Sul respingimento dell’attivista milanese Felix Cossolo dall’aeroporto de Il Cairo il deputato Ivan Scalfarotto, come noto, aveva presentato, il 19 novembre, un’interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione cofirmata dagli omologhi di partito Lia Quartapelle e Alessandro Zan.

La risposta della Farnesina è arrivata mercoledì. A darne lettura in Commissione Affari Esteri e Comunitari (III) della Camera è stato il sottosegretario Manlio Di Stefano.

«Il Governo italiano, assieme ai partner dell'Unione europea, segue con estrema attenzione le questioni inerenti alla tutela dei diritti umani e alle condizioni dei componenti della comunità Lgbti in Egitto – così nel testo letto dal sottosegretario della Farnesina il 28 novembre – e porta avanti azioni di sensibilizzazione discreta nei confronti delle autorità egiziane, al fine di aiutare il Paese a superare le criticità che vengono ancora riscontrate in questo ambito.

L'Italia è fortemente impegnata nella promozione e tutela dei diritti umani e nella lotta contro ogni forma di discriminazione, incluse quelle basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. L'impegno italiano in favore dei diritti delle persone Lgbti è inoltre confermato, oltre che dal recente ingresso nel Lgbti Core Group un gruppo interregionale di Paesi e organizzazioni che promuove questi temi in ambito Nazioni Unite, anche dalla partecipazione all’Equal Rights Coalition (Erc), piattaforma di cooperazione tra Paesi che mira allo scambio di informazioni e buone pratiche e al coordinamento dell'azione globale in tema di diritti Lgbti

In Egitto, benché l'omosessualità non sia esplicitamente punita dal Codice penale, si sono registrati in passato episodi di discriminazione ai danni della comunità Lgbti. L'ultima ondata di arresti, seguita all'esposizione di una bandiera arcobaleno ad un concerto musicale nel settembre 2017 e conclusasi con un bilancio di 67 persone fermate, risulta ormai esaurita, mentre continuerebbero a registrarsi episodi di molestie subite in stazioni di polizia e carceri

Occorre tener presente che la normativa egiziana in materia di respingimenti alla frontiera presenta margini di opacità e solitamente le motivazioni della decisione di respingimento non vengono rese note, come riscontrato anche nel caso del Sig. Cossolo. La prassi osservata negli ultimi anni conferma che le Autorità di sicurezza – laddove dispongano di informazioni su posizioni da parte di specifici individui contrarie all'Egitto su qualsiasi tema - possono disporre il respingimento alla frontiera, a prescindere dall'ottenimento del visto prima della partenza o all'arrivo in aeroporto. 

L'Ambasciata italiana a Il Cairo e il Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale sono stati informati della vicenda del connazionale Felice «Felix» Cossolo, solo dopo che questi era rientrato in Italia, tramite una comunicazione del suo legale contenente una richiesta di chiarimenti e di intervento presso le Autorità egiziane. A seguito di tale comunicazione, la nostra Rappresentanza diplomatica a Il Cairo ha chiesto formalmente al Ministero degli Esteri egiziano di poter conoscere le motivazioni del respingimento in frontiera del Signor Cossolo.

Al momento le autorità egiziane non hanno ancora fornito un riscontro a tale richiesta. Nei prossimi giorni è in programma un incontro dell'Ambasciatore d'Italia con l’Assistant Foreign Minister per gli Affari Consolari, durante il quale potrà essere sollevata e approfondita la vicenda in questione».

Una risposta, quella del Governo, di cui Scalfarotto, nella replica, si è detto parzialmente soddisfatto.

Nel chiedere d’essere informato sull’esito dell’annunciato incontro tra l’Ambasciatore d’Italia in Egitto e l’Assistant Foreign Minister per gli Affari Consolari del Paese nordafricano, il deputato dem non ha mancato di sollevare riserve sulla tutela dei diritti umani, in particolare della comunità Lgbti, quale priorità del Governo.

A tal riguardo Scalfarotto ha ricordato l’elezione della senatrice Stefania Pucciarelli a presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti umani del Senato nonché le dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e del senatore Simone Pillon, che «hanno usato espressioni particolarmente offensive nei confronti delle unioni civili». 

Ha espresso infine sconcerto per l’intervista rilasciata dal sottosegretario Spadafora al quotidiano La Repubblica, dalla quale emerge la profonda distanza programmatica, sui questi temi, tra i due partiti di maggioranza.

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Come preannunciato la scorsa settimana dal deputato Ivan Scalfarotto (Pd), il caso dell’espulsione di Felix Cossolo dall’Egitto è arrivato in Parlamento.

L’attivista milanese aveva denunciato d’essere stato qualificato quale persona non gradita al governo egiziano dopo essere atterrato, il 12 novembre, all’aeroporto de Il Cairo. Motivo del respingimento, come raccontato dal titolare del club meneghino Afterline, un suo reportage che, pubblicato nel 2007 sul periodico Clubbing, documentava gli arresti di persone omosessuali durante la presidenza di Hosni Mubarak.

Motivo per cui Scalfarotto, il 19 novembre, nel corso della seduta 86 della Camera ha presentato una specifica interrogazione parlamentare indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Interrogazione che, cofirmata dagli omologhi di partito Alessandro Zan e Lia Quartapelle, appare così motivata: «Si apprende da organi di stampa che Felix Cossolo, cittadino italiano regolarmente in possesso di documenti di identità validi per l’ingresso in Egitto, sia stato respinto dall’ufficio visti dell’aeroporto de Il Cairo. All’arrivo all’aeroporto egiziano, infatti, dopo aver effettuato il pagamento della tassa per il visto turistico, Cossolo sarebbe stato riaccompagnato all’area partenza in quanto cittadino non gradito a causa di alcuni articoli usciti a sua firma in Italia sulle condizioni dei componenti della comunità Lgbt in Egitto.

Sempre da organi di stampa si apprende delle difficili condizioni di vita per le persone gay, lesbiche, bisex e transessuali in Egitto».

Alla luce di tali elementi Scalfarotto, Zan, Quartapelle hanno pertanto domandato «se tale diniego di soggiorno in Egitto possa configurarsi come una ulteriore restrizione su base discriminatoria estesa anche a cittadini non egiziani e se le autorità italiane competenti in materia intendano richiedere informazioni sul caso alle omologhe autorità egiziane a  fine di fare chiarezza sulla vicenda esposta».

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Il permanere della situazione critica per le persone Lgbti nella regione di Dar es Salaam ha spinto la Danimarca a sospendere, la scorsa settimana, gli aiuti al governo tanzaniano per circa 9,8 milioni di dollari

A renderlo noto, in un tweet del 14 novembre, la ministra per la Cooperazione allo Sviluppo Ulla Pedersen Tørnæs, che aveva rimarcato: «Il rispetto dei diritti umani è assolutamente essenziale per la Danimarca».

Ieri il clima persecuotorio nei riguardi delle persone Lgbti nello Stato dell’Africa Sud-orientale è stato richiamato dal deputato Alessandro Zan (Pd) in una specifica interrogazione parlamentare indirizzata al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione volta  soprattutto a sollecitare asilo e protezione alle dette persone.

Eccone il testo: «Al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.

Per sapere – premesso che :

  • La Repubblica Unita di Tanzania prevede nella propria legislazione penale il reato di omosessualità, punibile fino a 25 anni di carcere;
  • A tale norma, fa seguito una vera e propria campagna di discriminazione e di persecuzione da parte delle autorità istituzionali della Tanzania contro i cittadini appartenenti alla comunità lgbt;
  • In tempi recenti il presidente John Magufuli ha decretato la chiusura di 40 strutture sanitarie impegnate nella cura del virus dell’Hiv, con l’accusa di promuovere relazioni omosessuali e ha minacciato l’espulsione di qualsiasi cittadino straniero impegnato nella tutela dei diritti Lgbti nel paese, limitando di fatto le attività delle numerose associazioni umanitarie operanti nel territorio tanzaniano;
  • Lo scorso 29 ottobre Paul Makonda, governatore della Regione di Dar es Salaam e strettamente legato politicamente al presidente Magufuli, ha dichiarato in una conferenza stampa di voler iniziare una campagna di arresti per tutti coloro che sono sospettati di omosessualità, minacciando di torturare i sospettati per la verifica del loro orientamento sessuale, tramite test anali;
  • È comprovato da svariate fonti (ong e associazioni per la tutela dei diritti umani) che in Tanzania sistematicamente vengono arrestate in modo arbitrario persone ritenute omosessuali;
  • Queste vere e proprie persecuzioni fanno seguito a numerosi provvedimenti che hanno di fatto azzerato la libertà di pensiero e di espressione in Tanzania delle persone Lgbti;
  • Tuttavia tali persecuzioni avvengono nonostante la Tanzania abbia sottoscritto e ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che dovrebbe impegnare lo Stato a tutelare ogni cittadina e ogni cittadino;
  • la ministra del Regno di Danimarca per la Cooperazione allo Sviluppo Ulla Pedersen Tørnæs ha già annunciato lo scorso 14 novembre di sospendere tutti gli aiuti previsti per la Tanzania, per protesta a quanto sta accadendo nel paese africano contro le persone Lgbti;
  • l’Alta Rappresentante Federica Mogherini ha dichiarato, in nome dell’Ue, che “L'Ue è seriamente preoccupata del deteriorarsi della situazione delle persone Lgbti. In questo contesto le autorità tanzaniane hanno considerevolmente aumentato le pressioni sull'ambasciatore dell'Ue, provocandone alla fine la partenza forzata e il richiamo a Bruxelles per consultazioni. Questo atteggiamento senza precedenti non è in linea con la tradizione consolidata di dialogo bilaterale e di consultazione tra le due parti, una situazione per cui l'Ue esprime profondo rammarico. L'Ue invita le autorità tanzaniane ad astenersi dall'esercitare limitazioni e pressioni indebite sulle missioni diplomatiche”.
  • A parere dell’interrogante, è dovere del governo applicare il comma 3 dell’articolo 10 della Costituzione italiana e garantire dunque immediato asilo alle persone attualmente perseguitate in Tanzania:

se il ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative intenda porre in essere per porre fine alle persecuzioni sopra descritte e per concedere immediato asilo e protezione alle persone attualmente perseguitate».

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È stato il fotografo Lorenzo Zambello, che qualche mese fa aveva avuto l’onore di fotografarla, e il giornalista Luca Fregona di Alto Adige a dare l’annuncio della morte di Mariasilvia Spolato, avvenuta il 31 ottobre presso Villa Armonia di Bolzano

Antesignana del movimento di liberazione omosessuale italiano, Mariasilvia aveva 83 anni. Fu la prima donna a fare coming out in Italia e a scendere in piazza per i diritti delle persone Lgbti.

La storia di questa donna, che, in seguito alla coraggiosa scelta di dichiarare il proprio orientamento sessuale nel 1972, fu rimossa dall’insegnamento universitario e costretta a una vita da clochard, è certamente paradigmatica di un periodo storico in cui fare coming out era rischioso, da tutti i punti di vista.

Mariasilvia Spolato, insigne matematica che sembrava destinata a una brillante carriera accademica, pagò a caro prezzo il gesto di dignità con cui dichiarò il proprio amore per un’altra donna. Fu tra le fondatrici del FUORI! con Angelo Pezzana e collaborò anche con Massimo Consoli

Negli ultimi anni della sua vita, stando a quanto racconta lo studioso e presidente di GayLib Enrico Oliari, le responsabili dell’Istituto religioso, in cui Mariasilvia era stata accolta, resero impossibile il tentativo dello stesso di mettersi in contatto con l'ex matemarica per raccoglierne la memoria. 

A proposito di questa tragica scomparsa, Riccardo Lo Monaco di +Europa ha dichiarato: «Mariasilvia Spolato ci ha insegnato ad essere liberi e ci ha insegnato che i diritti, una volta conquistati, bisogna difenderli perché sempre minacciati. Come sta accadendo oggi».

A ricordare Mariasilvia anche il deputato dem Alessandro Zan che su Facebook ha scritto: « Una padovana, Mariasilvia Spolato, scese in piazza a Roma in occasione della Festa della Donna con il cartello LIBERAZIONE OMOSESSUALE. Era la prima donna in Italia a manifestare dichiarando pubblicamente di essere lesbica

In quell’occasione fu fotografata e l’immagine pubblicata su Panorama: questo le costò il posto di lavoro di insegnante e l’allontanamento da parte della famiglia. Sola e senza lavoro per aver rivendicato diritti per cui oggi ancora lottiamo. 

Mariasilvia se ne è andata a 83 anni lo scorso 31 ottobre, in una casa di riposo di Bolzano.

Ricordiamo la sua storia: il suo coraggio non ci deve far arretrare di un millimetro nella lotta per la parità di genere e dei diritti civili».

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Ad alcune settimane dalla chiusura dell’undicesima edizione del Padova Pride Village, manifestazione che, ideata da Alessandro Zan, coniuga, in una formula vincente, intrattenimento, spettacolo e cultura con il comune denominatore dell’inclusione e del contrasto alle discriminazioni, incontriamo il direttore artistico della kermesse Lorenzo Bosio, per averne una valutazione.
 
Ad alcune settimane dal termine di questa stagione del Padova Pride Village, qual è la valutazione della manifestazione che tu, in qualità di direttore artistico, ti senti di fare? 
 
L’edizione 11, o la 10+1 come mi piace chiamarla, è stata molto soddisfacente come numeri e sopratutto come gradimento del pubblico: si è consolidata fortemente l’energia positiva tra pubblico e artisti e personalità che hanno calcato il nostro palco.
 
Quale, tra gli eventi che avete proposto, credi abbia incontrato maggior gradimento della vostra utenza? 
 
Eventi che hanno incontrato più interesse sicuramente, a parte l’apertura con Malgioglio e D’Urso che è stata un record straordinario, devo dire che personalità uniche come Sandra Milo con la sua storia e carriera affascinante, il coraggio di Federica Angeli, Cristina D’Avena che è l’idolo di tutte le famiglie sotto il segno del rispetto e l’evasione e sicuramente l’energia e la forza di cambiare di Monica Cirinnà. 
 
Secondo te, che ruolo gioca la programmazione di eventi culturali o di spettacolo nella realizzazione di un format la cui mission è l’inclusione e l’abbattimento di stereotipi e pregiudizi?
 
Sicuramente scegliere di dare una pluralità di eventi e un ricco palinsesto che si muove dal intrattenimento, al teatro, all’attualità, alla cultura fino arrivare alla grande musica è importante poiché è sotto un cielo di rispetto, che solo le arti dello spettacolo possono offrire, che si può creare inclusione e  “una festa di tutti” tranne che degli omofobi e dei gretti.
 
Quale artista, infine, ti piacerebbe poter portare al Padova Pride Village? 
 
Il personaggio che vorrei arrivasse sul nostro palco ? Sicuramente Raffaella Carrà ... ma chi lo sa?
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L’11 ottobre, Giornata mondiale del Coming Out, Polis Aperta ha lanciato la campagna Se non mi nascondo lavoro meglio #identitàindivisa

Un’iniziativa che ha subito attirato l’attenzione dei media non solo per la caratteristica in sé dell’associazione proponente (ne sono infatti componenti le persone Lgbti che appartengono alle forze armate e alle forze dell’ordine) ma anche per quella che è stata subito definita quale censura del Viminale

Il ministero dell’Interno, come denunciato su Facebook dai vertici di Polis Aperta, ha negato l’autorizzazione all’utilizzo di due foto di agenti omosessuali della Polizia di Stato per la campagna social. Da qui il rilievo dell’associazione: «Dispiace sottolineare come ancora una volta si neghi l’utilizzo di foto innocue e rispettose della Polizia di Stato, senza peraltro motivazione alcuna, che rilancino messaggi di inclusività e rispetto delle persone Lgbti appartenenti alla P. di S., nonché un messaggio di reale apertura alla collettività, in particolare modo della comunità Lgbti».

La vicenda ha spinto il deputato Ivan Scalfarotto (Pd) a presentare, il 15 ottobre, nel corso della seduta 63 della Camera un’interrogazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini

Interrogazione che, cofirmata dagli omologhi di partito Zan, Bruno Bossio, Fiano, Miceli, Mor, Mura, Moretto, Lacarra, Rossi, Schirò, Prestipino, Cenni, è volta a sapere «se il Governo non ritenga assolutamente necessario fare chiarezza in merito alle motivazioni che sono alla base del divieto dell'utilizzo, richiesto dall'associazione, delle immagini e se non ritenga che ciò possa configurare un comportamento discriminatorio nei confronti della comunità Lgbt, discriminazione che, ad avviso degli interroganti, potrebbe contribuire ad alimentare il fenomeno del cosiddetto under reporting, vale a dire della tendenza delle persone vittime di aggressioni omofobiche a non denunciare la violenza subita».

scalfa

Contattato da Gaynews per conoscere più approfonditamente le motivazioni sottese all’interrogazione parlamentare, l’onorevole Scalfarotto ha dichiarato: «Non stupisce che nel ministero di cui è titolare Salvini oltre al razzismo si faccia strada anche l'omofobia, che è un'altra faccia della discriminazione. 

In tutto il mondo occidentale è un dato acquisito che ci siano persone Lgbti nelle forze dell'ordine e nelle forze armate. Persone che servono il proprio Paese con la stessa abnegazione, la stessa professionalità e lo stesso sacrificio personale dei propri colleghi.

Provare a cancellare la loro esistenza è la formula più subdola, ma non per questo meno violenta, di negare la loro dignità e provare a creare intorno a loro un clima di intimidazione e di paura. Sono sicuro che agli uomini e alle donne di Polis Aperta non mancherà la determinazione per continuare la propria battaglia.

Ma nel frattempo, come opposizione, intendiamo inchiodare il governo alle sue responsabilità e chiedergli di dare una giustificazione a un gesto tanto odioso».

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Una coppia di donne ha avuto ieri la gioia di vedere riconosciuta dal Tribunale dei minori di Venezia l’adozione coparentale per la madre non biologica.

Nel 2017 la medesima corte si era già espressa allo stesso modo in riferimento a Silvia e Miriam, due giovani donne che, unitesi nel 2016 e residenti a Marghera, hanno una figlia di sei anni. Un sospirato traguardo, coronatasi poi, nel giugno scorso, con l’anteposizione del cognome di Silvia a quello di Miriam sull'atto di nascita della loro figlia, cui è stato conseguentemente assegnato il doppio cognome

Ma quello d’ieri rappresenta un unicum, essendo il primo caso di adozione coparentale in riferimento a una coppia di gemelli.

Viva soddisfazione è stata espressa da Umberto Saracco e Valentina Pizzol (la quale è anche componente di Rete Lenford), legali della ricorrente, per la sentenza emessa dal collegio presieduto da Maria Teresa Rossi e composto da Alessandra Maurizio, Giorgio Mattei, Antonella Pietropoli. In essa è rilevato come «la ricorrente e la madre dei minori costituiscaono una coppia coesa, con un legame solido che si protrae da più di vent’anni» e «come entrambe vivano la relazione genitoriale con i bambini in modo adeguato». 

Sta suscitando invece reazioni, a partire da quelle di Mattia Galdiolo (presidente di Arcigay Padova), il seguente inciso: «Consapevoli che dovranno avere un atteggiamento aperto verso la loro identità di genere per permettere loro uno sviluppo adeguato e l’opportunità di relazionarsi con persone ad orientamento non omosessuale». Una tale frase, è in ogni caso, un virgolettato nel testo della sentenza ed è stata tratta dalla relazione redatta dall’Equipe Adozioni.

Sul caso veneziano abbiamo raggiunto il deputato Alessandro Zan (Pd), che ha dichiarato: «La prima stepchild adoption di due gemelli da parte di una coppia omosessuale di Venezia è una notizia storica. Ancora una volta una sentenza ha sostituito il vuoto lasciato dalla politica sul tema dei figli di coppie omogenitoriali: questo caso deve ricordare al Parlamento che è urgente riconoscere gli stessi diritti a tutte le famiglie, e garantire uguali tutele a tutti i bambini. La realtà è più forte di qualche dichiarazione omofoba del ministro della medievalità Fontana.

Trovo però insensato e discriminante che il Tribunale dei Minori di Venezia abbia dovuto specificare – pur rimandando a un passo della relazione dell’Equipe Adozioni – l’obbligo di frequentare persone eterosessuali, come se l’orientamento sessuale possa modificarsi in base all’ambiente in cui vive una persona: è una visione retrograda e priva di basi scientifiche. Questi due bambini vivranno la loro vita, cresceranno e frequenteranno i loro compagni di scuola, di sport, di giochi esattamente come tutti gli altri. Congratulazioni a queste due madri, a questa splendida famiglia, sapranno crescere i propri figli nel migliore dei modi».

Non sono mancate, in giornata, le voci critiche contro la sentenza del Tribunale dei Minori di Venezia.

Se il senatore Antonio De Poli (Udc) ha parlato di «decisione creativa che viola il principio della Costituzione secondo cui una famiglia è formata da un uomo e una donna», il suo omologo forzista Maurizio Gasparri ha detto «basta con le adozioni da parte di coppie omosessuali a colpi di sentenze. A Venezia un'altra decisione temeraria apre alla stepchild adoption, approfittando dell'ambiguità della legge voluta dalle sinistre, che non la prevede ma lascia spazio a iniziative assurde.

Occorre un'azione politica e legislativa che proponga l'abolizione dell'utero in affitto ovunque e che vieti le adozioni gay. Chiedo alla Lega, che condivide queste posizioni, di associarsi a una decisa iniziativa parlamentare.

Chiedo al ministro della Famiglia Fontana di prendere posizione e di assumere iniziative. Ha fatto un paio di interveniste apprezzabili e poi? Scenda in campo con chiarezza e coraggio e dica cosa vuole fare. Non taccia»

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È partita alle 15:00 da piazza Carlo Ederle a Grezzana (Vr) la passeggiata Mano nella mano contro l’omofobia.

Organizzata da Arcigay Verona e Circolo Milk, il corteo, che ha visto la partecipazione di 300 persone, si è snodato fino alla frazione di Stallavena, dove è ubicata l’abitazione di Angelo Amato e Andrea Gardoni.

Un attestato di solidale affettuosità alla coppia che, assalita l’11 agosto da un branco di 20enni nella centralissima piazza Bra a Verona, è stata successivamente vittima di lettere minatorie e aggressione, nella notte tra il 12 e il 13 settembre, davanti alla casa di Stallavena.

Riedizione di quella già tenutasi nella città scaligera il 18 agosto, la manifestazione è stata presentata in conferenza stampa, il 25 settembre, alla presenza della senatrice Monica Cirinnà, giunta appositamente a Verona per esprimere la propria vicinanza ad Angelo e Andrea.

A fare oggi corona alla coppia, nel tragitto da Grezzana a Stallavena, il deputato Alessandro Zan (Pd), la consigliera comunale veronese Elisa La Paglia (Pd), Gianni Zardini (Circolo Pink), Flavio Romani (presidente di Arcigay Nazionale), Gabriele Piazzoni (segretario d’Arcigay nazionale), l'attivista trans Laurella Arietti.

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Si avvia a conclusione l’XI° edizione del Padova Pride Village che, anche quest’anno, ha accolto negli spazi del polo fieristico oltre 120.000 persone. Un luogo di cultura e divertimento ma anche di discussione e approfondimento politico sui diritti delle persone Lgbti.

Fissata al 15 settembre, la chiusura sarà preceduta da due appuntamenti di particolare significato. Domani sera sul palco centrale del Padova Pride Village Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, dibatterà col giornalista di Internazionale Claudio Rossi Marcelli su la situazione italiana delle persone Lgbti e le strategie da adottare nella lotta alla discriminazione e a promozione di una società inclusiva.

Il 6 settembre, invece, spetterà alla senatrice Monica Cirinnà concludere i giovedì culturali del Padova Pride Village che, curati dal caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, hanno visto succedersi – per citarne alcuni – nomi dal calibro di Federica Angeli, Franco Vanni, Franco Buffoni, Giuseppina La Delfa, Porpora MarcascianoLa madrina della legge sulle unioni civili dibatterà sull’argomento alla luce del suo libro L’Italia che non c’era

A fare gli onori di casa, in entrambi i casi, sarà Alessandro Zan, deputato dem e fondatore della manifestazione, che ha dichiarato a Gaynews«Con la presenza del sottosegretario alle Pari Opportunità Spadafora il Padova Pride Village si conferma uno spazio capace di tenere sempre acceso e vivo il dibattito e le iniziative sui diritti civili a livello nazionale.

Da fondatore della manifestazione, sono felice che il sottosegretario abbia accettato la nostra proposta, dimostrando così che nel governo ci sono sensibilità diametralmente opposte sul tema dei diritti: a lui vanno i miei ringraziamenti. Da deputato del Pd, spero che l’incontro di domani possa essere utile per tenere alta l’attenzione sui diritti Lgbt all’interno del governo, che fino ad ora si è dimostrato sordo a queste tematiche».

Tematiche che hanno visto, nella scorsa legislatura,  Alessandro Zan in piena sintonia con la senatrice Cirinnà.

«Siamo felicissimi e onorati - così il deputato padovano - di ospitare nell’ultimo giovedì del Village 2018 Monica Cirinnà: un’amica prima che una collega parlamentare.

Insieme abbiamo condiviso il percorso dell’approvazione della legge sulle unioni civili. Una battaglia durata anni contro le parti più reazionarie del Paese e del Parlamento. Quelle parti che oggi dal Governo rialzano la testa e vogliono comprimere diritti che non lasceremo mai scalfire: dal palco del Village saremo ancora insieme per ribadire che la nostra lotta continua e che non arretreremo di un centimetro».

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A due giorni dalla consegna del premio di Persona Lgbti dell’anno a Zoro nell’ambito del Pride Village, Padova ha celebrato ieri la sua marcia dell’orgoglio Lgbti.

Un Pride che, nonostante il negato patrocinio da parte della Regione Veneto a guida Zaia, ha visto riversarsi, lungo le incantevoli strade del centro storico, quasi 15.000 persone, alla cui testa c'erano il sindaco Sergio Giordani e l'intera Giunta.

Ma il Padova Pride non è andato esente dagli attacchi di Lega e destra locale .

Il sottosegretario leghista all'Economia Massimo Bitonci, già sindaco di Padova, ha gridato alla vergogna in nome di un'offesa a sant’Antonio, per il quale il capoluogo veneto è popolarmente conosciuto come la Città del Santo.

Durissima la consigliera comunale forzista Eleonora Mosco (vicinissima a Bitonci, che ha affiancato nelle vesti di vicesindaca) che ha parlato di «pagliacciata esibizionista, di pessimo gusto e al limite del buon costume».

I loro post hanno scatenato una ridda di commenti di inaudita violenza. Se c’era Mussolini li portava nei forni crematori, oppure Certa gente merita veramente il rogo, e non perché sono gay. Ma perché sono inutili. Senza nessun rispetto. E tutto questo nell’assoluto silenzio di Bitonci e Mosco.

Immediata la reazione del deputato padovano Alessandro Zan (Pd): Dobbiamo dirlo con forza: siete vergognosamente responsabili di una omofobia istituzionale che può legittimare comportamenti e azioni violente contro le persone Lgbti, il passaggio dalle parole ai fatti è sottilissimo.

Queste frasi non possono essere lasciate impunite. Bitonci, Mosco, siete la vergogna di questa città, che è libera, aperta ed europea, come la nostra festa di ieri ha dimostrato.

Finché persone come voi avranno la forza di diffondere questo odio, troveranno sempre noi a lottare per i diritti di tutti. W il Pride».

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