Presentato con grande enfasi il 2 febbraio da Matteo Renzi a Bologna, il programma elettorale del Pd nella cosiddetta versione malloppo (a fronte del completo silenzio di quella più sintetica e dello schema in 100 punti) dedica appena due punti del paragrafo Per una cultura dei diritti e delle pari opportunità al tema dei diritti Lgbti. A suscitare soprattutto malcontento tra le file dell’associazionismo rainbow – a partire dalla forte dichiarazioni di Sebastiano Secci, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli – il mancato riferimento al matrimonio egualitario, la cui responsabilità è da attribuire alla segreteria di partito come chiarito da L’Espresso.

Per saperne di più, Gaynews ha raggiunto la deputata Silvia Fregolent che, quale responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Pd, ha avuto un ruolo principale nello stendere le linee guida alla stesura finale del menzionato paragrafo del programma.

Onorevole Fregolent, grandi aspettative da parte della collettività Lgbti per poi prendere atto che il programma riduce tutta la questione dei diritti alla lotta all’omofobia e alla riforma delle adozioni. Ma che, soprattutto, non si parla affatto di matrimonio egualitario...

Il nostro Paese approderà indubbiamente al matrimonio egualitario. Ma abbiamo appena approvato le unioni civili. Facciamo perciò funzionare le unioni civili, che sono state fortemente volute, come ben si sa, e realizzate dal Partito Democratico. Se avessimo dovuto dar retta a quanti dicevano e dicono: O tutto o niente, non avremmo avuto niente. Siamo riusciti ad avere le unioni civili grazie a un atto straordinario come l’aver posto la questione di fiducia. Cosa che non era mai successa coi precedenti governi di centrosinistra. Figuriamoci quindi con un governo di larghe intese come è stato quello della XVII legislatura. Noi dunque abbiamo ottenuto questo risultato.

Dobbiamo perciò far funzionare le unioni civili. Sappiamo benissimo che proprio per aver messo la fiducia, abbiamo dovuto lasciare un pezzo importante. Quello, cioè, del riconoscimento della genitorialità. Andare perciò oltre le unioni civili, quando esse devono essere ancora completate, non è serio. Visto che noi vogliamo essere seri e promettere cose che possiamo fare, pensiamo di poter realizzare il completamento delle unioni civili. Dire dunque oggi matrimonio egualitario vuol dire paroloni. Vuol dire lanciare uno slogan sapendo da subito che non potrà essere realizzato. Facendo in modo che la legge sulle unioni civili funzioni, si arriverà al matrimonio egualitario.

Eppure il gruppo d’area orlandiana Dems Arcobaleno aveva preparato un documento molto articolato e ampio sui diritti delle persone Lgbti, tra i quali ampio spazio era proprio dato al matrimonio egulitario. Insomma, che cos’è successo?

Nel parlare di completamento delle unioni civili, del riconoscimento della genitorialità e della lotta alll’omofobia abbiamo preso spunto proprio da quel documento. Ovviamente non solo da quello. Abbiamo tenuto in conto anche gli altri testi pervenuti. L’area orlandiana mi ha fatto gentilemente pervenire quel documento che ho letto con interesse e apprezzato. Ma, come dicevo, anche altre correnti l'hanno fatto. Per cui ho dovuto fare una sintesi da far confluire nel programma finale. In seguito anche a un confronto col segretario Renzi, con Maria Elena Boschi e Tommaso Nannicini, incaricato di stilare il programma, è venuto fuori quel testo con la mancata menzione, però, del matrimonio egualitario. E, questo, per i motivi accennati.

Nel punto relativo alla lotta all'omofobia l’essere transessuale è stato presentato come una peculiarità dell’orientamento sessuale. Uno scivolone notevole, cui si è poi riparato nella tarda serata del 2 febbraio grazie a un intervento dell’onorevole Alessandro Zan. È vero?

Sì, è vero. Credo che quell’errore fosse dovuto al fatto che troppe persone ci hanno messo mano.  Quando Alessandro Zan mi ha fatto notare che il punto così formulato era erroneo, ho chiesto che venisse apportata la modifica (come infatti è avvenuto): «la peculiarità dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale».

In tema di contrasto all'omotransfobia resterete ancora ancorati al testo del ddl Scalfarotto, tanto criticato dalla collettività Lgbti?

Noi partiremo sicuramente dal ddl Scalfarotto. Vorrei ricordare che in Aula si dovettero apportare delle modifiche, essendoci all’epoca un governo di larghe intese. Lo stesso Scalfarotto, mio amico, fu costretto a delle mediazioni anche per suggerimento dell’allora capogruppo Roberto Speranza.

So benissimo la sofferenza che Ivan ha provato non soltanto nell’accettare tali mediazioni (nel tentativo di portare la legge a casa) ma anche nell’essere attaccato dalla comunità Lgbti, che ha sempre difeso. Noi partiremo dunque dal progetto originale e vedremo cosa riusciremo a fare.

Passando ora al rapporto con la collettività Lgbti, lei ha incontrato i vertici di ArciLesbica nazionale il 25 gennaio. Eppure nessuna esponente di essa partecipò al primo tavolo con tutte le associazioni, che lei ha presieduto il 9 novembre scorso. Come mai?

A quel tavolo non c’era ArciLesbica, perché ci fecero sapere d’essere in fase congressuale. Appena eletta, la neopresidente Gramolini mi ha scritto una lettera per chiedermi un incontro. Incontro comunque avvenuto a programma Pd concluso, anche se ArciLesbica aveva precedentemente mandato, al pari di altre associazioni, delle sottolineature che non sono state accolte. Come responsabile del dipartimento Pari Opportunità, ritengo doveroso incontrare tutti sia in un tavolo comune sia separaramente. Più d’una volta, d'altra parte, ho incontrato Arcigay - avendomene fatto richiesta - anche dopo il tavolo del 9 novembre.

Onorevole, come si è svolto l’incontro con Gramolini e Vannucci di ArciLesbica, cui era presente anche la depuatata dem Fabrizia Giuliani, non più ricandidata alle prossime elezioni?

Si è trattato d'un incontro molto tranquillo. Mi hanno fatto vedere la petizione ai Segretari di partito contro la gpa – personalmente non amo l’espressione “utero in affitto" – e presentato le istanze di una parte del mondo femminista, molto attento a quest’argomento. Io ne ho preso atto e ho letto con attenzione il testo della petizione come faccio con tutti i documenti che mi vengono consegnati. Al riguardo, come responsabile del dipartimento, non ho espresso valutazioni di sorta.

Ma il parere personale di Silvia Fregolent qual è in tema di legge 40 e gpa?

Personalmente ritengo che sulla legge 40 sia necessario condurre un serio dibattito, essendo intevenute più volte al riguardo la magistratura e la Corte Costituzionale. Quella legge è ormai ridotta a un taglia e cuci. A un puzzle.

Sarebbe perciò opportuno rivisitarla per il bene delle cittadine e dei cittadini. Lo sappiamo benissimo che vietare certe pratiche, poi consentite all’estero, è un’ipocrisia. Si tratta ovviamente di un tema molto delicato. Innanzitutto sarebbe opportuno che il dibattito parta da un dato inoppugnabile: le persone ricorrenti alla gpa sono soprattutto eterosessuali. Il fatto che la comunità Lgbti si lasci attirare dalle polemiche di chi avversa la pratica fa passare nell’opinione pubblica l’idea che siano le coppie di persone omosessuali a farvi principalmente ricorso.

Ecco perché è necessario un dibattito pubblico e approfondito che tocchi l’aspetto dell’assoluta inaccettabilità della gpa in quei Paesi, terzo e quartomondiali, dove non è affatto libera e c’è un totale sfruttamento della donna gestante. Bisognerebbe poi studiare meglio il fenomeno in quei Paesi dov’è consentita per legge. Ritengo che non abbia fatto un buon servizio alla causa Niki Vendola sventolando il proprio splendido figlio quale spot alla gpa. Una tale decisione ha allontanato, a mio parere, ancora di più la possibilità di trovare una soluzione.

Dibattito serio e aperto sulla gpa. Eppure, talune femministe considerano il solo parlarne o scriverne una violazione del comma 6 dell’art. 12 della legge 40. Che cosa ne pensa?

Anche se ho votato sì all’ultimo referendum di riforma costituzionale, ritenendo che la Carta vada migliorata, sono molto attaccata a essa. In particolare, sono attaccata all’art. 21 che tutela la libertà d’espressione. Io difendo ovviamente la libertà di ArciLesbica e di alcune femministe di esprimere la propria opinione contraria alla gpa come difendo quella favorevole di altre associazioni o persone.

Ritengo, dunque, che bisogna approfondire l’argomento e parlarne liberamente anche con chi la pensa in maniera diametralmente opposta. Ho visto col tempo, ad esempio, che persone, assolutamente contrarie alle unioni civili, si sono poi aperte a seguito di confronti.  Tutto ciò è frutto di mediazione. Quella di cui hanno saputo dare splendida prova, ad esempio, Alessandro Zan, Monica Cirinnà e  Sergio Lo Giudice proprio durante il dibattito parlamentare sulle unioni civili.

Insomma, sulla legge 40 sarebbe necessario partire dalla riscrittura che ne ha fatto la Corte e valutare dei cambiamenti. Fare insomma un "tagliando", perché si tratta di una legge datata. Gli slogan duri non portano a nulla. Gli estremismi, infatti, non vanno mai bene: è necessario sempre mettersi nei panni altrui. Non mi sono affatto piaciute certe prese di posizione con la minaccia di non votare chi è favorevole alla gpa. Il parlamentare ha infatti il dovere di rappresentare tutti. Quando non siamo d’accordo, bisogna cercare di capire e trovare una soluzione. Non siamo una curva sud. Noi siamo chiamati al compito di legislatori e dobbiamo dunque agire per il bene di tutte e tutti.

Onorevole, lei è stata ricandidata. I diritti civili saranno al centro della sua campagna elettorale?

Sono candidata alla Camera nel collegio plurinominale Piemonte 01, dove è capolista Pietro Carlo Padoan.

È ovvio che i diritti civili delle persone Lgbti (e non) saranno al centro della mia campagna elettorale in piena adesione al programma del Pd che tocca un tale ambito  a 360 gradi. In tale battaglia andrò avanti in sintonia con le idee degli amici di sempre - da Monica Cirinnà a Sergio Lo Giudice, da Alessandro Zan a Ivan Scalfarotto - e confrontandomi con tutte le associazioni che lo vorranno.

Non ho paura del confronto come non ho paura di chi va minacciando di voler abolire le unioni civili in nome della tutela della “famiglia tradizionale”. Al riguardo voglio dire che, nelle vesti di pubblico ufficiale, ho celebrato due matrimoni e un’unione civile. Ora non ho mai provato un’emozione così forte come nel celebrare l’unione civile di Franco e Davide. Questi miei amici stanno insieme da 20 anni e non conosco nessuna famiglia così tradizionale come la loro.

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La candidatura di Tommaso Cerno nelle liste del Pd è una di quelle che ha sollevato – e continua a sollevare – più attenzione e discussione. Attenzione e discussione inevitabili qualora si considerino la forte personalità e la competenza professionale del giornalista friulano, già assurto ai vertici de L’Espresso e La Repubblica.

Com’era prevedibile, il passato di Cerno è stato messo al setaccio. Si è pertanto fatto notare come l’ex dirigente nazionale d’Arcigay fosse stato candidato tra le file di An alle Comunali di Udine nel 1995 e avesse ricoperto l'incarico d’addetto stampa di Maurizio Fabris, sottosegretario Udeur del ministero del Commercio estero nel II Governo Amato (25 aprile 2000 – 10 giugno 2001). Obiezioni cui Cerno ha risposto dalle colonne de Il Fatto Quotidiano.

Appare però insoluto il quesito sul “mussolinismo” renziano, di cui il giornalista tratta in in A noi! Cosa ci resta del fascismo nell'epoca di Berlusconi, Grillo e Renzi (Rizzoli, Milano 2015). Senza parlare di un suo tweet - sempre del 2015 – sulla gpa che, rilanciato da alcune femministe della differenza, sta suscitando non poche polemiche sui social, soprattutto tra ampi strati della collettività Lgbti.

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Raggiunto telefonicamente, ecco come si è espresso al riguardo.

Insomma, in A noi! sono numerosi i passaggi, anche gustosamente ironici, in chiave antirenziana. Come non sono mancate negli ultimi anni critiche nei riguardi del Segretazio nazionale del Pd, che oggi però ti candida al Senato in due collegi “blindati”.

Immaginare che su ogni posizione ci sia l’accordo tra il Segretario e chi in qualche modo aderisce a un progetto di cambiamento nel Paese vorrebbe dire non essere nel Partito Democratico. Nel senso che il dibattito tra diverse visioni è molto intenso ma è proprio il senso della parola partito. Il partito elabora e cambia idea.

In varie occasioni io e Renzi non abbiamo avuto la stessa opinione su molte cose. E a volte ancora abbiamo opinioni diverse. Ma il senso di questo partito è trovare una sintesi tra queste opinioni e visioni, che invece hanno di comune dei paletti imprescindibili. Uno di questo è l’uguaglianza tra i cittadini. Mi sembra insomma che siamo l’unico partito che ha posto la fiducia in Parlamento su un tema di diritti nella storia della Repubblica.

Questo fatto va al di là della singola opinione o della sfumatura su un tema specifico. Così come è ben differente dall’assenza di dibattito interno, ravvisabile invece in altri partiti dove qualcuno dall’alto dà una linea che deve essere seguita (e che si moltiplica, ad esempio, su internet come fosse un virus) e dove non c’è la possibilità di pensare diversamente.

Al contrario, trattandosi di un Partito Democratico, ritengo che non vi sia nulla di male se in un mio libro scrivo una cosa diversa sul Segretario Renzi. Renzi leggendo questo libro avrà immaginato anche lui di continuare il dibattito per vedere dove ci portava. Trovo incredibile che si possa immaginare che in un partito tutti pensino esattamente allo stesso modo. Significa vedere un’Italia brutta proprio come è scritto in A noi!. Un’Italia, cioè, in cui vigono il conformismo e il pensiero unico.

Andiamo al tuo tweet del 30 novembre 2015. Quello in cui affermavi: A scanso di equivoci io sono gay ma trovo la pratica dell’utero in affitto oscena. Pregherei di non identificare le due cose. Tommaso Cerno userebbe ancora oggi le stesse parole?

Si tratta di un falso dibattito che, fra l’altro, si legava a una trasmissione di quei giorni. Quindi in quel momento il clima era particolarmente teso. Ora alcune parole, come diceva Sciascia, fuori contesto possono attrarre troppo l’attenzione. Quindi mi spiego. 

La mia posizione è che per prima cosa ci vorrebbero le adozioni per i single e per le coppie di persone dello stesso sesso. Questo sarebbe il primo atto che andrebbe nella direzione del dibattito sulla gpa. È un tema annoso, complesso e mai risolto.

Parlare oggi della gpa in Italia è come dire sostanzialmente: Andiamo su Marte senza che però siamo neanche andati dal vicino di casa.

Il tema vero è che i diritti non sono solo il progresso scientifico. Sono un fatto scientifico e sociale.

Quindi la gpa sarebbe normale se conquistassimo il diritto alle adozioni. Per ora resta un tema già molto limitato di per sé nonché limitato anche dal punto di vista della classe sociale d’appartenenza. A me piacerebbe che diventasse un dibattito civile prima che morale come invece vedo che purtoppo avviene. Con due priorità che sono i bambini e le donne. Così potrebbe diventare anche un dibattito etico, cioè un dibattito sul diritto di tutti.

Senza le adozioni resta un dibattito sul diritto di alcuni molto legato alla scienza, al suo progresso, al progresso dello Stato e ai vari controlli che lo Stato fa sui vari comportamenti dei suoi cittadini.

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Il 23 gennaio il Corriere della Sera ha dato la notizia di una lettera e connessa petizione ai Segretari di partito in merito a un formale presa di posizione negativa sulla gpa. Appello che, lanciato da alcune associazioni, gruppi e singole, si compone anche di un avvertimento: «Faremo campagna invitando a non votare candidati o candidate che manifesteranno posizioni contrarie al mantenimento del divieto».

Tra le prime firmatarie compare anche il nome dell'avvocata Andrea Catizone, presidente di Family Smile ed esperta di diritto di famiglia. Cosa che ha stupito, e non poco, chi conosce la giurista piemontese e le sue posizioni di cauta apertura sul tema. Da noi interpellata ha affermato di aver chiesto la cancellazione della sua firma dalla versione online del Corriere (ma che a tutt'oggi continua ad apparire) non avendo mai aderito all'iniziativa. Ma ecco come sono andate le cose.

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Presidente Catizone, il suo nome figura tra le firmatarie della lettera ai Segretari di partito sul no alla surrogata. È giusto?

Purtroppo il mio nome e quello della mia associazione risultano erroneamente firmatarie di quella lettera di cui però non condividiamo né il metodo, né il contenuto. Abbiamo perciò chiesto formalmente di rimuovere immediatamente il nostro sostegno. Riteniamo che gli interrogativi, giuridici, etici e sostanziali che questa pratica comporta non possano essere oggetto di campagna elettorale e che debbano essere affrontati senza pregiudizi di sorta. 

La cosa ha suscitato sconcerto in chi la conosce. Può spiegare che cosa è successo?

Esattamente. Sono stata coinvolta in discussioni tecniche in cui abbiamo affrontato pacatamente questo tema tra giuristi ed esperti di varie discipline. Ci sono delle criticità importanti e ancora irrisolte, che la surrogata solleva e che debbono essere analizzate mettendo a confronto posizioni dissimili e anche diametralmente opposte, salvaguardando i diritti fondamentali degli esseri umani coinvolti in una vicenda così intima e così delicata.

La surrogata ci interroga sul contemperamento tra diritti che deve trovare una risposta equilibrata che solo un legislatore attento può e deve individuare. Il corpo della donna non può essere considerato come uno strumento utilizzabile da chi ha una supremazia economica, ma anche sociale e culturale, per soddisfare un proprio bisogno. È d’altro canto vero che un legislatore incapace di valutare la volontà, liberamente costituitasi di una donna, sia da considerarsi paternalista e primitivo, incapace di ritenere la donna stessa un soggetto di diritto autonomo e in grado di autodeterminarsi.

Oggi c'è anche il tema, di non poco conto, sui limiti che si possono o si debbono porre al progresso scientifico, la cui pulsione alla ricerca, tuttavia non può interrompersi, senza che tuttavia ciò implichi una negazione di diritti verso chi è posizione di debolezza sotto vari profili. Occorre affiancare alla cultura scientifica la priorità di rispettare ed affermare i diritti umani di cui tanto poco si parla nel nostro paese. Di questo mi preoccupo molto. Del fatto, cioè, che sia così difficile oggi in Italia parlare di diritti fondamentali inviolabili. 

Lei ha espresso più volte la sua posizione sulla della gpa. Posizion che lei stessa ama definire mediana. Può esplicitarla nuovamente?

Ecco appunto. Una posizione non faziosa che interroga la mia cultura giuridica e i fondamenti di diritto su cui mi sono formata. Fondamenti che hanno sempre richiesto di non essere fanatici di una visione, ma di sviscerarne ogni singolo elemento per analizzarlo e valutare le conseguenze che una parola, un fatto, una norma determinano nella vita delle persone. Quando si “maneggia" la vita degli esseri umani, ed io lo faccio come avvocato familiarista ogni giorno, si deve pensare che la norma risponde sì all'affermazione di un principio autoritario ma che tuttavia non è autoritario tout court e che l'individuo è un essere in continua trasformazione nelle richieste e nelle aspettative. Compito di chi fa le leggi o contribuisce a farle deve essere quello di interpretare queste metamorfosi con il faro dei diritti fondamentali troppo spesso negati.

Come valuta le posizioni di totale chiusura al dibattito da parte di alcune femministe?

Chi rifiuta il dibattito, a mio avviso, commette un errore inescusabile perché nega il fondamento della dialettica democratica che presuppone il confronto tra posizioni diverse. Un conto è sostenere le proprie convinzioni. Ma ciò non può tradursi in una assenza di legittimazione verso quelle degli altri.

C'è da dire che alcune femministe pongono un tema che è di estrema importanza nella surrogata e che deve essere assolutamente preso in esame.La donna che acconsente a una gestazione per altri, come si è costruita quel consenso? È corretta o no la dazione  economica per ottenere la genitorialità? Chi vigila sul rispetto dei diritti fondamentali di quella donna che partorisce per altri? 

Io aggiungo anche chi garantisce i diritti fondamentali dei nuovi nati con un metodo non scelto e che impatta in maniera assoluta sulla costruzione della loro identità, personalità e soggettività giuridica. Come vengono regolati i rapporti tra le persone coinvolte?

Per troppi anni  alle donne sono stati negati anche i diritti fondamentali e comprendo i timori di chi pensi ad un ritorno indietro, soprattutto in Paesi poveri in cui le donne versano ancora in condizioni di totale sopraffazione. Lì, come nelle fasce più povere e fragili, la prospettiva di un guadagno mediante lo sfruttamento del proprio corpo per generare un "prodotto" ad uso e consumo dei più ricchi è un problema che non si può lasciare senza risposta. In questo le femministe sono dalla parte della ragione, non per posizioni ideologiche, ma lo sono in punto di diritto perché in quel modo non è garantita da nessuno l'affermazione e la tutela dei diritti fondamentali. 

La senatrice Cirinnà è stata fatta oggetto di attacchi e dileggio per avere dichiarato all’indomani della lettera di “essere orgogliosa di non essere votata da certe donne”. Qual è il suo parere in merito?

La senatrice Cirinnà si è contraddistinta nel corso della precedente legislatura per averci messo la faccia, come si dice, su battaglie fondamentali nell'affermazione di uno statuto giuridico di individui, ai quali era negato anche il solo diritto di costruire un progetto di vita con la persona che si è scelto di amare liberamente.

Dunque comprendo appieno il suo orgoglio anche se, come ritengo, alcuni temi devono essere patrimonio di tutti e non debbono rientrare nella campagna elettorale che per definizione esacerba tutti i toni ed è una lotta senza esclusione di colpi.  

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Vice-capogruppo dem al Consiglio comunale di Torino, Chiara Foglietta è una donna, attivista, politica animata da una grande passione: la tutela e il riconoscimento dei diritti umani e civili in un’ottica di piena uguaglianza e inclusione.

Ce ne parla in quest’intervista alla luce anche di alcune recenti prese di posizione di parti del femminismo e dell’associazionismo Lgbti italiano.

Chiara, si avvicinano le elezioni del 4 marzo. Quali sono le tue previsioni in merito?

In questo momento non ho delle previsioni certe. Come Pd non abbiamo ancora chiuso le liste né reso pubblico il programma elettorale. Spero vivamente che le cittadine e i cittadini studino o almeno leggano il programma elettorale, riuscendo a capire chi fa soltanto promesse non concretizzabili e, invece, chi pensa al bene del Paese. È chiaro che io userò tutto quello che è in mio potere per far sì che il Partito Democratico ottenga un buon risultato. Le previsioni elettorali le conosciamo tutte. Il M5S è estremamente incalzante. Ma mi preoccupano molto di più Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e, ahimè, CasaPound.

Fai parte del gruppo Dems Arcobaleno dell’area orlandiana. Perché un tale inquadramento?

Beh, innanzitutto siamo un gruppo di amici. E questo indipendemente dall’aver supportato la mozione Orlando e aver sostenuto Andrea nella corsa alla Segreteria nazionale. Mi riferisco in primis a Daniele Viotti ma anche a Sergio Lo Giudice e a Monica Cirinnà. Fra l’altro Monica venne a Torino per avviare la mia campagna elettorale quando mi candidai come consigliera comunale a sostegno di Piero Fassino. Oltre al dato amicale c’è da dire che io mi riconosco pienamente in quest’area. È una delle poche realtà nel panorama politico che abbraccia le istanze d’uguaglianza delle persone Lgbti. È una delle poche realtà che cerca di lottare per vedere riconosciuto il diritto al matrimonio egualitario e al riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali. Per cui non si parla più d’adozione del figlio del partner.

Quali delle istanze Lgbti presentate in dicembre a Roma credi che confluiranno nel programma del Pd?

Ho contributo sotto il coordinamento di Angelo Schillaci alla stesura del documento del Gruppo Dems Arcobaleno. In esso si parla di diritti a 360 gradi: dal matrimonio egualitario al riconoscimento anagrafico dei figli nati da coppie omogenitoriali, dal diritto alla vita familiare alle norme di contrasto all’omotransfobia. Sappiamo bene come al riguardo manchi ancora una legge. Si parla altresì della situazione drammatica dei richiedenti asilo Lgbti nonché di cultura ed educazione alle differenze. Si parla anche di autodeterminazione di genere sin dall’infanzia e dei diritti delle persone intersex. È un documento che abbiamo realizzato mettendolo a piena disposizione del Pd. Mi auguro al riguardo che tutte le istanze trattate in esso possano confluire nel programma elettorale definitivo del Partito Democratico.

Una di queste, come tu hai accennato, riguarda la genitorialità. Da donna qual è il tuo parere sulla gestazione per altre e altri?

La questione genitorialità mi tocca al vivo, visto che sono al settimo mese e porto in grembo Niccolò Pietro. È un tasto non dolente ma che mi fa un po’ sobbalzare. Sulla gpa ritengo che sia necessario ribadirne la natura. Si tratta di una pratica: come tutte le pratiche non è buona in sé o cattiva in sé. Sono d’accordo con la gpa etica, cioè quella fatta alla luce del sole. Un patto nel quale sia tutelata l’autodeterminazione della donna portatrice e sia riconosciuta legalmente la responsabilità dei genitori intenzionali. Spesso sorrido con la mia compagna Micaela quando le dico che in questo momento sono la sua portatrice. Devo inoltre aggiungere di aver sempre personalmente affrontato il tema della gpa in maniera laica. La gpa resta in Italia una pratica vietata dalla legge 40. Cosa di cui dovrebbero ricordarsi tutte coloro che ne chiedono il divieto. Personalmente non avrei nessun problema a fare la portatrice per una coppia di amici (che siano eterosessuali od omosessuali non importa), che non possono avere dei figli. L’ho sempre detto e torno a ribadirlo a gran voce.

Come giudichi le posizioni di netta condanna al riguardo di ArciLesbica nazionale?

Mi ero già espressa al riguardo con un comunicato molto duro successivamente all’VIII Congresso di AL, nel corso del quale Cristina Gramolini ha ottenuto la presidenza. Il motivo è da ricercarsi nel documento congressuale dal titolo A mali estremi, lesbiche estreme. Ma quali sono questi mali estremi? La gpa? Le donne lesbiche? I gay? Le donne transgender? Per me che sono una donna che fa politica dal 1998 i mali estremi sono, ad esempio, la marea nera fascista che continua ad avanzare. Sono CasaPound che ha acquistato consensi riuscendo a eleggere consiglieri in alcuni Comuni.

Inoltre, chi sono le lesbiche estreme? Estreme perché sono tali nei modi, nei toni? Estreme nei pensieri? Mi fa sorridere la loro condanna tout court della gpa come mi fa sorridere la lettera che ArciLesbica nazionale ha inviato il 12 gennaio al Segretario del Pd Matteo Renzi. Mi fa sorridere perché, come già detto, la gpa in Italia è vietata. Quindi è un non senso chiederne la condanna. Gramolini e la Segreteria nazionale si rileggano tutta legge 40, articolo per articolo. Sarebbe stato al contrario opportuno che avessero chiesto l’apertura di un dibattito serio, laico sulla gpa. Un dibattito più serio e più laico sulla procreazione medicalmente assistita.

Come lesbica e attivista ti senti rappresentata da un’associazione che si attesta su posizioni di netta chiusura e condanna? Secondo te ArciLesbica chi rappresenta?

Non mi sento assolutamente rappresentata da ArciLesbica Nazionale come credo non si senta affatto rappresentata la maggioranza delle donne lesbiche italiane. E non certamente per la netta condanna della gpa essendo questa vietata – torno a dirlo ma repetita iuvant – dalla legge 40. Ma sono le posizioni concettuali sottese a una tale presa di posizione, identificativa del loro modo di pensare e agire. Leggere nel citato documento congressuale espressioni come “utero in affitto” dice tutto. Le parole, lo si sa, sono importanti. Le parole sono “estreme”. Si affitta un garage non un utero. Come potrei essere rappresentata da un’associazione che nella citata lettera a Matteo Renzi si è scagliata non solo contro la gpa ma contro l’assistenza sessuale ai disabili (ma non per le disabili. Solo per i disabili, eh) e contro le cure per i minori transgender? Posizioni assolutamente non condivisibili, dalle quali prenderò sempre le distanze.

Come giudichi la lettera di appello che alcune femministe hanno indirizzato due giorni fa ai Segretari di partito perché si impegnino sul “no alla surrogata”?

Resto basita da questa lettera delle femministe indirizzata ai Segretari di Partito perché condannino recisamente la surrogata. E tra le firmatarie leggo, ad esempio, i nomi di AL e Snoq-Libere. A queste simpatiche femministe torno a dire come un mantra che la gpa è vietata in Italia dalla legge 40. Perché dunque, anziché indirizzare petizioni sul nulla, non aprirsi a un dialogo serio, approfondito e laico sul tema gpa? Un dibattito sulle posizioni, su cosa stia succedendo in Italia, sul perché l’80/85% delle coppie che accedono alla surrogata in Paesi, in cui è legale, siano eterosessuali. Ma poi la minaccia di non votare candidati che manifestino opinioni pro gpa? Ma stiano serene queste femministe – che farebbero meglio a definirsi cittadine come tutte le altre donne –: ci sono tantissimi altri temi in riferimento ai diritti sui quali ci si può spendere. È al contrario auspicabile che i prossimi eletti alle Camere siano liberi nel discutere in maniera laica e non pregiudiziale la questione gpa. E magari riformare la legge 40. E magari riformare il diritto di famiglia. E magari rifomare la legge sugli affidamenti e le adozioni. Questo fa uno Stato di diritto. Questo fa uno Stato laico.

Ma Chiara Foglietta sarà candidata alle prossime elezioni?

Questa domanda mi è stata già fatta. Rispondo perciò una volta per tutte. Chiara Foglietta non sarà candidata alle prossime elezioni politiche. Mi è stato chiesto ma io ricopro orgogliosamente il ruolo di vice-capogruppo al Consiglio comunale di Torino. Qui c’è tanto da lavorare. E al momento il mio interesse è legato al bene della città di Torino e della Regione Piemonte.

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Andrea, Gianni e Anna: sono questi i protagonisti di una storia d'amore che, nel nostro Paese, è ancora negata da una politica sostanzialmente discriminatoria. Una politica che si ostina a non riconoscere ciò che non solo è una realtà ma è anche una realtà che produce legami, affetti e vincoli relazionali. 

Andrea, Gianni e Anna sono una famiglia, una famiglia arcobaleno: Andrea e Gianni, infatti, dopo anni di vita in comune, hanno deciso di suggellare la propria esperienza di coppia diventando genitori di una splendida bambina, Anna, nata in California il 2 agosto 2014 attraverso la gestazione per altri. Opportunità che, ovviamente, sarebbe stato loro preclusa in Italia.

Questo viaggio verso la vita e la felicità è raccontato da Andrea Simone, uno dei due papà, nel libro Due uomini e una culla, pubblicato a Torino da Golem con la preziosissima prefazione di Lella Costa e promosso per l'Italia dalla struttura editoriale cattolica Dehoniana Libri.

Un libro che racconta un momento importante della vita di Andrea e Gianni, cioè quello in cui decidono di realizzare il proprio progetto di genitorialità, con tutta l'euforia e la trepidazione che giustamente riserviamo ai grandi riti di passaggio della nostra esistenza, quelli in cui sentiamo che una parte di quel che volevamo diventare ha finalmente trovato la sua concreta determinazione.  Un libro che, però, racconta anche la difficoltà a cui va incontro una coppia gay nel momento in cui decide di non arrendersi di fronte alle deficienze del nostro legislatore perché, nonostante tutto, una coppia gay, in Italia, resta pur sempre una coppia "differente" dalle altre: una coppia vista come inadatta ad amare, crescere ed educare i propri figli. 

La vicenda di Andrea e Gianni è una vicenda esemplare anche per la naturalezza con cui viene raccontata la scelta di ricorrere alla gpa, finalmente descritta senza quell'alone di "dramma" o "violenza" con cui troppo spesso è presente nell'immaginario collettivo. È quanto anche scrive nella prefazione l’attrice Lella Costa, che conosce Andrea da quando era ragazzino: «La maternità surrogata, o gestazione per altri (spero che l’orribile e dolosa espressione “utero in affitto” sia stata bandita per sempre) è un tema molto serio, molto delicato e anche molto divisivo.

Persone sicuramente intelligenti, preparate, e soprattutto non sospettabili di non avere a cuore il tema dei diritti civili, negli ultimi tempi hanno assunto rispetto a questo argomento posizioni molto critiche, addirittura intransigenti. Da più parti si è sottolineato il rischio di un’ennesima forma di sfruttamento del corpo delle donne, soprattutto di quelle economicamente più fragili. Per non dire di tutte quelle persone, associazioni e schieramenti che semplicemente si rifiutano di riconoscere qualunque legittimità non solo alla gestazione per altri, ma anche a tutte le forme di relazione che si discostino dal concetto di  famiglia, anzi di Famiglia, di cui sembrano rivendicare il copyright: un padre (maschio), una madre (femmina) e la prole da costoro generata. Chiuso l’argomento.

Da tempo ormai, ogni volta che mi è capitato e mi capita di affrontare questi temi, specie con interlocutori impermeabili a qualunque confronto, me la cavo con una citazione disneyana, per l’esattezza da Lilo e Stitch: “Famiglia vuol dire che mai nessuno viene dimenticato o abbandonato”. Se qualcuno conosce una definizione migliore, per favore, me la comunichi. E credo di avere capito almeno una cosa: al di là delle riflessioni e posizioni teoriche, a volte in buona fede e rispettabili, quello che conta, e che fa la differenza, sono le persone, e le loro storie. Che − con buona pace degli integralisti − sono storie d’amore, di dedizione, di difficoltà, di desideri, di progetti di vita».

Ma in fondo, come giustamente sottolinea l'autore Andrea Simone, giornalista e blogger al suo esordio letterario, quella raccontata in Due uomini e una culla è soprattutto la storia di Anna, il regalo più grande che i due papà abbiano mai ricevuto dalla vita, un miracolo di gioia e serenità che si rinnova giorno dopo giorno e che è giusto condividere con il prossimo per scardinare luoghi comuni, paure e pregiudizi sulla vita e la felicità delle famiglie omogenitoriali.  

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Non s'arresta il dibattito sulla Gpa, cui fanno ricorso all'estero sia single sia coppie di persone tanto eterosessuali (e queste in maniera maggioritaria) quanto omosessuali. Negli ultimi giorni, poi, il fronte contrario alla pratica è tornato ad agitare lo spettro della propaganda metodica. Propaganda che, condotta da "campagne gay", sarebbe in aperta violazione dell'art. 12, comma 6 della legge 40 recante Norme in materia di procreazione medicalmente assistita.

Per avere delucidazioni in merito, abbiamo raggiunto telefonicamente Stefano Chinotti, penalista e coordinatore del comitato scientifico di Avvocatura per i diritti Lgbti - Rete Lenford.

Avvocato, sulla gpa i toni tornano ciclicamente a surriscaldarsi da ambo le parti. Il fronte contrario si richiama nello specifico al comma 6 dell'art. 12 della legge 40. Che cosa prevede? 

L'art. 12 introduce una serie di sanzioni conseguenti alla violazione della legge. La gestazione per altri viene contemplata al comma 6 che prevede la punizione di chi realizza (inteso in senso medico), organizza (inteso in senso professionale) e pubblicizza (inteso in senso commerciale) la surrogazione di maternità. Le pene, specialmente quelle pecuniarie - essendo il divieto indirizzato più che altro a evitare il fenomeno della commercializzazione professionale -, sono consistenti. Si va da quella detentiva da tre mesi a due anni a quella pecuniaria da 600.000 a un milione di euro. Non così consistenti, comunque, da poter evitare - per procedere nei confronti di cittadino italiano che faccia accesso a tale tecnica di procreazione medicalmente assistita all'estero - la necessaria e preventiva richiesta di avvio del procedimento da parte del ministro di Giustizia prevista dall'art. 9 del Codice penale.

Esprimere posizioni favorevoli alla Gpa, riportarle per iscritto in qualsiasi forma o dibatterne implica la violazione del comma 6? 

Assolutamente no. Ci mancherebbe altro. Se si ragionasse in questi termini, il discutere dell'abrogazione di un qualsivoglia reato potrebbe significare ricondurre le posizioni favorevoli alla depenalizzazione a una sorta di apologia del fatto illecito. È un'assurdità che, peraltro contrasta con il contenuto dell'art. 21 della Costituzione che tutela la libera espressione del pensiero. 

Che cosa pensa della proposta di reato universale per la Gpa?

Se per reato universale ci si riferisce a un fatto illecito punibile in ogni dove, occorrerà ottenere che gli ordinamenti di tutti gli Stati del globo si conformino in tal senso. Mi pare una via poco percorribile. Se invece ci si riferisce all'introduzione, nel nostro sistema interno, di una fattispecie delittuosa che, se anche commessa all'estero, possa essere punita in Italia, non vedo alcuna novità. Già con le leggi in vigore la Gpa praticata all'estero da cittadino italiano potrebbe, astrattamente, essere punita. Serve, come dicevo, la richiesta da parte del ministro di Giustizia. È già accaduto. Certo questo tipo di procedimenti si scontra inevitabilmente col principio del l'impossibilità di punire qualcuno che, seppur ha commesso un illecito per le leggi della propria nazione di appartenenza, ha, nello stesso tempo, utilizzato un mezzo assolutamente lecito nello Stato ove vi ha fatto ricorso. La condotta, quindi, se praticata in Paesi che la consentono, non è punibile. Anche per questo motivo, ad eccezione del caso cui ho già fatto riferimento, i tribunali non sono mai stati investiti di decidere sulla questione. E peraltro è talmente chiaro di come la legge intendesse punire il sorgere di fenomeni di commercializzazione in Italia. 

 

È possibile infine una revisione della legge 40?

Possibile senz'altro. Nel senso dell'inasprimento delle pene che potrebbero portare a introdurre un massimo edittale tale da non rendere, per la procedibilità, più necessaria la richiesta da parte del ministro di Giustizia che è prevista, solo, per i reati puniti con la reclusione fino a tre anni. Ma, se anche questo avvenisse, rimarrebbe aperta la questione dell'impossibilità di punire, in Italia, un cittadino che ha posto in essere, all'estero, una condotta assolutamente consentita.

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Filosofa, saggista, politica, accademica ma soprattutto donna. È così che ama definirsi Michela Marzano, nel cui ultimo romanzo L’amore che mi resta si affrontano con delicata sensibilità i temi della perdita, dell’amicizia, dell’affettività, della maternità. Aspetto, quest’ultimo, su cui Gaynews ha voluto ascoltarla in relazione alle ultime polemiche relative alla gpa in seno alla collettività Lgbti.

Onorevole Marzano, le parole sono importanti. Che cosa esprimono secondo lei le espressioni utero in affitto e gestazione per altri?

Partiamo da un assunto per me fondamentale. Quello della importanza assoluta delle parole secondo il pensiero di Albert Camus, premio Nobel per la letteratura. L’espressione utero in affitto è erronea perché a essa è sottesa una concezione negativa e ideologizzata d’una pratica medica. L’espressione gestazione per altri è invece neutra in quanto descrittiva di quella pratica senza che se ne dia alcun giudizio morale.

Tre giorni giorni prima dell’inizio dell’Onda Pride è stato lanciato il comunicato Utero in affitto, firmato anche da alcune femministe della differenza e dalla presidente di ArciLesbica Nazionale. Che cosa ne pensa?

Penso che si tratti di un’azione altamente scorretta e inappropriata. Ancora una volta si è agito con la volontà di creare scompiglio e non di favorire un sereno raffronto. Tale modalità ricorda infatti l’allarme che fu lanciato lo scorso anno proprio mentre in Senato si discuteva dell’ex art. 5 del ddl Cirinnà sull’adozione del configlio o stepchild adoption. Dispiace poi vedere tra le firmatarie anche alcune femministe. Riprova delle contrapposizioni e spaccature che caratterizzano il movimento femminista italiano a differenza della sua comprattezza iniziale.

In molti si è impegnati anche sui social a favorire un discussione sulla gpa ma non poche femministe della differenza muovono l’accusa che si stia facendo propaganda sulla scorta dell’art 12 (comma 6) della legge al 40. Chiusura al dialogo o manganellismo verbale?

È ovvio che si tratta di una totale chiusura al dialogo, scambiando artatamente l’esternazione delle proprie vedute con la propaganda. Si crede di poter imporre un pensiero unico al riguardo brandendo le armi delle sanzioni o, addirittura, del reato universale. Sulla gestazione per altri sarebbe ribadire una volta per tutte che una cosa è la pratica, una cosa sono le modalità con cui si effettua. Non si può liquidare la gestazione per altri - volta a realizzare il desiderio di genitorialità d’una coppia a prescindere dal loro orientamento sessuale – sulla base dell’argomento di quanto avviene nei Paesi terzo/quartomondiali. Si pensi al Canada o alla California dove la gpa è normata nel pieno rispetto dei basilari principi legali col consenso informato delle parti e senza, dunque, alcun sfruttamento della donna gestante Quanto detto potrà essere più chiaro se si pensa a un’altra pratica medica importantissima quale la donazione di organi. Donazione che può avvenire nel caso di soggetti sia morti cerebralmente sia vivi. Ora sarebbe illogico qualificare la donazione di organi una pratica illegittima e criminosa perché in Paesi estremamente poveri c’è chi si presta alla sua effettuazione per motivi d’indigenza. Tali modalità, che si configurano come sfruttamento della persona, sono da condannare con fermezza e perseguire penalmente. Ma ciò non può portare alla condanna della pratica che è legittima e altamente umanitaria.

Sabato pomeriggio è stato presentato a Milano l’ultimo volume di Daniela Danna. ArciLesbica Zami Milano ha inviato una mail alle socie annunciando la diffusione di  volantini antigpa durante il Pride del giorno dopo. Quale il suo parere?

Trovo totalemente inaccettabile quel comunicato per il contesto (il giorno prima del Milano Pride) e, soprattutto, per i contenuti. Si pensi alle parole: “Le lesbiche non sono le mogli dei gay, che tacciono e annuiscono quando gli uomini parlano”. Si tratta di parole che esprimono l’idea paternalistica e patriarcale della vita matrimoniale quale condizione di sudditanza servile per la donna. Quell’idea che il movimento femminista ha sempre combattuto e continua a combattere Per non parlare della presunzione di voler parlare a nome di tutte le altre donne lesbiche.

Per Michela Marzano, donna e politica, che messaggio deve arrivare sulla gpa dal mondo delle donne e da quello della politica?

Come donna e politica credo che sia ora di mettere da parte ogni visione ideologica sulla gpa e d'incontrarsi sul terreno del confronto iniziando a eliminare l’utilizzo di parole offensive tanto per le donne quanto per chi vuole concretare il desiderio di genitorialità. Confronto che deve partire dall’idea di genitorialità. Un’idea che non è univoca come quella imposta dalle posizioni biologistiche. L’essere genitore si realizza al di là dell’aver messo un mondo un figlio. Si realizza nell’affetto costante nei riguardi di colui alla cui crescita, formazione ed educazione ci si presta attimo per attimo con la mente e il cuore.

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Diritti senza frontiereQuesto è il claim del Milano Pride 2017 che avrà oggi la sua conclusione con la parata che partirà da P.zza Duca D'Aosta e terminerà in Porta Venezia.Un Pride all'insegna dell'orgoglio e della libertà di essere e di avere pari diritti in quanto persone. Quindi non solo un Pride Lgbti ma un Pride a 360 gradi che vuole e avrà al suo fianco anche altre realtà. Come la rete milanese Nessuno è illegale, che promuove e lotta per l'accoglienza e i diritti dei migranti. Proprio uno di loro parlerà e porterà la sua esperienza sul palco di Porta Venezia. Palco che per la prima volta non darà voce alle associazioni ma alle diverse istanze, alle varie esperienze che siano più o meno riconducibili alla comunità Lgnti. Sarà un momento più personalistico.

Purtroppo quest'edizione del Milano Pride è stata segnata da una querelle molto accesa. Quella relativa alla gpa o gestazione per altri. Infatti, il 23 giugno, proprio alla vigilia della manifestazione conclusiva e all'interno della Pride Week, ArciLesbica Zami Milano ha organizzato la presentazione con annesso dibattito del libro di Daniela Danna Fare un figlio per altri è giusto. Falso!Il mondo Lgbti si è spaccato in due e anche in modo violento.

Leonardo Meda del Coordinamento Arcobaleno, raggiunto telefonicamente da Gaynews, ha dichiarato al riguardo: «Il Coordinamento Arcobaleno ha sempre dato la possibilità a tutte le associazioni e gruppi Lgbti di inserire, all'interno della Pride Week, un evento, un dibattito. Per cui censurare un'associazione importante e storica come questa sarebbe stato impensabile. D'altro canto il tutto è stato e sarà curato esclusivamente da ArciLesbica Zami Milano; anche il dibattito sarà moderato da una loro rappresentante. Il Coordinamento Arcobaleno ha dato, come fa sempre, solo il permesso di apporre il proprio logo nella comunicazione dell'evento e nessun patrocinio».

Posizione, questa, che non fuga i dubbi sull'opportunità di eventi capaci di causare malumori e contrapposizioni all'interno d'un evento gioioso e unitario come il Pride.

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