Sul palco del Gay Village vogliono salire tutti! Parola di Carla Fabi (Parte 1°)

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Anche quest’anno il Gay Village di Roma si sta proponendo come luogo di riferimento centrale per l’informazione, la cultura e il divertimento Lgbti, senza alcuna discriminazione. La  mission del Gay Village, d’altronde, è quella di creare un posto di aggregazione in grado di  combattere la ghettizzazione e l’esclusione sociale, puntando allo scambio di idee e posizioni, volte alla crescita personale e civile.

Il pubblico, attraverso il Gay Village, può nutrirsi di teatro, concerti, presentazioni di libri, live performance, dibattiti culturali e disco music a tematica gay o gayfriendly, testimonianza diretta di un progetto trasversale. All’intrattenimento si unisce lo spirito della manifestazione, che da sempre combatte le discriminazioni e apre il proprio palco a molteplici personalità che portano al pubblico il proprio messaggio di uguaglianza.

Carla Fabi è una delle memorie storiche del Gay Village, giunto ormai alla sua 16° edizione ( il Gay Village era localizzato nell’ex mattatoio di Testaccio nei primi anni mentre adesso è al Parco del Ninfeo all’Eur) e ne cura il coordinamento artistico e l’ufficio stampa. Incontriamo Carla subito dopo la presentazione del romanzo di Mariano Lamberti Una coppia perfetta. L’amore ai tempi di Grindr.

Carla, come sintetizzeresti il carattere dell'edizione 2017 del Gay Village? Quali sono gli artisti di punta che si esibiranno al Gay Village?

Per me questa è l’edizione del Gay Village più bella e interessante degli ultimi anni. Mi riferisco sia all’allestimento che al mood che vuole scatenare, quello di un mondo dove tutto è possibile, dove la leggerezza e la positività, vincono sulla pesantezza e sul degrado delle persone e in particolare di Roma, città dove sono nata e che amo pazzamente. Ed è per questo che soffro quando il disagio nel viverla supera il piacere, il Gay Village per me è il ribaltamento di questi due stati d’animo.

Curo il coordinamento artistico e l’ufficio stampa del Gay Village dal 2002, dopo quattro anni di direzione artistica di Vladimir Luxuria, con cui ho lavorato benissimo e che mi ha insegnato tante cose, siamo tornati ad una direzione corale, tra cui spicca il nome di Pino Strabioli, altro super professionista capace di passare dal contenuto profondo alla battuta, tenendo sempre la scena in modo impeccabile.

Molti artisti già si sono esibiti con grande successo, tra cui Elenoire Casalegno, Veronica Pivetti, Ludovico Fremont, Moreno, Arturo Brachetti, Cristina D'Avena, Patty Pravo, Enrico Lucherini, .Barbara D'Urso, Orietta Berti, Vladimir Luxuria, Frankie Hi-NRG, Mario Venuti, Eva Grimaldi, Paola Minaccioni, Silvia Salemi, Bianca Atzei, i Burningate, e stiamo aspettando  Massimo Di Cataldo, Barbara Palombelli, Steve Aoky, Chiara Francini, Alessandro Fullin, Moseek, Pierdavide Carone, Stag, Aula39, Nancy Coppola, Arisa, Vanessa Gravina, Francesco Montanari, Luca Zingaretti , Planet Funk…

Tu sei, senza alcun dubbio, la memoria storica del Gay Village. Cosa è cambiato in questi 16 anni di successi?

Nel 2002 quando abbiamo iniziato, venivamo dal primo World Pride del 2000, che aveva sdoganato l’esistenza di una comunità in lotta per diritti e visibilità, nutrendo l’orgoglio di appartenere ad un movimento centrato sulla libertà di “essere” Nonostante molti intorno a noi ci dicessero che eravamo pazzi a chiamare la manifestazione Gay Village, noi con fierezza andammo avanti, la manifestazione divenne immediatamente una casa per tutta la comunità lgbtq, un luogo di riferimento dove incontrarsi e divertirsi, poi ci siamo spostati all’Eur (causa proteste dei cittadini di Testaccio) e apriti cielo, sono cominciate a piovere critiche feroci, attacchi mostruosi per la presenza sempre più significativa di eterosessuali, attacchi per il carattere commerciale che il Gay Village stava assumendo. Allora, io non voglio sindacare sui gusti delle persone gay e non, ma se accendi la televisione e un programma non ti piace, non è sufficiente cambiare canale invece di spargere veleno? Tutte le feste a tematica gay in giro per il Paese sono momenti culturali o momenti commerciali utilizzati per far passare i contenuti lgbt? Siamo attaccati perché non facciamo abbastanza selezione alla porta... forse dovremmo chiedere all’anagrafe di stampare documenti legati all’identità sessuale? Sei brutto e te ne devi andare? Sinceramente vedo molto razzismo, snobismo e una gran voglia di stare isolati senza alcun desiderio di confronto con il resto della popolazione. Senza renderci conto che tutto questo appartiene ad un discorso prettamente discriminatorio... Non possiamo vietare a qualcuno di accedere ad un luogo pubblico o a pagamento. Applicheremmo così, la stessa discriminazione di cui siamo stati vittime in passato e continuiamo ad esserlo... Secondo me è follia. Ho fatto gli anni ’70 e questo bigottismo e chiusura mentale non mi appartengono e mi addolorano.  Se non mi piace un posto non ci vado e qui finisce. Non perdo il mio tempo a vomitare odio su un social network, senza nemmeno aver visto con i miei occhi... e vi assicuro che ce ne sono tanti che criticano per partito preso.

Oltretutto è proprio la città ad essere cambiata, all’inizio degli anni 2000, non c’era la paura che si respira ora, quel senso di degrado di una città abbandonata a se stessa, governata senza strategie territoriali e culturali. Il Gay Village ha cercato di offrire sempre un’alternativa di aggregazione, proponendo un nuovo modello culturale con contenuti che formano un pre-serata che ha un costo molto importante, non venendo riconosciuto dalla maggioranza che si ostina a vedere la manifestazione solo come una grande discoteca a cielo aperto. Ora sono pronta ad essere crocifissa ma tanto non leggo e non rispondo a nessuno degli haters frustrati che circolano in rete e per strada.

Qual è, a tuo parere, l'importanza del Gay Village nel panorama degli eventi della capitale? Il gay Village è solo un luogo d'intrattenimento sociale o ha anche una rilevanza sociale e culturale?

Cultura è politica, incontrarsi è politica, guardare un bello spettacolo è politica, amarsi senza violenza è politica. Lo spazio è sempre a disposizione di incontri, dibattiti e gli spettacoli scelti seguono sempre il filo rosso della lotta alle discriminazioni di ogni tipo. Quindi si, per me il Gay Village non è solo un luogo di intrattenimento, ma è politica allo stato puro. Su quel palco vogliono salirci tutti, ve lo posso garantire...

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