppo lo scenario politico siciliano non ci consente alcun ottimismo. Soprattutto sui candidati alla Presidenza della Regione ad eccezione di qualcuno le cui possibilità di essere eletto sono praticamente nulle. Per il resto, sempre in tema di aspiranti presidenti, il quadro è veramente sconfortante poichè si passa dall’irrilevanza politica alla già constatata quasi omofobia e, nel migliore dei casi, alla più crassa ignoranza dei nostri temi ed esigenze. Alcune differenze si rilevano, invece, in taluni candidati al consiglio regionale, diversi dei quali hanno già fornito risposte soddisfacenti. Comunque sia, entro e non oltre il 31 ottobre renderemo pubbliche le risposte e anche i silenzi.

Il caso di Roberta Mezzasalma ha influito su questa  iniziativa

No. In nessun modo le dichiarazioni di Roberta Mezzasalma hanno influito, atteso che il questionario è stato predisposto e inviato ai destinatari già diverse settimane prima.

La stessa Mezzasalma ha rilasciato dichiarazioni sulle persone Lgbti, alle quali il presidente di Arcigay Ragusa ha già dato una sua prima  risposta proprio su Gaynews. Quale  sono le  tue considerazioni in proposito? 

Condivido e sottoscrivo le dichiarazioni di Marco Igor Garofalo, presidente del comitato territoriale di Ragusa. A mio avviso Roberta Mezzasalma ha dei problemi di accettazione che non è ancora riuscita a risolvere. Dispiace solo, sotto il profilo strategico, che la sua candidatura in una lista non certamente a noi vicina possa consentire a questa stessa lista di apparire per ciò che decisamente non è, cioè aperta e accogliente. Cosa che sino ad oggi non è stata.

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Pensavamo a una svolta in Sicilia con la candidatura di una donna transessuale sia pure tra le file dell’Udc. Invece ci sbagliavamo e, ancora una volta, dobbiamo tristemente verificare quanto diffuso sia lo stigma omotransfobico proprio tra le stesse persone Lgbti.

È il caso di Roberta Giulia Mezzasalma, candidata trans dell’Udc alle prossime regionali, che ieri mattina, ai microfoni di Radio Cusano Campus, non ha perso occasione per definire la condizione delle persone Lgbti una “disgrazia” che le rende infelici. Come se non bastasse, la ristoratrice di Vittoria ha definito il Pride un fenomeno da baraccone e ha rifiutato di essere accostata a Vladimir Luxuria, sostenendo che lei, a differenza di quest’ultima, si è sempre comportata correttamente e non ha mai dato scandalo.

Insomma, un vero e proprio florilegio di luoghi comuni e pregiudizi che, come tutti sanno, sono le fondamenta su cui si radica, nella nostra società, la sofferenza e l’esclusione sociale delle persone Lgbti. Luoghi comuni e pregiudizi ancora più odiosi se a esternarli è una persona transessuale, che ha compiuto il percorso di transizione da quasi vent’anni e che, dunque, sa bene come sia mortificante confrontarsi col subdolo pregiudizio e la palese discriminazione della società.

A tale proposito, raccogliamo lo sfogo accorato di Marco Igor Garofalo, presidente del comitato Arcigay di Ragusa che, indignato e deluso dalle esternazioni di Roberta Mezzasalma, le si è rivolto ricordandole che «non siamo qui per esprimere giudizi né epiteti sul transessualismo e sull’identità di genere. Stiamo a condividere lotte e diritti comuni che "altro" sono dallo stereotipo da te citato e cioè che essere omosessuali o transessuali sia una vera disgrazia». Rispetto ai Pride, aggiunge Garofalo, «siamo certamente lontano dai tempi di Sylvia Rivera che lanciò la bottiglia a Stonewall. Ma, se in passato non ci fossero state persone che con la loro visibilità o "baracconata", come asserito da Roberta Mezzasalma, fossero scese in piazza, oggi molti diritti, compresa la legge 164 del 1982, non avrebbero avuto modo di esistere».

Lo stesso Marco Igor Garofalo, pur augurandosi una rapida smentita della candidata dell’Udc, invita, infine, tutte e tutti a riflettere maggiormente prima di enfatizzare o generalizzare in situazioni pubbliche e mediatiche quelle che sono, casomai, semplici elucubrazioni personali sulla propria esperienza soggettiva.

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