Claudio Finelli

Claudio Finelli

L’ultimo atto dell’Onda Pride 2017 è andato in scena nella magnifica cornice del Salento. Per la precisione a Gallipoli, cittadina che, in barba ai recenti episodi di omofobia, si attesta quale una delle mete turistiche Lgbti più gettonate a livello internazionale. Cristina Bugatty, concorrente di Pechino Express e curatrice di TeleBugatty, è stata la madrina dell’evento mentre Eleonora Magnifico, Giovanni Minerba, Giulio Maria Corbelli, Danilo Lupo e Willy Vaira i testimonial d’eccezione.

Cuore programmatico della manifestazione la rivendicazione di diritti e libertà nonché di un territorio, quello salentino, ricco di cultura, tradizioni, arte e grande capacità di accogliere e promuovere il turismo. Insomma non solo un Pride arcobaleno ma anche un Pride dei salentini, delle salentine e di chi, semplicemente, ama questa terra.

Al termine della marcia dell'orgoglio Lbti, caratterizzata da cinque carri e dalla presenza di migliaia di persone (anche se funestata dal ferimento di Eleonora Magnifico precipitata accidentalmente da uno dei carri), abbiamo raggiunto Roberto De Mitry Muya, uno dei promotori del Salento Pride nonché presidente del comitato Arcigay Salento La Terra di Oz.

Il Salento Pride chiude la stagione dell'Onda Pride 2017. Quali erano le aspettative e come ha risposto la comunità?

La comunità ha risposto egregiamente. Come l'anno scorso il Salento Pride si è caratterizzato per la presenza massiccia di persone dalle molteplici provenienze - grazie al forte afflusso turistico - e per la partecipazione corposa della comunità locale.

Quali sono stati i punti più importanti del manifesto politico del Salento Pride 2017 e quali sono secondo te le priorità per cui lottare oggi sì damigliorare la qualità della vita delle persone Lgbti?

Per il Salento Pride era innanzitutto importante festeggiare il territorio oltre che le nostre tradizionali rivendicazioni. Un Pride per esaltare le tante belle storie, i volti e le realtà di questa magnifica terra. Le priorità Lgbti restano per noi matrimonio egualitario e adozioni. Su questo non chiediamo più mezze soluzioni.

Il Salento Pride si è svolto all'indomani di alcune spiacevoli circostanze che hanno fatto calare su Gallipoli, meta riconosciuta del turismo Lgbti italiano, l'ombra dell'omofobia. Che significato ha avuto il Pride in questa prospettiva? E sopratutto tu, da leader del movimento Lgbti salentino, cosa ti sentiresti di dire all'imprenditore del G Beach che ha ripreso i due ragazzi "rei" di essersi dati un bacio in pubblico?

Come detto, il nostro Pride non è contro qualcosa ma anzi vuole essere un modo per festeggiare insieme l'apertura e l'accoglienza del popolo salentino e gallipolino. Un Pride per rimarcare la fierezza di essere salentini. Da rappresentate della comunità Lgbti, direi al proprietario del G Beach che la porta per i chiarimenti è sempre aperta: basta solo ammettere i propri errori.

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Alessio Arena è uno scrittore e cantautore napoletano che, da alcuni anni, vive e lavora in Spagna. Bestiari(o) familiar(e) è il suo primo album plurilingue che, registrato tra Barcellona (con gli arrangiamenti e la produzione di Clara Peya e del pianista/batterista Toni Pagès) e Napoli (sotto l’egida della Nuova Compagnia di Canto Popolare), è stato prodotto da diMusicaInMusicaIl singolo Tutto quello che so dei satelliti di Urano entra a far parte della rosa delle canzoni finaliste a Musicultura 2013, festival della canzone d’autore italiana, facendo poi vincere ad Arena il premio al vincitore assoluto di questa edizione e la targa Afi (Associazione fonografici italiani) quale miglior progetto discografico.

Nel 2016 esce l’album La secreta danza, che vanta la partecipazioni di personaggi chiave dell’attuale scena musicale iberica come El Kanka, Pau Figueres, Marta Robles de Las Migas e il maestro Amancio Prada. Proprio ne La secreta danza è contenuto il brano Lorenzo, che racconta la storia di un ragazzo gay che sogna di scappare dall’Italia alla ricerca di una vita migliore. Come scrittore, “scoperto” da Matteo B. Bianchi, ha scritto romanzi, racconti e testi per il teatro. La sua ultima opera narrativa è il romanzo La letteratura tamil a Napoli, pubblicato da Neri Pozza nella collana Bloom nel settembre 2014.

All’indomani del tragico attentato di Barcellona contattiamo Alessio Arena a Barcellona dove, proprio oggi, avrebbe dovuto esibirsi con i suoi musicisti.

Alessio, come stai vivendo e come sta vivendo Barcellona queste ore a ridosso dell’attentato?

Questa mattina c’è stata una grande concentrazione a Plaza Catalunya. Erano presenti le istituzioni del governo autonomo e quelle nazionali. C’è stata una partecipazione massiccia e commossa. 

Ieri le notizie sono arrivate in maniera confusa come capita sempre sui social. Io mi trovavo al Raval, quartiere contiguo a quello in cui vivo, quartiere in cui pare sia fuggito l’attentatore della Rambla dopo l’attentato. Nel panico del momento io sono rimasto chiuso in un negozio mentre cercavo di capire cosa fosse accaduto. Nel negozio c’erano solo persone che parlano l’urdu: Raval è infatti il quartiere dei pakistani e degli indiani del Bangladesh, che spesso non parlano una parola di spagnolo.

Ho atteso che ci facessero uscire e poi mi sono avviato verso casa, dove avevo una prova con alcuni musicisti che mi accompagnano in un concerto che avrei dovuto fare oggi. Proprio qui a Barcellona nella Festa Major de GràciaMa è stato annullato come tutti gli altri concerti e spettacoli nella capitale catalana.

Quest’attentato ha minato il cuore di una città simbolo del turismo e del divertimento. Credi che questa tragedia possa avere specifiche conseguenze?

Immagino che anche a Barcellona accadrà quanto accaduto a Parigi. Per un po’ di tempo ci sarà una grande paura. Poi i problemi di tutti i giorni diventeranno una distrazione sufficiente almeno per gli abitanti della città. Del resto oggi non si è sicuri in nessun luogo. Il rischio è ovunque.

Credi sia possibile che episodi del genere alimentino fenomeni di razzismo e di islamofobia a Barcellona?

Bisogna dire che la comunità islamica di Barcellona ha ripudiato pubblicamente l’attentato con un rapidissimo e deciso comunicato stampa ufficiale. In Catalogna ci sono almeno 200 moschee e si iniziano a vedere donne con il velo anche negli impieghi pubblici. Non credo la città avrà una reazione razzista. Barcellona è un posto di libertà e accoglienza. No tinc por: abbiamo infatti urlato tutte e tutti stamattina a Plaza Catalunya.

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Negli ultimi giorni - come già segnalato anche da Gaynews -, a seguito di alcune polemiche sorte in seno ad ArciLesbica, è nata una pagina Facebook, il cui nome ha incuriosito un po’ tutte e tutti: Un’Altra ArciLesbica #unaltrArciLesbicaMa di cosa si tratta veramente? È forse il segno di un’ufficiale divisione di ArciLesbica?

Ne parliamo con Chiara Piccoli, presidente ArciLesbica Napoli Le Maree, uno dei comitati provincilai che promosso la nascita di Un’Altra ArciLesbica #unaltrArciLesbica.

Chiara, cosa è il progetto Un’Altra ArciLesbica la cui pagina è apparsa da qualche giorno su Facebook? Si può parlare di una vera scissione all'interno di ArciLesbica?

La campagna #unaltrArciLesbica nasce dal desiderio di molte socie di ArciLesbica di prendere le distanze dalle modalità comunicative e dalle scelte unilaterali operate dall'attuale segreteria nazionale ma anche dall'ondata di violenza misogina e lesbofoba che ha invaso i nostri canali social di recente ad opera di chi conosce i nostri circoli e volutamente non pone distinguo alcuno. Ad opera di chi non ha neppure l'attenzione di approfondire mancando di totale rispetto alla nostra storia ed azione politica. E, infine, di chi ne approfitta solo per sfogare sentimenti di violenza repressi che scaturiscono proprio da una profonda misoginia.

Il che non può essere tollerato. Pertanto la pagina si propone come uno spazio di diffusione della politica e della cultura lesbica e femminista. ArciLesbica si prepara ad andare a congresso anticipato nel mese di dicembre. Quella a cui assistiamo è una fase di transizione in cui si allungano le distanze tra la dirigenza dell'associazione nazionale e la compagine dei circoli locali, in cui tante socie sono stanche delle posizioni politiche non condivise e sempre meno conformi ai nostri principi statutari. Stanche di modalità comunicative inaccettabili ma anche stanche di attacchi feroci che non consentiremo mai su ArciLesbica. Da tutto questo nasce #unaltrArciLesbica.

Si può affermare che la recente polemica relativa a un articolo postato sulla pagina di ArciLesbica nazionale - articolo in cui vi erano alcuni affondi in odore di transfobia - è stata la "goccia" che ha fatto traboccare il vaso?

Questa collaborazione tra socie attraverso tutto il territorio nazionale è qualcosa che non comincia oggi. nzi questo è il naturale prosieguo di un iter cominciato molti mesi fa. Come dicevo, parte del problema sta nella scelta delle modalità comunicative, che tradiscono la volontà di alzare uno scontro a nostre spese, a spese di ArciLesbica. Ma noi non ci stiamo e, in questo senso, sì: è stata di certo l'ultima goccia.

Quali sono i motivi di divisione con ArciLesbica nazionale dal punto di vista sia contenutistico sia politico-metodologico? Che ruolo ha giocato, in questa divisione, la recente querelle sulla gpa?

Il dibattito sulla gpa ha portato alla luce l'indisponibilità al confronto esterno ma soprattutto interno oltre che sull'esercizio di una modalità di fare politica soprattutto in termini contenutistici non più condivisa con i circoli. Sembra che la segreteria nazionale abbia dimenticato i principi fondanti di ArciLesbica. Un'associazione femminista è anzitutto dialogo e rispetto: un luogo di confronto che produce cultura per tutte le donne. Il luogo in cui rivendicare la pluralità di opinioni che caratterizza un'associazione. Questa pluralità è stata cancellata ma ArciLesbica è altro ed è ciò che #unAltraArciLesbica rivendica. ArciLesbica non è transfoba. ArciLesbica è democratica, ArciLesbica è rispettosa. Rivendichiamo il pluralismo delle nostre opinioni, l'appartenenza al movimento femminista e al movimento Lgbti, il ritorno a un sistema comunicativo responsabile e che sia volto alla trasmissione ragionata di idee, non alla distruzione.

Come immaginate, in futuro, il vostro ruolo all'interno del movimento Lgbti? Pensate ci sia ancora un percorso da fare insieme o credete debba essere separato come emerge da alcune esternazioni di ArciLesbica nazionale?

ArciLesbica nasce in seno al movimento Lgbti e al movimento femminista. E in questi movimenti troverà sempre il suo posto.

Secondo te come vivono le donne lesbiche oggi in Italia? Quale ruolo ricoprono i vostri comitati territoriali rispetto al benessere delle donne lesbiche nel nostro Paese?

L'Italia è un Paese che ha sempre avuto tempistiche molto differenti rispetto alle realtà vicine e il tema della parità dei diritti non fa eccezione. In questo, certamente, un po' di terreno si sta recuperando. Per cui si può dire che in Italia, in alcuni casi, le donne lesbiche vivono meglio come lesbiche che come donne in quanto la parità di trattamento tra uomini e donne - mi riferisco per esempio al luogo di lavoro - sta molto più indietro della parità di diritti tra persone eterosessuali e omosessuali.

Inoltre nella nostra società patriarcale la lesbica mette in crisi, con la sua stessa esistenza, il paradigma della donna sacralizzata o ricondotta a oggetto sessuale. Per questo le lesbiche femministe (anche trans) possono, mostrandosi e agendo come tali, sovvertire il patriarcato. I nostri circoli sul territorio nazionale sono dei luoghi, fisici ma non solo, che si configurano innanzitutto come spazi di accoglienza, di confronto, di azione dal basso e/o in collaborazione con le istituzioni locali ed altre realtà associative. Un luogo dove tutte le donne trovano una casa, dove lavorare insieme a progetti e iniziative volte alla promozione di diritti e visibilità per le donne lesbiche.

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Mirco Nese è un giovane cantautore salernitano ed è stato un protagonista inatteso del Napoli Pride 2017Infatti Mirco ha scritto e cantato per quell'occasione Fateli amare, un brano arrangiato dai compositori Dual Sound (Gianluca, Angelantonio, Alma) che ricorda la condizione delle persone omosessuali in CeceniaIl brano di Mirco ha riscosso un grande successo ed è disponibile in tutti gli store online già dal mese di luglio. Da pochi giorni, è possibile vedere anche il video.

Incontriamo Mirco Nese per sapere qualcosa in più sul suo brano.

Mirco, qual è stata la tua prima reazione quando hai appreso della persecuzione delle persone omosessuali in Cecenia?

Mentre leggevo quelle notizie, ricordo che mi ripetevo in continuazione: Non è possibile.

Pensi che canzoni come la tua possano aiutare a sensibilizzare anche i più giovani, e non solo quelli Lgbti, sul problema dell’omofobia?

Questa canzone riguarda il carcere di prigionia per gay situato ad Argun in Cecenia, ma è rivolto a tutte e tutti: i diritti umani sono diritti umani ancor prima che diritti dei gay, ogni essere vivente è sacro e non dovrebbe essere leso. Poi questa canzone più che sensibilizzare, vuole spingere chi crede nell'umanità ad imporsi perché la verità è che bisogna imporsi, prima che come gay, come esseri umani che esigono uguaglianza e parità di diritti per tutte e tutti.

Che reazioni stai raccogliendo da chi ascolta il tuo brano o vede il video di Fateli Amare?

La verità è che molti ragazzi, soprattutto quelli gay, mi hanno sconsigliato di scegliere un argomento del genere perché  sarei stato “ghettizzato” o visto come un opportunista. Io, invece, ho fatto quello che mi sentivo di fare e devo dire che in molti mi fanno complimenti per il testo e per la vocalità, alcuni anche per l'aspetto ma questo poco mi importa. La cosa che mi ha colpito però è che I complimenti me li fanno in privato e non pubblicamente, come se si vergognassero.

Comunque questa canzone l'ho sentita e l'ho scritta come dedica a chi purtroppo vive il terrore delle persecuzioni e vive sulla propria pelle l'ignoranza di chi discrimina e condanna. Con Fateli Amare mi interessa urlare il mio sdegno perché di fronte a queste tragedie mi viene da pensare che non siamo tanto lontani dall'epoca di Hitler. Infine, ho notato che quando si parla di diritti gay in Italia è come quando si  parla di politica: a chiacchiere tutti vogliono che le cose cambino, ma nei fatti pochi agiscono sul serio.

Hai partecipato al Pride di Napoli: cosa ti piace del Pride e perché, secondo te, è importante parteciparvi?

Del Pride mi piacciono molte cose. La partecipazione è certamente importantissima e io vorrei che tutti scendessero in strada durante il Pride, anche gli eterosessuali.. Poliziotti in divisa, politici, calciatori, preti e non tanto per dimostrare che esistono anche poliziotti gay, politici gay, calciatori gay e preti gay - questa cosa già la sappiamo - ma per dimostrare in mondo più consapevole e più libero l’importanza di rivendicare diritti, perché non rivendicare i diritti delle persone Lgbti, anche se sei eterosessuale, significa non riconoscere i diritti di un cugino, di un amico, di un figlio o di un nipote futuro. Significa non riconoscere i diritti di un altro essere umano.

Ti è mai capitato di essere presente (o di essere vittima) di un gesto o un'offesa omofobica?

No, non mi è mai accaduto di assistere a un gesto di omofobia. Però avendo lavorato nei bar  ho sentito spesso giudizi sgradevoli su ragazzi più effeminati o gay da parte di ragazzi che si sentivano più fieri e più “maschi” e poi mi accorgevo che erano incapaci di reggere una discussione con la loro compagna. Mentre mi è altresì successo di parlare con ragazzi  eterosessuali molto gay-friendly, che appoggiavano la rivendicazione di diritti da parte delle persone Lgbti, e la loro umanità e la loro intelligenza mi è sempre sembrata molto più “forte”, più “maschia”.

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Simone Panella e Andrea Pacifici, soci nel lavoro e compagni nella vita, danno l’annuncio su Facebook: Vanity Dance Studio, l’accademia di danza che avevano sognato e realizzato a Roma in zona Centocelle, chiude. E non chiude certo perché è venuta meno la passione e l’abnegazione dei due artisti fondatori. Chiude perché è impossibile lavorare tra minacce e intimidazioni più o meno velate. E chiude perché, due settimane fa, le pareti della scuola di danza sono state imbrattate con scritte omofobe e disegni osceni. Froci via di qui: questo il messaggio ripetuto varie volte a caratteri cubitali e scritto con una vernice spray rossa sulle pareti bianche del Vanity Dance Studio.

E, mentre Imma Battaglia lancia un duro comunicato di condanna e chiede un incontro con la sindaca Virginia Raggi perché dia un segnale forte contro l'omofobia rimontante in Roma, abbiamo intervistato Simone Panella per saperne di più. 

Simone, come mai avete atteso quindici giorni prima di denunciare la grave aggressione che la vostra scuola ha subito?

Sinceramente non abbiamo denunciato immediatamente l’accaduto per una sorta di vergogna. Solo ieri abbiamo deciso di rendere pubblica la notizia, spinti dal consiglio di un amico. Ovviamente, oltre a pubblicare la notizia sulla pagina Facebook della Scuola, esporremo formale denuncia anche alle forze dell’ordine.

Da quanto si legge nel post. la violazione degli ambienti della scuola da parte di terzi con le offese omofobiche che vi “intimano” ad andare via sono solo l’ultimo atto di una serie di problemi che avete registrato durante l’anno…

Sì, infatti abbiamo avuto molti problemi, soprattutto con una coppia di vicini che hanno più volte manifestato il proprio fastidio per la nostra presenza. Erano molto aggressivi e una volta hanno anche fatto delle battute omofobiche. Chiamavano i vigili con la scusa che erano infastiditi dalla musica ma poi i vigili riscontravano che era tutto regolare e che non era materialmente possibile che la nostra musica si sentisse anche a casa loro perché il loro appartamento non è adiacente all’accademia.

Una volta sono state lanciate anche delle uova contro il nostro cancello d’ingresso. Naturalmente, non ho alcuna prova che mi consenta di dire che la coppia che mostrava insofferenza per la nostra presenza abbia una qualche responsabilità nella vicenda delle uova o in quella, assai più grave, delle scritte all’interno dell’accademia, fatto sta che il clima è diventato pesante e insostenibile e in queste condizioni non si può lavorare, ecco perché chiudiamo.

Aprirete altrove la vostra scuola?

Al momento posso dire solo che chiudiamo questa. Non so se ne apriremo un’altra. Non nell’immediato. Avevamo investito tantissimo in questa struttura e non abbiamo risorse per aprire altrove. Ma non possiamo neppure andare avanti così. Siamo costretti ad andare via e abbandonare il nostro sogno.

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A poco più d'un mese dalla drammatica morte di Vincenzo Ruggiero Gaynews ha contattato il tenente Flavio Annunziata, comandante del nucleo operativo e radiomobile dei Carabinieri d'Aversa, per avere notizie relativamente alle indagini. In realtà, da ieri mattina alcune testate locali hanno iniziato a riportare la notizia secondo cui Ciro Guarente - cioè il 35enne reo confesso dell'omicidio del giovane attivista - avrebbe stordito la vittima nell’appartamento di Aversa per poi finirla presso un'abitazione di sua proprietà a Licola. Proprio da ciò iniziamo la nostra intervista al tenente Annunziata.

Tenente, stando a quanto raccontano alcuni giornali, Ciro Guarente avrebbe esploso i colpi di arma da fuoco contro Vincenzo nella casa di Licola e non nell'abitazione che la vittima condivideva con l'amica Heven?

Si tratta solo di speculazioni giornalistiche. In tal senso non ci sono novità. Certamente siamo attendendo le analisi tossicologiche effettuate sul corpo di Vincenzo Ruggiero e probabilmente Guarente è passato per l'abitazione di Licola. Ma al momento non ci sono prove che abbia ucciso la vittima a Licola. Capita che i giornalisti, in assenza di notizie nuove, ne inventino qualcuna.

Al momento chi sono gli indagati?

Al momento solo Guarente. Non ci sono altri indagati.

Lei pensa che Ciro Guarente abbia operato da solo o si sia servito di complici?
Non saprei dire. È una questione di tempo. Se Guarente ha avuto - ad esempio - sei ore per completare il suo crimine, potrebbe aver operato da solo con comodità. Se ha avuto solo un'ora, allora deve aver fruito dell'aiuto di un complice. Al momento, stiamo ancora collocando temporalmente gli eventi. Quando saranno chiari i tempi di realizzazione del crimine, allora avremo maggiori indizi anche su possibili complici. Comunque stiamo investigando a tutto campo.

E Guarente continua a non collaborare?

Sì, Guarente persiste in un comportamento negativo. D'altronde, al momento della confessione ha raccontato molte bugie. Ha depistato gli inquirenti con la speranza di far passare il suo omicidio per assassinio preterintenzionale. Devo dire che non collaborare è una grande sciocchezza perché tanto è solo questione di tempo e le responsabilità del criminale verrano tutte ugualmente a galla.

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Pagina Facebook di ArciLesbica nazionale. Un'immagine inquietante: quella di due labbra femminili cucite con del filo di ferro e sotto la dicitura I am a woman. You are a Trans Woman. And that distinction matters (Io sono una donna. Tu sei una donna transessuale. E questa differenza conta).

In realtà l'immagine si riferisce al link di un articolo apparso su medium.com di una lesbica femminista, presumibilmente inglese, il cui nick è PolelifeandPussy. La redattrice dice di essere angry, cioè arrabbiata, perché - a suo parere - le donne transessuali vorrebbero silenziare le differenze tra sé e le donne biologiche.

L'intero articolo verte sull'urgenza, espressa da PolelifeandPussy, di distinguere donne cisgender da donne transessuali, perché - a suo dire - avere o meno un utero o un seno dalla nascita cambia la prospettiva del linguaggio e il repertorio delle esperienze.

Secondo l'articolista chiedere oggi rispetto per questa differenza, differenza di vissuto e dunque di esigenze che ne conseguono, porta ad essere tacciati di transfobia. A PolelifeandPussy, in effetti, dà anche fastidio che, in virtù della correttezza "imposta" dalla comunità trans, lei potrebbe essere costretta a condividere spazi, anche piuttosto prossimi, con donne transessuali che conservano ancora l'organo genitale maschile.

Insomma, proprio mentre sembra evidente che i diritti si raggiungono in modo più immediato e completo laddove le "minoranze" risultano coese e riescono a fare fronte unico contro una società veteropatriarcale e sessista, misogina e omotransfobica, ArciLesbica Nazionale con l'articolo di PolelifeandPussy sembra marcare un desiderio di separatismo e distanza che, oltre ad essere offensivo e inattuale, risulta anche sterile e perdente rispetto alle grandi battaglie della contemporaneità.

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Una serata di grande spettacolo nel ricordo di Dalida si è svolta ieri, sabato 5 agosto, presso l’Anfiteatro Dalida di Serrastretta (Cz), paese d’origine dell'artista che, da diversi anni, promuove in Italia e in Europa la memoria di quest'icona della scena internazionale grazie all’Associazione culturale Dalida.

Dalida, in effetti, era iscritta all’anagrafe di Serrastretta con il suo nome di battesimo, cioè Cristina Iolanda Gigliotti. Entrambi i genitori erano originari di questa terra anche se il nonno Giuseppe Gigliotti emigrò poi da Serrastretta alla volta de Il Cairo.

Alla kermesse dedicata a Dalida presenti Cristiano Malgioglio (artista ma anche amico di Bruno Gigliotti, fratello e manager di Dalida); Maria Letizia Gorga, interprete che da anni ha in repertorio uno spettacolo davvero molto intenso su Dalida; Carol Lauro, giovane attrice e cantante che ha recentemente portato a termine un importante progetto musicale su Dalida; Silvia Mezzanotte, che ha chiuso la serata con un concerto estremamente suggestivo. Importante segnalare anche la presenza del presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliviero e del nipote della cantate Luigi Gigliotti.

Mentre fervono i preparativi per la grande kermesse, incontriamo Angelo Aiello, segretario dell’Associazione culturale Dalida.

Angelo, da cosa nasce la vostra attenzione per Dalida?

Certamente la nostra attenzione nasce dal fatto che la cantante era originaria di queste terre. Dalida stessa ha sempre rivendicato con orgoglio le sue origini e la sua calabresità. D’altronde documenti relativi a Dalida sono conservati presso il Municipio di Serrastretta e qui è anche ubicata la Casa Museo Dalida, unica casa-museo dedicata alla grande interprete. Neppure Parigi ne ha una.

Secondo lei da cosa deriva invece il grande amore del pubblico per Dalida?

Dalida è un fenomeno intramontabile della storia dello spettacolo. Infatti è amata anche dai giovani, nati dopo la sua morte. Quando abbiamo fondato l’associazione culturale, credevamo di essere in pochi ad amare Dalida e invece abbiamo scoperto che c’è tantissima gente che segue tutto quanto accade relativamente alla diva.

Ci racconta qualcosa in più relativamente alla serata organizzata in onore di Dalida?

La serata Dalida è un appuntamento fisso che si ripete dal 2002. D’altronde, la nostra azione di promozione dell’opera di Dalida è ormai un fatto noto: il sindaco di Serrastretta e alcuni rappresentanti dell’associazione sono stati accolti a Parigi. Al raduno dei fan di Dalida abbiamo portato l’omaggio alla tomba che si trova a Montmartre. Quest’anno, al raduno svoltosi ad aprile, abbiamo portato una targa e un mazzo di fiori da parte del Governatore della Calabria.

Quindi c’è una grande attenzione anche della Regione Calabria circa la memoria di Dalida?

Sì, la Regione Calabria ci ha sostenuto, quest’anno, nella realizzazione di una serata spettacolo di respiro nazionale ed è stata accettato il nostro progetto per la costruzione di un auditorium dedicato a Dalida che, ovviamente, ingloberà il già esistente anfiteatro Dalida. 

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Roberto Azzurro, attore e regista da sempre attento alla centralità della parola e alla drammaturgia che infranga stereotipi e luoghi comuni, è stato ripetutamente accoltellato nel Sannio, mentre era in auto, vicino allo svincolo di Paupisi, sulla statale 372.

Le coltellate sferrate su tutto il corpo hanno ridotto l’artista in gravissime condizioni. Non si sa ancora quali le motivazioni del crimine: fatto sta che l’aggressore, che aveva sottratto l’auto ad Azzurro, è stato fermato ed arrestato nei pressi di Campobasso.

Noto per aver portato in scena con grande successo Oscar Wilde, Marcel Proust e diversi altri personaggi con il preciso intento di supportare con la sua arte la lotta alle discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere, Roberto Azzurro, dopo aver subito in nottata una delicata operazione, è ora ricoverato all’Ospedale Rummo di Benevento.

Tutto il mondo della cultura, dello spettacolo e dell’attivismo Lgbti si sta stringendo intorno a Roberto, sperando che possa presto tornare al suo teatro e intanto chiede a gran forza che, anche in quest’occasione, sia fatta al più presto luce sull’aggressione.

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Si sussegguono le notizie che la stampa riporta relativamente alla morte di Vincenzo RuggieroProprio in seguito all’intervista pubblicata da Gaynews, in cui l’escort napoletano Francesco Mangiacapra racconta particolari relativi all’omicida, siamo stati contattati da un ragazzo che, preferendo restare anonimo per chiare e comprensibili ragioni di privacy, ha voluto raccontarci altri particolari dell’assassino Guarente.

Ne raccogliamo a telefono il racconto e nella sua voce leggiamo tutto lo sconvolgimento interiore di chi è sgomento per la morte del 25enne di Parete.

Tu conosci bene Ciro Guarente, l’assassino di Vincenzo Ruggiero?

Sì, lo conosco benissimo. Siamo amici da tanti anni e non riesco a credere che abbia potuto fare una cosa del genere: sono sconvolto.

Tu sei al corrente dei rapporti tra la vittima e Ciro? Ce li puoi descivere?

Certo che ne sono al corrente. Tutti ne siamo al corrente tra le persone legate a Ciro. Ciro nutriva un rancore morboso nei confronti di Vincenzo. Ciro era rancoroso perché – secondo lui - Heven dedicava più attenzioni a Vincenzo che a lui. Un paio di anni fa Ciro già aveva aggredito violentemente Vincenzo perché l’aveva trovato a casa di Heven. Insomma, posso dire che sono almeno due anni che Ciro cova questo risentimento assurdo verso Vincenzo ma nessuno avrebbe mai creduto che potesse arrivare a tanto.

Ciro era gelosissimo di Heven. Perfino nei miei riguardi fu aggressivo perché una volta Heven mi volle vedere da solo per confidarmi dei segreti. Una cosa normale tra amici e io sono amico anche di Heven. Ciro si arrabbiò anche con me.

Ma quali erano i rapporti tra Heven e Vincenzo?

Erano grandi amici. Un rapporto d’amicizia solidissimo. Forse Heven all’inizio era anche infatuata di Vincenzo ma tra loro non c’è mai stato nulla. Era davvero una relazione di profondissima e sincera amicizia.

Quali erano, invece, i rapporti tra Ciro e Heven?

Heven mi ha confidato che spesso Ciro era violento anche con lei. Mi ricordo che mi ha detto che Ciro le ha tenuto la testa sotto l’acqua fino a farla svenire, che l’ha minacciata con un coltello, che la picchiava e che l’ha perfino chiusa in un armadio. Ciro non sopportava la presenza di Vincenzo anche se, devo dire, che la relazione tra Ciro e Heven è una relazione “in crisi” da sempre.

Nei giorni in cui si è diffusa la notizia della sparizione di Vincenzo quali sono state le reazioni di Ciro?

Ciro negli ultimi tempi sembrava stravolto, sinceramente.  Sulla sparizione di Vincenzo percepivo che preferiva non soffermarsi troppo. Una volta a un amico che gli chiedeva cosa ne pensasse, Ciro rispose in malo modo che non dovevamo rompere le scatole e che Vincenzo se ne era andato via con qualche uomo pieno di soldi.

Vincenzo aveva sentore di quest’odio nutrito dal Guarente?

Credo di sì. Molti amici gli stavano consigliando di andare via da casa di Heven. Certo nessuno pensava che Ciro arrivasse a compiere un omicidio e in un modo cosi efferato. Ma avevamo paura che in uno scatto d’ira Ciro potesse comunque far male a Vincenzo. Già in passato lo aveva schiaffeggiato e gli aveva dato anche un pugno.

Che reazione hai avuto alla notizia che l’assassino di Vincenzo è il tuo amico Ciro?

Mi sono sentito ferito due volte. La prima perché quello che ha fatto a Vincenzo è assurdo e atroce. La seconda perché questo Ciro non è quello che credevo di conoscere e di cui ero amico. Il Ciro che conoscevo io era un ragazzo disponibile e solare. Aveva tanta voglia di vivere e divertirsi. Non avrei mai creduto che arrivasse a fare certe cose. Ricordo che, tempo fa, andammo tutti e tre, io, Ciro e Vincenzo, a fare delle compere insieme. Non mi sarei mai aspettato un epilogo del genere.

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