Sale la tensione a Rio de Janeiro per l'omicidio di Marielle Franco. Doretti (Codice Rosa): «Saremo in tante a continuare le sue battaglie»

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Quattro colpi di pistola per uccidere Marielle Franco. Quattro colpi di pistola per silenziare la voce di chi voce non ha o ne ha poca per essere presa in considerazione: i poveri delle favelas, i neri, le persone Lgbti, le donne, dei cui diritti lei, donna, nera, lesbica e nativa del Complexo da Maré (l’enorme favela di Rio de Janeiro comprendente 16 baraccopoli), è stata paladina instancabile.

Ma invano. Perché la 38enne consigliera municipale di Rio (eletta tra le file del Psol con quasi 47.000 preferenze) continua a parlare attraverso le battaglie condotte, continua a essere “presente” come ha gridato ieri la folla all'uscita del feretro dalla chiesa. «È mattanza di poveri, è mattanza di neri, è mattanza di chi lotta», aveva detto poco prima padre Geraldo Natalino durante le esequie religiose. Presenti al rito funebre la vedova e il figlio di due anni di Anderson Pedro Gomes, l’autista di Marielle, freddato anche lui, con tre colpi di pistola, la notte del 15 marzo.

Una mattanza che, come la stessa Marielle denunciava di continuo, chiama direttamente in causa le forze dell’ordine.

Il giorno prima d’essere uccisa, la consigliera era tornata a criticare la militarizzazione delle forze di polizia di Rio de Janeiro voluta nel febbraio scorso dal presidente Michel Temer per contrastare la criminalità dilagante nelle favelas. Commentando infatti in un tweet l’omicidio di un giovane, forse «realizzato per conto della polizia militare», Marielle s’era chiesta: «Quanti altri moriranno affinché questa guerra finisca?». Per poi definire il 41° battaglione della polizia militare "battaglione della morte" e denunciarne i componenti quali autori di abusi e crimini contro la popolazione delle favelas di Rio de Janeiro. Alle quali, come sempre sosteneva nei comizi, il governo avrebbe dovrebbe assicurare più servizi e istruzione in una con la lotta senza quartiere alle diseguaglianze laceranti il tessuto sociale del Brasile.

E proprio le indagini ancora in corso sembrano evidenziare progressivamente le responsabilità della polizia militare nell’esecuzione di quello che si configura sempre più come un agguato premeditato.

È stato infatti reso noto che i 13 bossoli calibro 9 trovati sul luogo dell'agguato appartengono a un lotto di munizioni venduto, nel 2006, alla polizia federale di Brasilia dall'azienda brasiliana Cbc. Lo stesso lotto usato nella strage dell’agosto 2015, durante la quale vennero uccise, nello stato di San Paolo, 23 persone. Per la strage sono stati poi arrestati tre agenti della polizia militare e uno della polizia civile, che avrebbero agito per vendicare la morte di due rispettivi commilitoni a Osasco e Barueri.

Chiarezza nelle indagini hanno invocato sia l’ex presidente Lula sia il leader del Psol Marcelo Freixo, che ha dichiarato: «Ci aspettiamo un'indagine rigorosa, dato che ci sono tutte le caratteristiche di un'esecuzione». E ieri è intervenuto nel merito anche l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhchr). In una nota a firma della portavoce Liz Throssell è stato chiesto che le indagini «siano eseguite il prima possibile» e in modo «completo, trasparente e indipendente», affinché i risultati «possano essere visti con credibilità».

Intanto in tutto il Brasile non si fermano le massicce manifestazioni di piazza per ricordare Marielle e invocare giustizia e verità per colei che è gia salutata quale martire della guerra contro la violenza e l'odio pervadenti la società brasiliana. A Rio, dove oggi a seguito di una sparatoria tra narcotrafficanti e polizia sono state uccise tre persone tra cui un bambino di due anni, la tensione resta altissima

Ma reazioni di cordoglio e indignazione per l’assassinio della consigliera del Psol si registrano in ogni parte del mondo.

Stasera alle 21:00 nell’ambito del Salento Rainbow Film Festival è stato proiettato il corto di Giovanni Minerba Orfeo, il giorno prima. Il cofondatore dell’importante rassegna cinematografica Lgbti Lovers Film Festival aveva infatti annunciato che avrebbe dedicato a Marielle «questo momento».

A Gaynews la dottoressa Vittoria Doretti, ideatrice del Codice Rosa, ha dichiarato: «L’omicidio di Marielle Franco, donna nera e lesbica dichiarata impegnata in difesa delle persone vittime d’ogni genere di violenza e discriminazione, addolora enormemente. Ma nel mondo saremo in migliaia e migliaia a raccogliere la sua eredità, a continuare le sue battaglie, a far risuonare la sua voce in difesa dei diritti dei poveri, delle donne, delle persone di colore, degli omosessuali».

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