Mentre i rappresentanti del Coordinamento Torino Pride erano a Roma per il tour promozionale del libro Franco & Gianni - 14 luglio 1964, dedicato alla prima coppia di persone dello stesso sesso unitesi civilmente a Torino (tour che ha previsto due tappe nella Capitale, una in Senato e una presso la fiera Più Libri più Liberi) sono stati raggiunti da un'importante notizia. Notizia che segna un importante traguardo. È stato riferito loro dal proprio avvocato Nicolò Ferraris che la Giudice dell'indagine preliminare Paola Boemio ha deciso di respingere la richiesta del pm Enrico Arnaldi Di Balme di archiviare il loro procedimento legale contro l'endoscopista Silvana De Mari diventata nota per le violente affermazioni contro la comunità Lgbti. 

«Siamo molto contenti della decisione presa dal Gip di respingere la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero – afferma Alessandro Battaglia, coordinatore Torino Pride – e che per la prima volta sia stato individuato in un'associazione di secondo livello come il Coordinamento Torino Pride il soggetto diffamato in una triste vicenda che ha visto me e migliaia di persone omosessuali diffamate e offese nella nostra.

Adesso si aprirà una vicenda giudiziaria triste e dove la nostra comunità sarà esposta in modo importante ma crediamo fermamente che non tutte le esternazioni siano effettivamente delle opinioni. Crediamo nella giustizia e ci auguriamo che il corso della vicenda veda finalmente chiarite posizioni e atti. Le parole hanno sempre un peso ed è nostro dovere difendere tutti e tutte coloro che, in qualche modo, soffrono per la propria condizione e certamente non possono essere aiutate da una società e da soggetti che rivendicano il diritto all'odio».

Raggiunto telefonicamente, il penalista Stefano Chinotti, coordinatore del comitato scientifico di Rete Lenford, ha spiegato perché sia da considerarsi importante il provvedimento della giudice Paola Boemio, una cui piena valutazione sarà in ogni caso possibile solo dopo la lettura dello stesso: «Per quanto è dato sapere, allo stato e in mancanza di notizie certe che potranno giungere solo dopo la lettura del provvedimento, sembrerebbe plausibile ritenere che il gip di Torino abbia superato l’orientamento giurisprudenziale maggioritario seguito, sino ad oggi, dai magistrati.

Ovvero quello di non considerare reato le affermazioni diffamatorie rivolte nei confronti di un soggetto passivo in forma collettiva per invece abbracciare la tesi, già fatta propria dalla Cassazione nel lontano 1986, alloquando essa aveva ritenuto essersi concretizzata una fattispecie delittuosa nel caso della pubblicazione di una lettera diffamatoria, su un quotidiano romano, ai danni della comunità israelitica. Si tratta  però solamente di un’ipotesi in attesa di conferma che potrà avvenire solo dopo la lettura della decisione».

Intanto procede il tour del Franco & Gianni - 14 luglio 1964 che per il Torino Pride rappresenta una battaglia di civiltà e che a Roma ha visto la partecipazione, fra gli altri e le altre, anche della ministra Valeria Fedeli, della senatrice Monica Cirinnà e della sindaca di Torino Chiara Appendino tutte molto coinvolte dalla bellissima storia di Franco Perrello e Gianni Reinetti.

Fedeli, Appendino e Cirinnà si sono complimentate con il Torino Pride per il successo contro la dottoressa De Mari.

franco e gianni 14 luglio 1964 libro

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Grande partecipazione al convegno napoletano che, organizzato dall'Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) insieme con il Centro SInAPSi e le università Parthenope e Federico II, si è tenuto il 30 novembre su Lo sport in campo contro l'omofobia e la transfobia: un ponte verso il futuro.

In occasione dell’importante assise Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato un messaggio, di cui Gaynews pubblica integralmente il testo

Buongiorno a tutte e a tutti,

un saluto ai Rettori presenti, alle istituzioni, alle atlete e agli atleti, ai partecipanti, ed un grazie agli organizzatori di questo utile ed interessante appuntamento, promosso dall'Uisp, sul valore dello sport come strumento di contrasto alle discriminazioni.

Sono realmente dispiaciuta di non poter partecipare oggi al dibattito che avete organizzato data l'importanza del tema trattato che, come sapete, è un ambito di impegno che mi accompagna da sempre nelle diverse responsabilità pubbliche che ho avuto, tanto ieri come Vice Presidente del Senato, quanto oggi, al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Annullare le discriminazioni di ogni genere, è già uno dei pilastri dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e per questo deve diventare un impegno centrale per ognuna e ognuno di noi se vogliamo davvero realizzare una società migliore di quella di oggi.

Lo sport, come grande momento di impegno e di svago per milioni di persone, specie i più giovani, deve essere all'altezza della sfida e può rappresentare un alleato importantissimo in questo percorso verso un cambiamento atteso e necessario.

Sono consapevole delle potenzialità dello sport, del suo grande valore formativo oltre che di supporto ad una crescita sana delle nuove generazioni, ed è per questo che l’accesso allo sport e la sua pratica sono obiettivo che stiamo perseguendo al Ministero, consci che rappresenti una parte fondamentale per lo sviluppo delle ragazze e dei ragazzi.

Attraverso lo sport, grazie anche al lavoro di grandi associazioni come la Uisp, che condividono con noi questa missione, possiamo diffondere la visione positiva di una società fatta di persone tutte diverse ma allo stesso uguali, in dignità e diritti, perché lo sport è un contesto in cui le differenze sono un arricchimento effettivo, non una barriera, e vengono guardate con curiosità ed interesse.

Anche per questo, in ognuna delle azioni del Miur, a partire da quella forse più importante che è il piano di Educazione al Rispetto da poco varato, abbiamo scelto di valorizzare lo sport come grande vettore di uguaglianza e inclusione, in una dimensione di palestra per la convivenza civile, la tolleranza e il rispetto.

Non sempre il movimento sportivo italiano è stato in grado di corrispondere alle responsabilità educative che, il ruolo sociale che ha, gli impone. Questo però non deve farci dare per vinti, anzi rende necessario un rilancio importante dell'azione di chi condivide la lotta alle discriminazioni come la più importante delle partite da vincere.

Vi ringrazio per l'invito e vi faccio i migliori auguri per lo svolgimento della Giornata.

Buone cose

Valeria Fedeli

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Quella domanda nel test Progress di medicina è stata un po’ un fulmine a ciel "sereno". Ma il paradosso è che il cielo per le persone Lgbti è tutt'altro che sereno in questi mesi che ci avvicinano alle elezioni. L'indignazione per un quesito che inquadra l'omosessualità all'interno di un calderone di patologie è stata virale, rapida ed efficace, portando il caso su tutti i media nazionali e inducendo la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli a prendere immediatamente una chiara posizione di condanna.

L'impressione, tuttavia, è che ci si stia allarmando per la punta di un iceberg senza sapere che di un iceberg si tratta. E l'iceberg lo abbiamo visto qualche settimana fa con le linee guida del Miur che dopo ben tre anni provano a spiegare come attuare l'articolo 1 comma 16 sulla "Buona Scuola". Quello che diede vita allo spauracchio del "gender", per capirci, e che parlava semplicemente di violenza di genere. Un prodotto che poco ha a che vedere con la ministra e che è il magro risultato degli equilibri di maggioranza tra conservatori e progressisti.

Ebbene, dopo aver letto questo documento, si comprende l'enorme peso del mondo conservatore all'interno della scuola e dell'universitá. «Nascere uomini o donne crea appartenenze forti, è la pietra angolare dell'identità»: questo l'incipit che inquadra il Piano per il rispetto delle differenze in una logica giá stereotipata, che non distingue il sesso biologico dai costrutti sociali di genere (uomo e donna). L'assurdo é che l'articolo 1 comma 16 era frutto della ratifica della convenzione di Istanbul, la prima conferenza internaziomale sulla violenza di genere che formalizzava definitivamente il concetto di genere come costruzione sociale variabile nel tempo e nello spazio. 

Andando oltre, scopriamo che non c'è spazio per i termini omofobia e transfobia e che, cosa ancora piú grave, si "garantisce" che «tra le conoscenze da trasmettere non rientrano le "ideologie gender"», riconoscendo in questo modo dignitá a qualcosa che non esiste se non come parodia strumentale degli studi di genere. 

Unica nota che potrebbe avere del positivo, nel paragrafetto destinato alle "altre discriminazioni", il riferimento all'orientamento sessuale. Anche in questo caso, però, emerge lo zampino del conservatore: orientamento sessuale appare dopo una lunga lista di discriminazioni, etnia, religione, lingua, cultura e "convinzioni personali", quasi a sottintendere l'idea che l'orientamento sessuale sia una scelta di vita o un'opinione. È il contesto, insomma, che fa la differenza. 

Lo stesso vale per la domanda nei test di medicina, che nel modo in cui é formulata avrebbe poco da essere contestata. Il punto è che il termine "insorgere", in un quesito che è preceduto da un altro sulla ginomastica maschile ed è seguito dalle problematiche sulle donne in gravidanza, dà un messaggio chiaro: patologia

Tra i due episodi emerge sostanzialmente la fotografia di come la realtà Lgbti viene percepita al momento da diverse istituzioni, dal mondo politico e in parte anche dall'opinione pubblica: una minoranza rumorosa, un po’ troppo esigente, che finalmente ha avuto qualcosa con le unioni civili ma che non forma certamente "famiglie" in senso stretto, che ha qualcosa di stravagante e sicuramente anche qualche problema sanitario, visto che anche in tema di prevenzione ci si ostina a parlare di gruppi a rischio invece che di comportamenti sessuali a rischio e visto che, anche quando si parla di gruppi, la categoria MSM, maschi che fanno sesso con maschi, diventa automaticamente "gay". 

Ecco quindi dove "siamo", parlando in termini di movimento. L'agenda dei diritti civili è abbastanza chiara e diverse proposte di legge sono già allo studio sulla riforma delle adozioni e sull'estensione della legge Mancino. Ma il nostro problema principale è adesso fuori dal palazzo, é quello di creare opinione, sensibilizzare, spostare l'asticella del senso comune. Ci aspettano anni duri in cui probabilmemte sará molto difficile trattare i nostri temi

Di certo, nessuna conquista sará possibile senza affrontare il tema dell'educazione a tutto campo campo, partendo da una proposta in grado di convincere la popolazione sulla necessità dell'educazione alla sessualità e alle differenze nelle scuole e provando in seguito a tradurla in ambito legislativo. 

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A Milano non si placa la polemica sui progetti scolastici previsti per le classi medie dell’Istituto comprensivo Sandro Pertini in via Thomas Mann. Progetti che prevedono un ciclo d’incontri su educazione alle differenze, all'inclusione e alla cittadinanza, tenuti da volontari del Gruppo Scuola d’Arcigay e dalla consigliera comunale dem nonché scrittrice Sumaya Abdel Qader.

Dopo la levata di scudi da parte delll'assessora alla Scuola di Zona 9 Deborah Giovanati e del consigliere comunale Massimiliano Bastoni è oggi sceso in campo il deputato della Lega Stefano Borghesi, esponente della Commissione Cultura, che ha annunciato un'interrogazione parlamenate alla ministra Fedeli.

«È inaccettabile - ha dichiarato - che associazioni come Arcigay ed esponenti di un singolo partito vengano invitati a tenere intere lezioni ai ragazzi, senza alcun contraddittorio e quindi nella presunzione di essere nel giusto, su temi tanto delicati come la cittadinanza e le 'identità sessuali'. Queste non sono lezioni, ma vera e propria propaganda politica sulla pelle dei nostri giovanissimi studenti. Presenterò immediatamente un’interrogazione al ministro Fedeli affinché chiarisca queste vicende che di didattico non hanno nulla. Perché le aule scolastiche non sono luogo per fare politica».

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15 città. Momenti di tensione a Napoli dove il sindaco De Magistris ha revocato l’autorizzazione a sostare in Piazza Trieste e Trento. Una manifestazione finale il 30 settembre a Roma in Piazza Bocca della Verità. Questo in sintesi il tour del Bus delle libertà che, organizzato da CitizenGo e Generazione Famiglia, ha percorso lo Stivale per dire no all’”ideologia del gender” nelle scuole. Fortemente avversata da associazioni Lgbti e non, la campagna è stata recentemente al centro di un’interrogazione parlamentare.

Per saperne di più abbiamo raggiunto telefonicamente il deputato dem Alessandro Zan, che ha presentato l’accennata domanda al Governo.

Onorevole Zan, perché un’interrogazione parlamentare sul bus no-gender?

Quanto accaduto è un fatto gravissimo: una campagna di odio omotransfobico itinerante per tutte le maggiori città italiane, travestita da campagna contro la violenza di genere. Il titolo della campagna recitava testualmente “Stop alla violenza di genere” e poi continuava “I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine. La natura non si sceglie. Stop gender nelle scuole!”.

Quindi a fianco del solito principio farsesco della lotta al gender, della tutela dei più piccoli e dell’innaturalità della condizione omosessuale e trans, questa volta le associazioni Generazione Famiglia e CitizenGo hanno subdolamente strumentalizzato nominalmente la piaga della violenza sulle donne (di cui in questo periodo si è molto parlato sui media per i recenti e terribili fatti di cronaca) per alimentare la loro campagna d’odio. Il Governo doveva quindi essere informato sui fatti e ho presentato, insieme alla collega Ileana Piazzoni, un’interrogazione al ministro dell’Interno Minniti, perché valuti la correttezza legale della manifestazione, e alla ministra dell’Istruzione Fedeli, perché dia certezze sulla irricevibilità delle proposte di queste associazioni nelle scuole italiane.

Quando è stata formulata e quale la risposta in merito?

L’interrogazione è a risposta scritta: è stata depositata nei giorni scorsi e questa settimana solleciterò i ministri interessati per ottenere una risposta celere, che sono certo arriverà a breve data anche la sensibilità sulla questione che hanno sempre dimostrato.

Non crede che manifestazioni del genere pongano maggiormente in luce la necessità di una legge contro l’omotransfobia?

Come ho già detto in più occasioni, la legge sull’omotransfobia è prioritaria: con la legge sulle unioni civili abbiamo aperto una fase, non possiamo permetterci di essere ancora il fanalino di coda in Europa nella tutela ai cittadini Lgbti. Va predisposta una legge moderna, che superi l’emendamento Gitti alla legge Scalfarotto bloccata ancora al Senato, e questo sarà possibile se alle elezioni politiche della prossima primavera il Partito Democratico riuscirà a imporsi sui vari populismi. La destra e il Movimento 5 Stelle hanno dimostrato in più occasioni di essere nemici dei diritti. Con una loro vittoria la legge sull’omotransfobia tramonterebbe definitivamente, bloccando tutto il lavoro fatto in questi anni.

Pur trattandosi di normative diverse, come haa accolto l’impegno della consigliera Moretti per un pdl regionale in Veneto al riguardo?

Alessandra è una carissima amica, che ha da sempre dimostrato una grandissima attenzione ai diritti civili. La sua proposta di allineare il Veneto a molte altre regioni che hanno adottato norme contro l’omotransfobia è̀ un atto coraggioso e in linea con quanto il Partito Democratico intende fare a livello nazionale. Purtroppo però sono certo che la maggioranza di destra in Consiglio Regionale si opporrà fortemente alla proposta. La lotta a tutte le discriminazioni non dovrebbe avere un colore politico, e mentre l’Italia e altre regioni cambiano, la Lega e Forza Italia incatenano il Veneto in una posizione anacronistica e retrograda.

Un bus come quello italiano sta adesso attraversando la Francia su iniziativa di gruppi cattolici preoccupati dell’insegnamento "gender" nelle scuole. Come valuta ciò?

Ora in Francia, ma prima anche in Spagna, Germania e in diversi Stati americani. Viviamo in un’epoca storica in cui i diritti vengono attaccati proprio in tutti quei Paesi in cui hanno trovato affermazione e applicazione: questo fa emergere, pur in diverse situazioni sociali e politiche, le frange più omofobe e reazionarie della società, che alzano la testa in modo anche violento, non accettando il cambiamento. Ma in questo caso mi piace usare le parole di Fabrizio De Andrè: “Voi non potete fermare il vento: gli fate solo perdere tempo”.

Che risposta darebbe a genitori che sono preoccupati che s’impartisca un tale insegnamento nelle scuole?

Vorrei ribadire ancora una volta come quella del “gender” sia una invenzione delle solite associazioni a tutela della “famiglia tradizionale”, che utilizzano proprio i più piccoli per alimentare lotte vergognose contro i diritti di tutti. E a questi genitori preoccupati vorrei dire che il vero pericolo per i loro figli è farli crescere in una società discriminatoria, che odia e non accetta le diversità e le varie sfumature che la compongono. Faccio un esempio: il bullismo nelle scuole, problema sociale gravissimo, deriva da preconcetti omofobi, sessisti e razzisti che i bambini assorbono dai più grandi. Non fomentino quindi una caccia alle streghe inutile e dannosa in primis proprio per i loro figli, e si preoccupino piuttosto di consegnare loro una società più giusta e aperta rispetto a quella dove loro sono cresciuti.

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