Come fatto da Monica Cirinnà al Senato, Alessandro Zan ha presentato alla Camera una mozione relativa al logo e al patrocinio del Governo alla XIII° edizione del Congresso mondiale delle Famiglie. La mozione, che dovrebbe essere calendarizzata nelle prossime ore con l’adesione di tutti i deputati dem, potrebbe raccogliere anche il supporto di parlamentari di altri schieramenti politici.

Sulla necessità di un tale atto così si è espesso lo stesso Zan, ricordando come «a soli 10 giorni dall’inizio di questa fiera mondiale del sessismo e dell’omotransfobia, sul sito ufficiale del convegno e dell’organizzazione rimane ancora il simbolo e il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Più di una settimana fa Palazzo Chigi aveva fatto sapere di aver revocato patrocinio e logo: di fatto però l’organizzazione del Wcf continua a usarlo.

O siamo davanti all’ennesima balla di questo governo, che offende la maggior parte delle cittadine e dei cittadini di questo Paese che non vogliono un ritorno al medioevo, o il Wcf utilizza in modo abusivo i loghi delle istituzioni governative italiane, fatto di una gravità inaudita.

Era stato reso noto che il Segretario Generale di Palazzo Chigi aveva anche aperto un'istruttoria sulla questione, ma sta di fatto che il logo del governo resta. Vogliamo capire quale sia realmente la situazione».

Il deputato padovano si è dunque chiesto «se la Presidenza del Consiglio dei Ministri abbia veramente realizzato cosa significhi patrocinare questo evento, cioè istituzionalizzare un’idea della donna succube e soggiogata e condividere le idee di chi vorrebbe il carcere per le persone gay e lesbiche, se non addirittura la pena di morte.

Se i ministri leghisti parteciperanno al festival del medioevo, lo facciano come rappresentati di un partito che ormai ha assunto posizioni aberranti e fasciste, ma non come rappresentati del governo. Sarebbe un’offesa e un insulto inaccettabile ai principi costituzionali che tutelano l’autodeterminazione della persona. Di sicuro il Partito Democratico sarà in piazza a Verona a manifestare contro questa follia».

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Cofirmata da 37 deputati del Pd il 13 febbraio, l’interpellanza parlamentare 2-00274 di Alessandro Zan al presidente del Consiglio dei Ministri sulle «iniziative, anche normative, volte al contrasto della violenza a sfondo omotransfobico» (la cui origine è da ravvisarsi nell’ampia inchiesta specifica Caccia all’omo, pubblicata su L’Espresso il 10 febbraio) ha ricevuto oggi risposta in Aula.

A dare lettura del lunghissimo testo preparato Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, che ha dichiarato: «Cari colleghi, una delle linee strategiche dell'azione di Governo per l'affermazione delle pari opportunità per tutti e per la tutela dei diritti riguarda proprio la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

La delega di funzioni al sottosegretario per le Pari Opportunità prevede specificamente la competenza nella promozione e il coordinamento delle attività finalizzate all'attuazione del principio di parità di trattamento, pari opportunità e non discriminazione, nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Le persone Lgbt sono particolarmente vulnerabili e soggette a discriminazioni nei diversi ambiti della vita sociale e lavorativa a causa di un persistente stigma basato su stereotipi e pregiudizi. È necessario, quindi, un forte impegno per pianificare un intervento a tutto campo in grado di produrre un diverso approccio e un cambiamento sul piano culturale, rafforzando la collaborazione con le associazioni di settore, con le istituzioni a livello centrale e locale, con le realtà territoriali e diversi stakeholder, ed è esattamente la linea che stiamo seguendo.

Nello svolgimento di tali funzioni, il Dipartimento delle Pari Opportunità si avvale dell'Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica, l'Unar. Da alcuni anni, l'Unar, come si sa, ha ampliato anche il proprio campo d'azione ai diversi fattori di discriminazione, compreso quello basato sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, e anche attraverso il proprio contact centre monitora il fenomeno e raccoglie segnalazioni da parte dei media e del web.

Tra le iniziative concrete messe in atto da parte del Governo, vorrei segnalare la più importante dal mio punto di vista e cioè la costituzione del tavolo di consultazione permanente per la tutela dei diritti delle persone Lgbt istituito nell'ottobre scorso, l'ottobre del 2018. Il tavolo Lgbt vede la partecipazione del mondo dell'associazionismo di settore, con ben 48 associazioni aderenti e partecipanti in modo attivo.

L'Unar è beneficiario di risorse del Pon Inclusione, parte delle quali specificamente destinate ad azioni per favorire l'inclusione socio-lavorativa delle persone Lgbt. Partendo, quindi, dalla dotazione proveniente dal Pon Inclusione, in accordo con l'Autorità di gestione, ho chiesto di concentrare il finanziamento, inizialmente spalmato in più annualità fino al 2022, all'anno in corso, al 2019, con l'intenzione di chiedere ulteriori fondi per i prossimi anni; questo grazie alla capacità progettuale che, in qualche modo, abbiamo messo insieme proprio attraverso il contributo che le associazioni stanno portando al tavolo e soprattutto attraverso i vari incontri e le tre riunioni che si sono succedute dall'inizio dell'istituzione del tavolo.

Pertanto, le risorse previste per l'anno 2019 saranno circa 8 milioni di euro e saranno investite in un piano di attività che rappresenta un percorso condiviso, un vero Piano strategico nazionale di azioni concretamente realizzabili per innalzare il grado di tutela dei diritti delle persone Lgbt. In particolare, le azioni riguardano gli ambiti del lavoro, della salute, della sicurezza, del trattamento carcerario, della formazione del personale della pubblica amministrazione.

Vorrei qui cogliere l'occasione per fare alcuni esempi di queste azioni concrete che verranno finanziate attraverso il Pon Inclusione. La prima: è in corso un'indagine Istat, finalizzata a rilevare e approfondire il fenomeno delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere in ambito lavorativo; questo ci consentirà anche di avere dei dati sempre più oggettivi e questa indagine sarà realizzata anche attraverso la partecipazione delle associazioni e consentirà, quindi, di arrivare a un numero sempre più ampio di persone della comunità Lgbt.

Attraverso due bandi che partiranno nelle prossime settimane daremo, invece, un forte impulso all'attività di accompagnamento all'autoimprenditorialità. Infatti, uno dei due bandi prevedrà l'affidamento di un servizio di accompagnamento dell'autoimprenditorialità e alla creazione di nuove imprese anche attraverso il coinvolgimento di incubatori di impresa attivi su tutto il territorio nazionale. Il secondo bando, che sarà sempre pubblicato nelle prossime settimane, servirà per l'attivazione di servizi integrati, mirati a promuovere la realizzazione di progetti per il sostegno e lo sviluppo di specifiche idee imprenditoriali, ovvero anche progetti che favoriscano l'individuazione e la crescita di prospettive occupazionali legate all'autoimpiego, in modo particolare per le persone transgender.

Altro progetto importante riguarda l'inclusione socio-lavorativa dei detenuti Lgbt in carcere, che stiamo realizzando insieme al Dipartimento per la Pubblica Sicurezza e quello della Polizia Penitenziaria. Stiamo lavorando anche a un potenziamento di una rete di servizi socio-sanitari attraverso una partnership che abbiamo avviato alcuni mesi fa con l'Istituto superiore di sanità.

Altro dato importante che ci era stato anche richiesto dalle associazioni presenti al tavolo Lgbt è la creazione di un database di archivio della documentazione sulle tematiche Lgbt, visto che tanto negli anni passati è stato fatto, e utilizzare anche una parte di questo database nel rilancio del Portale nazionale LGBT che prevediamo di riattivare nel giro di poche settimane. Realizzare anche percorsi di formazione con la collaborazione della Rete Ready che, come si sa, è la Rete che comprende numerosi comuni italiani, volti al rafforzamento, questi corsi, delle competenze del personale delle amministrazioni pubbliche, con particolare riferimento agli operatori della pubblica amministrazione, quindi, dirigenti, funzionari, personale delle forze dell'ordine, dei servizi sanitari e anche della giustizia, nonché operatori privati che svolgono funzioni di erogazione di servizi e presa in carico dei bisogni delle persone Lgbt.

Infine, solo per citarne alcune, realizzazione di percorsi di formazione per gli operatori del sistema penitenziario e per i detenuti da realizzare mediante un accordo con il Dap del Ministero della giustizia sulle tematiche delle discriminazioni. Ci tengo a dire che queste azioni qui elencate sono azioni già riprogrammate in questa nuova riformulazione del PON Inclusione e che, quindi, sono tutte azioni che stanno vedendo - alcune hanno già visto - la luce nei giorni passati e altre nel giro di poche settimane.

Per ultimo, ma non per ordine di importanza, abbiamo anche deciso di destinare una somma notevole di questo finanziamento previsto dal Pon Inclusione alle campagne di comunicazione sui temi che riguardano la discriminazione in ambito lavorativo per le persone Lgbt, ma anche riprendendo un'attenzione forte su alcuni temi che sono passati, per certi aspetti, in secondo piano, ma che sono, evidentemente, ancora di prioritaria importanza soprattutto per i dati allarmanti che ci arrivano e che coinvolgono in modo particolare i giovani, come l'Hiv, ma anche come il bullismo omofobico. Su questi temi e, in modo particolare, su questi due temi saranno concentrate anche due campagne di informazione, oltre che di comunicazione, nei confronti soprattutto dei più giovani.

Per rendere efficace il lavoro di questo tavolo e per prendere anche spunto dall'esperienza di chi sui territori lavora tutti i giorni sui temi delle comunità Lgbt, abbiamo costituito, d'accordo con le associazioni, all'interno del tavolo Lgbt, alcuni gruppi di lavoro: uno si occuperà in modo particolare della comunicazione, quindi proprio per capire come lavorare insieme alle associazioni anche su questo tema; un altro della digitalizzazione degli archivi e del Portale nazionale Lgbt; un altro lavorerà in modo particolare sulla formazione, un altro sulla genitorialità Lgbt e un altro sulle tematiche transgender.

In questo quadro, abbiamo anche condiviso insieme alle associazioni, e stiamo condividendo con i parlamentari di tutti i gruppi di questo Parlamento, la possibilità di portare alla luce, finalmente, una proposta importante che da anni si attende, cioè quella di rendere l'Unar un ufficio totalmente autonomo e, quindi, in grado di operare su questi temi al di sopra delle parti e in totale autonomia dal Governo.

Si evidenza che, contestualmente ai lavori del tavolo Lgbt, sarà rafforzata la collaborazione con le istituzioni, a partire dai Ministeri a vario titolo coinvolti, mediante tavoli interistituzionali, che di fatto sono già stati avviati da qualche settimana, al fine di programmare iniziative comuni negli specifici ambiti di interesse. Questo anche per cercare di valorizzare la possibilità che, lavorando insieme, si possano raggiungere risultati più efficaci, soprattutto perché, ovviamente, ci troviamo di fronte a un tema che incrocia diversi fattori e, quindi, l'approccio non può che essere multidisciplinare e di multidimensionalità.

In merito alle misure volte a contrastare il fenomeno da parte del Ministero dell'Interno, va ricordato che, nel 2010, presso la Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza è stato istituito l'Oscad, l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, quale organismo interforze composto da rappresentanti della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri per la prevenzione e il contrasto dei reati di matrice discriminatoria. Anche con l'Oscad il nostro Dipartimento Pari Opportunità, nonché l'Unar, hanno avviato rapporti di collaborazione che ci consentono di intensificare l'azione comune.

Concludo, ricordando che tutte queste azioni noi le abbiamo individuate, sono azioni concrete, soprattutto per lavorare però sul tema culturale, perché sul tema dei diritti delle persone Lgbt la battaglia più importante, più complicata è soprattutto quella di tipo culturale. Le nostre azioni sono state immaginate non solo per rendere un servizio concreto, pratico alla comunità Lgbt, ma sono state immaginate anche per cercare di alimentare un clima di fiducia sia da parte delle persone Lgbt perché possano trovarsi anche nelle condizioni migliori, a volte, per denunciare tutto quello di cui abbiamo letto sui giornali in queste settimane, ma anche un clima di fiducia per potersi rapportare in maniera corretta, chiara e senza nessun tipo di preoccupazione nei confronti delle istituzioni a qualunque livello, da quelle centrali, sanitarie, alle forze dell'ordine.

Il mio impegno come sottosegretario è di alimentare un dibattito pubblico che coinvolga in modo particolare i giovani, che saranno destinatari di molte delle iniziative che ho elencato; un dibattito che sia orientato al rispetto dei diritti di tutti e alla valorizzazione delle unicità di ciascuno. È chiaro che sarebbe utile anche un quadro normativo a supporto che preveda l'introduzione del reato di omotransfobia. Pur consapevole che tale proposta in questo momento non rientra nel contratto di Governo, io mi auguro che in Parlamento si creino le condizioni per un confronto costruttivo sul tema, in modo che si possa anche arrivare a raggiungere questo ulteriore obiettivo. Cosa importante è che tutte queste nostre iniziative dovranno assicurare che non ci sia su questo tema e, in generale, sul tema dei diritti alcun arretramento culturale, ma che si possano, anzi, contrastare anche i toni violenti e l'ignoranza con cui, molte volte, alcune persone dichiarano su questi temi».

Parziale soddisfazione per la risposta data è stata espressa dal deputato Zan, che ha dichiarato: «È doveroso riconoscere il suo operato positivo che in più sedi, comprese quelle istituzionali, ha dimostrato il suo impegno nella lotta contro ogni discriminazione, dedicando anche particolare attenzione alle tematiche Lgbt e alla questione la violenza sulle donne.

Considero positiva quella che citava lei prima, la convocazione presso Palazzo Chigi di tavoli di confronto con le associazioni Lgbt: un'esperienza avviata già dai Governi Renzi e Gentiloni per trovare soluzioni ad una piaga sociale, l'omotransfobia, che, come abbiamo visto dall'inchiesta condotta da L'Espresso dai giornalisti Alliva, Testi e Lepore, miete vittime in un numero esponenzialmente in aumento.

Però, sottosegretario, i tavoli non bastano più: lei sembra essere un po' lasciato solo, in una compagine di Governo che ha dato e dà ampio spazio a parole, azioni ed iniziative di pesantissima omofobia, a cominciare dalla prima dichiarazione alla stampa del ministro per la Famiglia, Fontana, che negò l'esistenza stessa delle famiglie arcobaleno o la fretta del ministro Salvini, la scorsa estate, di eliminare la dicitura “genitore 1” e “genitore 2” dai registri dell'anagrafe; ministro che, solo qualche settimana fa, ha definito durante un comizio elettorale “marmellata” le famiglie omogenitoriali. Lo ripeto: “marmellata”. Come può un ragazzo o una ragazza gay, lesbica, avere fiducia nelle istituzioni che fanno queste affermazioni? Dunque, questo è il clima politico e culturale in cui viviamo oggi. Mi chiedo, quindi, come il titolare della sicurezza di tutte le italiane e di tutti gli italiani, ovvero il Ministro Salvini, possa garantire effettivamente un efficace contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere e, dunque, l'incolumità fisica delle persone Lgbt.

Sottosegretario, il Governo di cui lei è membro, purtroppo, si appoggia sulla fiducia di un partito, la Lega, che ha fatto eleggere in Senato Simone Pillon, un uomo che ha fatto del contrasto ai diritti civili una sua crociata personale e che ha nominato presidente della Commissione diritti umani del Senato, pensi un po', una persona indagata per odio razziale. Dunque, questo Governo, che in questa fase politica è più che mai a trazione leghista, non lascerà mai lo spazio sufficiente ad adeguate e moderne politiche di contrasto alle discriminazioni, però veramente vorrei sbagliarmi.

Si sta violando la Carta costituzionale agli articoli 2 e 3; come abbiamo visto la situazione è drammatica: l'Italia è l'unico tra i grandi Paesi europei a non aver inserito nel proprio ordinamento una norma di contrasto alle discriminazioni di orientamento sessuale e identità di genere. Nella scorsa legislatura, abbiamo raggiunto un obiettivo insperato fino a qualche anno fa: le unioni civili. Pur riconoscendo che questo è solo un primo passo verso il matrimonio egualitario, il Partito Democratico, però, ha messo in gioco la sua stessa esistenza di Governo, mettendo la fiducia pur di fare quel fondamentale passo di civiltà.

Ora, in questa situazione emergenziale, il MoVimento 5 Stelle faccia lo stesso: si faccia carico delle responsabilità di Governo che ora detiene e, quindi, della tutela delle cittadine e dei cittadini italiani nel loro insieme.

Nei decenni precedenti, le più grandi battaglie di civiltà, come il divorzio e l'aborto, che tutt'oggi siamo però chiamati a difendere dall'attacco delle frange più estremiste e reazionarie del Parlamento e della maggioranza di Governo, sono state portate avanti da maggioranze parlamentari che non coincidevano con quelle che sostenevano il Governo, ma che hanno catalizzato una comune e diffusa volontà popolare su questioni etiche non più rinviabili.

Quindi, il MoVimento 5 Stelle per una volta si smarchi dalla Lega, non giri la testa dall'altra parte ancora una volta, come successe tre anni fa con le unioni civili, e contribuisca a dare al Paese una norma di contrasto all'odio omotransfobico, che è già in enorme e in pericoloso ritardo.

Sottosegretario, lei è una persona che stimo però, guardi, i reati d'odio verso le persone gay, lesbiche e trans aumentano di giorno in giorno, ormai in questo Paese siamo al far west, ormai non si contano più le violenze perpetrate quotidianamente ai danni della comunità Lgbt. Le parole degli omofobi che sono al Governo - mi permetta questa affermazione forte - legittimano gli hater, legittimano i fabbricatori d'odio, i malintenzionati che si sentono liberi di colpire con l'avallo di chi ricopre ruoli nelle istituzioni.

Quando Salvini va a fare i suoi comizi in perenne campagna elettorale, attaccando le famiglie omogenitoriali, avvelena i pozzi del Paese, creando così quel terreno fertile di cui si nutrono quelli che poi insultano e troppo spesso aggrediscono fisicamente fino anche ad uccidere le persone omosessuali.

Solo nel 2019, cioè in pochi mesi, vi sono stati già molti casi di omofobia. Ne cito alcuni: Torino, in dieci contro un cardiopatico gay, calci e pugni; Ascoli Piceno, il proprietario minaccia il cliente: Sono nazista, non voglio gay nel mio locale; Ferrara, blitz di Forza Nuova: No alle adozioni gay nello striscione sotto casa del sindaco Tagliani; Cagliari, calci pugni a due adolescenti omosessuali, poi addirittura questi mettono il video on line in spregio a quello che hanno fatto; l'altro giorno è stata aggredita una ragazza a Siracusa.

C'è veramente una spirale di violenza incredibile e un'emergenza sociale. Dunque, non bastano solo le politiche che lei citava prima che sono assolutamente positive e che, peraltro, lei sta portano avanti in solitudine, mi vien da dire, e per questo la stimo. Però, ovviamente questo non basta, perché ci vuole un'azione corale del Governo se si vogliono realmente contrastare questi fenomeni di violenza e tale clima culturale.

Dunque, sottosegretario, non dobbiamo stare più fermi: c'è una spirale di violenza inaccettabile, c'è una vera e propria emergenza nazionale. Guardi, lanciamo la sfida, noi come Partito Democratico ci siamo su questa battaglia: incardiniamo una legge contro l'omotransfobia, Camera e Senato, i numeri tra Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e altri pezzi del Parlamento ci sono per approvare questa legge.

L'importante è che voi diate un segnale. Il Partito Democratico è pronto a sostenere con forza una legge contro l'omotransfobia che è l'unica e vera garanzia di tutela della comunità Lgbt: dalle discriminazioni nelle scuole, nelle università, sui posti di lavoro, negli ospedali e nei luoghi pubblici. Però, se la maggioranza non alzerà un dito e continuerà a fare come se niente fosse, sarà complice morale e politica di tutte le violenze impunite verso le persone che vengono picchiate e offese solo perché hanno un orientamento sessuale diverso e un'identità di genere diversa. Con il 2019 questo non è più tollerabile».

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Con un post pubblicato in tarda mattinata sulla propria pagina Facebook, Russian Lgbt Network ha annunciato di aver avviato il trasferimento delle «persone sopravvissute alla nuova ondata di persecuzione omofoba in Cecenia».

Come precisato dalla stessa ong, presieduta da Igor Kochetkov, le vittime superstiti alla repressione «confermano il carattere su larga scala della persecuzione. Testimoniano anche che la persecuzione era già iniziata all'inizio di dicembre 2018 e che le persone sono trattenute negli uffici di polizia non solo ad Argun, ma anche a Grozny».

Sulla nuova purga anti-Lgbt le autorità cecene continuano ad avere un atteggiamento negazionistico e a puntare il dito contro l’Occidente.

La scorsa settimana il ministro dell'Informazione Dzhambulat Umarov ha infatti liquidato come falsa la notiza che le forze dell'ordine cecene avessero detenuto illegalmente una quarantina di persone omosessuali, uccidendone almeno due.

«È una totale fesseria», così in un’intervista video a Kavkaz Realii, cui ha anche dichiarato: «Non seminate i semi della sodomia nella benedetta terra del Caucaso. Non cresceranno come nella pervertita Europa. Lasciate in pace la Repubblica cecena».

Dall’Italia continua invece il pressing sul governo, perché intervenga sull’omologo russo. In prima linea, sin dall’inizio, Certi Diritti, il cui presidente Yuri Guaiana si è fatto promotore, come responsabiwl delle campagne di All Out, di un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai leader mondiali, riuniti da oggi presso il Forum economico mondiale di Davos, perché «denuncino pubblicamente queste atrocità e chiedano alle autorità russe di assicurare i responsabili alla giustizia».

La settimana scorsa, invece, dopo la specifica interrogazione parlamentare, che ha visto Alessandro Zan quale primo firmatario, è stata presentata dal deputato dem Ivan Scalfarotto un’interpellanza parlamentare al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Interpellanza, che cofirmata da ben altri 30 parlamentari del Pd, è volta a chiedere «Se il ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti descritti nella premessa e quali siano le sue valutazioni sull’argomento;

Quali iniziative, per quanto di competenza, intenda mettere in campo - e in quali tempi - perché cessino gli arresti illegali e le violenze e per ristabilire le garanzie dei diritti umani nei confronti delle persone Lgbt che vivono in Cecenia;

Quali iniziative intenda intraprendere, anche nei confronti del Governo della Federazione Russa, per poter ottenere informazioni e rassicurazioni sulla gravissima situazione in cui versano la comunità Lgbt e, più in generale, i diritti umani in quel Paese;

Quali iniziative intenda intraprendere, anche nei confronti del Governo della Federazione Russa, perché cessino senza ritardo le violazioni della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), avuto particolare riguardo ai temi della discriminazione e della violenza di cui sono fatte oggetto le persone sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;

Quali iniziative intenda intraprendere in sede di Unione Europea affinché l’Unione si faccia parte attiva per ristabilire la piena tutela dei diritti dei cittadini e delle cittadine omosessuali nella Repubblica di Cecenia».

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Sulla nuova ondata di arresti e torture a morte di persone Lgbti in Cecenia si erano già espressi nella giornata d’ieri i Radicali Italiani e l’Associazione Radicale Certi Diritti, chiedendo un intervento esplicito del ministro dell’Economia Giovanni Tria presso il premier russo Dmitrij Anatol'evič Medvedev.

Nella giornata di oggi è intrevenuto al riguardo il deputato del Pd Alessandro Zan con una specifica interrogazione parlamentare indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Interrogazione che, cofirmati dagli omologhi di partito Roberto Giachetti, Luca Rizzo Niervo, Francesca La MarcaEnza Bruno Bossio, Martina Nardi, Angela Schirò, Antonella Incerti, Stefania Pezzopane, Lucia Ciampi, Maria Chiara Gadda, appare così motivata: «Si apprende da numerosi organi stampa nazionali e internazionali che in Cecenia, Repubblica della Federazione Russa, sono in corso operazioni di polizia volte all’identificazione, al fermo, all’arresto e alla deportazione di persone ritenute omosessuali. Secondo fonti appartenenti ad associazioni locali per la tutela dei diritti umani e Lgbt, le persone arrestate sarebbero poi trasferite in un campo di prigionia ad Argun, sottoposte a tortura, fino anche all’eliminazione fisica. Il quotidiano Novaja Gazeta, tra gli ultimi indipendenti in Russia, ha confermato gli arresti di decine di persone e l’uccisione di due uomini, in quanto omosessuali.

Già nella primavera del 2017 erano state denunciate dalla stampa alla comunità internazionale sistematiche persecuzioni in Cecenia contro la comunità Lgbt, ordinate direttamente da Ramzan Kadyrov (presidente ceceno che ha di fatto reso la regione una dittatura islamica), il quale aveva smentito tali operazioni con la frase “non si possono arrestare o reprimere persone che non esistono nella Repubblica Cecena”, negando quindi l’esistenza stessa delle persone omosessuali».

Fatti, questi, che, secondo gli interroganti, «rappresentano una gravissima violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), di cui la Federazione Russa e quindi anche la Repubblica Cecena sono firmatarie», sì da presentarsi quale urgente «un intervento della Repubblica Italiana nelle opportune sedi internazionali per verificare i fatti e, nel caso, ripristinare lo stato di diritto e il pieno rispetto dei diritti umani, oltre che dovere del governo italiano applicare il comma 3 dell'articolo 10 della Costituzione italiana e garantire dunque immediato asilo alle persone attualmente perseguitate».

Alla luce di tali elementi Zan e gli altri cofirmatari hanno domandato: «se il governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative il ministro interrogato intenda porre in essere per far cessare queste sistematiche violenze contro la comunità Lgbt cecena e garantire in futuro piena la piena libertà e il pieno rispetto dei diritti umani nella Repubblica Cecena».

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Sul respingimento dell’attivista milanese Felix Cossolo dall’aeroporto de Il Cairo il deputato Ivan Scalfarotto, come noto, aveva presentato, il 19 novembre, un’interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione cofirmata dagli omologhi di partito Lia Quartapelle e Alessandro Zan.

La risposta della Farnesina è arrivata mercoledì. A darne lettura in Commissione Affari Esteri e Comunitari (III) della Camera è stato il sottosegretario Manlio Di Stefano.

«Il Governo italiano, assieme ai partner dell'Unione europea, segue con estrema attenzione le questioni inerenti alla tutela dei diritti umani e alle condizioni dei componenti della comunità Lgbti in Egitto – così nel testo letto dal sottosegretario della Farnesina il 28 novembre – e porta avanti azioni di sensibilizzazione discreta nei confronti delle autorità egiziane, al fine di aiutare il Paese a superare le criticità che vengono ancora riscontrate in questo ambito.

L'Italia è fortemente impegnata nella promozione e tutela dei diritti umani e nella lotta contro ogni forma di discriminazione, incluse quelle basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. L'impegno italiano in favore dei diritti delle persone Lgbti è inoltre confermato, oltre che dal recente ingresso nel Lgbti Core Group un gruppo interregionale di Paesi e organizzazioni che promuove questi temi in ambito Nazioni Unite, anche dalla partecipazione all’Equal Rights Coalition (Erc), piattaforma di cooperazione tra Paesi che mira allo scambio di informazioni e buone pratiche e al coordinamento dell'azione globale in tema di diritti Lgbti

In Egitto, benché l'omosessualità non sia esplicitamente punita dal Codice penale, si sono registrati in passato episodi di discriminazione ai danni della comunità Lgbti. L'ultima ondata di arresti, seguita all'esposizione di una bandiera arcobaleno ad un concerto musicale nel settembre 2017 e conclusasi con un bilancio di 67 persone fermate, risulta ormai esaurita, mentre continuerebbero a registrarsi episodi di molestie subite in stazioni di polizia e carceri

Occorre tener presente che la normativa egiziana in materia di respingimenti alla frontiera presenta margini di opacità e solitamente le motivazioni della decisione di respingimento non vengono rese note, come riscontrato anche nel caso del Sig. Cossolo. La prassi osservata negli ultimi anni conferma che le Autorità di sicurezza – laddove dispongano di informazioni su posizioni da parte di specifici individui contrarie all'Egitto su qualsiasi tema - possono disporre il respingimento alla frontiera, a prescindere dall'ottenimento del visto prima della partenza o all'arrivo in aeroporto. 

L'Ambasciata italiana a Il Cairo e il Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale sono stati informati della vicenda del connazionale Felice «Felix» Cossolo, solo dopo che questi era rientrato in Italia, tramite una comunicazione del suo legale contenente una richiesta di chiarimenti e di intervento presso le Autorità egiziane. A seguito di tale comunicazione, la nostra Rappresentanza diplomatica a Il Cairo ha chiesto formalmente al Ministero degli Esteri egiziano di poter conoscere le motivazioni del respingimento in frontiera del Signor Cossolo.

Al momento le autorità egiziane non hanno ancora fornito un riscontro a tale richiesta. Nei prossimi giorni è in programma un incontro dell'Ambasciatore d'Italia con l’Assistant Foreign Minister per gli Affari Consolari, durante il quale potrà essere sollevata e approfondita la vicenda in questione».

Una risposta, quella del Governo, di cui Scalfarotto, nella replica, si è detto parzialmente soddisfatto.

Nel chiedere d’essere informato sull’esito dell’annunciato incontro tra l’Ambasciatore d’Italia in Egitto e l’Assistant Foreign Minister per gli Affari Consolari del Paese nordafricano, il deputato dem non ha mancato di sollevare riserve sulla tutela dei diritti umani, in particolare della comunità Lgbti, quale priorità del Governo.

A tal riguardo Scalfarotto ha ricordato l’elezione della senatrice Stefania Pucciarelli a presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti umani del Senato nonché le dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e del senatore Simone Pillon, che «hanno usato espressioni particolarmente offensive nei confronti delle unioni civili». 

Ha espresso infine sconcerto per l’intervista rilasciata dal sottosegretario Spadafora al quotidiano La Repubblica, dalla quale emerge la profonda distanza programmatica, sui questi temi, tra i due partiti di maggioranza.

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Come preannunciato la scorsa settimana dal deputato Ivan Scalfarotto (Pd), il caso dell’espulsione di Felix Cossolo dall’Egitto è arrivato in Parlamento.

L’attivista milanese aveva denunciato d’essere stato qualificato quale persona non gradita al governo egiziano dopo essere atterrato, il 12 novembre, all’aeroporto de Il Cairo. Motivo del respingimento, come raccontato dal titolare del club meneghino Afterline, un suo reportage che, pubblicato nel 2007 sul periodico Clubbing, documentava gli arresti di persone omosessuali durante la presidenza di Hosni Mubarak.

Motivo per cui Scalfarotto, il 19 novembre, nel corso della seduta 86 della Camera ha presentato una specifica interrogazione parlamentare indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Interrogazione che, cofirmata dagli omologhi di partito Alessandro Zan e Lia Quartapelle, appare così motivata: «Si apprende da organi di stampa che Felix Cossolo, cittadino italiano regolarmente in possesso di documenti di identità validi per l’ingresso in Egitto, sia stato respinto dall’ufficio visti dell’aeroporto de Il Cairo. All’arrivo all’aeroporto egiziano, infatti, dopo aver effettuato il pagamento della tassa per il visto turistico, Cossolo sarebbe stato riaccompagnato all’area partenza in quanto cittadino non gradito a causa di alcuni articoli usciti a sua firma in Italia sulle condizioni dei componenti della comunità Lgbt in Egitto.

Sempre da organi di stampa si apprende delle difficili condizioni di vita per le persone gay, lesbiche, bisex e transessuali in Egitto».

Alla luce di tali elementi Scalfarotto, Zan, Quartapelle hanno pertanto domandato «se tale diniego di soggiorno in Egitto possa configurarsi come una ulteriore restrizione su base discriminatoria estesa anche a cittadini non egiziani e se le autorità italiane competenti in materia intendano richiedere informazioni sul caso alle omologhe autorità egiziane a  fine di fare chiarezza sulla vicenda esposta».

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Il permanere della situazione critica per le persone Lgbti nella regione di Dar es Salaam ha spinto la Danimarca a sospendere, la scorsa settimana, gli aiuti al governo tanzaniano per circa 9,8 milioni di dollari

A renderlo noto, in un tweet del 14 novembre, la ministra per la Cooperazione allo Sviluppo Ulla Pedersen Tørnæs, che aveva rimarcato: «Il rispetto dei diritti umani è assolutamente essenziale per la Danimarca».

Ieri il clima persecuotorio nei riguardi delle persone Lgbti nello Stato dell’Africa Sud-orientale è stato richiamato dal deputato Alessandro Zan (Pd) in una specifica interrogazione parlamentare indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione volta  soprattutto a sollecitare asilo e protezione alle dette persone.

Eccone il testo: «Al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.

Per sapere – premesso che :

  • La Repubblica Unita di Tanzania prevede nella propria legislazione penale il reato di omosessualità, punibile fino a 25 anni di carcere;
  • A tale norma, fa seguito una vera e propria campagna di discriminazione e di persecuzione da parte delle autorità istituzionali della Tanzania contro i cittadini appartenenti alla comunità lgbt;
  • In tempi recenti il presidente John Magufuli ha decretato la chiusura di 40 strutture sanitarie impegnate nella cura del virus dell’Hiv, con l’accusa di promuovere relazioni omosessuali e ha minacciato l’espulsione di qualsiasi cittadino straniero impegnato nella tutela dei diritti Lgbti nel paese, limitando di fatto le attività delle numerose associazioni umanitarie operanti nel territorio tanzaniano;
  • Lo scorso 29 ottobre Paul Makonda, governatore della Regione di Dar es Salaam e strettamente legato politicamente al presidente Magufuli, ha dichiarato in una conferenza stampa di voler iniziare una campagna di arresti per tutti coloro che sono sospettati di omosessualità, minacciando di torturare i sospettati per la verifica del loro orientamento sessuale, tramite test anali;
  • È comprovato da svariate fonti (ong e associazioni per la tutela dei diritti umani) che in Tanzania sistematicamente vengono arrestate in modo arbitrario persone ritenute omosessuali;
  • Queste vere e proprie persecuzioni fanno seguito a numerosi provvedimenti che hanno di fatto azzerato la libertà di pensiero e di espressione in Tanzania delle persone Lgbti;
  • Tuttavia tali persecuzioni avvengono nonostante la Tanzania abbia sottoscritto e ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che dovrebbe impegnare lo Stato a tutelare ogni cittadina e ogni cittadino;
  • la ministra del Regno di Danimarca per la Cooperazione allo Sviluppo Ulla Pedersen Tørnæs ha già annunciato lo scorso 14 novembre di sospendere tutti gli aiuti previsti per la Tanzania, per protesta a quanto sta accadendo nel paese africano contro le persone Lgbti;
  • l’Alta Rappresentante Federica Mogherini ha dichiarato, in nome dell’Ue, che “L'Ue è seriamente preoccupata del deteriorarsi della situazione delle persone Lgbti. In questo contesto le autorità tanzaniane hanno considerevolmente aumentato le pressioni sull'ambasciatore dell'Ue, provocandone alla fine la partenza forzata e il richiamo a Bruxelles per consultazioni. Questo atteggiamento senza precedenti non è in linea con la tradizione consolidata di dialogo bilaterale e di consultazione tra le due parti, una situazione per cui l'Ue esprime profondo rammarico. L'Ue invita le autorità tanzaniane ad astenersi dall'esercitare limitazioni e pressioni indebite sulle missioni diplomatiche”.
  • A parere dell’interrogante, è dovere del governo applicare il comma 3 dell’articolo 10 della Costituzione italiana e garantire dunque immediato asilo alle persone attualmente perseguitate in Tanzania:

se il ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative intenda porre in essere per porre fine alle persecuzioni sopra descritte e per concedere immediato asilo e protezione alle persone attualmente perseguitate».

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È stato il fotografo Lorenzo Zambello, che qualche mese fa aveva avuto l’onore di fotografarla, e il giornalista Luca Fregona di Alto Adige a dare l’annuncio della morte di Mariasilvia Spolato, avvenuta il 31 ottobre presso Villa Armonia di Bolzano

Antesignana del movimento di liberazione omosessuale italiano, Mariasilvia aveva 83 anni. Fu la prima donna a fare coming out in Italia e a scendere in piazza per i diritti delle persone Lgbti.

La storia di questa donna, che, in seguito alla coraggiosa scelta di dichiarare il proprio orientamento sessuale nel 1972, fu rimossa dall’insegnamento universitario e costretta a una vita da clochard, è certamente paradigmatica di un periodo storico in cui fare coming out era rischioso, da tutti i punti di vista.

Mariasilvia Spolato, insigne matematica che sembrava destinata a una brillante carriera accademica, pagò a caro prezzo il gesto di dignità con cui dichiarò il proprio amore per un’altra donna. Fu tra le fondatrici del FUORI! con Angelo Pezzana e collaborò anche con Massimo Consoli

Negli ultimi anni della sua vita, stando a quanto racconta lo studioso e presidente di GayLib Enrico Oliari, le responsabili dell’Istituto religioso, in cui Mariasilvia era stata accolta, resero impossibile il tentativo dello stesso di mettersi in contatto con l'ex matemarica per raccoglierne la memoria. 

A proposito di questa tragica scomparsa, Riccardo Lo Monaco di +Europa ha dichiarato: «Mariasilvia Spolato ci ha insegnato ad essere liberi e ci ha insegnato che i diritti, una volta conquistati, bisogna difenderli perché sempre minacciati. Come sta accadendo oggi».

A ricordare Mariasilvia anche il deputato dem Alessandro Zan che su Facebook ha scritto: « Una padovana, Mariasilvia Spolato, scese in piazza a Roma in occasione della Festa della Donna con il cartello LIBERAZIONE OMOSESSUALE. Era la prima donna in Italia a manifestare dichiarando pubblicamente di essere lesbica

In quell’occasione fu fotografata e l’immagine pubblicata su Panorama: questo le costò il posto di lavoro di insegnante e l’allontanamento da parte della famiglia. Sola e senza lavoro per aver rivendicato diritti per cui oggi ancora lottiamo. 

Mariasilvia se ne è andata a 83 anni lo scorso 31 ottobre, in una casa di riposo di Bolzano.

Ricordiamo la sua storia: il suo coraggio non ci deve far arretrare di un millimetro nella lotta per la parità di genere e dei diritti civili».

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Ad alcune settimane dalla chiusura dell’undicesima edizione del Padova Pride Village, manifestazione che, ideata da Alessandro Zan, coniuga, in una formula vincente, intrattenimento, spettacolo e cultura con il comune denominatore dell’inclusione e del contrasto alle discriminazioni, incontriamo il direttore artistico della kermesse Lorenzo Bosio, per averne una valutazione.
 
Ad alcune settimane dal termine di questa stagione del Padova Pride Village, qual è la valutazione della manifestazione che tu, in qualità di direttore artistico, ti senti di fare? 
 
L’edizione 11, o la 10+1 come mi piace chiamarla, è stata molto soddisfacente come numeri e sopratutto come gradimento del pubblico: si è consolidata fortemente l’energia positiva tra pubblico e artisti e personalità che hanno calcato il nostro palco.
 
Quale, tra gli eventi che avete proposto, credi abbia incontrato maggior gradimento della vostra utenza? 
 
Eventi che hanno incontrato più interesse sicuramente, a parte l’apertura con Malgioglio e D’Urso che è stata un record straordinario, devo dire che personalità uniche come Sandra Milo con la sua storia e carriera affascinante, il coraggio di Federica Angeli, Cristina D’Avena che è l’idolo di tutte le famiglie sotto il segno del rispetto e l’evasione e sicuramente l’energia e la forza di cambiare di Monica Cirinnà. 
 
Secondo te, che ruolo gioca la programmazione di eventi culturali o di spettacolo nella realizzazione di un format la cui mission è l’inclusione e l’abbattimento di stereotipi e pregiudizi?
 
Sicuramente scegliere di dare una pluralità di eventi e un ricco palinsesto che si muove dal intrattenimento, al teatro, all’attualità, alla cultura fino arrivare alla grande musica è importante poiché è sotto un cielo di rispetto, che solo le arti dello spettacolo possono offrire, che si può creare inclusione e  “una festa di tutti” tranne che degli omofobi e dei gretti.
 
Quale artista, infine, ti piacerebbe poter portare al Padova Pride Village? 
 
Il personaggio che vorrei arrivasse sul nostro palco ? Sicuramente Raffaella Carrà ... ma chi lo sa?
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L’11 ottobre, Giornata mondiale del Coming Out, Polis Aperta ha lanciato la campagna Se non mi nascondo lavoro meglio #identitàindivisa

Un’iniziativa che ha subito attirato l’attenzione dei media non solo per la caratteristica in sé dell’associazione proponente (ne sono infatti componenti le persone Lgbti che appartengono alle forze armate e alle forze dell’ordine) ma anche per quella che è stata subito definita quale censura del Viminale

Il ministero dell’Interno, come denunciato su Facebook dai vertici di Polis Aperta, ha negato l’autorizzazione all’utilizzo di due foto di agenti omosessuali della Polizia di Stato per la campagna social. Da qui il rilievo dell’associazione: «Dispiace sottolineare come ancora una volta si neghi l’utilizzo di foto innocue e rispettose della Polizia di Stato, senza peraltro motivazione alcuna, che rilancino messaggi di inclusività e rispetto delle persone Lgbti appartenenti alla P. di S., nonché un messaggio di reale apertura alla collettività, in particolare modo della comunità Lgbti».

La vicenda ha spinto il deputato Ivan Scalfarotto (Pd) a presentare, il 15 ottobre, nel corso della seduta 63 della Camera un’interrogazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini

Interrogazione che, cofirmata dagli omologhi di partito Zan, Bruno Bossio, Fiano, Miceli, Mor, Mura, Moretto, Lacarra, Rossi, Schirò, Prestipino, Cenni, è volta a sapere «se il Governo non ritenga assolutamente necessario fare chiarezza in merito alle motivazioni che sono alla base del divieto dell'utilizzo, richiesto dall'associazione, delle immagini e se non ritenga che ciò possa configurare un comportamento discriminatorio nei confronti della comunità Lgbt, discriminazione che, ad avviso degli interroganti, potrebbe contribuire ad alimentare il fenomeno del cosiddetto under reporting, vale a dire della tendenza delle persone vittime di aggressioni omofobiche a non denunciare la violenza subita».

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Contattato da Gaynews per conoscere più approfonditamente le motivazioni sottese all’interrogazione parlamentare, l’onorevole Scalfarotto ha dichiarato: «Non stupisce che nel ministero di cui è titolare Salvini oltre al razzismo si faccia strada anche l'omofobia, che è un'altra faccia della discriminazione. 

In tutto il mondo occidentale è un dato acquisito che ci siano persone Lgbti nelle forze dell'ordine e nelle forze armate. Persone che servono il proprio Paese con la stessa abnegazione, la stessa professionalità e lo stesso sacrificio personale dei propri colleghi.

Provare a cancellare la loro esistenza è la formula più subdola, ma non per questo meno violenta, di negare la loro dignità e provare a creare intorno a loro un clima di intimidazione e di paura. Sono sicuro che agli uomini e alle donne di Polis Aperta non mancherà la determinazione per continuare la propria battaglia.

Ma nel frattempo, come opposizione, intendiamo inchiodare il governo alle sue responsabilità e chiedergli di dare una giustificazione a un gesto tanto odioso».

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