Autorizzata dalla Prefettura e Questura di Prato la manifestazione indetta da Forza Nuova il 23 marzo in occasione del 100° anniversario della nascita dei Fasci di Combattimento. Una decisione presa da tutti i componenti del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica dopo il via libera del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Al corteo, che partirà alle ore 15:00 da piazza della Stazione per arrivare in piazza del Mercato Nuovo, prenderà parte anche il leader nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore.

Nella nota diffusa dalla Prefettura si è fatto appello «al senso di responsabilità di tutti, Istituzioni e società civile, nel rispetto della legalità e dei principi di libertà di riunione e di libera manifestazione del pensiero sanciti dagli artt. 17 e 21 della Costituzione».

Ed è scoppiata immancabilmente la bagarre. Tra i primi a scagliarsi contro la decisione è stato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che ha dichiarato: «Il ministro degli Interni Salvini ha dato la sua risposta. Ha deciso di dare diritto di tribuna pubblica a una formazione di estrema destra in una città che non la vuole. Trovo sconcertante e inaccettabile che si possa autorizzare nei fatti la celebrazione dei cento anni del fascismo». 

Un’autorizzazione ancora più sconcertante per Rossi dal momento che Prato è «città medaglia d'argento della Resistenza» e, dunque, «non può essere teatro di una manifestazione dove troveranno spazio richiami al fascismo e al razzismo». 

Contrari al corteo, ancor prima della decisione, il sindaco di Prato, Matteo Biffoni,e i veritici la Diocesi pratese, che avevano espressamente chiesto il divieto della manifestazione. 

Il via libera non ha fatto che alimentare un clima già rovente a Prato dopo che alla vigilia ignoti avevano vandalizzato la sede dell'Anpi e del Pd con svastiche e scritte inneggianti al fascismo.

Condanna durissima per il permesso della manifestazione da parte dell’Anpi Nazionale, che ha aderito alla mobilitazione antifascista (In)tolleranza zero - Prato città aperta, solidale, antifascista. Mobilitazione, che indetta da una cinquantina tra associazioni, gruppi, partiti e movimenti, si terrà in contemporanea con quella dei forzanovisti. 

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato, il 19 marzo (appena un giorno prima del permesso di Prefettura e Questura), Massimo Nigro, candidato sindaco di Fn a Prato e promotore del corteo di sabato. 

Intervistato da La Zanzara, Nigro ha esaltato Mussolini come il miglior statista che il Paese abbia avuto. Ha poi detto di essere incuriosito da Hitler, aggiungendo: «Vorrei studiarlo di più» e minimizzando contemporaneamente l’Olocausto col dire: «Muore un sacco di gente in questo mondo».

Attacchi poi a raffica contro le persone omosessuali e i Pride quali parata di «scimpanzé: Se vogliono sbaciucchiarsi, lo facciano dentro casa loro. Non per strada».

Clicca per ascoltare l'audio integrale delle dichiarazioni di Nigro

 

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L'Australia ha negato il visto a Milo Yiannopoulos per un post sul massacro di Christchurch.

Commentando l’attentato alle due moschee della città neozelandese, che è costato la vita a 49 persone, il giornalista e scrittore britannico, noto per le sue violente posizioni critiche su Islam, ateismo, femminismo e politicamente corretto, ha infatti scritto su Facebook: «Attacchi come questo avvengono perché l'establishment asseconda e coccola l’estrema sinistra e le culture barbariche di altre religioni. Non quando qualcuno osa farlo notare».

Per il ministro australiano dell'Immigrazione David Coleman, che ha annunciato la negazione del visto a Yannopoulos, «le parole sui social media sull'attacco terroristico a Christchurch sono orribili e fomentano l'odio e la divisione»

Il premier Scott Morrison aveva già deciso di non concedere il visto al giornalista, ma poi aveva cambiato posizione per le proteste del Partito Liberale d'Australia al potere. Il governo normalmente non commenta le singole decisioni sui visti ma ha fatto un'eccezione nel caso di Yannopoulos anche perché l'autore della strage di Christchurch, Brenton Tarrant, è un suprematista bianco australiano.

E voce autorevole del suprematismo nonché dell’Alt-right è proprio Yannopoulos, la cui islamofobia è strettamente correlata alla vicinanza agli ambienti catto-conservatori di Church Militant (lo scrittore si professa cattolico praticante: dopo l’università iniziò a scrivere per The Catholic Herald) e al deciso antibergoglismo. Non bisogna dimenticare quanto abbia inciso al riguardo l'esperienza di caporedattore di Breitbart News, il cui direttore esecutivo è stato Steve Bannon, capo stratega di Donald Trump dal 20 gennaio al 18 agosto 2017.

Ciò spiega anche perché Yannopoulos, apertamente omosessuale, ritenga che «i diritti civili ci hanno reso più stupidi» e descriva l’omosessualità come «aberrante» e «una scelta di stile di vita garantita per portare ai gay dolore e infelicità».

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Il volantino Chi tocca la dignità della donna?, preparato dalla Lega di Crotone in occasione dell’8 marzo, ha suscitato una tale ondata di reazioni (tra cui quello delle tre ministre pentastellate Elisabetta Trenta, Giulia Grillo e Barbara Lezzi) da indurre lo stesso Matteo Salvini a prenderne pubblicamente le distanze. «Non ne sapevo niente – così ieri il segretario federale del Carroccio - e non ne condivido alcuni contenuti. Lavoro per la piena parità di diritti e doveri per uomini e donne, per mamme e papà».

Ma Giancarlo Cerrelli, segretario provinciale di Crotone che del contestato esacalogo è autore formale, non accenna a fare marcia indietro. Anzi, ha rincarato la dose in un’intervista a Radio Capital, nel corso della quale ha dichiarato: «Per me il ruolo della donna è fondamentalmente quello di madre. Questo non vuol dire che non deve lavorare. Sicuramente un certo femminismo ha sminuito questa funzione sociale importantissima e fondamentale di essere madre e di essere moglie». 

In riferimento poi alla strumentalizzazione ideologica, di cui, secondo il volantino, le donne sarebbero oggetto insieme con migranti e gay, Cerrelli ha affemato: «C'è una differenza tra l'omosessuale e il gay. L'omosessuale è colui che vive in modo sereno e intimamente la propria omosessualità. Il gay è un agente politico, che vuole rivoluzionare l'ordinamento e dunque l'antropologia della società.

I gay, le donne e i migranti sono usati, tutte queste tre categorie, dalla sinistra rivoluzionaria. Sono il nervo scoperto della rivoluzione, sono il motore delle battaglie della sinistra rivoluzionaria. Se si toccano queste tre categorie, è l’inferno».

Ha anche ribadito di non gradire il termine 'femmicidio' e d'essere obiettore di coscienza in materia di divorzio.

Nella serata d’ieri l’avvocato canonista nonché dirigente nazionale di Alleanza Cattolica ha diffuso un comunicato, in cui si legge: «Il volantino della Lega di Crotone per la festa della donna è un inno al ruolo centrale della donna nella società. Un'autodeterminazione senza limiti della donna sostenuta da un femminismo antagonista contro l'uomo ha favorito un disequilibrio nella società, che ha avuto un riverbero negativo in tutti gli ambiti a cominciare da quello familiare che è stato decostruito scientificamente nelle sue basi.

L'autodeterminazione senza limiti che, come Lega Crotone disapproviamo, è quella che propizia la vergognosa pratica dell'utero in affitto, pratica vietata un mese fa anche dalla Cassazione (affermazione falsa perché la sentenza della Cassazione a Sezione Unite su tale materia non è stata ancora emessa, ndr) anche se gratuita, sancendo l'indisponibilità del proprio corpo. Una certa sinistra tende a propiziare dal '68 una lotta tra i sessi, che vede la donna contrastare in modo rancoroso l'uomo.

La Lega di Crotone, al contrario, esprime la necessità di un'alleanza tra l'uomo e la donna per porre le basi a favore di una società a misura d'uomo. La sinistra è propensa ad accettare che la donna sia trattata da "incubatrice" per favorire l'egoismo di alcuni, così come intende eliminare i termini "papà" e "mamma" cari alla nostra civiltà e alla nostra antropologia per sostituirli subdolamente con i termini "genitore 1" e "genitore 2".

La Lega di Crotone è evidentemente contraria alla violenza perpetrata da chiunque commessa e ritiene che i cosiddetti "femminicidi" come anche i cosiddetti "maschicidi", che sono evidentemente da condannare, sono la conseguenza di rapporti familiari sempre più labili e basati sulle emozioni».

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A Crotone, laddove fino a qualche anno fa l’attecchimento della Lega sarebbe stato visto quale boutade o pura follia, la sezione provinciale del Carroccio ha annunciato, per l'8 marzo, la diffusione di un volantino dal titolo Chi offende la dignità della donna?.

L’esacalogo su chi sia la donna e come ne vada effettivamente tutelata la dignità risponde in realtà alla relativa visione del segretario provinciale Giancarlo Cerrelli, che, già vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani dal 23 settembre 2011 al 27 settembre 2015, è attualmente Segretario nazionale del comitato Sì alla famiglia, dirigente nazionale di Alleanza Cattolica e articolista di giornali quali Cristianità, La Nuova Bussola Quotidiana, La Croce quotidiano, La Roccia, Sì alla Vita

Le sue posizioni in tema di omofobia rimbalzarono sui media nazionali quando ospite di Unomattina Estate, il 20 agosto 2013, si espresse contrario a un’eventuale approvazione del ddl Scalfarotto con motivazioni dal seguente tenore: «L'omosessualità è una malattia», «è stata depennata dal manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali non per motivi scientifici», «come si sa, vi sono anche delle terapie, le terapie dette riparative per gli omosessuali».

E, infatti, di gay si parla immancabilmente anche nel volantino ma questa volta quali vittime di presunte strumentalizzazioni ideologiche insieme con le donne e i migranti

Per Cerrelli e la Lega crotonese a offendere la dignità delle donne sarebbe, fra l’altro «chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo» o «chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia».

Da qui la conclusione: «La Lega Salvini Premier di Crotone è convinta che la donna ha una grande missione sociale da compiere per il futuro e la sopravvivenza della nostra nazione. Non sia, pertanto, mortificata la sua dignità da leggi e atteggiamenti che ne degradano e ne inficiano il suo infungibile ruolo».

Eccone il testo integrale:

lega

A darne notizia lo stesso Cerrelli con un post su Facebook.

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«Sicurezza vuol dire dare il diritto a due ragazzi che si vogliono baciare di non aver paura che qualcuno l’insulti sull’autobus». 

Questo il passaggio del discorso che, pronunciato ieri sera ai supporter radunati nel Comitato elettorale allestito di fronte al Circo Massimo, Nicola Zingaretti ha dedicato alla realtà Lgbti e al tema dell’omofobia quando era oramai certa la sua elezione a quinto segretario del Partito Democratico.

Passaggio, questo, inserito nel quadro generale della questione sicurezza con inequivocabile riferimento a uno dei cavalli di battaglia del suo omologo leghista Matteo Salvini, che, dopo la conversione in legge dello specifico decreto si appresta, in questa settimana, a portare a casa l’approvazione definitiva alla Camera del ddl sulle modifiche al Codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa.

Ma per Zingaretti la questione securitaria va di pari passo con quella dell’inclusione, del rispetto delle minoranze, della parità di diritti sì da fargli, ad esempio, parlare di libertà di baciarsi sul bus per le coppie gay senza temere di essere insultate al pari della libertà di pregare Allah per un ragazzo musulmano «senza paura di essere deriso» o di andare a scuola con la kippah per i ragazzi ebrei, «sentendosi felici e non vittima di insulti o di paure».

Ma il discorso di Zingaretti si è articolato in altri punti: dalla resistenza partigiana all'attenzione per i giovani e la loro battaglia in favore della sostenibilità ambientale, dal richiamo ad arginare la cultura dell'odio all'attenzione per il lavoro, la scuola, il mondo della ricerca, l'innovazione tecnologica fino all'impegno complessivo per la promozione  della condizione umana con riferimento alle «parole splendide di Aldo Moro negli scritti giovanili».

Insomma in quelle parole è emersa la summa dei riferimenti politici e culturali di Nicola Zingaretti, che la stragrande maggioranza (si parla di 68%) delle circa 1.800.000 persone, recatesi ieri a votare per le primarie, ha preferito rispetto a Maurizio Martina e Roberto Giachetti.

Il neosegretario del Pd ha poi richiamato i punti programmatici del suo discorso in un post su Facebook, pubblicato dopo la mezzanotte, in cui ha scritto di dedicare «questa vittoria a Greta, la ragazza svedese che lotta per la salvezza del pianeta. Dedichiamo questa vittoria a tutti i ragazzi che il 15 marzo riempiranno le piazze italiane per la salvezza del pianeta. Dedichiamo questa vittoria ai cinque milioni di poveri che soffrono per le ingiustizie e che noi vi giuriamo aiuteremo a riscattarsi.

Dedichiamo questa vittoria ai troppi giovani disoccupati che hanno diritto al lavoro, agli studenti e alle studentesse che vengono ignorati. E ora voltiamo pagina».

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«Io ho quattro nipoti, ho una famiglia normale, non c'ho gay, non c'ho niente che...».

Queste le parole che, interrotte con prontezza dal deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, sono statre pronunciate ieri da Giuseppe Brini, in corsa al seggio di sindaco a Pontedera (Pi), durante la presentazione ufficiale della candidatura. Parole che, pronunciate nella sede della Lega (al tavolo erano presenti anche Susanna Ceccardi, coordinatrice regionale, e il deputato Edoardo Ziello) subito dopo un elogio sperticato a Matteo Salvini per «averci ridato l'orgoglio di essere italiani», hanno suscitato imbarazzo e reazioni. 

Giuseppe Brini si è poi affrettato a rilasciare la seguente dichiarazione: «Mi scuso se le parole che ho utilizzato possono aver offeso la sensibilità di persone che non debbono essere giudicate per la propria inclinazione sessuale. Mi sono espresso male e probabilmente qualcuno si sarà offeso delle mie parole e me ne dispiaccio. Con i fatti, meglio che a parole, dimostrerò che nessuno verrà discriminato con la nostra azione di governo.

Le persone che rispettano le regole, di ogni sesso o colore, saranno al centro della nostra azione amministrativa. Le liste che mi sostengono non guardano alle preferenze sessuali, tant'è che sono presenti anche candidati dichiaratamente omosessuali, ma che sono stati scelti soltanto in base alle loro capacità». 

Tra i primi a intervenire sulla vicenda il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi (Pd), che ha affermato: «Mi è stato chiesto cosa pensi di quanto detto dal candidato della destra pontederese sul fatto che la sua famiglia sia normale perché non ha figli gay. Io penso che Pontedera meriti davvero altre parole ed altri valori.

Tipo queste di Ferzan Ozpetek: "Nel mondo che amo, ciascuno può essere semplicemente se stesso, con naturalezza e libertà, senza per questo sentirsi giudicato. Può vestirsi come gli pare, ballare come si sente, cantare a squarciagola nella notte, se ha voglia di far sapere a tutti che è felice. Può nutrire i suoi sogni, coltivare i desideri, seminare il proprio futuro di nuove speranze. Può chiamare il suo amore a voce alta, infischiandosene se a qualcuno potrà dare fastidio».

Severe critiche anche da parte del deputato LeU nonché segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che ha detto: «Che tristezza se a Pontedera prevalessero uomini come il candidato del centrodestra, che con le sue parole di oggi sui gay ha semplicemente rivelato quello che è la destra nel nostro Paese: retrograda, non rispettosa della dignità delle persone, medievale. Insomma la destra peggiore». 

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Shams ha annunciato che il Governo tunisino ha fatto appello contro la decisione del Tribunale di Tunisi del 23 febbraio 2016 che ne autorizzava l'attività. I responsabili dell'associazione sono stati convocatti davanti ai giudici il 1° marzo.

L'organismo, finalizzato all'ottenimento della depenalizzazione dell'omosessualità in Tunisia, violerebbe, secondo il Segretario generale del Governo che presentò il ricorso nel 2016, la legge sulle associazioni e «i valori islamici della società tunisina, che rigetta l'omosessualità e ne proibisce un tale comportamento estraneo». Ma non avendo, all'epoca, la Corte riscontrato alcuna infrazione, l'iniziale sospensione di 30 giorni fu revocata.

L'appello, presentato il 20 febbraio scorso dall'incaricato di Stato per i contenziosi, muove dal presupposto che, proibendo la legge tunisina l'omosessualità sulla base dell'articolo 230 del Codice penale del 1913 (che, largamente modificato nel '64, commina fino a tre anni di reclusione per atti privati di sodomia tra adulti consenzienti), proibirebbe dunque anche l'attività di associazioni in difesa di «tali pratiche». 

A difesa di Shams si è schierata Human Rights Watch, annunciando che «il Governo tunisino dovrebbe fermare il suo tentativo di ricorrere contro una sentenza della Corte, che conferisce a un'associazione Lgbt il diritto di operare».

Amna Guellali, direttrice del bureau dell'ong a Tunisi, ha dichiarato: «Se le associazioni che difendono i diritti umani e le minoranze sessuali vengono sciolte o messe a tacere, l'immagine della Tunisia come santuario di libertà e democrazia nell'area nordafricana subirà un grave contraccolpo».

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È morta nella sua casa di Nashville, venerdì 22 febbraio, la cantante soul Jackie Shane: aveva 78 anni. A darne notizia la sua etichetta discografica Numero Group

Principale interprete del genere Rhythm and Blues nella Toronto degli anni ’60 del secolo scorso, l’artista è ricordata come una delle icone transgender di quel periodo.

Nata a Nashville, nel Tennessee, il 15 maggio 1940, Jackie afferma con coraggio la propria identità di genere femminile sin dall’adolescenza.

Nel 1960 si trasferisce nella città canadese di Montreal, dove, nel corso di un concerto del gruppo Frank Motley and his Motley Crew presso l’Esquire Show Bar, attira l’attenzione del frontman Frank Motley per il suo abito rosso fuoco. Invitata a salire sul palco, stupisce tutti per l'esecuzione di brani di Ray Charles e della Bobby Blue Bland. 

Diventa così la cantante principale del gruppo e nel 1961 si stabilisce a Toronto. Nel 1963 s’impone alla generale attenzione per la cover di Any Other Way che, registrata per la Sue Music nell’autunno del ’62, presenta, rispetto all’originale di William Bell, la trasformazione delle parole Tell her that I'm happy in Tell her that I'm gay.

Una maniera, questa, non solo di giocare sull’originaria sinonimia tra happy e gay ma anche di affermare esplicitamemte, attraverso lo sdoganamento di una parola all’epoca poco usata e onnicomprensiva in riferimento alle persone Lgbti, la propria identità trans. Jackie appare così l’unica donna afroamericana transgender impegnata nella musica soul, in anni in cui la transessualità non è stata ancora definita e gli atti omosessuali, in Canada, sono ancora perseguiti penalmente (lo saranno fino al ’69).

Poi, nel 1971, il ritiro dalle scene per prendersi cura della madre a Los Angeles.

I riflettori tornano a riaccendersi su di lei nel 2010, quando la CBC Radio trasmette il documentario I Got Mine: The Story of Jackie Shane. Nel 2017 l’artista pubblica il boxset Any Other Way, che è stato candidato ai Grammy 2019, svoltisi nella notte tra il 10 e l’11 febbraio, per la categoria Best Historical Album.

La sua vita, la sua arte, la sua eredità sono sintetizzate nelle parole pronunciate nel corso d’un’intervista al Guardian nel 2017: «Non m'inchino. Non m’inginocchio. Il punto più basso, cui arrivo, è la parte superiore della mia testa. Questa è Jackie». 

 

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Nella capitale un ennesimo caso di discriminazione a danno d’una coppia gay. Come denunciato dal 39enne Giovanni Marino, lui e il suo compagno, la sera del 23 febbraio, erano in lista per l’apericena presso il noto locale Vinile in via Giuseppe Libetta.

«Eravamo in fila come gli altri e avevamo un abbigliamento normale - racconta Giovanni - Ci tenevamo mano nella mano come facciamo spesso. Poi i buttafuori del locale ci hanno negato l'ingresso».

In base alla ricostruzione del 39enne, la security ha inizialmente addotto come motivazione la necessità d'essere in coppia quale requisito indispensabile per accedere. Quando Giovanni ha fatto notare che lui era accompagnato dal proprio partner, sono stati invitati a parlare con il responsabile dei buttafuori. A questo punto è arrivata la frase che li ha lasciati sconcertati: «Per coppia si intende quella tradizionale».

Grillini: " Necessario un percorso di formazione per il personale"

Ferma condanna per quanto successo è stato espressa da Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews, che ha dichiarato: «Quanto successo al Vinile, sulla base della denuncia della coppia stessa, è molto grave. Non è la prima volta che si verificano casi di palese discriminazione presso esercizi commerciali o club della capitale. Qualora dovessero risultare vere le accuse nei riguardi del responsabile dei buttafuori, è necessario che lo stesso ne risponda in prima persona su tutti i piani al pari dei titolari del locale.

Questo ennesimo episodio di omofobia rilancia con forza la necessità di arrivare in tempi brevi alla discussione della legge antiomofobia in Parlamento. Ma anche le regioni, compresa la Regione Lazio, possono dare un forte contributo varando norme contro le discriminazioni a partire dalle competenze delle stesse.

Auspichiamo, inoltre, che gli eventuali responsabili si scusino per quanto avvenuto e siano coinvolti in un percorso di formazione per il personale del Vinile, affinché lo stesso sia sensibilizzato alle tematiche della diversità in modo che più nessuno debba subire episodi di questa gravità».

Bonafoni: "Urge approvare la legge regionale contro le discriminazioni"

Viva riprovazione per l’accaduto e richiamo alle necessità d’una legge regionale contro le discriminazioni sono state espresse anche da Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio, che ha dichiarato a Gaynews: «L’episodio accaduto sabato sera al locale Vinile, dove una coppia di giovani omosessuali è stata respinta all’ingresso, è certamente da condannare.

Non è la prima volta che nella nostra città si verificano discriminazioni nei confronti di ragazze e ragazzi gay, a testimonianza di un clima di intolleranza che va combattuto e stigmatizzato.

La proposta di legge contro l’omofobia che ho presentato quasi un anno fa ha alla base proprio la formazione, l’informazione, la sensibilizzazione sulle diverse forme di orientamento sessuale e identità di genere in ogni ambito della vita quotidiana, a partire dalla scuola fino al mondo del lavoro, perché solo attraverso la conoscenza e la cultura saremo in grado di costruire una società basata sul rispetto reciproco.

Mi auguro, quindi, che quel testo con le integrazioni che possono derivare dalle altre proposte di legge depositate al più presto possa cominciare il suo iter legislativo in Consiglio Regionale e arrivare a una rapida approvazione».

Il tweet di condanna della sindaca di Roma

Condanna è stata espressa, nel primo pomeriggio, anche dalla sindaca Virginia Raggi, che in un tweet ha scritto: «Inaccettabile che nel 2019 si facciano ancora discriminazioni sessuali. Ferma condanna verso quanto accaduto in un locale di via Libetta a Roma».

Il j'accuse di Futura Lgbtqi

Sulla vicenda è intervenuta anche Futura Lgbtqi, la sezione arcobaleno del movimento politico fondato da Marco Furfaro.

Il responsabile Milo Serraglia ha dichiarato a Gaynews: «Quanto successo a Roma in un locale a via Libetta, dove una coppia gay è stata respinta all’ingresso “perché qui entrano solo coppie etero”, è un episodio di omofobia che deve farci riflettere su quanto sia necessario che le aziende italiane pubbliche e private si adeguino a standard ormai applicati in tutto il mondo su Diversity & Inclusion.

Se anche il gestore di serate Lgbtqi friendly si ritrova in casa personale non formato la risposta non può essere solo quella di chiudere i locali e comminare multe. Si pensi invece a pene alternative, che le sanzioni pecuniarie diventino obbligo per le aziende di formazione per prevenire episodi di intolleranza sul lungo periodo».

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Nell’avvicinarsi al 28 giugno, giorno in cui ricorrerà il 50° anniversario dei Moti di Stonewall, s’intensificano le manifestazioni in preparazione a una data così significativa per il movimento mondiale di liberazione Lgbti. Oltre all’annuncio della delegazione italiana al World Pride di New York (30 giugno), che, promossa dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha già raggiunto le oltre 60 adesioni da parte delle principali associazioni arcobaleno, a imporsi al riguardo è indubbiamente il ricco programma d’eventi preparato dal Mit (Movimento Identità Trans).

Intitolato La nostra Resistenza nello Spirito di Stonewall. Riprendiamo il filo del discorso, la pratica di lotta, per una costruzione di senso storico, culturale e politico, esso è stato presentato ieri sera in conferenza stampa a Palazzo D’Accursio (sede del Comune di Bologna) da Susanna Zaccaria, assessora comunale alle Pari Opportunità, Nicole De Leo (presidente del Mit), Porpora Marcasciano (presidente onoraria del Mit), Mario Di Martino (vicepresidente del Mit)

Il ciclo d’incontri è volto a soprattutto ricordare il ruolo protagonistico che le persone trans, a partire da due figure eroiche come Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, hanno avuto in quella fatidica notte di dieci lustri fa. Notte, che ha segnato l’inizio della riscossa delle persone Lgbti da un periodo interminabile di vessazioni, persecuzioni, non-esistenza e della riaffermazione della propria identità.

«Un momento - ha spiegato l'assessora Zaccaria - che ha dato il via a un processo inesorabile». Un vero e proprio spartiacque, insomma, tanto è vero che, dopo quel giorno, si sarebbe inziato a parlare di un prima e di un dopo Stonewall.

«È necessario recuperare lo spirito di Stonewall - ha detto Nicole De Leo -, che è un motivo di orgoglio e ci serve per ridefinire la nostra vita e i nostri diritti, oggi messi a repentaglio». A essere messi a repentaglio soprattutto i diritti delle persone trans, troppo a lungo marginalizzate e tacitate anche all’interno della stessa collettività Lgbti. 

Un’occasione importante, dunque, il ciclo d’eventi bolognesi, in cui le persone trans faranno sentire la loro voce e riannoderanno i fili dispersi anche alla luce della storica visita di Sylvia Rivera al Mit nel 2000.

Proprio sulla necessità di un recupero integrale della memoria e d'un ritorno allo spirito originario di Stonewall ha insitito Porpora Marcasciano, leader storica del transfemminismo italiano, che ha dichiarato: «Il Pride ha perso di tempra: manca l'euforia iniziale. Bisogna tornare da dove siamo partiti.

Il Pride di quest'anno (che a Bologna sarà il 22 giugno) dovrà essere un momento di unità, di politica e di responsabilizzazione. È necessario riflettere su di noi, sul nostro valore e sul nostro significato in un momento storico come questo, contrassegnato dalla confusione, dalla violenza e in cui stiamo assistendo alla perdita di visibilità e di memoria».

Il primo incontro in programma sarà oggi, alle 18.30, presso il Circolo CostArena (via Azzo Gardino, 48) con la visione collettiva dello splendido documentario Death and life of Marsha P. Johnson. Seguirà il 6 marzo, alle 18.30, l'incontro su Stonewall con la professoressa statunitense Susan Stryker presso il Centro Documentazione Donne (via del Piombo, 5). Il 16 sarà la volta della presentazione del libro L'emersione imprevista di Elena Biagini presso Senape Vivaio Urbano (via Santa Croce, 10). L'11 aprile, alle ore 18:30,  presso la sede del Mit (via Polese, 22) ci sarà la proiezione del film Sylvia rimembri ancora dedicato a Sylvia Rivera, mentre il 9 maggio, alle 18:30, sarà presentato La gaia critica. Politica e liberazione sessuale negli anni ’70, volume d’inediti di Mario Mieli.

Il 1° Giugno, invece, avrà luogo lo spettacolo The Gender Show. Il 5, compleanno del Mit, sarà infine inaugurata la mostra Tutta un’altra storia: Stonewall nel cuore del Mit.

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