Claudio Finelli

Claudio Finelli

Ha inaugurato la nuova edizione del Festival Mix Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture e sarà al cinema solo il 25, 26 e 27 giugno, come evento speciale. Stiamo parlando, ovviamente di Favola, adattamento cinematografico dell’omonimo spettacolo scritto e interpretato da Filippo Timi per la regia di Sebastiano Mauri.

Distribuito da Nexo Digital in collaborazione con i media partner Radio Deejay, MYmovies.it e Arcigay, è una commedia queer, brillante e dissacrante sul tema dell’identità, che racconta l’amicizia tra due casalinghe nella provincia americana degli anni ’50. Protagonista nel ruolo di Mrs Fairytale è Filippo Timi, mentre Lucia Mascino interpreta il ruolo di Mrs Emerald.

Rievocando allegramente il grande cinema hollywoodiano e recuperando il ritmo del Carosello, con le note alla Nat King Cole dei jingle pubblicitari e delle carole natalizie, Favola suggerisce allo spettatore che nessuna favola è perfetta come sembra: per quanto ognuno possa provare a resistere, imbalsamato dietro la bugia di un sorriso, la vita, brutale e spietata, busserà alla porta, stravolgendo convinzioni e certezze.

Nel primo giorno dell’uscita nelle sale, incontriamo Filippo Timi, protagonista e co-sceneggiatore con Sebastiano Mauri della pellicola.

Filippo, Favola è una commedia queer. Puoi spiegarci in che senso è queer e quanto la queerness può avere un valore politico e liberatorio oggi in Italia?

Queer, che letteralmente vuole dire ‘stravagante’, indica tutto ciò che sfugge, felicemente, a una definizione. E Favola, il film, che ricalca il carattere della nostra eroina, Mrs Fairytale, risponde perfettamente a questa parola. Il vero obiettivo non è avere un nome per ogni possibile colore dell’arcobaleno, ma immaginare un giorno dove non ci sarà bisogno di dare nomi, definire, separare. Esseri umani, dalle mille meravigliose sfumature, tutti diversi e quindi tutti uguali.

Ci racconti, brevemente, il tuo personaggio di Mrs. Fairytale? A quali personaggi ti sei ispirato nel costruirla?

Non c’è stato un personaggio o un’attrice in particolare cui mi sono ispirato, piuttosto a un bouquet di personaggi: le interpreti del film Donne di George Cukor. Un centinaio di attrici e neanche un attore in tutto il film. Tutte le possibili sfumature della femminilità di quegli anni, tenuto conto che le donne erano strizzate dai corsetti, avvolte da gonne gigantesche, con delle acconciature sempre perfette e al contempo condannate alle faccende di casa. Ho studiato molto la dolcezza vellutata e artificiale delle voci delle doppiatrici di quegli anni. Per dire compleanno, ci mettevano sei enne.

Il tuo personaggio è anche un modello di infrazione all’ordine e all’idea borghese dei ruoli di genere. Secondo te, la società italiana è ancora ancorata a un’immagine maschilista e sessista dei ruoli di genere?

Non c’è dubbio. C’è ancora molta strada da fare prima di arrivare alla parità, prima di poter promettere alle nostre figlie le stesse opportunità che già promettiamo ai nostri figli.  L’altra faccia del sessismo è l’omofobia, perché anche le coppie dello stesso sesso sfidano i tradizionali ruoli di genere, invitano a un’interpretazione più paritaria della coppia. Lo scoglio da superare è la società patriarcale, per arrivare a una società dove le donne e gli uomini, il maschile e il femminile, siano realmente e armonicamente sullo stesso piano.

Oggi, l’Italia ti sembra un Paese che si sta emancipando, relativamente alla vita e al benessere delle minoranze, o un Paese che vive un momento di pericolosa regressione?

Vorrei tanto poter rispondere che la strada verso l’uguaglianza e il rispetto delle minoranze (compresa l’unica che è in realtà una maggioranza numerica, le donne) sia ormai spianata, ma i recenti avvenimenti portano a pensare il contrario. Purtroppo la storia si muove per contrazione ed espansione, non tira sempre dritto nella stessa direzione. Siamo in un momento molto critico del nostro paese, è fondamentale non abbassare la guardia, essere pronti a difendere non solo gli ideali cui aspiriamo, ma anche gli obiettivi che abbiamo già conquistato.

Cosa ti aspetti da quest’originale e interessante progetto cinematografico che sarà nelle sale, come evento speciale, solo il 25, 26 e 27 giugno?

Che serva, attraverso la risata, ad aprire, anche solo un po’, la parte più profonda di noi stessi verso un’accettazione sincera e incondizionata di sé, al di là di ogni definizione.

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Un grave avvenimento di matrice omofobica sarebbe avvenuto ieri sera al Lido Turistico Beach Park di Bacoli, località marina in provincia di Napoli. 

Daniele Bausilio e Giuseppe Pitirollo, due giovani unitisi civilmente il 30 giugno 2017, sono stati messi alla porta - come hanno raccontato - perché si sono presentati al Lido “senza donne”. Neppure il tempestivo intervento dei carabinieri è stato risolutivo.

In ogni caso, alle prime ore di oggi, Daniele e Giuseppe hanno sporto denuncia presso la Questura di Napoli. A testimoniare un'altra coppia (Pompilio Morganella e Salvatore Senese), che era con loro al momento dell'allontanamento dal Beach Park.

Ecco come lo stesso Daniele ha raccontato l'accaduto su Facebook: «Stasera io e mio marito siamo andati al Lido turistico. All'ingresso ci è stato detto che non potevamo entrare perché non accompagnati. Alla nostra spontanea e ingenua domanda: Accompagnati da chi?, loro hanno risposto: Da donne, perché si entrava in coppia (e non era una serata a tema ma bensì una tranquillissima serata).

Noi abbiamo detto che la coppia eravamo noi e da un anno anche per legge. Loro ci hanno sbattuto in faccia il fatto che per loro la coppia è formata da uomo e donna...

Provo una tale collera e una tale tristezza perché, dopo anni di lotta per i nostri diritti, ci ritroviamo in una situazione del genere. Ci siamo sentiti umiliati, discriminati, offesi e feriti di fronte a tale ignoranza. Chiedo il vostro aiuto per la condivisione per far sapere a più persone lo schifo e l'ignoranza che c'è ancora in giro».

Immediata la condanna di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha detto: «Ancora una volta una  vera e propria apartheid per le persone Lgbti nonostante le leggi dell Stato e la legge sulle unioni civili. 

Intervenga subito la Regione, dove da mesi in VI° Commissione è depositata una legge regionale contro l'omotransfobia. Legge sempre più urgente.

È assurdo che questi episodi si ripetano con una frequenza sempre maggiore nei luoghi di turismo: un Paese che dovrebbe puntare sul turismo e sul turismo accogliente non può permettersi episodi come questo di Bacoli».

Sulla vicenda di Bacoli è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà che, contattata da Gaynews, ha dichiarato: «Se corrispondesse al vero la notizia che a una coppia gay è stato impedito l’accesso in un locale pubblico nell’area flegrea, sarebbe una cosa gravissima.

Le autorità comunali intervengano sul locale, sanzionando pesantemente la proprietà, per ripristinare il buonsenso e la legge». 

Probabilmente, nei prossimi giorni, sarà organizzato un flash mob presso la struttura in questione. 

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Da questa sera fino al 24 giugno si svolgerà la 32° edizione del Festival Mix Milano di Cinema gaylesbico e Queer Culture: manifestazione organizzata dall’Associazione culturale Mix Milano con il patrocinio del Comune di Milano e con il contributo del locale assessorato alla Cultura.

Ideato da Giampaolo Marzi, diretto e prodotto da Debora Guma, Rafael Maniglia e Andrea Ferrari, il festival avrà luogo nella storica sede del Teatro Strehler e nella nuova location del Teatro Studio Melato.

La kermesse dà il via alla Pride Week milanese ed è accompagnata dal claim L’un@ non esclude l’altr@, che rimarca la vocazione del festival a offrire proiezioni, musica ed eventi all’insegna dell’inclusione.

Come dichiarato a Gaynews da Fabio Pellegatta, presidente di Arcigay Milano, «i diritti sono valore per tutti e tutti dobbiamo sentirci coinvolti nel tutelarli. Per questo dobbiamo essere presenti alla 32° edizione del Festival Mix, che apre la Pride Week in preparazionae alla parata del 30 giugno».

Come da tradizione, la manifestazione eleggerà le sue due nuove Queen, figure di rilievo del panorama artistico italiano. E così, dopo Serra Yilmaz, Anna Mazzamauro, Carmen Maura, Angela Finocchiaro, Lella Costa, Franca Valeri, Sandra Milo, Cinzia Leone e Geppi Cucciari, quest’anno, nella serata di venerdì 22 giugno, la corona di Queen of Comedy sarà offerta a Iaia Forte, nota attrice napoletana, poliedrica interprete teatrale e cinematografica. A Syria andrà invece stasera il titolo di Queen of Music.

A inaugurare la 32° edizione sarà il film, fuori concorso, Favola di Sebastiano Mauri, adattamento cinematografico dell’omonimo spettacolo teatrale scritto e interpretato da Filippo Timi. Commedia dissacrante sul tema dell’identità, il film racconta la storia di due casalinghe Mrs Fairytale (Filippo Timi) e la sua migliore amica Mrs Emerald (Lucia Mascino) nell’America degli anni '50 del secolo scorso. Il film sarà presentato questa sera da Sebastiano Mauri e Filippo Timi prima di uscire in sala, come evento speciale, solo il 25, 26, 27 giugno. Special guest della serata inaugurale anche la fascinosa attrice e performer Drusilla Foer.

Sul palco del Mix sono attesi, poi, anche altri grandi ospiti come la regista Trudie Styler (moglie di Sting), il giovane attore Alex Lawther (The End Of The F***ing World) e la star del web Martina Dell’Ombra.

Una selezione di 50 titoli suddivisi nelle tradizionali sezioni Lungometraggi, Documentari e Cortometraggi, sarà valutata da tre giurie composte da esperti/e e critici/che di cinema che sceglieranno le migliori opere cinematografiche a tematica Lgbti. Anche il pubblico potrà esprimere la propria preferenza eleggendo il Miglior Lungometraggio attraverso l’app ufficiale del Festival Mix Milano 2018 per smartphone e tablet.

Tra i lungometraggi ricordiamo la commedia romantica Just Friends (22/06, ore 20.45, in anteprima assoluta) dell’olandese Ellen Smit che narra la relazione amorosa tra il siriano Yad e il giovane Joris, vittime del giudizio delle rispettive madri, Para Aduma (22/06, ore 19.00) della regista israeliana Tsivia Barkai Yacov e il  dramma rurale argentino-cileno Marilyn, opera prima di Martín Rodríguez Redondo (22/06, ore 22.30).

Dal Festival di Cannes arriva, poi, Un conteau dans le coeur di Yann Gonzalez (23/06 ore 20.30), thriller di uno dei registi più significativi del cinema queer contemporaneo, ambientato nel mondo della pornografia parigina di fine anni '70 con la splendida Vanessa Paradis nei panni di una produttrice di film per adulti. 

La sezione Documentari comprende, invece, sette opere tra cui un’anteprima italiana e un’europea, che riflettono i segnali di tendenza intorno al tema dell’identità.

I Cortometraggi, infine, divisi in due sezioni, verranno proiettati al Teatro Studio Melato. Tra i lavori in concorso spiccano: Y della regista tedesca Gina Wenzel; Marguerite di Marianne Farley; Una semplice verità di Cinzia Mirabella; Green Tea di Chiara Rap e UP! UP! UP! di Laura Giannatiempo

Come per le edizioni passate, anche musica, letteratura e arte troveranno spazio durante le giornate del festival con la sezione MIXOFF

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Debutta in anteprima, al Napoli Teatro Festival, il nuovo progetto drammaturgico di Fortunato Calvino, regista e autore da sempre vicino al mondo alla comunità Lgbti, che ha più volte raccontato la vita e le esperienze delle persone omosessuali e transessuali con un’attenzione particolare per il mondo dei femminielli napoletani.

Il nuovo lavoro, Fuoriscena, oltre ad avvalersi della partecipazione di una protagonista della scena teatrale napoletana e italiana, come Antonella Morea, nei panni di un’attrice sul viale del tramonto, vede la presenza di un noto mattatore della commedia brillante quale Gino Rivieccio che intepreta, per la prima volta, il ruolo di un omosessuale.

Incontriamo Gino Rivieccio a poche ore dal debutto.

Ci può brevemente descrivere il suo personaggio nello spettacolo Fuoriscena?

Premetto che è un lavoro carico di emozioni, e per questo bellissimo, con punte di leggerezza. Manuele è un uomo gay che vive da solo, lacerato dalla morte del compagno avvenuta anni prima. Ha una vicina di pianerottolo, Gloria, un’ex attrice omofoba e insofferente verso gli omosessuali e il loro mondo. Dopo violenti scontri iniziali il loro rapporto cambierà. Sarà la vita con i suoi accadimenti a far scattare quella sensibilità e quella solidarietà, facendo cadere tutte le barriere e i pregiudizi che entrambi hanno verso il mondo dell’altro.

Il finale a sorpresa rivelerà tutto il crogiolo di sentimenti e di emozioni nascoste fino a quel momento. 

È la prima volta che lei interpreta la parte di personaggio omosessuale? Quanto è difficile non cadere nel cliché e realizzare, invece, un personaggio credibile e reale?

Sì, è la prima volta che mi è stato proposto un personaggio omosessuale. Oggi riconosco che ad ogni attore dovrebbe capitare l'occasione di misurarsi in un ruolo simile. Forse era quello che mi mancava nella mia lunga carriera e mi rendo conto dell'arricchimento interiore che questo ruolo mi ha donato.

Io credo di aver affrontato questa prova semplicemente da attore, immedesimandomi nel personaggio ed evitando qualsiasi macchiettizzazione del gay come, invece, è stato fatto troppo spesso in un certo deprimente cinema commerciale.

Fuoriscena è una pièce che parla anche di esclusione e solitudine. Lei crede che oggi l’Italia sia un Paese che include le persone omosessuali o invece le discrimina? 

Personalmente frequento un ambiente, quello artistico, dove non esistono esclusioni: siamo tutti un po’ matti e un po’ strani, per cui non viviamo il problema dell'accettazione. Ho tanti amici gay tra cantanti e attori, per cui proprio non sento il problema dell'omofobia. Però ti posso dire che spesso c'è un atteggiamento, al contrario, molto selettivo da parte dei gay: probabilmente è un modo di mantenere alte le difese e proteggersi da una società che non è ancora del tutto matura all'accettazione dell'altro.

Ma i tempi sento che sono maturi. Mi auguro che lo diventino anche quelli che finora hanno mostrato un crescente strabismo verso il tema.
 

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Quasi una risposta alle recenti esternazioni del ministro Lorenzo Fontana che ha negato l’esistenza delle famiglie arcobaleno: così potremmo sinteticamente definire lo spot del Mediterranean Pride of Naples 2018 ideato, scritto e diretto dall’attrice e regista napoletana Cinzia Mirabella con il sostegno e la condivisione del comitato provinciale Arcigay Antinoo di Napoli.

Lo spot, che ricorda l’appuntamento con il Pride di Napoli del prossimo 14 luglio, pone al centro della narrazione un momento ordinario nella vita di una coppia omogenitoriale, focalizzando l’attenzione dello spettatore sui momenti che precedono la partecipazione della coppia stessa al corteo del Pride: si tratta di una famiglia composta da due giovani uomini che, dopo aver accompagnato la figlia al parco, si avviano con gli amici verso la parata del Pride, portando con sé la propria bambina.

Insomma, un delicato e raffinato ritratto familiare declinato in “salsa Pride”, volto a ribadire i valori dell’inclusione, dell’accoglienza e del rispetto che sono valori propri dell’universo storico-sentimentale della comunità Lgbti, della città di Napoli e del Pride.

Oltre all’ideazione e alla regia di Cinzia Mirabella non si può non icordare la presenza di Fabio Marino e Ugo De Matteo in qualità di videomakers, di Andrea Axel Nobile come organizzatore generale e di Silvia Manco come make-up artist.

Interpreti dello spot sono: Amedeo Ambrosino, Andrea Finelli, la piccola Sofia Piccirillo e, in ordine di apparizione, Sara Carbone, Paolo Gentile, Valentina Iniziato, Anastasia Mamayda, Summer Minerva, Valentina Noviello, Maria Vecchioni.

Si ringraziano, poi, gli attivisti del Gruppo giovani Arcigay di Napoli: Antonio Auriemma, Gabri Capasso, Fortunatina Mastellone, Giulio Marini, Vincenzo Morlando, Silvia Schettini nonché Max Wine del Gruppo Over The Rainbow di Arcigay Napoli. Un ringraziamento particolare per la collaborazione all’attore Peppe Mastrocinque.

La grafica e il logo del Mediterranean Pride di Napoli sono firmati da Luciano Correale, responsabile della comunicazione visiva del direttivo Arcigay di Napoli.

Appuntamento, dunque, al Mediterranean Pride di Napoli, sabato 14 luglio 2018!

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Marco Gaucho Filippi (MGF) si definisce "un guitto del segno e della parola". Scrive racconti, poesie, canzoni e disegna vignette. Tra le sue importanti collaborazioni ricordiamo quelle con La Rinascita della Sinistra, L’Undici e Left 

Oggi è autore e curatore del blog Riso avaro su L’Espresso online e, con la rubrica Satira sospesa, è il vignettista del quotidiano Metropolis, sulle cui pagine tratteggia la realtà nazionale con un occhio particolarmente attento a quella campana.

Marco Gaucho Filippi è l’autore del Vesuvio Rainbow, campeggiante sui manifesti che, realizzati graficamente da Luciano Correale con un inserimento fotografico di Marco Tancredi, saranno presto affissi in Campania per ricordare l’appuntamento del prossimo Mediterranean Pride of Naples (14 luglio).

Interessante l’hashtag, quanto mai attuale, con cui MGF ha accompagnato il suo Vesuvio Lgbti: #amalicolfuoco, che riprende e ribalta gli auguri leghisti ai napoletani (fatti propri in passato anche dal ministro dell'Interno Matteo Salvini) Vesuvio, lavali col fuoco.

Raggiungiamo telefonicamente Marco Gaucho Filippi proprio a pochi giorni dal lancio della sua immagine.

Qual è il significato dell’immagine che hai pensato per il Mediterranean Pride of Naples?

Il delegato cultura di Arcigay Napoli, a nome del comitato provinciale di Napoli, mi ha chiesto un’immagine identitaria, di forte impatto social, contenente vaghi riferimenti politici e un qualche accento provocatorio. Ho provato quindi a lavorare in questa direzione cercando di esaudire tutte le richieste dell’qssociazione.

Il Vesuvio identifica Napoli, fa parte della vita di tutti i napoletani, scenografia di un’intera città, punto di riferimento cardinale e morale di un intero popolo. Questo quindi il lato identitario.

Dal mio Vesuvio però, contrariamente a quanto spera il resto d’Italia (ed è questo il risvolto politico/provocatorio) non fuoriesce lava, bensì un’eruzione di colori, quelli della Rainbow Flag e il bruttissimo e vergognoso insulto lavali col fuoco si trasforma nel bellissimo e sincero augurio amali col fuocoquello della passione, della sessualità, della pace, dei diritti, dell’uguaglianza. 

Secondo te, l’Italia oggi è un Paese sicuro per la comunità Lgbti o no?

Ti rispondo molto sinceramente e con una certa preoccupazione: no, non lo è!  Quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo un governo composto da politici improvvisati, cultori dell’odio, professionisti del niente. Gente che ragiona con la pancia, che agisce per fini di prestigio personale, ignorando il buonsenso e guardando al consenso.

In questo contesto da “ventennio 2.0”, tutto ciò che riguarda i diritti, i bisogni, le necessità di chi è minoranza, di chi si trova un passo indietro, rischia di passare in secondo piano, declassato a mera velleità, strumentalizzato e subordinato a esigenze di calcolo elettorale.

Per evitare ciò, ognuno di noi dovrà compiere lo sforzo fisico e mentale di uscire fuori dal proprio steccato ideologico, dal proprio sentiero di vita, dalla propria quotidianità e trovare il coraggio di difendere il prossimo, anche se la battaglia da compiere non lo riguarda direttamente, anche se non ne trarrà alcun vantaggio. Perché un diritto va conquistato e difeso indipendentemente dalla scelta, libera e personale, di fruirne o meno. Deve appartenere a tutti, altrimenti ci troviamo di fronte a un privilegio.

Il 14 luglio, data del Pride di Napoli, ad esempio, proveremo a spiegarlo al ministro Fontana, degno rappresentante di una classe politica miope, arrogante, omofoba e razzista.



 

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È partito il Caserta Prode 2018, da piazza Vanvitelli un corteo arcobaleno si è mosso per il rinnovato appuntamento di rivendicazione di diritti e visibilità della comunità Lgbti casertana. 

Il carro, addobbato con centinaia di palloncini coloritissimi, sta trascinando la folla - migliaia di persone - fa le strade del centro con la musica della dj Antonella Di Matteo e la voce inconfondibile della speaker Rosanna Iannacone. Sul carro presenza amatissima è Deianira Marzano, attrice e youtuber di grande successo. Tra i partecipanti anche il cantautore Tony Tammaro, icona della canzone parodistica napoletana.

Alla testa del corteo, tra gli altri, il sindaco di Casal di Principe Renato Natale con il presidente del comitato provinciale Arcigay Rain di Caserta Bernardo Diana e il presidente del Coordinamento Campania Rainbow Edoardo Palescadolo. Da segnalare la presenza di Famiglie Arcobaleno, di Alfi (la nuova associazione lesbica femminista italiana) di Potere all Popolo e delle varie delegazioni Arcigay sia regionali sia nazionali. 

Ci sono emozioni che non riesci a tenerti dentroQuesto il claim del manifesto che fa mostra di se sui laterali del carro: un Pride riuscitissimo all’insegna della visibilità e dell’orgoglio, per dire no a qualsiasi esclusione e stigma.

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Massimo Verdastro è sicuramente uno degli artisti più eclettici e originali del panorama teatrale italiano. Ha lavorato con grandi nomi della scena nazionale e internazionale da Ronconi a Stein, da Cauteruccio ad Avogadro, passando per Tiezzi, Andò e Perriera.

Nel 1991 inizia a collaborare con Nino Gennaro, poeta e politico di strada impegnato nella lotta alla mafia e nella rivendicazione delle istanze di liberazione della comunità Lgbti, raccogliendone, dopo la prematura scomparsa, l'eredità culturale e diffondendone l’opera.

Verdastro ha portato in scena, in questi giorni, il dramma di Christopher Marlowe Edoardo II, nell’ambito del Napoli Teatro Festival, vetrina teatrale di rilievo internazionale giunta ormai alla sua 11° edizione.

La tragedia, la cui regia è firmata da Laura Angiulli, narra il declino e la morte del re d’Inghilterra Edoardo II, a cui sia la moglie che i nobili non perdonano la relazione amorosa con il favorito Gaveston.

Incontriamo Massimo Verdastro poco prima dell’inizio della seconda e ultima replica dell’evento, presso il suggestivo spazio della chiesa di Donnaregina Vecchia, nel centro storico di Napoli.

Massimo, come è il tuo Edoardo II?

In primis, devo dire che questa è stata un’occasione straordinaria che mi ha offerto la regista di questo progetto teatrale, Laura Angiulli. L’Edoardo II è un’opera di grande impatto emotivo scritta da Christopher Marlowe, grande drammaturgo elisabettiano morto a soli 29 anni. Oggi, di quest’opera, colpisce la forza straordinaria di questo re che contrappose i propri sentimenti ai meccanismi del potere. Edoardo II affermò se stesso, la propria persona e il proprio sentire in maniera estrema. Edoardo è un sovrano mosso da sentimenti d’amore più che dagli interessi del regno. È l’amore che spinse Edoardo II a opporsi agli interessi del potere costituto, rappresentati dai nobili della corona e verrà punito con una morte atroce proprio per questo.

E qual è il delitto di Edoardo II? Amare un giovane. Il suo delitto è la sua natura: essere omosessuale. E, naturalmente, essere anche un uomo di profondi sentimenti.

Secondo te, oggi, un componente di governo potrebbe amare liberamente in Italia una persona del proprio stesso sesso o sarebbe un problema?

Purtroppo, credo potrebbe essere ancora un problema. Abbiamo lottato anni e anni per permettere a ognuno di esprimere liberamente la propria persona e i propri sentimenti. Mi sembra che adesso stiamo tornando indietro e questo mi rammarica molto. Noi però continuiamo a lottare.

La coppia dei due amanti costituita, appunto, da Edoardo II e Gaveston, in questa messinscena, sembra diversa rispetto a quella proposta tradizionalmente in teatro e ripresa anche dal film di Derek Jarman. Infatti Gaveston, interpretato da Gennaro Maresca, non è un ragazzo vanitoso e imberbe. Qual è la forza di questa scelta?

Laura Angiulli si è allontanata dal cliché del sovrano che ama il giovinetto sfrontato, interessato al potere ed efebico. In questa messinscena tra i due amanti esiste un sentimento vero e profondo. E il pubblico segue l’amore vero di Edoardo per un uomo giovane, ma non giovanissimo, che non corrisponde all’immagine sdolcinata dell’iconografia tradizionale. Il Gaveston di questa messinscena ha un aspetto virile, insomma, e questa è una nuova e interessante chiave di lettura.

Al centro di quest’opera c’è anche il tema dell’esclusione. L’esclusione è una condizione ricorrente nella fenomenologia esistenziale delle persone omosessuali…

Spesso gli uomini sono costretti a reprimere i propri sentimenti e non manifestarli liberamente. Io ho voluto creare un Re Edoardo che grida il suo amore: lo grida in maniera esagerata, folle. Ho voluto espormi in maniera molto libera per ricordare la libertà che merita l’amore.

 

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La storia d’amore di Claudio, aristocratico romano, unitosi in matrimonio con Porzia (che non ama), e del suo giovane concubino Ligdo è al centro del romanzo Ritorno in Egitto (Marlin edizioni) pubblicato da Giovanna Mozzillo, scrittrice e giornalista napoletana, che ci conduce, con grande attenzione e sensibilità, nella suggestiva società del III secolo, al tramonto dell’impero, in un mondo che si sta profondamente trasformando in virtù della veloce diffusione del cristianesimo.

Nella ricostruzione storica dell'autrice l’amore, quello vero, quello tra Claudio e il suo amante, è improvvisamente messo in discussione dall’etica del nuovo messaggio del Nazareno che, se da un lato professa amore e carità, dall’altro introduce nell’immaginario tardo-imperiale il senso di colpa e la vergogna per tutto ciò che afferisce al sesso e alla sfera del desiderio e dell’amore terreno.

Ecco, allora, che il romanzo di Giovanna Mozzillo, mentre ci consente di seguire le avvincenti vicissitudini dei due personaggi, divisi dal caso e da un’imprevedibile congiuntura di impegni, ci permette di riflettere sulle dinamiche profondamente sessuofobiche che, del tutto ignote agli antichi, stravolsero abitudini e rapporti di relazione dando origine al disprezzo, tuttora spesso reiterato, per la vita dei sensi e il piacere della carne. 

L’autrice, servendosi di un dettato narrativo sapientemente strutturato e della propria vasta e convincente cultura storica, restituisce al lettore il senso profondo di un corto circuito emotivo e semantico che investe un’intera epoca, facendo emergere con chiarezza le contraddizioni implicite e sempre vive nella credenza giudaico-cristiana.

Il ritorno di Claudio in Egitto, in seguito allo smarrimento antropologico-culturale di cui è vittima, è un vero è proprio “ritorno alle madri”, cioè alla cellula originaria della propria natura di uomo che gode della vita e che ama e che, in virtù del proprio intelletto e della consapevole stima per una vita fisiologicamente sana, rifiuta con decisione di vivere in un occidente “guastato” da una dottrina che nega, colpevolizza e criminalizza la legittima ricerca dell’armonia e della felicità.

 

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Perché mi definisco essere umano. Questo il titolo della manifestazione che ieri sera ha portato centinaia di persone nella piazza centrale di Angri (Sa) a reagire all’evento Perché non mi definisco gay che, organizzato da Punto Famiglia e dalla Comunità di Emmaus in collaborazione con l’associazione Courage, si è svolto in contemporanea presso la Cittadella della carità “Don Enrico Smaldone”, rigorosamente a porte chiuse (nonostante la locandina parlasse esplicitamente di ingresso libero).

Ciò che ha spinto da giorni i cittadini angresi e tante associazioni alla mobilitazione di piazza è senza dubbio il contenuto dell’incontro, ispirato all’omonimo titolo del libro di Daniel Mattson che, presente ad Angri, ha testimoniato la propria esperienza di negazione dell’identità omosessuale quale viatico per trovare la pace come uomo creato a immagine e somiglianza a di Dio.

La presentazione del volume è stata inoltre caratterizzata dalla proiezione del documentario Il desiderio delle colline eterne, che narra la storia di tre persone omosessuali impegnate nel cammino della castità e raggiunte dalla pace grazie all’amore di Cristo. Un evento, insomma, che eleva l’esperienza individuale della castità a norma di comportamento universale per le persone omosessuali che, nell’astensione dalla concreta realizzazione del proprio legittimo desiderio di amare e essere amati, troverebbero un presunto riscatto esistenziale.

Anche se rivolta direttamente alle persone omosessuali cattoliche, l’operato di Courage veicola, di fatti, il generale messaggio d’un esercizio negativo della sessualità al di fuori dell’ambito matrimoniale, che riguarda esclusivamente due persone di sesso opposto. Una visione, quella dell’organizzazione internazionale diretta dal sacerdote Paul Ceck (ex capitano dei Marines) e fatta propria da Mattson, in totale antitesi a quella espressa dal gesuita James Martin, consultore della Segreteria per la Comunicazione, nel suo libro Building a bridge.

Nonostante una pubblica dichiarazione di smentita di Courage International con riferimento all’evento di Angri, le istanze dell’organizzazione sono implicitamente correlate alle cosidddette terapie riparative come, d’altra parte, testimoniato da una specifica inchiesta de L’Espresso. Ecco il perché della mobilitazione delle associazioni che hanno partecipato a Perché mi definisco essere umano.

Tantissime le voci che hanno ricordato che, in uno Stato laico e democratico, le differenze devono essere valorizzate e ogni essere umano deve essere incluso e deve legittimamente godere di pari diritti senza distinzione e senza discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere.

Erano presenti in piazza e hanno preso la parola le associazioni angresi Diparipasso, Officine delle idee, Controra e Stay Angri, La Bottega del consumo critico di Nocera Inferiore, il Collettivo transfemminista Autodeterminiamoci di Salerno, Human Gender di Salerno, Zap! di Napoli, Agedo Napoli con la presidente Carmela Smaldone, Arcigay Salerno con il presidente Francesco Napoli, Arcigay Napoli con i delegati Daniela Lourdes Falanga, Claudio Finelli e il presidente Antonello Sannino, l’Associazione di Omosessuali Cristiani Ponti Sospesi con il presidente Antonio De Chiara, la dissacrante e goliardica Chiesa Pastafariana e tanti altri.

Preziosi contributi alla realizzazione della mobilitazione di piazza sono stati anche quelli di Maria Sole Limodio, Nicola Ingenito, Chiara e Francesca Postiglione, dei consiglieri comunali di Angri, Carmen Fattoruso, Eugenio Lato e dell’artista Gerardo Amarante.

Infine, va segnalato che al termine della manifestazione, un piccolo gruppo di militanti di Arcigay Napoli e Agedo si sono recati davanti ai cancelli della Cittadella della Carità per ricordare, a quanti erano presenti all’evento , la violenza implicita in una manifestazione che sostiene la via della castità come unica possibilità di felicità per chi scopre di essere omosessuale o transessuale.

Tanto più che alla presentazione del libro di Mattson erano presenti don Silvio Longabardi, esperto di pastorale familiare, e il vescovo locale Giuseppe Giudice, la cui diocesi è stata anch’essa interessata dalla recente questione dei sacerdoti impegnati in una via del tutto opposta a quella della castità tanto decantata da Courage e Mattson.

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