Uomini volete consumazioni gratis? Vestitevi da gay. Questa l’ultima trovata del ristorante – lounge bar procidano Il Ciracciolo, i cui gestori hanno organizzato dalle 21.00 in poi la serata Miss Gay con l’organizzazione di Butterfly Effect.

Ma che significa abbigliarsi da gay? Raggiunto telefonicamente, uno dei pr di Miss Gay ha spiegato le modalità vestiarie della kermesse: «Il biglietto d'ingresso pari a 15 euro è inclusivo d'una consumazione. Ma chi verrà vestito da gay, cioè da donna, parteciperà all'estrazione finale di premi e avrà altre cue consumazioni in omaggio».

Immediata la reazione di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che in un duro comunicato ha denunciato fermamente il contenuto omofobico dell'iniziativa sull'isola di Procida (Na): «La serata ha il sapore di un orribile balzo culturale indietro di almeno 30 anni in un'Italietta provinciale e volgare, dove ancora oggi l’omosessualità maschile è vista come una diminutio della virilità, come uno sfortunato status sul quale nella migliore, o forse peggiore, delle ipotesi, ironizzare. Ed è proprio qui che invece nasce la più odiosa discriminazione, il seme da cui nasce il bullismo e la violenza di cui sono vittime quotidiane le persone omosessuali».

Sannino ha altresì rilevato come «l’autoironia e la destrutturazione culturale del dualismo maschio/ femmina siano alla base della grande rivoluzione culturale portata avanti dal nostro movimento di liberazione sessuale. Ma qui non riscontriamo né ironia né alcun valore politico attribuibile alla femminilità. La serata Miss Gay del Ciracciolo è solo un insopportabile e volgare affronto alla vita e alla dignità delle persone Lgbti».

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«Piazza Bellini, stasera, brillerà di luce per l’amico Vincenzo». Così recitava il comunicato lanciato nel tardo pomeriggio da Arcigay Napoli e da La Mamada per annunciare una fiaccolata in ricordo di Vincenzo Ruggiero nella nota piazza partenopea. Così è stato.

Alle 22.00 del 29 luglio oltre 200 persone si sono ritrovate nel luogo prefissato per stringersi intorno alla madre e alla sorella del 25enne, ucciso ad Aversa da Ciro Guarente. Portavano con sé il solo bagaglio d’una candela e dell’affetto per un giovane bello, dolce, sempre impegnato in difesa dei diritti Lgbti. Per un giovane, la cui scomparsa nel nulla, il 7 luglio, non aveva dato pace alla collettività Lgbti napoletana. Tale premura si era concretata in reiterati appelli alla ricerca che, sollevati per prima da Arcigay Napoli e rilanciati dal nostro giornale, hanno dato una spinta notevole alle indagini. Indagini che hanno portato al provvedimento di fermo di Ciro Guarente – che ha poi confessato d’aver ucciso Vincenzo e d’averne gettato il corpo in mare a Licola - per omicidio e occultamento di cadavere.

Ad aprire gli interventi in ricordo di Vincenzo Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha ribadito la «difficoltà del momento ma la necessità d’abbandonare ogni forma di retorica. Vogliamo essere vicino alla famiglia, vicino agli amici». Componente del direttivo di Arcigay Napoli, Daniela Falanga ha rilevato l’importanza del sentirsi famiglia in momenti così difficili e ha aggiunto: «Vincenzo era un ragazzo di pace. Vincenzo era un ragazzo di bontà. I tanti cartelli che leggo qui lo testimoniano».

Particolarmemte commossa Loredana Rossi, vicepresidente di Atn (Associazione transessuale Napoli), che ha dato di Vincenzo un ricordo personale, interrotto poi dall’emozione. Emozionatissimo anche Giovanni Angelo Caccavale, coordinatore del gruppo La Mamada (delle cui serate Vincenzo era presenza fissa), che, tracciando un toccante ricordo dell’amico Mamador, ha sottolineato come questa vicenda sia denotativa d’una preoccupante perdita d’umanità. Ovviamente, la prevista serata discoteca de La Mamada è stata annullata.

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Thomas Daley è uno dei tuffatori più forti di tutti i tempi.  Bello, atletico e amato dal pubblico e dai media, Daley è certamente un modello di “persona vincente”. Già campione del mondo nella piattaforma da 10 metri ai Mondiali di Roma con un punteggio di 539,85 punti, con cui aveva scavalcato il cinese Qiu Bo e l'australiano Mitcham durante l'ultimo tuffo, anche ai mondiali di Budapest, il 22 luglio scorso, Daley ha riconfermato il proprio primato. Anche stavolta battendo un concorrente cinese, Chen Aisen, con il tuffo finale, un vero capolavoro di perfezione atletica.

Eppure, la vita di Thomas Daley non è stata sempre facile. Bullizzato da ragazzino a scuola, mentre si preparava per le gare che lo avrebbero reso il campione che è, ha dovuto affrontare il dissesto economico della sua famiglia, avvenuto in seguito alla malattia e alla successiva morte del padre.

Ma Thomas non solo non si è mai arreso ma, anzi, ha continuato a sfidare la vita con grinta e coraggio. Nel 2013 ha poi deciso di fare coming out, con grande naturalezza, sul proprio canale YouTube, per raccontare al mondo la felicità che stava vivendo grazie all’incontro con Dustin Lance Black che è diventato suo marito lo scorso 6 maggio. Dunque, un paio di mesi prima di tornare a vincere l’oro mondiale.

La storia di Thomas Daley insegna, insomma, che si può infrangere l’atavico tabù dell’omosessualità anche nello sport. Al riguardo Antonello Sannino, delegato nazionale di Arcigay per lo Sport e presidente di Arcigay Napoli, ha rilevato come «Daley abbia avuto un grande coraggio a fare coming out in piena carriera e con il suo comportamento abbia lanciato un messaggio importantissimo a tutti gli sportivi e le sportive: che si può vivere cioè pubblicamente e serenamente la propria omosessualità, continuando a vincere».

A proposito della libertà di fare coming out, Alessandro Cecchi Paone, autore tra l’altro de Il campione innamorato (libro che affronta proprio le relazioni tra sport e omofobia), ha commentato in questo modo la vittoria del campione britannico per Gaynews: «Tom Daley ha vinto il campionato del mondo della "normalità". Dimostrando che si può essere gay, divertirsi, sposarsi, essere punto di riferimento per i giovani di ogni orientamento, conquistare il podio più alto. Perché qualche nostro campione non prova a fare lo stesso? È meno difficile di quel che sembra. Se qualcuno dovesse chiedere: Perché lo hai fatto? Basterà rispondere : perché sono come Tom».

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La Villa Comunale di Caivano (Na) ha ospitato, ieri pomeriggio, il dibattito pubblico Meglio froci che fascisti, organizzato da Arcigay Napoli, l’associazione Ad Alta Voce e l’associazione Giovani Liberi per Caivano.

Il dibattito pubblico, al quale non si sono presentati né il primo cittadino Simone Monopoli né i consiglieri comunali della sua maggioranza, è nato dalle numerose segnalazioni giunte al Comitato Provinciale Arcigay di Napoli da parte di cittadini che lamentavano la condotta offensiva del sindaco e della moglie che, sui social-network, sono soliti insultare gli avversari politici ricorrendo a un repertorio terminologico sesssita e omotransfobico. L'incontro ha visto la partecipazione di un numero cospicuo di cittadini interessati e indignati che hanno voluto far sentire la propria riprovazione per condotta del sindaco.

Intervento senza dubbio efficace è stato quello della deputata di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista Michela Rostan«Certi temi, come l’omofobia e la transfobia, non vanno assolutamente minimizzati – ha dichiarato con fermezza la parlamentare -. Le persone che non vogliono confrontarsi su questi temi alimentano le discriminazioni perché su questi temi non può esserci alcuna neutralità. Chi dice che l’omofobia non esiste dice una sciocchezza. L’omofobia esiste. Proviamo a rompere il muro del silenzio e confrontiamoci con l’omofobia. Il recente rapporto Arcigay sui dati relativi alle discriminazioni omofobiche è allarmante, nonostante i passi fatti in avanti negli ultimi tempi. Ecco perché sarebbe importante l’introduzione del reato di omofobia»

Antonello Sannino, presidente del comitato provinciale Arcigay di Napoli, ha chiesto a tutti i cittadini intervenuti all’evento di ricordare con un minuto di silenzio i 25 anni dalla strage di via D'Amelio, rievocando l'operato di Falcone e Borsellino nella villa Comunale di Caivano che è, appunto, dedicata alla loro memoria, cioè alla memoria di due uomini che hanno pagato con la vita il proprio attaccamento al diritto e alla Carta Costituzionale.

«L’antifascismo è l’elemento fondamentale della Carta Costituzionale – ha sottolineato Sannino ricordando la sua militanza anche nell’Anpi - e l’antifascismo va praticato nella vita di ogni giorno. Tutti i giorni noi combattiamo delle guerre (contro i roghi, contro il razzismo, contro l’omofobia e così via). Quindi siamo sempre partigiani. Questo paese nella sua provincia non ha mai superato sessuofobia e misoginia. Dispiace davvero l'assenza del sindaco e dei rappresentanti della maggioranza: la loro presenza sarebbe stata importante e avrebbe offerto loro la possibilità di spiegare la loro posizione. Avrebbe consentito loro anche di riconoscere l’errore e sarebbe stato un gesto importante. Chi fa politica deve dialogare con i propri cittadini. Chi fa politica deve farla con l’idea di voler cambiare qualcosa non con quella di continuare a tenere in vita categorie come il sessismo e la misoginia, categorie che hanno contraddistinto il peggior linguaggio della vecchia politica».

Importante, tra i vari interventi, quello di Ciro Pisano di Ad Alta Voce, tra gli organizzatori del dibattito pubblico che ha ringraziato chi ha partecipato all’evento contro un sindaco che usa un linguaggio omofobo e sessista. «Il sindaco Monopoli e la consorte fanno sistematico ricorso ad espressioni omofobiche – ha detto Ciro Pisano –. Offendono così chi ha idee diverse dalle loro. Caivano democratica non permetterà più che ci sia un sindaco omofobo, fascista e razzista».


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Ancora allarme sicurezza per le persone Lgbi in Campania. Continua infatti a restare avvolta nel mistero la sparizione del  25enne Vincenzo Ruggiero, di cui non si hanno più notizie da venerdì 7 luglio. Scomparsa, questa, che si aggiunge a quella di Luigi Celentano, le cui ultime tracce sono da datare al 2 febbraio, e alle morti tanto atroci quanto inspighabili di Simo e Alex Pavlenko. Come se non bastasse ieri sera, nella zona tra piazza Garibaldi e Porta Nolana, al centro di Napoli, si è verificato un altro episodio di violenza che avrebbe potuto avere esito assai peggiore.

All’uscita dal lavoro il 25enne Simone Manfrellotti, nativo di Casalnuovo e militante di Arcigay Napoli, è stato braccato da due uomini vestiti di nero che, dopo averlo stretto ai polsi, hanno tentato di trascinarlo via. La circostanza - sulla base del racconto del giovane ancora in stato di shock - appare davvero sinistra, essendo evidente che l’aggressione subita non fosse a scopo di rapina o furto ma finalizzata al “rapimento”.

«Avevo terminato di lavorare – dichiara Simone secondo quanto riportato nel comunicato diffuso da Arcigay Napoli – e stavo percorrendo una via abbastanza isolata per raggiungere Porta Nolana, quando ho avuto la netta percezione di essere seguito da qualcuno. Allora mi sono spaventato e ho affrettato il passo ma ho sentito due uomini parlare alle mie spalle e uno diceva all’altro in dialetto: Chist ne è nat (questo ne è un altro) . In men che non si dica, uno dei due me lo sono ritrovato di faccia, con il cappellino nero che gli copriva il viso, e mi ha iniziato a strattonare stringendomi i polsi con forza per tirarmi verso di loro. Non hanno provato a rapinarmi, volevano portarmi via. Non so dove, ma in quella via ci sono tante stradine strette e isolate in cui è facile far sparire persone. Io mi sono divincolato e, nonostante abbia preso un pugno, sono riuscito a fuggire. Poi una signora mi ha aiutato a calmarmi e a chiamare la polizia.»

Nella giornata di oggi Simone si è recato, insieme al presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino e all’avvocato Salvatore Simioli, presso gli uffici della Digos per sporgere denuncia e rimarcare lo stato di evidente quanto verificabile pericolo in cui sta vivendo la comunità Lgbti napoletana

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È difficile credere che si tratti d’una stessa mano e d’una stessa “mente”. Ma la sequenza di morti e sparizioni sospette di persone Lgbti, verificatesi nel giro di pochi mesi nel Napoletano, sconcerta e impone, al contempo, un’attenzione particolare da parte di media, istituzioni e magistratura. A lanciare l’allarme sono il Comitato Provinciale Arcigay di Napoli e il Coordinamento Regionale Arcigay Campania che, anche grazie al sostegno di alcune testate giornalistiche come Gaynews e della redazione di Chi L’ha visto?, segnalano la presenza di un’evidente emergenza sociale dietro a ben quattro casi.

Di essi due sono costituiti dalle morti atroci di Simo e Oleksandr Pavlenko detto Alex. Simo, giovane militante trans FtM, è stato rinvenuto esanime il 10 giugno, legato e avvolto in una coperta, tra i cassonetti del popolare quartiere napoletano di Forcella. Misteriosamente scomparso il 30 maggio dopo la fine della storia d’amore col compagno Massimiliano, il 23enne ucraino Alex è stato ritrovato cadavere il 16 giugno nel bosco di Capodimonte.

Gli altri due casi riguardano invece le sparizioni sospette di Luigi Celentano e Vincenzo Ruggiero, entrambi allontanatisi improvvisamente da casa senza lasciare messaggi o indizi di alcun genere. Del 18enne Luigi Celentano  (alto 175cm, occhi castani, capelli biondi) non si hanno più notizie dal 2 febbraio scorso, quando è scomparso a Vico Equense. Il 25enne Vincenzo Ruggiero (alto 187 cm, capelli e occhi scuri) è scomparso invece ad Aversa il 7 luglio.

Si tratta di circostanze tutte molto differenti tra loro ma immerse nel medesimo clima di mistero e silenzio. Pur volendo tralasciare la paura che esista un collegamento criminale tra le diverse vicende, s’avverte però una situazione complessivamente inquietante. Un quadro sociale di riferimento, il cui livello di sofferenza e disagio non può essere ignorato: ecco perché l’sos lanciato dai militant Lgbti campani va sostenuto e rilanciato.

«Denunciamo con forza l’esistenza di una  grave urgenza sociale che coinvolge persone Lgbti ancora costrette a confrontarsi con stigma e odio diffuso – afferma Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli – e chiediamo alla magistratura, alla politica territoriale e nazionale e alle forze dell’Ordine di non abbassare la guardia. Rinnovando la nostra piena disponibilità a collaborare su circostanze specifiche e dinamiche più ampie, insistiamo affinché si indaghi attentamente sulle vicende di Simo, Alex Pavlenko, Luigi Celentano e Vincenzo Ruggiero al fine di comprendere e circoscrivere responsabilità, dinamiche e implicazioni che, qualora restassero nell’ombra, potrebbero mettere seriamente a repentaglio la vita stessa di altre persone Lgbti».

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Dopo le minacce pre-Pride gli esponenti neofascisti della sezione napoletana di Forza Nuova tornano alla carica con la loro solita verve omofobica e stavolta bullizzano su Facebook Antonello SanninoIeri, infatti, in un post di Salvatore Pacella, il presidente del Comitato Arcigay di Napoli è stato chiamato in causa, in quanto omosessuale, come "esperto" del gelato Fiordifragola.

Pacella e i suoi fascistissimi followers hanno ripreso, in realtà, un post di Roberto Saviano che, per segnalare quanto l'omofobia nasca da stupidi stereotipi che si radicano nell'immaginario collettivo sin dall'infanzia, aveva ricordato sui social che il Fiordifragola era considerato il gelato che mangiavano "femmine" e "ricchioni". Immediata la risposta del Comitato Arcigay di Napoli, che ha lanciato la campagna social #FiorDiFavola con tanto di “cornice” Facebook approntata per l’occasione dal graphic designer Luciano Correale.

E, mentre su Facebook aumentano a vista d’occhio le immagini dei profili con la nuova cornice temporanea, lo stesso Roberto Saviano ha rilanciato sulla sua pagina la campagna #FiorDiFavola con la foto di due attivisti che si baciano (Claudio Finelli e Alessandro Grieco), rimarcando ancora una volta come è dai giochi e dagli scherzi, apparentemente innocui, dell'infanzia, che tutte e tutti interiorizziamo lo stigma omotransfobico, la vergogna di essere o essere percepiti come gay, lesbiche o trans. E questa circostanza ne è la prova.

Insomma, quest'estate la lotta agli stereotipi e ai pregiudizi dovrà passare necessariamente attraverso la scelta dei nostri gelati: tutte e tutti "armati" di Fiordifragola diremo il nostro no “panna e fragola” a Forza Nuova e all'autorità maschilista del Lemonissimo.

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Continua la stagione dell'Onda Pride, che vedrà nella giornata del 24 giugno ben cinque città scendere in piazza per la marcia dell'orgoglio Lgbti. Tra queste Napoli, la cui Pride Parade sarà all'insegna dello slogan Liberamente Corpo. Non sono purtroppo mancati nei giorni antecedenti la parata avvenimenti dolorosi, come il ritrovamento del corpo di Simo, ragazzo FtM, tra i cassonetti di Forcella, e atti reazionari come lo striscione di Forza Nuova contro Arcigay Napoli e il sindaco Luigi De Magistris in una col comunicato intimidatorio del raggruppamento neofascista dal titolo Ci vogliono gay e drogati, ci troveranno rivoluzionari!, dove si annuncia: «Ci faremo sentire al Mediterranean Pride of Naples».

Per saperne di più, Gaynews ha intervistato Antonello Sannino, presidente del locale comitato Arcigay Antinoo.

Antonello, dopo Bagnoli il Pride torna quest'anno nell'area portuale di Napoli. C'è una connessione tra le due location?

Sì. Dopo il Pride di Bagnoli, che per l’intesa tra associazioni Lgbti, comitati civici ed ex operai della locale area industriale ha ricordato, per molti versi, quello dell’omonimo film, incentrato sull’alleanza tra minatori e comunità omosessuale londinese, la marcia dell’orgoglio torno al centro in un luogo simbolo di Napoli: il Porto. Quel porto, da cui nel secolo scorso sono partite tante e tanti meridionali in cerca di fortuna all’estero e in cui, una settimana fa, sono sbarcati 1500 migranti richiedenti asilo. Persone che sono state accolte benissimo dalla città con tanto di striscione con la scritta Welcome Refugees. Napoli is Your Home.  Da Piazza Municipio il corteo si snoderà per Via Toledo, Piazza del Plebiscito fino a quel Lungomare che, liberato dal traffico e dallo smog, è stato restituito ai napoletani.

Si sono registrate alcune reazioni al Pride in questi ultimi giorni. Come le spieghi?

Bisogna fare sempre molta attenzione a tutti i meccanismi reazionari: sia esterni a partire da quelli di Forza Nuova che inquietano e spaventano, sia interni a partire da alcune posizioni d’una parte di Arcilesbica sulla gestazione per altri e su ripetuti atteggiamenti venatamente transfobici nei riguardi di ragazzi FtM, che se ne stanno reiteratamente lamentando. Bisogna dunque fare attenzione a tutte queste posizione di retroguardia culturale sia interne sia esterne.

Forza Nuova Napoli è ricorsa a uno striscione intimidatorio contro Arcigay e De Magistris, che tiene dietro a quello esposto alcuni mesi fa davanti al locale Macho Lato nel quartiere San Carlo all'Arena - Stella. Preoccupato?

Nient'affatto. Lo striscione di Forza Nuova non apporta nulla nulla di nuovo. Si tratta di persone che mancano di capacità nel raccogliere consensi e di fare azioni costruttive sul territorio. Per cui appena arriva il Pride ne approfittano per avere un po’ di visibilità. È chiaro che resta un fatto grave perché la guardia non va mai abbassata nei riguardi di queste forme di neofascismo. È singolare che loro abbiano paura dei “superpoteri” delle persone Lgbti, che hanno la possibilità di trasformarli tutti in omosessuali. Mi verrebbe da pensare che tutto ciò celi in loro una sorta di omofobia interiorizzata. Probabilmente qualche forzanovista non riesce a vivere in maniera serena la propria omosessualità. E, quindi, attaccano soprattutto Arcigay e il nostro favoloso sindaco De Magistris sempre in prima linea al Pride. Anzi, quest’anno, avremo per la prima volta anche il gonfalone cittadino. Non posso infine dimenticare che prenderà parte al Pride anche la senatrice Monica Cirinnà che, per solidarietà e affetto al sindaco e alla colletività Lgbti napoletana, ha comunicato sui social la propria partecipazione.

Quale sarà dunque il messaggio che arriverà dal Pride di Napoli?

Come si sa, il nostro è un Pride che ha al centro il corpo e il principio dell’autodeterminazione in opposizione a posizioni involuzionistiche tanto ad intra quanto ad extra del movimento Lgbti. È un Pride dedicato al Mediterraneo. Non per niente il simbolo di questo Pride è la statua del Nilo che fu donata dagli egiziani d’Alessandria ai napoletani per riconoscere l’enorme accoglienza ricevuta nella città partenopea. Statua che non per niente è chiamata “Il corpo di Napoli”. Non sono mancate nell’organizzazione tensioni. Tensioni che, però, ritengo necessarie allo sviluppo del dibattito di temi importanti, di cui la politica non può non farsi carico. Napoli non ha paura. Napoli affronta anche temi caldi. E questo Pride dimostrerà ancora una volta che Napoli è una città profondamente antifascista, vantando lo storico primato d’essere la prima città a essersi liberata dall’occupazione nazifascista con le Quattro Giornate. Giornate gloriose, di cui furono protagoniste anche i femminielli con le loro celebri barricate.

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La redazione di Gaynews pubblica questa riflessione di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, a margine della polemica scatenatasi dopo gli appelli alla sobrietà nel corso del Basilicata Pride.

Per ragioni di tempo non sono riuscito a dire nulla, fino a questo momento, su quanto accaduto a Potenza sabato 3 giugno. Cercherò, anche se devo partire da lontano, di essere quanto più sintetico possibile.  

Conosco e conosciamo bene tutto ciò che ha portato prima alla formazione del comitato che porta il nome di Marco Bisceglia a Potenza e, poi, al Pride di sabato scorso. Ho nel mio cuore e nella mia mentre la telefonata dell' amico Daniel, che nel 2013 mi contattò per chiederci aiuto: il suo compagno si era da poco suicidato. Dopo pochi giorni io e Ottavia Voza decidemmo di andare da Daniel, in provincia di Potenza, per ascoltare la sua storia drammatica, per scoprire il luogo dove il suo compagno si era tolto la vita e dove un 30enne omosessuale potentino aveva compiuto lo stesso gesto pochi mesi prima.

Daniel, con un'infinità umanità, ci raccontò il suo piccolo inferno, le "torture" messe in essere dalla famiglia del compagno: volevano privarlo della la corrente elettrica, del riscaldamento, della casa ... della sua dignità. Ma Daniel, non volendo assolutamente perdere la sua dignità, ci chiese aiuto. Non per se stesso ma perché si potesse costruire a Potenza e in Basilicata un presidio di libertà, un punto di riferimento per le persone gay, lesbiche e bisessuali e trans, perché Arcigay potesse vivere anche in Lucania. Dopo pochi mesi nacque il Comitato di Potenza dedicato a Marco Bisceglia, il prete potentino grazie al quale, insieme a un gruppo di altri coraggiosi attivisti e coraggiose attiviste, nacque Arcigay nei primi anni '80. 


Qui arrivò un vulcano come Nadia Girardi, che avevo conosciuto al Pride di Salerno nel 2012. Qui arrivarono Morena, Marco, Antonella e, poi, Vincenzo e tanti altri e tante altre.  Nadia è una persona che ci ha messo l'anima, il corpo, il coraggio, l'amore, la passione come pochi altri hanno saputo fare. La storia di Nadia, prima ancora di quella del Comitato di Potenza, è la storia di una donna transgender, che tra le montagne dell'Appennino lucano s'è impegnata con tutta sé stessa per difendere la dignità delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Nadia ha costruito, insieme al suo comitato, un sogno. Un sogno che era utopia, che era fantascienza. Ha portato il Pride, l'orgoglio della comunità Lgbti, i colori del nostro movimento di liberazione a sfilare tra le strade e tra il grigio cemento di Potenza.

Decine di ragazzi mi hanno fermato durante il corteo della Potenza dell'Amore, riconoscendomi come il presidente di Arcigay di Napoli perché mi avevano visto in tv nei Pride e nelle iniziative partenopee. Già, perchè Napoli per loro è New York o Londra. Le loro erano parole cariche di emozione e di orgoglio. "Vengo da un paesino vicino Potenza. Nessuno sa di me. Ti ho visto in tv al Pride di Napoli. Finalmente anche qui: sono felice, emozionato". Nel dirlo, Luca tremava. Tremava dalla paura, mista a un incontenibile voglia di essere tra la sua gente, dalla parte giusta. Tremava dalla paura di essere finalmente e orgogliosamente se stesso nella sua terra. Ecco, il Pride è tutto questo.

Ho anche assistito a quanto successo durante la parata. Laura Santonicola e i ragazzi di Arcigay Caserta hanno non ragione ma di più. Hanno difeso il significato di Stonewall. Hanno difeso la nostra storia di movimento di liberazione. Hanno difeso il Pride. Hanno difeso la nostra dignità: la dignità di Laura, di Daniela, di Ottavia, la mia, di Luca e di Nadia. Hanno difeso la storia di Daniel e hanno difeso la storia di Nadia. Le scuse di Nadia a mio avviso mettono una pietra su tutta questa vicenda al di là di tutte le speculazioni. Io sono orgoglioso di attiviste come Nadia, Laura, Daniela e Ottavia. Sono orgoglioso di tutte le persone transessuali che ogni giorno ci difendono dal grigiore e rendono le nostre vite sempre più rainbow. 

Persone come Laura e Nadia, con la loro passione, hanno saputo cambiare il mondo e senza di loro, anche con gli sbagli che ognuno di noi commette, saremmo tutti più tristi. Ringrazio tutti coloro e tutte coloro che hanno costruito un Pride meraviglioso in una terra difficile. Ringrazio infine Giuseppina la Delfa, l'amica Giuseppina, che con la sua faccia tosta - la faccia tosta di chi non ha mai avuto paura di urlare al mondo il proprio pensiero, la faccia tosta di chi ha saputo cambiare le nostre vite - ha saputo mandare al diavolo chi davvero vorrebbe un mondo più grigio e meno eguale. Grazie, Potenza!

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