rosario murdica

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Liberi e libere. È questo il cuore del corso, presentato stamani in conferenza stampa a Roma, presso il Circolo di Cultura omosessale Mario Mieli, su orientamento sessuale e identità di genere rivolto a operatori sanitari, psicologi, assistenti sociali e mediatori culturali.

Dodici moduli formativi per lavorare non solo sui contenuti ma anche sugli atteggiamenti corretti da adottare con le persone Lgbti al fine di prevenire ogni forma di discriminazione. Capofila del progetto Liber@di Essere, finanziato dall'Unar con il bando Apad 2016, è il Cirses (Centro di iniziativa e di ricerca sul sistema educativo e scientifico).

Partner, invece, dell'iniziativa il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Agedo, Libellula, Famiglie Arcobaleno, Metafora, Nuova associazione europea per le Arti terapie in una con la collaborazione gratuita di altri soggetti quali Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani, Asl Roma 1, Ordine degli Assistenti sociali - Consiglio regionale del Lazio, Associazione Dgp Di’ Gay Project.

A seguito della conferenza stampa abbiamo raggiunto Massimo Farinella, responsabile dei Progetti del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Quali sono gli obiettivi generali di questo progetto e come è strutturato?

Tutti noi partner del progetto LIBER@DI ESSERE siamo fortemente convinti che possiamo arginare efficacemente le discriminazioni e i pregiudizi attraverso la conoscenza. Che possiamo produrre veri cambiamenti culturali attraverso l’educazione e la formazione. Per tali motivi, con il nostro progetto realizzeremo dei percorsi di formazione rivolti a tutti quei professionisti che lavorano in diversi contesti (in diverse città italiane), dove risulta fondamentale la relazione con l’utente: psicologi, psicoterapeuti, medici, infermieri, assistenti sociali e tante altre figure, che svolgono funzioni chiave in importanti servizi rivolti a tutta la cittadinanza.

Il progetto prevede misure/attività di informazione e formazione per operatori psico-socio-sanitari: quali sono nello specifico i loro fabbisogni?

Prima dell'estate abbiamo condotto un'indagine, prevalentemente tra psicologi e assistenti sociali. Le risposte hanno evidenziato la necessità di una adeguata formazione a partire dagli elementi di base legati ai temi Lgbt+, come ad esempio il significato di alcuni termini che definiscono l’identità di genere, l’identità sessuale, l’orientamento sessuale, soprattutto quando tali temi riguardano le persone transgender.

La maggioranza dei rispondenti dichiara di non essere soddisfatto della formazione ricevuta sui temi Lgbt+ (sia nel corso di studi universitari sia durante percorsi di specializzazione). Emerge, ad esempio, per gli Assistenti sociali, il desiderio di accrescere le proprie competenze sulle unioni civili, la genitorialità Lgbt+ e il coming out.

Avere figure professionali formate su tali argomenti porta ad avere una società più inclusiva. Ad esempio, alla Rainbowline (800110611) riceviamo spesso telefonate in cui si chiede di avere il contatto di un medico Lgbt-friendly, perché in passato si sono avute esperienze negative (alcuni si sono sentiti giudicati e colpevolizzati per il proprio orientamento sessuale). In un'indagine Emis di qualche anno fa, condotta su maschi gay in Italia (nell'ambito della prevenzione Hiv) è risultato che il 58.3% di coloro che aveva fatto almeno un test si dichiarava insoddisfatto del counselling e il 43.1% dichiarava di non aver potuto parlare di sesso tra maschi.

In particolare, quale saranno le azioni progettuali che le associazioni Lgbti partner realizzeranno?

Si prevedono una serie di moduli formativi che si svolgeranno a Roma e in altre città. Ogni associazione apporterà il proprio specifico e il proprio contributo. Nella prima fase preparatoria di progetto, attraverso riunioni periodiche e scambi, è stato già prodotto un piccolo manuale, che sarà disponibile anche sul sito. Durante i corsi di formazione tratteremo di orientamento sessuale e identità di genere, famiglie omoparentali e genitorialità Lgbt+, coming out, aspetti socio-culturali, differenze di vita, stereotipi e omotransfobia, unioni civili, stigma verso persone con Hiv e fattori di discriminazione multipla, identità transgender in età evolutiva e adulta e tutti gli altri temi dell’universo Lgbt+.

Vorrei poi evidenziare l'aspetto del lavoro collettivo fatto dalle diverse associazioni. Sicuramente un lavoro più faticoso (abbiamo percorsi e approcci differenti) ma di maggiore qualità, perché più completo e, decisamente, bello ed entusiasmante.

Cosa significa realizzare questi progetti in risposta ai fabbisogni della comunità Lgbti in un Paese ancora caratterizzato da molti episodi omofoboci , transfobici e con un alto tasso di bullismo nel sistema scolastico e sul lavoro?

A questo desiderio diffuso di "ritorno al passato", e quindi di rimessa in discussione di alcune importanti conquiste sul piano dei diritti civili, occorre rispondere innanzitutto con la cultura. Progetti come il nostro, nel quale sono previste attività formative e di scambio con diverse figure professionali, possono contribuire realmente a sviluppare una maggiore consapevolezza (che nel nostro Paese stenta ad affermarsi) necessaria a sconfiggere i pregiudizi verso le persone Lgbt+. È utile agire tutt* insieme, individualmente e collettivamente, soprattutto nel quotidiano per sensibilizzare e informare contro ogni forma di pregiudizio.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è sempre stato storicamente in prima fila nella lotta contro le diverse forme di discriminazione verso le persone Lgbti. Secondo te quali sono le priorità in questo momento storico caratterizzato da un razzismo ed una xenofobia elevata?

Fino a due anni fa si dibatteva all’interno del movimento Lgbt+ a proposito dell’utilità di una legge sulle unioni civili che non appariva compiuta, pur riconoscendone l'indubbio valore. In realtà, con maggiore freddezza e lungimiranza politica, era forse chiaro che si stavano consolidando, come forze maggioritarie nel Paese, percorsi politici che non solo non si sarebbero proposti di allargare i diritti delle persone Lgbt+, ma addirittura avrebbero messo in discussione i fondamenti dello stato di diritto.

La priorità, a mio parere, è insistere nel manifestare la propria idea di società aperta, attraverso azioni concrete e un forte dialogo con altre minoranze e associazioni, in modo da opporre un comune e solido progetto culturale e politico, capace di fronteggiare questa pericolosissima deriva illiberale, presente in alcuni Paesi europei e che sembra affermarsi anche in Italia.

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A dieci giorni dalla scomparsa di Andrea Berardicurti, in arte La Karl du Pigné, Muccassassina gli dedica la serata del 14 settembre, che si terrà a Roma, presso Largo Venue, in via Biordo Michelotti, 2. Un omaggio all’icona delle drag queen italiane e allo storico militante del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, che dell’evento dancing Lgbti più conosciuto in Italia è stato anima e punto di riferimento per un trentennio.

Abbiamo raggiunto Sebastiano Francesco SecciDiego Longobardi per sapere di più di tale iniziativa.

Prendendo spunto dalle proverbiali parole de La Karl: Dateve ‘na carmata, il presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli ha dichiarato: «Questa calmata proprio non ce la vogliamo dare. Siamo tutti ancora profondamente scossi per la morte di Andrea, una delle colonne portanti del Circolo e punto di riferimento di tutta la comunità Lgbt+.

Le reazioni della settimana scorsa, i messaggi che ancora continuano ad arrivare sui social del Circolo e sui nostri personali, rimarcano un’incredibile voglia di parlare e ricordare Andrea. Anche con questo spirito abbiamo pensato alla serata tributo di venerdì, occasione in cui amiche, colleghe e artisti vari si esibiranno per ricordare questa incredibile artista e lo faranno proprio sul palco di Muccassassina, quello stesso palco in cui 30 anni fa nasceva il mito de La Karl Du Pigné in tutta la sua favolosità».

E a proposito del mito de La Karl du Pigné e del suo rapporto con Muccassassina è il direttore artistico Diego Longobardi a spiegarci nei dettagli la serata commemorativa: «Con questo omaggio Muccassassina intende rivivere i momenti più significativi di questo poliedrico artista come i suoi Drag ShowMa soprattutto ballare e stare insieme a tanti amici, anche con la sua musica preferita.

Non possiamo non rammentare che il percorso artistico iniziò proprio a Mucca, dove spesso era lei a spingere i ragazzi con doti artistiche a cimentarsi nel trasformismo. E, poi, alla porta del club, sul palco spesso con spettacoli irriverenti e provocatori che affrontavano anche temi attualissimi.

Un festoso happening, dunque, di musica pop (DJS Paola Dee, Bradshaw Dj, João Turchi) e drag show (# FUXIA, #MARYLINBORDEAUX, #CARAMELLA #TSUNAMI, #MISSTRESS, #SKANDALORSA).

Non dimentichiamo che La Karl du Pigné non aveva non paura di nulla e di nessuno. Era sempre spontanea e sincera. Questo il pubblico lo percepiva subito e lo ricorderà per sempre».

Ma, secondo Sebastiano e Diego, quale sarebbe stata la battuta de La Karl su questa serata?

Nun ve prendete troppo sur serio.

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Luca ha 25 anni. Vive a Pisa, dove frequenta il secondo anno magistrale di chimica. Nella città della Torre milita da circa un anno presso il locale comitato d’Arcigay. Ma il suo impegno nel combattere contro le discriminazioni non si limita al solo attivismo.

Per saperne di più l’abbiamo raggiunto telefonicamente.

Luca, ci racconti il tuo coming out? 

Il mio coming out è stato con un amico dell'università. Non mi ricordo neanche come eravamo finiti nel discorso. Sono passati anni ormai, ma mi è rimasto impresso che, appena ho fatto coming out, sono scoppiato a piangere. Penso sia un a reazione naturale quando ti liberi di un peso dopo anni.

Hai poi scoperto il mondo delle Drag queen. Com'è avvenuto? 

Questa idea mi è balenata nella testa quando ho visto delle Drag queen per la prima volta. Prima di frequentare l'università non andavo proprio in discoteca e di certo non avrei avuto modo di vedere delle esibizioni di Drag queen dal vivo: non sapevo neanche cosa fossero!

Quando ho fatto coming out ho iniziato a frequentare diverse discoteche Lgbt e quando ho visto per la prima volta le drag queen esibirsi è stato subito amore a prima vista. Mi ricordo che raccontai a delle mie amiche di quanto mi fossi innamorato di tutti quei colori, dei vestiti eccentrici e dei trucchi esagerati nel vederli per la prima volta dal vivo. Dissi allora che prima o poi lo avrei fatto anche io. Sono passati quattro anni da questa dichiarazione ma alla fine ho mantenuto la mia promessa.

Quali sono le tue emozioni quando ti esibisci? 

Premetto che anche in passato, prima di iniziare l'università, mi sono ritrovato su un palco a cantare o a suonare il pianoforte in mezzo a un pubblico: quindi già ero cosciente dell'emozione che si prova.

Detto questo, esibirsi da drag è tutta un'altra storia: il trucco, i vestiti e soprattutto il modo di fare e di porsi con il pubblico devono tutti insieme far sì che il pubblico ti veda per il personaggio che sei e che presenti. In tutta sincerità, esibirmi da Drag queen mi permette di fare cose che senza il travestimento addosso non farei mai: indosso una maschera per mostrare una parte di me che senza maschera non verrebbe fuori.

Gli abiti, il trucco, le scarpe dai tacchi alti… Chi ti cura il look? 

Per la mia prima esibizione mi sono messo molto d'impegno e sono stato tre mesi a preparare tutto il vestito! Non volevo e non voglio semplicemente mettermi il primo vestito che indosso. Preferisco renderlo mio oppure farlo anche da zero nei limiti del possibile (non sono un esperto di sartoria ma sto imparando!). Per me, per ora, la progettazione e la realizzazione dell'intera esibizione è un lavoro di squadra: ho amiche e conosco sempre nuove persone che si rendono disponibili a darmi una mano con il trucco o con l'acconciatura della parrucca o con la realizzazione del vestito. Tutti si divertono a partecipare anche nel piccolo e per questo li ringrazio. Perché senza di loro certe mie idee bizzarre non le avrei mai potute realizzare da solo. Ho cominciato da poco e piano piano sto imparando a truccarmi e a cucire: per il prossimo futuro vorrei realizzare un vestito lungo da zero.

In un periodo come quello attuale, contrassegnato  da una forte presenza di atti omofobici, transfobici e bullistici, che cosa significa fare la Drag queen? 

La sensazione che ho percepito la prima volta che sono uscito allo scoperto davanti al pubblico, con tutto il travestimento addosso, è stata di ansia, timore e coraggio. La mattina dopo ho realizzato che avevo fatto coming out per la seconda volta ma, a differenza del passato, ero più consapevole e soprattutto orgoglioso di rappresentare la comunità Lgbti nel piccolo della mia esibizione. Considerando come stanno evolvendo i tempi, sono pronto a risalire su un palco se serve a dare fiducia a chi mi guarda.

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Mark’s Diary, la nuova opera cinematografica del regista Jo Coda, ci conduce nel mondo della disabilità, della sessualità, dell’amore.

Mark e Andrew, due ragazzi disabili, si incontrano e si piacciono. Tra i due si crea un’intensa attrazione “socialmente difficile” da soddisfare. I ragazzi innescano, attraverso una sovrastruttura onirica, una “realtà virtuale” creando due personaggi di fantasia ai quali trasmettono le proprie emozioni, i propri sentimenti. Al termine della giornata emergerà la consapevolezza che nulla sarà più uguale per loro e che la lotta per il “diritto all’amore” è solo all’inizio.

Jo, questo tuo ultimo film è incentrato su una tematica che mostra l'eros e l'amore con altri occhi. Cosa ti ha spinto a farlo?

Mark’s Diary nasce successivamente alla lettura del libro di Maximiliano Ulivieri LoveAbility. L’autore, tra l’altro responsabile del comitato LoveGivers, sottopone all’attenzione dei lettori il tema della sessualità riferito alla disabilità.

Un problema sociale per molti, un tabù per tantissime persone. Il modo di affrontare la problematica, unita al profondo senso della militanza che Ulivieri letteralmente sprigiona ad ogni respiro, mi ha completamente travolto tanto da spingermi a contribuire con questo film alla causa, per rompere insieme silenzi e pregiudizi. 

C'è sempre qualcosa di magico quando le perone si innamorano. In questo tuo lavoro su amore e disabilità qual è l'incanto?

Questo film parla d’amore: tutta la sceneggiatura ruota intorno alla ricerca dell’amore e nell’amore noi includiamo anche il sesso. L’incanto è, una volta tanto, l’amore stesso: incontrarsi, desiderarsi, amarsi. L’amore senza confini irrompe nella sfera del sesso che, quando riferito alle persone diversamente abili, sembra scontrarsi con l’ultimo tabù sociale che nega loro a priori ogni sorta di pensiero, peggio, di azione, legata all’eros.

Viviamo in un’epoca nella quale il corpo perfetto è indice di benessere e di capacità di relazione con gli altri. Ciò che non è perfetto non ha valore. Non credi che tanto bisogno di perfezione nasconda in realtà solo l'incapacità di guardare le proprie angosce? 

Le angosce permangono laddove non si costruiscono adeguate alternative esistenziali o non si attua un ragionevole adattamento al naturale cambiamento a cui il nostro corpo è destinato nel corso della nostra vita. L’alternativa è il senso di inadeguatezza, il risentimento. Il benessere interiore e la nostra capacità di stare bene al mondo e di esporci con gli altri non possono essere delimitati dal tempo, dall’avvenenza della “gioventù” così come la intende il mercato dei consumi, con la sua ossessiva e patologica riproposizione di modelli stereotipati di quasi sovraumana super efficienza, irraggiungibili ai più. La perfezione, se esiste, scorre lungo la nostra vita, al di fuori della nostra stessa fisicità. 

In una sequenza del tuo film i due protagonisti si toccano le mani, si guardano e scoppia l'eros: quello totalizzante. Quale è il significato di  questa immagine?

Che l’amore non ha confini. Il suo potere è praticamente infinito e siamo noi, la società civile – che per ignoranza o per convenienza, tabù del passato e per più recenti esigenze del mercato di omologare e standardizzare corpi, sentimenti e pulsioni – abbiamo sviluppato la necessità di porre dei limiti ad un sentimento che racchiude in sé una parte fondamentale della natura e di ogni essere umano. L’immagine di cui parli, nella sua semplicità, due mani che si carezzano, sintetizza il potere universale dell’amore.

Negli ultimi tempi la politica sta dando il senso di quanto sia forte oggi la discriminazione per i più deboli. Cosa pensi in proposito del neoministero per la Disabilità?

La politica deve fare i conti con la “diversità”, con la “differenza” che non deve essere più intesa come una condizione di inferiorità. La diversità è parte integrante della vita democratica di una nazione, è una trasversalità che in un modo o nell’altro, per un motivo o per l’altro attraversa ogni persona e ogni cittadino che deve potersi esprimere al meglio in ogni situazione quotidiana. L’attuale Governo, in materia, manda segnali molto contrastanti fra loro e pertanto in primo luogo l’invito alla chiarezza è un obbligo. Un governo che non si occupa dei più deboli non mostra altro che il riflesso del proprio fallimento. È ovvio che ciò debba essere contrastato con forza e con ogni strumento che la militanza, il buon senso, e la nostra stessa appartenenza al genere umano ci mette a disposizione.

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Al grido de La gaia invasione partirà domani, alle ore 15:00, da piazza Grimana il Perugia Pride.

Una marcia dell’orgoglio Lgbti volta a dimostrare come una cultura, che mette al centro l'individuo, il rispetto dell'identità, delle differenze e delle libere scelte, sia possibile e necessaria. Motivo per cui la parata sarà aperta da una rappresentanza d'immigrati.

Ma un’invasione arcobaleno, quella del capoluogo umbro, che assumerà anche i toni della protestaProtesta contro l'avanzata delle destre fasciste e dei movimenti cattoreazionari.

Protesta nei riguardi del sindaco Andrea Romizi che, il 25 giugno, ha annunciato il ricorso contro la decisione del Tribunale di Perugia, che aveva imposto al Comune di trascrivere integralmente l’atto di nascita spagnolo del piccolo Joan quale figlio di due mamme.

Protesta a favore di Fabiola Bernardini, rimossa dall’ufficio di direttrice della Biblioteca comunale di Todi e trasferita al Servizio urbanistica per non aver voluto stilare una lista di presunti "libri gender". 

Alla vigilia del Perugia Pride Gaynews ha intervistato Lorenzo Ermenegildi Zurlo, componente di Omphalos Lgbti.

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Tra le città che, sabato 30 giugno, a ridosso del 49° anniversario dei Moti di Stonewall,  saranno interessate dall’Onda Pride c’è anche Padova. Un’occasione importante per il capoluogo veneto dove, da meno di due settimane, è stata inaugurata l’XI° edizione del Pride Village.

A pochi giorni dalla parata abbiamo raggiunto Mattia Galdiolo, presidente del locale comitato d’Arcigay.

Fra pochi giorni il Padova Pride: quali le parole d'ordine quest'anno?

Quest’anno il Padova Pride darà molto risalto a temi come la salute, la libertà e l'inclusione. Ma resta in primo luogo la visibilità quale tema chiave. Ormai sempre più persone Lgbti sono visibili e questo, indubbiamente, è il motivo per cui sempre di più di questioni Lgbti si discute in ogni ambito, nel bene e nel male. Però oggi visibilità per un Pride è anche consapevolezza.

Questo Pride vuole ispirare tutti a compiere scelte coraggiose, a prendere posizione, a partecipare al dibattito sui diritti che, come comunità Lgbti, pretendiamo dal nostro Paese e alle lotte che dovremo fare per ottenerli.

Come valuti l’attuale clima politico in riferimento ai diritti delle persone Lgbti?

Un atteggiamento passivo e distaccato dalla politica ha dato come frutto uno dei peggiori governi degli ultimi dieci anni. Distacco anche da parte della nostra comunità che "si accontenta" di spazi sicuri nei locali e di una visibilità limitata ma sempre più facile. Ora abbiamo un governo populista in perpetua campagna elettorale e con un approccio ai temi sociali di stampo marcatamente fascista. Percepisco un machismo diffuso e tutto questo è molto preoccupante sia per i nostri (pochi) diritti faticosamente ottenuti sia per quelli che la nostra comunità chiede a gran voce: dalla tutela della genitorialità omosessuale alla revisione della legge Reale - Mancino. Più di tutto però mi preoccupa il fatto che questa politica possa finire col legittimare la violenza e i soprusi. Ci sono già i primi segnali.

Abbiamo visto le forze dell'ordine al Siracusa Pride vietare l'esposizione di uno striscione critico nei confronti di Salvini. La violenza verbale sui social è poi ai massimi storici e gli episodi di violenze e discriminazioni seguono a ruota tutto ciò con numeri sempre crescenti. Di fronte a tutto ciò noi dobbiamo ricordarci chi siamo. Siamo un movimento di liberazione: la libertà o c'è totalmente o non è libertà. Pertanto è nostro dovere prendere posizione in modo forte e chiaro per la liberazione e il benessere della comunità Lgbti ma anche di tutte quelle libertà direttamente correlate alla nostra: penso all'autodeterminazione delle donne o al dovere dell'accoglienza per i migranti.

Hai fatto cenno a quanto successo al Siracusa Pride. Qual è la tua specifica valutazione?

Questo episodio, e lo dico soprattutto da portavoce di un comitato Pride, ci ha fatti incazzare di brutto. I Pride sono la rivendicazione di identità e libertà, in primo luogo quella d’espressione: una libertà che è stata guadagnata nel nostro Paese con il sangue e il sacrificio di molte vite. Oggi forse non serve più arrampicarsi sulle colline e le montagne per fare le lotte partigiane ma, anche sopra un paio di tacchi a spillo, possiamo rivendicare la nostra libertà con analoga determinazione.

Noi abbiamo puntato su un gesto simbolico: lo striscione fatto rimuovere a Siracusa sarà presente al Padova Pride. Scelta che, come comitato, abbiamo preso spontaneamente e immediatamente, e che siamo pronti a difendere a tutti i costi.

I risultati delle ultime amministrative hanno visto un’avanzata della Lega in pochi Comuni, roccaforti storiche della sinistra. Come valuti ciò con riferimento alle locali associazioni Lgbti e soprattutto alla futura organizzazione dei Pride?

Credo che bisogna ricordare come i Pride abbiano un valore educativo per tutta la città. Ma per farlo bisogna dare ai cittadini l'occasione per capire cosa sta succedendo, cosa è un Pride, perché è importante, qual è il senso profondo e molto umano che sta alla base delle richieste della comunità Lgbti. In tutto questo abbiamo amministrazioni che oggi hanno sempre più strumenti per rendere difficile la vita a chi vuole manifestare. Ricordo che oggi con la nuova normativa sulla sicurezza un Comune può vietare cortei e manifestazioni con ragioni anche abbastanza pretestuose.

Bisogna organizzarsi per fare un lavoro comunicativo incisivo ed efficace in occasione dei Pride, per far sentire la manifestazione come parte della città, come parte di quello scenario culturale che ne rappresenta le diverse anime. Per il Padova Pride abbiamo parlato con associazioni che si occupano di ambiente, territorio, commercio. Tutte queste realtà si sono confrontate per la nostra volta con i nostri temi, eppure hanno visto nel Pride un'occasione interessante per scoprire qualcosa di nuovo e prendere una posizione. Ecco, credo che il più importante deterrente alla destra che avanza sia proprio questo lavoro culturale: essere presenti sui nostri territori, dialogare con tutte le realtà e, se per farlo dobbiamo uscire dalle nostre comfort zone, non sarà mai troppo presto!

Secondo te quale dovrebbe essere l’impegno futuro delle associazioni in difesa dei diritti civili e sociali?

Dovremmo ricordare che non siamo soli. Molto spesso assisto sconfortato alle risposte campaniliste di alcune associazioni e di pezzi di movimento. O anche al silenzio imbarazzante delle nostre associazioni di fronte al razzismo e al sessismo dei nostri politici. Non basta essere in trincea col coltello fra i denti per i nostri diritti: dobbiamo formare un'unica frontiera o non potremo mai fare fronte a tutti gli attacchi che riceveremo. Per farlo come movimento Lgbti, dobbiamo imparare a dialogare, a trovare soluzioni che ci consentano di non perdere pezzi inultilmente, ma soprattutto che ci consentano di crescere. Se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi: è una frase del Vangelo che ci dice qualcosa di utile, che, cioè, i veri nemici sono altrove.

Sempre più persone Lgbti si mostrano vicine o favorevoli a istanze di matrice xenofoba. Cosa sta accadendo secondo te nella nostra comunità?

Èun errore banale pensare che le persone Lgbti siano più sensibili alle discriminazioni e, pertanto, immuni a razzismo o xenofobia. La triste realtà è che lesbiche, gay, bisessuali, transessuali sono uguali al resto del mondo anche negli aspetti peggiori. Anzi sono capaci di dare al razzismo, alla xenofobia, alla misoginia nuove e interessanti declinazioni. Da gay penso a una banalissima schermata di Grindr (ma per chi ha più di 20 anni pensiamo anche ai siti di annunci, ecc) dove i profili sono pieni di frasi che discriminano per etnia, peso, forma fisica, gradazioni diverse di femminilità. La verità è che per chi non rientra in un'idea stereotipica di gay, lesbica, transessuale, ecc rischia l'emarginazione da parte della comunità Lgbti.

Questo è un impegno culturale ineludibile per le associazioni Lgbti: trovare metodi e azioni di contrasto al razzismo, al body-shaming e al femme-shaming, ma anche di inclusione nelle associazioni e più in generale nella nostra comunità. È un periodo questo di grande impegno e di grandi responsabilità per le nostre associazioni. Moltissime cose stanno cambiando, noi stessi siamo profondamente cambiati. Dobbiamo trovare il coraggio e la forza di far fronte a tutto tenendo sempre presenti i nostri valori e la nostra identità.

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Alla vigilia del Catania Pride 2018, gemellato per la prima volta con quello di Siracusa (che ha avuto luogo il 16 giugno ed è stato caratterizzato da un intervento censorio della Digos), Gaynews ha raggiunto Giovanni Caloggero, consigliere nazionale d’Arcigay e figura di riferimento per la locale collettività Lgbti.

Manca un giorno per il Catania Pride 2018: quali le novità ?

Sia a Catania sia a Siracusa abbiamo avvertito, già prima del 4 marzo, la percezione dell'involuzione del quadro politico che si prospettava. Abbiamo avuto, quindi, e lo diciamo con orgoglio, l'intuizione di gemellare i due Pride con un documento politico che già anticipava tutte le criticità. Criticità che, con la formazione del nuovo esecutivo a trazione leghista-grillina, si sono purtroppo realizzate. Siamo particolarmente fieri di questa nostra intuizione che, con soddisfazione, stiamo vedendo riflettersi anche su molti altri Pride già svoltisi in moltissime città.

Abbiamo anche deciso di avere un unico portavoce dei due pride nella persona di Armando Caravini, giovane presidente di Arcigay Siracusa, al quale personalmente cedo il ruolo da me ricoperto per tanti anni: gli trasmetterò esperienza e consigli, riservando a me la gioia di poter passare il testimone per un corretto ricambio generazionale. Vi anticipo che dopo il Pride mi dedicherò alla cucina e al mio antico desiderio di scrivere un libro sulla storia della cucina siciliana.

Al Siracusa Pride è accaduto un fatto spiacevole a opera della Digos, che è divenuto oggetto di un'interrogazione parlamentare. Tu eri presente: quali le tue impressioni?

Ero presente e, essendo alla testa del corteo con lo striscione, non mi sono accorto di nulla. In merito ai fatti posso dire che sono di una gravità inaudita, così come voi di Gaynews avete perfettamente riportato: emblematici, appunto, del nuovo quadro politico e anticipatori di molto di ciò che vedremo tristemente. La condotta di Arcigay Siracusa e del suo Presidente è stata ineccepibile nonchè apprezzabile per la sensibilità dimostrata verso le numerose persone presenti, non tutte disposte a momenti di forte tensione.

A Catania c’è da poco una nuova amministrazione di centrodestra: quali i timori?

Anche la nuova amministrazione di centrodestra che governerà Catania, a nostro avviso, rifletterà il clima generale di cui parlavo. È già sintomatico che allo sbarco di 900 migranti nel nostro porto, ad attenderli era il sindaco uscente Enzo Bianco mentre quello in carica era a festeggiare la sua elezione.

Sabato 23, al corteo, il nuovo sindaco non sarà presente mentre quello vecchio lo sarà come sempre stato, e in veste privata. Mi sembra già abbastanza per essere seriamente preoccupati.

Al governo ci sono forze che affermano che le famiglie sono solo quelle composte da mamma e papà. Come dovrebbe reagire, secondo te, il movimento?

Molte sono state le reazioni delle associazioni alle affermazioni di Fontana, tutte pertinenti, giuste e opportune. Purtroppo sono convinto che, visto lo scenario politico che ci troviamo, le parole e le dichiarazioni non siano più sufficienti. Occorre, a parer mio, iniziare immediatamente a pensare nuove pratiche politiche, rivedere le strategie sin qui percorse che oggi appaiono insufficienti. Occorre richiamare seriamente le persone intorno alle associazioni sensibilizzandole sul tema che un torto fatto anche a un segmento della società rappresenta un torto verso tutta la società. Occorre una più stretta sinergia tra l'associazionismo Lgbti e le forze sindacali e politiche di opposizione.

Se il termine "intersezione" non fosse molto carico di ideologia e concettualismo, sarei certamente per l'intersezione delle nostre attività e politiche a tutti i livelli e con tutte le parti sociali. Per me è un dato fondamentale: non esistono più e non devono esistere più lotte della comunità Lgbti svincolate da quelle dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, delle donne che rivendicano la propria dignità, dei migranti, etc.

Mi auguro che la mia associazione Arcigay al prossimo congresso, che si svolgerà quest'anno, ne prenda atto e dia una svolta concreta volgendosi verso i reali bisogni della nostra comunità. Volendo essere critici, devo osservare che negli ultimi tempi, ci si è persi troppo in questioni che definirei "teologiche" con un pizzico di ironia, e mi riferisco alle dispute degne del Concilio di Nicea sulla infinita serie di acronimi, di ideologizzazioni, di dispute dottrinali, dimenticando spesso troppo spesso che questi argomenti sono più per gli "iniziati" che per la gente Lgbti che rivela ben altre necessità decisamente più reali e concrete. Ecco non vorrei che la mia associazione e il movimento in generale riflettessero la medesima crisi della sinistra per le medesime ragioni.

La Sicilia è terra di arte e culture nonché crocevia di immigrazione. Da siciliano cosa pensi dell'attuale scenario politico?

La Sicilia è stata patria di Arcigay nonché laboratorio politico di molte formule poi esportate su dimensione nazionale. Credo che la nostra regione, che conta ben cinque comitati Arcigay, sia assolutamente in grado di essere portatrice di istanze e idee. Come si rileva nel documento politico dei due Pride Catania-Siracusa, il fattore immigrazione costituisce per noi un'opportunità anzi un dono del Mare alla nostra Umanità, dono che spinge alla Resistenza verso tutto ciò che nega accoglienza, solidarietà, umanità. 

Le nostre parole chiave dei due Pride sono infatti : Mare, Umanità, Resistenza.

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10.000 persone si sono riversate lungo le strade di una delle città gioiello d’Italia qual è Siena per il Toscana Pride. A pochi minuti dalla conclusione della marcia dell’orgoglio Lgbti abbiamo raggiunto Marialuisa Favitta, presidente d’Arcigay Siena e portavoce del Toscana Pride.

Terza edizione del Toscana Pride, il cui claim è Per Orgoglio e per Amore. Come è nato?

Per Siena volevamo un slogan emozionale ed evocativo. Non poteva essere diversamente nella città toscana che, forse più delle altre, vive di forti emozioni e passioni. Una città che tutti riconoscono essere unica nella sua essenza e nella sua identità. Che sente forte l’orgoglio dell’appartenenza e l’amore per le sua grande storia e le sue grandi tradizioni.

Nell’immagine del manifesto del Toscana Pride 2018, un'illustrazione di Piazza del Campo realizzata da Nicoletta Pagano con in evidenza il Palazzo Pubblico e la Torre del Mangia che appaiono come dipinti ad acquerello con i colori dell’arcobaleno. E il claim Per Orgoglio e per Amore è un inno alla libertà dai pregiudizi, un invito a sfilare insieme a lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, intersessuali, asessuali, queer ed eterosessuali in nome di ciò che ci unisce: il nostro essere umani. 

Quale messaggio arriva oggi da Siena al neogoverno Conte? 

Il nostro messaggio è non indietreggeremo di un millimetro sui diritti appena conquistati e non faremo richieste a ribasso. “La piena cittadinanza delle persone Lgbti è la rivendicazione che attraverserà in modo trasversale tutte le nostre battaglie. Che non sono “battaglie di quartiere” ma l’espressione di un grande movimento che scende in campo insieme e non starà a guardare mentre si torna al Medioevo, le nostre richieste oggi più che mai non possono essere a ribasso. Dobbiamo fare fronte compatto nel difendere le poche conquiste faticosamente ottenute e chiedere con determinazione che al centro dell’agenda politica tornino i temi della salute e dell’autodeterminazione completa e incondizionata dei corpi, della sessualità e delle relazioni affettive, il riconoscimento di tutti i legami affettivi e genitoriali con la piena equiparazione di tutte le famiglie, il contrasto alle discriminazioni e ai crimini d'odio e la promozione di buone prassi di accoglienza verso i migranti Lgbti, l’educazione alle differenze non solo nei luoghi di formazione ma anche nei luoghi di lavoro attraverso la costruzione di ambienti inclusivi. Non faremo il gioco di chi ci vuole divisi e per questo più deboli, daremo un nuovo senso alla parola cittadinanza. E lo faremo insieme: donne, Lgbti, migranti, diversamente abili”. 

Abbiamo visto sfilare anche alcuni immigrati. Quale a suo parere, in questo momento, il legame che lega la collettività Lgbti a loro? 

Quello che ci unisce ai migranti e la condizione di cittadini senza cittadinanza. Ci sentiamo vicini a loro, perché ci sentiamo stranieri in casa nostra,  richiedenti asilo che fuggono dalle città di provincia verso le grandi città. Siamo fuori-legge, che la legge non contempla, non tutela, non garantisce. E i nostri figli sono senza diritti, non riconosciuti come figli di entrambi i genitori. 

Ogni anno ritorna la questione della “sobrietà” ai Pride: c’è chi dice che il tempo di  “mostrarsi” per ottenere diritti è passato. Che cosa ne pensa?

Chi parla di esibizionismo e ostentazione nei Pride, in realtà lo fa per ignoranza o pregiudizio. Non conosce la nostra Storia. Per le persone LGBTQI+* mostrare equivale a rivendicare. I corpi sono strumento di lotta politica. La provocazione è lessico, è ricerca di autenticità. E non c’è travestimento nell’espressione di sé. La nostra nudità non è pornografia, è liberazione. Non siamo maschere transitorie ma identità vere, persone in carne ed ossa. E siamo tanto più autentici e autentiche quanto più fedeli all’idea che abbiamo di noi stessi e noi stesse.

Il sindaco  di Firenze ha detto no, per la terza volta, al patrocinio al Toscana Pride. L'assessora  al Turismo di Firenze non parla o, se interviene, è per dire altro.  Secondo voi quale è il motivo di una tale presa di posizione? 

Non riusciamo a comprendere fino in fondo le ragioni che hanno spinto Nardella e la sua Giunta a negare il patrocinio al Toscana Pride e nemmeno ci interessa farlo. Non sta a noi. I Pride sono per loro natura divisivi, non perché ci sono persone a cui piacciono o persone a cui non piacciono le nostre manifestazioni dell'orgoglio, ma perché il Pride ci guarda in faccia, ci costringe a scegliere che parte stare: con un fronte progressista che crede nella cultura dei diritti, dell'equità e dell'inclusione o con un fronte reazionario che promuove l'oscurantismo del pregiudizio e dell'odio. 

Omofobia, transfobia, bullismo, razzismo: di quale cultura ha bisogno un Paese che sembra svoltare sempre più a destra ? 

Forse abbiamo bisogno di una nuova Stonewall. Dobbiamo agire la nostra ribellione. Inizia per noi una stagione di lotte, in vista di una nuova Primavera dei diritti - che ci vedrà avanzare insieme - in direzione ostinata e contraria - gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender, bisessuali, asessuali, intersex, eterosessuali, donne e uomini, diversamente abili, migranti. Nessuno escluso, chiunque vedrà messi a rischio o non riconosciuti i propri diritti dovrà reagire. Non è più il tempo di aspettare o di mendicare ciò che è nostro. Oggi più che mai esistere è resistere per la nostra comunità.

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Domani otto città saranno interessate dall’Onda Pride. Tra queste Siracusa che, quest’anno, è gemellata a Catania, la cui marcia dell’orgoglio Lgbti avrà luogo il 23 giugno. Due città siciliane non solo contigue geograficamente ma accomunate dall’impegno per i diritti tra Mare, Umanità e Resistenza, come recita lo slogan dell’anno.

Per saperne di più, abbiamo raggiunto Armando Caravini, presidente del comitato Arcigay di Siracusa e portavoce d’entrambi i Pride della Sicilia orientale.

Armando, il Siracusa Pride giunge alla 4° edizione con la presenza di Leo Gullotta come testimonial. Quali le iniziative messe in campo in vista della parata di domani?

Dal 14 al 16 giugno presso Piazza Cesare Battisti in Ortigia abbiamo creato un programma culturale fitto, articolato ed importante. Riteniamo che il Pride non deve rappresentare solo il corteo finale ma momenti di seria discussione sulle politiche Lgbti e salute.

Il 14 giugno abbiamo avuto ospite Franchina, donna trans di Catania, che ha scritto un libro e si è confrontata con padre Rosario Lo Bello della Chiesa di San Paolo. Cìè stato anche l'intervento di Miki Formisano (Nps) e di Giovanna Cristina Vivinetto. Abbiamo poi avuto in serata il concorso Rainbow arts for Pride (musica, teatrom ballo), il cui vincitore sarà premiato domani da Leo Gullotta.

Stasera, alle ore 18:00, si terrà la tavola rotonda che concentra il tema principale di questo Pride: Mare, Umanità, Resistenza. Fra gli ospiti ci saranno anche Giovanni Caloggero (consigliere nazionale Arcigay) e Luigi Carollo, ideatore e portavoce del Palermo Pride nonché responsabile diritti civili Arci Sicilia insieme con esponenti del mondo associazionistico. Infine, domani, il corteo finale con raduno alle ore 18:00 presso il Foro Vittorio Emanuele II (Porta Marina) insieme al nostro testimonial Leo Gullotta. Concluderemo il Siracusa Pride con un grande party.

Quest’anno avete voluto far precedere al termine Pride l’aggettivo Gay: cosa ha spinto a tornare a una tale impostazione che per molti è datata?

Perché questa manifestazione nasce come Gay Pride e rappresenta il giorno della marcia dell'orgoglio gay: chi cerca di trasformarlo in altro, cercando di nasconderne la vera natura o, peggio, lasciando che la manifestazione venga organizzata da persone che non rappresentano la comunità, è, a a mio parere, totalmente fuori strada.

Io scendo in piazza a manifestare l'orgoglio di essere ciò che sono. Ovviamente il Pride è aperto a tutti i cittadini che sposano le nostre istanze e vogliono vivere in un Paese, che non contrappone cittadini di serie A a quelli di serie B.

Concludo la domanda con un esempio: io sposo le idee della Festa della Liberazione e partecipo con convinzione, ma è giusto che sia l’Anpi a ricordare l'importanza di questa festa. Anche se vi partecipano tutte le persone, che credono nel principio di libertà e democrazia contro tutti i totalitarismi, sarebbe impensabile snaturare la Festa della Liberazione con altri nomi o motivazioni.

Sono ben 28, quest’anno, i Pride italiani, eppure c'è ancora tanta omofobia, transfobia e bullismo nella nostra società. Perché a tuo parere?

Perché da sempre viviamo in un Paese pieno di contraddizioni. A partire dalla nostra classe politica, così lontana dalle esigenze dei cittadini e, ancor di più, da quelle della nostra comunità. Si punta sempre a creare delle divisioni fra persone omosessuali ed eterosessuali, donne e uomini, italiani ed extracomunitari così da mantenere una sorta di continua conflittualità e assicurarsi un determinato bacino elettorale.

Viviamo in un periodo in cui le categorie sociali più deboli sono vessate e si registra una crescita forte della diseguaglianza. Sono presenti questi temi nel documento politico del Siracusa Pride?

Non sbaglio a dire che quest’edizione del Gay Pride di Siracusa, gemellata con Catania, rappresenta il Pride più importante, schierato e di lotta mai avvenuto. Cominciando dai temi che accomunano i due Pride: Mare, umanità e resistenza.

Mare, in quanto siamo una terra di sbarchi: tante, troppe volte il nostro mare si trasforma in un cimitero.

Umanità, perché è quello che ormai manca alle persone: sembra che tutto sia scontato, che la morte di una persona sia cosa che non ci riguardi. Si vive, insomma, in un'apatia assoluta.

Infine resistenza, perché dobbiamo tornare a "resistere": si è insediato un governo estremamente discriminatorio, razzista ed omofobo. Saranno anni di oscurità per quanto riguarda i diritti civili: dovremo combattere non solo per dire: Noi esistiamo ma anche per difendere quel poco che abbiamo ottenuto con tanti anni di battaglie.

Dopo quello di Siracusa ci sarà, appunto, il 23 giugno il Pride a Catania. Quali sono, in sintesi, gli elementi unificanti?

In primis il rapporto umano, personale e la totale sintonia fra i due comitati Siracusa, rappresentata da me, e Catania rappresentata dal consigliere nazionale Giovanni Caloggero. Ci stiamiamo reciprocamente: elemento fondamentale per costruire un percorso comune. Oltre al rapporto umano fra i due comitati l'unione è dettata anche dal fatto che Siracusa, come Catania, è una città di mare da cui dista 60 km. Pertanto molte delle problematiche interne ed esterne alla nostra comunità sono condivise da entrambe le città. Concludo dicendo che la strategia di unione per lo meno negli intenti politici e strategici fra il Siracusa e il Catania Pride si è rivelata vincente. Non a caso, rispetto agli anni passati, abbiamo nettamente più riscontro, attesa e voglia di partecipare.

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Delle famiglie arcobaleno si sta ripetutamente parlando da mesi, grazie soprattutto a quei sindaci che registrano anagraficamente bambine e bambini quali figli di coppie omogenitoriali. Ma si deve alle recenti affermazioni del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, che ne ha negato l’esistenza, l’innalzamento della pubblica attenzione su di esse.

Per fare un punto della situazione, abbiamo raggiunto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – Associazione di genitori omosessuali.

Sono trascorsi due anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili. Secondo lei, da allora, si sono registrati mutamenti in riferimento ai diritti delle famiglie arcobaleno?

Come sappiamo, la legge sulle unioni civili ha lasciato fuori i diritti dei nostri figli. La legge è stato un passo importante: su questo non c'è alcun dubbio. È arrivata dopo 40 anni di battaglie ed è un provvedimento che molti nostri compagni e compagne di lotte aspettavano con ansia e con la paura di non arrivare in tempo. Ed è per loro che noi di Famiglie Arcobaleno eravamo comunque in Piazza Montecitorio il giorno dell'approvazione. Ma con le lacrime agli occhi, perché sapevamo che avevamo tutti perso una grande occasione. Purtroppo la situazione attuale ci ha dato ragione.

In quei mesi le nostre famiglie sono state al centro di un’attenzione mediatica senza precedenti. Attenzione spesso morbosa, in cui tutti si sentivamo autorizzare a emettere sentenze e giudizi. Eravamo diventati l'argomento da bar e da salotto: tutti parlavano di noi e questa situazione ha comunque portato alla presa di coscienza della nostra realtà. Abbiamo sempre pensato che la visibilità è la nostra arma più importante e in quel momento non potevamo che raccogliere la sfida ed esserci. Ci siamo resi conto che con una sola intervista televisiva raggiungevamo più persone che durante un intero corso di studi di uno dei nostri figli.

La visibilità aveva anche un altro lato della medaglia. Quello, cioè, di concentrare l'attenzione sulle nostre famiglie per far passare lontano dai riflettori tutti gli altri argomenti. Siamo stati il capro espiatorio: sono stati sacrificati i diritti dei bambini per portarsi a casa la legge. Questa è storia. Ed è anche per questo che ritengo sia un dovere del movimento Lgbti e della politica tutta il fatto di ripartire sui diritti dai nostri figli e dalle nostre figlie. Glielo dobbiamo.

Dopo le lacrime e la delusione, non ci siamo mai fermati. Da allora siamo andati avanti instancabilmente seguendo la via giudiziaria. Ma, anche in questo caso, abbiamo portato a casa poche sentenze a fronte di una disomogeneità di trattamento tra i vari Tribunali. Sentenze arrivate dopo percorsi faticosi e onerosi, che ti mettono nelle condizioni di chiedere di volere essere genitore di quelli che sono già i tuoi figli.

Negli ultimi mesi alcuni sindaci hanno riconosciuto la doppia genitorialità di coppie di persone dello stesso sesso nel registrarne anagraficamente i loro bambini. Quale è il suo pensiero in proposito?

Che non dobbiamo mai fermarci e che il lavoro di questi anni sta portando i suoi frutti. Sempre più sindaci si stanno schierando dalla parte dei diritti dimostrando di volere essere attori, insieme a noi, nella costruzione di un Paese sempre più civile e inclusivo.

Ci sono le strade normative e giuridiche per fare questo. Ma è indubbio che un sindaco, che trascrive un certificato con due mamme o due papà, fa anche un atto politico Vuole così dire al Parlamento che è ora di legiferare affinché tutti i nostri figlie e le nostre figlie abbiamo gli stessi diritti, ovunque abbiano la fortuna di vivere.

Il 2 giugno scorso il neoministro Fontana ha dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono. Qual è la sua risposta?

La risposta al ministro Fontana non la do io, la da la realtà. Le famiglie arcobaleno esistono sia a livello sociale che giuridico grazie a numerose sentenze di Corti europee e nazionali. Un ministro non può permettersi di nascondersi dietro ideologie e pregiudizi per imporre il proprio pensiero. Un ministro ha la responsabilità di prendere atto dei bisogni dei suoi cittadini e di fare in modo che questi bisogni siano soddisfatti.

Sono inaccettabili i toni utilizzati: essi non fanno altro che diffondere odio, intolleranza e razzismo. Tutte cose ben lontane dalle nostre vite e dalla nostra Costituzione antifascista e laica.

Non pochi parlamentari della corrente legislatura stanno nuovamente agitando lo spauracchio dell’"ideologia gender" a danno delle persone Lgbti. Secondo lei come dovrebbe reagire il movimento?

Penso ai Pride da poco iniziati. I Pride, che inonderanno le strade delle nostre città, hanno la responsabilità di essere le prime manifestazioni laiche e di piazza subito dopo l'insediamento di questo governo. Quello di Roma è stata una risposta di civiltà che ha portato nelle piazze la voce di cittadini e cittadine (di qualunque orientamento sessuale o identità di genere) che hanno a cuore il nostro Paese. E abbiamo vinto la sfida sfilando a fianco dei partigiani e di tutti coloro che si riconoscono nei valori più belli della nostra Costituzione: l'antifascismo e l'inclusione. Non abbiamo paura ma dobbiamo tenere alta l'attenzione e vigilare su tutte le eventuali iniziative.

Dobbiamo continuare a fare cultura nelle scuole, a raccontare le nostre storie alla gente e a metterci la faccia. La gente ha solo bisogno di conoscerci e poi scenderà in piazza al nostro fianco come sta già accadendo. Continuiamo a camminare mano nella mano dei nostri figli e delle nostre compagne con orgoglio e gioia, per dimostrare al mondo che ci siamo con i nostri sorrisi e le nostre vite e che pretendiamo rispetto.

In conclusione, intravede uno spazio di dialogo tra Framiglie Arcobaleno e Lega-M5s?

Siamo come tutti immersi in questa società e, quando portiamo i nostri figli a scuola, non ci chiediamo se abbiamo di fronte un educatore o un genitore che ha votato Lega o M5s. Il dialogo è aperto quando da entrambe le parti c'è interesse, voglia di approfondire e soprattutto rispetto.

Se davvero - come viene spesso sottolineato e se non si tratta di mera strumentalizzazione - questo governo e il suo ministro della Famiglia hanno al centro il benessere dei bambini e delle bambine, saranno loro i primi a volerci incontrare per colmare questa inaccettabile discriminazione.

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