Le associazioni Lgbti emiliano-romagnole non si rassegnano a quella che appare sempre più come un’operazione d’affossamento del pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere.

Tornando all'attacco, in una lunga lettera aperta, scritta da Vincenzo Branà (presidente del Cassero Lgbti Center) e cofirmata da Chiara Calestani (Associazione Lgbti Aldo Braibanti di Parma), Eva Croce (Arcigay Ferrara), Ciro Di Maio (Arcigay Ravenna), Francesco Donini (Arcigay Modena), Alberto Nicolini (Arcigay Reggio Emilia) e Marco Tonti (Arcigay Rimini), si ricorda il «retroscena» in base al quale il Pd avrebbe rassicurato nei mesi scorsi le Acli sul fatto che la legge non si sarebbe fatta o sarebbe passata con l'oramai famigerato emendamento anti-gpa a firma Paruolo-Boschini. Ebbene quello scenario, osservano i firmatari, «si sta avverando, in maniera pedissequa». 

I presidenti citano a questo proposito anche le dichiarazioni di Francesca Puglisi, candidata del Pd alle imminenti europee, così coe riportate in un post di Chiara Pazzaglia, portavoce delle Acli di Bologna, dove l'ex deputata è stata appunto ospite nei giorni addietro: «Piuttosto che una cattiva legge regionale meglio nessuna legge regionale. E questo a fronte dei contrasti e delle divisioni interne che ci sono state».

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Proprio ciò, affermano i firmatari, che il capogruppo Pd in Regione Stefano Caliandro e il segretario regionale del partito Paolo Calvano avrebbero assicurato alle Acli in un «incontro privato». Siccome, «ovviamente, i retroscena, quando non possono contare su prove concrete - scrivono- vanno tutti verificati. Perciò chiediamo, semplicemente: tutto questo è vero? Se non lo fosse in Pd avrebbe una strada facile per smentire questa storia: approvare subito una buona legge, senza quell'emendamento e in barba alle malelingue».

Attacco frontale poi contro i consiglieri dem, che hanno firmato l'emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) anti-gpa.

«È legittimo - si legge - che Paruolo e gli altri nove consiglieri abbiano una posizione proibizionista sulla gpa e sulla prostituzione. Ma in democrazia le idee diverse di confrontano e si misurano con la scala del consenso. Quando invece si tenta di vietare a priori l'espressione di posizioni diverse, esiste una sola parola: fascismo. È questo che vogliono fare nove consiglieri del Pd?».

Con quell'emendamento, sostengono infatti i firmatari del testo, «si vuole tenere in ostaggio l'intera maggioranza. O così o niente. Una prova di forza tra correnti di partito, un ricatto, un modo attraverso il quale una minoranza impone la sua dittatura. E infatti gli otto firmatari (in gran parte muti) tacciono proprio tutti e tutte su un punto: ma senza quell'emendamento la legge loro la voterebbero? Su questo sarebbe onesto che i rappresentanti dei cittadini della nostra regione dicessero una parola chiara: sì o no».

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Alle 16:30 di oggi Franco Grillini, ex parlamentare e direttore di Gaynews.it, riceverà a Torino il Premio Milk, che il Lovers Film Festival assegna a personalità distintesi nella lotta per i diritti. 

La cerimonia di consegna avverrà nella Sala Rondolino presso il Cinema Massimo e sarà seguito dalla proiezione in anteprima speciale di State of Pride (Usa 2019, 70') di Robert Epstein e Jeffrey Friedman.

Un riconoscimento che il direttore del nostro quotidiano, da lui avviato nel 1998, ha dichiarato, in un videomessaggio, di voler dedicare all’intera collettività Lgbti, rivolgendo altresì un grato pensiero a Giovanni Minerba, presidente e cofondatore con Ottavio Mai della storica rassegna cinematografica.

Ne approfittiamo per ripercorrere le principali tappe della lunga esperienza politica e attivistica di Franco Grillini.

Nato a Pianoro (Bo) il 14 marzo del 1955, è impegnato politicamente già all’età di 16 anni. Protagonista del movimento studentesco bolognese negli anni ’70 del secolo scorso, arriva infatti a ricoprire e l’incarico di responsabile nazionale studenti medi del PdUP, partito di cui è stato anche segretario organizzativo per la federazione di Bologna fino al 1984. 

Laureato in pedagogia nel 1979, consegue successivamente i titoli di psicologo e giornalista pubblicista. Nel 1990 è eletto in Consiglio Provinciale a Bologna, per esservi poi riconfermato nel ’95 e nel ’99. 

Iniziata la sua militanza per i diritti civili nel 1982 con l’inaugurazione della sede dell’allora Circolo di cultura omosessuale 28 giugno presso il Cassero di Porta Saragozza, nel 1985 fonda, insieme ad altri, Arcigay Nazionale (di cui è l’ideatore), diventandone prima segretario e poi presidente, nel dicembre '87, al congresso di Rimini.

Nel 1987 idea e fonda con altri la Lila, Lega Italiana per la lotta contro l’Aids, divenendo, inoltre, componente della Consulta nazionale per la lotta contro l’Aids del ministero della Sanità per oltre dieci anni.

Nella sua qualità di pubblicistà dà vita nel 1989 alla rivista CON/TATTO, di cui è direttore responsabile, collaborando inoltre con numerosi giornali e periodici. Il 29 maggio ’98 apre su internet il quotidiano on line N.O.I. Notizie Omosessuali Italiane, che nel 2004 N.O.I si trasforma in Gaynews.itNel marzo ’98 fonda l’associazione omosessuale d’informazione Italia Gay Network, in sigla Gaynet (di cui è tuttora presidente nazionale), che gestirà la rivista N.O.I prima e Gaynews.it poi e, a partire dal 2013, organizzerà i corsi di formazione per giornalisti in collaborazione con l’Ordine nazionale dei Giornalisti.

Volto noto in tv, dove a partire dal 1985 partecipa a dibattiti di argomento vario, viene nominato presidente onorario d'Arcigay al congresso nazionale di Roma (5-6-7 giugno ’98). Eletto alla Camera dei deputati il 13 maggio 2001 nelle liste dei Ds, vi viene rieletto nel 2006 in quelle dell’Ulivo.

In qualità di parlamentare presenta numerose interpellanze e interrogazioni relative ai diritti civili e al tema del diritto alla salute e alla prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.

È protagonista in primo piano della battaglia sulla legge Giovanardi contro le discoteche, legge che poi viene bocciata dopo un'accesa discussione in aula alla Camera, così come verrà ritirata grazie alla ferma opposizione di Grillini ed altri la legge sulla prostituzione della ministra Prestigiacomo, che voleva vietare la prostituzione di strada e colpevolizzare i clienti .

Dal 1° luglio 2004 riesce a iscrivere all’ordine del giorno della Camera in Commissione Giustizia la proposta di legge sul Pacs (Patto Civile di Solidarietà), di cui inizierà la discussione in sede parlamentare. Nel secondo mandato parlamentare Grillini riesce a far approvare alla Commissione Giustizia della Camera, prima dello scioglimento della legislatura, la legge contro l’omofobia.

Su sua iniziativa la presidenza del Consiglio dei ministri attribuisce il vitalizio per meriti culturali ad Aldo Braibanti, notissimo per aver ingiustamente subito un processo per "plagio" negli anni '60. Contribuisce in modo rilevante all’iter della legge sulla “protezione internazionale” delle persone perseguitate nel loro Paese, che viene approvata in via definitiva nel 2007. È infine l’autore dell’emendamento alla finanziaria 2007, che intendeva estendere ai conviventi lo sconto in materia successoria previsto per i coniugati (da questa discussione il Governo partirà per l’elaborazione della legge sui Dico) poi ritirato su ricatto della senatrice Binetti.

Nei sette anni di mandato parlamentare Grillini, per la sua passione per l'innovazione tecnologica, è stato presidente dell'Associazione amici delle nuove tecnologie (di cui era presidente onorario Francesco Cossiga) L'allora ministro per le telecomunicazioni Gentiloni riconobbe i meriti dell'associazione nella liberazione delle frequenze per il Wi-Max. 

Nel 2010 viene eletto, con 2593 voti di preferenza, consigliere regionale nelle liste emiliano-romagnole dell’Idv. È poi stato eletto alla  presidenza della Commissione Politiche Economiche della Regione Emilia Romagna. 

Negli ultimi anni Franco è colpito da un tumore cronico: inizia allora la sua battaglia per una radicale riforma del welfare a favore dell’assistenza alle persone con mobilità ridotta o non autosufficienti.

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Si è tenuta ieri pomeriggio a Roma presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea la conferenza stampa di presentazione del progetto Accept sulle strategie di contrasto all’odio on line. Realizzato da Arcigay in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, il progetto è stato coordinato da Shamar Droghetti e Fabrizio Sorbara. 

L’intervento prolusorio alla conferenza stampa, che ha visto, fra gli altri, la partecipazione del segretario generale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, è stato tenuto dall’ex presidente della Camera e attuale deputata di LeU Laura Boldrini, che ha sperimentato personalmente il dramma dell’essere vittima di fake news e discorsi d’odio sui social network.

Di questo come anche del revenge porn, circa il quale la deputata aveva presentato un emendamento al cosiddetto ddl Codice Rosso che avrebbe introdotto il reato di pornografia non consensuale, si è parlato nel corso della videointervista a Gaynews.

Boldrini è anche intervenuta sul ddl contro l’omofobia e la transfobia, presentato la scorsa settimana da 36 senatori del M5s.

Al riguardo ha dichiarato: «Le opposizioni sono sempre pronte a collaborare su questi temiPerò mi lasci dire che qualche dubbio ce l’ho. Il Movimento 5 Stelle ha anche firmato il ddl Pillon, che è un disegno di legge oscurantista, che distrugge anni di battaglie civili e che rimette in discussione uno dei più evoluti diritti di famiglia, che è il nostro.

Quindi sinceramente ho qualche riserva. Ma se dovessero mai arrivare a essere seri su questo punto e volere una legge – io l’ho presentata il primo giorno della legislatura – da parte mia ci sarà sempre collaborazione».

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La condanna del senatore leghista Simone Pillon per diffamazione nei riguardi dell’associazione perugina Omphalos Lgbti ha catalizzato nel pomeriggio-serata d’ieri la pubblica attenzione tanto sui media quanto sui social.

È un dato di fatto come il braccio destro di Massimo Gandolfini dall’inseparabile papillon e dal sembiante a metà tra Tomás de Torquemada ed Enzo Miccio sia divenuto una delle figure più controverse dell’attuale legislatura. Con le dichiarazioni ossessive sulle persone Lgbti, le partecipazioni protagonistiche a eventi quali il World Congress of Families di Verona, gli atti parlamentari come il ddl sulla riforma condivisa dell’affido condiviso Pillon si è attirato strali da più parti ma ha contribuito anche a fare di sé un personaggio caricaturale.

E come tale è visto soprattutto da ieri sui social, dove la notizia della condanna continua a essere commentata con lepida ironia. Su Twitter, in particolare, è trending topic l’hastag #CinePillon, che sta accompagnando i tweet contrassegnati da fotomontaggi di locandine cinematografiche e rivisitazioni dei titoli dei film più celebri.

Si va così da Un omofobo piccolo, piccolo a Diffamazione e pregiudizio, da Bigotti verdi fritti Io speriamo che me la pago.

Eccone una carrellata dei più significativi.

 

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«Abbiamo vinto!!! Pillon è stato condannato a risarcire Omphalos LGBTI per la diffamazione subita!».

Con queste parole Lorenzo Ermenegildi Zurlo, segretario del circolo perugino affiliato ad Arcigay, ha dato notizia su Facebook della sentenza del Tribunale del capoluogo.

Il giudice unico di Perugia ha condannato il braccio destro di Gandolfini a 1.500 euro di multa per diffamazione nei confronti del circolo Omphalos. Diffamazione concretatasi in affermazioni insultanti, con le quali Pillon aveva commentato nel 2014 (quando ancora non era parlamentare) un'iniziativa dell'associazione nelle scuole.

Disposto anche il risarcimento, da liquidarsi in sede civile, nei confronti di Omphalos (20.000 euro) e dell'attivista Michele Mommi (10.000 euro) con una provvisione complessiva di 30.000 euro, al pagamento della quale il giudice ha subordinato la sospensione della pena.

Simone Pillon, che ha assistito in aula alla lettura della sentenza, ha dichiarato all'uscita del Tribunale: «Difendere le famiglie dall'indottrinamento costa caro. E' un primo grado non una sentenza definitiva. Ci sarà spazio per l'appello».

Concetto, questo, ripreso e sviluppato in un post su Fb, in cui ha scritto: «Sono stato condannato in primo grado per aver osato difendere la libertà educativa delle famiglie, che a quanto pare non possono più rifiutare l'indottrinamento gender propinato ai loro figli. Ricorreremo in appello, ma è proprio vero che certe condanne sono medaglie di guerra. Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario, diceva Orwell. Beh, io non mollo. E non mollerò mai».

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Per il quinto anno consecutivo la città di Siracusa sarà coinvolta dall’Onda Pride. La data scelta per la marcia dell’orgoglio Lgbti è il 22 giugno: a pochi giorni, dunque, dal 50° anniversario dei moti di Stonewall.

Ancora una volta a coordinare i lavori del Siracusa Pride sarà il locale comitato d’Arcigay, che si avvarrà – come dichiarato in una nota ufficiale – della collaborazione di «associazioni e realtà sindacali come Uil, Giosef Siracusa, Arci, Centro antiviolenza Ipazia, Astrea, Rete degli studenti Medi Siracusa, Amnesty International gruppo Siracusa, Stonewall Siracusa, Unione degli Studenti Siracusa, Associazione culturale A Bedda Sicilia, Rete della conoscenza, R.E.A (rete empowerment attiva) Giovani Democratici, Zuimama, Arciragazzi e Centro Antiviolenza La Nereide».

Contattato da Gaynews, Armando Caravini, presidente d’Arcigay Siracusa, ha dichiarato: «È davvero una grande soddisfazione organizzare per il quinto anno il Siracusa Pride specie quest'anno che ricorrono i 50 anni dei moti di Stonewall.

Il Siracusa Pride fin dal primo anno (2014) è stata una grande sfida, di passione  responsabilità, sacrifici ma con gli anni sono stati ripagati con grande partecipazione con apertura da parte della cittadinanza ai temi dei diritti civili, sociali e umani. Non è un caso la grande partecipazione delle associazioni territoriali che collaboreranno sotto la direzione di Arcigay Siracusa a questa edizione, frutto del duro lavoro portato avanti in questi anni con grande professionalità.

Il pride si terrà il 22 giugno ma organizzeremo tre giorni di eventi culturali, che ci accompagneranno verso la parata finale. La madrina e il programma restano, al momento, ancora top secret».

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Alle 11:30 Yuri Guaiana, Luigi Turri e Gabriele Piazzoni, a nome di All Out, Arci e Arcigay, hanno consegnato presso gli uffici della Provincia di Verona in Palazzo Capuleti le richieste di revoca dei patrocini istituzionali al Congresso mondiale delle Famiglie, che avrà luogo nella città scaligera dal 29 al 31 marzo.

Ben più di 143.000 le firme raccolte a seguito della petizione che, lanciata meno di un mese fa da All Out col sostegno di 29 associazioni nazionali e internazionali, ha contribuito, il 22 marzo, alla cancellazione del logo della presidenza del Consiglio dei ministri (in connessione col ritiro del relativo patrocinio) dal sito del World Congress of Families.

La consegna è avvenuta nel corso di un flash mob, sul cui valore così si è espresso Yuri Guaiana, Senior campaign manager di All Out: «Oltre a essere la sede di una delle istituzioni che hanno concesso il patrocinio al Congresso mondiale delle famiglie, questo luogo è anche altamente simbolico perché rappresenta l'emblema dell'inclusione. Di fianco a Palazzo Capuleti infatti si trovano la tomba di Giulietta e il Museo degli Affreschi, dove si celebrano le unioni civili».

Contemporaneamente alla consegna delle firme, raccolte in apposite scatole, le stesse sono state digitalmente inviate alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al ministero per la Famiglia e le Disabilità, alla Regione Veneto e alla Regione Friuli-Venezia Giulia.

«Queste istituzioni – ha proseguito Yuri Guaiana – devono tener conto delle idee di tutti i cittadini: non possono rendersi parte e strumento di una campagna ideologica che tende a escludere. Con la loro decisione di patrocinare questo evento stanno trasmettendo un'immagine del nostro Paese, che non ci fa certo onore presso la comunità internazionale».

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«Vogliamo un' Italia laica e Verona libera dagli integralisti». Questo l’appello lanciato da associazioni e movimenti che, in vista del Congresso mondiale delle Famiglie, in programma a Verona dal 29 al 31 marzo, hanno accolto la proposta di Ippfen (International Planned Parenthood Federation European Network) e Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) in collaborazione con Rebel Network.

Al grido di Italia laica, Verona libera esse si riuniranno, il 30 marzo, nel capoluogo scaligero per denunciare il World Congress of Families, indicato in una nota congiunta come «iniziativa internazionale omofoba contro la libertà e l'autodeterminazione delle donne e contro l'autodeterminazione delle scelte affettive e familiari».

Prima di partecipare al corteo pomeridiano di protesta, organizzato da Non una di meno, le associazioni si confronteranno in un convegno, dalle 9.00 alle 13.00, presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze (in via del Leoncino 6), dando così «vita – come continua la nota - a uno spazio comune di impegno, unità e mobilitazione per tutta la società civile e i movimenti, che sia una opportunità di proposta costruttiva prima del corteo di protesta del pomeriggio». Al convegno parteciperanno anche figure di rilievo internazionale quale Gillian Kane e Marina Škrabalo.

Dal momento che la tre giorni veronese vedrà la partecipazione dei ministri Salvini, Fontana e Bussetti, del governatore del Veneto Luca Zaia e del sindaco di Verona Federico Sboarina, ne segue, per gli organizzatori «la necessità di creare una nuova alleanza tra associazioni della società civile, con gli uomini e le donne delle tante associazioni e movimenti per affrontare le sfide che abbiamo davanti e per una mobilitazione civica che vada oltre Verona».

La costruzione di una potente rete, «è fondamentale - sottolineano i promotori - per parlare un linguaggio corale, forte e costruttivo. Necessaria, tanto più oggi, di fronte ai violenti e reiterati attacchi alla libertà di donne e uomini, in particolare ai diritti conquistati negli anni passati dall’iniziativa politica del movimento delle donne, che grazie alle battaglie deomocratiche insieme a chi si batteva per la laicità dello Stato, seppe imporre nella società italiana i temi dell'autodeterminazione, dei diritti e della libertà».

Ad aver finora aderito sono Agedo, Alfi, Anpi, Arci, Arcigay, All Out, Associazione Luca Coscioni‎, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford, Chiesa Pastafariana, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Coordinamento Torino Pride, Differenza Donna, Di.Re (Rete centri antiviolenza), Edge, Famiglie Arcobaleno, Gaynet, I sentinelli di Milano, Ippfen, Laiga - Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78, Link Coordinamento universitario, Mit - Movimento Identità Trans, Movimento per i beni comuni, Nelfa Aisbl, Rebel Network, Rete della Conoscenza, Rete Educare alle Differenze, Rete Genitori Rainbow, Snoq Nazionale, Snoq Torino, Ufficio Nuovi Diritti Cgil Nazionale, Unione degli Studenti, Vita di donna.

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Ieri sera due giovani minorenni sarebbero state vittime di un'aggressione omofoba nella centrale piazza San Marco a Latina. A denunciare l’accaduto il locale Comitato territoriale d’Arcigay Seicomesei.

«Un gruppo di ragazzi – hanno dichiarato Marilù Nogarotto e Anna Claudia Petrillo, rispettivamente presidente e vicepresidente d’Arcigay Latina - ha insultato due ragazze minorenni rivolgendo loro epiteti come 'lesbica di merda'. Alle giovani è stata poi spruzzata negli occhi la schiuma bianca che viene utilizzata per i festeggiamenti del carnevale.

Per fortuna le due ragazze non sono state ferite gravemente. Ma noi vogliamo comunque ribadire il nostro sdegno di fronte a questo vile genere di aggressioni: continueremo a essere presenti e dare supporto a tutte le persone sul territorio».

Nogarotto e Petrillo hanno anche rilevato come «sono mesi che riceviamo segnalazioni da parte di ragazze e ragazzi, giovani e giovanissimi. Siamo convinti che il clima d'odio, verbale e non, che si sta delineando, è figlio del triste periodo storico che il nostro Paese sta attraversando».

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Adolescenti in minore età potranno fare il test per Hiv e Ist anche senza il consenso di genitori o tutori ma «in contesti protetti e dedicati». Ad annunciarlo come fattibile una nota del ministero della Salute, la cui titolare, la pentastellata Giulia Grillo, sta lavorando a una norma ad hoc

Dalla nota si apprende come la ministra abbia «da tempo avviato un confronto positivo con le associazioni impegnate nella lotta all'Aids per individuare sempre migliori strategie per informare e sensibilizzare i cittadini sui temi e le priorità per la prevenzione e cura dell'Hiv e delle malattie sessualmente trasmesse. Uno dei punti critici riguarda il libero accesso per i cittadini minorenni ai test diagnostici che sono anonimi e gratuiti per tutti, ma che per i minori richiedono il previo consenso del genitore o del tutore. Questo paletto normativo costituisce di fatto un ostacolo ai test»

Gli studi evidenziano che i contagi da Hiv in età precoce sono sempre più frequenti, ma le diagnosi sono troppo spesso tardive. Motivo per cui la ministra ha scritto all’Autorità Garante per l'Infanzia e l’Adolescenza (Agia), ricevendone «una risposta positiva circa la possibilità di lavorare insieme a una nuova norma che agevoli l'accesso al test Hiv per i minori». 

Circa il parere favorevole dell'Agia Giulia Grillo ha dichiarato: «Per rendere più semplice l’accesso alla diagnosi per i giovanissimi è essenziale intercettare precocemente l’eventuale contagio da Hiv o da altre malattie sessualmente trasmesse. Per questo sono molto soddisfatta della positiva risposta dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza alla mia richiesta di lavorare insieme a una norma per superare questa regola ormai obsoleta. I tempi sono cambiati, eppure tanti giovani provano grande imbarazzo ad aprirsi con i genitori su alcuni aspetti della propria vita personale e non effettuano i test, pur avendo una vita sessuale  attiva.   

Il Ssn è di tutti i cittadini ed è compito del ministro della Salute e delle istituzioni rimuovere gli ostacoli alla prevenzione in ogni ambito della salute.

Negli ultimi anni è stata fatta pochissima informazione sul pericolo Aids e molti ragazzi ignorano o sottovalutano la pericolosità della malattia. Presto i ragazzi potranno effettuare liberamente i test in contesti protetti e dedicati, senza più bisogno del consenso del genitore o tutore. È un punto di partenza che può migliorare concretamente la consapevolezza sui temi della prevenzione»

Valutazione positiva per la presa di posizione del ministero è stata espressa da Giulio Maria Corbelli, vicepresidente di Plus, che a Gaynews ha dichiarato: «Sicuramente è un primo passo che andava fatto. Si tratta di una cosa buona e attesa, frutto, in ogni caso, di un processo iniziato anni fa dalle associazioni, che nel 2009 organizzarono una conferenza a sé stante dedicata alle varie modalità d'accesso al test Hiv.

Va dato atto alla ministra Grillo d’aver raccolto i risultati di questo processo e d’essersi impegnata nell’avvio dell’iter legislativo con la redazione di un disegno di legge sulla materia».

Aspetto, quest’ultimo, toccato anche da Filomena Albano, Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, che ha espresso la piena disponibilità a fornire il proprio contributo nella fase redazionale. 

In ogni caso la stessa Albano ha tenuto a precisare che l’introduzione di una norma specifica sull’accesso dei minori al test senza previo consenso genitoriale (in deroga con legge  al principio dell'acquisizione della capacità di agire al 18° anno di età come contemplato dall’ordinamento italiano) deve avvenire nell’assoluto rispetto di tre condizioni: «La prima è che i test avvengano in un contesto protetto e dedicato nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. La seconda è che in caso di positività ai test i genitori o il tutore siano coinvolti al fine di garantire alla persona di minore età un adeguato supporto affettivo nella gestione della notizia e della terapia. Infine, è necessario promuovere capillarmente una cultura della prevenzione e l'educazione all'affettività e alle emozioni».

Condizioni certamente fondate ma che, secondo lo stesso Corbelli, non fugano alcuni timori. «Ci preoccupa – così il vicepresidente di Plus - che le varie tutele e cautele segnalate dalla Garante si trasformino in impedimenti per l’accesso al test del minore: se questo infatti fosse offerto solo ed esclusivamente in ambiente sanitario, già questo sarebbe un’importante barriera visto che i minori hanno scarsa dimestichezza con quell’ambiente».

Viva soddisfazione è stata epressa da Massimo Farinella, presidente della Sezione M del Comitato tecnico sanitario del Ministero nonché responsabile area Salute per il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, che a Gaynews ha ricostruito i passaggi ultimi che hanno portato alla decisione odierna. 

«Due settimane fa - ha dichiarato - tutte le associazioni della Sezione M hanno incontrato la ministra Grillo. In quell’occasione abbiamo potuto presentare tutte le varie priorità anche rispetto all’applicazione del Piano Nazionale Aids.

Tra i vari punti toccati abbiamo fatto notare come, un anno fa, l’Ufficio Legislativo del Ministero, su sollecitazione delle Sezioni L e M, avesse chiesto il parere sul tema all’Autorità Garante dell’Infanzia. Abbiamo perciò sollecitato la ministra perché ottenesse una tale risposta, ricevendone dalla stessa formale promessa. Non posso che esprimere soddisfazione per l’impegno fattivo della ministra».

Sulla nota del ministero è intervenuto anche Michele Breveglieri, responsabile Salute per Arcigay Nazionale, che ha dichiarato in un comunicato: «Auspichiamo che la definizione di una norma più adeguata ai tempi avvenga ora con un dialogo serrato con le associazioni, anche tramite i percorsi già intrapresi nei tavoli del Comitato tecnico sanitario, al fine di evitare che a un meccanismo oggi di fatto ostativo per i minori se ne sostituisca un altro magari non del tutto ostacolante ma solo diversamente farraginoso e disincentivante».

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