L’11 ottobre, Giornata mondiale del Coming Out, Polis Aperta ha lanciato la campagna Se non mi nascondo lavoro meglio #identitàindivisa

Un’iniziativa che ha subito attirato l’attenzione dei media non solo per la caratteristica in sé dell’associazione proponente (ne sono infatti componenti le persone Lgbti che appartengono alle forze armate e alle forze dell’ordine) ma anche per quella che è stata subito definita quale censura del Viminale

Il ministero dell’Interno, come denunciato su Facebook dai vertici di Polis Aperta, ha negato l’autorizzazione all’utilizzo di due foto di agenti omosessuali della Polizia di Stato per la campagna social. Da qui il rilievo dell’associazione: «Dispiace sottolineare come ancora una volta si neghi l’utilizzo di foto innocue e rispettose della Polizia di Stato, senza peraltro motivazione alcuna, che rilancino messaggi di inclusività e rispetto delle persone Lgbti appartenenti alla P. di S., nonché un messaggio di reale apertura alla collettività, in particolare modo della comunità Lgbti».

La vicenda ha spinto il deputato Ivan Scalfarotto (Pd) a presentare, il 15 ottobre, nel corso della seduta 63 della Camera un’interrogazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini

Interrogazione che, cofirmata dagli omologhi di partito Zan, Bruno Bossio, Fiano, Miceli, Mor, Mura, Moretto, Lacarra, Rossi, Schirò, Prestipino, Cenni, è volta a sapere «se il Governo non ritenga assolutamente necessario fare chiarezza in merito alle motivazioni che sono alla base del divieto dell'utilizzo, richiesto dall'associazione, delle immagini e se non ritenga che ciò possa configurare un comportamento discriminatorio nei confronti della comunità Lgbt, discriminazione che, ad avviso degli interroganti, potrebbe contribuire ad alimentare il fenomeno del cosiddetto under reporting, vale a dire della tendenza delle persone vittime di aggressioni omofobiche a non denunciare la violenza subita».

scalfa

Contattato da Gaynews per conoscere più approfonditamente le motivazioni sottese all’interrogazione parlamentare, l’onorevole Scalfarotto ha dichiarato: «Non stupisce che nel ministero di cui è titolare Salvini oltre al razzismo si faccia strada anche l'omofobia, che è un'altra faccia della discriminazione. 

In tutto il mondo occidentale è un dato acquisito che ci siano persone Lgbti nelle forze dell'ordine e nelle forze armate. Persone che servono il proprio Paese con la stessa abnegazione, la stessa professionalità e lo stesso sacrificio personale dei propri colleghi.

Provare a cancellare la loro esistenza è la formula più subdola, ma non per questo meno violenta, di negare la loro dignità e provare a creare intorno a loro un clima di intimidazione e di paura. Sono sicuro che agli uomini e alle donne di Polis Aperta non mancherà la determinazione per continuare la propria battaglia.

Ma nel frattempo, come opposizione, intendiamo inchiodare il governo alle sue responsabilità e chiedergli di dare una giustificazione a un gesto tanto odioso».

e-max.it: your social media marketing partner

Una coppia di donne ha avuto ieri la gioia di vedere riconosciuta dal Tribunale dei minori di Venezia l’adozione coparentale per la madre non biologica.

Nel 2017 la medesima corte si era già espressa allo stesso modo in riferimento a Silvia e Miriam, due giovani donne che, unitesi nel 2016 e residenti a Marghera, hanno una figlia di sei anni. Un sospirato traguardo, coronatasi poi, nel giugno scorso, con l’anteposizione del cognome di Silvia a quello di Miriam sull'atto di nascita della loro figlia, cui è stato conseguentemente assegnato il doppio cognome

Ma quello d’ieri rappresenta un unicum, essendo il primo caso di adozione coparentale in riferimento a una coppia di gemelli.

Viva soddisfazione è stata espressa da Umberto Saracco e Valentina Pizzol (la quale è anche componente di Rete Lenford), legali della ricorrente, per la sentenza emessa dal collegio presieduto da Maria Teresa Rossi e composto da Alessandra Maurizio, Giorgio Mattei, Antonella Pietropoli. In essa è rilevato come «la ricorrente e la madre dei minori costituiscaono una coppia coesa, con un legame solido che si protrae da più di vent’anni» e «come entrambe vivano la relazione genitoriale con i bambini in modo adeguato». 

Sta suscitando invece reazioni, a partire da quelle di Mattia Galdiolo (presidente di Arcigay Padova), il seguente inciso: «Consapevoli che dovranno avere un atteggiamento aperto verso la loro identità di genere per permettere loro uno sviluppo adeguato e l’opportunità di relazionarsi con persone ad orientamento non omosessuale». Una tale frase, è in ogni caso, un virgolettato nel testo della sentenza ed è stata tratta dalla relazione redatta dall’Equipe Adozioni.

Sul caso veneziano abbiamo raggiunto il deputato Alessandro Zan (Pd), che ha dichiarato: «La prima stepchild adoption di due gemelli da parte di una coppia omosessuale di Venezia è una notizia storica. Ancora una volta una sentenza ha sostituito il vuoto lasciato dalla politica sul tema dei figli di coppie omogenitoriali: questo caso deve ricordare al Parlamento che è urgente riconoscere gli stessi diritti a tutte le famiglie, e garantire uguali tutele a tutti i bambini. La realtà è più forte di qualche dichiarazione omofoba del ministro della medievalità Fontana.

Trovo però insensato e discriminante che il Tribunale dei Minori di Venezia abbia dovuto specificare – pur rimandando a un passo della relazione dell’Equipe Adozioni – l’obbligo di frequentare persone eterosessuali, come se l’orientamento sessuale possa modificarsi in base all’ambiente in cui vive una persona: è una visione retrograda e priva di basi scientifiche. Questi due bambini vivranno la loro vita, cresceranno e frequenteranno i loro compagni di scuola, di sport, di giochi esattamente come tutti gli altri. Congratulazioni a queste due madri, a questa splendida famiglia, sapranno crescere i propri figli nel migliore dei modi».

Non sono mancate, in giornata, le voci critiche contro la sentenza del Tribunale dei Minori di Venezia.

Se il senatore Antonio De Poli (Udc) ha parlato di «decisione creativa che viola il principio della Costituzione secondo cui una famiglia è formata da un uomo e una donna», il suo omologo forzista Maurizio Gasparri ha detto «basta con le adozioni da parte di coppie omosessuali a colpi di sentenze. A Venezia un'altra decisione temeraria apre alla stepchild adoption, approfittando dell'ambiguità della legge voluta dalle sinistre, che non la prevede ma lascia spazio a iniziative assurde.

Occorre un'azione politica e legislativa che proponga l'abolizione dell'utero in affitto ovunque e che vieti le adozioni gay. Chiedo alla Lega, che condivide queste posizioni, di associarsi a una decisa iniziativa parlamentare.

Chiedo al ministro della Famiglia Fontana di prendere posizione e di assumere iniziative. Ha fatto un paio di interveniste apprezzabili e poi? Scenda in campo con chiarezza e coraggio e dica cosa vuole fare. Non taccia»

e-max.it: your social media marketing partner

È partita alle 15:00 da piazza Carlo Ederle a Grezzana (Vr) la passeggiata Mano nella mano contro l’omofobia.

Organizzata da Arcigay Verona e Circolo Milk, il corteo, che ha visto la partecipazione di 300 persone, si è snodato fino alla frazione di Stallavena, dove è ubicata l’abitazione di Angelo Amato e Andrea Gardoni.

Un attestato di solidale affettuosità alla coppia che, assalita l’11 agosto da un branco di 20enni nella centralissima piazza Bra a Verona, è stata successivamente vittima di lettere minatorie e aggressione, nella notte tra il 12 e il 13 settembre, davanti alla casa di Stallavena.

Riedizione di quella già tenutasi nella città scaligera il 18 agosto, la manifestazione è stata presentata in conferenza stampa, il 25 settembre, alla presenza della senatrice Monica Cirinnà, giunta appositamente a Verona per esprimere la propria vicinanza ad Angelo e Andrea.

A fare oggi corona alla coppia, nel tragitto da Grezzana a Stallavena, il deputato Alessandro Zan (Pd), la consigliera comunale veronese Elisa La Paglia (Pd), Gianni Zardini (Circolo Pink), Flavio Romani (presidente di Arcigay Nazionale), Gabriele Piazzoni (segretario d’Arcigay nazionale), l'attivista trans Laurella Arietti.

Guarda la Gallery

e-max.it: your social media marketing partner

Si avvia a conclusione l’XI° edizione del Padova Pride Village che, anche quest’anno, ha accolto negli spazi del polo fieristico oltre 120.000 persone. Un luogo di cultura e divertimento ma anche di discussione e approfondimento politico sui diritti delle persone Lgbti.

Fissata al 15 settembre, la chiusura sarà preceduta da due appuntamenti di particolare significato. Domani sera sul palco centrale del Padova Pride Village Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, dibatterà col giornalista di Internazionale Claudio Rossi Marcelli su la situazione italiana delle persone Lgbti e le strategie da adottare nella lotta alla discriminazione e a promozione di una società inclusiva.

Il 6 settembre, invece, spetterà alla senatrice Monica Cirinnà concludere i giovedì culturali del Padova Pride Village che, curati dal caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, hanno visto succedersi – per citarne alcuni – nomi dal calibro di Federica Angeli, Franco Vanni, Franco Buffoni, Giuseppina La Delfa, Porpora MarcascianoLa madrina della legge sulle unioni civili dibatterà sull’argomento alla luce del suo libro L’Italia che non c’era

A fare gli onori di casa, in entrambi i casi, sarà Alessandro Zan, deputato dem e fondatore della manifestazione, che ha dichiarato a Gaynews«Con la presenza del sottosegretario alle Pari Opportunità Spadafora il Padova Pride Village si conferma uno spazio capace di tenere sempre acceso e vivo il dibattito e le iniziative sui diritti civili a livello nazionale.

Da fondatore della manifestazione, sono felice che il sottosegretario abbia accettato la nostra proposta, dimostrando così che nel governo ci sono sensibilità diametralmente opposte sul tema dei diritti: a lui vanno i miei ringraziamenti. Da deputato del Pd, spero che l’incontro di domani possa essere utile per tenere alta l’attenzione sui diritti Lgbt all’interno del governo, che fino ad ora si è dimostrato sordo a queste tematiche».

Tematiche che hanno visto, nella scorsa legislatura,  Alessandro Zan in piena sintonia con la senatrice Cirinnà.

«Siamo felicissimi e onorati - così il deputato padovano - di ospitare nell’ultimo giovedì del Village 2018 Monica Cirinnà: un’amica prima che una collega parlamentare.

Insieme abbiamo condiviso il percorso dell’approvazione della legge sulle unioni civili. Una battaglia durata anni contro le parti più reazionarie del Paese e del Parlamento. Quelle parti che oggi dal Governo rialzano la testa e vogliono comprimere diritti che non lasceremo mai scalfire: dal palco del Village saremo ancora insieme per ribadire che la nostra lotta continua e che non arretreremo di un centimetro».

e-max.it: your social media marketing partner

A due giorni dalla consegna del premio di Persona Lgbti dell’anno a Zoro nell’ambito del Pride Village, Padova ha celebrato ieri la sua marcia dell’orgoglio Lgbti.

Un Pride che, nonostante il negato patrocinio da parte della Regione Veneto a guida Zaia, ha visto riversarsi, lungo le incantevoli strade del centro storico, quasi 15.000 persone, alla cui testa c'erano il sindaco Sergio Giordani e l'intera Giunta.

Ma il Padova Pride non è andato esente dagli attacchi di Lega e destra locale .

Il sottosegretario leghista all'Economia Massimo Bitonci, già sindaco di Padova, ha gridato alla vergogna in nome di un'offesa a sant’Antonio, per il quale il capoluogo veneto è popolarmente conosciuto come la Città del Santo.

Durissima la consigliera comunale forzista Eleonora Mosco (vicinissima a Bitonci, che ha affiancato nelle vesti di vicesindaca) che ha parlato di «pagliacciata esibizionista, di pessimo gusto e al limite del buon costume».

I loro post hanno scatenato una ridda di commenti di inaudita violenza. Se c’era Mussolini li portava nei forni crematori, oppure Certa gente merita veramente il rogo, e non perché sono gay. Ma perché sono inutili. Senza nessun rispetto. E tutto questo nell’assoluto silenzio di Bitonci e Mosco.

Immediata la reazione del deputato padovano Alessandro Zan (Pd): Dobbiamo dirlo con forza: siete vergognosamente responsabili di una omofobia istituzionale che può legittimare comportamenti e azioni violente contro le persone Lgbti, il passaggio dalle parole ai fatti è sottilissimo.

Queste frasi non possono essere lasciate impunite. Bitonci, Mosco, siete la vergogna di questa città, che è libera, aperta ed europea, come la nostra festa di ieri ha dimostrato.

Finché persone come voi avranno la forza di diffondere questo odio, troveranno sempre noi a lottare per i diritti di tutti. W il Pride».

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Nella serata d’ieri, mentre si rincorreva la notizia del negato patrocinio al Padova Pride (30 giugno) da parte della Regione Veneto, Diego Bianchi, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Zoro, ha ricevuto proprio nella città veneta il Premio Persona Lgbt dell’anno.

Il riconoscimento è stato assegnato sul palco del Padova Pride Village, l’importante kermesse trimestrale, che ideata e fondata dal deputato dem Alessandro Zan, è giunta quest’anno all’XI° edizione.

La consegna del premio è stata preceduta da un dibattito tra Zoro, lo stesso Zan, l’ex parlamentare Franco Grillini e il caporedattore di Gaynews Francesco Lepore. A moderare l’incontro il direttore artistico Lorenzo Bosio. Diego Bianchi ha ripercorso con ironia il cammino dei diritti civili negli ultimi anni alla luce di alcuni video realizzati per Tolleranza Zoro e Gazebo.

Dopo un saluto del sindaco di Padova Sergio Giordani, Alessandro Zan ha letto le motivazioni del premio: «Le priorità sono altre. Allora a questo punto, compagni gay che siete qua, aspettate un attimo, mettetevi l’anima in pace. Ragionando così, il vostro matrimonio non sarà mai una priorità. Queste le parole con cui Diego Bianchi, in arte Zoro, controbatté nel 2012 a Massimo D’Alema che su matrimonio egualitario e famiglie arcobaleno aveva espresso parere negativo in nome dell’art. 29 della Costituzione.

Ma contrariamente a quanto si poteva pensare il Pd, di cui Diego è stato sin dagli inizi attento e ironico analista con la rubrica video Tolleranza Zoro, arrivò successivamente a considerare prioritario il riconoscimento delle coppie di persone dello stesso sesso e farne un cavallo di battaglia fino a ottenere il dibattimento e l’approvazione della legge sulle unioni civili. Nella precedente fase, ma soprattutto in quel fatidico 11 maggio 2016, Diego Bianchi ha inciso considerevolmente sull’opinione pubblica italiana in tema dei diritti delle persone Lgbti attraverso una divertentissima e oramai celebre puntata di Gazebo.

Tale sensibilità per le questioni arcobaleno è stata sempre mostrata dal conduttore televisivo anche nel corso della sua nuova trasmissione Propaganda Live. Da segnalare al riguardo la critica alle dichiarazioni del neoministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana sull’inesistenza delle famiglie arcobaleno. Critica resa in Commedia nera, cartoon finale di Makkox alla puntata di Propaganda Live del 2 giugno scorso.

Un impegno, dunque, quello di Diego Bianchi contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere profuso ampiamente attraverso la tv e tanto più rimarchevole in una persona esterna alla collettività Lgbti. Quella stessa collettività che, a sua volta, ha sposato nei programmi politici dei Pride di quest’anno la linea della trasversalità, consapevole di non poter essere estranea – soprattutto in questo particolare momento politico - alle battaglie di ogni minoranza a partire da quella dei migranti.

Per queste motivazioni il Padova Pride Village nel corso della sua XI° edizione ha deciso di nominare Diego Bianchi, in arte Zoro, Persona Lgbt dell’anno».

Ma del premio, come di lotta alle discriminazioni e dichiarazioni del ministro Lorenzo Fontana sulle famiglie arcobaleno, Diego Bianchi ne aveva parlato poco prima in treno nel corso di un’intervista video con Francesco Lepore.

Guarda il VIDEO

e-max.it: your social media marketing partner

Diego Bianchi, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Zoro, riceverà domani sera al Padova Pride Village il premio di Persona Lgbt dell’anno.

Un riconoscimento che, giunto alla seconda edizione e assegnato nel 2017 a Franco Grillini (che domani sarà presente nelle vesti di presidente di giuria), è stato accolto con gioia ma anche con grande stupore dal conduttore televisivo di Propaganda Live.

La scelta di puntare su una persona esterna alla collettività Lgbti è da leggere nell’ottica di quella trasversalità d’intenti su cui hanno puntato non pochi documenti politici dell’Onda Pride. Una condivisione di ideali e battaglie di tutte le minoranze che, alla pari di quella arcobaleno, vedono conculcate identità e diritti dall’avanzata di forze di estrema destra e reazionarie.

Come preannunciato dal deputato dem Alessandro Zan, ideatore e fondatore del Padova Pride Village, «Diego Bianchi, grazie ai suoi programmi tv, come Tolleranza Zoro, Gazebo e Propaganda Live ha saputo incidere notevolmente sull’opinione pubblica e sensibilizzare così il dibattito sulle tematiche dei diritti civili dimostrando un impegno costante contro ogni discriminazione da orientamento sessuale e identità di genere». 

Nelle motivazioni d’assegnazione del premio – che saranno rese integralmente note domani sera sul palco del Pride Village – c’è anche un riferimento iniziale al noto dibattito tra Diego Bianchi e Massimo D’Alema risalente agli inizi del 2012.

All’allora presidente del Copasir e componente di spicco del Pd, che su matrimonio egualitario e famiglie arcobaleno aveva espresso parere negativo in nome dell’art. 29 della Costituzione e aveva affermato: «Del resto le priorità sono altre», Zoro ribattè: «Allora a questo punto, compagni gay che siete qua, aspettate un attimo, mettetevi l’anima in pace. Ragionando così, il vostro matrimonio non sarà mai una priorità».

Richiamo, questo, che lo stesso conduttore tv ha così commentato A Gaynews, media partner del Padova Pride Village: «Ammazza che siete andati a tirare fuori, bravi: l’intervista a D’Alema, quando lui fu costretto a chiedere scusa qualche giorno dopo».

Appuntamento dunque a domani sera a partire dalle 21:30 al Padova Pride Village.

e-max.it: your social media marketing partner

10.000 persone hanno attraversato nel pomeriggio del 16 giugno le strade di Genova al grido Allerta Rainbow in occasione del Liguria Pride.

Partita alle 15:00 da via San Benedetto per rendere omaggio a don Andrea Gallo, di cui proprio ieri sarebbe ricorso il 90° compleanno, la marcia dell’orgoglio Lgbti si è snodata fino a piazza De Ferrari.

Madrina del Liguria Pride l’ex presidente d’Emergency Cecilia Strada, che ha dichiarato: «Sono molto orgogliosa – ha dichiarato –. Per anni ho detto banalità sul fatto che la pace è meglio delle guerre e oggi ne dico un'altra: L'amore è amore.

Viviamo in un Paese che grida vittoria se respinge uomini e donne in mare. Allo stesso modo si grida vittoria se non si riconoscono i diritti di coppie dello stesso sesso».

Un inequivocabile riferimento alle dichiarazioni negazionistiche del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana e al diniego del sindaco di Genova Marco Bucci a riconoscere la doppia genitorialità di coppie omosessuali con figli, che nel capoluogo ligure sono ben 16.

Per questo motivo Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che, tra le otto città interessate ieri dall’Onda Pride, ha optato per Genova. Ma non solo. Perché Bucci ha anche negato il patrocinio al Liguria Pride sì da spingere gli organizzatori della parata a lanciare la campagna #ilpatrociniosonoio con tanto di selfie.

Iniziativa, cui ha aderito, nei giorni scorsi, anche il deputato dem Alessandro Zan e ieri, con tanto di cartello alla parata, la portavoce del M5s ligure Alice Salvatore: «Non si può parlare di discriminazioni, non si può dire a una persona chi deve amare».

Ad aprire la parata lo striscione del Coordinamento Liguria Rainbow. Tante le associazioni partecipanti in una con componenti di Sinistra Italiana, Possibile e Potere al popolo. Presente anche l’europarlamentare Daniele Viotti. 

In occasione del Liguria Pride ha voluto invece inviare un videomessaggio di saluto ai partecipanti la senatrice Monica Cirinnà.

Una valutazione complessiva della parata è stata offerta a Gaynews dall'intellettuale e storico militante Lgbti Luca Locati Luciani.

«La parata – ha dichiarato – è stata tra le più belle a cui abbia partecipato negli ultimi anni. Chissà, il negato patrocinio del comune di Genova e della Regione hanno forse spinto molte persone a partecipare.

Un Pride gioioso ma giustamente scandito da molti slogan politici. Mi hanno colpito quelli di Agedo e delle Famiglie Arcobaleno. Tra l'altro ho visto tantissimi bambini, sia figli di coppie omosessuali che non. Dal palco hanno detto che eravamo in 10.000 persone. E credo non abbiano esagerato. Oggi il sindaco di Genova ha dovuto, volente o nolente, avere a che fare con noi». 

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Oltre 8.000 persone ieri sera all’apertura del Padova Pride Village. A fare gli onori di casa il deputato dem Alessandro Zan che ha sottolineato come l’importante kermesse, di cui è l’ideatore e il fondatore, assuma, quest’anno, un’importanza tutta particolare.

La programmazione dell’XI° edizione del Village viene infatti a coincidere con l’inizio del governo giallo-verde, che è stato da subito caratterizzato dalle dichiarazioni negazionistiche del ministro leghista Lorenzo Fontana in riferimento alle famiglie arcobaleno.

Nel riformulare l’invito al responsabile del neodicastero della Famiglia e della Disabilità perché visiti il Village e avvii un confronto sulla questione, Zan ha invitato sul palco Miriam Rizzi e Silvia Pasetti, socie di Famiglie Arcobaleno – Associazione di genitori omosessuali.

Due giovani donne che, unitesi nel 2016 e residenti a Marghera, hanno una figlia di sei anni (Emily) e, lo scorso anno, hanno avuto la gioia di vedere riconosciuta dal Tribunale dei minori di Venezia l’adozione coparentale per la madre non biologica. Poi alcuni giorni fa un'ulteriore soddisfazione: presso l'Ufficio Anagrafe del Comune di Venezia è stato ufficialmente anteposto, l'8 giugno, il cognome di Silvia a quello di Miriam sull'atto di nascita della loro figlia, cui è stato conseguentemente assegnato il doppio cognome.

Le due donne hanno ribadito, davanti a una platea plaudente, che loro sono una prova tangibile dell’esistenza delle famiglie arcobaleno.

Aspetto, questo, che è stato rimarcato anche da Barbara D’Urso, madrina del Padova Pride Village, che, dopo un'esibizione di Cristiano Malgioglio, ha rilanciato al ministro Fontana le parole già rivoltegli negli studi di Canale5.

«Ma non c’è il ministro Fontana? – ha gridato la conduttrice televisiva tra gli applausi scroscianti della folla – Dov’è il ministro? Caro, ministro Fontana, ricordi: la famiglia è dove c’è l’amore».

Oltre al direttore artistico Lorenzo Bosio e al responsabile della comunicazione Giusva Iannitelli erano presenti, fra gli altri, sul palco il sindaco di Padova Sergio Giordani e l'assessore alla Cultura Andrea Colasio.

 

e-max.it: your social media marketing partner

A quattro giorni dall’apertura del Padova Pride Village, che vedrà sul palco della più importante kermesse a caratura Lgbti del Nord Italia Barbara D’Urso e Cristiano Malgioglio, si è tenuta ieri la conferenza stampa di presentazione.

A illustrare il programma della manifestazione trimestrale (chiusura il 15 settembre), che, giunta all’XI° edizione, attira annualmente oltre 120.000 persone all’interno del polo fieristico cittadino, il deputato Alessandro Zan. Il parlamentare dem, che del Village è ideatore e fondatore, ha annunciato la presenza, alla serata inaugurale, d’una famiglia arcobaleno, la cui testimonianza vuole essere un richiamo a chi, a partire dal ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, ne nega l’esistenza

«Come fondatore della manifestazione, ho voluto ribadire a Fontana che un dibattito sul tema delle famiglie arcobaleno – ha dichiarato Zan – potrà essere uno scambio proficuo per abbattere muri e pregiudizi, soprattutto dopo le sue frasi sconcertanti all'indomani del giuramento al Quirinale».

Ha quindi affermato: «Voglio lanciare un appello a Fontana: venga al Padova Pride Village a conoscere ogni tipo di famiglia, sara' un'esperienza importante soprattutto in funzione del suo ruolo istituzionale. Mi auguro quindi che il ministro non perda questa occasione preziosa per comprendere che una coppia di due donne o di due uomini o una famiglia omogenitoriale non sono 'schifezze', per usare sue parole, ma una realtà diffusa e integrata nella società. Noi siamo disponibili ad ospitarlo in qualsiasi momento».

È in tale ottica che si inserisce nel programma del Padova Pride Village la presentazione del libro Peccato che non avremo mai figli della cofondatrice di Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa (30 agosto). Ma saranno moltelplici le tematiche affrontate nei dibattiti del giovedì che vedranno intervenire, fra gli altri, Claudio SonaFederica Angeli, Porpora Marcasciano, Pino Strabioli, Franco Buffoni, Monica Cirinnà.

Coniugata con la dimensione culturale e di talk show quella concertistica (da Orietta Berti a Drusilla Foer, da Teresa De Sio a Cristina D’Avena fino al duo Immanuel Casto-Romina Falconi), quella teatrale e cabarettistica (con Arturo Brachetti, Alessandro Fullin, Vincenzo De Lucia, Le Bambole, Simona Sventura, Sally Chemist, Sandra Milo, Diana Del Bufalo) e quella enterteining che, agli appuntamenti tradizionali, presenterà nuove occasioni di divertimento nate in collaborazione con le migliori realtà italiane e internazionali: Beardoc, Black Code Music, Flexo, Funkytown, Hashtag Music Festival, Horse Meat Disco, Skylight Disco e Trash & Chic.

Ma il Padova Pride Village significa anche clubbing e animazione con la presenza non solo dei Dj resident ma anche di ospiti speciali dal calibro di Simon De Jano & Madwill, Michael Feiner, Albert Marzinotto, Rudeejay, Luca Garaboni. Insieme con loro l’animazione sarò condotta da oltre venti performer e artisti. Si confermano al riguardo le presenze storiche: Giusva, L.E.O, speaker per Radio Company, Miss Linda (nel cast del Village fin dalla prima edizione), Ruby, Mizzy Collant, Pink Logan, Yvonne O’Neill, e Luquisha Lubamba, Krystian, Francesca Galliano, Marc Leisure Sally Chemist, Goddes Venus, Nicola Simionato, Ciquitiña Barolo e Lorenzo Pezzotti. Inoltre, il Pride Village avrà un corpo di ballo fisso, oltre che artisti e acrobati dal mondo circense che renderanno i dj-set d’impatto e con uno stile più internazionale.

Un’edizione dalle mille anime, dunque, quella del Padova Pride Village 2018, curata per il quarto anno con straordinaria competenza dal direttore artistico Lorenzo Bosio. «È anche attraverso la leggerezza dell’entertainment di alto livello che si può combattere la bassezza dell’ignoranza e dell’omofobia. – ha così dichiarato – Quest’anno abbiamo voluto puntare in alto invitando alla cerimonia di apertura di venerdì 15 giugno due volti molto amati della musica e della televisione, che si sono impegnati in prima persona in favore delle persone LGBT. Quella di quest’anno sarà un’estate colorata dove oltre al divertimento ci si focalizzerà anche sulla cultura, il teatro, la musica e i grandi temi di dibattito».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video