Mentre il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni accoglieva a Palazzo Chigi il primo ministro greco Alexis Tsipras, la sottosegretaria di Stato Maria Elena Boschi riceveva il deputato dem Alessandro Zan e il direttore di Gaynews Franco Grillini.

Motivo dell’incontro l’apporto dei media di settore Lgbti a una corretta quanto globale informazione e la promozione d’una sensibilità giornalistica ai temi delle discriminazioni attraverso i corsi di formazione giornalistica, organizzati da Gaynet – di cui Grillini è ideatore e presidente – in collaborazione con gli Odg regionali. Occasione del raffronto le ricorrenze anniversarie di Gaynews, che nel maggio prossimo festeggerà 20 anni di fondazione.

Si è inoltre affrontato il tema della legge sulle unioni civili. Un traguardo di cui Franco Grillini ha rievocato gli antefatti con particolare riferimento al progetto di legge sui Pacs durante il suo mandato parlamentare.

Un traguardo che è stato possibile realizzare nel maggio 2016 grazie all’allora premier Renzi ma soprattutto grazie al convinto impegno di Monica Cirinnà e di parlamentari quali Sergio Lo Giudice e Alessandro Zan.

L’incontro si è chiuso con ricordi della sottosegretaria sullo studio delle lingue classiche ai tempi del liceo durante uno scambio di battute col caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, che cura un blog in latino su temi Lgbti per Huffington Post.

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Una presentazione in grande stile quella dell’ultimo libro di Pietro Folena presso la Sala della Crociera del ministero dei Beni culturali. Alla presenza della ministra della Difesa Roberta Pinotti, dell'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti e del presidente della Pontificia accademia per la vita Vincenzo Paglia è stato disvelato quel “dialogo impossibile” tra Berlinguer e Bergoglio che interessa la prima parte del volume collettaneo Enrico e Francesco. Pensieri lunghi.

Una vera e propria trilogia in unum che, edita per i tipi romani Castelvecchio, si sviluppa attraverso la versione rivista e aggiornata dei saggi foleniani I ragazzi di Berlinguer. Viaggio nella cultura politica di una generazione L’evaporazione. Un'analisi, quest’ultima, che, incentrata sugli anni susseguenti la morte di Berlinguer, si interroga su come e perché sia stato disperso il patrimonio della sinistra italiana.

Tema vitale per Pietro Folena che ha militato giovanissimo nel Pci e ha conosciuto Berlinguer, di cui organizzò nel 1984 l’ultimo comizio. Quel Folena che, appena un anno dopo,  sarebbe stato scelto da Alessandro Natta quale segretario nazionale della Fgci. Eletto per la prima volta deputato nel 1987, è seduto in Parlamento per cinque legislature consecutive (X-XIV°) tra le file del Pci, Pds e Ds.

Avvicinatosi ai movimenti di critica alla globalizzazione dopo i fatti di Genova, è stato per l’ultima volta parlamentare quale indipendente con Rifondazione-Sinistra Europea nel biennio 2006-2009. In quell’anno ha abbandonato ogni ruolo di direzione politica e d’impegno istituzionale per dedicarsi ad attività imprenditoriali nel campo dell'arte.

Ha fondato così nel 2009 con Vittorio Faustini MetaMorfosi, che in pochi anni si è affermata come associazione di riferimento nel campo della produzione di mostre, della valorizzazione di beni culturali e d'importanti interventi conservativi e di restauro.

Per sapere di più del suo volume, lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Enrico e Francesco. Un dialogo “impossibile” come da lei scritto. Per motivi cronologici o anche contenutistici?

Il dialogo è impossibile per ragioni temporali, ovviamente. Si tratta non solo di 30 o 40 anni di distanza, ma di due mondi diversi: quello dell'equilibrio del terrore e quello della guerra mondiale a pezzi. Tuttavia è "dia-logos", per mezzo del discorso e, quindi, diventa reale. Certamente su molti aspetti contenutistici le differenze sono davvero grandi. Ciò che a me interessa non è il confronto tra due Chiese – quello che fu chiamato catto-comunismo – ma la radicalità, l'attenzione alle radici e ai fondamenti etici di due personalità che dalle Chiese in qualche modo fuoriescono e che cercano strade nuove. In qualche modo un socialismo d'ispirazione umanistica e cristiana.

Delle otto sezioni tematiche componenti i Pensieri lunghi in quale a suo parere scorge maggiore affinità tra il leader del Pci e il Papa Riformatore?

Senza alcun dubbio in quella relativa alla visione del mondo. Pur in epoche tanto lontane e con equilibri diversi, Enrico e Francesco vivono il mondo globale, interdipendente, connesso. La pace, la vita sul pianeta, la giustizia sociale come problema globale sono il cuore di questa comunanza, che non a caso trova nella figura di san Francesco d'Assisi un esempio "laico" e non solo ecclesiastico di azione.

Si affrontano temi cardine del pensiero dei due uomini: lavoro, giustizia sociale, donne, pace. Nulla, invece, su quello dei diritti delle persone Lgbti. Forse perché Berlinguer non ha avuto a cuore tali istanze?

Il Pci veniva da una tradizione politica - certamente non la sola – animata da una forte ostilità nei confronti dell'omosessualità. Viveva al suo interno una contraddizione, visto che non pochi intellettuali, artisti, letterati vicini al partito erano gay, più o meno dichiarati. Il tema dei diritti civili a tutto tondo, a partire da quelli Lgbti, non era assolutamente elaborato. Si può tutavia scorgere nel modo in cui Berlinguer schierò il Pci sui temi dei diritti civili come il divorzio e l’aborto o sull'apertura reale a istanze di liberazione, e non solo di emancipazione che venivano dal femminismo, una volontà in nuce di rimettere in questione la visione maschilista e patriarcale propria anche di una parte del movimento operaio. Insomma Berlinguer, se avesse avuto il tempo, avrebbe sicuramente aperto la strada a un cambiamento sui diritti delle persone Lgbti.

Come “ragazzo di Berlinguer” saprebbe dirci qual era la posizione del segretario storico del Pci nei riguardi dell’omosessualità?

Mi riallaccio a quanto detto prima. Non ho una risposta: bisognerebbe parlarne con Aldo Tortorella, che era al suo fianco e che forse può raccontare qualcosa. So, tuttavia, che all'indomani della morte di Berlinguer a Padova - di cui parlo nel volume, poiché ero lì – io fui chiamato a rivestire il ruolo di segretario nazionale della Fgci. Raccogliendo le istanze che l'Arcigay di Franco Grillini portava avanti e condividendo la battaglia condotta controcorrente da un giornalista de L'Unità come Eugenio Manca, decisi sin dall’inizio di chiamare nella mia segreteria un giovane esponente d'Arcigay come Nichi Vendola e di condurre una tale lotta nel partito a viso aperto  (il quale, se ben ricordo, aveva cominciato a dare, proprio negli ultimi anni di Berlinguer, segnali di apertura).

Ricorda se Berlinguer si sia mai espresso su Pasolini e sul suo omicidio?

Ho in mente la fotografia di Berlinguer che sfila commosso davanti alla bara di Pasolini. La Fgci di Roma aveva fatto con lui la Festa nel 1974. Intorno all'idea di austerità sono percebili grandi affinità di visione. Era lontano il tempo indegno in cui Pasolini era stato allontanato dal Partito per il suo orientamento sessuale. Mi piace ricordare come nel 1985, appena divenuto segretario della Fgco, dedicammo proprio a Pasolini la prima festa nazionale a Castel Sant'Angelo dal titolo La disperata passione di essere al mondo.

In Evaporazione lei parla della dissoluzione di uno dei più grandi patrimoni delle sinistre europee. Se dovesse in sintesi indicarne le cause, quali evidenzierebbe?

L'evaporazione di cui parlo nasce dalla rinuncia esplicità alla radicalità dei valori. Alla fine degli anni '80 si è fatta strada a sinistra nel campo socialista e in quello comunista l'ideologia dell'autonomia del politico, della necessità d'eliminare ogni riferimento ideale e etico. La sinistra di governo si è pensata come una sinistra che conquistava la stanza dei bottoni sempre meno individuabile rispetto all'invenzione semantica di Pietro Nenni. E non come una sinistra di valori, di trasformazione, che usa le leve del governo e dell'autogoverno per cambiare le cose. Aver sposato il credo neoliberale per più di un ventennio ha creato effetti perversi e ha spinto a tornare indietro a un'idea notabilare della politica fuori dalla società e dai suoi gangli.

Oggi per Pietro Folena che sinistra è quella italiana? E, alle prossime elezioni, si sentirà più vicino al Pd o al neopartito di Grasso?

Penso che ci sia un gran problema etico e ideale. Di costruire i fondamenti, che attingono a grandi valori su cui la sinistra è nata ma che richiedono risposte completamente nuove. In questo il radicalismo di Bergoglio, quello di Corbyn e quello di Sanders hanno tratti in comune. Il lavoro da fare, quindi, in Italia non riguarda le prossime elezioni ma un percorso più lungo e articolato. Le elezioni prossime potrebbero favorirne la nascita. Da questo punto di vista, trovo nel modo umano in cui Pietro Grasso si propone e nel suo costante richiamo ai valori, un possibile nuovo inizio, che comunque io sono orientato a sostenere.

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Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Pubblichiamo oggi il video intervento Il "decoro" nella storia e l'annoso dibattito sui Pride dello storico dell'arte Valerio Mezzolani.

 

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Ne iniziamo la pubblicazione col video della relazione Dalla televisione al web: una prospettiva storica sull’informazione Lgbti dell’ex parlamentare Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews.

 

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