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Il 17 aprile, tre giorni dopo il flash mob  Dont’play with my life – Non giocare con la mia vita, organizzato in Piazza del Popolo dal Collettivo Identità InTRANsigenti, la deputata pentastellata Gilda Sportiello ha presentato un’interrogazione a risposta immediata in Commissione Affari Sociali sulle Iniziative per rendere disponibili i medicinali Testoviron e Sustanon per le persone transessuali.

In realtà, benché tra i farmaci a base di testosterone irreperibili ci siano anche il Testogel e il Nebid, va ricordato che essi, oltre a essere indispensabili per persone FtM come trattamento ormonale sostitutivo (Tos), lo sono anche per la salute di uomini cis affetti da alcune patologie.

A tale atto di sindacato ispettivo, indirizzato alla ministra della Salute Giulia Grillo e cofirmato dai deputati del M5s Massimo Enrico Baroni, Celeste D’Arrando, Mara Lapia, Stefania Mammì, Rosa Menga, Francesco Sapia, Doriana Sarli, Giorgio Trizzino, Francesca Troiano e Leda Volpi, è stata data risposta scritta dal sottosegretario Armando Bartolazzi.

Nel merito il numero 3 del dicastero ha dichiarato: «A tali medicinali è stata attribuita la classe di rimborsabilità C (non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale-S.S.N.), con regime di fornitura Rnrl (ricetta non ripetibile limitativa: in quanto medicinali vendibili al pubblico dietro prescrizione di Centri ospedalieri o di medici specialisti).  La disforia di genere non rientra, pertanto, tra le indicazioni autorizzate di tali specialità medicinali. 

Sotto il profilo regolatorio, va ricordato che Aifa può valutare l'inserimento di una nuova indicazione terapeutica per un medicinale in commercio solo se l'Azienda farmaceutica titolare dell'AIC presenta una richiesta di estensione di indicazione terapeutica, supportata da evidenze scientifiche correlate. 

D'altro canto, la legge n. 648 del 23 dicembre 1996 consente di erogare a carico del Ssn medicinali da impiegare per una indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata, a seguito della richiesta proveniente dalla Commissione Tecnico-Scientifica di Aifa, da Associazioni di malati, Società scientifiche, Aziende sanitarie, Università ed Istituti, di ricovero e cura a carattere scientifico, previa attenta valutazione delle evidenze scientifiche a sostegno. 

Ebbene, con riferimento al trattamento della disforia di genere negli adolescenti, si fa presente che l'Agenzia ha già valutato con esito favorevole la richiesta di inserimento nelle liste, di cui alla legge n. 648 del 1996, del farmaco Triptorelina, previo parere favorevole del Consiglio nazionale di Bioetica. 

Inoltre, Aifa ha ricevuto la richiesta di valutazione dell'inserimento negli elenchi di cui alla legge n. 648 del 1996 per ulteriori undici farmaci, impiegati per il trattamento della disforia di genere. In considerazione della delicatezza della materia, tale richiesta è attualmente in corso di approfondita valutazione, il cui esito sarà pubblicato nel sito istituzionale dell'Aifa quanto prima. 

Con riguardo alla carenza di alcuni dei medicinali a base di testosterone, l'Agenzia ha comunicato che essa è dovuta a problemi produttivi o alla cessata commercializzazione permanente: circostanze, queste, comunque costantemente monitorate da Aifa sulla base di ben collaudate procedure. 

Il ministero della Salute, tuttavia, è ben consapevole del disagio procurato ai pazienti da tali carenze, nonché dell'importanza per gli stessi di tale classe di medicinali e per questo motivo, nel decretolegge che verrà esaminato nella odierna seduta del Consiglio dei ministri, è stata proposta anche una norma che rafforzi le misure preventive per evitare la carenza di farmaci, introducendo una sanzione da applicare nel caso in cui non siano rispettate le norme sull'allerta. 

Infine, tornando al caso specifico, proprio al fine di ridurre l'impatto sui pazienti della carenza dei medicinali oggetto del presente atto ispettivo, in attesa della risoluzione definitiva delle problematiche di tipo produttivo/commerciale, informo che Aifa ha tempestivamente rilasciato alle strutture sanitarie richiedenti l'autorizzazione all'importazione dell'analogo medicinale commercializzato all'estero, ai sensi del decreto ministeriale 11 maggio 2001».

La risposta del ministero della Salute è stato accolta positivamente dal Collettivo che, su Facebook, ha tenuto però a ribadire: «Per questo provvedimento del Governo, mirato alla irreperibilità dei farmaci attraverso un'autorizzazione dell'Aifa all'importazione dei farmaci commercializzati dall'estero, potremmo tirare un piccolo sospiro di sollievo ed aspettare che i farmaci arrivino veramente nelle farmacie italiane.

Nel frattempo vogliamo sottolineare che il Collettivo Identità InTRANsigenti non farà un passo indietro fino a quando il problema non sarà completamente risolto».

L’emergenza, dunque, per Identità InTRANSgenti – al pari di tante altre associazioni T come, ad esempio, Sunderam Identità Transgender Onlus, che circa l’irreperibilità dei farmaci ha lanciato, giorni addietro, una petizione su Change.orgsarà rientrata solo quando torneranno reperibili nelle farmacie i farmaci a base di testosterone.

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Il 5 aprile Pellegrino Mastella, primogenito della senatrice forzista Alessandra Lonardo e dell’ex ministro della Giustizia nonché attuale sindaco di Benevento, si è unito in seconde nozze con Rovena Ceccobelli.

Testimoni al rito civile, celebrato a Roma, Antonio Giacomini, amministratore delegato di Innovaway, e l’imprenditore salernitano Vincenzo Santoro nonché l’armatore Emanuele D'Abundo, indicato in un comunicato locale dai toni panegiristici quale “compare d’anello”.

Ha fatto seguito il ricevimento nuziale presso la sontuosa terrazza dell’Hotel Eden, che, come noto, è di proprietà del sultano del Brunei. Dato, questo, che è stato messo in evidenza dal citato comunicato senza però alcuna menzione di quanto attuato nel piccolo sultanato del Sud-Est asiatico per volontà di quel Hassanal Bolkiah, che ne regge ininterrottamente le sorti dal 1967.

All’antivigilia della cerimonia nuziale sono entrate infatti in vigore le nuove disposizioni del Codice penale, che comminano la pena di morte per stupro, adulterio e, soprattutto, rapporti omosessuali. Ma ancor prima del 3 aprile i media internazionali avevano dato ampio rilievo all’imminente adozione d’una legislazione basata sulla shari’a, che - come affermato da Rachel Chhoa-Howard di Amnesty International, «aveva ricevuto un’ampia condanna già cinque anni fa quando se ne iniziò a discutere».

Ne è seguita un’ondata di protesta globale con interventi di politici, organismi umanitari e celebrità che, a partire da George Clooney e Sharon Stone, hanno lanciato una campagna di boicottaggio proprio dei 9 hotel luxury di proprietà del sultano del Brunei. Tra questi, appunto, anche l’Eden di Roma.

Boicottaggio, cui i Mastella hanno pensato di non aderire forse a fronte degli innumerevoli disagi che la sospensione del ricevimento avrebbe comportato. Sempre che non ci sia stata indifferenza verso «gruppi vulnerabili del Brunei, comprese le persone Lgbti, donne e bambini» o ignoranza di quanto portato alla comune attenzione da media e star del cinema, della musica, dello spettacolo.

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È stato firmato oggi pomeriggio, nella Sala del Tricolore a Reggio Emilia, il Protocollo operativo per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbti, che coinvolge il Comune, Arcigay Gioconda, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Ufficio scolastico di Reggio Emilia, Tribunale di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia, Istituzione Scuole e Nidi delliInfanzia di Reggio Emilia, Fondazione per lo Sport, Fondazione Mondinsieme, Istituti Penali Di Reggio Emilia – C.C. C.R.

Alla firma erano presenti - oltre al presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini e al segretario generale di Arcigay Gabriele Piazzoni - il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, l'assessora alle Pari opportunità della Regione Emilia-Romagna Emma Petitti, l'assessora con delega alle Pari opportunità del Comune di Reggio Emilia Natalia Maramotti e Margherita Graglia, psicologa e psicoterapeuta, formatrice esperta sui temi dell'orientamento sessuale ed identità di genere, coordinatrice del Tavolo per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbti. 

«Siamo grati alle istituzioni e gli enti – ha commentato Alberto Nicolini –  che hanno capito l’importanza dell’inclusione concreta delle persone Lgbti, per inviare segnali positivi che incoraggino il coming outtra gli utenti e prima ancora tra i propri lavoratori e lavoratrici. Auguriamo a tutte e tutti noi di essere all’altezza dell’esperienza - prima in Italia - di un impegno concreto a tutto tondo, dall’accoglienza delle coppie di genitori gay e lesbiche negli asili (bimbi che già ci sono, nel Reggio Approach) alle carceri che aprono le porte alle associazioni che vogliono portare sostegno alle persone ospitate nella sezione trans regionale a Reggio Emilia.

Arcigay c’è e ci sarà, perché anche nel buio di questi giorni, Reggio sa essere un laboratorio di vita e inclusione. Concludo tuttavia con una domanda: perché Reggio Emilia sì, e Scandiano no? Perché chi abita a Castelnovo Monti, a Piacenza, a Imola non può avere accesso alle stesse buone pratiche? Ecco, con questa firma ci ricordiamo ancora una volta di quanto ci serva la legge regionale contro le discriminazioni Lgbti scandalosamente arenata per giochi ideologici fatti sulla nostra pelle. È tempo di legge, e oggi lo dice Reggio Emilia tutta».

Il Protocollo Operativo nasce nell'ambito del lavoro svolto dal Tavolo interistituzionale per il contrasto all'omotransnegatività e per l'inclusione delle persone Lgbt per limitare questo fenomeno e promuovere il principio di uguaglianza senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. 

«Il Protocollo operativo sottoscritto a Reggio Emilia - ha commentato il segretario generale di Arcigay Gabriele Piazzoni - è un esempio di quanto le realtà istituzionali territoriali possano fare molto, cooperando fra loro per il contrasto ad ogni forma di discriminazione. Siamo convinti che il modello Reggio Emilia possa e debba essere esportato in tante altre realtà del nostro paese, la pubblica amministrazione può fare molto per rendere migliore la vita dei cittadini e la realizzazione di connessioni stabili tra servizi, istituzioni e realtà locali è la giusta formula per fare in modo che ciascuno per il proprio settore di azione contribuisca allo sforzo per la piena uguaglianza fra i cittadini».

Il documento impegna gli enti,le istituzioni e le associazioni territoriali di riferimento a condividere e rendere efficaci le azioni d’intervento da attivare per contrastare l’omotransfobia e l’omotransnegatività, tra cui: 

  • l'adozione di un linguaggio inclusivo e rispettoso dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere di ogni persona negli atti, nella modulistica e nella comunicazione interna ed esterna del Comune di Reggio Emilia;
  • l'adozione della misura dell’Alias secondo la richiesta di studenti dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e del personale comunale dipendente in percorso di transizione di genere, salvo gli obblighi giuridici di ricorso agli estremi anagrafici ufficiali;
  • il modificare, nel caso dell'Ausl di Reggio Emilia, i questionari di gradimento che possono essere compilati dagli utenti adottando un linguaggio inclusivo dell’identità di genere;
  • promuovere riflessioni e approfondimenti con i Consigli Infanzia Città e con i genitori dei nidi e delle scuole dell’infanzia.

Il documento mira inoltre a creare una sinergia tra i vari livelli istituzionali e i soggetti privati attivi sul territorio per la creazione di una rete finalizzata al contrasto delle discriminazioni, prevedendo anche un piano di azione che contenga strategie e metodologie di lavoro condivise al fine di conoscere e contrastare i vari aspetti del problema con particolare attenzione alla lotta all’omotransfobia/omotransnegatività. 

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Sulla nuova ondata di arresti e torture di persone Lgbti in Cecenia il deputato Alessandro Zan (Pd) aveva indirizzato, il 17 gennaio, un’interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione cofirmata dagli omologhi di partito Roberto Giachetti, Luca Rizzo Niervo, Francesca La Marca, Enza Bruno Bossio, Martina Nardi, Angela Schirò, Antonella Incerti, Stefania Pezzopane, Lucia Ciampi, Maria Chiara Gadda.

Il 22 marzo è arrivata la risposta scritta della Farnesina a firma della viceministra pentastellata Emanuela Claudia Del Re

Eccone il testo: «La lotta contro ogni forma di discriminazione, anche in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere, costituisce una delle direttrici dell'azione internazionale dell'Italia nel settore dei diritti umani e figura fra le priorità del mandato italiano nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021. 

Per questo seguiamo con particolare preoccupazione la questione delle discriminazioni, anche basate sull'orientamento sessuale, nella Federazione Russa e soprattutto i recenti casi di gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali ai danni delle persone LGBT+I in Cecenia

Fin dalla ripresa delle segnalazioni a dicembre 2018 da parte di media russi, abbiamo condiviso e sostenuto le principali iniziative avviate a livello internazionale e locale, anche in coordinamento con le istanze dell'Unione europea, per accertare i fatti nella convinzione che sia necessario fare piena luce sulla vicenda.

Più nel dettaglio, abbiamo concorso con i partner dell'Unione europea alla formulazione di un intervento congiunto sui tema al Consiglio permanente dell'Osce. In tale dichiarazione, confermando la nostra profonda preoccupazione per quanto sta avvenendo in Cecenia ai danni di persone LGBT+I, abbiamo ribadito l'appello alla federazione russa affinché conduca indagini tempestive, efficaci, approfondite e garantisca la consegna alla giustizia dei responsabili o complici di tali atti.

Sempre in ambito Unione europea, l'Italia continua a sostenere il mantenimento di canali di dialogo diretti fra la delegazione Unione europea a Mosca e l'Ombudsperson russo, incoraggiando anche contatti dell'Unione europea con il consiglio presidenziale per i diritti umani, principale organo consultivo di settore dell'amministrazione presidenziale russa. 

In ambito Onu il nostro Paese è intervenuto sul tema delle discriminazioni nella federazione russa anche nel corso dell'ultimo esercizio di revisione periodica universale cui si è sottoposta la Russia a maggio 2018. In tale occasione, abbiamo formulato una raccomandazione affinché adotti misure concrete per combattere tutte le forme di discriminazione, incluse quelle basate sulla religione e sull'orientamento sessuale. 

Continueremo a monitorare gli sviluppi della vicenda in Cecenia, nella consapevolezza che sia estremamente grave che vi siano contesti nei quali le persone vengano discriminate, i loro diritti vengano negati o addirittura esse siano fatte oggetto di violenze a causa del proprio orientamento sessuale».

Della risposta della Farnesina, di cui solo oggi è stata data comunicazione ad Alessandro Zan, lo stesso deputato padovano ha dato una sua breve valutazione su Facebook: “In gennaio ho presentato una interrogazione al ministro degli Esteri sulle persecuzioni contro la popolazione #lgbt in #Cecenia. Finalmente è arrivata la risposta del governo: tante belle parole, ma pochissimi fatti.

Di fatto è stato sottolineato, com’è ovvio, che l’Italia ha seguito le linee dell’Unione Europea e dell’Onu su queste palesi violazioni. Nessun impegno diretto del nostro Paese contro la #Russia di Putin amico di Salvini (di cui la Cecenia fa parte) per tutelare i diritti umani. Continuerò a vigilare perché il governo italiano intervenga con più decisione”.

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Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti hanno presentato un esposto ad Antonello Soro, Garante per la tutela della privacy, chiedendo di attivarsi contro il decreto, che firmato dai ministri Matteo Salvini (Interno), Giulia Bongiorno (Pubblica Amministrazione) e Giovanni Tria (Economia), prevede sulla carta d’identità di minori il reintegro della dicitura 'padre' e 'madre' al posto di quella di ‘genitori’.

La richiesta invita nello specifico l’Autorità Garante a impugnare - sulla base dei nuovi poteri attribuitigli dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdrp) - dinanzi all’autorità giudiziaria il provvedimento ministeriale, che viola più disposizioni del Codice in materia di tutela dei dati personali. Tali violazioni erano state già rilevate, in parte, dallo stesso Garante nel parere negativo, da lui espresso il 31 ottobre 2018, sull'ipotesi di decreto che il Governo gli aveva sottoposto.

Le due associazioni hanno deciso di contrastare così l’iniziativa del ministro dell'Interno, che ritengono essere stata adottata con l'unico scopo di discriminare i bambini e le bambine che hanno genitori dello stesso sesso, costringendo questi ultimi a dichiarare il falso nella compilazione dei moduli per richiedere la carta d’identità elettronica.

«Ci siamo rivolti al Garante della Privacy - così l'avvocato Mario Di Carlo, socio di Rete Lenford - in quanto è l’Autorità preposta a garantire il corretto trattamento dei dati personali e quindi anche quelli della carta d'identità. L’illecito trattamento dei dati personali commesso da un ministero non può infatti essere trattato in maniera meno rigorosa di quello commesso da un’impresa o da un’agenzia».

Inoltre «le norme primarie di riferimento, come il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps), già quasi dieci anni fa - continua Di Carlo - recavano l'indicazione di 'genitori', incorporando una visione inclusiva che prende atto dell'evoluzione del diritto di famiglia e del ruolo genitoriale. E non si capisce perché oggi la prassi, contro il dettato normativo, debba imporre nomenclature che non riconoscono correttamente l'identità e le relazioni sociali dei minori».

Gianfranco Goretti, neopresidente di Famiglie Arcobaleno, e Miryam Camilleri, presidente di Rete Lenford, hanno dichiarato: «Questo esposto è solo il primo passo di una battaglia che porteremo avanti per abbattere un decreto che il ministro dell’interno sa benissimo essere illegittimo.

Proviamo profonda disistima nei confronti di un Governo incapace di rispondere alle reali esigenze di tutte le famiglie e che concentra invece le proprie energie nell'adozione di atti discriminatori che non migliorano la vita di nessuno, ma alimentano odio ed esclusione».

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Da Fiammetta Borsellino a Paolo Mieli, da Ilaria Cucchi a Luca Bizzarri, da Liliana Cavani a Sabino Cassese, da Marta Herling a Rocco Papaleo: è interminabile la schiera di figure del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’attivismo, della magistratura che stanno levando la loro voce per salvare Radio Radicale dalla chiusura

Voci che si stanno intensificando soprattutto dopo che Vito Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, ha dichiarato il 15 aprile a Milano: «È intenzione di questo governo, o almeno mia e del MiSE che abbiamo seguito il dossier, non rinnovare la convenzione con Radio Radicale» e dopo che Massimo Bordin, voce storica dell’informazione libera italiana e direttore dell’emittente radiofonica per 19 anni, è venuto ieri a mancare

La convenzione con il governo (risalente al 1994 e da allora sempre rinnovata con un’erogazione annua di 10.000.000 di euro per la trasmissione delle sedute parlamentari) e il finanziamento pubblico, che Radio Radicale riceve in quanto radio di partito, sono per la stessa le uniche fonti di finanziamento. Venendo queste meno, la storica emittente, che non trasmette pubblicità, è destinata così a chiudere il 21 maggio.

Verrebbe così a cantarsi il De Profundis su una Radio che dal 1975 trasmette integralmente eventi di attualità politica, senza tagli, selezioni o mediazioni giornalistiche. Ma che, soprattutto, contrariamente a quanto detto ieri dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede («Ricordo che abbiamo un servizio pubblico finalizzato a garantire la conoscenza da parte dei cittadini dei lavori delle istituzioni, un servizio pubblico rispetto al quale, lo ricordo, i cittadini pagano un canone»), offre un servizio non sovrapponibile a quello di Gr Parlamento, dato che il canale Rai trasmette solo alcune sedute, e, fra l’altro, anch’esso pubblico.

E sono i numeri a parlare al riguardo: 23.925 udienze di processi, 14.163 sedute parlamentari, 226.335 oratori d’archivio, 378.619 schede audio/video. Numeri che testimoniano come Radio Radicale, fedele al motto di einaudiana memoria «Conoscere per deliberare», sia uno dei grandi baluardi della memoria storica collettiva.

Memoria che si vorrebbe cancellare con un colpo di spugna. Ma, come ricorda la scritta posta sulla porta 8 dello Stadio Nazionale di Santiago del Cile, dove tra il settembre e il novembre 1973 furono detenuti, torturati e talora uccisi numerosi oppositori al regime militare di Pinochet, «un pueblo sin memoria es un pueblo sin futuro».

Anche la redazione di Gaynews si unisce, pertanto, agli appelli per salvare Radio Radicale dalla chiusura e lo fa attraverso le dichiarazioni del suo direttore Franco Grillini, leader storico del movimento Lgbti italiano ed ex-parlamentare.

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A poco più di un anno dal pestaggio d’uno studente Erasmus l’«inclusiva e favolosa Bologna», come giustamente definita da Vincenzo Branà, presidente del Cassero Lgbti Center, è stata teatro d’un’ennessima aggressione omofoba. A esserne vittime, questa volta, due 29enni all’uscita del bar Candilejas in via Bentini.

Domenica sera i giovani avevano appena lasciato il locale, dove si stava svolgendo la finale del concorso Beauty Queen Italia 2019, quando sono stati avvicinati da un gruppo di cinque minorenni. Prima appellativi insultanti come froci e busoni, poi schiaffi e pugni. Il tutto nella totale indifferenza dei numerosi avventori del bar e dei passanti. 

Anzi, come riportato da una delle due vittime a Branà, sembra che «anche un adulto a un certo punto si fosse unito al parapiglia, per mollare anche lui un paio di ceffoni ai “froci”».

Ma non solo, perché, come denunciato dallo stesso presidente del Cassero, più persone, partecipanti al concorso, hanno raccontato «di battute grevi e offensive che già nel pomeriggio (quando nel circolo si allestiva lo spettacolo) venivano indirizzate agli omosessuali, questa volta dagli adulti non dalla babygang. L’aggressione, insomma, godeva di un clima di legittimazione e perfino di sollecitazione e incoraggiamento».

Due dei componenti della banda, entrambi 16enni e bolognesi, sono stati rintracciati subito dalla polizia e riportati sul luogo dell’aggressione, dove si sarebbero scusati dell’accaduto. Ma ieri mattina una delle due vittime si è recata in Questura per sporgere formale denuncia.

L’aggressione di via Bentini viene a cadere a una settimana dalle polemiche sul pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, la cui discussione in Commissione Parità è stata sospesa e rinviata sine die a seguito dell’emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) sulla gpa. Emendamento senza alcun nesso logico col tema omotransfobia e che, proprio per questo motivo, appare sempre più come un regolamento di conti all’interno del Pd emiliano-romagnolo a seguito dell’elezione a segretario nazionale di Nicola Zingaretti.

Da parte sua Branà ha osservato: «Eccola l’omotransnegatività, quella che da anni chiediamo di affrontare con azioni di contrasto sul piano dell’educazione, della formazione, della comunicazione. Eccolo il vuoto normativo e i danni che provoca. E attenzione: chi dice “si però loro promuovono la gpa”, sta riproducendo sul piano culturale lo stesso tipo di legittimazione. Quasi a voler dire che due schiaffoni, in fondo, se li meritano».

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Con dichiarazione, pubblicata il 13 aprile a Ottawa dal Dipartimento del Global Affairs Canada, la Coalizione per la parità dei diritti (Erc) ha chiesto al Brunei di abrogare la pena di morte per stupro, adulterio, rapporti omosessuali sulla base delle nuove disposizioni del Codice penale entrate in vigore il 3 aprile.

Come noto, già a partire di marzo l’annunciata presa di posizione del sultanato del Sud-est asiatico ha scatenato una reazione mondiale da parte di politici, celebrità e organismi umanitari.

Nell’esprimere «profondo sgomento» per l’adozione di tali disposizioni sulla base della shari'a, 36 dei 40 Stati membro (tra cui anche l’Italia) hanno esortato «il governo del Brunei ad abolire le nuove pene e ad assicurare che qualsiasi misura introdotta sia coerente con gli obblighi e gli impegni internazionali del Paese in materia di diritti della persona».

Le disposizioni, entrate recentemente in vigore, hanno «ripercussioni negative – come dichiarato dai 36 Paesi - su molti gruppi vulnerabili del Brunei, comprese le persone Lgbti, donne e bambini» e «aumentano il rischio di discriminazione, persecuzione e violenza».

Fondata nel luglio 2016, sotto la guida di Uruguay e Paesi Bassi, a seguito della Conferenza mondiale di Montevideo sui diritti Lgbti e composta da 40 Stati membro, la Coalizione è attualmente copresieduta da Canada e Cile e collabora, fra l’altro, con agenzie delle Nazioni Unite.

Quattro soltanto i Paesi che non hanno cofirmato la dichiarazione: Ecuador, Honduras, Serbia, Ucraina.

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«Il mio nome è Pete Buttigieg. Mi chiamano sindaco Pete. Sono un figlio orgoglioso di South Bend, Indiana. E correrò per la presidenza degli Stati Uniti». Con questo parole, davanti a una folla entusiasta, il 37enne Pete Buttigieg, sindaco di South Bend, ha lanciato ufficialmente la sua campagna per le presidenziali del 2020 in un ex impianto industriale, chiuso ormai da decenni, e ora diventato un centro di formazione nell'ambito di un progetto della sua città. 

«Libertà, sicurezza, democrazia. Questi sono i nostri punti. La mia storia è alternativa al Make America Great Again - ha detto -. Il Paese ha bisogno di un cambio generazionale e di un modo diverso di vedere il più grande Paese al mondo. La sicurezza o l'idea di democrazia non devono dipendere dalla volontà di un solo partito, ma appartenere a tutti gli americani. Così come il futuro delle politiche riproduttive, non può essere deciso da un gruppo di pochi uomini». 

Eletto sindaco di South Bend nel 2011 a 29 anni, Buttigieg fu riconfermato nel 2015 con l'80% dei voti dopo aver fatto coming out su un quotidiano. Il 16 giugno dello scorso anno si è sposato, presso la cattedrale episcopaliana di St. James, col proprio compagno Chasten Glezman.

Ex riservista della Marina, reduce della guerra in Afghanistan e decorato al valore militare per l’impegno nella lotta al terrorismo, Buttigieg ha tentato lo scorso anno, ma senza successo, di diventare presidente del comitato nazionale democratico.

Secondo molti analisti Buttigieg potrebbe essere la vera grande sorpresa delle primarie democratiche. Appena tre mesi fa era accreditato all'1%. Ma poche settimane di dibattiti e qualche apparizione tv lo hanno portato alla ribalta, al punto da aver già affiancato, come popolarità, Kamala Harris e Beto O'Rourke.

La sua giovane età, il fatto che sia dichiaratamente gay (ha aperto il comizio ringraziando i genitori e suo marito), l'essere un veterano di guerra lo hanno reso fin dall'inizio un personaggio di rottura, un nuovo Obama, che piace anche per quello che dice e per come lo dice. Ossia con competenza, ironia, capacità di improvvisare.

È diventata virale la sua risposta in norvegese a una giornalista scandinava, rivelando la sua conoscenza della lingua. Buttigieg ne parla ben sette in modo fluente, senza contare le due due lauree, conseguite a Harvard e Oxford. E una settimana fa, attaccando il vicepresidente Mike Pence per le sue posizioni anti-Lgbti, Buttigieg, che rivendica d'essere cristiano, ha spiazzato tutti col rispondere: «Mike, tu non stai combattendo me, ma Dio».

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La Federazione australiana di rugby ha rescisso il contratto con l'estremo Israel Folau che non potrà più giocare in nazionale. Come noto, il giocatore aveva postato, il 10 aprile, su Instagram un post, in cui aveva affermato che «l'inferno attende» i gay.

Rugby Australia in una nota ha rilevato come il 30enne abbia commesso «una grave violazione del codice di condotta dei professionisti che impone la rescissione del contratto". Contratto che lo legava alla federazione fino al 2022. Il provvedimento esclude Folau, con ben 73 presenze in nazionale, dai mondiali di rugby in programma in Giappone a settembre.

Il rugbista dei Waratahs di Sydney, che con i Wallabies aveva raggiunto la finale della Coppa del mondo nel 2015, ha 48 ore per accettare il licenziamento o presentare ricorso richiedendo un'udienza davanti alla commissione disciplinare.

Il presidente della federazione, Raelene Castle, ha ricordato come Israel, non nuovo a questo tipo di uscite, fosse stato ripetutamente avvertito sull'uso dei social e non abbia dunque «rispettato le indicazioni". Folau, fervente cristiano della Federazione mondiale delle Assemblee di Dio, che sui social si presenta con le parole: "Vivo per Gesù Cristo", ha scritto nel post del 10 aprile: «Ubriaconi, omosessuali, adulteri, bugiardi, fornicatori, ladri, atei, idolatri: l'inferno vi aspetta. Pentitevi! Solo Gesù salva".

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In un'intervista ha spiegato che ora vive «anzitutto per Dio" e che i suoi piani per lui «sono migliori di qualunque altra cosa".

La sua esclusione dalla nazionale complica i piani del ct Michael Cheika, che lo aveva quasi sempre utilizzato per la sua grande velocità che ha anche aiutato i Waratahs a vincere il titolo di Super Rugby nel 2014. A inizio aprile è diventato il miglior meta-man nella storia del campionato australiano.

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